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Full text of "Archivio storico per le Marche e per l'Umbria"

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374. 


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Vedi  avvertcnn^  in  4  pagina 


ARCHIVIO  STORICO 


PER 


LE    MARCHE    E    PER   L'  UMBRIA 


DIRETTO    DA 


M.  FALOCI  PULIGNANI, 
G.  MAZZATINTI,  M.  SANTONI. 


-  • 

t 


Volume  II.  Fateicolo  V. 


FOLIGNO 

PRESSO   LA    DIREZIONE 

iSSs. 


INDICE  DI  QUESTO  FASCÌCOLO 


MEMORIE  E  DOCUMENTI 

GRADASSI  -  LUZI  R.  GU  antichi  capitoU  della  Fiera 

del  Campitello  di  Temi Pag.      5. 

SANTONI  M.  Il  libro  Rosso  del  Comune  di  Camerino  »       3  7. 

RAFFAELLI  F.  Le  CosiituHonis  Marchiae  Anconitanae 
bibliotecnicamente  descritte  in  tutte  le  loro   edi- 
zioni. ( Continuoj^one  e  fine)      .        .        .        .  »       63. 
NOVATI  F.  Un  umanista  Fabrianese  del  secolo  XIV, 

Giovanni  Tinti   .        • »     103. 

RIVISTA  BIBLIOGRAFICA 

DE  SANCTIS  P.  Notizie  storiche  del  Monastero   di 
S.  Salvatore  Maggiore  e  del  Seminario   di   Rieti 

( M.  MaronL) »     158. 

GUERRINl  A.  Storia  della  terra  di  Fratta  oggi  Um- 

bertide  (  G.  Manatinti) »     160. 

Saint  Francois  d*  Assise.  I.  Vie  de  saint  Francois.  -^ 
IL  Saint  Francois  apres  sa  mort.  (  M.  Faloci  Pu- 

ìigTiani) »     i64. 

BULLETTINO  BIBLIOGRAFICO 1»     172. 

SPOGLIO  DELLE  PUBLICAZIONI  PERIODICHE  PEL  SE- 
CONDO SEMESTRE  1 884        ...        .         »     176. 
VARIETÀ  E  NOTIZIE »     190. 


U  ARCHIVIO  STORICO  PER  LE  MARCHE  E 
PER  U  UMBRIA  si  publica  in  fascicoli  trimestrali  di  va- 
ria mole^  da  formare  però  in  fine  di  ogni  anno  un  vo- 
lume non  minore  di  800  pagine. 

Il  prezzo  di  associazione  annua  per  V  Italia  è  di  £  15. 

Per  tuttociò  che  riguarda  la  Direzione  e  1'  Ammini- 
strazione^ rivolgersi   in   Foligno   al   Sig.    D.    M.    Faloci 

PULIGNANI. 


ARCHIVIO  STORICO 


I 


PER 


LE    MARCHE   E   PER   V  UMBRIA 


DIRETTO   DA 


M.  FALOa  PULIGNANI, 
G.  MAZZATINTI,  M.  SANTONI. 


\ 


\ 


VOLUME  SECONDO 


FOLIGNO 
PRESSO  LA   DIREZIONE 

188;. 


GLI  ANTICHI  CAPITOLI 


DELLA 


FIERA   DEL   CAMPITELLO   DI   TERNI 


Le  Confraternite  della  città  di  Terni,  avvegnaché 
meritevoli  di  un  serio  ed  accurato  esame,  furono  per 
incuria  lasciate  nel  più  deplorevole  abbandono  e  po« 
chissimo  esplorate  e  studiate  da  quelli  stessi  che  di 
Temi  lasciarono  scritte  importanti  memorie.  L'  An- 
geloni  ci  narra  soltanto  che  nel  i6oo,  ricorrendo 
V  anno  Santo,  si  partirono  da  Terni  sette  compagnie 
di  confratri,  in  numero  di  oltre  800,  ed  entrate  che 
furono  in  Roma  e  presovi  il  Giubileo,  lasciarono  al 
Papa  uno  stendardo  di  ermesino  rosso  con  su  dipinti 
i  Santi  jM-otettori  e  lo  stemma  delia  città  (').  Dà  pu- 
re un  cenno  delle  origini  della  Confraternita  della 
Crocesanta ,  e  narra  come  la  Compagnia  de'  crocesù 
gnali  venisse  istituita  quando  Alberico  Camporeali  di 
Temi  s*  ebbe  in  dono  dal  Pontefice  Sisto  IV  (  an. 
147 1  )  una  parte   della   croce  che  Cristo  portò   sul 


(i)  Angeloni.  Storia  di  Terni,  pag.  $19. 


6  RICCARDO     GRADASSI-LUZI 

Calvario  (').  Della  Confraternita  di  S.  Nicandro  e 
de'  Disciplinati  dice  quel  tanto  che  é  necessario  a 
mettere  in  evidenza  il  loro  scopo,  quello  cioè  di 
mantenere  Ospedali  a  sollievo  de'  poveri,  ricovrare 
orfanelli  e  dotare  fanciulle  (*):  ma  non  si  addentra 
nella  ricerca  di  lor  primitiva  istituzione  e  nell'  esame 
de*  loro  Statuti,  non  ne  segue  lo  svolgimento  a  tra- 
verso i  secoli ,  e  soprattutto  non  si  cura  de'  lor  do- 
cumenti, non  ne  afferma  la  esistenza  e  non  mette 
sulle  traccie  di  poterli  in  niun  modo  esaminare  e  stu- 
diare. E  questa  istessa  lacuna  troviamo  nelle  Memo- 
rie storiche  del  Silvestri ,  il  quale  mentre  toglieva 
molte  preziose  notizie  dai  libri  delle  Riformanze  di 
Terni,  non  curossi  punto  di  esplorare  gli  archivi  delle 
Confraternite  (  forse  allora  efficacemente  esplorabili  ) 
per  darne  una  esatta  e  completa  monografia. 

E  non  é  chi  non  vegga  con  quanto  danno  della 
istoria  generale  d' Italia  siensi  abbandonati  all'  incuria 
e  alla  dispersione  documenti  preziosi  ed  interi  archivi 
dai  quali  soltanto  sarebbesi  potuta  attingere  V  indole 
ed  il  vero  carattere  di  certe  istituzioni  che,  sorte  per 
impulso  di  religione,  talora  per  im  cieco  fanatismo, 
ma  più  spesso  per  un  nobile  e  generoso  slancio  di 
carità,  stanno  in  gran  parte  a  documentare  la  civiltà 
nostra,  molto  superiore  da  questo  lato,  a  quella  di 
altre  Nazioni. 


(i)  Akgeloki,  pag.  330. 

(2)  Angezx>ni,  pag.  326^  327,  333, 


PIERA  DEL    CAMPITELLO  ^ 

Per  quanto  m'  é  noto»  le  nostre  Confraternite  fu- 
rono in  numero  di  quattordici;  dieci  esistenti  tuttora, 
quattro  dismesse.  Le  prime  si  ebbero  e  mantengono 
le  denominazioni  di  Confraternita  del  Rosario ,  del 
Carmine,  del  Sagramento,  della  Crocesanta,  di  S.  Ge« 
rolamo,  dello  Spirito  Santo,  di  S.  Marco,  di  S.  Seba- 
stiano e  di  S.  Giovanni  Decollato  (').  Le  altre  quattro 
furono  ;  la  Confraternita  di  S.  Lucia,  la  Confraternita 
di  S.  Antonio  (  detta  anche  de'  Disciplinati  ) ,  quella 
di  S.  Nicandro,  e  di  Campitello.  Le  prime  due  ven- 
nero soppresse  per  decreto  di  Monsignor  Martino  In- 
nico  Caracciolo  Visitatore  Apostolico  quando  nel  1739 
ebbe  facoltà  dai  Pontefice  Clemente  XII  di  fondare 
in  Nami  un  ospizio  pei  trovatelli  e  di  aumentare  in 
Temi  il  patrimonio  de'  poveri  infermi  (')•  La  Confra- 


(i)  Notevole  eccezione,  la  Qmfratemiu  di  S.  Giovanni  decollato  o  della 
Misericordia,  possiede  ancora  alcuni  documenti  nel  suo  archivio;  e,  pieno  di 
notìzie  curiose  ed  importanti,  il  Libro  delle  lusHtie  e  de^  Confortadori  che 
meriterebbe  una  pubblicazione.  Vi  sono  dettagli  a  tinte  funebri  che  destano 
raccapriccio  sdegno  e  tenerezza  ad  un  tempo.  In  quelle  pagine  detute  più 
che  da  confortadori,  da  veri  e  spietati  inquisitori,  da  vespilloni  famelici  e 
da  squisita  £mtasia  di  carnefici,  tu  segui  il  condannato  dalla  sua  prima  car- 
cerazione all'  ultimo  supplicio,  anzi  fino  al  punto  in  cui  vien  tumulato.  Col 
nero  cappuccio  calato  sug^  occhi  que*  coofiratelli  della  Morte  assediano  il 
condannato  in  mille  guise  perch'  e*  si  converta,  e  (  £mtasime  paurose  e  sgra- 
dite )  si  rendono  interpreti  della  parola  di  Dio  e  parlano  delle  gioie  del 
cielo,  e  in  tanto  slancio  di  carità  non  vergognano  di  trarre  dalle  labbra 
della  vittima  mezzo  inebetita  dal  dolore  le  confessioni  più  intime  e  le  ri- 
velazioni più  strane  della  sua  vita;  tutte  le  gioie  e  i  dolori  e  i  falli  del  suo 
passato  ;  tutti  i  sensi  più  ascosi  e  i  più  cari  entusiasmi  della  sua  giovinezza. 
E  queste  rivelazioni  venivano  registrate  in  un  libro.  Peccato  che  questo  li- 
bro più  non  s*  abbia  a  trovare  ....  Sarebbe  come  una  splendida  fantasti- 
cherìa nel  campo  severo  della  storia  I 

(2)  V.  la  mia  opera  sugli  Istituti  di  Carità  di  Terni,  pag.  47. 


8  RICCARIK)    GRADASShLUZl 

ternita  di  S.  Nicandro  cessò  d'  esistere  quando  la 
Congregazione  di  Carità  prese  possesso  dell'  Ospedale 
Civile  (').  La  Confraternita  del  Campitello,  della  quale 
ci  é  pervenuta  memoria  soltanto  in  virtù  della  sua 
celebratissima  fiera  {*),  cessò  certamente  d*  esistere,  ma 
non  saprei  dire  né  per  qual  modo  né  quando. 

In  tanta  penuria  dì  memorie,  ogni  documento, 
di  qualsivoglia  natura  egli  sia,  che  a  queste  antiche 
istituzioni  si  riferisca,  possiede  tutte  le  attrattive  delle 
cose  nuove  e  rare,  ed  ha  per  li  studi  storici  una  sin* 
golare  importanza.  Poiché  sovente  avviene  (  e  non  lo 
ignora  chi  ha  la  febbrile  smania  di  rovistar  per  gli 
archivi  )  che  un  intero  periodo  di  storia,  la  narrazio* 
ne  di  un  fatto  notevole  o  d'armi  o  di  lotta  religio* 
sa  o  politica,,  la  viva  pittura  di  un  personaggio  o  la 
riscostruzione  di  un  monumento,  sia  del  tutto  racco- 
mandata alle  carte  ingiallite  di  un  vecchio  Statuto, 
di  un  Breve  o  di  un  Diploma  di  nobiltà,  di  un  di- 
menticato atto  cancelleresco  o  di  un  modesto  rogito 
notarile.  Talora  da  uno  scritto  de'  più  insignificanti  si 
sono  rilevate  le  costumanze  di  un  popolo  :  un  sem- 
plice e  negletto  inventario  ci  ha  rivelato  il  nome  di 
scienziati  e  d'  artisti  ;  la  sbiadita  scrittura  di  un  con- 
tratto o  di  un  testamento  ha  rivendicate  alla  Storia 
pagine  belle  e  immortali. 

Sicché  quando  mi  venne  fatto  di  rintracciare  in 
una  stupenda  e  nitida  pergamena  della  Confraternita 


(i)  V.  op.  cit.  Docum.  VII,  pag-  2$5. 
(2)  V.  op.  dt  Docum.  II,  pag.  2x2. 


PIERA  DEL  CAMPITELLO  $ 

di  S.  Lucia  gli  antichi  Capitoli  della  nostra  fiera  del 
Campìtello  (')  pensai  che  potessero  meritare  tutta 
r  attenzione  degli  studiosi,  cosi  per  quella  ingenuità  di 
esposizione,  non  priva  di  qualche  negligenza  di  stile, 
che  distingue  le  scritture  cancelleresche  del  XV  se- 
colo, come  ancora  per  le  costumanze  dell'  epoca,  per 
le  franchigie  che  lo  Stato  accordava,  pei  diritti  ecce- 
zionali goduti  dai  cittadini  durante  tutto  il  periodo 
della  fiera;  perìodo  in  cui  restavasi  momentaneamente 
paralizzata  la  stessa  autorità  delle  leggi  per  dar  pieno  e 
libero  sfogo  allo  scambio,  per  attirare  il  concorso 
dei  forestieri^  per  procurare  ai  paesani  e  agli  istituti 
di  beneficenza  la  ricchezza  e  il  benessere.  ^ 

£  per  fornire  una  idea  della  fiera  del  Campitello, 
finirò  questa  breve  introduzione  colle  parole  del  no- 
stro  storico   illustre   seguite  da  un  cenno  che   della 


(i)  Le  poche  pergamene  costituenti  1*  antico  archivio  della  Fraternità 
di  S.  Lucia  sono  attualmente  possedute  dalla  Congregazione  di  Carità  che 
le  conserva  in  una  custodia  di  latta  segnata  col  N.  VL  La  più  antica  di 
tali  pergamene  è  del  7  Marzo  1539;  ™^  ^^^  ^^^  contenuto  può  dcdursi  che 
la  Confraternita  fosse  instituita  in  epoca  assai  anteriore.  Il  loro  numero 
complessivo  è  di  venticinque  e  1*  ultima  porta  la  data  dei  29  Maggio  1737, 
data  che  precede  di  due  anni  la  soppressione  del  sodalizio.  Quasi  tutti  i 
suoi  documenta  hanno  un  rapporto  alla  fiera  del  Campitello;  tale  e  tanta 
era  la  importanza  che  suoleva  attribuirlesi  1  —  Soltanto  dalla  pergamena 
dei  6  Settembre  i644  può  rilevarsi  che  la  Confraternita  di  S.  Lucia  avesse 
degli^tatuti,  poiché  è  in  quella  che  un  Cristophorus  Widman  richiama  alla 
osservanza  le  disposizioni  relative  all'  ammissione  dei  Confrati,  e  prescrive: 
deve  il  Confrate  che  vuol  esser  ammesso  dare  il  memoriale  col  suo  nome 
e  cognome  al  Priore  deUa  Fraternità,  e  questi  deve  passarlo  ai  maestri  dei 
novizi  perchè  si  informino  della  qualità  della  persona,  della  sua  vita  ed  o- 
ncstà;  e  di  poi  si  deve  proporre  alla  Congregazione  e  riportare  due  terzi 
dei  voti  per  esservi  ammesso. 


tO  RICCARDO   GSADASSI-LUZI 

Stessa  fiera   desumeva  il  Silvestri   dalle  Rifonnànze. 
......  nel  vocabolo  Qmpitello  che  contiene  gran 

oc  tratto  di  aperta  campagna,  sorge  la  chiesa  sotto  la 
ec  invocazione  di  Maria  Vérgine  e  dell'  apostolo  Mat- 
«  teo  ;  nella  cui  festività  vedesi  sparso  d'  ogni  intomo 
a  quantità  innumerabile  di  più  sorta  mercanzie,  oltre 
«  quelle  di  maggior  pregio  che  si  serbano  in  luoghi 
a  murati  appresso  la  chiesa  ;  laonde  per  tal  solennità 
a  e  per  cosiffatta  grossa  e  famosa  fiera  vi  concorre 
«  infinito  popolo  dalle  convicine  città  terre  e  castella 
<K  per  lo  spazio  di  quindici  giorni  alla  devozione  e 
a  al  provvedersi  di  molti  bisogni.  £  perché  dove  é  la 
a  moltitudine  ivi  è  la  confusione,  e  le  contese  so- 
cc  gliono  nascere  ;  la  Qttà  però  con  quattro  Deputati, 
a  persone  di  qualità  e  V  avvocato  e  un  notaio  con 
«  altri  ministri  di  Corte  e  sei  Soprastanti  postivi  dalla 
«  Confi-atemita  di  Santa  Lucia  di  Temi,  alla  cui  giù- 
«  risdizione  appartiene  la  suddetta  chiesa,  formano 
«  colla  pontificia  autorità  un  Tribunale  che  ad  ogni 
a  cosa  giuridicamente  e  con  buon  ordine  prov- 
«  vede.  »  (') 

E  soggiunge  il  Silvestri  : 


(x)  Tale  era  1'  apparato  della  fiera  ai  tempi  dell' Angeloni;  ed  in  gran 
parte  la  sua  descrizione  trovasi  in  armonia  coi  Gipitoli  qui  appress<0  tra- 
scrittv  Ora  peraltro  la  importanza  di  questa  ficca  è  immensamente  scemata 
sì  perchè  i  fabbricati  vennero  demoliti  in  gran  parte^  sì  ancora  perchè  la 
sua  durata  venne  ridotta  a  due  soli  giorni  fin  da  quando  per  politici  scon- 
volgimenti» per  frequenti  passaggi  d*  eserciti  stranieriy  per  travaglio  di  con- 
tagi» per  cessate  franchigie  e  per  calamiti  annonarie»  le  nostre  antichissime 
fiere  erano  state  ridottie  poco  metio  che  a  nulla. 


PIERA  DEL  CAMPITELLO  It 

«  La  Confraternita  di  S.  Lucìa  implorò  ed  ottenne 
a  dal  voto  consiliare  (  24  Novembre  1666  )  fosse 
(C  aperta  una  comoda  strada  dalla  piazza  della  Chiesa 
«  di  S.  Maria  del  Campitello  fino  alla  Rocca  di 
a  CoUeluna  onde  stabilire  quivi  la  residenza  dei  So- 
«  prastanti  deputati  guardie  amministratori  di  giustizia 
m  ed  altri  pubblici  ufficiali  addetti  alla  sorveglianza 
ce  di  codesta  fiera;  che  perciò  fosser  concesse  ai  ri- 
a  chiedenti  le  chiavi  della  medesima  Rocca  (  da  re- 
«  stituirsi  cessata  la  fiera  )  riconosciutasi  tal  prov- 
«  videnza  necessaria  non  men  che  utile  alla  sicurezza 
«  del  commercio,  per  tenersi  in  guardia  dai  zingari 
a  che  si  permettevano  introdursi  tra  la  folla  per  de- 
«  rubare  e  turbare  il  buon  ordine  ;  tanto  che  la  peti- 
«  zione  venne  accolta  a  pieni  suffragi  (*)  ». 


Riccardo  Gradassi  -  Lviu 


(i)  SavESTRi.  informante;  pag.  341. 


ARCHIVIO 

DELLA 

CONGREGAZIONE  DI  CARITÀ  DI  TERNI 

CUSTODIA  VI. 

Pergamena  N.  i^j  del  12  Settembre  ij^^. 


In  nomine  SAe  et  Individuae  Trinitatis,  Patris  et  Filij 
et  Spirìtus  Sancti  Amen. 

Considerando  li  Priori  et  Confratri  della  Venerabil  Com- 
pagnia di  Santa  Lucia  della  Città  di  Terni  il  debito  e*  hàno 
à  conseruatione  et  augmento  della  Fiera  di  Santa  Maria  del 
Campitello  posta  nel  Territorio  et  diocese  di  detta  Ciptà  ap- 
presso a  suoi  notissimi  lati  etc.  conforme  alla  concessione 
facta  a  detta  compagnia  per  più  fida  et  diligente  custodia,  da 
alcuni  particolari  di  detta  città  quali  a  quel  tempo  ne  aueuano 
spetial  cura  come  appare  per  '  Instrumento  publico  rogato  per 
mano  di  Ser  Dario  Spatha  sotto  el  di  Venti  di  Agosto  1548 
et  anco  per  uirtu  dal'  chun  altre  immunità  et  essemptioni 
date  et  concesse  da  detta  Città  per  la  detta  fiera  alli  medemi 
Priori  et  Confratri  come  similmente  appare  per  mano  di 
Ser  Angelo  de  Filijs  sotto  el  di  sette  de  Ottobre  1548  et  per 
mano  de  Ser  Pieruincenzo  Lazzarini  sotto  el  di  octo  de  no- 
vembre 1554»  in  detti  tempi  Cancellieri  della  predetta  Città. 
La  detta  fiera,  maxime  con  V  ajuto  de  Dio ,  et  a  sua  laude 
et  gloria  col  mezzo  di  qualche  buon  ordine  esser  per  salire 
a  buon  grado.  Congregati  capitularmente  nell'Oratorio  di 
Sancta  Lucia  posto  in  detta  città  contiguo  a  detta  chiesa  co- 
me è  suolito  d'essa  Compagnia  per  obviare  a  tutti  inconue- 
nienti;  Hanno  deputati  tre  d'essi  coofiratri  cioè   Ser    Gio. 


FIERA  DEL  CAMPITELLO  I3 

Maria  lacobonio  Bastiano  d'Orlando  et  loseph  de  Mazzitello 
da  Temi  con  auctorità  di  posser  febrìcare  ordinare  e  stabilir 
capitoli  et  ordinationi  per  conseniatione  augumento  franchi* 
tir  libertà  et  essemptione  di  detta  Fiera  et  di  tutti  quelli  con* 
uenerano  in  essa  et  quelli  con  ógni  modo  possibile  far  che 
siano  concessi  et  confirmati  dalli  maggior  Superiori  come 
ampiamente  cioè  apparisce  per  istromento  publico  rogato  per 
mano  de  ser  Francesco  Colasio  di  Temi  sotto  il  giorno  ven* 
tiuno'di  Novembre  dell'anno  1565.  Et  però  li  sodetti  Ser 
Gio:  Maria  Bastiano  et  losephe  procuratori  et  Confratri  vo- 
lendo le  cose  ad  essi  commesse  con  ogni  studio  et  debita 
deligentia  esseguire,  et  hauuto  più  et  più  uolte  parlamento 
sopra  di  ciò  con  più  et  diuersi  Doctori  artisti  et  mercanti 
che  in  detta  fiera  sogliono  e  possono  uenire  et  considerando 
r  occurrentie  di  detta  fiera  reseruata  sempre  la  buona  gratia 
et  confirmatione  delli  prefati  maggior  superiori,  ordinano  sta- 
tuiscono et  stabiliscano  nel  modo  che  nelli  infrascripti  Capi- 
toli apparerà. 


LIBRO   PRIMO 

dell'  OFFlCtAU 

T}eUi   Soprastanti   della  fiera   et   auctorità 
et  officio  i*  essi  «—  Capitolo  Primo 

Imprima  che  a  detta  fiera  Huomini  et  cose  et  Mercantie 
che  per  li  tempi  vi  saranno  portate  in  tempo  d' essa  fiera  et 
a  tutte  diflferentie  casi  fraudi  deceptioni  estorsioni  malefici]  et 
delitti  che  in  detta  fiera  et  nel  tempo  che  la  durara  occorre- 
ranno ancora  con  li  Cittadini  et  fra  essi  cittadicii  et  comita* 
tivi  di  Temi  debiano  soprastare  e  siano  soprastanti  huomini 
scelti  et  atti  egualmente  dalla  Magnifica  Città  di  Temi  et  della 
detta  fi^atemita  di  Sta.  Lucia  eletti  et  da  elegersi,  quali  se 
debiano  chiamare  et  nominare  soprastanti  di  detta  Fiera  et 
siano  d'essa  fiera  Soprastanti  quali  debbiano  bavere   un  doc« 


14  RICCARDO  GRADASSX-LUZI 

tore  di  legge  per  lor  consultore  et  un  notarlo  pratico  et  eser- 
citato ueterano  per  tutte  quelle  cose  che  a  detti  soprastanti 
saranno  necessarie  di  fare  et  di  scrivere  et  occorreranno  per 
causa  di  detto  officio,  quali  debbiano  per  parte  d'essa  Com* 
munita  esservi  computato  il  Doctore  et  Notaio.  Se  debbiano 
imbussolare  et  ponersi  nel  bussolo  a  quest' effetto  tanto  da 
£u:si  et  cosi  imbussolati  ad  officio  per  officio  per  ciascuna 
fiera  se  debbiano  finalmente  cauare  a  sorte.  Et  per  parte 
della  detta  Fraternità  siano  sei  altri  quali  se  debbiano  '  eleg- 
gere a  voti  come  se  £i  nel  far  degl' altri  officiali  nel  giorno 
della  Madona  de  Agosto  dopo  fiicta  la  S.  Comunione  in  essa 
fraternità  acciò  consultamente  possino  prouedere  a  quanto  bi« 
sognara. 

Che  li  soprastanti  debbiano  giurare  —  Gap.  ij. 

Item  che  tutti  li  Soprastanti  di  detta  fiera  debbiano  infira 
el  termine  di  tre  giorni  dopo  che  saranno  estratti  giurare  in 
mano  delli  Signori  Priori  di  detta  Città  rogato  el  Cancellieri 
d'essi  signori,  et  giurando  promettere  il  detto  loro  officio 
bene  et  fidelmente  esercitare  con  T  osservatione  delli  presenti 
capituli  et  Tannexi  et  descendenti  con  essi  et  da  essi.. 


Che  li  soprastanti  faccino  bannire  la  fiera 
franca  et  mettere  li  polisini  alle  botteghe  «--  Cap.  iij. 

Item  che  li  detti  soprastanti  fra  tre  giorni  doppo  che 
haranno  giurato  debbiano  el  detto  lor  officio  in  se  haver  preso 
et  a  quello  debitamente  dato  principio  et  con  ogni  debita 
diligentia  attendere  la  detta  fiera  facendo  bannire  quell'  anno 
franca  in  tutti  li  luoghi  soliti  da  bannire  et  in  quelli  gli  pa- 
rerà necessario,  et  aver  messi  li  polisini  alle  botteghe  tutte 
delle  pisoni  d'esse  bott^he  et  luoghi  in  detta  fiera  et  far 
scriuere  et  mandar  tre  nuntiatorìe  d' essa  fiera  franca  in  tutti 
quelli  luoghi  pareua  ad  essi  soprastanti  et  fra  detto  tempo  fa- 
rano  anco  aver  fatto  nettare  le  botteghe  strade  et  piazze  de 


FIERA  DEL  CAMPITBLLO  25 

tutta  detta  fiera,  et  in  fine  d'essa  cioè  nell'ultimo  giorno 

d' essa  fiera  farla  rebannire  poi  franca  per  1'  anno  dauenire  a 
suon  di  trombe  ne  luoghi  suoliti  d' essa  sotto  pena  di  perdita 
di  lor  emolumenti  salari]  et  guadagni  da  levarseli  irremisibil- 
mente  et  da  applicare  a  detta  chiesa. 


Che  li  Soprastanti  habbino  la  rtsidmtìà  appresso 
(dia  chiesa  et  non  si  possine  partire  —  Cap.  iiij. 

Item  che  li  detti  Soprastanti  debbiano  bavere  la  lor  pa- 
cifica residentia  et  banca  contigua  alla  chiesa  di  Sancta  maria 
del  Campitello  predetta  (')  ogn'anno  et  per  il  tempo  durerà 
detta  fiera  continuamente  ivi  debiano  stare  senza  mai  partire 
per  dare  espeditione  alle  cose  occorrente  d' essa  fiera  sotto  la 
predetta  pena  da  applicarsi  come  di  sopra,  et  partendosi  oltre 
a  detta  pena  per  l' avenire  mai  possa  esser  eletto  de  Sopra- 
stanti eccetto  che  non  fosse  per  qualche  caso  de  infirmiti  di 
se  stesso  o  di  qualchun  altro  suo  prossimo  et  con  esso  hi- 
tante  et  in  detto  caso  facendolo  prima  constare  per  detto  d'au- 
testimonio  degno  de  fede  almeno  et  debia  mettere  et  las- 
sare in  suo  luogo  uno  che  sia  idoneo  et  in  nessun  caso  se 
possa  seruire  per  sostituto  ma  se  debbia  per  la  detta  fi'ater- 
nita  onero  Priore  et  discreti  deputare  un  altro  in  luogo  del 
detto  o  di  qualcuno  occorresse  morire  qual  habbia  da  perse- 
verare usque  ad  finem  inclusive  et  partecipare  prò  rata  tem- 
porìs  nel  qual  servirà. 


(i)  D  SilTCstrì»  snlls  scorta  delle  Riformame  narra  che  la  Chiesa  di  S.  Maria  in 
CampiteUo  Tenisae  cottniiu  nel  1566.  Ciò  h  inesatto.  Detu  chiesa  sassisteva  già  nd 
1539  (  idocnmenti  della  Fraternità  ampiamente  lo  provano  non  esclusi  i  presenti  Ca* 
pitoli  )  e  al  più  si  potrebbe  sostenere  che  nelle  Riformanze  siasi  volato  accennare  ad 
un  ampliamento  o  ad  un  restauro* 


X6  RICCARDO    GRADASSI-LUZI 

Che  li  soprastanti  hahbino  auctorità  portar  arme 
et  deputar  altri  armati  et  officiali  —  Gap.  V. 

Item  che  detti  Soprastanti  durante  detta  fiera  habbino 
auctorità  di  giorno  et  di  notte  per  essa  fiera  et  territo- 
rio predetto  insieme  con  quelli  che  da  loro  et  chiasschun 
d'essi  saranno  eletti  deputati  et  chiamati  in  seruitio  di 
detto  lor  officio,  portare  ogni  sorta  d'  arme  offensive  et  de- 
fensive  acciò  debbiano  et  possino  andare  cercare  inuestigare 
et  far  cercare  et  inuestigare  qualunqua  contrafara  alU  presenti 
capitoli  et  per  essigere  le  pene  incorse  far  captare  et  consti- 
tuire  conuocare  retenere  et  deputare  altri  armati  et  officiali 
ciaschuno  soprastante  fino  a  quel  numero  che  a  ciascun  di 
loro  parerà  uenendo  il  bisogno  però  senza  alcuna  pena  et  non 
obstante  qualsivoglia  procesione  in  contrario  facta  o  da  farsi. 

Che   li   soprastanti   habbino   auctorità  procedere, 
in  cause  civili  et  criminali  —  Gap.  VL 

Item  che  li  predetti  Soprastanti  possino  et  abbino  omni- 
moda  jurisditione  auctorità  potestà  et  faculta  di  cercare  et  in» 
vestigare  contra  tutti  homint  et  persone  tanto  di  detta  Gitta 
quanto  forestieri  quali  facessino  alchuno  delieto  onero  contra 
raggione  in  detta  fiera  o  vero  per  causa  et  vigore  di  essa  contra 
li  sopra  et  infrascripti  capituli  et  per  qual  si  uoglia  causa  al- 
chuna  cosa  facessino  o  comettessino.  Et  possino  et  debbiano 
col  conseglio  et  assistentia  del  detto  Doctore  et  notarlo  cono- 
scere sinare  decidere  et  terminare  sopra  tutte  et  singule  dif- 
ferentie  cause  delitti  questioni  et  querele  civili  et  criminali 
che  nel  tempo  di  detta  fiera  et  essa  durante  in  essa  et  per 
conto  di  essa  nel  detto  territorio  occorreranno  summarìamente 
simplicemente  de  plano  et  senza  strepito  et  figura  di  giudicio 
et  senza  alchuna  oblatione  de  libello  o  de  altra  petitione 
scritta  o  alchun' altra  solennità  di  raggione  et  punire  ogni 
sorte  di  delinquente  conforme  alli  presenti  capituli  constitutioni 
statuti  et  bannimenti  respectivamente  et  per  manutentione 
del  lor  officio  imponer  pene. 


FIERA  DEL  CAMPITELLO  I7 

Che  si  possa  procedere  per  inquisitione  denuncia 
et  in  ogn*  altro  modo  che  meglio  uerra  —  Gap  :  vii. 

Item  che  per  li  detti  soprastanti  in  tutti  casi  concessi  et 
expressi  nelli  presenti  sopra  et  infrascripti  capitoli  se  possa 
procedere  per  via  d' inquisitione  inuentione  accusa  querela  et 
in  ogni  altro  modo  che  meglio  uerrà  et  anco  summariamente 
come  di  sopra. 


Che  li  soprastanti  habbino  auctorità  a  buon  essere 
alchuna  cosa  prohibire  et  comandare  —  Gap:  Vili. 

Item  che  li  detti  soprastanti  habbino  auctorità  alchuna 
cosa  prohibire  concedere  alterare  astringere  et  comandare  a 
chi  quando  et  in  quel  modo  ad  essi  piacerà  et  parerà  unita- 
mente a  buon  essere  et  per  osseruatione  delli  presenti  capitoli 
et  manutentione  et  augumento  di  essa  fiera  et  imponer  pene 
et  esseguire  summariamente  da  applicarsi  come  nelli  presenti 
infrascripti  capitoli  si  contiene. 


Che  in  tutto  quello  sarà  da  soprastanti  giudicato 
si  debba  eseguire  Gap:  —  Vili.  (') 

Item  che  tutto  quello  che  per  detti  soprastanti  sarà  giu- 
dicato debbia  hauer  luogo  et  mandarsi  ad  essequutione  effe- 
ctualmente  et  essi  soprastanti  possino  et  debbiano  quel  che 
per  loro  sarà  conosciuto  dechiarato  giudicato  et  sinato  man- 


fi)  Ad  onta  di  fatte  le  garanzie  di  coi  si  circonda?aDo  i  soprastaoti,  degli  incoo* 
venienti  ne  dovean  por  nascere  e  aeri  parecchio.  Infatti  da  una  pergamena  del  1649  *i 
raccoglie  che  in  occasione  della  6era  tanto  il  notaio  che  i  soprastanti  furono  feriti  • 
percossi  spietatamente.  La  pergamena  si  compiace  di  nominare  più  specialmente  il  no- 
talo; dò  ià  sopporre  che  fosse  il  più  malconcio  di  tottL 

# 

Archivio  Storico  li.  3. 


l8  RICCARDO    GRADASSI-LUZ1 

dare  ad  eSectuale  essequutione.  Et  questo  tanto  far  possino 
per  se  stessi  come  per  mezzo  di  qualunqu'  altro  baroncello 
essequutore  o  officiale.  Et  nessuno  possa  dalla  sina  declaratione 
decisione  o  giudicato  d'  essi  soprastanti  in  modo  aichuno  ap- 
pellare. Et  s'  appellara,  V  appellatione  non  vaglia  eccetto  non 
pigliasse  recurso  dalli  Magnifici  Signori  Priori  et  aduocato 
della  Comunità  di  detta  citta  di  Terni  quali  debbiano  pigliar 
subbito  informatione  summaria  del  fatto  et  terminarla  nel  me- 
desimo giorno  onero  nel  seguente  prossimo  giorno.  Altra- 
mente habbia  luogo  la  sina  d'  essi  soprastanti  et  quella  se 
debbia  eseguir,  Qual  recurso  non  se  possa  negare  et  se  debbia 
admettere  in  casi  però  d' importantia  et  dove  si  vedesse  peri- 
colo di  qualche  scandolo  a  non  concederlo. 


Che  li  soprastanti  non  possino  procedere  in  casi 
doue  uenesse  imposta  da  imponersi  pena  afflictiua  —  Cap  :  X« 

Item  che  detti  soprastanti  non  possino  ne  debbiano  pro- 
cedere ne  sinare  in  caso  aichuno  dove  uenesse  imposta  o  da 
imporsi  pena  di  sangue  o  di  corpo  afflictiva  cioè  fustigatione 
o  incisione  d'  alchun'  membro  o  d'  ultimo  supplicio,  la  qual 
cognitione  et  essequutione  di  detti  casi  si  lasci  all'  ordinario 
cioè  Governatore  et  Officiai  generale  di  detta  Città  al  qual 
di  raggione  speitara.  Neil'  altri  casi  habbia  luogo  la  preven- 
tione. 

Che  li  soprastanti  possino  imponere  datij  alle  botteghe 
lintrata  de  quali  meta  sia  della  Chiesa  predetta  —  Cap  :  Xi. 

Item  che  detti  soprastanti  possino  imponere  per  pisone 
de  tutte  et  singule  botteghe  et  luoghi  ancorché  fossero  pro- 
prie de  particolari  servando  equalità  da  bottega  a  bottega  et 
da  luogho  a  luogho  et  secondo  el  suolito  della  fiera  di  Santa 
Lucia  di  detta  citta  et  anco  per  banchetti  lintrata  de  quali  sia 
et  esser  debbia  applicata  per  la  meta  solo  alla  fabrica  et  cose 


HBXA  DEL  CAMPITELLO  l^ 

necessarie  prima  di  detta  chiesa  et  poi  ali'  ampliamento  di  detta 
fiera  et  suo  serraglio  et  V  altra  meta  alli  padroni  de  esse  bot« 
teghe  et  luoghi.  Et  anco  il  pagamento  o  pigione  imposta  sgra« 
uare  minuire  et  alterare  secondo  la  qualità  de  tempi  et  augu* 
mento  d'  essa  fiera  comporteranno.  Et  nessuno  possa  ne  dehi 
bia  contradire  ne  contrafare  sitpo  detta  pena,  et  ognuno  deb* 
bia  pagare  quanto  sarà  tassato  ciasch'  una  bottega  da  per  se 
ancor  che  fosse  padrone  d'  essa  bottega  et  dichiare  la  pigione 
et  pagamento. 


Che  se  habbia  fare  un  libro  carfulato 
nel  quale  se  scriuano  tutti  prouenti  sine  et  atti.  —  Capo  Xij. 

Item  eh'  in  ogni  fiera  di  Santa  Maria  del  Campitello  pre» 
fata  et  per  ogni  Camerlengo  se  debbia  fare  un  libro  cartulato 
dove  se  debbia  per  el  notano  d' essa  fiera  scriuere  tutto  quello 
che  in  mano  d'esso  camerlengo  entrara  et  similmente  ne  uscirà 
sotto  pena  di  perdita  di  tutti  suoi  prouenti  et  del  doppio  di 
quanto  lasciasse  de  scriuere,  da  applicarsi  irremisibilmente  a 
detta  chiesa,  et  similmente  debbia  fare  el  detto  notarlo  un  li- 
bro nel  quale  ci  possa  et  debbia  scriuere  tutti  atti  et  sine  an« 
cor  de  cause  summarie  et  picciole  che  siano,  accio  d'  ogni 
tempo  apparisca  la  dicisione.  Li  quali  libri  finita  la  fiera  et 
fatti  li  conti  el  Notarlo  li  debbia  publicare  subito  et  lasciarli 
in. mano  del  camerlengo  generale  di  detta  chiesa  sotto  det« 
ta  pena. 

Che  dopo  la  fiera  haura  presa  for:(a  si  possa  haver 
Uff  poca  de  recognitiotie  et  la  quarta  parte  delle  pene.  —  Cap:  Xiij. 

Item  che  li  detti  soprastanti  che  per  li  tempi  saranno  con- 
sultore et  notarlo  doppo  che  la  fiera  hauerà  presa  un  poco  di 
forza  et  auuiamento  nelle  cose  premesse  possino  et  debbiano 
bavere  un  poco  di  recognitione  onero  salario  secondo  dechia- 
reta  il  prefiito  Priore  con  li  suoi  discreti  d' essa  fraternità  pur- 


20  RICCARDO    GltADASSl*LUZl 

che  nella  magior  somma  per  nessun  tempo  mai  passi  mi'  du» 
cato  de  carlini  dieci  per  ciaschun  soprastante  delia  quarta  parte 
delle  pene  che  non  sono  applicate  alla  chiesa  et  tutto  el  pro- 
uento  intiero  del  bancho  delli  pasetti  et  sigilli  et  il  uitto  ho- 
Destamente  per  detto  tempo  et  per  se  soli  et  non  più  altra 
cosa  alcuna  maL 

Che  li  soprastanti  debbiano  inuestigare 

non  si  cornetta  furto  ne  si  vada  per  la  fiera  di  notte  poi  il  suono 

•• .   .  _  _       ^%       ^»»»«» 


di  campana  —  Gap  :  Xiiij. 


Item  che  li  soprastanti  predetti  debbiano  con  ogni  dili- 
gentia  possibile  curare  che  nessuno  cometta  alchuno  delieto 
ne  furto  et  inuestigare  che  per  detta  fiera  di  notte  poi  el  terzo 
suono  della  campana,  qual  debiano  ogni  sera  far  suonare,  nes- 
sun uadi  in  uolta  et  chi  contra  farà  incorra  in  pena  de  doi 
scudi  d'  oro  cioè  per  ciaschuno  et  ciaschuna  uolta  che  sarà 
trouato  senza  luma  da  applicarsi  egualmente  alli  detti  sopra* 
stanti  et  assegnare  per  egual  portione  della  qual  pena  non  si 
possa  fare  gratia  alchuna.  Con  questo  però  eh'  ogni  sera  se  ne 
debia  fare  pubblico  bano  da  parte  de  detti  soprastanti  nell'  hora 
dell'  Auemaria  et  s'  alchuno  sarà  trouato  portar  arme  doppo 
detta  hora  incorra  in  pena  delli  bannimenti  da  applicarsi  per 
un  terzo  a  detta  chiesa  un  terzo  alli  soprastanti  et  un  terzo 
all'  essequutore  et  in  nessun  caso  una  pena  si  confonda  per 
r  altra. 

Che  li  soprastanti  commettendo  alchuno  delitto  o  fronde 
incorrano  in  pena  — *  Gap:  XV« 

Item  che  se  detti  soprastanti  o  ciaschuno  d' essi  cbmmet-* 
lessino  alcuna  firaude  onerò  alchuno  delitto  del  quale  havessino 
notitia  uno  o  più  di  loro  debitamente  non  punissero  incorrano 
in  pena  de  ducati  dieci  d'  oro  in  oro  et  perdita  di  lor  emo- 
lumenti per  ciaschuno  et  ciaschuna  uolta  da  applicarse  aUa 


FIERA  DEL  CAMPITELLO  21 

fabbrica  et  altre  cose  necessarie  di  detta  chiesa  di  Sancta  Ma^ 
ria  del  Campitello,  et  in  ciò  credasi  al  detto  d' un  testimonio 
con  giuramento. 


LIBRO  SECUNDO 


dell'  ordine,  luogo  et  tempo 
di  detta  fiera 


Dd  luogho  doue  hanno  da  stare  le  mercantU 
a  uendere  —  Gap:  I. 

Item  che  dentro  da  serraglio  murato  el  al  presente  cir- 
cundato  di  muraglia  di  detta  fiera  di  Santa  Maria  del  Campi- 
tello  ordinatamente  nelle  strade  fatte  et  da  farsi  siano  le  bot-- 
teghe  doue  habbino  a  stare  tutte  mercantie  di  panni  merciarie 
corami  rami  ferri  et  altre  simile  nelle  botteghe  murate  et  da 
murarse  secundo  che  sarà  ordinato  dalli  magnifici  signori  so- 
prastanti che  per  li  tempi  sarano  et  nel  modo  che  sarà  da  loro 
giudicato  necessario  et  la  fiera  sarà  augumentata  et  necessario 
possa  ne  debbia  far  altramente  sotto  pena  de  diece  scudi  d'oro 
in  oro  da  applicarsi  irremissibilmente  alla  fabrìca  di  detta  chiesa 
per  ciaschuno  et  ciaschuna  volta. 


Cbe  dentro  dal  serraglio  passino  stare  a  uendere 
V  ascella  salanti  et  frutti  fin  che  non  uenghi  necessita  — 

Gap:  il. 

Item  che  drento  da  detto  serraglio  possino'  stare  a  uen- 
dere finché  non  uenghi  necessita  da  douersi  fare  altre  botte- 
ghe simili  alle  predette  tutte  persone  che  ui  uerranno  a  uen- 
dere r  ascella  canepa  lino  casei  tondina  et  altri  salami  uve 


22  RICCARDO  GRADASSI-LUZt 


paìsse  frutti  et  altre  cose  comestibile  et  suolite  a  uendersi  in 
quel  luogho  però  et  spacio  che  sarà  uicino  alla  staterà  grossa 
et  publica  et  secondo  che  alla  qualità  di  dette  cose  gli  sarà 
prima  assignato  da  detti  soprastanti  come  di  sopra  et  non  al- 
tri ne  altramente  sotto  detta  pena. 


Che  ctpollt  botti  et  begonsi  ceste  altri  legnami 
et  cose  di  legname  sieno  fuora  del  Serraglio  — ^  Cap.  iij. 

Item  che  tutte  altre  robbe  come  cepoUe  botti  begonsi 
ceste  et  altri  legnami  et  cose  di  legname  debbiano  stare  fuo- 
ra di  detto  serraglio  et  per  ordine  come  chiaschuno  sarà  or- 
dinato dalli  prefati  soprastanti^  et  similmente  hosterie  macelli 
et  altri  che  uendesseno  uini  et  a  menuto  senza  fare  hosteria 
et  in  nessun  altro  luogho  se  possino  ne  debbiano  uendere 
sotto  detta  pena  come  di  sopra  da  applicarsi  per  ciascuno  et 
ciascuna  uolta. 


Che  li  soprastanti  debbiano  assignare  botteghe  et  luoghi 
et  far  stare  arte  con  arte  et  nessun  possa  fare  altrimenti  — 

Cap.  iiij. 

Item  che  detti  soprastanti  a  maggior  ornamento  et  co* 
modo  di  detta  fiera  et  de'  mercanti  et  anco  di  quelli  han- 
no da  comprare  possino  et  debbiano  deputare  et  assignare 
botteghe  luoghi  et  banchetti  a  ciascuno  che  uerra  in  detta 
fiera  in  modo  pero  che  habbla  da  stare  arte  con  arte  et  es- 
sercitio  con  essercitio  purché  da  detti  soprastanti  nell'eserci- 
tio  di  quello  bavera  a  lasciare  bottega  o  luogo  sia  prouisto 
subito  d'  un  luogo  o  bottega  et  chi  non  obedirà  casch'  in  pe- 
na ad  arbitrio  d'  essi  soprastanti  da  applicarse  come  di  sopra, 
et  nessun  possa  vendere  ne  tenere  mercamie  di  sorte  alchuna 
in  bottegha  anchorche  la  bottegha  fosse  sua  propria  ne  altro- 
ve se  prima  iion  gli  ne  sarà  fatto  expresso  assignamento  dal* 


HERA  DEL  CAMPITELLO  2$ 

r  istessi  soprastanti  et  fatto  che  sia  scritto  allibro  sotto  la  me- 
dema  pena,  et  manco  tener  banchetti  in  strade  ne  occuparle 
con  robbe  in  altro  modo. 


Che  tutti  padroni  et  locatari}  di  botteghe  et  luoghi 
ogni  anno  siano  tenuti  assignare  et  dar  le  chiavi  a  soprastanti  — 

Gap.  V. 

Item  che  tutti  locatarij  conduttori  et  padroni  delle  bot- 
teghe et  luoghi  di  detta  fiera  siano  tenuti  et  debbiano  ogn'  u- 
no  di  per  se  et  ciaschun'  anno  in  detto  tempo  che  li  detti 
soprastanti  comenciaranno  et  che  deuono  cominciare  ad  eser- 
citare ellor  offitio  hauer  assìgnato  et  dato  in  nota  a  detti  so* 
prastanti  tutte  botteghe  et  luoghi  di  qual  saranno  padroni  lo- 
catori o  conduttori  perpetuamente  o  a  tempo  et  lassarle  in  po- 
tere di  detti  soprastanti  accio  essendo  del  medemo  essercitio 
et  arte  che  possino  stare  in  dette  botteghe  e  luoghi  secondo 
el  sopraddetto  ordine  possino  et  debbiano  esserci  confirmati  o 
prouisto  a  loro  de  altra  bottegha  o  luogho  conueniente  a  lor 
essercitio  sotto  detta  pena  da  applicarsi  come  sopra* 


Che  i  luoghi  dove  s' harano  da  uendere  V  ascella  non  possino 
essere  maggiori  delle  botteghe:  —  Gap.  VI. 

Item  che  per  spatio  et  luogho  dove  se  haueranno  da  uen- 
dere r  ascella  et  altre  cose  simile  et  minute  non  se  possa  ne 
debbia  concedere  maggior  spatio  o  luogo  che  sia  una  delle 
botteghe  che  al  presente  ui  sono  fatte  et  niurate,  et  possendoce 
stare  più  d'  uno  in  detti  luoghi  o  spatii  se  debbiano  insieme 
accomodare  sino  al  numero  di  doi  et  non  più,  et  nessuno 
facci  altramente  sotto  pena  de  doi  scudi  per  ciaschuno  et  eia- 
schuna  uolta  de  chi  contrafara  et  chil' concedesse  onero  da 
chi  r  usurpasse  de  propria  autorità  da  applicarsi  come  di  soprai 


24*  RICCARDO    GRADASSl-LUZl 

Ch'  in   ciascuna  bottega  luogo   o   spatio  non   possino  stare 
più  de  dot  et  siano  del  medesimo  essercitio  —  Op.  VII. 

Item  che  in  ciaschuna  bottega  luogo  o  spatio  predetto 
non  possino  ne  debbiano  stare  se  non  doi  come  di  sopra  qual 
siano  et  esser  debiano  d' un  medesimo  esercitio  sotto  detta 
come  di  sopra  da  applicarsi  et  da  pagarsi  irremissibilmente 
cosi  dalli  mercanti  com'  anco  dalli  soprastanti  che.  ciò  faces*» 
sino  o  consentessino  et  per  ciaschuno  d'  essi  come  di  sopra. 


Che  nessuno  possa  pigliare  appisonare  ne  retenere  alcbuna 
hottegha  ne  leuar  polisino  se  non  de   licentia  de*  Soprastanti  — 

Gap.  Viij. 

Item  che  nessuno  di  detta  Città  ne  qualsivoglia  altra  per- 
sona di  qual  stato  conditione  dignità  o  preheminentia  se  sia 
ardisca  ne  presuma  in  qualsivoglia  modo  pigliare  appisonare 
condurre  locare  ne  retenere  alchuna  bottega  luogo  onero 
spatio  di  qualsivoglia  esser  sorte  et  in  quelli  alchuna  scritta 
ponere  ne  leuare  se  non  de  e^ressa  licentia  et  consenso  delli 
stessi  soprastanti  che  per  li  tempi  saranno  et  che  prima  non 
sia  scritto  alUbro  di  mano  del  predetto  notarlo  ad  instantia 
et  presentia  de  chi  li  vorrà  ancorché  fosse  padrone  principale 
di  dette  botteghe  o  altramente  come  di  sopra  conduttore  etcc. 
sotto  pena  di  dieci  scudi  d*  oro  da  applicarsi  per  un  quarto 
alli  prefati  soprastanti,  un  quarto  all'accattore  et  essequutore 
et  doi  quarti  a  detta  chiesa  come  di  sopra. 


Che  nessuno  possa  ritenere  più  d*  una  hottegha  luogho  o  spatio 
d^  un  medemo  essercitio  —  Gap.  Viiij. 

Item  che  nessuno  come   di   sopra  possa   ne   debbia   in 
detta  fiera  in  modo  alcbuno  far  ne  tenere  più  d'  una  bottega 


FIBRA  DEL  CAUPITELLO  2$ 

o  luogho  o  spatio  o  bancho  cioè  per  ciaschuno  et  medemo 
essercitio  ch'avesse  o  facesse  sotto  detta  pena  da  aplicarsi 
come  di  sopra. 

Cb^  nessuno  possa  recondurrè  ne  retenere  alcbuna 
bottega  ne  concordare  de  pisone  in  intrare  in  compagniaj^ 

Cap.  X. 

Item  che  nessuno  come  di  sopra  possa  ne  debbia  con- 
dure dare  ne  recevere  in  modo  alchuno  alch'una  bottega  in 
luogo  in  detta  fiera  ouero  altramente  concordare  d'alch'una 
pescione  ne  recondurre  da  altra  ne  con  akra  persona  che  con 
r  istessi  soprastanti  che  per  li  tempi  saranno,  ne  menor  intrare 
in  compagnia  o  in  luogo  di  altri  surrogarsi  o  farsi  subrogare 
o  d'essere  subrogato  o  posto  procuri  ne  consenta  ne  intrare 
per  uendere  o  tenerci  alch'una  cosa  da  uendere  d'altri  fuor 
de  quelli  hanno  detu  bottega  o  luogo  condotta  da  detti  so- 
prasunti sotto  pena  di  dieci  scudi  d'oro  come  di  sopra  da 
applicarsi  per  ciascuno  et  ciaschuna  uolta  et  parimente  incorra 
in  la  medema  pena  quello  che  receuesse  seco  una  o  più  per- 
sone con  qualsivoglia  quantità  o  qualità  di  robba  contra  la 
forma  delli  presenti  capitoli. 


Che  ciaschuno  possa  fare  sballare  robbe  et  retenerle  in  soprastantarìa 
finche  si  proueda  di  bottega  —  Cap.  XI: 

Item  che  ogni  uno  porterà  alcuna  quantità  o  qualità  de 
robba  in  detta  fiera  possa  fare  sballare  in  soprastantarìa  et 
iui  retenerla  finché  si  possa  prouederle  di  bottega  o  luogo, 
per  spatio  pero  di  tre  o  quattre  huore  et  più  se  parerà  ne- 
cessario et  intanto  dette  robbe  uendendose  el  padrone  de  esse 
paghi  per  pisone  d' esse  per  mezza  bottega  qual  prouento 
sia  applicato  solo  alla  detta  chiesa  per  parati  o  luminari]  o 
altre  cose  necessarie. 


26  RICCARDO    GRADASSI-LUZI 

Che  ogn'  uno  possa  stare  nelle  possessioni  contigue  alla  fiera 
purché  non  siano  con  frutti  serrate  —  Cap:  XII. 

Item  che  nessuno  possa  impedire  persona  ale'  una  che  non 
possa  liberamente  durante  detta  fiera  di  notte  et  di  giorno 
stare. in  le  posizioni  contigue  a  detta  fiera  doue  però  non 
siano  frutti  di  mela  fichi  persica  uva  et  altri  simili  frutti  ser- 
rati, et  tenerci  bestiami  et  altre  cose  a  uendere  et  a  conser- 
vare secondo  che  dalli  prefati  soprastanti  sarà  designato  et  or-  ' 
dinatOy  et  facendosi  alchuno  danno  con  bestie  si  paghi  solo 
Temendo  sotto  pena  d'aplicare  come  di  sopra. 

# 

Che  la  fiera  sia  franca  et  duri  per  dicci  giorni 
et  non  più  —  Capo  XiiI  ('). 

Item  che  la  detta  fiera  habbia  da  durare  per  dieci  giorni 
continui  da  incomenciare  alli  quindici  del  mese  di  Settembre 
et  come  seguita  da  finirse  nel  qual  tempo  a  ciaschuno  sia 
lecito  di  uenire  con  le  sue  mercantie  di  qualunque  conditione 
qualità  quantità  et  ualore  se  siano  et  condure  ogni  sorte  de 
animali  et  cauarli  anco  di  temi  per  portarli  a  uendere  in  detta 
fiera  et  in  la  medema  con  dette  fobbe  stare  permanere  uen- 
dere barattare  comprare  et  infra  detto  tempo  et  luogo  libera- 
mente et  securamente  extrahere  et  leuare  senza  alcuna  gabella 
o  pagamento  di  pedaggio  ogni  impedimento  et  molestia  della 
detta  Communità  officiali  et  sudditi  de  essa  et  d'ogni  altro 
qualsivoglia  superiore  et  particolare  persona  in  qualunque 
modo  da  darsi  per   qualsivoglia  causa  cessante  eccetto'  per 


(i)  S*  è  visto  che  l' Angeloni  estende  t  quindici  fiorai  It  dorata  della  fieri.  Ignoro 
dove  abbia  attinto  tali  notizie:  certo  si  è  che  l' arclÙTio  della  Coofrateraita  non  ha  do- 
cuoenti  che  possano  giustificare  l'eSattezM  di  tale  asserzione.  La  formula  sacramentale 
del  Capo  XiiiI  esclude  anche  l' ipotesi  di  nn  cambiamento  successivo.        


PIERA    DEL    CAMPITELLO  l^ 

r  infrascripti  casi  riservati  et  cosi  per  ogni  persona  di  qualsi- 
voglia esser  et  sia  stato  grado  conditione  o  preeheminentia 
che  verrà  per  detto  tempo  a  detta  fiera  sia  et  esser  debbia  et 
possa  uenire  stare  et  ritornare  con  tutto  quello  che  portasse 
conducesse  comprasse  et  legittimamente  leuasse  di  detta  fiera 
libera  franca  essempta  secura  da  ogni  arrestationi  molestia  et 
da  ogni  superiore  giudice  officiale  et  essequutòre  per  qualsi- 
voglia esser  debito  ciuile  facto  in  detta  Città  o  altrove  fuor 
di  detta  fiera  cosi  per  cose  camerali  Represalie  et  delitti  co- 
me ancor  per  altre  cose  particolari,  eccetto  delitti  per  li  quali 
fosse  imposta  o  uenesse  da  imponersi  pena  capitale  et  per  de- 
biti fatti  in  detta  fiera  o  obligati  pagarsi  in  essa  och'  alli  pri- 
uilegi  d'essa  fosse  renuntiato.  Possano  essere  li  debiti  da 
detti  soprastanti  summariamente  astretti  a  pagare  et  le  dette 
persone  cose  et  beni  siano  et  esser  debbiano  franche  libere 
et  essempte  come  di  sopra  et  anco  da  ogni  pagamento  di  ga- 
bella de  Entrata  uscita  et  passo  detta  fiera  durante.  Eccetto 
che  non  sia  lecito  cauar  olio  senza  gabella  suolita  et  che  le 
robbe  non  siano  state  in  fiera  almanco  doi  giorni  et  iui  con- 
servate per  quelli  ceF  haranno  portate  senza  anche  uendute  o 
possute  uendere. 


.   Che  la  fiera  non  si  possa  per  nessun'  tempo  mai  prolungare 
oltre  a  dieci  giorni  predetti.  —  Cap:  iiil. 

Item  che  detta  fiera  per  nessun  tempo  mai  se  possa  ne 
debbia  ne  per  pochi  ne  molti  giorni  prolungare  in  modo  al- 
chuno  più  del  detto  tempo  di  dieci  giorni  anchorche  li  mer- 
canti et  concurrenfi  in  essa  ne  facessino  instantia. 


2S  RICCARDO    GRADASSI-LUZI 

LIBRO  TERZO 

DBLU    PESI    ET    IfSSURE. 

Che  ciascbuno  debbia  tenere  el  peso  et  tnesura  agiustati 

et  sigillati  ^  Gap:  L 

Item  che  ciasch'  un  Mercatante  de  panni  et  ognaltro 
artefice  d' ognaltra  cosa  che  uendera  a  pesa  o  a  mesura  sia 
tenuto  et  debbia  hauere  el  passo  ouero  misura  da  detti  So- 
prastanti aggiustato  sigillato  et  lottato  col  peso  misura  sigillo 
et  bollo  di  detu  Communità  et  Chiesa  respectivamente  et 
per  huomo  a  ciò  deputato  o  da  deputarsi  qual  mesura  et  pesi 
non  possano  essere  ne  maggiori  ne  minori  di  quelli  della 
Città  di  Temi  sotto  pena  da  applicarsi  come  di  sopra. 


Che  nessuno  mesuratore  possa  mesurar'  se  prima 
non  bavera  sigillato  —  Cap:  il. 

Item  che  tutti  et  singuli  mesuratori  de  botti  et  d'  ogni 
altra  cosa  che  se  hauesse  a  uendere  misurata,  non  possano  in 
modo  alchuno  mesurare  ne  aggiustare  qual  si  uoglia  esser  cosa 
da  mesurare  o  suolita  a  uendere  a  mesura  se  prima  essi  mi- 
suratori non  haueranno  mostrata  hauer  misura  giusta  conforme 
alla  mesura  di  detta  Città  et  quella  fatta  anco  sigillare  et 
bollare  come  di  sopra  sotto  detta  pena. 

Che  nessuno  possa  uendere  ne  comprare  da  dieci  libre 
in  sopra  se  non  alla  staterà  grossa.  —  Cap  :  ni. 

Item  che  ogn'  uno  qual  uorrà  uendere  o  -comprar'  alchu- 
na  cosa  da  dieci  libre  in  sopra  sia  tenuto  et  debbia  pesare 
alla  staterà  grossa  acciò  deputata,  et  al  suolito  et  deputato 
luogho  su  detta  fiera,  et  posta  da  detti  soprastanti  sotto  detta 


FIERA  DEL  CAMPITELLO  2$ 

pena  da  applicarsi  come  di  sopra  et  la  perdita  delle  robbe 
eh'  hauerà  pesate  o  pesara  in  firaude  quali  siano  et  esser  deb- 
biano di  detti  soprastanti  et  inuentori  per  egual  portione  per 
chiasch'  uno  d'  essi. 


LIBRO  QUARTO 

DBLU  PKOVBKn  EELLA  FIERA  ('). 

Che  per  mercede  del  $u0iìare  rum  si  possa  pigliare 
pa  che  fne:(;(p  grasso  et  un  grosso  —  Cap:  I. 

Item  che  per  mercede  del  sigillare,  li  detti  soprastanti 
non  possino  pigliare  per  sigillo  di  passo  piccolo,  boccale, 
mezzo  et  foglietta  più  di  mezzo  grosso  et  per  sigillo  di  chia- 
schun  passo  longo  belancia  et  staterà  un  grosso  cioè  quattrini 
uenticinque  et  manco  secondo  ad  essi  soprastanti  parerà  uè- 
dendo  che  chi  ha  da  uendere  con  dette  mesure  de  passo  longo 
bilancia  et  staterà  habbia  poca  robba  da  uendere. 


Che  li  mercanti  di  panno 
debbiano  battere  il  Passo  longo  — *  Cap:  il. 

Item  che  tutti  et  singuli  mercanti  et  quelli  uenderanno 
panno  di  lana  di  qualsiuoglia  sorte  siano  tenuti  et  debbiano 
hauere  et  tenere  la  mesura  longa  da  doi  braccia  sigillata  come 


(i)  Athialiiiciitc  i  proTCDti  del  potteggb  (  ■asti  Hmitati  pe*  fitti  narrati  ndbt  i»- 
trodnxiooc)  ttanoo  •  beociiiio  dell'Ospedale  Civile.  Ciò  fioo  dal  tempo  io  coi  i  beni  e 
t  diritti  della  Coofraterniu  di  S.  Loda  Tennero  incorporati  alla  Gonfratemita  di  S.  Ni- 
candro  die  aTct  la  cara  dell'  Ospedale  degl'  infermi  0739  )• 


50  RICCARDO     GRADASSl-LUZI 

di  sopra  et  con  alch'  un  altra  non  possano  uendere  ne  mesu- 
rare  sotto  pena  di  dieci  ducati  d'  oro  da  applicarsi  come  nel 
capitolo  delle  fraudi  et  fraudanti  se  dirà,  per  ciascuno  et  cia« 
se'  huna  uolta  codtrafara. 


Che  si  paghi  per  ciaschuna  bottega  luogo  o  spatio 
quanto  sarà  da*  soprastanti  tassatg  —  Cap:  ni. 

Item  che  per  ciaschuna  bottega  luogo  o  spatio  s'  habbia 
da  pagare  quanto  sarà  signato  per  essi  soprastanti  nel  tempo 
di  detta  fiera  siccome  nelli  presenti  capitoli  et  secondo  eh' ad 
essi  soprastanti  per  il  signato  piacerà  di  fare  in  riscuoter  et 
esiger  et  tutto  quello  sarà  pagato  riscuosso  et  essatto  ancor- 
ché fosse  pochissima  cosa  fino  ad  un  quattrino  se  debbia  pa- 
ghare  in  mano  del  Camorlengo  et  scriuere  allintrata  d'  esso 
per  mano  di  detto  notario,  pero  che  dal  signato  non  si  possa 
ne  debbia  far  gratia  alchuna  ne  manco  si  pessa  signare  più  di 
quello  che  nelli  presenti  capitoli  sarà  espresso  tassato  o  data 
faculta  di  tassare. 


Che  nessuno  possa  esigere  più  di  quello  sarà  tassato 
ne  farsi  prestare  passi  o  pesi  —  Cap  :  uil. 

Item  che  a  nessuno  sia  lecito  pigliare  leuare  riscuotere 
o  riceuere  alch'  una  cosa  da  qualsiuoglia  conduttore  o  condut- 
tori de  qualche  se  sia  bottega  o  luogo  di  detta  fiera  cosi  or- 
dinario come  extraordinario  oltre  alia  meta  che  spetta  a  lui 
come  di  sotto  si  dira  et  secondo  si  conterra  nel  polisetto 
apposto  in  dette  botteghe  et  luoghi  et  in  ciò  se  possa  et  deb- 
bia dare  el  giuramento  et  esaminare  ogn'  uno  che  parerà  a 
detti  soprastanti  et  a  ciasch'  uno  d'  essi  ne  manco  imprestare 
ne  farsi  imprestare  passo  mesura  o  peso  sotto  detta  pena  co- 
me di  sopra  da  applicarsi  per  ciaschuno  et  ciaschuna  uolta  et 
in  ciaschuno  di  detti  casi* 


n£RA  DEL  CAMPITELLO  3X 

Che  le  pesciofti  non  si  possino  alterare 
sen:(a  el  Consiglio  o  Credenza  —  Cap:  V. 

Item  che  le  pescioni  di  dette  botteghe  et  luoghi  non  sì 
possino  ne  debbiano  per  alch^uno  tempo  mai  alterare  senza 
el  decreto  del  pubblico  et  general  consiglio  onero  della  Cre- 
denza di  detta  Citta  sotto  le  predette  pene  per  ciasch'uno  et 
ciasch'una  uolta  che  se  contrauenesse^  da  applicarsi  come  di 
sopra« 

Che  la  meta  delle  pescioni  sia  delli  padroni  delle  botteghe 
et  V  altra  della  detta  Chiesa  *^  Cap.  VI. 

Item  che  de  tutte  et  singule  pescioni  che  si  pagaranno 
dalli  mercanti  et  artefici  delle  botteghe  et  luoghi  posti  in  detta 
fiera,  la  9ieta  sia  delli  padroni  di  dette  botteghe  et  luoghi  et 
r  altra  meta  di  detta  chiesa  di  S.  Maria  del  Campitello  se- 
condo sarà  descritta  nel  polisetto  posto  dalli  soprastanti  in 
esse  botteghe  et  luoghi,  tal  che  se  li  padroni  di  dette  botte- 
ghe si  uoranno  seruire  di  quelle  per  uso  loro  secondo  la  for- 
ma delli  presenti  capitoli  siano  parimenti  tenuti  pagare  la  meta 
di  quello  sarà  signato  nel  detto  polisetto  alli  detti  soprastanti 
et  camerlengo  et  similmente  siano  et  esser  debbiano  della  detta 
chiesa  del  Campitello.  Tutte  pescioni  d'altre  botteghe  luoghi 
et  banchetti  Hosterie  Macelli  et  passi  che  si  locassino  intiera- 
mente se  non  haueranno  padroni  particolari  come  di  sopra 
cioè  dati  et  concessi  dalla  detta  fraternità  et  suoi  Deputati  a 
tal'  effetto  fino  a  terza  generatione  o  altramente  in  perpetuo. 

Che  tutte  spese  si  faranno  si  paghino  delle  intrate 
de  essa  fiera  —  Cap.  Vii. 

Item  che  tutte  et  singule  spese  qual'  se  faranno  per  detti 
soprastanti  cosi  per  il  Vitto  com'  anco  per  fuochi  et  lumi  et 


32  RICCAKDO    GRADASSl-LUZl 

altre  cose  necessarie  circa  alla  detta  fiera  et  sua  custodia  et 
per  causa  de  essa  et  essercido  di  de.tto  offitio  se  debbia  pa- 
gare delle  intrate  et  prouenti  di  detta  fiera  li  qual  lumi  et 
fiioghi  li  possano  et  debbiano  fare  et  tenere  di  notte  accesi 
secondo  a  loro  parerà  necessario. 

Cbel  guadagno  et  emolumento  della  banca 
se  diuida  egualmente.  —  Gap:  VnL 

Item  chel  guadagno  della  banca  delli  prefati  soprastanti 
et  altri  emolumenti  deputati  a  detti  soprastanti  Dottore  et 
notano  siano  et  esser  debbiano  fra  essi  tutti  comuni  et  diui- 
dere  fra  essi  soprastanti  Dottore  et  notarlo  tanto  per  egual 
portione. 


Che  per  pesatura  delle  robbe  si  paghi  quello 
che  si  pagha  in  Terni.  -—  Gap:  Viiij. 

Item  che  per  pesatura  di  qualsiuoglia  essere  robba  da  pe- 
sarsi in  detta  fiera  s'  habbia  da  pagare  quel  tanto  è  suoUto 
pagarsi  nella  città  di  Temi  al  tempo  della  fiera  di  Santa  Lu- 
cia et  è  stato  suolito  laltr*  anni  nella  predetta  fiera  del  Gam- 
piteUo. 


Che  tutti  danari  et  prouenti  della  sattera  botteghe 
luoghi  et  banchetti  uadino  in  mano  del  Camorlengo  — 

Gap:  X. 

Item  che  per  seruitio  di  detta  chiesa  di  Santa  Maria  del 
Gampitello  et  predecta  fiera  et  soprastanti  d*  essa  sia  et  esser 
debbia  un  Gamerlengo  generale  da  elegersi  et  nominarsi  in 
detta  fraternità  nel  medesimo  giorno  luogho  et  tempo  che 
saranno  eletti  et  nominati  li  detti  soprastanti  come  di  sopra , 
1'  officio  del  quale  babbi  a  durare  un  anno  intiero  et  non  più 


FIERA  DEL  CAMPITELLO  j) 

qoal  sia  idoneo  de  facilità  et  fede,  in  mano  del  quale  se  deb- 
biano mandare  et  dare  specialmente  ogni  sera  tutti  danari  che 
se  pigUaranno  dalla  staterà,  quali  danari  incontanenti  saranno 
dalli  pesatori  presi  se  debbiano  mettere  in  una  cassetta  serrata 
a  chiane  la  qua!  debbia  tenere  el  detto  camerlengo  et  detti 
danari  giornalmente  durante  detta  fiera  ogni  sera  sia  dal  ca- 
merlengo presi  contati  et  numerati  inpresentia  delli  detti  so* 
prastanti  rogato  el  notarlo  d'  essi  della  quantità  che  ui  sarà 
retrouata  et  consignata  in  mano  d'  esso  camerlengo  senza  al* 
cuna  diminutione  ne  altra  requisitione.  Et  similmente  siano 
dati  tutti  altri  danari  et  prouenti  de  pisoni  di  botteghe  luoghi 
et  banchetti  della  detta  fiera,  o  per  causa  d'  essa  et  pene  si 
pagbaranno  come  nelli  presenti  capitoli.  Et  quelli  minutamen- 
te fino  ad  un  minimo  quattrino  detti  soprastanti  debbiano  per 
detto  notarlo  farscriuere  al  libro  et  conto  di  detto  camerlen- 
go generale.  Et  di  quelli  esso  camerlengo  secondo  che  a  sue 
mano  entreranno  tenerne  buono  et  fido  conto  con  efiectuale 
restitutione  subito  finito  el  suo  officio  al  camerlengo  generale 
di  detu  chiesa  del  Campitello  che  sarà  a  lui  successore  de* 
tratte  tutte  le  spese  et  prouenti  d' essi  soprastanti,  et  ad  esso 
camerlengo  saranno  messe  in  conto  in  fine  d' essa  fiera  et  poi 
della  detta  chiesa  et  non  si  facci  altramente  sotto  le  maggior 
pene  sopra  et  infra  scrìpte  da  applicarsi  a  detu  chiesa  et  sua 
fiibrìca  per  ciaschuno  et  ciaschùna  uolta. 


LIBRO  QUINTO 

DELLE  FRAUDI  FRANATI  ET  PENE 

Che  qualunque  non  reUnera  le  rohhe  per  dot  giorni 
in  fiera  paghi  la  gabella.  -^  Gap,  L 

Item  che  tutti  quelli  passeranno  per  detta  Città  suo  ter* 
rìtorio  et  distretto  nel  tempo  di  detta  fiera  con  alchona  sorte 

Artkiwio  storico  U.  y> 


34  RlCCMtDO    GRADASSl-LUZl 

di  mercantie  o  de  animali  sieno  tenuti  pagare  la  suolita  ga- 
bella ouer  passaggio  se  dette  mercantie  et  animali  per  doi  giorni 
et  intieri  senza  hauerle  uendute  in  detta  fiera  publicamente 
non  teneranno ,  et  dette  mercantie  non  sbaliaranno  i  modo 
che  ciaschùno  per  prezzo  competente  le  possa  uolendo  com*. 
prare  et  in  modo  che  euidentemente  apparisca  non  hauerlo 
fatto  con  animo  de  fraudare  detta  gabella.  Et  qualunque  of- 
ficiale et  particolare  persona  contrafara  ipso  facto  casch'in 
pena  de  uinticinque  ducati  d' oro  da  applicarsi  alla  fabbrica  de 
detta  chiesa  et  fiera  per  doi  terzi  et  per  un  terzo  alli  sopra* 
stanti  et  essequutore  per  egual  portione. 


Che  ciascVuno  uenderà  a  peso  o  a  mesura  sia  tenuto  dare 
el  giusto  col  peso  et  mesura  sigillata.  —  Gap.  il. 

Item  che  ciaschùno  uendera  a  peso  o  a  misura  sia  tenuto  pe- 
sare et  mesurare  col  peso  et  misura  giusta  et  sigillata  et  dare 
a  ciaschùno  el  giusto  peso  et  mesura  sotto  pena  de  dieci  du« 
cati  d' oro  da  applicarsi  come  di  sopra  et  emendo  del  manco 
dato  al  patiente  in  doppio,  et  se  ciò  sarà  per  mesura  o  peso 
scarso  in  se  stesso  anco  per  non  hauer  sigillato,  una  pena  non 
si  confonda  per  T  altra,  ma  sia  tenuto  ciaschùno  a  pagare  la 
pena  per  tutti  li  delitti  commetterà  in  ciaschùno  caso. 

Che  non  si  possa  uendere  carne  £  alcuca  sorte  sen^a  licentia 

de*  soprastanti.  —  Gap:  ni. 

Item  che  nessuno  possa  ne  debbia  uendere  alcuna  sorte 
ne  qualità  ne  quantità  de  carne  ne  a  peso  ne  in  altro  modo 
senza  expressa  licentia  delli  detti  soprastanti  et  che  prima  da 
loro  non  sia  stata  uista  er  hauta  certezza  che  non  sia  carne 
di  bestia  morta  da  se  stessa  o  per  qualche  infirmila  o  infec- 
tione  sotto  detta  pena  da  applicarsi  come  di  sopra. 


FIERA  DEL  CAMPITELLO  35 

Che  nessuno  possa  uendere  una  cosa  per  un*  altra.  -—  Cap:  iiiL 

Item  che  nessuno  possa  uendere  una  cosa  per  un'  altra  in 
qual  si  uoglia  specie  et  qualità  di  robbe  o  cose  sotto  detta 
pena  et  emendo  del  doppio  al  patiente  per  ciascuno  et  cia- 
schuna  uolta  da  applicarsi  come  di  sopra. 


Che  le  pene  de  maleficij  comessi  con  arme  se  debbiano 
duplicare  et  non  gratiar  se  non  del  quarto.  —  Cap:  V. 

Item  che  tutti  et  singuli  maleficij  predetti,  eccetto  li  re- 
seruati  qual  si  commettessino  in  detto  Territorio  et  Distretto 
di  detta  città  di  Terni  con  alcuno  che  uenesse  in  detta  fiera 
nel  tempo  che  la-  dura  con  alcuna  sorte  d' arme  le  pene  se 
debbiano  duplicare  et  se  intenda  leuato  via  ogni  beneficio  ec- 
cetto che  detti  soprastanti  in  detti  et  altri  tutti  et  singuli  casi 
habbiano  auctorità  et  omnimoda  facultà  di  possere  componere 
granare  et  gratiare  respectiuamente  fino  alla  quarta  parte  et 
non  più. 


Che  li  Zengari  non  possano  stare  ne  essere 
assicurati  in  detta  fiera  ne  fuora  nel  conuicino.  Cap  :  VI. 

Item  che  nessuna  quantità  ne  qualità  o  sorte  di  Zengari  in 
modo  alchuno  possa  ne  debbia  in  tempo  di  detta  fiera  durante 
come  di  sopra  ne  per  doi  giorni  prima  né  poi  stare  di  giorno 
ne  di  notte  ne  per  poco  ne  per  assai  tempo  in  detto  Terri- 
torio ne  fuora  ne  conuicino  ne  manco  se  possino  da  detti  so- 
prastanti ne  da  altro  superiore  assicurare  ne  dare  alcima  sorte 
de  licentia  di  posser  stare,  et  dandoseli  la  licentia  sia  nulla,  et 
uenendoci  in  qual  si  uoglia  modo  possino  essere  da  ognono 
sgualisiati  et  presi  et  dati  subiio  in  mano  della  corte  et  dete- 
nuti finché  la  fiera  sia  in  tutto  finita  et  per  detti  doi  giorni 
da  poi,  et  non  procuranno  detti  soprastanti  o  alchùno   d'  essi 


3$  RICCAIDO    GRADASSl-LUZl 

a  tutto  lor  potere  la  Captura  d'  essi  Zengarì  s' intenda  incorso 
in  la  pena  de  uenticinque  scudi  d'  oro  da  applicarsi  come  di 
sopra  et  de  priuatione  del  lor  officio. 

Che  si  proceda  da  simile  a  simile.  —  Cap  :  VII. 

Item  che  in  tutti  et  singuli  casi  descrìtti  nelli  presenti  ca- 
pitoli nelli  quali  se  pfirla  de  soprastanti  et  d'offitio  loro  del- 
l' ordine  et  tempi  della  fiera,  delli  pesi  et  mesure  delle  fraude 
et  fraudati,  pene  et  premi]  spese  et  prouenti  et  altri  casi  non 
espressi  nelli  presenti  soprascrìtti  Capitoli,  si  possa  et  debbia 
per  li  soprastanti  officiali  et  altri  deputati  procedere  da  simile 
a  simile  secondo  eh'  a  detti  soprastanti  officiali  et  deputati  pa- 
rerà più  conueniente  et  a  proposito. 

Che  subito  finita  la  fiera  si  faccino  li  conti  et  conseghi 
in  mano  al  camerlengo  quanto  resterà.  —  Cap:  Vltimo. 

Item  che  detta  fiera  subito  finita  sarà,  se  debbiano  far  li 
conti  et  sallo  del  Camerlengo  soprascritto  prima  che  detti  so- 
prastanti si  partino  dal  luogho  di  detta  fiera  et  nello  ultimo 
giorno  che  la  finirà  sotto  la  pena  di  perdita  di  tutti  lor  emo- 
lumenti et  salarij  et  lintrata  se  debbia  liquidare  detratte  tutte 
le  spese  et  cosi  liquidata  se  debbia  far  scriuere  nel  sudetio  li- 
bro et  lassare  el  tutto  in  mano  del  sopradetto  Camerlengo  di 
detta  Chiesa  di  Santa  Maria  del  Campitello  con  rogito  di 
detto  notarlo  da  farsi  in  fine  del  detto  libro  dell*  atti  et  la- 
trate et  uscite  del  sallo  et  conto  fatto  et  di  quel  che  resterà 
di  guadagno  et  intrata. 

Che  Iddio  facci  sia  principalmente  sempre  a  sua  luade  et 
gloria  et  cosa  buona  utile  et  fructuosa  all'  anime  de  tutti  et 
anco  stato  et  grandezza  deUa  magnifica  Città  di  Temi.  Amen. 
Amen.  Amen.  (')• 


(i)  Stgne  il  decreto  d' approTuione  emtnato  dal  Cardinal  Vitelloeto  VitcUI,  aTcatc 
la  data,  poeu  io  fronte  alla  pcrfaaieaa,  del  giorno  u  Settembre  1567. 


IL  LIBRO  ROSSO 

DEL  COMUNE  DI  CAMERINO. 

(1207  -  1336) 


U  programma  del  nostro  periodico  non  comporta 
la  pubblicazione,  per  intero,  di  una  lunga  serie  di  do* 
cumenti:  mi  conviene  perciò  in  più  modesti  limiti 
restrìngere  la  notizia  di  un  antico  e  prezioso  codice 
d' istorìche  fonti  per  la  città  di  Camerino.  Contiene 
questo,  autenticamente  esemplati  e  copiati,  molti  pri- 
vilegi, contratti,  istromenti,  bolle,  quietanze  e  rescritti, 
che  riflettono  gli  interessi  del  comune,  e  che  a  mag* 
gior  sicurezza  e  più  valida  conservazione  raccolti  in 
un  solo  volume,  doveano  gelosamente  custodirsi  nella 
cassa  detta  delle  cinque  chiavi.  E  a  buona  nostra 
fortuna  gli  antichi  ebbero  sifiàtta  precauzione,  giac- 
ché altrimenti  quelle  carte,  nella  porzione  maggiore, 
sarebbero  già  distrutte  e  perite.  Né  V  esempio  di  tal 
diligenza  é  singolare;  che  eziandio  di  molti  altri 
comuni  si  conosce  la  medesima  solerzia  per  la  cu- 
stodia de'  più  rilevanti  documenti ,  e  per  la  cura  di 
trame  due  o  più  esemplari,  affinché  stessero  al  co- 


38  IL  LIBRO  ROSSO  DEL  COMUKE  DI  CAMERINO 

perto  da  ogni  danno  e  sorpresa.  Questi  volumi  d'  or- 
dinario venivano  appellati  i  Libri  rossi  dei  comuni, 
forse  perché  la  loro  copertura  era  di  pelle  o  di 
drappo  di  quel  colore.  Il  nostro  libro  rosso  pertanto 
esiste  ancora  neir  archivio  segreto  municipale  al  cas- 
setto T.  n.  49  ;  è  in  pergamena,  in  folio  di  cm.  40 
per  28,  con  rilegatura  in  tavola  coperta  di  marocchino 
rosso,  con  borchie  di  ottone,  abbastanza  conservato. 
La  i.^  pagina  è  bianca:  la  2.*  dovea  esserlo  egual- 
mente in  origine,  ma  poi  vi  furono  scritte  queste 
parole:  Le  castella  che  contribuisse y  con  sei  nomi  di 
terre.  Nelle  3 .'  e  4.*  sta  V  indice  delle  rubriche  €  Ista 
sunt  instrumenta  que  continentur  per  ordinem  in  pre- 
senti Registro  »  La  5.'  è  bianca,  e  la  6.*  ha  i  Nomi 
delle  terre  obbligate  a  offrire  il  pallio  e  il  tributo  di 
cera  al  Comune.  Gli  istromenti  incominciano  dalla 
pag,  7.*  e  vanno  di  seguito  :  le  pagine  non  sono 
numerate  e  lo  scritto  occupa  cm.  29  per  19. 

I  documenti  trascritti  sono  novantacinque,  dei 
quali  taluni  intercalati,  senza  numerazione,  altri  du- 
plicati, e  vanno  dal  1207  al  1336.  Ma  V  ordine  onde 
sono  disposti  e  copiati  non  é  il  cronologico,  almeno 
nella  massima  parte,  registrandosi  saltuariamente  quelli 
che  antecedono  V  anno  1297  e  serbandosi  solo  dap- 
poi la  serie  de'  tempi.  Peraltro  pubblicandone  qui  il 
Regesto  io  ho  voluto  guardare  innanzi  tutto  la  cro- 
nologia, senza  trascurare  la  nota  del  posto  che  ten- 
gono nel  codice,  per  comodo  di  chi  volesse  consul- 
tarne alcuno. 

Devesi  ancora  avvertire  che  nei  cinque  numeri 
inclusi  dal  LXIII  al  LXVII,  vengono  registrati  i 
giorni  e   i  danari   pagati  in. conto  del   prezzo   dei 


MILZIADE  SAKTONl  39 

castelli  di  Piastra  e  Fiuminata,  dei  quali  io  non  ten- 
go nota. 

In  fine  del  n.  LXXXVII  si  legge  la  memoria 
del  notato  scrittore  in  queste  parole.  Ego  Angelus 
qd.  magistri  Baroni  de  Camerino  imperiali  auctori- 
tate  notarius  et  judex  ordinarius  prout  inveni  supradi- 
cium  privilegium  et  omnia  supradicta  in  aulhentico  publi- 
cOj  ita  hic  bona  fide  sine  fraude  trascripsi  et  esemplavi.... 
et  una  cum  providis  viris  magnifico  Venantio  magistri 
Riccardi^  magistri  Ufreductii,  et  magnifico  Venantio.... 
Nuntìo  magri  Francisci  notariis  de  Camerino  diligen-^ 
ter  auscultavi.  Sub  anno  Domini  ij4^  ind.  i)  tempore 
dni.  Clementis  Pp.  Vly  die  26  mensis  septembris.  Mtum 
sub  audientia  episcopatus  dicti  dni.  Episcopi.  > 

Il  periodo  di  storia  camerinese  abbracciato  da 
questi  documenti^  é  periodo  assai  travagliato  dai  par- 
titi e  da  sventure,  anzi  dalla  massima  delle  sventure 
quale  fu  la  distruzione  della  città  compiuta  dalle 
truppe  di  Manfredi  neir agosto  del  1259.  E  raggrup- 
pando gli  avvenimenti  intorno  a  quella  funesta  data, 
potrebbe  dirsi  che  qui  leggiamo  il  proposito  nel  po- 
polo a  diventar  grande  e  potente  ;  e  dopo  la  disfatta 
gli  sforzi  a  tornare  alla  primitiva  sicurezza  e  valore. 
Donde  gli  acquisti  fatti  dal  comune  per  allargare  i 
confini  dello  stato  si  dalla  parte  dell'  Umbria  ,  che 
da  quella  della  Marca  ;  e  i  favori  accordati  alla  gente 
del  contado  per  attirarla  air  ossequio  della  città.  A 
questo  aumento  di  forza  materiale  si  fan  corrispon- 
dere le  concessioni  e  i  privilegi  che  a  sua  volta  il 
comune  sollecitava  ed  otteneva  dai  potenti  sovrani , 
fossero  di  parte  guelfa  o  ghibellina,  a  seconda  del- 
l' aura  che  air  una  o  all'  altra  fazione  lo  sospingeva. 


40  IL  LIBRO  ROSSO  DEL  COMUNE  DI  CAMERINO 

Ecco  adunque  la  somma  dei  documenti,  alcuni 
dei  quali  sono  stati  prodotti  dal  Lilii  nella  sua  HisUh 
ria  di  Camerino^  mutilati  peraltro  sempre  e  sovente 
scorretti. 


I.   Instrumentum  submissionis  castri  Belfortis. 

(  vili  ). 

Riccomamo  console  di  Belforte,  e  gli  uomini  di  detto 
castello,  promettono  a  Teobaldo  potestà  di  Camerino,  il  qua- 
le accetta  pel  comune,  di  comportarsi  come  minore  verso  il 
maggiore;  di  far  guerra  e  pace  secondo  comanderà  la  città; 
di  pagare  ogni  anno  per  ciascun  fuoco  al  i.^  maggio,  26  de- 
nari, eccettuati  i  militi,  i  figli  de'  militi,  e  coloro  che  riten* 
gono  r  onor  della  milizia,  come  pure  i  chierici  e  le  vedove. 
La  città  da  sua  parte  si  obbliga  difendere  Belforte,  come  gli 
altri  castelli  e  gli  altri  beni  del  comune. 

(  1205,  IO  octobr.  In  castro  Bdfortis,  Albrìcus  not  ). 

2.  Privilegium  concessionis  habite  ab  Octone  im- 
peratore. (  XVI  ). 

Ottone  IV  imperatore  de'  romani ,  atteso  Y  animo  de- 
voto de'  camerinesi,  conferma  le  loro  buone  e  giuste  usanze 
e  consuetudini,  le  loro  possessioni  e  tenute.  Pena  30  libre  di 
oro  puro  a  chi  recasse  molestia  o  impedimento.  Condona  i 
danni  e  i  malefici  recati  dai  camerinesi  contro  Y  imperatore  o 
r  impero  pel  castello  e  rocca  di  Pioraco. 

(  12  IO,  IV  Kal.  sept  Apud  Abatiam  S.  Salvatorìs  de  monte  Amiata» 
per  maniim  Gualtcrìi  prothonotarìi  ). 


MILZIADE  SANTONI  4I 

3.  Lictere  confirmationis  habite  a  D.  Sedis  apo- 
stolice  Legato.  (  XIX  ). 

Guglielmo  di  Beramania  cappellano  di  Onorio  III  e  le- 
gato della  S.  Sede,  sulla  petizione  di  Bonguadagno  giudice 
del  comune,  conferma  ai  camerìnesi  tutto  ciò  che  con  ragio- 
ne e  pacificamente  posseggono,  salvo  in  tutto  il  mandato 
del  Papa. 

(  1225,  non.  decembr.  Perusii»  Gentilis  Latini  not.  ).    * 

4.  Instrumentum  venditionis  castri  Antici.  (VII). 

Brandano  di  Antico  ed  Offreduccio  vendono  a  Venuto 
di  Bernardo  sindaco  del  comune,  il  Poggio  del  castello  di 
Antico ,  co'  suoi  fabbricati ,  per  devastarlo.  Sottomettono  il 
castello  alla  città,  e  ricevono  in  compenso  mille  libre,  obbli- 
gandosi Brandano  di  far  consentire  al  contratto  il  fratello 
Corrado. 

(  1251,  die  III  exeunte  mardo.  Petrus  de  Sentine  not.  ). 

5.  Item.  (  VII.  bis  ). 

Corrado  di  Antico  consente  alla  vendita  del  castello  e 
Poggio  fatta  da  suo  fratello  Brandano,  e  riceve  500  libre. 

(  1232,  5  junii.  Qmerini.  Gimbius  Bacan.  not  ). 

6.  Privilegìum  jurisdictionis  comunis  civìtatìs  Ca- 
merini, ubi  sunt  declarata  castra,  ville  et  confinia  Ca- 
merini. (  LV.  et  LXXXVII  ). 

n  cardinale  Sinibaldo  Fieschi,  rettore  della  Marca ,  con- 
cede al  podestà  e  popolo  la  cognizione  delle  cause  civili  e 
criminali;  T  esazione  degli  affitti  e  dative;  approva  gli  acquisti 
dei  castelli,  ville  ed  altro  qualsiasi.  Li  dichiara  esenti  dai  tributi 
alla  curia  romana  e  ai  nunzi,  meno  del  fitto  di  50  libre  di 
Ravenna  ed  Ancona;   e  della  procurazione   quando  la  paghe- 


42  n.  LIBRO  ROSSO  DEL  COMUNE  DI  CAMERINO 

ranno  le  altre  città   della  Marca.  Si   descrive  il  distretto   di 
Camerino,  con  tutti  i  luoghi  soggetti. 

(  i24o^  VI  KaL  febmarìL  CameriiiL  Angderìiis  not  ). 

7.  Aliud  piivilegium  super  dieta  confinnatione. 
(LX). 

Gregorio  IX  al  podestà  e  popolo  di  Camerino,  conferma 
la  concessione  del  cardinale  di  S.  Lorenzo  in  Lucina  rettore 

f 

della  Marca. 

(  i24o,  VI.  id  nurtii.  Dat  Laterani  an.  XIH  ). 

8.  Promissio  facta  per  comune  Camerini  univer- 
sitari Sefri.  (  LXU  bis  ). 

Scagno  sindaco  di  Camerino,  a  nome  del  comune,  pro- 
mette a  Paolo  di  Bartolo  sindaco  degli  uomini  di  Sefiro  di 
mantenere  e  difendere  le  loro  persone  e  possessioni,  e  fare 
per  essi  guerra  e  pace,  come  si  £u:ebbe  per  i  buoni  cittadini 
abitanti  entro  le  mura. 

(  i24o,  die  in  es.  novembr.  Raymundus  not  ). 

9.  Privilegium  confirmationis  habite  a  Frederico 
imperatore.  (XVII). 

L' imperatore  Federico  Il'considerando  la  fedeltà  e  devo- 
zione de'  camerinesi,  conferma  loro  tutti  i  beni  e  possedimenti 
e  tutte  le  consuetudini  approvate  e  vigenti,  fin  dal  tempo 
deir  avo  suo  Federico  e  del  padre  Enrico.  Condonando  le  of- 
fese e  le  colpe  contro  gli  imperiali  nunzi  e  ministri,  le  pene 
e  le  multe  contro  gli  inquisiti  e  condannati. 

(  I24a,  mense  augusti.  Apud  s.  Geminianum.  ). 

10.  Instrumentum  remissìonis  facte  comuni  per 
Robertum  de  Castellone.  (  XXXVI  ). 

Roberto  di  Castellione  vicario  imperiale  delle  Marche 
rimette  agli  uomini  di  Camerino  e  suo  distretto,  tutte  le  colpe. 


MILZUDE  SANTONI  43 

Spese  y  pene  e  danni  commessi  contro  V  imperatore  e  suoi 
nunzi.  Li  assolve  dal  pagamento  di  200  libre  dovute  al  loro 
podestà  Fr.  del  Testa  e  permette  che  in  avvenire  si  diano  ai 
podestà  per  salario  libre  300  di  Ravenna  ed  Ancona,  e  fa 
altre  concessioni. 

(  1246,  6  aprìL  Apud  Matelicam.  B.  de  Caramania  not.  ). 

11.  Privilegium  concessionìs  habite  ob  eodem 
impefatore.  (  XVIII  ). 

L' imperatore  Federico  II  riceve  nella  sua  grazia  il  co- 
mune e  gli  uomini  di  Camerino  rimettendo  e  condonando 
colpe  e  pene.  Concede  che  si  diano  ai  futuri  podestà  300  li- 
bre ravennati  e  anconitane  per  salario,  ed  assolve  dal  paga- 
mento di  libre  200  dovute  al  cessato  podestà  Federico  Testa 
di  Arezzo.  Di  simigliante  indulto  vuole  partecipi  Ancarano, 
Agolla  e  Sefro. 

(  1246,  mense  martii.  Capuae). 

12.  Privilegium  confirmationis  territoriì  de  Cafri- 
lia  et  aliorum  locorum.  (  LXII  ). 

Innocenzo  IV,  essendo  legato  della  Marca,  aveva  conce- 
dato  ai  camerinesi  Capriglia  ed  altri  luoghi  spettanti  alla  San- 
ta Sede,  ottenendone  sanzione  da  Gregorio  IX.  Ora  aggiunge 
nuova  conferma  alla  concessione  primiera. 

(  1246,  V.  id.  junii.  Lugduni.  ) 

13.  Privilegium  confirmationis  castrorum  et  di- 
strictus  Camerini. 

Innocenzo  IV  conferma  alla  città  i  castelli,  terre,  ville  e 
possedimenti  che  avea  da  trenta  anni  indietro  ;  e  nel  modo 
come  li  teneva  a'  tempi  della  discordia  fra  la  chiesa  e  Fede- 
rico imperadore. 

(  1246,  id..jim.  Lugdani.  )• 


44  n*  LIBRO  ROSSO  DEL  COMUNE  DI  CAMERtNO 

14.  Privilegium  confirmationis  ipsius  jurisdictio- 
nis.  (  LVI  ). 

Innocenzo  IV  conferma  tutte  le  concessioni  e  privilegi 
dati  quando  egli  era  legato  della  Marca,  come  più  pienamente 
apparisce  dalle  lettere  allora  spedite. 

(  1247,  n  noo.  decembrìs.  Lugduni.  ). 

15.  Privilegium  delegationis  super  confirmatione 
diete  jurisdictionis,  (  LVII  ). 

Innocenzo  IV  commette  all'  arcidiacono  di  Camerino  che 
non  consenta  a  nessuno  molestare  il  comune,  circa  le  grazie 
e  privilegi  dallo  stesso  pontefice  concessi  e  confermati:  ado- 
perando air  uopo  anche  le  censure  apostoliche. 

(  1247,  vn  id.  decembrìs,  Lugduni.  )• 

16.  Aliud  privilegium  delegationis  super  dieta 
confirmatione.  (  LVIII  ). 

Innocenzo  IV  commette  al  Priore  di  s.  Angelo  di  Pro- 
folio e  air  Arcidiacono  di  Camerino  d' impedire  qualsivoglia 
molestia  contro  il  comune,  circa  i  privilegi  ricevuti  dalla  Sede 
apostolica,  pena  le  censure  ecclesiastiche. 

(  1249,  id.  martii.  Lugduni.  ). 

17.  Privilegium  inibitionis  super  dieta  jurisdi- 
elione.  (  LIX  ). 

Innocenzo  IV  al  podestà  e  comune  di  Camerino  concede, 
che  nessuno  ardisca  molestarli  per  i  privilegi  ottenuti  dalla 
Sede  apostolica. 

(  1249,  id.  martii,  Lugduni.  ). 

18.  Instrumentum  Sindaeatus  ad  aeeipiendum  em- 
ptionem  de  eastro  Appennini.  (  XLVI  ). 

Il  consiglio  generale  di  Camerino  adunato  nella  chiesa 
di  S.  Angelo,  presente  Rodolfo  de  Bussis  vicario  del  podestà 


MILZUDE  SANTONI  45 

Accursio  de  Saviola,  delega  Scagno  a  comprare  da  Monaldesco 
Monaldeschi  la  metà  del  castello,  torre,  girone,  edifici,  borgo, 
poggio,  uomini  e  giurisdizione  di  Appennino  e  suo  distretto, 
per  il  prezzo  di  600  libre  di  Ravenna. 

(1252»  die  II  martii.  Paganellus  not  ). 

19.  Instrumentum  emptionìs  de  castro  Appenni- 
ni. (  XLVII  ). 

Monaldesco  Monaldeschi  vende  a  Scagno  sindaco  di  Ca- 
merino la  metà  del  castello  di  Appennino,  come  sopra,  addu- 
cendo  cause  e  condizioni. 

(  1252,  die  i4  martii.  Paganellus  not  ). 

20.  Prìvilegìum  declarationis  super  facto  castri 
Belfortis.  (  XX  ). 

Innocenzo  IV  scrive  all'  arcidiacono  di  Luni  rettore  della 
Marca,  che  il  comune  di  Camerino  reclama  contro  il  castello 
di  Belforte ,  per  alcuni  atti  d' insubordinazione  ;  e  che  egli 
curi  la  osservanza  dei  patti  e  convenzioni  legittime  ed  antiche. 

(1253,  II.  non.  julii.  P^rusii.  ). 

21.  Instrumentum  emptionis  facte  comuni  de  ca- 
stro Belfortis.  (  XLVIII  ). 

Giunta  d'  Albertone  vende  a  Giustizia  di  Giovanni  sindaco 
di  Camerino,  un  terreno  posto  nel  castello  di  Belforte,  dove 
è  il  cassaro,  per  il  prezzo  di  4  libr.  di  Ravenna  ed  Ancona. 

(  1256,  die  12  ioUL  In  castro  Belfortis.  Finaguerra.  not  ). 

22.  Instrumentum  emptionis  facte  a  lacobo  Pan- 
tutìe  de  casareno  ibidem.  (  XLIX  ). 

Giacomo  di  Pantuzia  vende  al  sindaco  di  Camerino  Giu- 
stizia di  Giovanni  un  terreno  in  Belforte  per  6  libr.  di  Rav. 
ed  Anc. 

(  1256^  die  12  julii.  Belfortis.  Finaguerra  not.  ). 


46  IL  LIBRO   ROSSO  DEL  COIfUME  DI  CAMERINO 

23.  Instrumentum  alterìus  emptionìs  £aicte  de  quo- 
dam  alio  casareno  ibidem.  (  L  ). 

Maestro  Accepto  curatore  di  Giacobuzia  vende  al  sudr 
detto  sindaco  un  terreno  o  atterrato  posto  in  Belforte^  per 
sei  libre  di  Rav.  ed  Anc. 

(  1256»  die  X  ex.  decembr.  Camerini .  Finagoerta  not  ). 

24.  Instrumentum  emptionis  castri  Jovis,  et  juris- 
ditionis  Plebistorini.  (  U  ). 

Ranieri  ed  Ugolino,  anche  a  nome  di  Boncontuzio  figlio 
di  Ugolino  Bonconte  vendono  e  cedono  a  Carsidonio  Bon- 
vicino  sindaco  di  Camerino,  il  poggio  ove  fu  il  castello  di 
Giove,  il  borgo  di  detto  castello,  le  fosse  fira  il  castello  e  il 
borgo,  gli  uomini  di  Giove,  di  Pievetorina  e  di  Casprìano, 
pel  prezzo  di  6000  libr.  di  bolognini  di  Ravenna  ed  Ancona. 

(  125  7,  mense  apriL  In  Rota  apud  dsprianum.  Finaguerra  not  ). 

25.  Instrumentum  remissionis  facte  comuni  per 
dominum  Anibaldum  rectorem  in  Marchia.  (XXXVII). 

Annibaldo  proconsole  romano,  nepote  del  Papa  Alessan- 
dro IV,  rettore  della  Marca,  scrive  ai  podestà  e  consigli  di 
Camerino,  Fabriano  e  Sanginesio  di  condonare  i  danni  arre- 
cati tanto  contro  le  curia,  quanto  contro  il  comune  di  Mate- 
tica; e  confermare  lor  privilegi  ed  indulti.  Di  più  restituisce 
a  Camerino  il  castello  di  Gagliole  e  la  villa  di  Aria;  ritiene 
Pitino  per  la  Sede  romana;  cassa  ed  annulla  la  convenzione 
fatta  fra  Sanseverìno  e  Matetica;  promette  ajuto  a  Sassetto 
castellano  di  Fabriano  perchè  possa  ricuperare  sue  robbe  tolte 
dai  Matelicani. 

(1258,  5  octobr.  Monticull.  Janninus  not  ). 

26.  Instrumentum  emptionis  castri  Appennini, 
Macerate  et  Piastre.  (  I.  XXII.  LI  ). 

Magalotto  Magalotti  di  Piastra  vende  a  Migliorato  Ta- 
lenti sindaco  di  Camerino  la  metà  del  castello  di  Appennino, 


MILZIADE  SANTONI  47 

cioè  della  torre  e  del  girone,  del  poggio  e  del  borgo;  il  ca- 
stello di  Macereta  ;  il  castello  del  Poggio  che  dicesi  Serra  ;  il 
castello  di  Piastra  col  poggio,  girone,  torre,  edilìzi  e  borgo; 
pel  prezzo  di  6100  libr.  di  bolognini  ravennati  ed  anconitani. 

(1259^  ^^  ^  januar.  Camerini  ;  Finaguerra  not.  ). 

27.  Instrumentum  sindacatus  ad  recipiendam  di- 
ctam  emptionem  prò  comuni.  (  XXIII  ). 

Il  consiglio  generale,  presente  il  podestà  Saraceno  Buca- 
telli  delega  il  sindaco  Migliorato  Talenti  a  ricevere  da  Maga- 
lotto  Magalotti  la  consegna  della  metà  di  Appennino,  Mace- 
reta, Piastra,  il  Poggio  e  compiere  il  contratto  concluso  col 
comune. 

(  1259,  8  januar.  Finaguerra  not.  ). 

28.  Instrumentum  promissionis  facte  per  Petrum 
domini  Magàlocti  de  castro  Appennini.  (  LII  ). 

Pietro  Magalotti  riceve  da  Bartolomeo  Bonaccorsi  castel- 
lano di  Appennino  la  torre,  il  palazzo,  il  castello  con  sue 
pertinenze  e  giurisdizione  ;  promettendo  guardarlo  e  custodirlo 
pel  comune  di  Camerino. 

(1259,  8  augusti.  Canterini.  lacobus  qd.  Bonifacii  not.  ). 

29.  Instrumentum  concessionis  facte  de  castro 
ColpoUine  et  Corvenani.  (  XL  bis  ). 

Monaldelsco  Monaldeschi  cede  a  Gentile  de  Varano  ca- 
pitano della  città,  il  castello  di  ColpoIIina  e  Corvenano;  e 
resta  assoluto  dai  danni  fatti  ai  camerinesi. 

(  1261,  31  decembris.  Camerini  in  ecclesia  s.  Venantii.  Rugerius  not). 

30.  Instrumentum  emptionis  a  domina  ymilia  de 
casareno  posito  ad  trivium.  (  XLI  ). 

Mirilia  di  Rinaldo  Bonconte  moglie  di  Matteo  d'  Uguc- 
cione  vende  a  Boncambio  Talenti  sindaco,  una  casa  posta  nel 


48  IL  LIBRO  ROSSO  DEL  COMUNE  DI  CAMERINO 

trivio  (in  margine  MorrupH)  pel  prezzo  di  i8o  libr.  di  mo- 
neta nova  corrente. 

(  1264,  die  V  ex.  aprii.  Camerini  ad  locum  Fratnim  Minorotn.  Bona- 
junta  Paganelli  not  )• 

31.  Instrumentum  emptionis  a  domino  Meliorato 
et  Gratia  de  casareno  posito  ad  trivium.  (  XLII  ). 

Migliorato  e  Grazia  vendono  al  comune  una  casa  al  tri- 
vio, per  45  libr.  di  moneta  nova. 

(  1264,  die  V  ex.  aprii.  Camerini  ad  locum  Fr.  minorunt  Bonajunta 
Paganelli  not.  ). 

32,  Instrumentum  sindicatus  hominum  Percane- 
stri  et  Ylicis,  ad  se  submictendum  comuni  Cameri- 
ni. (  III  ). 

Gli  uomini  di  Percanestro  ed  Elci^  col  consenso  di  Ra- 
nieri di  Ugolino,  si  danno  al  comune  di  Camerino;  e  promet- 
tono pagare  ogni  anno  26  danari  per  focolare  ed  un  cereo 
nella  festa  dell'  Assunta  e  di  S.  Venanzio  ;  inoltre  di  far  guerra 
e  pace  a  volontà  del  comune  e  suo  podestà,  sotto  pena  di 
mille  marche  d'  argento. 

(  1264,  die  9  julii.  In  contrada  s.  Pontiani.  Laurentius  not  ). 

3  3 .  Instrumentum  sive  lictere  remissionis  facte  co- 
muni per  dominum  Symonem  cardinalem.  (XXXVIII). 

Simone  cardinale  di  s.  Martino,  legato  del  Pontefice,  fa 
quietanza  al  podestà  e  consiglio  di  aver  ricevuto  cento  libre 
di  Rav.  censo  dovuto  alla  S.  Sede  neir  anno  decorso  e  nel 
corrente. 

(  1265,  Vm  id.  febnxarii.  Corinaldi.  ). 

34.  Instrumentum  Sindacatus  ad  submictendum 
castrum  Rocchette  comuni  Camerini  (  V  ). 

Gli  uomini  della  rocca  o  rocchetta  di  Grancìgnano,  con 
consenso  di  Ugolino  Ugolini,  promettono  soggezione    al  co- 


MILZIADE  SANTONI  49 

mune  di  Camerino,  e  un  tributo  di  26  denari  per  ogni  foco- 
lare, oltre  un  pallio  di  seta  nella  festa  dell'  Assunta  e  di  S.  Ve- 
nanzio. Essi  faranno  pace  e  guerra  a  volontà  del  podestà  e 
del  comune,  sotto  pena  di  mille  marche  d'  argento  se  con- 
traweranoo. 

(  1265,  die  IV  ex.  junio.  Rocchettae.  Laurentius  not.  ). 

35.  Instrumentum  submissionis  castri  Rocchette. 
(VI). 

Giunta  di  Berardo  Sindaco  degli  uomini  di  Rocchetta 
promette  a  Petriolo  del  Castellano  sindaco  di  Camerino  ciò 
che  si  è  stipolato  di  sopra. 

(  126$,  die  IV  ex.  junio.  Camerini  in  ecdessia  Sanctae  Mariae.  Ugu- 
linus  Clptadini  not  ). 

36.  Instrumentum  subjectionis  Percanestri  et  Yli- 
cis  facte  comuni  Camerini.  (  IV  ). 

Angelo  di  Berardo  Sindaco  e  procuratore  degli  uomini 
di  Percanestro  ed  Elei,  notifica  a  Petriolo  del  Castellano  sin- 
daco di  Camerino,  quanto  è  stato  come  sopra  stipolato. 

(1265,  die  1$  jidii.  Camerini  in  ecclessia  Sanctae  Mariae  majoris. 
Laurentius  not  ). 

37.  Instrumentum  vendictionis  Collis  s.  Marie. 
(IX). 

Fessaluto  e  Rodolfuccio,  in  nome  anche  delle  sorelle 
Bainina  e  Marsi bilia,  vendono  a  Ugolino  Cittadini  Sindaco  di 
Camerino  tutte  le  terre  del  colle  santa  Maria  (  di  Cessapalom* 
bo  )  per  100  libr.  di  Rav.  e  Anc. 

(  1266^  die  Xn  ex.  majo.  Apud  collem  s.  Marie.  Finaguerra  not). 

38.  Instrumentum  concessionis  coUis  podi!  s.  Ma- 
rie hominibus  de  Cesapalumbo.  (XXI). 

Gentile  da  Varano  podestà  del  comune,  ed  Ugolino  sin- 
daco,   concedono  il  colle  di  s.  Maria  agli  uomini    di  Cessa- 

Archivio  Storico  li.  4* 


50  IL  UOMO  tosso  DEL  COMUNE  DI  CAMEUNO 

palombo,  che  promettono  ritenerlo  per  il  comuDe  di  Ca- 
merino. 

(  1266,  die  Xn  ex.  maja  Apod  ooQem  s.  Blaiiae.  Finagoem  ooL  ). 

39.  Instrumentum  venditionis  ejusdem  coUis.  (X). 

Filippo  di  Monco  de  Cessapalombo ,  per  se  e  i  fratelli , 
vende  al  comune  di  Camerino  le  sue  terre  poste  nel  colle 
s.  Maria,  per  edificarvi  un  castello,  per  il  prezzo  di  100  soldi 
al  modiolo. 

(  1266^  die  Xm  OL  nulo.  Caiìirrini.  Finagocna  not  ). 

40.  Instrumentum  emptionis  a  Johanne  Camere- 
no  Compangi  de  casareno  posito  ibidem.  (XLIII). 

Giovanni  di  Sonante^  Camerino  di  Letulo  e  Paganello 
vendono  ciascuno  la  loro  porzione  di  una  casa  nel  trivio  per 
40  libn  di  moneta  nova  corrente. 

(  1266»  2  decembr.  CamerìnL  Boiia)imta  Paganelli  not  ). 

41.  Instrumentum  emptionis  facte  a  Bonaventura 
Thodini  de  territorio  Mercatalis.  (XLIV). 

Bonaventura  Todini  vende  a  Boncambio  Talenti  sindaco 
sette  stara  di  un  terreno  posto  in  contrada  Pianula,  per  70 
libr.  di  moneta  nova  corrente. 

(  1266,  die  2  decembr.  Camerini.  Bonajunta  not  ). 

42.  Instrumentum  emptionis  factae  a  Francisco 
Boni  de  territorio  Mercatalis.  (XII). 

Francesco  Boni  Ranieri  vende  a  Boncagno  sindaco  dieci- 
sette stara  di  terreno  nel  mercatale  per  158  libr.  di  usuale 
moneta  nova. 

(  1266,  9  decembr.  Qmerìni*  in  palatio  dni.  Gendlis  de  Varano.  Ray^ 
naldus  not  ). 


MILZIADE  SANTONI  $1 

43.  Instramentum  emptionis  facte  ab  Accursio  Ara- 
velli  de  territorio  Mercatalis.  (XIV). 

Accursio  Aravelli  vende  al  medesimo  sindaco  un  pezzo 
di  terra  ai  Mercatale,  al  prezzo  di  libr.  io  di  moneta  nova 
usuale,  per  ogni  staro. 

(  1266,  i4  decembr.  Camerini,  ibid.  Raynaldus  not  ). 

44.  Instrumentum  emptionis  facte  a  Marcovaldo 
et  Raynerio  de  territorio  Mercatalis.  (  XI  ). 

Marcovaldo  e  Ranieri  d'  Ugolino  vendono  a  Boncagno 
sindaco  un  loro  terreno  posto  nel  Mercatale,  per  io  libr.  d'u- 
suale moneta  nova,  ogni  staro. 

(  1266,  16  decembr.  Camerini,  ibidem.  Raynaldus  not  ). 

45.  Instrumentum  emptionis  facte  a  magistro  Bon- 
cangio  et  Raynerio  de  territorio  Mercatalis.  (  XIII  ). 

Boncagno  e  Raniero  Ranieri  vendono  a  Boncagno  Talenti 
sindaco,  un  pezzo  di  terra  nel  mercatale  per  io  libr.  di  mo- 
neta usuale  nova,  per  ogni  staro. 

(  1266,  16  decembr.  Camerini,  ibidem.  Raynaldus  not.  )• 

46.  Lictere  delegationis  facte  domino  Falconi  re- 
ctori  Anconitane  Marchie.  (  XXV  ). 

Gregorio  X  nomina  Falcone  di  Poggio  -  Riccardo  rettore 
della  Marca,  colle  relative  facoltà  ed  onori. 

(  1271,  II  non.  maji.  Dat  Laterani.). 

47.  Dni.  Pape  commissio  in  Ruffinum  ad  com- 
ponendum  et  ad  recipiendum.  (  XXV.  bis  ). 

Gregorio  X  nomina  Ruffino  da  Stradiliano  di  Piacenza , 
tesoriere  nella  Marca  Anconitana,  Massa  trabaria  ed  Urbino^ 
colle  opportune  facoltà. 

(  1271,  VI.  id.  aprii.  Apod  Urbem  Veterem.  ). 


* 


5  a  IL  LIBRO  ROSSO  DEL  COMUNE  DI  CAMERINO 

48.  Instrumentum  sìndacatus  comunìs  Sancii  Se- 
verini.  (LIII). 

II  consiglio  di  San  Severino  delega  Crescenzio  Migliorati 
a  pagare  al  sindaco  di  Camerino  io  mila  libr.  di  Bolognini 
di  Ancona  e  Ravenna,  nel  termine  che  stabilirà  fr.  Giacomo 
de'  Minori ,  e  di  consegnare  la  villa  e  la  pieve  di  Aria ,  Cri- 
spiero,  Fannia  o  Guardia,  Torricella  e  S.  Elena. 

1272,  die  13  febr.  S.  Severini  in  palatio  comunis.  Benvenutus  not  ). 

49.  Instrumentum  concessionis  facte  a  sindaco 
sancti  Severini,  comuni  Camerini.  (  XXIV  ). 

I  sanseverinati  con  frequenti  scorrerie  avevano  danneg- 
giato il  territorio  di  Camerino,  come  riconosce  il  loro  sindaco 
Crescenzio  di  Meliorato  ;  per  compenso ,  transazione  e  concor- 
dia, cedono  la  villa  d'  Aria ,  Crispiero ,  Torricella ,  s.  Elena, 
e  tutti  i  luoghi  di  qua  da  Potenza,  dal  monte  Crispignano, 
secondo  limiterà  fr.  Giacomo  de'  Minori.  Di  più  promettono 
pagare  io  mila  libr.  di  bolognini  di  Ravenna  ed  Ancona:  e 
per  garanzia  lasciano  in  ostaggio  i  prigionieri;  oltre  la  pena 
di  IO  mila  marche  d'  argento  se  contravverranno. 

(  1272,  die  Xin  ex.  febraario.  Camerini .  Grimaldus  not.  ). 

50.  Instrumentum  concessionis  facte  per  sindacum 
comunis  Sancti  Severini.  (LIV). 

Cresenzio  Migliorati  sindaco  di  S.  Severino  cede  al  co- 
mune di  Camerino  la  villa  di  Aria  e  la  pieve,  il  castello  di 
Crispiero ,  Fannia  o  Guardia ,  Torricella  e  S.  Elena,  in  com- 
penso dei  danni  arrecati  alla  villa  della  Costa,  Seppio,  Meccia* 
no ,  e  Mergnano  in  occasione  della  guerra  ingiustamente 
mossa. 

(  1272,  die  XIV  ex.  febr.  Camerini.  Bentevegna  not.  ). 


MIUIÀDB  SANTOLI  55 

51.  Instrumentum  quietationis  facte  comuni  Ca* 
merini  per  dnum.  Fulconem  rectorem  Marchiae. 
(  XXVI  ). 

Fulcone  da  Poggioriccardo  rettore  della  Marca,  presente 
Bernardo  eletto  di  Genova  vicario  generale  della  Marca  e 
Ruffino  da  Stradiliano  tesoriere,  fa  quietanza  al  sindaco  An- 
drea di  Bonguadagno  per  libre  io  mila  di  Ravenna,  riceven- 
done sole  duemila  e  assolvendo  pel  resto;  e  ciò  per  non  aver 
restituito  i  prigioni  di  S.  Severino  secondo  il  mandato  del 
Papa. 

(  1275,  12  decembr.  Apud  Montem  hulmi.  Benvenutus  Campello  de 
Fulgineo  not.  ). 

52.  Instrumentum  submissionis  castri  Urbisalie. 
(  XLV  ). 

Pietro  e  Rosso  di  Gualtieri  da  Urbisaglia  vendono  ai  sin- 
daci di  Camerino,  S.  Ginesio  e  Montemilone,  il  castello  e  la 
giurisdizione  di  Urbisaglia;  promettendo  ritenerlo  in  seguito 
a  loro  nome,  e  fare  secondo  i  loro  ordini  la  guerra  e  la  pa- 
ce. Ricevono  in  prezzo  2  mila  marche  di  argento;  e  si  ob- 
bligano presentare  ogni  anno  un  pallio  a  Camerino  il  giorno 
di  S.  Venanzio,  e  a  S.  Ginesio  il  giorno  di  questo  santo. 

(  1276,  die  29  octobr.  In  dstro  S.  Genesi!  ;  Pace  Monaldi  not.  ). 

53.  Instrumentum  quietationis  facte  comuni  de 
condemnatione  facta  a  comune  per  abatem  Montis 
majoris  (  XXVIII  ). 

Il  tesoriere  del  Papa  Rambatino  Piovanello  fa  quietanza  a 
Martino  da  Firenze  sindaco  di  Camerino  per  550  libr.  Rav. 
e  Àncon.  in  saldo  della  pena  di  lib.  700  cui  fa  condannato  il 
comune  da  Bernardo  Abate  di  Montemaggiore  rettore  della 
Marca. 

(  1281^  i4  Marti].  Maceratae.  Bonaventura  qd.  Ranieri  not  ). 


54        n*  uno  rosso  hel  comuke  di  cameuko 

54*  Instnimentum  emptioms  iurìsdictionis  Flu- 
minate.  (XV). 

Giacomo  e  Bolganiccio  de'  Bolgarellì  vendono  al  Sindaco 
Raniero  Talenti  i  loro  uomini  e  vassalli  di  Fiominata  in 
piena  giorisdizìone,  per  2300  libre  di  danari  Rav.  ed  Ancon. 
con  diversi  patti  e  condizioni. 

(  1282,  9.  decembrìs.  dmeriiii  in  palado  Episcopatns  airi  moratiir 
dns.  Fotcstas.  Salimbme  not  ). 

55.  Lictere  Nicolai  Pp.  IV  prò  securitate  curie. 
(  XXXVII  ). 

Niccolò  IV  al  potesti,  capitano  e  consiglio  di  Camerino 
fa  sapere  che  dovendo  recarsi  colla  curia  a  Rieti ,  lascino  li- 
beri i  passi  a  tutti  i  negozianti  della  Marca  e  di  altri  luoghi 
che  portino  a  quella  citti  biada,  vino  ed  altre  vettovaglie. 

(  1288,  V.  id.  majL  Romae  ap.  S.  Petrum.  )• 

56.  Instrumentum  concessionis  montìs  Busiti. 
(XL). 

Il  nobile  e  potente  signore  Francesco  di  Bartolo  di  So- 
mareggia  vende  a  Giacomo  Angeloni  sindaco  ogni  ragione 
ed  azione  sulla  montagna  di  Buseto,  colle  sue  selve,  pascoli, 
e  fiumi^  per  50  libre  di  bolognini  di  Ancona  e  Ravenna,  con- 
donando se  valesse  di  più. 

(  1288,  die  20  augusti.  Camerini.  Salimbene  not  ). 

5  7.  Instrumentum  quietationis  facte  dicto  comuni 
per  dnum.  lohannem  de  Colupna.  (  XXVII  ). 

Giovanni  Colonna  rettore  della  Marca  dichiara  buona  la 
quietanza  fatta  per  cento  marche  di  argento  da  Simone  teso- 
riere di  S.  Chiesa,  al  Sindaco  di  Camerino  che  pagò  anche 
per  i  comuni  di  Recanati,  Cingoli,  Montecchio,  Macerata,  To- 


MILZIADE  SAinrOKl  $$ 

lentino,  Sanginesio  e  Belforte,  multati  per  armate  scorrerìe  e 
depredazioni  fatte  di  conserva  nel  territorio  di  Spoleto. 

(  1288,  20  septembr.  Montis  hulmi.  Benincasa  not  ). 

58.  Instrumentum  si  ve  lictere  remissionis  facte 
de  offitialibus  qui  flierunt  Perusii.  (  XXXIX  ). 

Raimondo  vescovo  di  Valenza  rettore  della  Marca  assolve 
i  camerinesi  per  aver  ricettato  Berardo  da  Varano,  Gentile 
Bonafede  ed  altri  inquisiti  per  ragione  di  ufficio  tenuto  a  Pe- 
rugia. 

(1292,  5  junii.  Maceratae). 

59.  Instrumentum  generalis  remissionis  facte  co- 
muni per  eumdem  rectorem*  (  XXXII  ). 

Raimondo  vescovo  di  Valenza  rettore  della  Marca  libera 
ed  assolve  il  barone  di  S*  Miniato  podestà,  e  Rainuzzo  sin- 
daco di  Camerino,  da  tutte  le  censure  e  pene  riportate  dal 
comune  per  decreto  del  cardinale  Simone  del  titolo  di  S.  Mar- 
tino legato  della  Marca,  eccettuata  la  multa  di  duecento  mar- 
che d*  argento  pel  fatto  di  Santa  Anatolia  e  Castel  S*  Maria, 
del  quale  pende  tuttora  la  causa. 

(  1292,  2  septembr.  Camerini.  Andrea  de  Setia  not.  ). 

60.  Instrumentum  quietationis  facte  per  dnum 
Raymundum  rectorem  Marcine.  (  XXXI  ). 

Gli  abitanti  del  castello  di  Matetica  avevano  occupato  la 
rocca  di  S.  Maria  in  monte  spettante  ai  camerinesi.  Questi 
unitisi  agli  uomini  di  Tolentino,  S.  Ginesio,  Macerata,  Mon- 
tecchio^  Cingoli,  Fabriano  e  Belforte  si  portarono  contro  Ma- 
telica  usando  rappresaglie  e  recando  gravi  danni.  Il  rettore 
della  Marca  Raimondo  assolve  e  libera  da  qualunque  penalità 
incorsa  tutti  costoro,  sulla  promessa,  che  richiesti  porteranno 
le  armi  contro  i  nemici  della  Chiesa. 

(  1293,  2)  ]anuar.  Cinguli.  Andrea  de  Sena  not.  ). 


' 


$6  IL  LIBRO  ROSSO  DEL  COMtTNE  DI  CAMÌERmO 

6i.  Instrumentum  quietationis  facte  per  dominum 
Raymundum  rectorem  Marchiae.  (  XXIX  ). 

Raimondo  rettore  della  Marca,  attesa  la  fedeltà  degli  uo- 
mini di  Camerino,  S.  Ginesio,  Sarnano  e  S.  Anatolia,  li  quieta 
ed  assolve  dalla  condanna  di  50  mila  marche  d'  argento,  e  più 
di  altre  mille,  pena  di  una  rubberia  a  danno  di  alcuni  pesa- 
resi. Rimette  qualsivoglia  penalità  per  danni  e  delitti  commes- 
si, in  specie  all'  occasione  della  guerra  con  Matelica,  Gagliole 
e  S.  Severino;  e  dell'edificazione  a  loro  danno  del  castello 
di  Terraimondo;  purché  si  paghino  ad  Orlandino  Pagani  da 
Lucca  tesoriere  tre  mila  fiorini  di  oro. 

(  1293»  18  decembr.  Macerate.  Andreas  de  Tincosis  not.  ). 

62.  Instrumentum  quietationis  &cte  per  Orlandum 
thesaurarium  in  Marchia.  (  XXX  )• 

Orlandino  Paganello  tesoriere  dichiara  ricevere  da  Fran- 
cesco Cresci  Sindaco  di  Camerino ,  tre  mila  fiorini  di  oro , 
dovuti  per  la  composizione  fatta  dal  rettore  della  Marca  Rai- 
mondo di  Valenza;  ed  altre  50  libre  Ànc.  e  Rav.  invece  di 
cinque  soldati  imposti  al  comune,  per  l'esercito  della  Chiesa 
contro  Cingoli. 

(  1294,  8  augusti.  Montehulmi.  Steph.  Bucolini  noL  ). 

63.  Absolutiones   late   prò  comuni   per  dominum 
Jacobum  de  Asmeria.  (  XXXV  ). 

Giacomo  dall'Aquila  giudice  generale  della  Marca  cassa 
ed  annulla  qualunque  sentenza  e  pena  a  danno  del  comune, 
per  la  ragione  di  guerra  e  saccheggio  al  castello  di  Matelica 
e  suo  territorio. 

(  1295,  31  januarìi.  Montishulnu  ). 

64.  Instrumentum  quietationis  a  Donato  libertini 
de  CIIII  fior,  et  den.  VI.  fior.  (  LXVIII  ). 

Donato  libertini  mercante  fiorentino  fa  quietanza  aPuc- 


MILZIADE  SANTONI  57 

ciarello  di  Rainaldo  Bonvicini  Sindaco  di  Camerino  per  1836 
fiorini  di  oro  in  saldo  di  fiorini  2600  dovuti  dai  comune. 

(  1296,  18  febniar.  Perusii.  Salimbeoe  not  ). 

65.  Instrumentum  absolutionis  fate  tempore  do- 
mini Ofredutii  de  Montorio  potestatis  de  subspen* 
sione  Vengiati  dicti  furis.  (  LXIX  ). 

Nicola  Giandonati  di  Pistoia  tesoriere  della  Marca  riceve 
da  Offreduccio  da  Montorio  di  Narni  podestà  di  Camerino  e 
da  altri  suoi  officiali  fiorini  40,  pena  di  aver  preso,  carcerato 
e  condannato  un  chierico. 

(  1296,  26  junii.  MonthulmL  Nigrus  de  Plaza  not  ). 

66.  Instrumentum  absolutionis  facte  de  cogendo 
clericos  ad  solutionem  dativarum.  (  LXX  )• 

Nicola  tesoriere  suddetto  riceve  fiorini  io  di  oro  dal  sin- 
daco Federico  Maggiore,  in  pena  di  aver  costretto  i  chierici 
della  città  e  distretto  a  pagar  collette,  dative,  contro  le  costi- 
tuzioni del  Marchese. 

(  1296,  26  junii.  Monthulnù.  Nigrus  de  Plaza  not  ). 

67.  Lictere  delegationis  facte  domino  Rogerio  de 
Placentia  in  Anconitana  Marchia.  (  XXXIII  ). 

Bonifacio  Vili  con  due  bolle  delega  Ruggero  proposto 
di  S.  Antonio  di  Piacenza,  suo  cappellano,  a  recarsi  nella 
Marca  con  amplissime  facoltà;  e  ne  dà  notizia  ai  dignatari  ed 
officiali  ecclesiastici  e  secolari. 

(  1296,  XV  Kal.  decembr.  Romae  apud  s.  Petrum  ). 

68.  Instrumentum  quietationis  facte  comuni  per 
eumdem  dominum  rectorem.  (  XXXIV  ). 

Ruggero  Catia  proposto  di  Piacenza  comanda  ad  Ugoli- 
no d'Amelia  podestà  di  pagare  entro  dieci  giorni  240  fiorini 


58  It  LIBRO  ROSSO  DEL  COUUNE  DI  CAMERmO 

di  QTO  per  composizione  e  transazione  di  ogni  pena  incorsa 
pel  fitto  di  Rocca  s.  Maria  e  Matetica. 

(  1297,  12  maituL  Maceratac.  Peregrìniis  de  ìéatàni  noL  ). 

69.  Aliud  instrumentum  quietatìonis  per  eumdem 
rectorem.  (  XXXIV  bis  )• 

Ruggero  medesimo  riceve  da  Pietro  Bonifazi  Sindaco^  a 
nome  del  comune  di  Camerino  e  dell'università  deUa  Serra 
Petrona,  240  fiorini  d'  oro,  in  saldo  di  molte  e  più  gravi  pe* 
ne  ivi  designate. 

(  1297,  20  martiL  Maceratae.  lac  -  Ioaimis  de  Tuderto  not  ). 

70.  Instrumentum  procurationis  domini  Symonis 
de  Perusio  ^d  quietandum  comuni  Gunerìni  super 
quodam  debito  contracto  Perusii.  (  LXXI  ). 

Bonifacio  di  Simone  di  laconis  da  Perugia  costituisce 
procuratore  suo  figlio  Masseo  per  richiedere  e  ricevere  da 
Conforto  Biondi  di  Camerino,  diverse  somme  di  danaro  do- 
vute dal  comune. 

(  1297,  16  janiiarìi.  Burgi  S.  Sq>ulchrì.  Blasius  Massei  deAgello  pe- 
nisiiio  ). 

71.  Instrumentum  quietationis  facte  per  ipsum 
procuratorem  Amialutium  super  dicto  debito.  (l-XXII). 

Masseo  di  Bonifazio  di  Simone  de  laconis  de  Perugia 
procuratore  di  Bonifacio  suo  padre  fa  quietanza  a  Conforto 
Biondo,  di  200  fiorini  d*  oro,  e  di  altre  somme,  per  obbliga- 
zioni del  comune. 

(  1297,  18  januarìL  PerusiL  Acto  Uguictioois  not  >. 

72.  Instrumentum  quietationis  factum  per  domi- 
num  Conterium  de  Eugubio.  (  LXXUI  ). 

Canti  Gabrielli  da  Gubbio  nomina  suo  procuratore  Da* 


MILZIADE  SAKTOKI  S9 

urello  Cafiagi  nella  causa  col  comune   di    Senigaglia   e  Ca- 
merino. 

(  1299,  8  decembrìs.  Eugubii.  Angelus  Massei  not  ). 

73.  Instrumentum  quietationis  de  pretio  Fiumi- 
nate.  (  LXXIV  ). 

Borgaruccio  di  Ranuzio  di  Burgarello,  e  Datarello  pro- 
curatore di  Canti  da  Gubbio  nipote  di  detto  Borgarello,  fan- 
no finale  quietanza  a  Mro.  Mercenario  camerlengo  del  comu- 
ne di  Camerino  per  1150  libre  Rav.  e  Anc.  per  gli  uomini 
e  i  vassalli  di  Fiuminata,  ceduti  con  ogni  giurisdizione. 

(  1290,  18  decembrìs.  Camerml.  Pace  Munaldi  not.  ). 

74.  Instrumentum  quietationis  facte  per  dnum. 
Canter  de  Eugubio.  (  LXXV  ). 

Datarello  Cafiagi  procuratore  di  Canti  Gabrielli  dichiara 
aver  fatto  ratificare  la  quietanza  di  222  libre  di  Ravenna  da 
esso  ricevute,  da  Mro.  Mercenario,  per  residuo  di  debito  del 
comune  di  Camerino. 

(  1299^  18  decembr.  dmerini.  Pace  Grimaldi  not.  ). 

75.  Instrumentum  quietationis  facte  per  Sindicum 
civitatis  Fulginii.  (  LXXVI  ). 

Mro.  Giacomo  da  Foligno  notaro  del  rettore  della  Marca 
riceve  da  Mro.  Mercenario  di  Macerata  camerlengo  del  co- 
mune di  Camerino,  18  fiorini  di  oro,  per  alcune  scritture  di 
assoluzione  di  scomunica,  e  cancellazione  di  bandi. 

(  1300,  26  aprìlis.  Maceratae.  Franciscus  Grìxii  de  Camerino  not.  \ 

76.  Instrumentum  absolutionis  facte  per  rectorem 
Marchie.  (  LXXVIIl  ). 

David  da  Ferentino  vicario  generale  della  Marca  libera 
il  comune  dalle  pene  meritate,  per  essere   stato   condannato 


60  IL  LIBRO   ROSSO   DEL  COMUNE  DI  CAMERINO 

dal  podestà  un  chierico  a  morte,  ricevendo  150  fiorini  di  oro. 

(1300,  IO  maji.  Montehulmi.  Petrus  de  Alatro  not  ). 

77.  Instrumentum  absolutionis  facte  per  rectorem 
Provincie  Marchie.  (  LXXIX  ). 

Matteo  da  Rieti,  rettore  della  Marca  libera  alcuni  citta- 
dini multati  per  mille  libre  Anc.  e  Rav.  per  ognuno,  ricevendo 
soli  fiorini  150  di  oro,  ed  assolvendoli  nel  resto. 

(1300,  II  maji.  Montehulmi.  Petrus  de  Alatro  not  ). 

78.  Instrumentum  quietationis  affictus.  (LXXVII), 

Nicola  Gualtieri  di  Ancona  tesoriere  della  Marca  riceve 
dal  comune  libre  50  per  corrisposta  annua  di  un  affitto. 

(1300,  26  majL  Maceratae.  ). 

79.  Instrumentum  pactorum  habitorum  cum  Bo- 
naventura Massei.  (  LXXX  ). 

Bonaventura  di  Mosè  giudeo  di  Camerino  riceve  dal  co- 
mune 500  libre  per  quanto  deve  avere,  giusta  l'arbitrato  dei 
capitani  delle  arti  e  di  nove  discreti  uomini  eletti  dal  con- 
siglio. 

(  1300,  5  julii.  Camerini.  Jacobus  de  Eugubio  not  ). 

80.  Instrumentum  tractatus  de  factis  domini  du- 
cis  Spoletani  ducatus.  (  LXXXI  ). 

Bernardo  da  valle  Godorio  rettore  del  ducato  di  Spoleto, 
ritenuto  che  i  Vissani  non  solo  hanno  frodato  la  chiesa  di 
molti  tributi,  e  negato  i  debiti  ;  ma  hanno  di  più  favorito 
gli  Spoletini  ribelli,  prestando  loro  soccorso  e  favore  contro 
la  Santa  Sede,  invoca  V  ajuto  della  città  di  Camerino  e  dei 
comuni  alleati  ad  essa,  quali  sono  specialmente  Ancona,  To- 
lentino, San  Ginesio  e  Sarnano. 

(  1313,  25.  octobrìs.  Fulginii.  ). 


MILZIADE  SANTONI  él 

8i.  Instrumentum  emptionis  facte  de  territorio 
castri  Raimundi.  (  LXXXU  ). 

Compagnuccio  Brodetti  da  Camerino,  vende  al  comune 
e  per  esso  a  Gelachino  Monaldeschi  da  Orvieto  capitano,  tutto 
il  territorio  in  contrada  Rotabella  e  Lapidosi,  in  cui  è  fab- 
bricato il  castello  di  Raimondo,  col  primo  e  secondo  fosso  e 
r  adiacente  terreno,  per  360  libr.  Anc.  e  Rav. 

(  1318,  29  martii.  Camerini.  Thomas  lacobi  not.  ). 

82.  Instrumentum  emptionis  facte  de  dicto  terri- 
torio. (  LXXXIII  ). 

Andreola  di  Ruguzio  Paganelli  vende  la  sua  porzione  di 
beni  in  Rotabella  e  Lapidoso,  dove  si  è  edificato  il  castello  di 
Raimondo,  per  160  lib.  Anc.  e  Rav. 

(1318,  31  martii.  In  castro  Agelli.  Thomas  lacobi  not.  j. 

83-  Instrumentum  submissionis  ville  Cese  distri- 
ctus  Camerini.  (  LXXXIV  ). 

Gli  uomini  delle  Cesi  adunati  nella  chiesa  di  s.  Calisto 
eleggono  loro  procuratore  Paoluccio  Accorroni  perchè  dichiari 
al  podestà  e  capitano  di  Camerino  che  1'  università  e  gli  uo- 
mini di  Cese  ab  antiquo  appartenevano  alla  giurisdizione  di 
detta  città,  e  testé  indebitamente  se  ne  sono  sottratti;  e  pro- 
metta nuovamente  soggezione  e  fedeltà,  obbligandosi  di  recare 
tutti  gli  anni  un  pallio  di  seta  nella  festa  di  s.  Venanzio  e 
26  denari  per  ciascun  fuoco. 

(  1322,  II  martii.  Cese  ....). 

84.  Instrumentum  ratificationis  diete  submissio- 
nis. (  LXXXV  ). 

Altri  uomini  delle  Cese  e  della  Rocchetta  ratificano  la 
stipolazione  precedente. 

(1322,  22  martii.  Cese.  Torellus  Palmeroni  de  Rocchetta,  not  ), 


62  ÌL  uno  tosso  DEL  COMUHE  DI  CAMERINO 

85.  Quedam  liaere  mìsse  prò  parte  rectorìs  Mar- 
chie.  (  LXXXVI  ). 

Bertrando  arcivescovo  Ebredunen.  nunzio  della  Sede  apo- 
stolica nella  Marca  dichiara  che  per  gli  statuti  da  lui  pubbli- 
cati non  si  reca  pregiudizio  alle  leggi  e  consuetudini  del  co- 
mune di  Camerino;  e  da  fiicoltà  di  eleggere  a  podestà  ed 
officiali  persone  della  città  e  distretto. 

(  1336,  20  septembrìs.  EagubiL  ). 

E  poi  la  soscrìzione  del  notaro  Angelo  di  maestro  Barone 
chiude  il  Libro  rosso.  Seguono  però  di  altra  mano  altri  due 
documenti  aggiuntivi  in  epoca  più  tarda,  e  sono  bolle  papali 
di  Gregorio  XI  e  di  Boni£icio  IX. 

Gregorio  XI  concede  a  Giovanni  e  Gentile  di  Berardo  da 
Varano  le  terre  di  Tolentino  e  San  Ginesio  ed  altri  castelli 
e  potesterie  tolte  al  loro  germano  Rodolfo  in  pena  di  aver  ade- 
rito alla  lega  maledetta  dei  Fiorentini  (1377.  IF.  KaLfebr.). 

Bonifacio  IX  assolve  Gentile  di  Berardo  da  Varano  dalla 
pena  di  ribellione  contro  la  Chiesa,  annullando  ogni  processo 
e  bando  a  suo  danno,  e  gli  restituisce  gli  antichi  diritti  e  pri- 
vilegi. In  fine  della  bolla  vi  sono  i  nomi  de'  complici  nella 
fellonia,  e  dei  castelli  e  ville  restituite.  (  1390.  XFL  Kal. 
aprii.  ). 


Milziade  Santoni. 


LE  CONSTITUTIONES 
MARCHIAE    ANCONITANAE 

BIBLIOTECNICAMENTE    DESCRITTE 
IN  TUTTE  LB  LORO  EDIZIONI  (') 


X. 


1522. 


CONSTITUTIONES  MARCHIE 

anconitane  noviter  emendate  :  cum  additionìbus 

novissimis  usque  in  presentem  diem: 

V3    Additiones 

Domini  epi  Tiburtini   |   Sixti  pape  quarti   |    Dni 
Agnelli  vicari)   generalis  |  Innocenti]  pape  octavi  | 
Domini  Cotonensis  (sic)  |  Dni  Antoni]  de  Sancta  Ma- 
ria I  Dni  Evangeliste  bagarocti  |  Alexandri  pontificis 
Sexti  I  Dni  cardinàlis  Sancti  Georgi]. 

Questo  titolo  leggesi  nel  dritto  della  prima  carta,  cioè 
F.i*  nel  cui  verso  F,i**  comincia: 

a  Tabula  primi  libri  constitution.  Mar- 
cine Anconitane. 


(1)  Continaazioiie  V.  Voi.  I.  Fase.  I.  pag.  Sa  -  99. 


64  FILIPPO  tAFFAELU 

della  qual  tavola  la  prima  parola  della  prima  colonna,  essendo 
a  due  colonne  per  pagina,  è  —  ATTERA  vicariaius  — . 
Questa  tavola  del  primo  libro  è  seguiu  da  quella  degli  altri 
libri,  ed  in  calce  della  seconda  colonna  del  F.  4.^  si  trova  la 
parola  FINIS.  A  questo  duerno,  inarcato  A,  siegue  con  quin- 
terno segnato  egualmente  A,  con  la  sola  diflerenza  che  V  A 
del  duerno  è  in  carattere  gotico,  come  tutte  le  altre  segna- 
ture del  libro,  mentre  VA  del  quinterno  è  in  carattere  ro- 
mano, il  che  ha  dato  luogo  a  supporre,  che  il  quinterno  sia 
stato  aggiunto  posteriormente.  Detto  quinterno  comincia  al 
dritto  della  prima  caru  F.  5/  colle  parole 

Tabula  utilis  et  novissima  in  pluribus  |  decisi- 
va singulorum  que  Ubique  in  |  loto  volumine.  S.  Con- 
stitutio  I  num  M,  Anchonitane  |  Comprehendun- 
tur.  ►J*. 

Tiene  dietro  nel  verso  carta  A.  F.  5.** 

Fabius    vngarius     Spoletinus:     Cosmo     Blan- 
chino  Veronefi  S.  D. 

POTUISSEM  equidem  candidissime  COSME,  et 
dum  istic  prudentum  interpretationes  in  leges  audie- 
bam  I  Summulas  istas  ocius  imprimendas  ad  te 
dare.  Verum  tanta  animum  invaserat  avaritia  utpote  | 
utpote  (sic)  mihi  commodissimas  |  non  secus  quam 
rarum  atque  unicum  thesaurum  visceribus  scrimorum 
reconditas  [  bue  usque  suppreserim  quod  etsi  rei  pre- 
cium ac  dignitas  exigebant  :  Visum  tamen  est  decen- 
tius  publicae  potius  Utilitati  et  authoris  Amplissimo 
nomini  consulere.  qui  corporis  admirabili  et  ingenii 
magnitudine  incredibili  huiusce  patriae  ornamentum 
vivit.    Tu  igitur   pulchram   absolutamque   operis   fa- 


coNSTrrunoNES  marchiae  65 

ciem  :  non  ut  pictores  in  peius ,  sed  ut  soles  vera 
manu  tua  referes  adamussim.  Ita  q  recti  Judices: 
insignes  patroni:  clientes  miseri  omnisque  prouincia 
plurimum  debere  fateantur.  Quorum  laboriosa  tempo- 
ris  jactura  per  huiusmodi  capita  rerum  brevissima  so* 
latio  multo  repleta  est.  Vale.  Ex  umbrìe  metropoli. 
Kl  Juliis  MD  •  XXII. 

Nel  dritto  della  carta  Ali  (F.*)  hawi  altra  lettera  coti  la 
seguente  intestazione  — 

D,  Perhieronymus  Garoforus  Spoletanus. 
Fabio  Ungario  conterraneo  Juris  prò  |  fessori  Ce- 
leberrimo. S.  D.  I  Accepi  studiosissime  Fabi  etc. 

la  quale  lettera  prende  linee  15  del  foglio  lettera  A,  e  questa 
è  seguita  dalla  tavola  che  meglio  potrebbe  dirsi  repertorio  od 
indice,  in  cui  sono  disposti  i  vari  libri  per  ordine  alfabetico,  e 
che  termina  al  verso  del  A,  cioè  F.  14.^  1.  1%  cui  succede  la 
seguente  sottoscrizione  tipografica. 

a  FINIS  I  Impressum  Perusie  apud  Leonem:  ope- 
ra et  I  industria  Cosmi  Veroneii,  cognomento  |  Bian- 
chini. Anno  Domini.  M.  D.  \  xxij.  Die  vero,  xxv, 
mensis  |  Septembrìs.  ^ 

Ai  dritto  della  carta  15  (  e.  num.  i  )  (a)  hanno  comin- 
damento  gli  Statuti,  in  testa  ai  quali  leggesi 

a  Liber  constitutionum  sancte  matris  ec  |  de« 
sic  etc. 

Tali  Statuti  sono  stampati  in  carattere  gotico  a  due  co- 
lonne, e  divisi  in  sei  libri  terminano  alla  F.  107.  (  e.  num. 
92  )  ultima  carta  stampata,  mentre  F.  107.^  è  bianca. 

Archivio  Storico  II.  $. 


66  FaiPPO  RAFFÀELU 

Il  Manzoni  sebbene  nel  registrare  questa  Edizione  nel- 
la sua  Bibliografia  Sututaria  (')  abbia  letteralmente  ripro- 
dotto r  articoletto,  che  ad  istanza  di  lui  ne  fece  V  egregio  Bi- 
bliotecario di  Perugia  Prof.  Adamo  Rossi,  ciò  non  pertanto 
volle  allargarne  la  descrizione  con  aggiungervi  di  suo,  tanto 
da  fare,  come  gii  notammo  al  N.  m,  un  bisticcio  con  V  altra 
edizione  perugina  del  1502  a  lui  sconosciuta,  e  da  lui  igno- 
rata, come  da  altri  bibliografi;  ricordata  però  dall' Aw.  Raf- 
faele Foglietti  (').  Il  Manzoni  dopo  di  aver  detto  che  questa 
edizione  perugina  del  1522  »  è  in  foglio,  molto  rara,  di  cui 
«  vide  un  esemplare  mutilo  al  fine,  nella  Biblioteca  comunale 
«  di  Perugia,  aggiunse  che  tale  edizione  la  trovò  anche  mi- 
a  nutamente  descritta  nelle  schede  del  dotto  De  Batines,  che 
«  ebbe  tra  mano  l'esemplare  posseduto  dall' Aw.  Gennarelli 
e  di  Roma,  che  sembra  fosse  perfetto,  giacché  il  De  Batines^ 
a  nota,  che  alla  fine  del  volume  vi  è  la  seguente  sottoscri- 
«  zione  del  tipografo  —  Impressum  p  FranciscU  Baldassaris  bi^ 
«  bliopoU  de  Perusio  —  Anno  Domini  Mcccccij.  Die  xxij.  Mar- 
«  tij  —  ».  Il  buon  Manzoni  non  si  avvide  del  porro  che  an- 
dava a  prendere  con  dimenticare  la  sottoscrizione  tipografica 
riportata  poche  linee  sopra  —  Impressum  Perusie  apud  Leonem 
opera  et  industria  Cosmi  Veroneh,  cognomento  Bianchini  An. .  •  • 
M.  D.  xxij  — ,  e  col  dar  luogo  a  quella  dell'  Edizione  Mcccccu, 
come  se  le  due  date  si  spettassero  ad  una  sola.  Sia  pure  che 
quandoque  bonus  dormitat  Homerus,  ciò  non  ostante  dovea  fer- 
marlo la  distanza  di  venti  anni  che  passava  da  una  data  all'  al* 
tra,  ed  i  nomi  dei  due  diversi  stampatori;  cosi  dovea  avve- 
dersi della  diversità  del  formato,  mentre  l' esemplare  della  edi- 
zione del  M.  D.  xxij,  esistente  nella  Biblioteca  Comunale  di 
Perugia  da  non  molti  anni  acquistato  dal  Rossi  a  Parigi,  non 
è  in  foglio  ma  in  4.^  maj.  g.  eh:  e.  Sign.  et  ff.  n.  a  /•  //  2. 
Col.  U  44. 


(t)  Voi:  I.  Parte  U.  pag.  Sg, 
(a)  Op:  cit.  pag«  37, 


CONSTITUTIONES    MARCHIAE  6^ 

Detto  di  questa  Edizione,  credo  pregio  del  mio  lavoro  di 
aggiungere  una  qualche  notizia  intorno  al  Tipografo  Cosimo  di 
Bernardo  soprannominato  Bianchirlo  del  Leone,  di  cui  l'illustre 
e  venerando  Bibliotecario  della  Capitolare  di  Verona,  Mons. 
Giamb.  Carlo  Conte  Giullari  poco  ne  disse,  e  questo  per 
manco  di  documenti  non  esatto,  nel  suo  — *  Saggio  Storico  e 
Letterario  della  Tipografia  Veronese  (').  —  Dichiariamo  peraltro, 
che  noi  per  non  vestirci  delle  penne  del  pavone,  in  ciò  fa- 
cendo, riferiremo  in  parte  quanto  intomo  a  questo  tipografo 
ne  ha  lasciato  scritto  e  stampato  il  diligentissimo  Sig.  Adamo 
Rossi  nelle  citate  sue  —  Nuove  ricerche  sopra  V  arte  tipografica 
in  Perugia  durante  il  Secolo  XV  e  la  prima  metà  del  Secolo 
XVI  —  ('),  delle  quali  ci  auguriamo,  anzi  gli  facciamo  calda 
preghiera,  a  volerne  continuare  la  pubblicazione  che  sin  dal 
1868  lasciò  interrotta  a  pag.  64  del  testo,  e  72  dei  documenti. 

«  Perugia  deve  la  seconda  tipografia  nazionale  al  vero- 
«  nese  Cosimo  di  Bernardo  di  Varrone,  altrimenti  il  Bian- 
€  chino,  al  qual  soprannome  più  tardi  si  aggiunse  l'altro 
«  del  leone  per  un  singolare  officio,  eh'  egli  qui  lungamente 
a  ritenne.  Verso  la  metà  del  febbraio  1497  regalato  il  co* 
«  mune  di  due  lioncelli  dal  magnifico  e  generoso  condottier 
a  d'  armi  Giampaolo  Baglioni,  la  Signoria  sollecita  affidarne 
«  ad  alcuno  la  custodia  ed  il  governo,  credette   il   Bianchino 

e  uomo  da  ciò  e  gliene  diede  l' incarico  col  salario 

«  vitto  in  palazzo e  casetta   assegnatagli   ad   abitare 

ff  presso  la   stia.    Da   questa    casetta volgendo 

«  r  anno  1 5 1 3  si  vide  pendere  V  insegna  di  un  leone,  posante 
«  la  destra  branca  anteriore  armata  di  spada  sopra  un  monti- 
«  ticello  di  libri.  Il  guardiano  della  belva  era  divenuto  tipo- 
ff  grafo,  ed  i  volumi  di  sua  stampa,  tra  quali  tengono  il  prì« 
e  mo  luogo  certe  curiosità  letterarie  di  subbietto  o  religioso 
«  od  erotico,  si  dissero  impressi  al  leone 


(1)  Verona  —  MerlOi  1871.  in  8.0  gr.  pag.  73. 
(3)  Pag:  61 


6%  FIUPPO  RAFPAELLI 

I  libri  stampati  con  il  suo  nome  al  Leone  «  intorno  al  1525 
«  scemano,  finché  dopo  il  27  vengono  affatto  a  mancare  •  •  •  • 
fl  Ad  un  tratto  però  nel  1532  Cosimo  Bianchino  riappare  edi- 

«  tore ,  ma  nel  maggio  1536  le  annuali   ordì- 

ff  nanze  di  pagamento  per  la  custodia  dei  leoni  cominciano  a 
e  recare  in  luogo  del  nome  di  lui,  quello  dei  figli  ed  eredi, 
<  ciò  vuol  dire  che  Cosimo  Bianchino  usci  di  vita  tra  questo 
«  ed  il  maggio  dell'  anno  precedente.  » 

Una  parola  ancora  ci  sarebbe  piaciuto  qui  dire  intomo  al 
giureconsulto  Spoletino  Fabio  UngariOy  di  cui,  come  abbiamo 
osservato,  una  lettera  diretta  al  Bianchino,  alla  carta  5.^  di  que- 
sta edizione  perugina  delle  Costituzioni  Egidiane,  1522,  viene 
riportata.  Riuscite  però  vane  la  nostre  molte  e  replicate  ri- 
cerche daremo  luogo  invece  a  quanto  il  Minervio  ci  ha  la- 
sciato scrìtto  nel  secondo  Libro  —  De  rebus  gestis  atque  an^ 
tiquis  Monumentis  Spoletì  —  dell'  altro  Spoletino  Piergirolamo 
Garofolo,  del  quale  in  questa  istessa  edizione  delle  Costituzioni 
della  Marca,  vediamo  alla  carta  6,  (  A  ii  )  altra  lettera  indi* 
rizzata  a  Fabio  Ungario.  Tale  estratto  dal  Minervio  dobbiamo 
alla  cortesia  del  dotto,  e  benemerito  Istoriografo  di  Spoleto, 
Barone  Achille  Sansi,  al  quale  vogliamo  rese  pubbliche  e  so- 
lenni azioni  di  grazie. 

«  Petrus  leronymus  Garopholus  vtr  popularts  et  honestis  pa- 
«  rentibus  natus^  staturae  adeo  procerae  atque  immanis  fuit,  quod 
a  in  omni  hominum  caetu  semper  eminenter  cerneretur;  sed  corpo- 
«  ris  magnitudinem  virtute  aequavit.  Latinis  literis  hic  optime 
«  institutuSf  ex  eloquentia  gloriam  reportavit.  Reipublicae  Spoleti- 
«  nae  diu  amator  fuit ,  causas  deinde  et  quamplures  gravissimas 
«  egit,  et  inde  popoli  gratiam  paravit.  Seditiosus  fuit,  et  contra 
«  nobiles  semper  stetit.  In  patria  tanto  fuit  ut  primus  inter  onh 
e  nes  habitus  sit.  Gloriabatur  nil  detrimenti  rempublicam  Spoìtti- 
t  namy.se  vivente  oc  consulente ,  a  duobus  exercitibus  cepisse.  * 
Il  Garofolo  fiori  specialmente  sotto  i  Pontificati  di  Leone  X., 
Adriano  VL,  e  Clemente  VII.,  e  le  sue  azioni,  confortate  da 
documenti,  sono  poste  in  luce  dal  sopralodato  Barone  Sansi, 
nella  seconda  parte  della  lodatissima  sua  Storia  di  Spo- 
leto. 


COKSTlTUnONES    MARCHIAE  69 

VI. 
1524. 

In  nomine  Sancte  et  individue  trinitatis: 
Constitutionum  editaram  per  Reverendissimum 
Patrem  et  Dum  D.  Aegidium  Epm  Sabi- 
nensem,  Apostolicae  Sedis  Lega- 
ta, et  Dini  Papae  Vicarium 
Liber  prìmus  incipit 

Prohemium 

Se  questa  rarissima  edizione  viene  ricordata  dal  Manzo* 
ni  ('),  dal  Berlan  ('),  dal  Foglietti  Q)^  ed  accuratamente  nel 
titolo  soprariferito  registrata  dall'  illustre  Prefetto  degli  Archi- 
vi di  Stato  di  Bologna,  Cavaliere  Dottore  Carlo  Malagola 
nella  Nota  II  —  L*  Arte  Tipografica  in  Faen:(a  —  inserita  a 
pag.  34  della  sua  interessantissima  memoria  —  Di  Sperindio 
e  delle  Cartiere ,  dei  Carro:^:(ieri  ^  Armajoli^  Librai,  Fabbrica'^ 
tori  e  Pittori  di  Vetri  in  FaenT^a  sotto  Carlo  e  Galeotto  Mah" 
fredi  (  1468  -  1488  )  (^)  ,  nessuno  mai  ne  ha  porta  una  mi- 
nuta ed  esatta  descrizione  bibliografica,  quale  sono  io  oggi  in 
grado  di  presentare  per  benevola  cortesia  dell'  egregio  biblio- 
grafo faentino  Angelo  Ubaldini,  al  quale  pubblicamente  rende 
distinti  e  cordiali  ringraziamenti. 


(1)  Op:  dì:  Voi.  I.  Parte  i.  pag.  17. 

(a)  Statuii  Italiani  —  Saggio  bibliogrqfieo  etc:  con  giunte  di  Niccolò  baroni 
e  di  altri  Letterati  italiani  etc:  Venezia,  tip.  dal  Commercio  1858  in  8.0  pag.  3, 

(3>  Op.  dt.  pag.  23  nota  (34)  ^  P>g:  40»  nou  Ut). 

(4)  liodena,  tip.  di  G.  T.  Vincenzi  e  Nipoti  1883  in  8.0  —  Estratto  dagli  — 
Atti  e  Memorie  della  R,  Deputazione  di  Storia  patria  per  le  Provincie  di  Romagna 
^  m  Sarìt.  Voi.  L  Fase.  V. 


^0  FILIPPO  RAFFAELLl 

La  presente  edizione  è  in  foglio  di  carte  59,  delle  quali 
56  sono  numerate  soltanto  recto  con  numeri  romani,  e  3  non 
numerate.  La  prima  carta  numerata  recto  contiene  il  soprari- 
ferito titolo,  con  il  Pi-oemio,  con  il  principio  dei  sei  Libri 
delle  Costituzioni  i  quali  occupano  5 1  carte,  numerate  recto  e 
versoy  e  la  cinquantaduesima  recto  soltanto  ;  nella  stessa  carta 
poi  verso  cominciano  le  Additiones  Nove,  che  giungono  in  prin- 
cipio della  cinquantesima  terza  verso,  nella  quale  incominciano 
le  Additiones  Sixti  Quarti  Pontificis,  che  occupano  recto  quasi 
tutta  la  carta  cinquantesima  sesta,  in  fine  della  quale  stanno 
le  seguenti  note  tipografiche: 

Expliciunt  Constitutiones  Marchiae  Anchonitanae 
cum  non  nuUis  ad  |  ditionibus,  cura  et  impensis  Ma- 
gnificae  Coifiunitatis  Fauentinae,  |  per  lohannem  Ma- 
riani de  Simonetis  Cremonesem  in  eadem  |  Civitate 
Fauentina  impressae.  Anno  Dominicae  incarna  |  tio- 
nis  M .  D .  XXIIII .  Die  Decima  Aprilis.  Cle  |  mentis- 
simo Clementi  Septimo  Pont.  Maxi  |  mo  imperante, 
Pontificatus  sui  |  Anno  Primo    |  ►J*  |  . 

Siegue 

Registrum 

ABCDEFGH 

Quatemiones  omnes,  praeter  H  qui  est  Duernìo 

La  medesima  carta  numerata  cinquantesima  sesta  verso 
è  bianca.  Vengono  in  fine  le  tre  carte  non  numerate  conte- 
nente r  Indice  delle  Costituzioni. 

Esemplare  di  questa  pregevole  edizione  conservasi  nella 
Comunale  Biblioteca  di  Faenza,  e  trovasi  unito  con  cucitura 
e  rilegatura  al  seguente  non  meno  raro  Volume  degli  Statuti 
Faentini ,  pure  in  foglio,  non  registrato  dal   Bonaini ,  appena 


COKSTlTUnONES    MARCHIAE  7I 

ricordato  dal  Berlan  ('),  non  esattamente  descritto  dal  Man- 
zoni (*),  ma  accuratamente  indicato  dal  Malagola  (').  Noi  lo 
diamo  come  ci  venne  illustrato  dal  diligentissimo  ed  egregio 
Sig.  Ubaldini  (0- 

Magnificae 
Civìtatis  Faventie  Ordinamenta  Novis- 
sime recognita  et  reformata:  ac  in  lucem 
edita  Regnante  Sanctissimo  in 
ypo  patre  et  Dno  Noro  D. 
Clemente  Papa 
Septimo . 

È  questo  Libro,  come  abbiamo  già  avvertito,  in  foglio, 
composto  di  72  carte  numerate  soltanto  recto  con  numeri  ro- 
mani, .  e  di  4  non  numerate.  La  prima  delle  numerate  forma  il 
frontespizio,  il  quale  consiste  in  una  incisione  in  legno,  che 
rappresenta  nella  parte  superiore  a  destra  S.  Apollinare ,  e 
S.  Pietro,  a  sinistra  S.  Paolo  e  S.  Terenzio^  e  nel  mezzo  la 
B.  V.  Maria  col  Bambino.  Ai  lati  sono  colonette,  e  nella  parte 
inferiore  lo  Stemma  della  S.  Sede  fra  lo  stemma  di  Faenza 
ripetuto.  £  si  bella  questa  incisione,  che  il  Prof.  Argnani  la 
giudicò  disegnata  dal  pittore  faentino  G.  B.  Bertucci  il  seniore. 
Nel  vano  lasciato  nel  centro  della  incisione,  è  stampato  il 
soprariportato  titolo. 

Sieguono  49  carte  numerate  le  quali  contengono  il  proe- 
mio, e  Sette  Libri  degli  Statuti  di  Faenza.  Nella  metà  supe- 
riore poi  della  settantunesima  prima  carta  recto  stanno  le  Addp- 
fiones,  e  nella  metà  inferiore  le  seguenti  note  tipografiche  = 


(1)  Op:  cit:  p«g:  37. 

(s)  Op:  dt.  Voi.  I.  Parte  I.  pagg.  17,  18. 

(3)  Op:  cit:  pag:  35. 

{4;  Lettera  16  Marzo  1884. 


^2  FILIPPO  RAFFAELLI 

Expliciunt  Statuta,  cura  et  impensa  Magnifi- 
we  Comunitatis  Fa  |  ventiae ,  per  Ioanem  Mariani 
de  Sìmonetis  Cremonensem  |  in  eadè  Qvitate  Fa- 
uentina  impressa.  Anno  Dominicae  |  incarnationis. 
M.  D.  XXVII.  Die  xxiiij  Dece  |  bris.  Clementissimo 
Clementi  Septimo  Pont.  |  Maximo  imperante.  Ponti- 
ficatus  sui  I  Anno  quarto. 

Siegue 

Registrum 

ABCDEFGHIK. 

Quatemiones  omnes,  praeter  K  qui  est  Duernìo. 

La  carta  verso  è  bianca.  Indi  viene  la  carta  settantesima  seconda 
che  recto  porta  il  fine  del  libro  settimo  degli  Statuti ,  errore 
posposituìfty  come  ivi  si  legge;  il  verso  è  bianco.  Vengono  final- 
mente le  quattro  carte  non  numerate,  nelle  prime  tre  delle 
quali  recto  e  verso^  e  nella  quarta  recto  soltanto  (  essendo  an- 
ch' essa  bianca  verso  )  si  trova  V  Indice. 

Queste  due  ben  rare  edizioni  uscirono,  come  abbiamo  già 
visto  y  dalla  officina  tipografica  di  Gio  :  Maria  Simonetti  di 
Cremona,  che  a  quanto  scrive  V  egregio  Sig.  Cav.  Malagola  (') 
fu  il  primo  ad  introdurre  T' arte  della  stampa  a  Faenza 
nel  1525. 

Crediamo  di  fare  cosa  grata  ai  nostri  lettori  ed  ai  cultori 
di  bibliografia  dare  di  questo  fortunoso  tipografo  tutte  quelle 
notizie  che  ci  vennero  cortesemente  favorite  dal  bibliografo 
Sig.  L.  Zapponi  di  Pavia  con  grazioso  foglio  del  3  Mag- 
gio 1884. 


(1)  Op:  cit:  pég:  34. 


COHSTlTUnONES     MARCHIAE  73 

«  Da  ricerche  fatte  già  da  qualche  tempo,  io  son  venuto 
«  nell'  opinione  che  il  Nostro  (  G.  M.  Simonetta  )  sia  nipote 
«  o  pronipote  del  famoso  Cicco,  che  fii  segretario  di  France- 
e  SCO  Sforza.  Il  Cicco  era  Calabrese,  ma  raccomandato  dallo 
«  Zio  Angelo  Simonetta  allo  Sforza,  visse'a  questo  carissimo, 
«  insieme  col  fratello  suo  Giovanni.  £  nota  la  fine  del  pò- 
«  vero  Cicco,  decapitato  nel  Castello  di  questa  Città  (  Pavia  ) 
«  ad  opera  di  Bona  e  di  Lodovico  il  Moro  nel  1480.  Gio- 
«  vanni  che  col  fratello  era  stato  imprigionato,  messo  in  libertà 
e  fu  confinato  a  Vercelli.  Ai  figli  di  Cicco  e  Giovanni  fu  con 
«  salvacondotto  dell'  11  Settembre  1479  concesso  di  poter 
e  recarsi  ad  abitare  nei  domini  dello  Stato  Sforzesco ,  dove 
€  loro  paresse  meglio. 

«  Nel  decreto  di  confisca  dei  beni  di  Cicco  sono  accen- 
fl  nate  case,  che  questi  possedeva  a  Cremona  :  beni  pure  vi 
«  ebbe  Giovanni,  da  cui  io  farei  discendere  il  Nostro.  Nelle 
«  famiglie  celebri  del  Litta,  all'  albero  genealogico  del  Simo- 
«  netta,  non  è  fatta  menzione  di  Giovanni  Maria,  ma  io  in- 
e  clino  a  credere  ad  una  omissione,  dipendente  forse  dal  fatto 
€  che  non  si  era  il  Nostro ,  come  gli  altri  fratelli ,  reso  insi- 
«  gne  nella  prelatura,  nei  consigli  o  nelle  armi.  U  Arusi  nella 
«  sua  —  Cremona  UieratOy  parlando  di  Giovanni  fratello  di  Cicco, 
H  dice:  Ioannes  Simonetta ^  seu  Ceuhi  celeberrimi^  apud  omnes 
ff  cbronographos  frater,  natione  Calaber ,  inter  cives  Cremonenses 
e  hoc  anno  (  146J)  una  cum  fruire  adscriptus  et  in  Collegium 
e  Notariorum  receptus  est,  qnum  hic  degeret  in  vicinia  S.  ApoU 

w  linaris Per  quel  che  ho  detto,  resta,  per  conto  mio, 

e  fuor  di  dubbio  V  appartenenza  del  Nostro  alla  famiglia  Ca- 
e  labrese.  Quando  poi  sia  nato,  io  veramente  non  so,  e  certo 
1  molto  difficile  riuscirà  a  saperlo. 

«  Fu,  come  Ella  sa  meglio  di  me,  stampatore  a  Faenza, 
«  in  cui  diede  alla  luce  nel  1523  — Auscultationes  in  parvam 
«  artem  Galeni  — ,  di  Antonio  Cittadini  faentino,  edizione  che 
«  il  Deschamps  non  conosceva  prima  che  il  Cotton  non  gli  ap- 
«  prendesse  che  esistevane  una  copia  nella  Boldejana  di  Oxford, 
ff  edizione  del  resto  che  il  Mangeto  cita  nella  sua  -*-  BibUo- 
«  theca  Scriptorum   medicorum  —  Voi.  I.  Parte  2.  pag.  6o. 


74  FILIPPO  tAFFAEEXl 

«  Ma  questo  il  Deschamps  non  era  obbligato  a  sapere,  tanto 
«  più  che  il  Mangeto  visse  e  scrisse  un  secolo  e  mezzo 
prima.  » 

«  Nel  1524  die  aUaluce  —  coHsmvnoNBs  marchub  ah^ 

<  CHONTTAMB  i»  civitate  fovmHna  ùnpressae  —  Anno  dommicat 
«  incarnationis  MDXXIIII  die  decima  Aprilis. 

e  Poi  —  NICOLAI  PETRi  Opus  de  immortalitaie  animorum  — 

<  In  fine  —  Ioannes  Maria  ex  Simonettis  Crenununsis  impri^ 
e  mebat  Faventiae  Anno  Domini  M.  D.  XXV.  XIIL  Col  N(h 
e  vembris. 

e  Inde  —  oRDOiAMiESTA  fnagnificae  cmitaHs  FauenHae  -— 
e  In  fine  dei  quali  leggesi  :  — «  Explidunt  Stahita^  cura  et  im- 
«  pensa  magnificae  Comunitatis  Fauentinae.  Per  Ioannem  Ma- 
e  riam  de  SìmoneHs  Cremonensem  in  eadem  dvitaie  Fauentina 
e  impressa.  Anno  Dommicae  Incarnaiois  MJ).XXVIII  (1J28J. 
€  Die  XXIII  Decembris.  Q). 

«  Bujo  pesto  poi  riscontro  dal  1529  al  i539« 
ff  E  qui  mi  permetto,  egregio  Sig.  Marchese,  di  aprire 
fl  una  parentisi.  Visse  in  Pavia  nella  prima  meti  del  Secolo 
«  XVI  Ambrogio  Teseo  de' Conti  d'Albonese,  uomo  dottissi- 
e  mo,  conoscitore  di  molte  lingue.  Natura  piuttosto  solitaria, 
«  chiusesi  a  vita  claustrale  nel  famoso  Monastero  di  S.  Pie- 
«  tro  in  Ciel  d'oro  di  questa  Città.  Chiamato  a  Roma  du- 
«  rame  il  Pontificato  di  Giulio  II  nel.  15 12  al  tempo  del 
«  Concilio  indetto  dal  Papa  in  opposizione  al  Conciliabolo 
«  che  cinque  Cardinali  avevano  scismaticamente  raccolto  in 
«  Pisa,  ebbe  agio  di  conoscervi  molti  illustri  prelati  stranieri, 
«  e  di  dar  saggio  di  sua  conoscenza  nelle  lingue  orientali 
<r  specialmente  nel  siro -caldaico.  Partitosi  di  là  il  1521,  rien- 
cr  trato  nella  sua  quiete  a  Pavia,  fu  alla  fine  del  1526  chia- 
«  mato  a  Ravenna  pel  Sinodo  de'  suoi  correligiosi.  Ma  presa 


(s)  Cr«diaiiio  eqoivocatt  dal  Zapponi  questa  data,  poiché  tanto  nella  daacriiione 
di  questa  stampa  porta  dal  Sig.  Cav:  Malagola,  quanto  in  quella  favoritaci  dal  Sig.  U- 
baldini,  la  date  segna.  M.  D.  XXVII.  Die  XXuì)  Decemtrit. 


CONSTITUTIONES    MARCHUE  75 

ce  Pavia  dalle  armi  francesi  nel  1527,  tutto  vi  fu  manomesso 
e  saccheggiato.  La  raccolta  dei  libri  caldei,  siri,  armeni, 
ebraici  da  lui  fatta  con  tanto  intelletto  d'amore  fu  sper- 
duta ;  persino  la  tipografia  del  Monastero  sperperata.  S' im- 
magini quanto  l'Ambrogio  ne  fosse  corrucciato.  Non  ebb« 
il  coraggio  di  tornare  in  patria.  Passò  da  Ravenna  a  Ferrara 
e  a  Venezia,  dove  s' incontrò  col  Bomberg  celebre  tipografo 
ed  editore  orientalista.  —  E  forse  qui  che  egli  conobbe  il 
Nostro,  da  Faenza  probabilmente  venuto  sulla  laguna,  in 
cerca  di  lavoro,  dopo  aver  venduto  tutta  la  suppellettile  per 
la  tipografia.  L' Ambrogio  Albonesi  che,  ingegnosissimo,  aveva 
fatto  una  raccolta  di  caratteri,  ed  egli  stesso  ne  aveva  fusi 
per  r  opera  sua,  lo  chiamò  a  Pavia  nel  Monastero  di 
S.  Pietro  in  Ciel  d'  Oro  ove  nel  1539  stampò  la  famosa 
opera  —  AMBROSII  THESEI  EX  COMITIBUS  AL- 
BONESn.  Inrtoductio  in  chaldaicam^  linguatriy  Syriacatn  atque 
àrmenicam  et  decem  alias  linguas.  Characterutn  differentium  aU 
phabeta,  circiter  quadragintay  et  eorumdem  invicem  conformatio 
Mystica  et  cabalistica  qun  plurima  scitu  digna.  Et  descriptio 
ac  simulachrum  (  sic  )  Phagati  Afranii.  —  In  fine  —  Excu^ 
debat  Papiae  Ioannes  Maria  simoneta  Cremonen.  In  Canonica 
Sancti  Petri  in  Coelo  aureo  SUMPTIBUS  et  TYPIS  Aun 
toris  libri  Anno  a  Virginis  Partu  IS39'  ^^^*  Martii.  —  Del 
Nostro  qui  in  Pavia  non  conosco  altra  edizione  certa. 

«  Si  crede  che  poi  passasse  a  Piacenza.  Negli  Statuti  di 
quella  Città  si  legge  in  fine  :  —  Paulo  III  Pont.  Max.  Se- 
dente. Uberto  Card.  Gambara  Cispadanae  Protnnciae  Legato. 
Almae  civitatis  Placen.  Statuta.  Impressioni  opere  Io.  Mariae 
Simonetae  tradita.  M.  D.  XLiij  ab  ìncarnatione.  —  Qui  non  è 
indicato  il  luogo  di  stampa,  non  è  detto  che  il  Nostro  fjc- 
cudebat  o  imprimebat^  ma  semplicemente  che  gli  Statuti  e- 
rano  tradita  impressioni  opera  I.  M.  S.  Se  egli  fosse  stato 
veramente  Stampatore  con  officina  propria  non  si  sarebbe 
«  soscritto,  come  fece  nelle  edizioni  faentine,  e  come  vedre- 
a  mo,  in  quella  di  Napoli,  e  non  avrebbe  detto  egli  stesso 
r  excudebat  o  imprimebat  in  modo  da  non  lasciar  dubbio  ?  Non 
«  pare  a  Lei  che  sia  editore,  più  che  altro?  Finché   io   non 


I 


76  FILIPPO  RAinPAELU 

«  conosca  se  altri  libri,  omessi  gli  Statuti,  abbia  impresso  in 
«  Piacenza,  resto  nell^  opinione  che  in  questa  ultima  città  non 
«  si  sia  recato  mai  e  che  degli  Statuti  abbia  curata  la  stampa 
€  qui  in  Pavia  stessa.  Né  farà  meraviglia,  sapendosi  che  la 
«  prima  edizione  di  essi,  condotta  verso  la  fine  del  Secolo  XV 
a  è  incertissimo  a  quale  stampatore  appartenga,  non  essen- 
«  dovi  indicazioni  né  di  luogo  né  di  tipografo,  e  la  edizione 
«  posteriore  a  questa  degli  stessi  Statuti  fu  fatta  a  Brescia 
e  nel  1560. 

a  Dal  1543  al  1556  non  é  a  mia  cognizione  l'apparimento 
«  di  alcun  opera  edita  dal  Nostro.  In  quest'anno  poi  trovo 
«r  nelle  mie  note:  —  Martirani  Coriolanu  Tragaediae  Vili  • .  •  • 
<  Comaediae  U  —  in  fine  :  —  lanus  Marius  Simonetta  Crtmo- 

«  nensis   Neapoli  excudehat  Mense   majo 

«  MDLVL  —  Qui,  come  Ella  vede,  il  nome  si  cambia.  Non 
a  é  probabile,  che  invece  di  Giovan  Maria  Simonetta  sia  que^ 
«  sto  il  figlio  di  lui?  .  •  • » 

Noi  incliniamo  a  credere,  che  lanus  Marius^  sia  proprio 
il  medesimo  che  Ioannes  Maria^  essendo  chiaro  il  cognome, 
la  patria,  mentre  a  quel  tempo  che  tutto  si  voleva  paganizzare, 
ossia  dare  la  forma  classica  dal  paganesimo,  i  nomi  cristiani 
si  cambiavano  accademicamente  in  pagani;  quindi  Giovanni 
(Ioannes)  diventava  lanus  o  lulianus;  Maria,  Marius;  Petrus, 
Pierius;  Marcus,  Mercurius  ut.;  e  la  mitologia  prendeva  posto 
anche  nelle  cose  più  sacre.  Quindi  Mani  erano  le  Anime  del 
Purgatorio;  Vestali,  le  Monache;  Fato,  la  Providen:(a;  Cristo,  fi- 
gliuolo di  Giove  etc:  A  noi  adunque  sembra,  che  Giovanni  Ma^ 
ria  Simonetta  seguendo  l'andazzo  del  tempo  volesse  in  quella 
circostanza  mettere  il  nome  accademico.  Lasciamo  il  decidere 
al  non  men  cortese  che  dotto  Sig.  Zapponi,  a  cui  rinnoviamo 
infiniti  e  cordialissimi  ringraziamenti,  ed  a  cui  sapranno  grado 
i  cultori  degli  studi  bibliografici  per  le  soprariferite  notizie 
che  ci  favori. 


CONSTlTUTtONES    BCARCHIAE 


77 


VII- 

1540 

CONSTITUTIONES  |  MARCHIAE  | 
ANCONITANAE    | 

Noviter  ab  omnibus  erroribus  atque  mendis  ex- 
pur  I  gatae  cum  Additionibus  antiquis.  Novissimae  | 
autem  quaedam  novae  additiones  adiaectae  |  fuerut 
usq.  in  pntem  die,  praesertim  |  lulii  II  et  Pauli  III 
SQ  Pont,  f*  quae  nunqua  alias  ab  ullo  |  typographo  im- 
pressae  fuerunt. 

Più  in  basso  nel  mezzo. 

—  Eme  candide  lector  et  fruere  — 


Sotto  a  due  colonne. 

Domini  Epi  Tiburtini 

Sixti  Papae  quarti 

Dni  Agnelli  vicarii  gnalis 

Innocentii  Papae  octavi 

Dni  Coronensis 

Dni  Antoni  de  seta  Maria 

Dni  Evagelistae  Bagorocti 

Ancora  più  in  basso. 


Alexandri  Pontificis  Sexti 
Dni  Cardinalis  seti  Georgi! 

Costitutiones  novae 
Julii  Papae.  IL 
Clementis.  Papae.  VII. 
Leonis  Papae.  X. 
Pauli  Papae,  IH. 


M ' D  •  XXXX  • 

Questo  titolo  parte  in  carattere  rosso,  e  parte  in  nero  è 
dentro  una  corniciatura.  Si  veggono  ai  lati  emblemi  militari: 
nella  parte  superiore  entro  corona  di  alloro  sorretta  da  due 
putti  assisi  sopra  basamento  di  fabrica  che  costituisce  il  fondo 


1 


78  FILIPPO  RAFFAELLl 

del  quadro,  si  vede  la  figura  di  un  uomo  togato  che  pog- 
gia la  destra  sovra  libro,  nel  cui  piatto  sono  le  lettere  M.  T. 
C.  (Marcus  Tullius  Cicero  J^  a  destra  un  guerriero  coronato 
d'  alloro  con  lo  scettro  in  avanti  sopra  cavallo  a  tutta  corsa. 
Dietro  un  soldato  tenente  vessillo,  .nel  cui  mezzo  le  lettere 
S.  F.  (  Severus  Flavius  ?  );  a  manca  altro  guerriero  dietro  al 
quale  nel  muro  della  fabrica  retrostante  sono  le  lettere  A.  C. 
(  Annihal  Cartaginensis  J.  Sparse  nel  suolo  sono  spade,  elmi 
e  scudi.  Nella  parte  poi  posteriore,  nel  mezzo  si  trova  un 
guerriero  assiso  sovra  massi,  sorreggendosi  in  sulla  spada,  li- 
na larga  ferita  ha  nella  coscia  destra:  è  in  atteggiamento  sup- 
plichevole: il  suo  elmo  è  in  terra,  ove  poggiato  al  masso  tro- 
vasi un  cartello  con  le  Iniziali  F.  M.  (  Fabius  Maximus  ?  ) 
A  destra  di  lui  si  scorge  un  guerriero  laureato  con  lo  scet- 
tro in  mano  pure  in  avanti  sopra  cavallo  andante.  Dietro  a 
questi  in  una  targa  fissa  ad  un  tronco  d'  albero ,  leggonsi  le 
lettere  l.  C  (  Julius  Caesar  ).  Dall'  altra  banda  altro  guer- 
riero paludato  con  elmo  in  testa,  e  dietro  a  lui  pure  in  tronco 
d' albero  appesa  una  targa  con  le  lettere  A.  M.  (  Alexander 
Macedo  ). 

Il  verso  di  questa  prima  carta  è  bianco.  Al  dritto  della 
seconda  segnata  }^.  ii  incomincia  una  prefazione  che  è  segui- 
ta dalla  tavola,  la  quale  termina  al  dritto  della  sesta  carta,  il 
cui  verso  è  bianco.  Nel  diritto  della  seguente  A  (  seg.  I  ) 
cominciano  gli  Statuti  che  divisi  in  sei  libri  terminano  al  ver- 
so della  carta  44,  essendo  questa  carta  numerata  nel  dritto  in 
testa.  Al  dritto  della  45  hanno  cominciamento  le  Additiones, 
alle  quali  precedono  le  parole  — 

Expliciunt  constitutiones  generales  Sanctae  Matris 
Ecclesiae  — 

quindi  le  citate  addizioni,  cioè  — 

Incipiunt  quaedam  additiones  novae  primo  addi- 
tiones  praefati  domini  Sabinensis,  in  quibus  casibus 
appellari  non  valet  — 


CONSTITUTIOKES     MARCHIAE  79 

Siccome  le  Rubriche  del  Sesto  Libro  degli  Statuti  sono 
289  così  i  Capitoli  di  queste  novae  Addiiiones  continuano  nella 
numerazione  sino  al  N.  38,  dopo  rìprendesi  la  numerazione 
di  ciascuna  aggiunta  sino  alla  carta  78,  in  calce  della  quale 
dopo  la  parola  FINIS  leggesi  la  sottoscrizione 

Hoc  Constitutionum  sive  addit.  Opus  Impressum 
fuit.  Venetiis  Impensis  Nob.  viri  Di  Nicolai  de  Ari- 
stotile civis  Ferrariensis,  anno  a  deiparae  virg.  partu. 
D.  M.  XL  (tfc). 

Il  verso  di  quest'ultima  carta  78  è  bianco. 

L*  edizione  è  in  foglio.  L*  abbiamo  registrata  e  descritta 
sopra  r  esemplare  esistente  nella  Comunale  Biblioteca  d' A- 
scoli-Piceno,  e  sopra  altro,  presso  il  Ch.  e  Nobile  Sig.  Com- 
mendatore Severino  Conte  Servanzi  Colilo  di  San  Severino 
Marche.  La  riferisce  il  Manzoni  (*)  il  quale  dice  di  averne  trovato 
soltanto  una  copia  nella  Biblioteca  del  C.  Malvezzi  De  Medici  di 
Bologna,  e  di  aver  veduta  la  descrizione  datane  dal  De  Batines 
per  le  sue  aggiunte  al  Bonaini.  Con  buona  pace  però  del  Sig. 
Manzoni,  egli  non  è  stato  esatto  nel  titolo  riferito,  perchè  le 
novae  addiiiones  adiaectae  non  furono  di  Paolo  II  che  sali  al 
trono  pontificale  nel  1468,  come  egli  stampò,  ma  di  Paolo 
ni,  come  trovasi  realmente  espresso  nella  stampa,  il  quale 
visse  nel  1534,  e  dopo  Giulio  II.  Sarà  forse  corso  errore  di 
stampa  !  ! 


(I)  Op.  dt.  Voi.  I.  Parte  I  ptff.  91  num.  11. 


80  FIUPPO  RAFFAEtLl 

vm. 

1542. 

Annotationes  |  super  Gap.  IL  Lib.  VI.  |  CON- 
STITUTIONUM  AEGIDIARUM  |  Virginii  de  Bocca- 
tiis  a  Gingillo  I.  G.  Romani. 

Registriamo  questa  edizione  sulla  fede  del  Bonaini  ('),  e 
del  Manzoni  (^),  i  quali  dicono  trovarsi  quest'  opera  inserita 
col  Colombeti  -  Consiliataribus  ect  Edizione,  Lugduni^  ^54^-  A 
noi  però  non  fu  mai  dato  vedere  questa  raccolta,  sebbene 
replicate  volte  ricercata,  anzi  con  il  rispetto  dovuto  a  quelli 
egregi  Bibliografi,  estemiamo  non  soltanto  dubbio,  ma  siamo 
persuasi  nel  credere  che  non  esista,  mentre  sappiamo  che  nel  1542 
il  Boccacci  era  ancora  giovanissimo,  né  fuori  di  scuola  da  potere 
scrivere  e  pubblicare  un  opera  di  polso ,  che  meritò  V  onore 
di  ristampa.  La  prima  volta,  come  vedremo,  essa  fu  pubblicata 
( rtunc primum  in  lucem  edita)  nel  1570,  e  quindi  con  aggiunte 
nel  1581. 

IX. 
1545. 

AEGIDIANE  GON 

STITUTIONES 

recognitae,  ac  novissime 

impressae. 

Volume  in  fol.  di  carte  24  non  numerate,  più  di  altre 
147  numerate  sul  recto. 


(t)  Op;  cit;  pag.  75. 

(3)  Op:  cit:  Voi.  1  Ptrte  I.  ptg.  m  N.  IL 


CONSTITUTIONES    MARCHIAE  8l 

Sotto  il  riportato  titolo  vedesi  lo  Stemma  del  Cardinale 
Ridolfo  Pio  di  Carpi  Legato  della  Marca,  chiuso  in  un  tondo 
a  forma  di  grande  suggello.  In  calce  della  pagina  leggesi  •*« 
Cum  privilegio  Pauli  III.  Pont.  Max.  — 

Nel  verso  di  questa  prima  carta  si  riferisce  il  Privilegio 
di  Paolo  III.,  con  il  quale  accordasi  a  Francesco  Priscianense 
fiorentino  di  potere  stampare  «  aegidianae  constitutiones  cum 
novis  additionibus  diligenter  recognitis,  et  hactenus  non  impressis  » 
e  con  inibizione  ad  altri  di  poterle  per  lo  spazio  di  un  de- 
cennio stampare  e  vendere  senza  espressa  licenza  del  detto 
Francesco  Priscianense.  Nella  carta  susseguente  retto  trovasi 
un  Decreto  del  Card.  Ridolfo  Pio  di  Carpi  <r  agri  picaeni  de 
laUrt  legatus  »  con  cui  si  ordina  1'  osservanza  delle  costitu- 
zioni rivedute  e  corrette  con  1'  ajuto  dei  Giureconsulti  Gio  : 
Battista  Chiappadello,  Papirio  Virginio,  Fabio  Alavolino,  Giu- 
liano Brolio,  Ottavio  Ferro,  Bartolomeo  Appoggio,  Filippo 
Gipzio  (Gessi),  Angelo  Androtio,  Francesco  Giardini,  Gio: 
Battista  Braconio,  Francescbino  Rodolfino,  Leonardo  Manci- 
nello,  Leonardo  Blancucci,  Gio:  Battista  Fedele,  non  che  de- 
gli Assessori  di  esso  Cardinale,  Bernardino  Ruffo  e  Niccolò 
Farfaro.  Nel  verso  di  detta  carta  siegue  il  Breve  di  Paolo  III. 
e  Datum  Rotnae  apud  Sanctum  Petrum  Anno  Incarnationis  Do^ 
minicae  Millesimo  Quingentesimo  trigesimo  nono  undecimo  Calen- 
das  Maii  »  con  il  quale  si  accordano  al  detto  Cardinale  ampie 
£icoltà  e  privilegi  per  il  Governo  della  Marca;  quindi  altri 
tre  Brevi  dello  stesso  Pontefice  Paolo  III,  con  il  primo  de' 
quali  dato  «  Perusiae  sub  Anulo  Piscatoris  Die  X  Septembris 
IS44  *  ^'  ingiunge  1^  osservanza  delle  Costituzioni  Carpensi; 
con  il  secondo  «  Datum  Romae  apud  Sanctum  Marcum  ijj8 
tertio  Calendas  Augusti  »  si  porta  la  conferma  delle  Costitu- 
zioni Egidiane;  finalmente  con  il  terzo  del  XI  Gennaro  1536 
«  Dilectis  filiis,  Comunitatibus  et  Universitatibus  Civitatum,  ter-- 
rarum,  oppidorum  et  locorum  Provinciae  nostrae  Marchine  Anconi- 
tanae  »  si  richiama  1^  osservanza  delle  Costituzioni. 

Tali  Bolle  e  Brevi  hanno  termine  al  verso  della  sesta 
carta.  Nella  settima,  e  susseguenti  sino  a  14  carte  viene  la 
Tavola  delle  materie  alfabeticamente  disposte  con  il  titolo-—* 

Archivio  Storico  11.  6. 


62  FILIPPO  RAFF\ELLI 

Tabula  CansHtuHonum  Marcime,  -^  ed  a  questa  Tavola  siegue 
quella  dei  Capitoli  dei  sei  libri  delle  Costituzioni  in  tre  carte, 
neir  ultima  verso  delle  quali  in  calce  dopo  la  parola  —  FINIS  — ^ 
leggesi  : 

«  D.  Hieronyma  de  Girtularijs  excudebat  Romae 
in  Platea  Pariohis.  M.  D.  XLV.  Mense  lanuario  :  » 

Tale  Girolama,  secondo  1'  Alberetto  della  Perugina  Famiglia 
Cartolari  datoci  dal  Rossi  ('),  fu  moglie  a  Baldassare  Cartolari 
Giuniore  morto  nel  1543  a  Roma,  ove  si  era  condotto  circa 
il  1540  per  praticarvi  V  arte  tipografica. 

Nel  retto  della  24*  carta  è  una  lettera  di  Marco  Favonio 
spoletino  «  celeberrimo  Patronorunty  Causidicorumque  oc  TaheU 
limum  Agri  picaeni  collegio  »  da  cui  si  apprende  che  egli  fii 
incaricato  dal  Legato  alla  correzione  delia  stampa  delle  dette 
Costituzioni.  Il  verso  della  carta  è  bianco,  e  alla  carta  seguente 
(  segnata  i.  )  cominciano  le  Costituzioni,  le  quali  hanno  ter- 
mine al  verso  della  carta  147.  colla  nota  dopo  il  registro 
A  —  Z  terniores  omnes.  A.  duernio,  B.  ternio. 


Romae 

in  aedibus  Francisci  Priscianensis 

M.  D.  XLin. 

L' ultima  carta  non  numerata  è  bianca. 

Le  costituzioni  sono  divise  in  sei  libri,  il  i^  di  Capi  22, 
il  2°  di  55,  il  3^  di  29,  il  4°  di  98,  il  5*»  di  31,  il  6®  di  36. 

Due  belli  esemplari  di  questa  non  commune  stampa  con- 
servansi  nella  Comunale  Biblioteca  di  Fermo,  il  i^  sotto  il 
numero    16346 ,  e   questo  pregievolissimo  per  le  molte  po- 


co Op.  cit.  pag.  4.9.  o.  3. 


CONSTITUTIOKES    MARCHIAE  83 

Stille  Mss,  e  per  avere  appartenuto  al  celebre  Giureconsulto 
Maceratese  Claudio  Giardini  figlio  a  Francesco  Giardini,  uno 
dei  Riformatori  delle  Costituzioni  Egidiane,  come  lo  si  ap- 
prende dair Indulto  del  Cardinale  Rodolfo  Pio  da  Carpi,  che 
come  abbiamo  detto,  trovasi  al  retto,  della  seconda  carta,  e 
dalla  Biblioteca  Picena  (');  il  2°  sotto  il  numero  215 12.  Altri 
due  esemplari  pregievoli  pur  vedemmo,  il  primo  a  Sanseve- 
rino  Marche  presso  V  erede  del  compianto  nostro  amico  Do- 
menico Valentini,  esemplare  che  sebbene  difettoso  delle  ul- 
time 20  carte,  è  assai  a  valutare  per  le  molte  giunte  Mss. 
che  ricorrono  lungo  i  margini,  ed  in  fogli  interpolati  alla 
stampa  di  dotto  Giureconsulto;  il  2^  nella  Communale  Bi- 
blioteca della  città  d' Ancona^  ad  essa  venuto  in  dono  sotto 
il  giorno  7  Febbraio  1882  per  lascito  del  dotto  ed  erudito 
Mons.  Cesare  Canonico  Gariboldi.  Tale  esemplare  oltre  ad 
essere  ricchissimo  di  postille,  porta  in  calce  del  frontespizio 
il  seguente  originale  atto  notarile  di  publicazione  —  Et  quia 
de  premissa  publicatione  Ego  FranJ^  Ang.  Notarius  per  R,  Cam» 
Ap.  Rogai,  feci  ideo  manu  propria  me  subscripsi  — . 

Questa  Edizione  fu  registrata  dal  più  volte  lodato  Conte 
Manzoni  ('),  ma  ci  spiace  dirlo  con  assai  poca  diligenza,  co- 
me inesattamente  venne  pure  ricordata  dal  Bonaini  ('),  dal 
Berlan  (^),  dal  Foglietti  (5),  e  dall'egregio  Sig.  Paoli  nella 
descrizione  che  gentilmente  ci  favori  dell'esemplare  esistente 
neir  Archivio  degli  Stati  Romani  (*)• 

Presentata   tale   descrizione,   ora  dimandiamo   a   noi 
stessi,  a  qual  anno  si  riferisce  questa  Edizione  ?  Due  date,  co- 


ti) Osimo  p«r  Domenico  Antonio  Qoercetti  1796.  in  4.0  Tomo  V.  pag.  77. 
(3)  Op.  ctt.  Voi.  I.  Parte  I.  pag.  18.  n.  V. 

(3)  op.  cit.  pag.  75. 

(4)  Statuti  Italiani  -^  Saggio  Bibliografico  con  giunte  di  Niccolò  Baroxxi  N. 
VcBtiU  llp.  del  Commercio  1858.  pag.  4. 

(5)  cfp.  cit.  pag.  40. 

(6)  Lettera  94  Agosto  i88a. 


84  FILIPPO  KAFFAELU 

me  abbiamo  osservato,  in  esse  si  trovano»  la  prima  in  calce 
delia  tavola  dei  Capitoli  dei  sei  libri  delle  Costituzioni. 

—  D  Hieronyma  de  Cartuiarijs  excudebat  Romaé 
in  Platea  Parionis.  M  •  D  •  XLV.  Mense  Januario  — , 

la  seconda  in  fine  del  Volume    —  Romae    |   in   aedibus 

Francisci  Priscianensis  |  •  M  •  D  •  XLIII.  — 

Esaminati  più  cataloghi  e  manuali,  non  che  la  descrizione 
portaci  di  tale  edizione  dal  Manzoni  ('),  tutti  sorvolando  so- 
pra la  data  posta  in  fine  della  Tavola  dei  Libri  -  M  *  XLV,  le 
assegnano  V  anno  *  M  *  D  '  XLm.,  e  dicono  il  volume  compo- 
sto di  carte  24  non  numerate,  di  147  numerate.  Noi  per  altro 
dissentiamo,  ed  in  luogo  crediamo  dover  convenire  a  questa 
edizione  la  data  del  '  M  '  D  '  XLV.  a  fronte  che  i  caratteri, 
sieno  ben  diversi  da  quelli  del  testo  delle  Costituzioni,  sieno 
le  linee  assai  meno  spaziate,  portando  le  facce  piene  delle 
prime  24  carte  linee  50,  quelle  del  testo  40,  osservata  però 
sempre  l'altezza  e  la  larghezza,  misurando  l'altezza  mm.  235, 
la  larghezza  130.  Sia  pure  che  il  Priscianense  detto  dal  suo 
biografo  «  honorum  litterarum  et  graece  admodum  eruditus  (')  » 
tenesse  nelle  proprie  case,  in  aedibus,  officina  tipografica,  ed 
in  tsst  facesse  dar  mano  alla  stampa  delle  Costituzioni,  il  libro 
non  fu  pubblicato,  e  molto  meno  ultimato  a  stamparsi,  man- 
cando il  frontespizio,  e  quant'  altro  avesse  il  Priscianense  cre- 
duto necessario  di  dovere  premettere  al  testo  delle  Costitu- 
zioni. Niun  esemplare  da  noi  veduto,  e  per  quanto  da  noi  si 
sappia,  si  conosce,  che  porti  frontespizio  se  non  diverso  del 
soprariferito,  almeno  uguale  di  caratteri  a  quelli  adoperati  per 
il  testo,  e  ciò  ci  conferma  che  il   libro   non   fu   ultimato   a 


(1)  Op.  dt.  e  1.  eit. 

(a)  Poccianti  —  Caiahg'Ut  Scriptorum  Florentinorum  omnst  generi*,  quorum  et 
memoria  extat  atque  locubrationet  in  iiterat  relatae  Munt  ad  noeira  utque  tempora 
i^Sg  —  Fhrentiae  apud  Philippum  Junctam  ts9g  in  8.0  pag.  69. 


CONSTITUTIONES    MARCHIAE  Sj 

Stampare  e  molto  meno  publicato  e  posto  in  vendita.  Noi 
invece  siamo  di  avviso  che  il  Priscianense,  in  forza  del  Breve 
Pontificio  desse  facoltà  alla  vedova*  Cartolari  di  far  propria 
di  lei  questa  edizione,  di  ultimarla ,  di  dare  ad  essa  fronte- 
spizio, e  ad  essa  aggiungere  i  Brevi  Apostolici,  le  Tavole,  e 
forse  la  lettera  del  Favonio  che  precede  al  testo  delle  Costi* 
tuzioni  per  lui  stampate  nel  •  M  •  D  •  XLIII.,  e  finalmente  di 
poter  porre  in  vendita  il  libro,  per  sollevarla  dalla  disgrazia 
che  la  incolse  con  la  morte  del  marito.  Spiegare  diversamente 
il  fatto  a  noi  non  è  dato  fino  a  prova  contraria.  Aggiungia« 
mo  poi  ancora,  che  se  in  fine  del  volume  vediamo  riportato 
il  registro  dei  fogli  del  testo,  la  vedova  Cartolari  non  mancò 
di  registrare  le  24  carte  premesse  al  testo  stesso,  cioè  A  temo, 
a,  b  duerno,  d  temo,  per  errore  tipografico  in  luogo  di  Cy  e 
d  duerno  segnato  e.  Tutto  adunque  ci  porta  ad  ascrivere  al 
M*D*XLV.  la  presente  Edizione. 


X. 


I  570. 

Annotationes  [  super  Cap.  IL  |  Libri  Sexti  |  Con- 
stitutionum  Aegidiarum  Verginii  de  Boccatiis  de  Gin- 
gillo I  L  V.  Doctoris  |  Civis  Romani  : 

Sotto  questo  titolo  trovasi  lo  stemma  del  Cardinale 
Alessandro  Sforza,  al  quale,  come  vedremo,  si  dedicò  questo 
Libriccino.  A  pie  del  frontespizio  la  seguente  data  di  stampa. 

Romae  apud  lulium  Accoltum  MDLXX, 

In'  12.**,  di  4  carte  non  numerate  in  principio.  Nella  prima  retto 
essendo  bianco  il  verso,  il  frontespizio  riferito;  nella  seconda 
retto  e  verso.  Lettera  dedicatoria  al  Cardinale  Alessandro  Far- 
nese ;  nella  terza  retto  si  legge  un  epigramma  in  tre  distici 
in  lode   del  Boccacci,  di  quel  distinto  letterato  Anconitano 


86  FILIPPO  ftAPPAELU 

Giovanni  Francesco  Leoni,  a  cui  il  Caro  per  avere  il  Leoni  un 
naso  sesquipedale,  in  occasione  che  si  trovava  ad  essere  Rè 
della  celebre  Accademia  della  Virtù,  fondata  in  Roma  circa 
il  1538  da  messer  Claudio  Tolomei  in  casa  dell'Arcivescovo 
Francesco.  Colonna,  gli  fé  presente  di  un  guardatiaso  accom- 
pagnato dal  Trattato  —  La  Nasca  ^— ,  nel  verso  di  detta 
carta  si  riporta  un  brano  del  Mòtu- proprio  di  Pio  V,  nel 
quale  si  encomia  il  Boccacci,  si  approva  la  stampa  delle  pre- 
senti  annotazioni ,  e  si  accorda  privilegio  per  dieci  anni  per 
non  fistrsi  ristampa.  Tale  brano  di  Motu- proprio  ha  termine 
verso  la  metà  della  carta  4  retto,  il  cui  verso  è  bianco.  Ven- 
gono poi  le  annotazioni  sopra  il  detto  Capitolo  II  del  Sesto 
Libro  delle  Costituzioni  Egidiane,  le  quali  prendono  dal  retto 
della  carta  numerata  i.  al  retto  della  cana  57,  nel  verso  della 
quale  si  legge  V  approvazione,  o  meglio  il  Puhliutur  del  Pro- 
curatore Generale  de'  P.  P.  Domenicani,  e  Maestro  del  Sacro 
Palazzo  Apostolico,  Fr.  Serafino  Cavalli,  in  data  18  Ottobre 
1569.  A  queste  57  carte  ne  tengono  dietro  altre  12  non  nu- 
merate, le  quali  portano  T  —  Index  copiosus  rerum  numorabi^ 
lium,  quae  in  hoc  opere  continentur.  —  Tale  indice  termina  alla 
meti  del  retto  della  carta  io ,  nel  verso  trovasi  T  Errata  a 
minuto  carattere;  nella  carta  11  retto  il  Registro  *  A  —  I 
Omnes  sunt  quaterniores  praeter  *  et  l  quae  sunt  duerniores  — 
Il  verso  di  questa  carta,  come  V  intera  carta  12  restano  in 
bianco. 

Di  questa  Edizione  ricordata  dal  solo  Foglietti  (')  a  noi 
fii  dato  vederne  tre  Esemplari  nelle  Biblioteche  Comunali  di 
Fermo  e  di  Macerata  ed  a  Cingoli  nella  privata  di  nostra  Fa- 
miglia. Peraltro  T  edizione  non  presenta  rarità  veruna,  anzi  è 
communissima. 

E  qui  si  perdoni  all'  amore  al  mio  luogo  natale  se  ag- 
giungo brevi  cenni  biografici  dell'  illustre  Giureconsulto  Cin* 
golano,  di  cui  peraltro  meglio   dettagliate   notizie  si   hanno 


(1)  Op:  cit:  p«g.  42  nota  (4(). 


CONSTITUnONES    MARCHIAE  87 

presso  il  Toppi  (') ,  nel  Mazzucchclli  (*) ,  nelle  giunte  al 
Dizionario  Storico  portatile  del  P.  Origlia  ('),  e  nella  Biblio- 
teca Picena  (*). 

Giovanni  Boccacci  di  nobile  patrizia  famiglia  Cingolana 
fìi  figliuolo  di  Sebastiano.  Sin  dalla  giovinezza  si  applicò  allo 
studio  delle  Leggi,  e  visse  in  assai  riputazione  presso  la  Curia 
Romana.  Ignorasi  il  motivo  per  cui  egli  venisse  cacciato  a 
bando  da  Roma.  Malevoglienza,  invidia  più  che  altra  legittima 
causa,  secondo  egli  ci  ha  lasciato  scritto  nella  dedica  del  suo 
—  'Tractatus  de  Litieris  Remissionalibus,  sive  de  dilaiionibus.  et  de 
citatione  per  edkfum  pubblicum  eie.  Romae  1587.  in  4.°  — ^ 
sembra  che  sia  stato.  Egli  si  parti  di  Roma,  fece  ritorno  in 
patria,  ed  i  cittadini  di  lui  lo  tennero  sempre  in  rispetto,  ed  in 
peculiarissima  stima^  valendosi  del  suo  consìglio,  dell'  opera 
sua  in  ogni  più  arduo  pubblico  negozio.  Nel  1579  fii  incari- 
cato a  rappresentare  il  Comune  presso  la  Congregazione  della 
Provincia:  il  di  ultimo  Luglio  1580,  per  consulto  di  Achille 
Simonetti,  venne  incaricato  a  raccorre  tutte  le  antiche  memo- 
rie della  patria,  con  insistenza  richieste  da  Aldo  Manuzio. 
U  originale  autografo  di  queste  memorie  tuttora  conservasi 
inedito  nella  Biblioteca  RafFaelIiana.  Toltasi  a  moglie  Panta- 
silea  Ferri  nobile  Maceratese,  fissò  sua  stanza  in  quella  città, 
dove  con  sommo  credito  si  die  a  patrocinare  cause,  e  dove 
venne  ascritto  al  Collegio  degli  Avvocati  di  quella  Curia  ge- 
nerale. Salito  al  soglio  Pontificio  il  Cardinale  Felice  Peretti 
col  nome  di  Sisto  V,  al  quale  erano  ben  noti  e  manifesti  i 
meriti  del  Boccacci ,  fu  questi  richiamato  a  Roma ,  ove  gli 
durò  la  vita  sino  al  1596,  lasciando  a  stampa  più  opere,  al- 
cune delle  quali  si  ebbero  1'  onore  di  ristampa  e  in  Italia,  ed 


(1)  Bibtiot:  élapol:  pag:  304* 

(i)  Degli  Scrittori  d' Italia  ete.  Voi:  II  Parte  3.  pa«.  1315. 

(3)  P*g-  *9>' 

(4)  Biblioteca  Picena  osia  NoHiie  delle  Opere  e  Scrittori  Piceni^  Osimo,  Quer- 

cctli  1790  —  179^'  Tom.  H.  pag:  273. 


88  FILIPPO  RAFFAELtl 

in  Germania.  Il  Conte  Mazzucchelli,  ed  i  Redattori  della  Biblio- 
teca Picena  ci  hanno  lasciato,  di  queste^  accuratissima  nota. 


XI. 


1571. 

AEGIDIANAE  |  CONSTITUTIONES  |  cum  ad- 
ditìonibus  |  Carpensibus  |  nunc  denuo  recognitae ,  et 
a  quampluribus  erroribus  expurgatae,  cum  glossis 
non  minus  doctis  quam  utilibus  praestan  |  tissimi  viri 
Gasparis  Caballini  de  Cingulo  |  Jurisconsulti  Picentis  | 
Cum  Indice  tam  Capitulorum  quam  Glossarum  loco- 
rum  insignium  |  Cum  Privilegiis  Summi  Pontificis  ( 
Et  Senatus  Veneti. 

Venettis  MDLXXI  (  senza  nome  di  Stampatore  )  ma  dal- 
l'impresa  tipografica  sotto  il  titolo  —  fontana  a  molti  getti 
entro  cornice  o  cartella  incartocciata  —  abbiamo  motivo  a  rite- 
nere uscita  dalla  pressa  di  Giovanni  Zenario,  perchè  simile 
impresa  la  sì  trova,  come  vedremo  al  N.  XVII,  nell'  Edizio- 
ne fatta  da  questo  Tipografo  nel  1605. 

L'  edizione  è  in  4.^  di  carte  8  in  principio  non  numerate, 
ma  quaderno  registrato  alla  stelletta  *,  le  quali  contengono  il 
frontespizio,  il  cui  verso  è  bianco,  la  2.*  carta  porta  la  lettera 
di  dedica  fatta  dal  Cavallini  — •  Sanctissitno  Domino  nostro  Pio 
V  Pontifici  Maximo  —  data  da  Venezia  «  Kalendis  Julij 
MDLXXI  J9,  la  quale  lettera  ha  termine  con  io  linee  nel 
verso  di  detta  carta.  Nella  carta  seguente  3  si  nel  retto,  che 
nel  verso  havvi  Avviso  al  lettore  —  Ad  lectorem  auctor  — 
Nella  4/  e  per  la  metà  della  5/  retto  si  riportano  due  Brevi 
di  Paolo  III  —  De  confirmatione  Aegidiarum  Constitutionum  — 
il  primo  dato  «  Romae  apud  5.  Marcum  jj}8  Tertio  Cai.  Au- 
gusti j»,  il  secondo  «  Perusiae  Die  X  Septemhris  1J44  ».  Al 
verso  poi  della  5/  carta  incomincia  l' indice  dei  Capitoli  che 


CONSTITUTIOKES    MARCHIAE  89 

prende  tutta  la  carta  6/  e  7/.  Neil'  8/  retto  si  trova  la  de- 
dica dei  due  primi  libri  delle  Costituzioni  e  delle  glosse,  che 
h  il  Cavallini  al  Cardinale  Alessandro  Farnese.  Nel  verso  tro- 
vasi incisa  in  legno  la  Giustizia  coronata  assisa  sul  dorso  di 
due  leoni,  alto  tenendo  con  la  mano  destra  la  spada,  e  colla 
sinistra  la  bilancia.  Nella  fascia  della  fronte  dell'  arco,  sotto 
coi  si  .trova  effigiata  la  Giustizia,  leggesi  —  lustitiam  diligite 
0  vos  qui  iudtcastis  ierram  —  Seguono  poi  le  Costituzioni , 
che  prendono  dalla  pag.  1/  alla  412.  Queste  sono  divise  in 
sei  libri,  il  i.**  di  Rubriche  22,  il  2.®  di  Rub.  55  ,  il  3.°  di 
Rub.  29,  il  4.''  di  Rub,  99,  il  5.*»  di  Rub.  31,  il  6.**  di  Rub. 
38.  —  Ogni  Rubrica,  o  meglio  Capitolo  è  seguito  dalle 
glosse. 

Abbiamo  superiormente  avvertito,  che  il  1.®  e  2.®  libro 
delle  Costituzioni  venne  dedicato  al  Cardinale  Alessandro  Far- 
nese. Ora  diremo,  che  il  3.°  libro  porta  in  fronte  il  nome 
del  Vescovo  Tuderte  Angelo  Cesi  con  lettera  data  —  PatavH 
decitno  Quinto  cakndas  Novembris  ijyo  —  il  4.®  libro  quello 
dell'Illustre  e  molto  Reverendo  Don  Ferdinando  Farnese  con 
epistola  datata  pur  da  Padova  nello  stesso  giorno  ed  anno 
della  precedente,  il  5.^  è  dedicato  con  lettera  data  —  Gardae 
apud  lacum  Btnacum  Decimo  cakndas  Novembris  1^70.  Reve- 
rendissimo  oc  illustri  D.  Ludovico  Caesio  Abbati  Clarevallis  Me- 
diai, et  Re.  Cam.  App.  Clerico  — ,  V  ultimo  libro  —  Super  iU 
lustri  Regimi  (sic)  de  quadraginta  Almae  Civitatis  Bononiae  — ^ 
datata  egualmente  da  Garda  sotto  l' istesso  giorno  ed  anno 
della  precedente. 

Dopo  le  Costituzioni  sono  12  carte  non  numerate,  le 
prime  io  delle  quali  porta  V 

€  Index  locorum  insìgnium  glossarum  Constitu- 
tìonum  9 

Tu.*  retto  il  Registro 

►$4   A  —  Z.Aa  —  Ee. 


90  FOIPPO  RAFFAELU 

tutti  quaderni  tranne  Ce  Dd.  Ee,  che  sono  ternL  Nel  verso 
di  detta  carta  è  riportata  la  figura  della  giustizia,  come  tro* 
vasi  al  principio,  al  verso  della  8/  carta.  L'  ultima  carta  è 
tutta  bianca. 

Se  una  tale  edizione  fu  appena  citata  dal  Manzoni  (') , 
dal  Bonaini  (') ,  e  dal  Berlan  (') ,  V  egregio  A w.  Foglietti 
non  si  rimase  alla  sola  citazione,  ma  con  quel  fine  ingegno, 
per  cui  tanto  si  distingue,  volle  dirci  delle  glosse,  e  del  com- 
mento del  Cavallini  per  £uiie  rilevare  il  merito  ed  i  difetti. 
Crediamo  pregio  di  questo  nostro  povero  lavoro  riportare  te- 
stualmente le  parole  del  Fc^lietti  (^). 

ff  Gaspare  Cavallini  di  Cingoli  vedendo  come  Sebastia- 
»  no  Napodano,  Andrea  d' Isemia,  e  Matteo  d'Afflitto  avessero 
ff  glossato  o  commentato  le  costituzioni  del  regno  di  Napoli; 
«  Niccolò  Bovio,  Andrea  Tiraquello,  Bartolomeo  Cassano,  Pie- 
«r  tro  Rebuffi  ed  altri  molti  le  consuetudini  firancesi;  Diego  Co- 
e  vamivia  le  leggi  Spagnuole ,  e  con  lui  altri,  e  vedendo 
«  come  nessuno  avesse  pensato  a  far  nulla  di  simile  per  le 
e  Egidiane,  mentre  poi  non  credeva  —  cum  in  ditùme  eule^ 
«  siastica  serventuTy  quodibi  non  adessent  viri  qui  et  sapientia  et 
e  longa  fori  experientia  praedictos  superarent  —  volle  tentare 
«  egli  r  impresa  — >  Afferma  nel  suo  discorso  al  lettore  — 
«  costitutUmes  ipsas  in  textu  a  quampluribus  erroribus  expurgaviy 
ff  invenv  sententias  aliquot  mutilaSy  quasdam  supervactiis  verbis 
«  abundare^  alibi  transposita  verba;  ut  ubique  lector  remorari  pos- 
«  sit  in  illarum  inUlligentiay  rute  atque  ordine  omnia  in  suam 
«  consonantiam  reduxi,  parentibus,  commatibus  ornavi  utfestivior 
«  atque  liberior  lectio  habeatur  — .  Questo  ci  pare  che  realmente 
«  l'abbia  fatto;  ma  quanto  al  suo  commento  od  alle  sue 
e  glosse  si  deve  riconoscere  che  esse  non  hanno  alcuna  im- 


(I)  Opt  cit:  Voi:  I  Parte  I:  p.  19. 
(3)  Op:  cit:  p.  75. 

(3)  Op:  cit:  p.  40. 

(4)  Op:  dt:  p.  41 


CONSTITUTIOKES    M ARCHI AE  9I 

«  portanza  storica,  e  nulla  ci  dicano  sopra  tante  cose  che 
«  egliy  più  vicino  ai  tempi  in  cui  la  compilazione  era  stata 
e  fatta,  e  con  tanta  maggior  copia  di  documenti  a  sua  dispo- 
c  sizione,  avrebbe  potuto  facilmente  chiarire  —  Nella  glossa 
«  al  capitolo  nono  informa  i  lettori,  che  la  costituzione  in 
e  esso  contenuta  non  era  più  applicabile  con  le  tre  precedenti 
«  nel  tempo  in  che  scriveva,  perchè  non  vi  era  più  nella  pro- 
a  vincia  alcun  presidato  —  Remanserat  solum  Praesidatus  Far^ 
«  ftnsis,  ti  residebai  judex  Ripae  Transonum  —  e  prosiegue 
«  più  sotto  —  Et  ut  nihil  poenitus  ignoretur  antiquitatis.  Judex 
9  praesidatus  multa  loca  sub  se  habebat  quae  loca  et  suos  judices 
«  babebant  cum  limitata  jurisdictione^  mandat  haec  constitutio 
«  etc.  —  Ecco  qual  cosa  egli  intendeva  per  una  dichiarazione 
•  completa  deli'  antichità  !  Il  commento  è  tutto  giuridico ,  e 
t  quale  erano  allora  i  più  dei  commenti,  ossia  zeppo  di  ge- 
r  neralità  spesso  estranee  alla  tesi,  ed  in  genere  poco  interes- 
«  sante  ed  utile  anche  nei  punti  che  meritano  giuridicamente 
«  di  essere  chiariti.  Eppure  il  Cavallini  doveva  essere  un  uo- 
c  mo  di  molti  studi,  di  molta  esperienza  ed  anche  in  genere, 
e  di  molto  buon  senso.  »        '  ' 

E  di  fatto,  noi  aggiungiamo,  era  Cavallini  praestantissimus 
lurisconsultuSy  come  il  dichiara  il  santo  pontefice  Pio  V.  in 
un  Breve  che  gli  ebbe  ad  indirizzare  il  17  Giugno  1567  — 
Nato  a  Cingoli  di  Giovan  Battista  Cavallini  e  di  Margherita 
Boccacci  prima  della  metà  del  secolo  XVI,  come  per  gli  studi 
di  lettere  fatti  in  patria,  ebbe  il  padre  scorto  nel  fanciullo  ele- 
vatezza d'  ingegno  e  buona  volontà  di  apprendere,  lo  mandò 
a  studiare  giurisprudenza  in  Pavia  ed  in  Perugia,  da  dove 
passò  air  Università  di  Macerata,  e  da  ultimo  a  quella  di  Bo- 
logna, nella  quale  Città  nel  1550  si  ebbe  a  Precettore  il  ce- 
lebre Gabriele  Paleotti,  il  quale  riguardò  mai  sempre  con  oc- 
chio di  singolare  benevolenza  il  Cavallini.  A  premura  di  detto 
precettore,  il  quale  venne  pur  promosso  alla  Porpora  Cardi- 
nalizia, il  Cavallini  si  ebbe  il  Governo  di  Savona  per  la  Re- 
publica  di  Genova,  quello  di  Piombino  per  Giacomo  di  Ara- 
gona Appiano,  quello  di  Fano  per  Lionello  di  Carpi  Signore 
di  Meldola«  Dopo  di  avere  sostenuti  con  assai  lode  tali  Go- 


9  a  FILIPPO  RAFFABLLl 

verni  tolse  in  moglie  Faustina  del  celebre  Egidio  Falcetta  da 
Cingoli  che  come  rimase  vedovo  si  die  alla  chieresia,  e  per 
i  suoi  singolari  meriti,  eletto  Vescovo  di  Caurli  nel  Veneto, 
assai  si  distinse  nel  Concilio  di  Trento.  Mancatogli  questa 
di  vita,  il  nostro  Gaspare  pensò  d'incamminarsi  per  la  via 
ecclesiastica,  e  a  tal  fine  si  portò  in  Padova  per  studiarvi  Teo- 
logia, anche  perchè  il  Pohtefìce  S.  Pio  V.  lo  incaricò  della 
correzione  e  riforma  dei  due  Trattati  di  Carlo  Molines  — 
Commerciorum  et  Usurarum  Dividui  et  Individui  —  Sceverati 
da  tante  erronee  proposizioni,  il  Cavallini  questi  riprodusse, 
ma  siccome  non  si  vide  di  questa  fatica  guiderdonato,  come 
lusingavasi,  abbandonò  il  pensiero  di  andare  innanzi  nella  via 
ecclesiastica.  Allora  passò  a  seconde  nozze  sposandosi  ad  An* 
tilia  di  Giovanni  Filippo  Benvenuti  anche  essa  di  famiglia 
air  ordine  dei  Patrizi  Cingolani.  Da  tali  matrimoni  il  Cavallini 
si  ebbe  più  figli.  Nel  1589  egli  cessò  di  vivere  al  mondo, 
non  alla  memoria  degli  uomini,  che  né  suoi  dotti  libri  ammi- 
rano tuttora  la  di  lui  straordinaria  dottrina.  I  benemeriti  col- 
lettori  della  Biblioteca  Picena  (')  ci  hanno  lasciato  di  questi 
grato  ricordo  con  averne  intessuto  accurato  catalogo. 


xn. 


CONSTITUTIONUM  |  AEGIDIARUM  (Seu) 
Marchiae  |  Anconitanae  |  Gap.  Ut  minonim,  XXV.  lib. 
V  dilucida  Commentarìa  in  decem  |  Glossas  digesta, 
continentia  quaestiones  utiles  in  praxi  |  et  theorica, 
quae  versa  pagina  indicantur.  |  A   Verginio  de  Boc- 


(1)  Op:  cit:  Tom.  HI  p.  195. 


CONSTITUTIONES    MARCHIAE  93 

catìis  a  Cingulo,  |  Jurisconsul.  Clarissimo,  et  in 
Romana  Curia  |  causarum  Patrono,  |  nunc  primum 
in  lucem  edita.  |  Cum  Summarijs  et  Indice  rerum  ac 
verborum  locupletissimo.  —  Cum  Privilegio. 

Sotto  il  titolo  impresa  tipografica  dei  Giunti  con  le  ini- 
ziali al  lato  del  Giglio  L.  A  (Luca  Antonio).  Più  in   basso 

Venetiis  apud  Juntas  •  M  •  DLXXVI. 

In  8.^  gr.  di  carte  non  numerate  32,  con  registro  ^  a-g 
duerni,  e  numerate  solo  nel  retto  i  -  220  con  registro  A  •  Z* 
A  a- E  e.  tutti  quaderni. 

Nella  prima  carta  retto  frontespizio;  verso,  i  titoli  delle 
questioni  sopra  i  Commentari  svolte  in  dieci  Glosse.  La  2^ 
carta  ed  il  retto  della  3.»  fin  sotto  alla  metà,  lettera  di  dedica  — 

S.  D.  N.  Gregorio  XIII.  |  Pontifici  Opt.  |  Maximo- 
que—  data  —  Romae  Kal.  Aprilis  Anno  MDLXXIIU. 

Bianco  è  il  verso.  Nella  carta  4.*  retto,  si  porta  il  tenore 
della  Costituzione  —  Quae  forma  sit  servanda  in  alienationi" 
bus  et  contractibus  Minorum  et  Mulierum  — ,  la  quale  costitu- 
zione forma  la  Rubrica  XXV  del  Libro  V,  nel  verso  il  Proe- 
mio. Alla  carta  5*  retto  fin  quasi  alla  metà  del  verso  della 
carta  32  viene  V —  Index  copiosissimus  rerum  ac  verborum  no- 
tatù  dignorum^  serie  alphabetica  contextus.  —  In  calce  di  detto 
indice  è  il  registro  dell*  Opera  sopra  riferito.  Nel  retto  della 
carta  numerata  i  comincia  il  Commento  alla  Costituzione 
XXV  del  Libro  V  sulla  forma  da  osservarsi  nei  contratti  dei 
Minori,  e  delle  Donne,  quale  Commento  termina  a  due  terzi 
della  carta  retto  220,  rimanendo  poi  bianco  il  verso.  Il  Com- 
mento, come  si  è  detto,  viene  diviso  in  dieci  glosse  :  la  '  i* 
di  Rubriche  29.,  la  2*  di  94.,  la  3^  di  142.,  la  4*  di  92.,  la 
5*  di  47.,  la  6*  di  177.,  la  7*  di  37.,  l'S*  di  310.,  la  9*  di 
77.,  e  la  IO*  di  45. 


94  FILIPPO  RAFFAELLI 

Dopo  quanto  sul  pregio  di  quesc'  Opera  ne  ha  scritto  il 
più  volte  encomiato  Sig.  Aw.  Foglietti  ('),  non  crediamo  di 
aggiungere  parole.  Accennata  fii  questa  edizione,  ma  non  esat- 
tamente dal  Bonaini  (^),  con  fedeltà  ci  fu  però  dato  il  titolo 
dal  Manzoni  ('),  e  dai  Collettori  della  Biblioteca  Picena  (^). 


xm. 

I  5  76. 

CONSTITUTIONES  |  Marchiae  I  Anconitanae  | 
Ab  Aegidio  olim  compilatae,  et  |  per  Verginium  Boc- 
catium  I  luriscons.  Clarissimum.  |  Nunc  recens  perspi- 
cuis  Commentarijs  illustratae.  |  Cum  Summarijs  et 
Indice  rerum  ac  Verborum  locupletissimo.  |  Cum 
privilegio. 

Impresa  tipografica  Giuntina,  come  alla  precedente,  quin- 
di nota 


Venetiis.  Apud  luntus  MDLXXVI.  in  4. 


to 


Questa  edizione  tanto  nel  numero  delle  carte,  quanto 
nella  forma  dei  caratteri,  e  disposizione  della  materia  in  essa 
trattata,  non  presenta  diversità  dalla  edizione  superiormente 
descritta.  La  differenza  trovasi  soltanto  nel  titolo  ,  nel  non 
portare  nel  verso  della  i.^  carta  gli  argomenti  delle  questioni 
svolte  nelle  dieci  glosse,  nella  data  della  lettera  di  dedica  a 
Gregorio  Papa  XIII. ,  la   quale   se   nella  edizione  precedente 


(1)  Op.  cit.  ptgg:  43  e  44.»  note  44  e  47* 
(a)  Op.  cit.  ptft:  75. 

(3)  Op.  dt.  Voi:  I  Parte  I.a  pag.  19.  N.  VII. 

(4)  Tomo  II.  pag.  374.  n.  a. 


CONSTITUTIONES    MARCHIAE  95 

abbiamo  veduto  essere  —  Kal,  Aprilis  Anno  MDLXXUII,  in 
questa  Romat  KaL  Maij  Anno  MDLXXVI.  Cosi  in  questa 
edizione  il  tenore  della  Costituzione  è  antemesso  al  Proemio» 
il  quale  trovasi  chiuso  da  cornice  a  semplice  filetto ,  o  linea 
sottilissima.  Altra  piccola  diversità  si  scorge  ancora  nella  let- 
tera capitale  E(tsi)  della  Dedica,  mentre  nella  presente  edizione 
misura  mm  42  X  40,  ed  è  elegantissima  negli  arabeschi,  nella 
precedente  alquanto  rozza  e  più  piccola,  mm.  38  X  35* 

Né  dal  Bonaini,  dal  Manzoni,  né  dai  Collettori  della  BU 
hlioteca  Picena  viene  registrata  questa  Edizione,  è  ricordata 
però  dal  Foglietti  (').  Un  esemplare,  rattoppato  nel  frontespi- 
zio conservasi  in  questa  Comunale  Biblioteca  di  Fermo  al 
N.  15824. 

XIV. 
I  6  8  I  . 

Annotationes  |  cum  Additìonibus  |  in  Constitu- 
tione  i  Aegidiana  seu  L.  |  unica  C.  si  de  mom.  |  poss. 
fiier.  appcL  |  Vergimi  de  Boccatiis  |  a  Cingulo  I.  C. 
Romani  |  nmic  primum  in  lucem  editae.  |  Quae  an- 
tera contineantur  in  (  Additionibus,  post  sequentem 
paginam  demonstrabitur.  |  Adiecto  insuper  Indice  |  re- 
rum ac  verborum  locupletissimo. 

Sotto  questo  lungo  titolo  Stemma  di  Giacomo  Boncom- 
pagni  Generale  Governatore  di  S.  Chiesa.  Più  in  basso. 

Maceratae  |  ex  Typographia  Sebastiani  Martelli- 
ni  I  M.  D.  LXXXI.  |  D.  D.  Superiorum  licentia  ob- 
tenta. 


(1)  Op.  ctt.  ptg.  43.  0.  44. 


96  nUPPO  tATFAELU 

Edizione  in  4.<*  Al  riferito  titolo  tiene  sonito  neUa  2.*  carta 
lettera  di  dedica 

Illustriss  ■"  et  Eccellentiss.""  |  Domino  D.  Jacobo  | 
Boncompagno  Duci  Sorae  |  Marchioni  Vignolae  |  et 
S.  R.  Ecci.  Generali  |  Gubematorì  |  meritìssimo. 

Nella  3/  carta 

Index  eorum  («^)  quae  continentur  in  additio- 
nibus. 

le  quali  sono  19.,  la  carta  4.*  è  bianca. 

In  caratteri  cancellereschi,  come  sono  quelli  della  lettera 
di  dedica,  viene  a  pagina  numerata  i  /  la  Prefazione,  intestata 

Annotationes  |  cum  Additionibus  | 

in  Cap.  IL  Lib.  FI.  (  dal  Mazzucchelli  negli  Scrittori  S  Ita- 
lia (')  per  equivoco  VII  ) 

Constitutionum  |  Aegidiarum  ]  Seu  L  unicae  C. 
Sì  de  mom.  |  possessione  fiierìt  appellatum. 

Alla  pag.  numerata  3/  cominciano  le  annotazioni  con  le  ag- 
giunte, le  quali  terminano  quasi  alla  fine  della  pag.  88.%  con 
le  parole 

Laus  et  gloria  perpetua  sit  Sanctissimae  Trinitati, 
et  glorìosissimae  Virgini  Mariae. 

Le  susseguenti  carte  8.  non  numerate  sino  al  retto  del* 
r  ultime  portano. 


(1}  Voi.  II.  Parte  3.*  pag.  I5t3« 


CONSTITUTIONES    MARCHIAE  97 

Index  I  copiosissìmus  |  rerum  et  verborum  J  nota- 
tu  dignorum  quae  |  in  bisce  annotatio  |  nibus  et  ad- 
ditionì  I  bus  continentur  I  Serie  Alfabetica. 


U  verso  poi  di  detta  ultima  carta  non  numerata  8/  pre- 
senta, prima  il  Registro  *  A  -  N. 

Omnia  sunt  folia  integra 

(  cioè  duerni  ) ,  quindi  una  linea ,  sotto  la  quale  l' impresa 
dello  Stampatore  entro  cornice  che  misura  mm.  68  X  6o, 
raffigurante  un  tripode  con  sopra  V  incudine,  due  martelli,  un 
serpe  attortigliato  che  brucia  fra  le  fiamme.  Fuori  della  cor- 
nice il  motto 

Malleolis  vincitur  invidia 

cioè  a  sinistra  Malleolis,  sopra  Vincitur,  a  destra  Invidia.  Do- 
po una  tale  impresa  la  nota  tipografica 

Maceratae  |  ex  typographia  Sebastiani  Martellini  | 
M.  D.  LXXXI. 

Poi  altra  linea,  sotto  la  quale  finalmente 

De  licentia  DD.  Superiorum. 

Bello  è  r  esemplare  esistente  in  questa  comunale  Biblio- 
teca di  Fermo  al  N.  14865  ,  ricoperto  a  sola  pergamena. 

Anche  questa  Edizione  rimase  sconosciuta  al  Bonaini,  al 
Manzoni ,  ai  Collettori  della  Biblioteca  Picena ,  non  che  al 
Sig.  Foglietti.  Quest'  opera  non  è  che  ristampa  in  parte  di 
quella  già  da  noi,  sebbene  respinta ,  registrata  sotto  V  anno 
1542  al  N.  Vili,  e  deir  altra  accuratamente  descritta  all'  an- 
no 1570.  N.  X.  Abbiamo  detto  ristampa  in  parte,  poiché  in 
questa  sono  state  portate  delle  aggiunte,  come  rilevasi  dal 
titolo. 

Archivio  Storico  II.  **  7* 


98  FILIPPO  RAFFAELLi 

Annotationes  cum  additìonibiis  etc. 

E  giacché  la  buona  ventura  ci  ha  portato  innanzi  una 
bella  ed  elegante  Edizione  Maceratese ,  non  possiamo  rima- 
nerci dal  notare»  avere  errato  il  benemerito  Bibliofilo  redat* 
tore  del  Dìctionairt  de  Geograpbie  ancienne  et  moderne  à  V  u- 
sage  du  Libraire  j  et  de  ?  amateur  des  Limes  (')  con  aver 
detto  sulla  fede  del  Falkenstein  ('),  che  la  Stamperia  a  Ma- 
cerata risale  al  1575»  e  che  il  primo  ad  esercitarvi  T  arte  sia 
stato  Sebastiano  Martellini. 

Per  notizie  da  noi  raccolte  sembra  certo  che  a  Macerata 
non  si  aprisse  officina  tipografica  anteriormente  alla  metà  del 
Secolo  XVI»  e  che  il  primo  ad  esercitarvi  1'  arte  si  fosse  il 
Mantovano  Maestro  Luca  Bino.  Troviamo  in  fatto  nel  Libro 
delle  Riformagioni  di  quel  Comune  dell'anno  155 1  a  foglio 
49  retto  la  convenzione  che  ai  14  di  Agosto  di  queir  anno 
si  stipulò  —  inter  Civitatem  et  Magistrum  Lucam  de  Binis  Man- 
tuanum  impressarem  conductum  prò  tribus  annis  cui  assignentur 
florenos  viginti  quinque  prò  pensione  domus  conducta  Domino  Ioanne 
Andrea  Floriano  de  Sancto  Severino  sita  in  quarterio  S.  Ioanis 
iuxta  Nardum  Berardini  et  fratres  ac  beredes  Alexandri  Floriani 
cum  poeto  quod  D.  Mag.  Lucas  habeat  servitutem  acque  in  domi- 
bus  novis  habitatis  a  D.  Angelo  Androtio  de  Monticulo  per  Stra- 
tam  publicum  eundo  ad  d.  domos.  —  È  d^  avvertire  peraltro  che 
il  Comune  sin  dal  1547  andava  in  traccia  di  uno  Stampatore, 
che  potesse  esercitare  V  arte  sua  in  quella  città,  poiché  in  detti 
libri  delle  Riformagioni  sin  dal  12  Ottobre  di  quell'  anno  si 


(i)  BiHt,  Firmin  Didotftére$  1870  in  4.  coli.  783.  Sebbene  oltremodo  prege> 
Tole  Aia  questo  Repertorio»  tuttavia  oon  pocbi  errori  ed  inesattezze  in  esso  s' incon- 
trano. L' illustre  ed  eruditissimo  Salvatore  Bongi  prese  a  lare  di  questo  libro  accurata 
rassegna,  che  pubblicò  nelIMrcA/yio  Storico  Italiano,  Serie  Ter^a,  T.  XI.  P.  II.  Fh- 
reu{e.  Tipografia  Galileiana,  1870,  alla  quale  rimandiamo  i  cortesi  lettori. 

(2)  Gecschiehte  der  Buchdrokerkunst  in  ihrer  Entttehung  und  Autbildung,  Ein 
Denkmal  ^ur  vierten  Sacular  -  Feier  der  Erfindung  der  Typographie.  Leipzig, 
Verlag  und  Druck  von  B.  G,  Teuhner,  1840  in  4.  P.  II.  pag.  laa.  Pregevolissima  o- 
pera  che  riassume  i  principali  scritti  sino  ad  ora  pubblicati  sulla  introduzione  dell'  arte 
della  Stampa  nei  dififerenti  paesi  d' Europa,  e  delle  altre  parti  del  mondo,  cominciando 
dall'AIemagna  <f  cu,  dice  il  Branet  Tom.  II.  coli.  1173  #  P  auteur  Parrete  avec  une 
complaitance  que  nout  ne  taurions  bldmer.  » 


CONSTITUTIONES    MARCHIAB  9<) 

trova  decretato  — *  Quod  si  stampator  se  conduxerit  ad  eius  artem 
stampe  exercendanty  Comunitas  teneatur  eidem  solvere  decem  flore- 
nos  prò  pensione  domus  prò  uno  anno ,  et  in  posterum  quolibet 
anno.  — 

Ci  piace  ancora  di  osservare  che  Io  Stampatore  Maestro 
Luca  nel  1554  fu  eletto  a  Bidello  dello  Studio;  che  alla  morte 
di  lui  gli  venne  surrogato  ai  13  Aprile  1569  Sebastiano  di 
Pietro  Martellini  di  Macerata,  allievo  nell'  arte  tipografica  di 
detto  Maestro  Luca,  del  quale  Sebastiano  Martellini  si  fa  ri- 
cordo in  una  Risoluzione  del  25  Agosto  1569  (').  Il  Martel- 
lini ebbe  poi  a  compagno,  quindi  a  successore  nella  tipografia 
il  veneto  Pietro  Ferri,  ciò  rilevando  da  altra  Risoluzione  Con« 
siliare  del  22  Novembre  1605,  con  la  quale  gli  viene  accor- 
data per  dieci  anni  V  esenzione  al  pagamento  delle  Gabelle  (^). 
Cosi  finalmente  lo  troviamo  unito  ad  un  tale  Gio  :  Battista 
Bonhomini,  nella  stampa  —  Descrittione  et  Dichiaratione  dell*  arco 
eretto  in  Macerata  nell'  ingresso  dell'  Illustrissimo  e  Reverendissimo 
Sig.  Cardinale  Pio  Legato  della  Marca  à  24  di  Giugno  1621  — 
In  Macerata,  appresso  Bastiano  Martellini  e  Gio  :  Battista  Bonho- 
mini 16 21  in  8J^  di  carte  16.  — 

Ma  non  è  qui  luogo  intrattenerci  più  a  lungo  sopra  i 
Tipografi,  che  esercitarono  Y  arte  loro  a  Macerata.  Essi  entre- 
ranno più  dettagliatamente  in  altro  nostro  studio.  —  Sopra 
V  introdu:(ione  dell'Arte  tipografica  nelle  diverse  città  della  Marca. 
A  noi  basta  V  avere  dimostrato  che  il  Martellini  non  fu  V  intro- 
duttore della  tipografia  in  Macerata,  ma  che  egli  fosse  il  secondo 
dopo  il  Mantovano  Maestro  Luca  Bino. 


(t)  V.  Riformaziooi  di  detto  Anno  1554  fol.  143  recto  —  1568  fol.  10  recto  — 
i$6q  foK  19^  recto. 

(3)  V.  d.  Rirorm.  Anoo  1605  fol.  149  recto. 


100  FILIPPO   RAFFAELLl 


XV. 


iS8s. 

AEGiDiANAE  j  CONSTITUTIONES  I  cum  additio- 
nibus  Carpensibus  |  nunc  denuo  recognitae  et  quam- 
pluribus  erroribus  expurgatae  |  cum  glossis  non  minus 
doctis  quam  utilibus  |  praestantissimi  Viri  Gasparis 
Caballini  de  Cingulo  |  Jurisconsulti  Picentis.  —  Cum 
indice  tam  Capitulorum  quam  Glossarum  iocorumque 
insignium. 

Venetiis.  M.  D.  LXXXV.  Senza  nome  di  stam- 
patore in  fol. 

Questa  edizione  non  è  che  una  fedele  ristampa  di  quella 
già  descritta  sotto  il  N.  XI.  dell'  anno  1571.  È  ricordata  dal 
Manzoni  (')  e  sulla  fede  di  questi  dal  Foglietti  ('). 

XVI. 
1588. 

AEGIDIANAE  CONSTITUTIONES.  etc. 

Non  ne  ripetiamo  il  titolo,  perchè  tale  edizione  è  simile 
alle  precedenti  1571,  e  1585.  Viene  ricordata  dai  Collettori 
della  Biblioteca  Picena  Q),  dal  Foglietti  (♦),  dal  Berlan  ($),  dal 


(I)  Op.  dt.  Voi:  1  Ptrte  I.  pag:  19.  n.  Vili, 
(a)  Op.  cit.  pag:  44.  Dota  47. 

(3)  Tom.  III.  pag.  194.  n.  a. 

(4)  Op.  cit.  pag.  44.  nota  47. 

(5)  Op.  cit.  pag.  4. 


coNSTrnmoNcs  marchiae  ioi 

Bonaini  ('),  e  dal  Manzoni  ('),  il  quale  falsamente  crede,  che 
la  data  di  questa  stampa  sia  errore  tipografico,  e  si  sia  volu- 
to ricordare  la  precedente  edizione  del  1585.  Esemplari  poi 
con  la  data  1588  si  trovano  nella  Biblioteca  Comunale  di 
San  Severino  (  Marche  ),  ed  in  quella  di  nostra  Famiglia  a 
Cingoli. 


XVII. 
1605. 

AEGIDIANAE  |  CONSTITUTIONES  |  cum  ad- 
ditionibus  |  Carpensìbus  |  nunc  denuo  recognitae  et 
quam  |  pluribus  erroribus  expurgatae  cum  glossis  non 
minus  doctis  quam  |  utilibus  praestantissimi  viri  Ga- 
sparis  Gaballini  (51V)  de  Gin  |  gulo  iurisconsulti  Pi- 
centis.  I  Cum  indice  tam  capìtulorum  |  quam  glossa- 
ram  locorumque  insignium.  |  Cum  privilegiis  Summi 
Pontificis  I  et  Senatus  Veneti. 

Venetiis.  MDCV.  Apud  Joannem  Zenarium.  in  fol. 

Questo  titolo  leggesi  nel  retto  della  prima  carta  fregiata 
dell'  insegna  del  tipografo ,  che  era  una  fontana  a  molti  getti 
entro  cornice  o  cartella  accartocciata,  simile  a  quella  che  ab- 
biamo trovata  nella  Edizione  senza  nome  di  stampatore  al 
N.^  XI.  Anno  1571.  Il  verso  di  essa  carta  è  bianco.  Le  due 
pagine  della  seconda  contengono  un  discorso  dell'  Autore  al 
Lettore  —  Ad  Leciorem  Auctor ,  —  in  cui  si  dà  ragione  del- 
l'opera.  Seguono  i  brevi  del  Pontefice  Paolo  III,  che  confer- 
mano la  riforma  delle  Costituzioni  fatta  dal  Cardinale  Rodolfo 


(1)  Op.  cit.  pag.  75. 

(t)  Op.  e  luogo  sopra  citato. 


102  I^ILIPPO  RAFFAELtl 

da  Carpi,  a'  quali  tien  dietro  Y  Indice  dei  Capitoli,  che  ripar- 
tono la  raccolta.  Le  Costituzioni  hanno  principio  alla  pagina 
numerata  i,  essendo  tutte  le  precedenti  senza  numero,  e  tali 
Costituzioni  continuano  fino  alla  pag.  412.  Dopo,  si  trovano 
altre  dieci  carte  non  numerate,  le  quali  portano  l'indice  — 
Locorum  insignium,  glossarum^  constitutionum  —  L'  prdine  della 
raccolta  non  è  variato  nei  Sei  Libri;  le  glosse  del  Cavallini 
sono  Capitolo  per  Capitolo;  le  Costituzioni,  le  glosse,  e  gli 
indici  sono  stampati  a  due  colonne  per  ciascuna  pagina. 

Questa  Edizione  è  ricordata  da  tutti  i  Bibliografi  più  volte 
sopranominati,  ed  un  beli'  esemplare  noi  vedemmo  nella  ricca 
Collezione  Statutaria  presso  gli  Archivi  di  Stato  Romano. 


Indulgentia  dignus  est  labor  arduus 

Con  queste  parole  poniamo  fine  alla  rassegna  bibliografica 
di  tutte  le  Edizioni  delle  celebri  costituzioni  della  marca  dette 
EGiDiAKE,  delle  quali  soltanto  9  furono  note  al  Bonaini,  7  al 
Berlan,  11  al  Foglietti,  13  al  Manzoni,  ma  da  tutti  non  esat- 
tamente e  bibliotecnicamente  descritte  ed  illustrate,  come  noi 
ci  siamo  peritati  di  fare,  portando  inoltre  il  numero  di  esse 
a  17.  Se  con  questo  lavoro  abbiamo  bene  o  nò  incominciato 
a  dare  una  Bibliografia  Storico -artistica,  letteraria,  scientifica, 
e  biografica  della  Provincia  Maceratese,  ci  riportiamo  al  giu- 
dizio dei  cultori  di  siffatti  generi  di  studi.  Il  nostro  buon  vo- 
lere presso  questi  ci  scusi,  ripetendo  ancora  una  volta  —  In- 
dulgentia dignus  est  ìabor  arduus. 


UN  UMANISTA  FABRIANESE 


del  secolo  XIV. 


GIOVANNI  TINTI 


Dell*  uomo,  il  di  cui  nome  leggesi  in  fronte  a 
queste  pagine,  il  tempo  ha  nel  suo  corso  ravvolti  di 
si  fatta  oscurità  il  ricordo  e  gli  scritti ,  che  il  ride- 
star r  uno  ed  il  ricercare  gli  altri  potrebbe  da  taluno 
giudicarsi  vana  ed  inutile  impresa.  Il  timore  che  al- 
tri esprima  consimil  parere  non  mi  trattiene  però 
dal  rendere  di  publico  diritto  i  documenti  che  sul 
Tinti  mi  avvenne  di  raccogliere;  per  quanto  infatti 
essi  né  siano  in  gran  copia  né  di  molto  rilievo,  pu- 
re ho  fede  non  debbano  essere  sdegnati  da  coloro, 
ai  quali  precipuamente  si  rivolgono;  a  coloro,  inten- 
do, che  dalle  indagini  istituite  intorno  all'  origine  ed 
alle  vicende  del  classico  risorgimento  hanno  appreso 
quanto  mal  nota  ne  sia  ancora  la  storia  per  quel  no- 
tevolissimo periodo,  che  abbraccia  le  ultime  decadi 
del  secolo  decimoquarto.  Quel  largo  movimento  di 
pensiero  e  di  ricerche  che,  auspici  i  grandi  dotti  fio- 
rentini, si  diffonde  in  tutta  la  penisola  sul  morir  del 
trecento  non  è  oggi  per  verità  se  non  in  poca  parte  co- 
nosciuto, mancandoci  ancora  sopra  quasi  tutti  coloro 


104  FRANCESCO  NO  VATI 

che  ne  furono  i  propagatori  e  gli  ausiliatori  più  o 
meno  famosi,  esatte  e  particolari  notizie.  Che  se  la 
fine  del  sec.  XIV  ci  offre  da  un  lato  lo  spettacolo 
della  decadenza  della  letteratura  volgare;  se  in  que- 
gli anni  che  seguono  alla  scomparsa  del  Petrarca  e 
del  Boccaccio,  il  gran  fiume  della  poesia  trecentista,  si 
copioso  d'  acque,  lo  vediam  perdersi  quasi  disseccato, 
nelle  desolate  aridità  dei  poemi  allegorici,  calcati  sul 
modello  della  Commedia  o  dei  Trionfi^  nella  vacuità 
monotona  dei  canzonieri  amorosi  esemplati  sul  petrar- 
chesco; ci  si  presenta  però  contemporaneamente  d'altra 
parte  un  quadro  più  lieto.  Questa  età  non  ha  dato  veri 
poeti,  ma  ha  prodotto  invece  una  ingente  schiera  di  dot- 
ti, non  prepotenti  tutti  d' ingegno,  ma  tutti  infaticabili 
allo  studio;  talché  se  Leonardo  Aretino,  se  il  Poggio, 
se  il  Loschi  (per  ricordarne  qualcuno),  adolescenti, 
vincono  già  in  dottrina,  e  lo  sanno  e  lo  dicono,  il 
Boccaccio  ed  il  Petrarca,  di  ciò  é  da  ricercare  in  gran 
parte  la  cagione  neir  insegnamento ,  nell'  esempio , 
nelle  cure  sollecite  e  sapienti  di  cui  circondarono  i 
loro  inizi  gloriosi  quegli  uomini,  dei  quali  la  fama  si 
ecclissò  e  scomparve  dinnanzi  alla  grandissima  che  i 
discepoli  raggiunsero.  Io  spero  fra  non  molto  di  mo- 
strar raggruppata  intorno  al  più  illustre  di  loro,  al- 
l'erede del  Petrarca,  Coluccio  Salutati,  codesta  schiera 
di  dotti  modesti  e  dimenticati.  Dal  lor  numero  intanto 
trascelgo,  né  mi  curo  nasconderlo,  un  gregario:  ma 
in  questo  Archivio,  indirizzato  ad  illustrare  la  storia 
civile  e  letteraria  delle  Marche,  ciò  che  noi  verremo 
ora  esponendo  intorno  all'  oscuro  letterato  fabriane- 
se  non  troverà  certo  né  impazienti ,  né  sdegnosi  i 
lettori. 


UN  mSANISTA  PABRIANESC  IO5 


L 


La  famiglia  dei  Tinti  contava  già  nel  trecento 
fra  le  illustri  fabrìanesi  secoli  di  esistenza  non  in- 
gloriosa. Fino  dal  sec.  XII  la  sua  sorte  erasi  colle- 
gata infatti  a  quella  dei  valorosi  guerrieri  che  dove- 
vano, duecent'  anni  dopo,  assumere  il  dominio  della 
patria,  i  Chiavelli:  e  gli  storici  di  Fabriano  ci  hanno 
serbato  ricordo  come  al  fianco  di  Ruggero  Chiavelli, 
quando  del  1180  egli  cinse  Rimini  d'  assedio^  com- 
battesse, non  ancor  quadrilustre,  Antonio  Tinti ,  do- 
tato di  cosi  straordinaria  vigoria  di  braccio  che  non 
solo  uccise  cinque  nemici,  da  lui  V  un  dopo  V  altro 
provocati,  ma,  salito  il  primo  sulle  mura  della  città 
assediata,  ne  procacciò,  spalancandone  le  porte,  ai 
suoi  concittadini  V  acquisto.  (') 


(I)  Ved.  O.  MARCOALDI,  Guida  e  Statistica  della  Città  e  Comune 
di  Fabriano  (  Fabriano,  Crocetti,  1874  ),  Voi.  I,  p.  70  e  segg.  Non  ci  è  però 
riuscito  di  ritrovare  nei  pochi  libri,  che  fra  i  moltissimi  da  Fabrìanesi  det* 
tati  ad  illustrazione  delle  patrie  glorie,  uscirono  sin  qui  per  le  stampe, 
notìzia  di  altri  membri  di  questa  famiglia  che  per  virtù  militari  o  civili  si 
rendessero  illustri.  Del  resto  il  nome  dei  Tinti  ricorre  raramente  anche 
nelle  Carte  Diplomatiche  Fabrianesi,  che  A.  ZONGHI  raccolse  ed  illustrò, 
le  quali  formano  il  secondo  txsmo  della  Collezione  di  docum,  stor.  ani, 
inediti  ed  ed,  rari  delle  città  e  terre  marchigiane  (  Ancona  ,  1872  )  e  van- 
no dal  xoii  al  1299.  Non  è  probabile  infatti  che  alla  gente,  dalla  quale 
il  Nostro  discese,  appartenessero  cosi  quel  Ioannes  o  Ioannutius  Tinti  e  quel 
Settonus  Tinti  che  insieme  agli  altri  abitanti  del  Castello  di  Chiaramonte  fe- 
cero nel  1220  atto  di  sommissione  al  Comune  di  Fabriano  (  o.  e  Doc. 
LXXV,  p.  io4  e  LXXVII,  p.  107  ),  dopoché  Attone  e  Bartolo  di  Ugolino 
ebbero  ass<^ettata  al  detto  Comune  la  terza  parte  di  quel  castello.  Ma  si 
può  invece  riconoscere  un  antenato  di  Giovanni  in  quel  dominus  StéRu- 


loé  PRANCCSCO  KOVATI 

Che  da  questa  schiatta  di  generosi  nascesse  Gio- 
vanni ci  sembra  fuori  di  dubbio  ;  ma  da  qual  padre 
ed  in  qual  anno,  mal  sapremmo  indicarlo.  E  però  as- 
sai probabile  che  egli  vedesse  la  luce  nella  seconda 
metà  del  trecento,  avendo  noi  ragione  di  credere  che 
la  sua  vita  siasi  prolungata  fino  al  quarto  o  quinto 
lustro  del  secolo  seguente. 

Se  i  nostri  calcoli  pertanto  non  vanno  errati,  la 
adolescenza  e  la  prima  giovinezza  del  Tinti  sareb- 
bero trascorse  in  quel  ventennio,  tempo  fra  tutti  per 
Fabriano  fortunatissimo,  nel  quale  sotto  la  indiretta 
dominazione  de*  più  miti  fra  i  Chiavelli,  la  città  po- 
sò, sopite  le  intestine  discordie  e  le  esterne  insidi^, 
in  tanta  pace,  che  vi  <c  augumentarono  incredibil- 
mente le  ricchezze,  le  genti  et  le  virtù  »  (').  Fabriano 
andò  allora  altera,  lo  narra  il  Sansovino,  di  ospitare 
entro  le  sue  mura  una  eletta  di  patrizi  e  di  dotti  : 
«  v'  erano  ventiquattro  Cavalieri  a  spron  d'  oro ,  al- 


to Tinti,  che  del  1290  apparisce  fra  i  fideiussori  del  G)mune  verso  Aga- 
pito G>lonna,  Vicario  Generale  nella  Marca  Anconitana  (  o.  e.  Doc.  CCLIV, 
p.  289).  Un  Tinti  appare  pure  fra  i  venditori  di  una  casa,  comperata  nel  1255 
dal  Comune  per  fabbricare  il  Palazzo  publico;  ma  non  saprei  dire  se  egli» 
come  i  suoi  fratelli  Venturello  e  Bartolo  e  le  sorelle  Nuccia  e  Granuccia 
di  Marsilione  di  Giovanni,  fosse  o  no  della  casata  dei  Tinti  (  o.  e.  Doc.  CL- 
XXV,  p.  2x5  );  giacché  il  nome  di  Tinto  lo  troviamo  portato  da  molti  di 
famiglie  diverse  (ved.  così  o.  e.  p.  295,  296,  305  etc.)  Forse  un  nepote  del 
Nostro  fu  quel  Giacomo  Tinti,  notaio,  che  rogò  in  Fabriano  dal  1454  al 
i48o  (  ved.  MARCO AyDI  o.  e.  p.  311  ),  e  che  nel  i48i  essendo  consiglie- 
re del  suo  comune,  fii  eletto  ambasciatore  della  città  a  Roma,  per  riavere 
il  corpo  di  S.  Romualdo.  Ved.  ZONGHI.  Documenti  storici  fàbrianesi,  Fa- 
briano, 1881,  pag.  23  e  seg.  Di  un  altro  Giacomo  di  Giovanni  Tinti  , 
esso  pure  nouio  dal  1528  al  1549,  è  fatto  ricordo  ibid.  p.  312. 

(I)  F.  SANSOVINO,   Origini  e  fatti  delle  famiglie  illustri  d* Italia 
(  Venezia,  Combi,  MDCLXX  ),  p.  303.  Cfir.  MARCOALDI,  o.  e  p.  6. 


tTN  tlMANISTA  FABRIANESE  tO? 

trettanti  Dottori,  sette  eccellenti  Medici;  et  nove  Ca- 
pitani con  somma  lode  loro  guerreggiavano  in  di- 
verse parti  d' Italia  (").  »  Ma,  non  men  che  i  guer- 
rieriy  rendevano  intanto  famoso  al  di  fuori  il  nome 
della  loro  patria  i  dotti  :  dalle  cattedre  di  vari  studi 
italiani  suonava  riverita  la  voce  di  Giovanni  Bec- 
chetti (*);  e  il  doloroso  senso  di  pietà  e  di  racca- 
priccio, che  r  annunzio  delle  orride  stragi  cesenati 
aveva  gettato  negli  animi  degli  Italiani,  trovava  una 
manifestazione  efficace  nel  dialogo  famoso  di  ser  Lo- 
dovico da  Fabriano.  (')  Che  V  amore  alla  scienza 
scendeva  e  si  diffondeva  dall'  alto  :  nella  principesca 
loro  dimora  i  Chiavelli  ragunavano  una  preziosa  bi- 
blioteca, troppo  presto  ed  in  troppo  tragica  guisa  di- 
spersa; (f)  e  nelle  aule,  dove  correvano  i  petrarche- 
schi sospiri  di  Livia  Chiavelli,  (^)  cresceva  queir Alber- 


(1)  id.  ibid. 

(2)  Ved.  O.  MARCOALDI,  o.  e.  p.  4;  e  TORELLI ,  Ristretto  delle 
ViU  degli  huomini  e  delle  donne  illustri  in  Santità  dell*  ord.  Agostiniano 
(  Bologna,  Monti,  1647  ),  cap.  LIX,  p.  299.  Cfr.  anche  TIRABOSCHI,  Stor. 
della  leti,  ital  Lib.  II,  I.  V,  p.  121  {Modena,  1775  ). 

(3)  Ved.  Appendice  I. 

(4)  Alberghetto  II  fu  amantissimo  «  di  raccoglier  libri,  componendo 
con  ingenti  somme  una  scelta  e  ricchissima  biblioteca;  parte  della  quale 
fu  barbaramente  disthitta  dalle  fiamme,  che  i  ribelli  Fabrianesi  appiccarono 
all'archivio  e  alla  cancellerìa  de* massacrati  Chiavelli  nel  1435,  e  parte 
quindi  andò  venduta  a  Federigo  d*  Urbino  ».  MARCOALDI,  o.  e.  p.  52  e 
cfr.  qui  p.  118. 

(5)  Livia  Chiavelli,  moglie  a  Chiavello  di  Guido  Chiavelli  (  f  io 
Gennaio  i4io  ) ,  fu  donna  bellissima  e  di  molto  ingegno.  Un  suo  sonetto 
che  cohl: 

Rivolgo  gli  occhi  spesse  volte  in  alto, 

non  del  tatto  infelice,  è  riferito  dal  SANSOVINO  (  o.  e.  p.  3 1 1  ),  che 
ne  fa  ampolloso  elogio.  Lo  rbtampò  il  CRESCIMBENI,  Cotnm,  alla  st. 


I08  FRANCESCO  KOVATt 

ghetto  oc  giovane  di  gratiosa  presenza,  eloquente  et 
di  maturo  consiglio,  dotto  di  latino  et  di  greco,  a- 
mator  de'  virtuosi  e  della  pace  »  (') ,  che  doveva 
degnamente  succedere  nel  dominio  al  buon  fratello 
Tommaso. 

Il  Tinti,  più  che  all'  esercizio  delle  armi,  alla  sua 
stirpe  prediletto ,  dovette  sentir  V  animo  inclinato 
agli  studi;  e  nella  vicina  Perugia  od  altrove,  com- 
piuto il  corso  delle  letterarie  discipline,  attese  proba- 
bilmente alle  giuridiche.  Questa  nostra  supposizione 
non  è  però,  fa  mestieri  il  dirlo,  corroborata  da  alcun 
documento:  anzi  quante  volte  ci  verrà  fatto  di  im- 
ì)atterci  nel  nome  del  Tinti,  non  ci  occorrerà  mai  di 
vederlo  preceduto  da  qualche  titolo  che  lo  accerti, 
se  non  conventato  in  ambo  le  leggi ,  almeno  deco- 
rato di  quel  grado  che  concedevasi  a  chi  avesse  spesi 
tre  anni  nello  studio  dell'  ars  notarla.  (*)  Tuttavia  che 


delia  voìg.  poesia,  V.  11^  P.  Il,  libr.  II,  p.  ni  e  III»  p.  I.  p.  119.  Cfir. 
anche  MARCOALDI,  o.  e  p.  52.  IL  TIRABOSCHI  però,  (o.  e.  T.  V, 
p.  464  )  vorrebbe,  e  forse  non  a  torto,  spogliare  del  poetico  alloro  cosi  la 
Chiavelli,  come  V  altra  poetessa  fabrìanese  del  sec.  XIV,  Ortensia  Gugliel- 
mi. Davvero,  queste  povere  nostre  poetesse  antiche  son  poco  fortunate 
nelle  loro  relazioni  coi  critici! 

(i)  SANSO  VINO,  o.  e.  p.  310.  Aggiunge  il  MARCOALDI  (o.  e. 
p.  52  )  che  Alberghetto  a  compose  un  libro  intitolato  degli  elementi  (  sic  ); 
tradusse  dall*  originale  nella  lingua  del  Lazio  la  Parafrasi  di  Temistio  f  eu- 
frate  (  sec.  IV  )  (sic)  »  Non  ci  ^cciamo  davvero  garanti  dell*  attendibilità,  e 
sopra  tutto  della  esattezza,  di  notizie  date  in  sifiiatta  maniera. 

(2)  Il  suo  nome  cosi  non  appare  in  quell'  Elenco  cronologico  de'  No- 
tar! fiibrianesi,  che  il  MARCOALDI  uni  al  suo  volume  (o.  e  p.  311  ). 
Vero  è  tuttavia  che  in  esso  non  son  annoverati  che  i  notar!  de!  quali  i  pro- 
tocolli si  conservano  nell*  Archivio  di  Fabriano  ;  il  che  viene  a  dire  che 
non  di  tutti  i  notari  fioriti  in  questa  città  noi  vi  ritroviamo  quindi  fatto 
ricordo. 


UN  UMANISTA  PABRIANESB  IO9 

la  congettura  nostra  non  sia  del  tutto  infondata  é  ne« 
cessano  affermarlo,  quando  rìcordinsi  gli  uffici  dei 
quali  il  nostro  appare  rivestito. 

Restaci  infatti,  a  documento  di  ciò,  una  lettera 
scrìtta  al  Tinti  da  queir  uomo  che  V  Italia  tutta  ono- 
rava allora  come  il  più  eloquente  ed  il  più  dotto  del 
tempo,  del  celebre  cancelliere  della  republica  fiorentina, 
Coluccio  Salutati.  (')  Come  fra  i  due  fosse  sorta 
una  amichevole  relazione  ci  é  ignoto:  forse  il  Tinti, 
cedendo  ad  uno  di  que'  generosi  impulsi,  propri  della 
età  giovanile,  aveva  scritto  per  il  primo  a  Coluccio 
allo  scopo  di  manifestargli  la  sua  ammirazione,  di 
richiederlo  della  sua  amicizia;  e  V  altro  con  quella 
sua  benignità  squisita  che  lo  rendeva  inclinevole  sem* 
pre  a  soddisfare  quanti  a  lui  si  rivolgessero  o  per 
consiglio  o  per  aiuto,  lo  aveva  lietamente  accolto  e 
collocato  nella  schiera  numerosa  e  fiorente  dei  suoi, 
più  che  amici ,  figliuoli.  Certo  si  è ,  comunque  ciò 
avvenisse,  che  la  lettera,  della  quale  discorriamo,  non 
può  esser  stata  la  prima  che  il  Salutati  scrìsse  al 
Tinti,  come  non  fu  la  sola,  quantunque  niun' altra 
al  nostro  diretta,  si  legga  ora  nell'  epistolarìo  di  Co- 
luccio.  Orbene,  dopo  avere  nella  sua  epistola  soddis- 
fatto alle  domande  mossegli  dair  amico  intorno  alla 
natura  di  quella  virtù,  che  dicesi  della  prudenza,  il 
cancelliere  fiorentino   aggiungeva:  ce  Se  tu  vuoi  an- 


(i)  La  rìproduciamo  nell'Append.  II,  i. 


XIO  FRANCESCO  NO  VATI 

dare  col  podestà  del  Chianti,  (*)  fa  di  venire  a  Fi- 
renze e  di  accordarti  con  lui.  Io  già  di  te  assente 
gli  tenni  parola  e^  quando  sarai  qui  giunto,  a  lui  ti 
farò  conoscere  di  persona.  » 

Nella  sua  lettera  adunque,  oltre  che  i  dubbi  filo- 
sofici che  lo  molestavano,  il  Tinti  aveva  dovuto  e- 
sporre  all'  amico  anche  le  sue  inquietudini  ed  i  suoi 
bisogni  d*  indole  assai  diversa.  Forse  Giovanni  tro- 
vavasi  in  patria  senza  ufficio  e  le  esigue  sostanze 
gli  facevano  desiderare  di  provvedere  a  sé  stesso,  as- 
sumendone qualcuno.  £  Coluccio,  che  di  tutti  gli  a- 
mici  suoi  prendevasi  cura,  che  era  divenuto,  per  dir 
cosi,  il  provveditore  di  ufficiali  e  di  cancellieri  per 
quanti  Signori  e  Signorotti,  Comuni  e  Republiche, 
esistevano  in  Toscana,  e  non  in  Toscana  soltanto, 
erasi  preoccupato  di  mettere  a  posto  anche  1'  amico 
fabrianese. 

Ma  quale  ufficio  il  Tinti  poteva  aver  mostrato  di 
desiderare  ?  Evidentemente  tale  che,  per  quanto  non 
troppo  elevato,  non  poteva  esser  coperto  se  non  da 
chi  possedesse  qualche  scienza  di  legge.  Presso  il  Po- 
destà del  Chianti  al  Nostro,  per  lasciar  da  parte  quello 
di  cavaliere ,  non  era  dato  tenere  altro  ufficio  che  di 
giudice  o,  più  probabilmente,  di  notaio.  Ufficio  molto 
modesto,  alle  fatiche  del  quale  non  rispondeva  il  più 


(i)  ir  Sique  vis  ire  cum  potestate  Chiantis,  cura  ut  verna s   secumque 
componas  »  scrive  Coluccio.  Nella  stampa  del  RICACCI,  le  prime   parole 

suonali  cosi:  Siquid  vis  cum  Potestate   Chiantis Figuriamoci   qual 

senso  se  ne  venga  a  ricavare  1 


UN  UMANISTA  FABRIANESE  IH 

delle  volte  il  guadagno;  causa  di  molestie  molte  e 
gravi ,  di  pericoli  fors'  anche  ;  ma  che  era  ad  ogni 
modo  desiderato  da  coloro,  i  quali  o  la  povertà  o  la 
brama  di  novità  rendevano  propensi  ad  abbandonare  il 
luogo  natale.  £  talvolta  da  si  umile  stato  poteva  ve- 
nir fatto  di  assorgere  a  più  eccelse  ed  onorevoli  con- 
dizioni: e  Pisa  vedeva  allora  appunto  un  notaio 
diventato  tiranno. 

Pur  troppo  la  lettera  del  Salutati  manca,  come  av- 
viene quasi  sempre  di  ogni  altra  sua,  della  data  ;  e 
nemmeno  vi  occorrono  indizi,  dai  quali  sia  lecito 
•  desumere,  anche  approssimativamente,  il  tempo  in  cui 
fu  scritta.  Tuttavia,  se  vorremo  valerci  del  solo  mezzo 
che  ci  si  porga  a  determinarne  la  data  (  mezzo  spesse 
volte  assai  fallace  )  cioè  tener  conto  del  luogo 
che  essa  occupa  nelle  raccolte  di  lettere  del  Salutati, 
potremo  congetturare  che  questi  la  dettasse  nell'ul- 
timo decennio  del  secolo  decimoquarto  ('). 


(I)  Nel  cod.  Napolet.  delle  lettere  di  G)luccio  quella  al  Tinti  sta  fra 
altre  due,  che  furono  scritte  o  nel  1392  o  nell'  anno  seguente.  Ora,  che  a  que- 
sto tempo  appartenga  anch*  essa  è  credibile  e  più  lo  sembrerà  ove  si  tenga 
conto  di  quanto  adesso  diremo.  Fra  i  sonetti  amorosi  di  Alberto  degli  Al- 
bizzi  e  di  altri  a  lui,  che  stanno  nel  cod.  Chigiano  L.  IV.  131  (  copia  di 
mano  del  sec.  XVI  ex.  di  altro  codice  scritto  in  Firenze  sugli  ultimi  del 
Trecento  ),  se  ne  legge  a  f.  706  r  uno,  cosi  intitolato:  Risposta  (  di  Alberto  ) 
a  Ser  Giovanni  da  Fabriano.  Com  :  * 

Alma  gentile ,  onde  abbondante  vena 
Rampolla  d'  Elicona,  ond'  io  nutrisco 
E  stempero  1*  ardor  per  qual  perisco , 
Poich*  Amor  cinse  a  me  la  suo  catena  etc. 

Ora  il  trascrittore  prepose  a  questi  sonetti  una  rubrica,  riportata  essa  pure 
nel  cod.  Chigiano  (  i  698  r),  dalla  quale  risulta  che  egli  li  copiò  nell'  otto- 


Il  a  FRANCESCO  NO  VATI 


Accettò  il  Tinti  di  recarsi  a  Firenze  per  unirsi 
ivi  alla  brigata  che  il  nuovo  podestà  conduceva  seco 
nel  Chianti  ?  Nulla  ci  vieta  di  supporlo,  giacché  del  suo 
soggiorno  in  quella  città  abbiamo  anche  altre  prove. 
É  credibile  che  egli  conducesse  cosi  per  vari  anni, 
fuori  di  patria,  la  vita  errabonda  e  vagante  che  era 
necessaria  conseguenza  della  carriera  da  lui  abbrac- 
ciata: ma  non  potremmo  affermarlo,  che  di  nuovo 
perdiamo  le  sue  traccie.  E  quando  le  rinveniamo  é  in 
patria  che  lo   vediamo  restituito. 

Il  4  Maggio  1406  Coluccio  Salutati,  grave  d'  an- 
ni, era  sceso  nel  sepolcro;  e  lo  accompagnava  il 
compianto  di  tutta  Firenze  e  di  quanti  in  Italia  col- 
tivavano con  crescente  ardore  gli  studi.  Mai,  come 
in  quel  momento,  la  sua  gloria  aveva  brillato  di  luce 
più  viva:  la  città,  da  lui  fedelmente  servita  per  più 
che  trent'  anni,  grata  all'  uomo  che  con  tanto  amore 
erasi  adoperato  a  renderne  maggiore  la  fama,  più  ri- 
spettati i  consigli,  sulla  bianca  testa  del  venerando 
estinto  aveva  deposto,  premio  ambitissimo,  la  corona 
d' alloro  :  Coluccio  era  ormai  il  terzo  poeta  laureato 


bre  del  1394  (  Cfr.  A.  WESSELOFSKY,  77  ?arad,  degli  Alberti,  I,  II,  p.  211.  ) 
Che  sotto  il  nome  di  Ser  Giovanni  da  Fabriano  si  indichi  il  Tinti ,  mi  par 
certo;  e  così  anche  i  codici  delle  lettere  del  Salutati  sogliono  chiamarlo.  Ma 
che  egli  scrivesse  ali*  Albizzi  un  sonetto  da  Fabriano  mi  sembra  improba- 
bile ;  molto  probabile  invece  che  prendesse  parte  alla  corrispondenza  poe- 
tica avviata  dall'  Albizzi  con  altri  letterati  che  dimoravano  in  Firenze , 
quando  egli  si  recò  in  questa  città.  Ma  se  i  sonetti  correvano  già  per  le 
mani  di  tutti  nell'autunno  del  1394  vuol  dire  che  per  lo  meno  erano 
stati  scritti  molti  mesi,  forse  un  anno,  prima;  eccoci  adunque  di  nuovo  al 
1393,  che  si  può  quindi  fissare  come  la  probabile  data  ddla  partenza  del 
Tinti  per  la  Toscana. 


UN  UMANISTA  FABRIANESE  1 1 J 

di  cui  si  gloriasse  Firenze.  (')  La  scomparsa  del  buon 
vecchio  colpiva  di  vivo  dolore  quanti  ne  avevano 
potuto  apprezzare  Y  animo,  non  che  la  dottrina  ;  e 
al  pari  de' più  famosi,  il  Poggio,  Leonardo  Bruni, 
Pietro  Turchi,  sulla  sua  tomba  aveva  pianto  un  oscu- 
ro discepolo,  Giovanni  Tinti.  La  triste  novella  lo 
aveva  raggiunto  in  Fabriano  ove  erasi  ricondotto  e 
quivi  appunto,  scorso  alcun  tempo,  gliene  perveniva 
un''altra,  ma  lieta.  Antonio  Loschi,  che  già  da  molti 
anni  aveva  levato  grido  di  sé  e,  fatto  uomo,  man- 
teneva le  promesse  date  da  fanciullo,  lasciata  Vicen- 
za, ove  al  minare  improvviso  delle  fortune  viscon- 
tee si  era  rifugiato,  recavasi  a  Roma,  legato  della 
republica  veneta  al  Pontefice.  Ma,  mentre  impaziente 
d*  indugio  si  aflfrettava,  desideratissimo,  alla  volta  della 
città  eterna,  inaspettati  ostacoli  lo  avevano  trattenuto: 
i  dintorni  ne  erano  desolati  dalle  soldatesche  di 
re  Ladislao  e  fin  che  queste  non  gli  concedettero  il 
passaggio,  gli  fu  mestieri  fermarsi  in  Perugia  (*). 
Il  Tinti,   ammiratore   dell'  ingegno   del   Vicentino 


(1)  Ved.  i  Virorum  eruditorum  de  Coìucio  Salutato  testimonia,  premessi 
al  primo  volume  delle  Lini  Colucii  Pierii  Salutati  Epistolae  (  Firenze,  Bni- 
scagli,  1741  )  e  singolarmente  p.  XV,  XXI.  etc. 

(2)  Ved.  per  queste  notizie  gli  infelicissimi  Commentarii  che  sulla 
vita  e  sugli  scritti  di  Antonio  Loschi  publicò  il  conte  GIOVANNI  DA  SCHIO 
(Padova,.  1858  ).  Sebbene  riboccante  d'errori  e  di  inesattezze  d* ogni  genere, 
pure  è  questa  V  unica  opera  che  sia  stata  sin  qui  scritta  intomo  ali*  illustre 
letterato  vicentino.  Sarebbe  pur  desiderabile  che  qualcuno  a  lui  consacrasse 
uno  studio  condotto  secondo  le  esigenze  scientifiche  moderne  !  I  nostri  grandi 
umanisti  attendono  quasi  tutti  un  biografo  degno  di  loro.  E  che  giova  (verrebbe 
fatto  di  chiedere  )  dettar  storie  generali  del  risorgimento  quando  dei  promo- 
tori e  operatori  di  esso,  si  hanno  ancora  così  scarse  e  spesso  erronee  notizie? 

Archivio  Storico  li.  8. 


114  FRANCESCO  NO  VATI 

vide  propizia  1'  occasione  per  farsi  a  lui  noto  :  e  la 
colse,  dirigendogli  a  Perugia  il  19  Luglio  1406  una 
lettera  ('). 

€  Sia  a  me  concesso  —  egli  scriveva  —  ottimo 
Signore,  or  che  il  lume  dell'  italica  facondia  per  la 
morte  del  più  illustre  fra  i  poeti  dell'  età  nostra ,  di 
Coluccio  Salutati,  si  è  spento,  sia  a  me  concesso  ri- 
correre a  te,  come  a  suo  erede.  Queir  illustre  mi  a- 
veva  onorato  della  sua  amicizia,  benché  di  essa, 'co- 
me della  tua,  ove  tu  volessi  concedermela,  io  mi  re- 
putassi indegno.  Ma  quel  benignissimo  padre,  del 
quale  non  mi  é  dato  ricordar  senza  lacrime  il  nome, 
lion  tollerava,  tanta  era  la  sua  bontà!  che  con  lui 
altro  titolo  adoperassi ,  fuorché  quello  d' amico  .  .  . 
Tu  tieni  fermo  però  che  qualunque  luogo  ti  piaccia 
concedermi  nella  tua  benevolenza,  nella  tua  familia- 
rità, esso  sarà  sempre  per  me  graditissimo  ». 

A  questo  breve  ma  lusinghiero  invito  il  Loschi 
non  rispose  che  circa  tre  mesi  dopo  da  Roma,  ma 
con  una  lettera  lunga  e  altrettanto  cortese.  In  essa^ 
dopo  aver  chiesto  perdono  del  ritardo,  il  Vicentino 


(I)  Dal  codice  che  l'ba  a  noi  conservata,  venne  tratu  e  publicata 
dal  G)nte  DA  SCHIO  (  o.  e.  Documenti  )  insieme  alla  risposu  del  La- 
schi (  p.  160-163).  Koi  ripublichiamo  in  Appendice  (II,  2  e  3) 
cosi  r  una  come  V  altra  ,  sforzandoci  coli*  aiuto  del  cod.  di  purgarle  dagli 
enormi  spropositi  che  le  deformavano  nella  stampa  anteriore.  Basti  qui  il 
dire  che  perfino  il  nome  del  Tinti  vi  era  stato  trasformato  in  quello  di 
Santi!  Chi  del  resto  voglia  verificar  la  esattezza  di  questo  nostro,  non  severo, 
giudizio,  confronti  le  lezioni  del  cod.  con  quelle  della  stampa  da  noi  riferite 
in  calce.  Il  cod.  però  è  esso  pure  assai  guasto;  e  all'  ignoranza  del  me- 
nante a  sciupar  le  lettere  si  è  aggiunta  la  malignità  del  caso:  le  carte  sono 
per  umidità  sofferta- divenute  pressoché  illeggibili. 


UN  UMANISTA  FABRIANESE  1 1 5 

respinge  con  modestia ,  forse  un  po'  esagerata ,  lo 
spontaneo  omaggio  del  Tinti,  ce  Io  temevo  —  egli 
scrive  — ,  poiché  tu  mi  chiamasti  erede  della  colucr 
ciana  eloquenza,  di  addossarmi,  rispondendoti,  l' onere 
insopportabile  di  questa  eredità,  che  a  me  non  ap? 
partiene  e  che  le  mie  spalle  non  valgono  a  sostene- 
re. Feci  pertanto  come  coloro  ai  quali  toccano  in  e-^ 
redità  sostanze  o  per  giuridiche  difficoltà  o  per  il 
grave  peso  di  debiti  di  arduo  accesso;  gran  pezza  ri- 
flettono innanzi  a  ciò  che  la  legge  loro  concede;  e 
quindi,  avuta  contezza  delle  sostanze,  si  decidono.  >  E 
cosi,  schermendosi  in  tono  scherzoso,  e  che  ci  mo^ 
stra  in  lui  il  giurisperito,  dalle  lodi  del  Tinti  con- 
tinua :  a  Poiché  il  Salutati ,  buonissimo  e  dottis- 
simo uomo,  della  latina  eloquenza  ai  di  nostri  prin- 
cipe, mostrò  sempre  il  più  vivo  desiderio  di  trasfon- 
dere nei  concittadini  suoi  quanta  dottrina  e  facoltà 
di  ben  dire  possedesse  e  rinvenne  a  ciò  inclinevoli 
ingegni  feracissimi  ;  come  potrei  io,  disceso  da  quei 
Cimbri,  che  Mario  volse  in  fuga,  strappare  ai  fioren- 
tini ,  uomini  nati  air  eloquenza ,  Y  eredità  del  loro 
compaesano  e  maestro  ?  »  Parole  queste  che,  se  pu- 
re non  e'  inganniamo,  celano  forse  un  più  recondito 
senso  di  quel  che  a  primo  sguardo  non  apparisca.  Che 
il  Loschi  non  poteva  aver  dimenticato  come,  tre  anni 
innanzi,  letta  la  sua  virulenta  e  (  checché  altri  abbia 
detto  (')  )  non  inefficace  invettiva,  contro  Firenze, 


(r)  II  DA  SCHIO  dice  V  invettiva  del  Loschi  scrittura  «  indegna  del 
letterato  e  dell*  uomo  onesto ....  priva  di  ordine  e  di  logica  .  .  .  ricca 
soltanto  di  sordidi  insulti  e  sciocchi  ,  .  ,  »  Certo  non  è  troppo  bella  ;  ma 


2X6  FRANCESCO  NOVATI 

il  vecchio  Cancelliere  della  Signoria  avesse  ritrovato 
tutto  il  suo  giovanile  vigore  per  schiacciare  sotto 
il  peso  dei  suoi  eruditi  ragionamenti  e  delle  sue  sot- 
tili argomentazioni,  V  imprudente  avversario.  (')  La 
ricordanza  adunque  di  questa  polemica  che  aveva  al- 
quanto alterate  le  relazioni,  fin  allora  ottime,  fra  i 
due  dotti,  non  é  forse  senza  parte  nell'  esplicito  ri- 
fiuto che  con  umiltà  fin  troppo  grande  fa  il  Loschi 
della  eredità  attribuitagli  :  ma  di  questo  sentimento 
di  dispetto,  se  lo  provò,  vediam  tosto  fatta  amplis- 
sima ammenda  con  le  lodi  splendide  e  meritate 
che  aggiunge  all'  indirizzo  dell'  estinto  che  bramò , 
ma  non  potè  avere,  maestro.  Esempio  questo  nobi- 
lissimo e  degnissimo  d' imitazione ,  che  non  tro- 
vò però  facilmente  seguaci  allora,  né  li  trova  oggi 
in  certi  letteratucoli,  d'  animo,  come'  di  corpo,  loschi 
veracemente.  Ma  ritorniamo  al  Tinti. 


da  ciò  al  giudicarla  come  il  DA  SCHIO  fì,  ci  corre.  Il  quale  non  deve 
averla  mai  letta  attentamente,  giacché  non  avrebbe  allora  scritto  che  «si 
legge  soltanto  a  brani  nella  risposta  che  le  fece  Coluccio  »  (  p.  S9-)>  meo- 
tré  invece  neirinvettiva  di  questi  è  riportata  intiera,  per  testimonianza  espressa 
dell*  autore;  né  ha  saputo  comprendere  1*  importanza  politica  che  ebbero,  ai 
di  in  cui  furono  composti,  questi  scritti.  È  in  essi  infatti  che  comincia  ad 
esplicarsi  quel  concetto,  ignoto  per  lo  innanzi,  che  doveva  poi  acquistar 
tanta  importanza  nelle  contese  politiche  ;  che  non  bastano  le  armi  per  aver 
ragione;  conviene  anche  fame  convinti  gli  altri:  che  la  forza  non  trionfa 
senza  la  persuasione. 

(i)  L*  Invectiva  L,  Colucii  Salutati  Reip.  Fior,  a  secretis  in  Antonium 
Luschum  Vicentinum  de  ead.  Rep.  mah  sentientem  fu,  come  è  noto,  data  la 
prima  volta  in  luce  a  Firenze  per  il  Magheri,  1826,  a  cura  di  D.  MORENI. 
Tutto  lascia  a  desiderare  questa  edizione  :  scorretto  il  testo,  vacua  e  spro- 
positata r  introduzione. 


UN  UMANISTA  FABRIAMESE  II7 

La  corrispondenza  sua  con  il  vicentino,  quantun- 
que cosi  bene  incominciata,  sembra  però  che  si  limi- 
tasse a  questo  scambio  di  cortesie  ;  che  continuasse 
infatti  noi  non  ne  ritrovammo  le  prove.  E  mentre  il 
Loschi  procedeva  nella  sua  via  gloriosa  e  alla  bre- 
ve oscurità,  in  cui  lo  aveva  ravvolto  la  ruina  del  do- 
minio dal  genio  di  Gian  Galeazzo  ideato  ed  in  parte 
tradotto  in  realta,  si  sottraeva  entrando,  segretario  di 
Gregorio  XII,  nella  curia  romana,  il  Fabrianese,  che 
ne  aveva  con  effusione  di  animo  buono  salutato  il 
luminoso  passaggio,  consumava  la  sua  esistenza  nel- 
r  ombra  della  città  natale. 


IL 


Ma  neppur  qui  egli  si  piegò  a  trarre  inoperosi 
i  suoi  giorni.  Era  a  Tommaso  successo  nella  signo* 
ria  quel  buono  e  dotto  principe  che  fu  Alberghetto  II; 
e  lui  regnante  il  palagio  dei  Chiavelli  dovette  aprir- 
si più  che  mai  ospitale  a  quanti  in  Fabriano  fosser 
chiari  per  nobiltà,  per  dottrina,  per  ingegno.  Che  in 
questa  schiera  il  Tinti  fosse  de'  primi  non  v'  è  dav- 
vero luogo  a  dubitarne  :  su  di  lui  pertanto  dovet- 
tero accumularsi  predilezioni  ed  onori.  Anzi  la  affet- 
tuosa familiarità  che  avvìnse  ai  suoi  Signori  il  Tinti 
fu  tale  eh'  egli  o  per  proprio  o  per  altrui  desiderio  si 
volsQ  a  dar  opera  all'  educazione  letteraria  e  intellettuale 


ri8  PRAN(ÌESCO  KOVATI 

di  quel  giovane  nipote  di  Alberghetto  ('),  nel 
quale  con  fauste  previsioni,  che  i  futuri  casi  dove- 
vano si  duramente  smentire,  riconoscevasi  da  tutti 
r  erede  della  familiare  autorità  ;  colui  che  avrebbe 
conservato  e  accresciuto  V  avito  dominio  ,  reso  più 
vivo  il  fulgore  del  domestico  nome. 

A  Battista  adunque,  che  doveva  un  giorno  assu- 
mere le  redini  dello  stato,  rivolse  le  sue  cure  il  No- 
stro; egli  vagheggiò  la  speranza  di  rendere,  mercè  i 
suoi  assidui  sforzi,  il  quadrilustre  alunno  Q)  tale, 
che  si  avvicinasse  a  queir  ideale  del  principe  fi- 
losofo, rigoroso  osservatore  delle  leggi,  padre  ai  sog- 
getti, protettore  dei  dotti,  amante  del  bello,  che  la 
meditazione  delle  storie  e  V  ammirazione  per  gli  eroi 
dell'  antichità  presentava  desiderabile  e  glorioso  alla 
sua  mente,  come  lo  suggerì  del  resto  a  quella  degli 
eruditi  e  dei  politici  tutti  del  risorgimento,  pronti 
sempre  a  ravvisare  in  ogni  tìrannello  che  li  accarez- 
zasse un  Cesare  risorto.  E  che  il  buon  letterato  fa- 
brianese  un  siffatto  ideale  non  soltanto  nutrisse,  ma 
mirasse  a  ridurre  in  eflFetto,  apertamente  lo  ma- 
nifesta quel  trattato  De  institutione  regiminis  dignità- 
tum  eh'  ei  scrisse  e  dedicò  al  suo  alunno  ;  trattato 
che  per  essere  aflfatto  ignoto  ed  offrircisi  unico  do- 


(i)  Che  il  Tinti  divenisse  un  vero  e  proprio  precettore  del  Chiavelli, 
BOn  ardiremmo  però  di  affermarlo,  poiché  il  suo  nome  si  ricerca  inutilmente 
in  quel  Liher  salariatorum  et  aliorum  famiìie  Clavelie ,  che  forma  il  volu- 
me LVI  dell'  Archivio  di  Fabriano  (  Cfr.  ZONGHI,  Carte  dipìom,  Fabr,  etc 
p.  LXI  ).  Ora  se  avesse  tenuto  tale  ufficio  probabilmente  ne  avrebbe  rice- 
vuto  adequato  compenso,  del  quale  si  dovrebbe  ritrovar  fatta  menzione. 

(2)  Se  Battista  fu  ucciso  nel  1435  d'  anni  cinquanta  non  poteva 
nel  i4o6  averne  più  di  ventuno. 


UN  UMANISTA  FABIUAKESE  119 

cumento  dell'  ingegno  e  della  dottrina  del  Tinti , 
non  crediamo  superfluo  fare  ora  argomento  di  breve 
esame. 

Dell'opera  sono  giunti  a  noi  due  manoscritti  ('): 
é  questo  un  indizio  che  ai  giorni  in  cui  vide  la  luce 
abbia  goduto  di  qualche  favore  ?  Potrebbe  darsi  ;  ma 
il  favore,  se  l'ottenne,  fu  passeggero  ed  espiato  dal 


(i)  Di  essi  il  primo  si  conserva  nella  Vaticana,  il  secondo  nella  biblio- 
teca Comunale  di  Siena.  Intorno  al  cod.  Vaticano  non  possiamo  (  e  ce  ne 
duole  )  dare  alcuna  notizia  ;  tutto  quanto  ne  sappiamo  è  raccolto  in  queste 
parole  del  MARCOALDI  (  o.  e.  p.  72  ):  «  Vicini  (sic)  Tinto  di  Giovanni  fu 
buon  letterato  e  fra  i  codici  urbinati,  poi  vaticani,  era  un'opera  di  lui  col 
titolo  —  Tinti  Ioannis  de  Ficinis  (sic)  de  Fabriano  de  institutione  regiminis 
dignitatum  Dialogus  inter  Baptistam  Onaveìlum  de  Cbiavellis  et  libri  aucto^ 
rem  ».  Dove  è  da  notarsi  V  errore,  non  sappiamo  donde  provenuto,  che  fece 
l^gere  in  luogo  di  Tintis,  Ficinis  ;  cognome  questo  che  non  fu  mai  portato 
da  alcuna  famiglia  di  Fabriano,  e  tanto  meno  da  quella  del  Nostro.  Ma  il  povero 
Tinti  fu  disgraziato  ;  i  due  soli  scrittori  che  lo  abbiano  fin  qui  rammentato, 
il  DA  SCHIO  ed  il  MARCOALDI,  son  andati  a  gara  a  travisarne  il  nome: 
1'  uno  ne  ha  fatto  un  Santi,  quest'  altro  un  Ficini  I  Siccome  parte  dei  co- 
dici che  formavaiK)  la  biblioteca  Chiavelli  passò  a  quella  dei  Signori  d'Ur- 
bino (ved.  MARCOALDI,  o.  e.  p.  x8o),  cosi  non  sarebbe  punto  improba- 
bile che  il  codice  Vaticano-Urbinate  fosse  l' esemplare  di  dedica,  quello  che 
del  suo  libro  aveva  il  Tinti  offerto  al  Chiavelli. 

Sul  codice  Senese  siamo  invece  in  grado  di  fornire  compiute  notizie, 
perchè  V  abbiamo  esaminato  noi  medesimi  e  di  vari  documenti,  dei  quali 
non  ci  era  stato  concesso  trarre  copia,  ci  fu  poi  cortese  V  egregio  Dott  For- 
tunato Donati,  al  quale  è  degnamente  affidata  quella  Comunale  Biblioteca. 
G  sia  qui  concesso  rinnovargli  le  più  sentite  azioni  di  grazie.  Il  codice, 
segn.  G.  VII  44  (  cfr.  ILARI,  Catal  della  Bibl  di  Siena,  II.  p.  108)  è  car- 
taceo, del  sec.  XV,  mis.  15X^2,  di  fogli  recent,  numer.  86  e  contiene  non 
poche  scritture  di  umanisti,  ma  nella  massima  parte  già  note.  Le  lettere 
del  Tinti,  di  cui  discorriamo  più  oltre,  ed  il  trattato  si  leggono  in  esso  da 
f.  22  t  a  f.  57  t.  Dello  scrittore  del  codice  nulla  ci  é  noto;  ma  0  era  di 
pochissima  coltura  o  si  serviva  di  una  cattiva  copia  ,  giacché  al  pari  di 
tutti  gli  altri  scritti  che  il  cod.  contiene,  quelli  del  Tinti  sono  scorrettissi- 
mi e  in  qualche  luogo  cosi  corrotti  da  render  impossibile  ogni  restituzione* 


liO  FRANCESCO  MOVATI 

profondo  oblio  che  poscia  lo  ravvolse.  Oblio  non  im- 
meritato del  resto ,  diciamolo  francamente  :  troppo 
mediocre  infatti  era  V  opera ,  troppo  priva  di  origi- 
nalità nella  sostanza,  di  elegante  acutezza  nella  forma, 
perché  le  fosse  lecito  aspirare  a  più  gloriosi  destini. 
Ammaestrare  il  suo  Signore  nei  doveri  e  negli  uffic! 
propri  del  principe  :  questo  era  V  intendimento  del 
Tinti  e  a  conseguirlo  né  il  suo  ingegno  né,  del  re- 
sto, i  suoi  tempi  gli  permettevano  di  scegliere  altra 
via  che  non  fosse  quella  già  aperta  e  calcata  dagli 
scrittori  antichi.  I  loro  volumi  erano  ricchi  di  sapienti 
precetti:  cosa  si  poteva  far  di  meglio  che  con  reve- 
renza raccoglierli  e  ripeterli  ?  Aristotele  adunque  e 
Cicerone,  V  Elica  dell'  uno,  gli  Uffici  dell'altro,  ecco 
le  guide,  alla  cui  saggezza  il  letterato  fabrianese  si 
volle  affidare;  delle  quali  accolse  premuroso  e  ripro- 
dusse i  dettami  (').  Ma  la  sua  reverenza  non  fu  cie- 
ca però;  né  il  filosofo  greco  né  il  latino  avevano 
delle  opere  loro  fatto  singolare  argomento  V  insegna- 
re come  divenisse  per  V  educazione  ottimo  un  prin- 
cipe: raccolti  quindi  i  precetti  che  intorno  a  ciò  ave- 


(i)  Ciò  è  espressamente  afTermato  nel  Prologo.  È  del  resto  cosa  ben* 
nota  come  il  libro  di  Cicerone  fosse  posto  nelle  mani  de*  giovanetti  a 
conseguire  un  duplice  intento  :  quello  di  apprender  loro  il  latino  e  nel 
tempo  medesimo  arricchirli  di  morali  documenti.  Qualche  anno  più  tardi 
sono  ancora  gli  Uffici  che  troviam  fra  le  mani  di  queir  infelice  e  calun- 
niato giovane  che  fu  Oddantonio  di  Urbino  (  Ved.  UGOLINI,  Storia  dei 
Conti  e  Duchi  d'  Urbino,  I,  p.  282  ).  Che  la  scienza  dei  costumi  fosse  fon- 
damento air  arte  di  governo  è  principio  fermato  da  Aristotele  ne'  suoi  li- 
bri d'  etica  e  più  specialmente  negli  Ethicon  Megalon,  ai  quali  piuttosto  che 
a  quelli  ad  Nicomachum  crediamo  abbia  voluto  alludere  il  Tinti.. 


UN  UMANISTA  PAfiRIANCSE  ìlt 

vano  qua  e  là  dati,  rimaneva  ancor  molto  da  fare. 
Rimaneva  da  coordinarli,  disporli  in  un  armonico 
complesso,  infondere  nelle  membra  sparse  lo  spirito 
vivificatore,  mescolando  alle  acque  incorruttibili^  sgor- 
gate dalle  pagane  sorgenti,  alcune  goccie  attinte  alle 
fonti  più  fresche  e  più  pure  della  morale  cristiana. 
In  questo  soltanto  poteva  consistere  la  parte  ori- 
ginale del  lavoro,  e  il  Tinti  lo  comprese  e  tentò 
di  farlo  (').  Come  poi  lo  facesse  apparisce  da  una 
lettera  eh'  egli  sul  proprio  libro  scrisse  ad  un  suo 
protettore,  il  Cardinale  di  S.  Eustachio  (*)  ;  lettera 
che,  quale  espressione  sincera  del  pensiero  del  Tinti, 
non  sarà  inopportuno,  innanzi  che  procediamo  più 
oltre,  compendiosamente  riferire  ('). 

€  Fu  mio  proposito,  scrive  adunque   il  Nostro , 
premesse  le  consuete  scuse  intorno  all'  ignoranza  pro^ 


(i)  Cod.  Sen.  f.  25  t.  «  Suppeditahit  nohis  ingenium  si  quid   in  am* 
pkctendo  eas  fvirtutis)  defuit  Ciceroni    ...    ». 

(2)  Cod.  Sen.  f.  22  t.  Rev.  domino  Alfonso  Sancii  Eustachii  cardinali 
Epistola  Johannis  Tinti,  Intorno  a  questo  cardinale  ved.  CIACCONIVS,  Vitat 
€t  Ris  Gest,  Pont.  Rom.  II,  col  745.  Alfonso  Carillo  era  spagnuolo,  nato  a 
Conca,  città  delle  Asturie,  da  Gomez  che  fu  cameriere  di  Giovanni  II  di 
Castiglia.  Egli  fu  eletto  cardinale  da  Benedetto  XIII  nel  i4o8  ;  ma  poi  si 
allontanò  da  lui  aderendo  a  Martino  III,  che  non  solo  lo  confermò  nella  di- 
gnità sua,  ma  gli  diede  titolo  di  Arciprete  Lateranense  e  ufficio  di  Legato 
a  Bologna.  Governò  pure  Avignone  ed  il  Contado  Venosino  e  morì  il  i4 
Marzo  1434  in  Basilea,  dove  erasi  recato  per  assistere  al  Concilio.  Gli  fu- 
rono fatte  splendide  esequie  ed  il  suo  cadavere  venne  trasportato  a  Roma  ; 
quindi  in  Spagna.  La  lettera  del  Tinti  a  lui  non  può  essere  anteriore  al 
i4o8;  r  essere  essa  scrìtta  apud  urhem  Florcntiam  ci  offre  argomento  a 
credere  che  il  Tinti  lasciasse  nuovamente  la  patria  per  qualche  tempo; 
ma  di  queste  sue  vicende  noi  siamo  affatto  ali*  oscuro. 

(3)  La  publichiamo  per  intero  neir  App.  II,  4. 


122  FRANCESCO  NOVATI 

pria  ed  al  tenue  valore  del  libro  che  aveva  osato  of- 
frire al  porporato  suo  mecenate ,  quello  di  obbedire 
alla  volontà  di  chi  mi  aveva  tale  incarico  imposto  e 
di  riuscirgli,  obbedendo,  di  qualche  utilità,  col  farlo 
accorto  come  una  certa  istituzione  intorno  all'  ufficio 
del  principe  sia  indispensabile  a  chi  voglia  rettamente 
governare,  come  le  private,  le  publiche  cose.  In 
quella  stessa  guisa  infatti  che  al  nostro  corpo  fa 
d'  uopo  che  1'  animo  ne  raffreni  e  diriga ,  secondo 
ragion  vuole^  i  moti  e  le  disposizioni  e  regoli  della 
vita  attiva  le  condizioni  ed  i  tempi;  in  quella  guisa 
che  ad  ogni  strumento,  perché  ne  esca  gradito  il 
suono,  fa  mestieri  di  chi  sappia  toccarlo  maestrevol- 
mente; cosi  colui,  il  quale  sarà  un  giorno  chiamato  a 
reggere  una  famiglia  od  uno  stato,  deve  apprendere 
come  una  disciplina  medesima  possa  si  nell  uno  che 
neir  altro  caso  riuscirgli  proficua.  Per  essa  infatti  egli 
potrà  a  qualunque  faccenda  ponga  mano,  esaminarla 
con  prudenza  e  meditarla  attentamente;  e  quando  un 
diligente  esame  e  matura  riflessione  Y  avranno  fatto 
certo  dell'  equità  del  suo  operato,  condurla  ad  efiet- 
to,  studiosamente  evitando  che  qualche  ostacolo  sor- 
ga a  vietarglielo,  che  qualche  còsa  di  falso  o  di  a- 
busivo  vi  arrechi  alterazione.  E  nel  compiere  poi  con 
forte  e  costante  animo  ciò  che  avrà  deUberato  di  fa- 
re gli  si  aggiungeranno  compagne  quante  virtù  ren- 
dono degno  del  suo  grado  il  principe  che  le  possie- 
de: perseveranza  e  pazienza,  temperanza  e  modestia. 
Ma  non  meno  di  queste ,  che  nobilitano  V  animo  , 
dovrà  il  principe  pregiare  le  virtù  che  si  manifestano 
esteriormente;  e  siccome  non  di  rado  suole  avvenire 
che  dall'  apparenza  si  tragga  argomento  a  giudicare 


UN  UMANISTA  FABRIANESE  lij 

il  valore  di  un  uomo,  cosi  alle  doti  dell'  animo  sarà 
necessario  rispondano  la  gravita  del  portamento,  la 
magnificenza  non  effeminata  dell'  abito ,  la  nobiltà 
del  linguaggio;  pregi  tutti  che  dimostrano  nel  prin- 
cipe abbondare  quella  dignità  sapiente ,  la  quale  ai 
sudditi  fedeli  é  fonte  di  compiacenza  dolcissima.  E 
di  queste  sue  doti  il  principe  dovrà  far  partecipi  gli 
amici,  i  quali  eleggerà  onesti  e  devoti  ;  e  nel  di- 
stribuire i  suoi  benefizi  avrà  cura  di  favorire  quelli 
che,  considerati  i  meriti  loro,  ne  appariranno  più  de- 
gni. Né  trascurerà  alcuna  volta,  messe  in  disparte  le 
occupazioni  ed  i  tumulti  della  vita  attiva,  di  abban- 
donarsi al  salutare  ozio  della  contemplativa;  poiché 
allora,  sapientemente  meditando  sulla  instabilità  della 
fortuna  e  sulle  umane  vicende,  potrà  apparecchiarsi  a 
sostenere  con  virile  animo  le  avversità  e,  sgombra 
la  mente  dalle  cure  terrene ,  ergersi  allo  studio  dei 
più  eccelsi  misteri  della  natura  e  di  Dio  » . 

Questo  pertanto  lo  scheletro  dell'  opera.  Vediamo 
ora  più  da  vicino  come  il  Tinti  abbia  saputo  rive- 
stirlo di  carni  e  di  polpe.  Il  prologo,  col  quale  si 
apre  il  De  inslitulione  regiminis  dignitatum,  altro  non 
é  in  sostanza  se  non  una  lettera  con  la  quale  l'Au- 
tore ofiire  al  Chiavelli  il  libro  composto  per  lui,  che 
aveva  espresso  il  desiderio  di  veder  riassunti  in  for- 
ma precettiva  quei  colloqui  che  non  senza  diletto 
aveva  tenuti  col  maestro  intorno  agli  ufiici  ed  ai 
doveri  del  principe  (').  Come  nella  epistola  al  Ca- 


(I)  Cod.  Sen.  f.  li  r.  Ioannes  Tintij  de  Fabriano,  .  .  Mapiifico  il  ge- 
nerosa, Adolescenti  Baptistachiaveìlo  de  Chiavellis  de  Fabriano  domino  suo  Epi- 


t±4  FRANCESCO  NOVATt 

rillo,  cosi  qui  pure  il  Tinti  confessa  che  dal  porre 
mano  all'  opera  lo  distolsero  dapprima  e  la  cogni- 
zione della  propria  ignoranza  e  il  ricordare  come 
scrittori  e  filosofi  eccellenti  V  avessero  in  questo  ar- 
ringo preceduto;  ma  la  devozione  e  Paffetto  ch'ei  nu- 
triva per  il  suo  Signore  finirono  col  trionfare  dei  suoi 
timori.  €  Ed  ora,  egli  conclude ,  ecco  il  libro  che 
«  tu  bramavi  scritto  a  fiigare  V  ozio  nelle  lunghe 
«  veglie  invernali,  a  guisa  di  familiare  discorso,  in 
«  forma  facile  e  piana,  colla  brevità  che  io  potei 
«  conseguire  maggiore.  »  (*) 

Ma  il  trattato  non  essendo  che  Y  eco  dei  discorsi 
fatti  tra  il  Chiavelli  ed  il  Tinti,  cosi  parve  a  questi 
opportuno  conservargli  la  forma  di  dialogo.  Il  libro 
perciò  ha  principio  con  il  benvenuto  che  il  giovane 
principe  dà  al  Tinti,  da  lui  impazientemente  atteso 
per  chiedergli  spiegazione  d*  una  lettera  ricevuta  il 
giorno  innanzi,  nella  quale  enimciava  come  ad  un 
principe  fosse  innanzi  tutto  necessario  sapere  (*).  Ora 


stola,  lussisH,  magnifici  et  generose  adoìescetts,  coììata  et  disputata  invicem  de 
quibusdam  spectantibus  ad  regimen  prìncipatus  in  formam  ìibdli  redigere,  ut 
sepe  fruereris  iocunditate  Uh  perìegendo,  quam^  ut  ais ,  suppremam  (  sic  )  in 
ipsa  coìlatione  Imbuisti  .  .  .  j>. 

(x)  Gxl.  Sen.  Le...  institutionis  regiminis  summuìam  ,  ocii 
excutiendi  causa,  inter  htcubrationes  brumales  editam  ....  phnis  familiari- 
bus  et  quotidianis  vocabulis  contextam  ...  ». 

(2)  Segue  al  Prologus  una  Tabula  dei  capitoli ,  in  cui  il  trattato  si  di- 
vide, che  sotto  riferiremo,  e  quindi  a  f.  25r  si  legge:  De  institutione  regi- 
minis dignitatum.  Collocutores  Baptistachiavellus  et  Tintus, 

(  Bapt.  a  )  dvenisti,  TintCy  in  tempore,  TI.  Quidnam  est  ?  BA.  Nequibam 
te  diutius  expectare,  adeo  vehementer  concitava  me  pridie  illa  tue  (  sic  1.  tua  ) 
epistola,  ut  scis,  de  principe  et  sapere  referente  (  sic  ) . . .  »  La  lettera  del  Tinti, 
alla  quale  si  allude,  era  stata  realmente  scritta  e  si  legge  nel  cod.  a  f.  24 1. 
La  riferiamo  insieme  alla  breve  risposta  del  Chiavelli,  nell*App.  U,.^  t  6. 


UN  UMANISTA   FABRIANESE  Ì2$ 

che  cosa  deve  egli  sapere  un  principe  ?  E  meglio  an- 
cora che  cosa  é  il  principe  ?  Ecco  le  prime  domande 
che  il  giovanetto  fa  al  Tinti,  il  quale  si  aflfretta  a 
soddisfarlo,  dando  la  desiderata  definizione.  Il  princi- 
pe -  egli  dice  -  é  colui  che  per  consenso  ed  autorità 
dei  più  potenti  viene,  come  più  sapiente,  eletto  quale 
conservatore  della  giustizia  e  per  conseguenza  dell'  e- 
quità,  alla  tutela  ed  al  governo  degli  altri  e  perché 
primo  in  ogni  cosa  detto  principe.  Poiché  é  in  tutto 
primo  chi  possiede  la  dignità  di  comandare  e  di  do- 
minare >  (')• 

Chiede  allora  il  Chiavelli  se  principato  e  dignità 
siano  una  cosa  medesima;  ma  il  Tinti  risponde  che 
no,  osservando  come  ogni  principato  sia  dignità,  ma 
non  viceversa.  Alla  nuova  domanda  perché  la*  digni- 
tà venga  cosi  chiamata,  il  Tinti  dà  risposta,  dicendo 
come  tal  nome  derivi  dalla  convenienza  di  assumere 
al  governo  i  più  degni  o  dall'  obbligo  che  corre  a 
coloro,  che  a  tale  grado  sono  elevati,  di  operare  vir- 
tuosamente in  guisa  da  mostrare  che  tanto  onore  é 
ben  meritato.  Ora  operare  virtuosamente  altro  non 
vuol  dire  che  conoscere  e  fare  tutto  ciò  che,  essendo 
onesto  e  laudabile,  riesce  utile  alla  società  umana  e 
renderne  dotti  inoltre  e  consapevoli  gli  altri.  Ma  a 
tanto  non  si  può  pervenire  se  non  per  mezzo  delle 
virtù,  fra  le  quali  sopra  tutto  sono  efficaci  aiutatrici 


(I)  Cod.  Sen.  1.  e.  Princeps  est  ex  muìtis  unus,  ut  sapientior  assensuet 
auctoritate  potentiorum  (?),  conservator  institie  et  per  consequens  equitatis,  alio* 
rum  tuttlU  (sic)  et  regimini  constitutus,  quia  prima  capiat,  dictus  princeps.  Prima 
vero  capii  qui  pruipiendi  et  dominandi  fungitur  dignitate. 


126  FRANCESCO  NOVATI 

a  raggiungere  il  desiderato  fine,  quelle  che  si  com* 
prendono  sotto  V  appellativo  di  cardinali  e  morali,  la 
prudenza,  la  giustizia,  la  fortezza  e  la  temperanza  (') 
Poiché  adunque  tutte  queste  virtù  non  si  possono 
acquistare  se  non  coli'  ammaestramento  e  coir  educa- 
zione ed  a  nessuno  più  che  ad  un  principe  fa  me- 
stieri conoscerle  e  possederle,  perciò  il  Chiavelli  pre- 
ga il  maestro  di  rivolgere  precipuamente  sopra  di  esse 
il  suo  discorso;  ed  il  Tinti,  non  ostante  la  difficoltà 
dell'  argomento ,  acconsente  e  sollecita  V  alunno  a 
chiedergli  quanto  desidera  di  sapere  (*).  Con  questa 
esortazione  termina  il  primo  capitolo,  che  può  quin- 
di essere  considerato  quasi  un  esordio  dell'  opera;  gli 
fa  seguito  il  secondo ,  intitolato  de  Prudentia  e  dopo 
di  questo  altri  tredici ,  che  trattano  partitamene 
te  della  giustizia,  della  fortezza,  della  temperanza^ 
della  maestà  e  del  culto  nelle ,  vesti  e  ne'  discor- 
si, della  sapienza  conveniente  al  principe,  del  modo 


(1)  Cod.  Sen.  1.  e  ...•••.  TI.  Omnis  principatus  est  di" 
gnitas,  non  est  cantra.  BA.  Cur  dignitas  nuncupatur  ?  TI.  Qui  (  sic  1.  quia) 
dignos  ad  regimina  sumere  expediat,  ve!  quod,  assumpti,  operatione  secundum 
virtutes  dignos  se  fatiant  (  sic  )  principatu,  BA.  Quid  est  operari  secundum  vir- 
tutes?  TI.  Que  honesta  et  laudabilia  sunt  utilia  humane  sotietati  scire  et  facere 
et  hec  ipsa  alias  instruere  et  dacere,  BA.  Hec  institutio  eius  (  sic }  est  ?  TI.  Hcc 
eadem,  BA.  Quibus  mediis  ista  fiuntì  TI.  Ipsis  virtutihus.  BA.  Quibusì  Ti.  lUis, 
que  sub  iis  quatuor,  maralibus  et  cardinaìibus  nominatisi  Prudentia,  lustitia, 
Fortitudine  et  Temperantia,  complectuntur.  Quorum  singuìis  per  se  annexe 
virtutes  plurime  famulantur,  ex  quibus  omnibus  honesta  et  laudabilis  vita  com- 
ponitur  etc.  ». 

(2)  Cod.  Sen.  1.  e.  TI.  Dicamus  tamen  hinc  aliqua ,  quamquam  per 
arduissima  divertamur:  malo  enim  imperitiam  meam  morsui  censure  subicere 
(sic),  quam  te  eo  diutius  obscitare  (  sic) :  propierea  quad  velis  exponito  ». 


UN  UMANISTA  FABRIANESE  127 

di  ordinar  la  propria  esistenza,  del  pudore,  dell'  evi- 
tazione  de'  vìzi,  della  circospezione  nello  scegliere 
gli  amici,  della  ritenutezza  che  il  principe  deve  sem- 
pre serbar  verso  i  sudditi,  del  modo  di  distribuire  retta- 
mente i  benefici,  della  tranquillità  del  saggio  (*).  Con 
questo  capitolo,  consacrato  a  celebrare  i  conforti  che 
arrecano  gli  studi  e  la  sapienza  ai  loro  cultori,  il 
trattato  ha  fine. 

Se  a  ben  comprendere  per  quali  vie,  per  quali 
modi  siasi  operato  il  passaggio  dal  Medio  Evo  al 
Risorgimento  è  a  giudizio  dei  critici  più  esperti  ne- 
cessario, non  che  utile,  il  ricercarne  le  vestigia  per 
entro  agli  scritti  politici  degli  umanisti,  poiché  è  in 
essi,  per  quanto  mediocri  tutti,  che  si  tenta  la  prima 
volta  di  aprire  sulle  traccie  degli  antichi  la  via  per 
cui  sulle  rovine  dell'  edifizio  scolastico  sorgeranno 
trionfanti  le  libere  ed  ardite  teoriche  dei  Cinquecen- 
tisti, (*)  anche  il  libretto  del  Tinti  non  sembrerà,  per 
quanto  scarso  di  pregi,  indegno  dell'  attenzione  che 
abbiamo  creduto  di  accordargli.  Ove  si  voglia  tener 
calcolo  del  tempo  in  cui  fu  composto,  esso  dovrà  a 
buon  dritto  essere  considerato,  se  non  il  primo,  certo 
uno  de'  primi  tentativi  fatti  per  fondare  l' educazione 
intellettuale  e  politica  su  quelle  basi  medesime  sopra 


(!)  Ecco  r  indice  che  si  legge  a  f.  24  1. 1.  De  institutione  regiminis  di- 
^nitaium.  II  de  prudentia.  III  de  iustitia.  IV  de  fortitudine.  W.de  temperantia, 
VI  de  maiestate  et  hahitu.  VII  de  cuìtu  orationis  et  vestium.  Vili  de  sapien- 
tia  prittcipis.  IX  de  constiluenda  vita.  X  de  pudore.  XI  de  vitiis  evitandis. 
XII  de  efectione  amicorum,  XIII  de  principis  consideratione  in  subditos.  XIV 
de  offitiis  conferendis.  XV  de  odo  sapientum. 

(2)  P.  VILLARI,  La  vita  e  le  op.  di  N.  Machiavelli,  II,  Lib.  n,  p.  2i4. 


128  FRANCESCO  NOVATI 

le  quali  V  avevano  stabilita  gli  antichi  ;  (')  non  è 
pertanto  a  meravigliare  che  d*  un  tentativo  esso  serbi 
tutti  i  caratteri  e,  come  tutte  le  incertezze,  tutti  gli 
errori.  Ciò  non  toglie  però  che  in  quella  schiera  di 
umanisti,  i  quali  dovevano  intorno  al  problema  dell'e- 
ducazione  spendere  tanto  tesoro  di  meditazione  e  di  dot- 
trina, il  Nostro  non  stia  fra  gli  antesignani;  e  se  la  meta, 
alla  quale  altri  giungeranno,  egli  non  V  ha  toccata,  e 
forse  neppur  nettamente  veduta,  nondimeno  é  ad 
essa  che  egli  ha  mirato  ed  i  suoi  brancolamenti 
son  già  per  lui  un  elogio.  Prendiamo  la  definizione 
che  del  principato  ci  porge  il  Fabrianese  e  confron- 
tiamola con  quella  che  ne  offrono  gli  scrittori  me- 
dioevali. Nelle  parole  del  Tinti  v'é,  non  lo  neghiamo, 
una  indecisione,  una  indeterminatezza,  che  rivelano  forse 
un  concetto  non  perfettamente  chiaro  ;  ma  quale  enor- 
me diflFerenza  però  fra  le  sue  e  le  dottrine  degli  sco- 
lastici (*)  !  Lungi  dal  dare,  come  queste  fanno  concor- 
demente, origine  sopranaturale  al?  istituzione,  il  No- 


(1)  Il  libro  che  Pietro  Paolo  Vergerio  scrisse  per  Ubertino  da  Carrara  ed 
intitolò  De  ingenuis  moribus,  giovandosi  anch*  egli  del  de  Officiis  di  Cicerone 
e  del  libro  che  collo  stesso  titolo  compose  S.  Ambrogio,  è  stato  composto 
alcuni  anni  innanzi  che  il  Tinti  dettasse  il  suo.  Ma  quantunque  il  Salutati, 
facendone  al  Vergerio  gran  lodi,  dicesse  che  gli  sembrava  «  non  . .  adoU" 
scentem  instituere,  sed  ad  omnem  vile  rationem  et  etatis  humane  differentias 
virum  perfectissimum  insiituere  b  (  Ved.  MURATORI,  R.  It,  Script.  T.  XVI, 
col.  230  )  esso  però  non  aveva  un  intento  cosi  essenzialmente  politico  com*  è 
quello  che  ha  ispirato  il  De  institutione  regiminis  dignitatum.  Ved.  tuttavia 
C.  A.  COMBI,  Di  P.P.  Vergerio  e  del  suo  Epist.  p.  26  e  segg. 

(2)  Ved.  per  i  trattati  medievali  sull'ottimo  principe  il  lavoro  di  K. 
BARTSCH,  Dos  Fùrstenideal  des  Mitielallers  in  Spiegel  deutscher  Dichiung^ 
Lipsia,  1868. 


UN  UMANISTA  FABRIANESE  I29 

stro,  pur  mantenendone  altìssimo  il  pregio,  la  vuol 
rìtoraare  però  alla  sua  vera  ed  umana  derivazione  : 
è  cosi  che  ì  fatti  sociali  si  incominciano  a  considerare 
ormai  come  puramente  naturali  ed  umani.  Il  princi- 
pe, secondo  che  egli  scrive,  per  consentimento  dei 
suoi  simili  é  innalzato  tanto  in  alto  ;  é  da  loro,  non 
da  Dio,  che  gli  deriva  quindi  T  autorità  di  cui  vien 
rivestito,  E  quel  medesimo  sentimento  che  suggeri- 
sce al  Tinti  siffatta  definizione  del  principato  lo  in- 
duce a  porre  come  fondamento  dell'  educazione  di  un 
sovrano  il  sapere;  la  sua  dignità  il  principe  deve  con- 
seguire per  la  virtù  propria  o,  altrimenti  raggiuntala, 
almeno  con  essa  mantenerla.  Quanto  é  già  lontano 
il  tempo  in  cui,  non  ostante  che  filosofi  e  poeti  si 
a£[aticassero  a  dire  altrimenti,  si  credeva  indegno  di 
ogni  uomo  di  nobile  schiatta  qualunque  studio  che 
non  fosse  dell'  armi  1  La  querela  adunque  che  quanto 
è  lunga  r  età  media  sorge  incessante  ed  inascoltata 
dagli  scritti  dei  dotti  a  ricordare  il  dispregio  in  cui 
la  scienza  é  tenuta  da  que' medesimi  che  per  esser 
collocati  in  alto,  più  dovrebbero  coltivarla  e  riverirla, 
ha  sul  cader  del  trecento  già  cominciato  ad  essere 
oziosa  ed  ingiusta.  Essa  suona,  é  vero,  pur  sempre,  né 
meno  aspra  che  per  il  passato,  sulla  bocca  del  Petrarca, 
del  Boccaccio,  del  Salutati;  ma  che  questi  sommi,  inna- 
morati d' un  ideale  che  non  si  poteva  ancora  raggiun- 
gere, siano  imparziali  con  i  loro  contemporanei,  non 
oseremmo  davvero  affermarlo.  Essi  medesimi,  se  alcuno 
il  facesse,  sorgerebbero  a  contraddirlo,  poiché  sono 
i  loro  epistolari  che  ci  oflFrono  le  prove  come  mol- 
tissimi fra  quelli  che  li  proseguirono  di  calda  e  affet- 
tuosa riverenza  debbansi  ricercare  in  quella  classe 

Archivio  Storico  II.  9* 


130  FRANCESCO  novah 

appunto  della  quale  essi  son  soliti  lagnarsi  più  ama- 
ramente. Volgiamo  uno  sguardo  alle  corti  principe- 
sche che  vanno  sorgendo  o  consolidandosi  a  questo 
tempo  in  Italia:  ecco  i  Gonzaga,  i  Carrara,  i  Visconti, 
i  Pio,  i  da  Correggio,  i  Malatesta,  i  da  Polenta,  i 
Guidi)  i  da  Casale,  gli  Orsini^  per  tacer  di  tant'  altri, 
i  quali  nelle  lor  corti  o  sontuose  o  modeste,  negli 
splendidi  palagi  cittadineschi  o  nei  forti  castelli  sorgenti 
fra  le  colline,  offrono  grata  ospitalità  agli  studiosi,  ga- 
reggiano con  loro  nel  comporre  versi  e  prose,  vanno 
in  traccia  di  manoscritti,  si  prestano  gli  uni  cogli  altri 
i  raccolti,  alla  lettura  dei  classici  alternano  quella  dei 
romanzi  cavallereschi  ;  appassionandosi  ormai  non 
meno  per  i  greci  che  per  gli  eroi  francesi,  decorano 
le  loro  aule  di  pitture,  per  le  quali  chieggono  ispi* 
razioni  alle  memorie  dell'  antichità  ed  ai  dotti  del  lor 
tempo  consigli  per  renderle  più  pregevoli  e  versi  per 
dichiararle.  Tenui  principi,  è  vero,  né  mancano  al  qua- 
dro, di  cui  ora  ho  sbozzato  le  parti  luminose,  le  ombre. 
Ma  è  cosi  che  l'aura  dei  tempi  nuovi  entra  finalmente 
nelle  reggie  e  che  nei  petti  dei  signori  italiani  sorge 
quel  fuoco  che  trapasserà,  divampando,  in  quelli 
dei  loro  figliuoli,  dei  loro  nepoti. 


III. 

Al  Tinti  però  la  fortuna  volle  negata  quella  ri- 
compensa che  le  durate  fatiche  meritavano  ed  alla 
quale  sopra  tutto  egli  dovette  aspirare  :   il  conforto 


UN  UMANISTA  FABRIANESE  I3I 

di  vedere  coronata  di  lieto  successo  V  impresa,  a  cui 
aveva  consacrato  con  tanto  ardore  il  suo  ingegno. 
In  Battista  Chiavello  quella  brama  di  gloria,  quella 
sete  di  dottrina,  che  il  Tinti  aveva  per  ogni  modo 
cercato  di  suscitare,  ben  lungi  dall'  accrescersi  e  farsi 
cogli  anni  più  intense,  andarono  invece  spegnendosi, 
soffocate  dall' irrompere  violento  di  ogni  più  disor- 
dinata passione.  L'uomo  mancò  a  tutte  le  speranze 
che  r  adolescente  aveva  fatte  concepire  ;  troppo  con- 
corde é  su  questo  punto  il  giudizio  de' contempora- 
nei, perchè  sia  lecito  dubitare  della  veracità  del  ri- 
tratto che  di  Battista  essi  ci  hanno  lasciato.  Forse  la 
soverchia  autorità  che  egli  consegui  per  la  avanzata 
età  del  padre,  il  quale  lo  volle  associato  al  governo 
della  publica  cosa  giovanissimo,  (')  contribuì  a  svi- 
luppare in  lui  que'  rei  germi  che  V  educazione  non  era 
riuscita  a  sradicare;  ma  certo  si  è  che  egli  si  appa- 
lesò ben  tosto  violento  e  dissoluto,  fastoso  più  che 
il  suo  grado  non  lo  comportasse;  tale  insomma  da  atti- 


(I)  «  Erat  enim  naiu  grandior  oitategue  iam  conjectus  Thomas  ClaveUus, 
qui  oppido  dominahatur,  cuius  filius  aeiate  major  BapHsta  patris  induJgentia 
mufura  fere  omnia  ohibat,  »  I.  SIMONETAE,  Rer,  Gest.  Fr,  Sfortiae  Lih.  Ili 
in  MURATORI,  R.  IL  Scr.  t.  XXI,  e.  247.  E  cfr.  SANSOVINO ,  o.  e. 
p.  311  :  MARCOALDI,  o.  e.  p.  7.  GRAZIOSI,  Storie  di  Fabriano  t.  V, 
p.  $1-52  (citato  da  G.  VALERI,  Della  Signoria  di  F,  Sforma  nella  Marca 
in  Arcò.  Stor.  Lomb,  XI,  p.  37).  Fra  i  volumi  dell'  Archivio  di  Fabriano 
ve  ne  ha  uno  (  il  LV:  ved.  ZONGHI,  o.  e.  p.  LVI  )  in  cui  sono  registrate 
omnes  gratiae  et  compositiones  facte  per  magnif.  d.  Thomam  de  Clavellis  Fa» 
briani  prò  S.  R.  Ecclesia  Vicarium  et  Baptistam  eius  natum  sub  anno  domini 
MCCCCXFI II  tempore  domini  Martini  P.  P.  Ora  noi  sappiamo  che  nel  '  3  5 
quando  Battista  fu  ucciso,  toccava  i  cinquant*  anni  ;  suo  padre  pertanto  lo 
fece  partecipe  del  governo  non  ancor  trentenne. 


132  FRANCESCO  NOVATI 

rare  ben  tosto  sovra  di  sé  e  dei  suoi  V  odio  dei 
Fabrianesi.  Dispregiatore  delle  leggi  divine  ed  umane 
lo  chiama  un  contemporaneo  ed  aggiunge  :  la  sua 
libidine  non  risparmiava  nessuno  ;  nessuno  la  sua 
cupidigia.  (') 

Tutto  ciò  è  rigorosamente  conforme  al  vero? 
Non  si  potrebbe  sospettare  che  le  colpe  di  Battista 
siano  state  fatte  anche  più  gravi  per  diminuire  in 
qualche  parte,  dacché  cancellarla  era  impossibile,  l'in- 
famia di  cui  si  macchiarono  i  Fabrianesi  con  il  mo- 
struoso  eccidio  dei  Chiavelli?  Noi  non  ci  sentia- 
mo in  grado  di  rispondere  a  sifiEatte  domande;  ma 
certo  si  é  però  che  per  quanto  grandi  fossero  stati 
gli  errori  di  Battista  essi  non  bastarono  a  giustifi- 
care la  strage  deir  intiera  sua  casa,  nemmeno  agli 
occhi  de'  contemporanei,  che  della  sanguinosa  cata* 
strofe  sentirono  profondo  ribrezzo.  Persino  il  pane- 
girista di  Francesco  Sforza  (che  Dio  sa  se  immune 
di  complicità  nel  delitto)  ('),  Giovanni  Simonetta, 
un  di  coloro  che  più  duramente  rimproverano  a 
Battista  d'aver  con  i  suoi  vizi  provocata  la  distru- 
zione della  sua  famiglia,  non  sa  frenare  la  pietà  e 
lo  sdegno  e  chiama  la  uccisione   di   Battista  e   dei 


(i)  Is  (  Baptista  )  supra  facidtates  eìatus  animo,  cum  opes  non  suppeU- 
rent,  plurima  per  tyrannidem  exercebat,  nequs  rapinae,  neque  libidini ,  cui- 
quam  parcibat:  omnia  divina  bumanaque  permiscebat,  SIMONETTA  o.  e.  An- 
che gli  altri  scrittori  fan  sopratutto  carico  ai  Chiavelli  della  loro  crudeltà 
ed  avarizia. 

(2)  Ved.  VALERI,  o.  e.  p.  37,  dove  si  citano  vari  storici  che  sospet- 
tano non  estraneo  lo  Sforza  alla  congiura.  È  ben  noto  come  poscia  Fabriano 
passasse  in  suo  dominio. 


UN  UMANISTA  FABRIANESE  133 

suoi  orribile  ed  inaudita  strage ,  fatto  atrocissimo, 
scelleraggine  cosi  negra,  che  non  parrebbe  credibile 
siasi  potuta  consumare  quasi  nel  centro  d' Italia ,  ed 
in  età  in  cui  accresciuta  s'  era  la  mitezza  dei  co- 
stumi (*). 

Comunque  ciò  sia,  ben  nota  è  T  orrida  tragedia. 
La  mattina  del  25  Maggio  1435,  mentre  nel  coro 
di  S.  Venanzio  i  Chiavelli  ascoltavano  i  divini  uf- 
fici, ecco  alle  parole  del  Credo  :  el  incarnalus  est  de 
Spiri  tu  SanctOj  irrompere  sopra  di  loro,  inermi,  una 
schiera  di  congiurati.  Sotto  i  ferri  omicidi  cadde 
prima  Tommaso  II,  quasi  ottuagenario ,  e  dopo  di 
lui  Battista  e  con  lui  il  fratello,  i  figli  e  nepoti  (*). 

Né  r  ecatombe  di  S.  Venanzio  bastò  a  sbramare 
la  sete  di  sangue  negli  assassini.  Corsi  alle  case  dei 
Chiavelli  a  cinque  altri  giovanetti  toglievano  la  vita  ; 
delle  donne  alcune  perdevano  insieme  la  vita  e  T  o- 
nore;  altre  salvava  il  pensiero  di  serbarle  quasi  os- 
taggi contro  chi  tentasse  vendicare  i  trucidati  con- 
giunti (').  Poco  dopo   l'impresa  era   coronata   col 


(i)  «  Caedes  horribilis  ìnauditaque,  atrocissimum  factum»  scrive  secondo 
la  stampa.  Ma  nel  cod.  aggiunse:  Quum  ne  accidere  quidem  posse  vedere 
tur  tam  tetrum  scelus  in  ipso  quasi  Italiae  umhilico  et  in  hac  tempestate, 
qua  mitiora  vigurent  ingenia  j>  o.  c.  col.  248.  Fa  strano  contrasto  con  V  in- 
dignazione, che  speriamo  sincera,  dello  storico  lombardo,  la  indifferenza  con 
cui  1*  orrido  delitto  fii  registrato  nella  sua  Cronaca  dal  gubbiese  ser  Guer- 
riero di  ser  Silvestro:  «  In  Fanno  14 jj  li  homini  di  Fabriano  ama^aro  ìi 
loro  Signori  vechi  et  giovani  ».  E  basta  1  Ved.  questo  Arch.  Stor.  per  le 
Marche,  e  per  T  Umbria,  I,  p.  427. 

(2)  Vcd.  SANSOVINO,  o.  e.  p.  312,  MARCOALDI,  o.  e.  p.  7  e  le 
note  a  p.  180. 

(3)  MARCOALDI,  0.  e.  p.  180. 


X34  FRANCESCO  KOVATl 

saccheggio  del  palazzo  degli  uccisi  signori,  di  quello 
del  Podestà  ;  coli'  arsione  della  Cancelleria  e  dell'  Ar- 
chivio ;  anche  gran  parte  della  eletta  biblioteca,  a  for- 
mar la  quale  ingenti  somme  avevano  consacrate  i 
Chiavelli,  peri  allora  preda  delle  fiamme.  (')  Agli 
ottanta  congiurati  la  Comunità  fu  larga  di  privilegi 
e  d'  onori  l 

A  Giovanni  Tinti,  cui  il  dolore  di  aver  gettate 
al  vento  tante  cure  e  di  vedere  cosi  diverso  da  quel 
eh'  egli  aveva  sognato  il  prediletto  discepolo,  dovette 
amareggiare  gli  ukimi  anni ,  la  fortuna  risparmiò 
molto  probabilmente  questo  supremo  cordoglio;  egli 
non  vide  sparire  in  cosi  orribile  guisa  quella  fiorente 
famiglia  in  cui  tanto  affetto  aveva  riposto.  Assai 
prima  di  quell'infausto  giorno  egli  certo  aveva  tro- 
vato riposo  nelle  pietose  braccia  della  grande,  dell'  u- 
nica  consolatrice  di  tutte  le  umane  sventure. 


Francesco  Novati 


(i)  MARCO  ALDI,  o.  e.  1.  e.  Anche  a  Serrasanquirico  del  resto,  ap- 
pena giunse  la  notizia  dell*  assassinio  de'  Chiavelli,  la  popolazione  si  affrettò 
ad  abbruciare  1*  Archivio:  «  Quella  Comunità  ha  ahrusiato  tutti  loro  scartapel- 
lari,  libri  et  ragiuni  »  scriveasi  nel  Capitolato  fatto  poco  dopo  con  lo  Sfona 
Ved.  G.  VALERI,  V  Archivio  di  Serrasanquirico,  in  questo  Arch.  1,  p.  718. 


m  lAIANISTA  FABRIANESB  I35 


APPENDICI 


L 


SULL'  AUTORE   DEL   DE  CASU  CjESENjE. 


Il  curioso  abbozzo  o  tentativo  drammatico,  ispirato  dal 
doloroso  sentimento  di  raccapriccio  che  in  tutta  Italia  suscitò 
il  racconto  delle  orride  stragi  consunKite  nel  1377  in  Cesena 
per  comando  del  sanguinario  cardinal  di  Ginevra,  non  venne, 
come  è  ben  noto,  alla  luce,  se  non  in  tempo  a  noi  vicinissimo 
per  opera  di  un  egregio  erudito  toscano,  G,  Gori.  (')  if  dia- 


li) D^  eccidio  urbis  Caesenae  anonimi  auctoris  coaevi  comoedia  in  Arch. 
Stor,  ItaL,  t.  Vili.  P.  II.  (  1858  j.  Non  credo  inutile  avvertire  che  il  titolo, 
sotto  il  quale  dal  GORI  fu  divulgato  il  dialogo,  si  deve  al  solo  suo  arbi- 
trio e  non  è,  molto  probabilmente,  quello  di  cui  V  autore  insigni  il  suo  com- 
jponimento.  Quale  esso  fosse  non  possiamo  con  certezza  affermarlo,  perchè 
il  dial<»o  in  due  dei  tre  codici  che  Y  hanno  conservato  è  anepigrafo  ;  ma 
però  è  tacile  venire  a  verosimili  conclusioni.  Noto  anzi  tutto  che  nel  codice 
corsiniano  il  dialogo  è  chiamato  tragedia  quedam  de  casu  Cesene  :  non  già 
de  eccidio  e  questa  voce  casus  si  ripete  anche  in  quell*  Argumentum,  che  in 
tutti  e  tre  i  codd.  leggesi  preposto  al  dialc^  e  manifestamente  è  dovuto 
ali*  autore  medesimo  :  Argumentum  est  veUe  significare  casum  infelicis  dvi' 
toHs  Cesene.  Si  aggiunga  infine  che  anche  nella  lettera  di  A.  Casario  al 
Ferretti,  più  sotto  citata,  il  dialogo  è  detto  de  f  infelice  et  miserabile  caso  di 
Cesena,  evidente  reminiscenza  del  titolo  che  esso  aveva  nel  codice  dal  Ga- 
sarlo veduto.  Ove*  si  tenga  conto  di  tutte  queste  osservazioni  ed  a  esse  si 
unisca  pur  V  altra  che  la  voce  casus  è  di  latinità  buonissima,  non  credo 
vi  sarà  alcuno  che  rifiuti  di  sostituire  al  titolo  proposto  dal  GORI,  quello 
con  cui  noi  indichiamo  il  dialogo:  De  casu  Caesenae^  che  assai  probabil- 
mente è  il  solo  con  cui  V  autore  si  piacque  chiamarlo. 


13^  FRANCESCO  NÒVATI      ' 

logo  però  (  che  del  titolo  sia  di  commedia  sia  di  tragedia  non  ci 
par  davvero  lecito  onorare  si  sconnesso  componimento  (')  ) 
godeva  già  da  tempo  di  una  certa  fama,  poiché  la  attribuzione 
che  il  codice  gaddiano  -  laurenziano,  il  solo  sin  qui  conosciu- 
tone, ne  fa  al  Petrarca,  aveva  gii  dallo  scorso  secolo  attirata 
su  di  esso,  benché  in  modo  assai  superficiale,  V  attenzione  dei 
dotti.  Ne  discorsero  cosi,  dopo  lo  Zeno,  il  Mehus,  il  De  Sa- 
de, il  Tiraboschi,  1'  Andres  e,  più  tardi,  il  Levati;  i  quali  tutti,  o 
presso  che  tutti,  non  sollevarono  contro  la  pretesa  paternità  pe- 
trarchesca, alcuna  obiezione  (^).  a  Or  crederà,  scriveva  il  Gori, 
inviando  al  Vieusseux  il  dialogo  perché  lo  publìcasse  nel-^ 
r  Archivio  Storico^  crederà  essere  più  chiaro  e  lampante  che  il 
sole,  che  tutti  questi  barbassori,  sulla  cui  parola  generalmente 
giurasi  in  fatto  di  letterari  giudizi,  hanno  parlato  di  questa 
Commedia  senza  averla  letta?  »  (')  Che  se  essi  si  fossero 
data  questa  pena,  avrebbero  tosto  riconosciuta  V  assoluta  im- 
possibilità di  poter  credere  quel  componimento  sceso  dalla 
penna  di  messer  Francesco.  Se  alla  Commedia  infatti^  scrittu- 
ra  grossolana  e  scorretta  tanto  che  a  priori  doveva  parer  as- 
surdo r  attribuirla  al  Petrarca,  non  porge  argomento  V  asse- 
dio che  della  fortezza  di  Cesena  fece  nel  1357  il  cardinale 
Albornoz,  come  si  era  ripetuto  ;  (^)  ma  in  quella  vece  V  ecci- 
dio ordinato  in  odio  della  infelice  città  dal  prelato  che 
doveva  poco  dopo,  usurpando  il  nome  di  Clemente*  VI,  assor- 
gere al  soglio  pontificio  ;  come  il  Petrarca  poteva  aver  deplo- 


(i)  E  r  uno  e  1'  altro  però  furongli  dati  dai  contemporanei;  ved.  la 
nota  preced. 

(2)  I  luoghi  in  cui  dai  citati  eruditi  si  ricorda  il  De  Casu  son  diligen- 
temente raccolti  e  discussi  dal  CORI,  o.  e. ,  p.  4  e  segg. 

(3)  Op.  e,  p.  6. 

(4)  E  si  è  continuato  a  ripetere:  ved.  per  esempio,  CARDUCCI,  Le  stan^ 
Te  etc.  di  A,  Poliiiano  (  Firenze,  Barbera,  i86j  )  p.  LXI,  dove  sulla  fede  del 
GIUDICI,  Stor,  del  teatro  in  ItaL,  cap.  VII.  $.  7,  n.  i,  si  fa  risalire  la  mi- 
oa  di  Cesena  al  1351  (?).  Le  conclusioni  del  Cori  son  invece  state  accolte 
dal  D'ANCONA,  Origini  del  teatro  in  Italia.,  II,  p.  154. 


*  * 


UN  UMANITÀ  PA&RtANCSE  I37 

rato  un  avvenimento  compiutosi  nel  1377,  cioè  tre  anni  dopo 
la  sua  morte  ? 

Uno  solo  fra  i  dotti,  che  nello  scorso  secolo  si  occuparono 
del  Dt  casu  Caesenae,  giudicò  doversi  negar  fede  all'  opinione 
che  ne  faceva  autore  il  Petrarca:  e  questi  fu  il  Tiraboschi,  il  quale, 
ebbene  non  avesse  avvertita  la  confusione  avvenuta  fra  le  due 
sventure  che  in  meno  di  cinquanta  anni  aveano  funestata  Ce- 
sena, pure  con  quel  suo  mirabile  acume  sospettò  V  errore  ed 
inchinò  ad  accogliere  la  affermazione  di  un  dotto  cinquecen- 
tista che  il  De  Casu  fosse  invece  opera  di  Coluccio  Salutati.  ('). 
A  questa  ipotesi  però  il  Gori  si  oppose  risolutamente  perchè  gli 
pareva  assai  agevole  mostrarne  la  poca  solidità;  il  che  infatti  egli 
fece  mettendo  a  confronto  con  il  dialogo  la  nobilissima  lettera, 
che  a  nome  del  popolo  fiorentino  aveva  scritta  in  esecrazione 
della  nefanda  strage  il  Salutati  a  tutti  i  principi  d' Italia  ed  ai 
sovrani  stranieri  (^).  Dal  confronto  apparve  ben  manifesto  come 
fosse  impossibile  ammettere  che  i  due  componimenti  fossero 
usciti  da  una  unica  penna,  a  Se  lo  stile  della  lettera,  conclu- 
de il  Gori,  non  può  dirsi  purgato  e  colto  (  pregio  che  sareb- 


(i)  Ecco  le  parole  stesse  del  TIRABOSCHI  :  «  La  Commedia  ossia  il 
«  Dialogo  sulla  espugnazione  di  Cesena  senza  ragione  attribuito  al  Petrarca  y 
e  pare  anzi  che  debba  credersi  opera  di  Coluccio  Salutato.  Cosi  almeno  cre- 
«  aevasi  nel  sec.  XVI,  ed  io  lo  raccolgo  da  una  lettera  di  Antonio  Casario 
ff  a  monsignor  Ferretti  Vescovo  di  Lavello  scritta  da  Cesena  ;  e  che ,  co- 
«  munque  non  abbia  data,  dovette  certo  essere  scritta  al  più  tardi  nel 
e  i$57,  in  cui  il  Ferretti  mori:  «  Mando  a  V.  S.,  dice  egli,  il  Dialogo 
«  cV  Ella  desiderava  de  f  infelice  et  miserabil  caso  di  Cesena  nel  tempo,  che 
e  fu  cosi  crudelmente  da*  Britoni  minata,  dal  quale  conoscerà  quanto  in  pie- 
e  ciolo  stato  fosse  allora  la  Lingua  Latina,  et  pur  il  Collutto,  che  n*  è  T  autore, 
e  era  de'  buoni  della  sua  età  estimato,  »  Stor,  della  leti,  ital.  t.  IX,  p.  71  (  Mo- 
dena, 1775  ).  Dalla  lettera  del  Casario,  stampata  fra  le  Lettere  volgari  di 
diversi  <  Venezia,  15 64,  Lib.  Ili,  p.  39)  noi  possiamo  ricavare  una  prova 
diretta  dell'  esistenza  di  un  cod.  cesenate,  certo  assai  importante,  del  dialogo 
e  una  indiretta  della  poca  probabilità  che  il  Salutati  ne  sia  stato  1*  autore; 
ciò,  attesa  la  rozzezza  del  componimento,  pareva  strano  al  Casario  medesimo. 
(2)  Questa  lettera  Regibus  atque  Principibus,  scritta  il  21  febbraio  1377, 
era  già  stata  data  alla  luce ,  ma  assai  scorrettamente,  dal  MURATORI , 
Rer.  Jt.  Script.  XV. 


138  FRANCESCO  NOVATI 

be  indiscretezza  pretendere  dagli  scrittori  di  quel  secolo  di 
ferro,  pure  non  solecìzza  e  non  barbarizza,  come  ad  ogni  tratto, 
la  squacquerata  sintassi  della  Commedia  ».  (') 

Al  Gori  però  era  rimasta  ignota  una  testimonianza  che, 
venendo  in  appoggio  delle  affermazioni  di  Antonio  Gasarlo , 
potrebbe  a  primo  aspetto  conferire  all'  opinione  del  Tirabo- 
schi  una  maggiore  parvenza  di  verità.  E  la  testimonianza  è 
quella  di  un  codice,  scritto  sul  cader  del  trecento,  nel  quale 
pure  il  dialogo ,  invece  che  al  Petrarca ,  è  attribuito  al  Salutati  : 
il  Gorsiniano  33.  E.  23  ,  (*)  in  cui  il  comp<mimento ,  del  qua- 
le ci  occupiamo,  va  da  f.  86  r.  a  91  r.  ed  è  preceduto  da  que- 
sto titolo  :  Tragedia  quedam  de  Casu  Cesene  edita  per  ColuHum 
de  Salutatis  de  Stìgnano  Cancellarium  Flarentinum*  Introducun- 
tur  conlocutares  Joannes  et  Corradus.  (') 

Dinnanzi  a  questo  argomento,  che  vien  certamente  a  rin- 
forzare r  opinione  abbracciata  dal  Tiraboschi ,  ed  alla  quale 
ora  i  più  propendono,  che  dobbiamo  noi  fare?  È  egli  proprio 
necessario  riconoscere  nel  De  Casu  Caesenae  un  frutto,  poco 
felice,  dell'  ingegno  del  celebre  cancelliere  fiorentino  ? 

Se  dobbiamo  svelare  francamente  il  nostro  pensiero,  di- 
remo non  parerci  permessa  neppure  la  più  lieve  esitazione 
sulla  bontà  degli  argomenti  addotti  in  contrario  del  Gori.  Ghe 
dalla  penna  del  Salutati  potesse  esser  caduto  si  rozzo  compo- 
nimento, a  fatica  ci  saremmo  indotti  a  crederlo  ove  fosse  statò 
lecito  attribuirlo  ai  suoi  anni  giovanili;  agli  anni  in  cui  scri- 
veva quelle  declamazioni  sulla  morte  di  Lucrezia,  che  otten- 
nero ai  suoi  giorni,  ed  anche  nel  pieno  rifiorire  degli  umani 


(i)  0.  e.  p.  7. 

(2)  Di  questo  cod.  ho  già  avuto  occasione  di  discorrere  (ved.  Gìom. 
Star,  della  UtU  i/a/.,  I,  63  ):  basterà  pertanto  qui  il  notare  che  la  parte 
di  esso,  ove  si  legge  il  nostro  componimento,  appartiene  agli  ultimi  anni 
del  sec.  XIV,  se  non  forse  ai  primi  del  seguente. 

(3)  Allo  scrittore  sono  rimasti  nella  penna  i  nomi  degli  altri  due  in- 
terlocutori, del  Cesenate  cioè  e  del  Messo.  AI  dialogo,  che  com.  con  le  pa- 
role di  Johannes  :  Si  loqui  cepero  moìesius  sum . . .  non  segue  alla  fine  ninna 
didascalìa:  tu  et  geruìus  ite  Jelices  et  omni  prò  re  tene  me  tuum.  Amen. 


VH  UMANISTA  FA&RIAKESE  Ì39 

Studi,  tanto  (  e  tanto  poco  meritato  !  )  favore.  (')  Ma  quando 
fosse  neoesario,  come  lo  sarebbe,  ascrivere  tal  componimento 
alla  virilità  di  Coluccio,  piegarci  ad  opinione  sifiatta  ci  diviene 
addirittura  impossibile.  Q)  Noi  dividiamo  quindi  intieramente  la 
credenza  del  Gori  e  l'attribuzione  del  cod.  corsiniano  non  ha  agli 
occhi  nostri  maggior  valore  di  quella  del  ms.  laurenziano.  Cosi 
come  il  copista  di  questo  si  lasciò  sfuggir  dalla  penna,  Dio  sa 
perchè,  il  nome  del  Petrarca,  cosi  il  trascrittore  di  quello  ap- 
pioppò il  De  Casa  Caesenae  al  Salutati.  Il  componimento  correva 
adespoto;  il  capriccio  degli  amanuensi  lo  battezzò  col  nome 
del  più  illustre  letterato  contemporaneo  che  lor  soccorresse 
alla  memoria  :  e  una  volta  toccò  al  Petrarca,  un'  altra  al  Sa- 
lutati. Né  per  V  uno,  né  per  V  altro,  del  resto,  il  caso  poteva 
reputarsi  nuovo.  (') 


(i)  Questa  opinione,  che  noi  nutriamo  da  lungo  tempo,  la  vediamo 
con  piacere  divisa  dal  VÓIGT,  il  quale  in  un  suo  recente  e  bel  lavoro 
Uber  die  Lucretia-fahel  und  ihre  literarischen  Verwandten  (  in  Berichte  ub, 
die  Ferbandiung,  der  K.  Sachs»  GeséllscL  der  Wissensch,  ^u  Leipiigy  HisU 
PbU,  CLy  1883,  I,  II,  p.  2$  )  giudica  le  declamazioni  scrìtte  da  Coluccio 
óhne  Zweifel  in  jùngeren  lahrm.  Il  numero  dei  codici  che  le  racchiudono 
è  addirittura  straordinario:  esse  furono  stampate,  come  opera  del  Piccolo- 
mini  ,  prìnu  ancora  che  nell'  edizione  di  Basilea ,  come  scrìve  il  VOIGT, 
in  una  edizione  milanese  del  sec.  XV  delle  Epistolae  Aeneae  Siìvii.  Ad  ogni 
modo  la  paternità  di  Coluccio  non  si  può  mettere  in  dubbio  e  le  due  ora- 
zioni, sebbene  scrìtte  con  uno  stile  sonfìo  ed  ampolloso,  sono  però  senza 
confronto  superìorì  alla  rozza  latinità  del  De  Casu, 

(2)  Ved.  anche  VOIGT,  1.  e 

(3)  Al  Petrarca  ouello  stesso  cod.  laurenziano,  che  gli  attribuisce  con 
tanta  franchezza  il  De  Casu ,  dà  pur  la  paternità  di  una  lamentazione  di 
Medea,  opus  nobiUssimum,  che  egli  certamente  non  scrìsse  mai  (  ved.  GORI, 
a  e.  p.  4  )  Son  del  resto  ben  noti  i  lamenti  che  il  grande  uomo  faceva 
con  r  amico  Lelio  intomo  alla  facilità  con  cui  gli  si  attribuivano  molte  scrìt- 
ture,  e  in  latino  e  in  volgare,  delle  quali  e*  era  da  arrossire  soltanto  a 
sentirsene  sospettar  autori  I  Epist.  Senti.  II,  X.  Al  Salutati  poi  son  state 
regalate  opere  che  non  esistettero  mai,  oltre  alcune  che  realmente  possedia- 
mo. Non  essendo  questo  il  luogo  di  tessere  il  catalogo  degli  scrìtti  apocrifi 
del  Cancelliere  fiorentino,  basterà  ricordare  come  il  LAMI  nel  Catalogo  della 
Riccardiana,  e  tutti  gli  altri  dopo  di  lui ,  T  abbian  fatto  autore  di  un'  Ars 
dictandij  che  si  leg^e  nel  cod.  riccard.  808,  la  quale  risale  ad  un  secolo 
prima  ed  è  probaKlmente  ,  come  le  lettere  che  ad  essa  sono  unite,  uscita 
dalla  scuola  di  Giovanni  Bondi  d' Aquileja  I 


140  FSANCESCO  MOVATI 

Si  dovrà  adunque  rinunziare  decisamente  aHa  speranza  di 
rinvenire  il  vero  autore  dei  De  Casu  Caesenae  ì 

Ben  al  contrario;  era  necessità  sgombrare  il  cammino 
dagli  ostacoli  che  ci  impedivano  di  arrivare  alla  meta  e  ciò 
noi  abbiamo  voluto  fare  innanzi  tutto.  Ed  ora  che  la  via  è 
aperta,  la  meta  ci  apparirà  non  lontana,  perchè,  se  pur  non 
ci  inganniamo,  teniamo  questa  volta  in  pugno  la  chiave  del 
piccolo  problema. 

Il  De  Casu  Caesenae^  oltre  che  nel  cod.  laurenziano  e  nel 
corsiniano ,  ci  è  giunto  anche  in  un  terzo  manoscritto ,  sfug- 
gito esso  pure ,  per  quanto  sembra ,  alle  investigazioni  .  degli 
studiosi.  È  questo  il  Chigiano  H.  IV.  3,  (*)  che  un  Pietro  di 
Giovanni  Nardi ,  nativo  di  quella  città,  la  quale  contese  ad  Ur- 
bania  il  vanto  di  esser  la  prima  fra  le  terre  della  montagnosa 
Massa  Trabaria,  scrisse  dal  1470  al  1475»  mentre  seguiva  nelle 
sue  guerresche  imprese  il  magnifico  Federico  di  Montefeltro.  (') 
Qualunque  fosse  V  ufficio ,  eh'  ei  teneva  presso  colui ,  che  fu 
il  primo  duca  d'  Urbino,  (')  certo  il  Nardi  non  era  privo  di 


(i)  Il  cod.,  segnato  anticamente  ii4o,  è  di  mano  del  sec.  XV,  di 
fogli  recentemente  num.  i4o,  più  4  in  principio  orìffinarìamente  bianchi. 
Mis.  i4  X  21:  ed  è  l^ato  assai  nccamente  in  pelle  verde  con  gli  stemmi  chi- 
giani.  Lo  precede  un  indice  assai  incompiuto,  di  mano  moderna.  I  primi 
quattro  fo^Ii  e  gli  ultimi  quattro  (  i)6t-  i4or),  che  lo  scrittore  aveva  la- 
sciati vuoti,  furono  da  una  mano  diversa,  ma  antica,  riempiti  con  alcune 
rime  volgari,  adespote:  sonetti,  sestine,  capitoli.  Noto  fra  questi  il  capitolo 
ben  conosciuto  dei  Forestani: 

O  specchio  di  Narciso,  o  Ganimede, 
che  si  legge  a  f.  137  t 

(2)Ciò  rilevasi  dal  s^;uente ricordo  che  il  copista  appose  a  f.  24 r,  dopo 
aver  cioè  trascritto  il  Catilinario  di  Sallustio  :  FINIS.  TE  AQ2  (sic).  Hja 
Tempore  Pauli  secundi  die  6  may  bora  uero  nofie  ego  petrus  Johannis  nardi 
hunc  librum  de  sancto  Angelo  in  Vado  sub  stipendio  Dni  dni  comitis  federigi 
perfeci.  S.  Angelo  in  Vado,  capo  luogo  delle  venti  terre,  fra  città  e  castella, 
poste  nella  regione  superiore  del  Metauro,  che  formavano  lo  stato  de*  Bran- 
caleoni,  era  passato  nel  1437  in  potere  di  Federigo  d*  Urbino,  come  dote 
della  di  lui  moglie  Gentile,  unica  erede  dell*  ultimo  Brancaleoni.  Ved.  UGO- 
LINI, Storia  dei  Conti  e  Duchi  S  Urbino  (  Firenze,  Grazzini ,  1859  )  '^omol, 
p.  282,  dove  a  lunso  si  descrive  S.  Angelo  in  Vado. 

(3)  Le  parole  che  usa  il  ì^sirdi  f  sub  stipendio  domini  comitis  fedmgi  ) 
farebbero  credere  eh*  ei  militasse  sotto  le  insegne  del  Conte  d*  Urbino. 


UN  UMANISTA  FABRIANESE  14! 

una  certa  cultura  letteraria,  giacché  soltanto  la  propria  soddi- 
sfazione deve  averlo  indotto  a  raccogliere  per  vari  anni  nel  suo 
zibaldone  quante  scritture  gli  venivano  alle  mani;  d' antichi  e  di 
moderni,  classiche  e  teologiche,  poetiche  e  prosaiche.  (')  Ora 
è  appunto  in  mezzo  a  questa  selva  che  il  Nardi  col  suo  ca- 
ratterino stentato,  minutissimo,  spesso  indecifrabile,  ha  trova- 
to posto  anche  per  il  De  Casu  Caestnae.  (')  E  ad  esso  ha  fatto 
precedere  1'  Argumentum ,  già  noto  a  noi  per  il  codice  lau- 
renziano,  ma  libero  però  da  quella  goflPa  aggiunta  che  ivi  sem- 
bra fare  del  Gerulus  e  di  Francesco  Petrarca  una  sola  persona; 
(')  e  lo  segue  poi,  dopo  T  Amen  di  rito,  il  seguente  ricordo, 
del  quale  è  facile  veder  l'importanza: 

Hoc  fecit  S^  Ludouichus  de  Fabriano  anno  domini 
M.  ecc.  LXX.  VIJ  in  Ciuitate  Perusij  et  isto  anno  et 
tempore  fuit  quod  supra  narratum  est:  mense  autem 
prout  in  opere  supra  concluditur. 


(i)  Cos\  dopo  le  storie  dì  Sallustio  il  Nardi  ha  ricopiate  tre  orazioni 
di  Cicerone  (  f.  25  r  -  f.  34  r  ),  le  celebri  invettive  apocrife  di  Sallustio  con- 
tro Cicerone  e  la  risposta  di  questi  (  f.  80  r  -  f.  83 1  ),  V  Or  alio  Senecae  ad 
Neroném  (  £.  84  r.  )  e  dei  Flores  auctoritatum  Senecae  (f.  90  r-91  t  ),  etc. 
Fra  gli  scrìtti  di  età  più  recente ,  oltre  che  molti  versi  e  prose  senza  indi- 
cazione d'  autore,  sono  a  notarsi  una  lunga  scrittura  grammaticale,  che  va 
daf.  34ra  f.  4or;  un  trattato  teologico  sulla  immacolata  concezione 
(  f.  4i  r  -  f.  50 1  ),  la  traduzione  fatta  dallo  Zambeccarì  delle  Epistole  di  Liba- 
rne (  f.  59  r  -  f.  79  t  K  una  lettera  del  Petrarca  (  Sen,  XIII,  i  f.  92  r  )  ;  una 
bizzarra  epistola  di  Satana  a  Giovanni  Dominici,  il  celebre  cardinal  Ragusino 

(  f.  99  r  -  99  t  ),  il  divulgatissimo  epitafìo  scritto  per  la  tomba  del  Visconti, 
arcivescovo  dì  Milano,  da  Gabrio  de*  Zamorei  (Quam  fastus,  quam  pompa 
ìtvis  etc,  f.  102  r  ),  una  orazione  Dominici  Sabini  de  uxorum  commodis  et 
incommodis  (  f .  105  t  -  f.  ix4  t  ),  etc. 

(2)  f.  96  t  -  f.  98  t. 

(3)  Diciamo  cosi,  giacché  noi  non  crediamo  che  scrivendo  :  Collo-' 
quitores  (sic)  introducunlur  Johannes  et  Conradus  Cesanensis  et  Gerulus  D, 
F .  Petrarca,  lo  scrittore  del  cod.  laurenziano  intendesse  identificare  il  Petrarca 
col  messo ,  ma  sibbene  indicar  V  autore  della  commedia ,  come  più  aperta- 
mente  faceva  poi  nella  nota  di  chiusa. 


X42  FRANCESCO  NOVATI 

Ecco  adunque  apparir  sulla  scena,  reclamando  la  paternità 
del  dialogo,  un  personaggio  finora  sconosciuto:  ser  Lodovico 
da  Fabriano.  Le  sue  pretese  meritano  di  esser  prese  in  consi- 
derazione? Vediamolo. 

Sarà  per  ciò  necessario  esaminare  quanta  fede  possa  essere 
attribuita  alla  didascalia  del  cod.  chigiano  :  è  dessa  da  reputarsi 
un'  arbitraria  aggiunta  del  Nardi  o  invece  fedel  trascrizione  di 
quanto  egli  leggeva  nel  cod.  che  esemplava  ?  La  prima  ipotesi 
si  può  tosto  respingere  e  con  piena  sicurezza  di  non  cadere  in 
errore.  È  inammissibile  che  il  Nardi  cavasse  dal  suo  capo  le  noti- 
zie che  nella  rubrica  son  date  in  forma  cosi  precisa  ed  esplicita; 
egli,  scrittore,  come  per  altre  prove  lo  sappiamo,  diligentissi- 
mo  ('),  non  ha  fatto  che  riportare  nel  suo  libro  una  nota  che 
nel  codice  da  lui  ricopiato  seguiva  al  De  Casu  Caesenae. 

Ma  a  questo  codice,  di  cui  il  Nardi  si  giovò j  quale  au- 
torità può  essere  conceduta  ?  Quando  e  dove  e  da  chi  sarà 
stato  trascritto  ?  Risaliva  esso  al  secolo  decimoquarto  ?  A  tali 
domande  non  riesce,  conie  ben  si  capisce,  agevole  troppo  il 
dare  «una  risposta.  Non  sarà  tuttavia  inutile  il  tentarlo. 

Notiamo  innanzi  tutto  che  il  Nardi  deve  aver  ricopiato 
il  De  Casu  Caesenae  in  Roma  nel  1475.  Di  ciò  noi  siamo 
edotti  da  un  ricordo  che  egli,  come  era  solito  di  fare,  (^)  ap« 
pose  in  calce  ad  un  trattatalo  teologico  che  aveva  trascritto;  (') 


())  Ved.  la  nota  a  pag.  143. 

(2)  Abbiamo  già  riferita  1*  annotazione  del  1470,  che  si  legge  a  f.24r. 
Eccone  una  seconda  di  cinque  anni  dopo ,  che  sta  a  f.  79  t  (e  ciò  mo- 
strerebbe forse  come  nel!'  intervallo  tra  il  1470  ed  il  1475  il  Nardi  non 
avesse  trascritto  alcuna  cosa  nel  suo  volume):  Finis.  MCCCCLXXV  die 
1}  KprUis  manu  mei  Peiris  Joannis  de  sancto  angelo  in  nodo.  Una  terza,  più 
breve  a  f.  ii4t,  si  limita  a  ricordare  il  tempo  in  cui  il  N.  terminò  di  rico- 
piare r  orazione  del  Sabino  :  Finis,  die  prima  februarij  147 s»  IQ  ^Itre  due  lo 
scrittore  toma  a  far  menzione  della  persona  propria  :  così  a  f.  132  r,  dove 
chiude  certe  lettere  dicendo  :  Finis,  14JS  die  8  aprilis.  Manu  mei  petri  de 
sancto  Angelo  in  uado  ed  a  f.  136  t  dopo  V  Or  atto  in  qua  continentur  non- 
nulle  matrimoni  laudes  :  Tecos  (sic),  Amen,  Manu  propria  mei  petri  de  sancto 
Angelo  in  uado  ss,  die  22  Aipriìis  147S- 

(3)  Il  trattato,  che  com.  a  f.  112  così:  In  libro  decreti  24}  e.  Resecando, 
dicitur  :  Resuande  sunt  putride  carnes  et  scabiose . . .  à  volto  a  dimostrare 


UN  UMANISTA  FABRUNESE  I43 

dal  quale  risulta  che  egli  trovavasi  ospite  della  eterna  città 
nel  febbraio  di  queir  anno.  E  siccome  aggiunge  che  al- 
lora trovavansi  pure  in  Roma  il  Re  di  Napoli  ed  il  Duca 
d'  Urbino  e  noi  sappiamo  eh'  egli  era  ai  servigi  di  quest'  ul- 
timo, cosi  è  molto  probabile  avesse  da  Napoli  seguito  alla 
corte  di  Sisto  IV  il  suo  Signore.  (')  Vero  è  che  in  calce  al 
dialogo  il  Nardi  non  si  è  curato  di  indicare,  secondo  il  suo 
solito,  il  giorno  e  il  mese  e  1'  anno  in  cui  aveva  compiuta 
la  sua  fatica;  ma  il  trovar  noi  collocato  il  De  C^ff  fra  scritti 
esemplati  in  Roma  dal  febbraio  all' aprile  del  1475  ci  concede 
di  stabilire  con  sicurezza  che  in  quella  città  e  in  quel  tem- 
po dovette  venir  anch'  esso  trascritto. 

Ma  che  il  Nardi  trovasse  o  no  in  Roma  il  codice  che 
conteneva  il  De  Casuy  è  questione  di  poca  importanza;  ben  più 
utile  sarebbe  per  noi  il  conoscere  donde  questo  codice  prove- 
nisse. E  su  tal  proposito  ci  sia  concesso  manifestare  un  so- 
spetto ,  forse  non  del  tutto  infondato ,  che  1'  esame  dei  vari 
opuscoli  riuniti  dal  Nardi  nel  suo  zibaldone  ha  fatto  sorgere 
in  noi.  Dicemmo  già  come  il  buon  uomo  facesse  tesoro  an- 


b  falsità  della  opinione  teologica  sull'  immacolata  concezione,  la  anale  vien 
definita  heresis  pexima.  Anche  in  teologia,  tempora  mutantur,.!  A  e  50 1, 
dove  il  libro  finisce  con  queste  ^sltoìg:  doctores  eius  ubi  ostendant  privilegium, 
il  Nardi  aggiunse:  Nota  quod  in  ilio  exempìari  non  inumi  plus  et  sicut  m- 
ueni  ita  scripsi  nec  hoc  credo  esse  completum  opus:  nobisque  nunc  satis  est  hoc 
scripsisse.  Deo  gratias  et  nobis  infundet  gratiam  suam  ut  de  hoc  uerum  habea- 
mus.  E  sotto  :  òcriptum  fuit  hoc  opus  a  me  Petro  Johannis  de  sancto  angelo  in 
uado  anno  domini  14JS  die  ^  Februarij  tempore  sanctissimi  pape  Sixti  4  nec 
non  tempore  quo  rome  indulgentia  plenaria  aderam  et  ilio  tunc  erant  ibi  Rex 
Sicilie  ac  etiam  Urbini  dux  quos  deus  secundet  iuxta  vota  et  contra  paganos 
vires  (?)  eorum  dirigat. 

(t)  Federigo,  fatto  nel  '74  duca  d'Urbino,  passò  sui  primi  del  se- 
guente anno  da  Napoli  a  Roma,  dove  fu  con  grande  onore  ricevuto  dal  pon- 
tefice: assistette  alle  nozze  di  Giovanna,  sua  seconda  figliuola,  con  Giovanni 
della  Rovere,  nepote  di  Sisto  IV,  e  non  lasciò  la  corte  pontificia  se  non  per 
andar  a  fare  V  impresa  di  Città  di  Castello  tenuta  da  Niccolò  Vitelli.  Ved. 
MUTIO,  Historia  de'  fatti  di  Federigo  da  Montefeltro  (  Venezia,  Ciotti,  1605  ), 
Libr.  Vili,  p.  J71,  LITTA,  Famiglie  celebri.  Conti  del  Montefeltro,  tov.  Ili, 
UGOLINI,  Stor.  de'  Conti  e  Duchi  £  Urb.  I,  p.  507. 


144  FRANCESCO  NOVATI 

che  di  scritture  contemporanee;  e  studiosamente  raccogliesse 
quelle  orazioni ,  epistole ,  metriche  composizioni ,  che  dalle 
penne  degli  umanisti  scesero  in  tanta  abbondanza.  Ora  la  più 
parte  di  questi  scritti  è  disgraziatamente  priva  del  nome  dei 
rispettivi  autori;  ma  fra  i  pochi,  che  invece  ne  sono  fregiati, 
riappariscono  insistentemente  i  nomi  di  scrittori  perugini.  Cosi 
è. di  un  perugino,  il  celebre  Francesco  Maturanzi,  quell'ora- 
zione in  lode  delle  arti  liberali  che  leggiamo  ai  51;  (0 
cosi  i  versi  latini  di  un  G.  C.  Farnese,  che  trovansi  a  f.  102, 
sono  diretti  ad  un  nobile  perugino,  a  Guido  della  Comia('); 
i  quattro  epigrammi,  che  si  rinvengono  altrove,  deplorano  una 
sventura  perugina ,  la  morte  di  una  fanciulla  di  quella  città  » 
Urbana,  vittima  di  maritale  gelosia,  (')  etc. 

Questa  riunione  di  scritti ,  composti  da  perugini  o  a  pe- 
rugini diretti,  nello  zibaldone  del  Nardi  deve  imputarsi  a  pura 


(i)  Francisei  Mataratij  perusini  or  atto  in  omnium  artium  que  liheralgs 
dicuntur  Jaudes  edita.  Com.:  Non  mediocri  animum  meum  ìetitia.  Term.  f.  $St: 
Excidet,  ingenti  stat  sine  morte  decus.  Questa  orazione  è  ricordata  dal  VERMI- 
GLIGLI (Biograf,  degli  scrittori  ùerugini,  Perugia»  Battelli,  1828,  t  II,  p. 
109  -  12  X  )  colà  dove  tesse  il  catalogo  degli  scrìtti  dtl  Maturanzi,  ma  sotto 
il  titolo  di  Oratio  hahita  Perusiae  prò  meliorandis  studiis.  Che  però  non  si 
tratti  di  diversa  scrittura  Io  attesta  il  VERMIGLIGLI  stesso,  affermando 
esister  essa  nel  codice  cliisiano  del  Nardi  (  p.  117).  Il  vero  cognome  del- 
la famiglia  da  cui  nacque  i  umanista  perugino  era,  come  risulta  da  una  per- 
gamena vista  dal  V.,  Mataraccio  ;  latinizzato  poi  in  Maturantius  assai  strana- 
mente. La  rubrica  del  cod.  chigiano  viene  a  porger  di  ciò  nuova  conferma. 

(2)  Julius  Cesar  Farnesius  (?)  ad  Guidonetn  Corneum  Civem  Perusi- 
num.  Com  : 

Guide,  decus  Latii,  patrie  proavumque  iuorum, 
IL  VERMIGLIGLI  (  o.  e.  I,  p.  349-359),  mentre  ricorda  vari  illustri  per- 
sonaggi  appartenenti  alla  famiglia  della  Comia,  non  fa  menzione  alcuna 
di  questo  Guido. 

(3)  Apprendiamo  ciò  dal  VERMIGLIGLI,  il  quale,  dopo  avere  asse- 
rito che  l'orazione  surricordata  dal  Mamranzi  si  legge  nel  nostro  codice, 
continua  :  «  E  poiché  ci  occorre  di  rammentarlo,  aggiungeremo,  che  in  es- 
«  so  si  trovano  pure  quattro  epitaffi  metrici  in  morte  di  Urbana  perugina 
a  moglie  di  un  Fabricio,  e  vi  si  dicono  raccolti  da  un  Pier  Giovanni  l&rdi 
«  (sic),  e  da  essi  si  apprende  che  questa  giovane  morì  avvelenata  per  so- 
ft spetto  di  infedeltà;  uno  di  quegli  epitaffi  è  forse  simile  ad  altro  che  si 
«  legge  nel  cod.  misceli,  della  pubblica  biblioteca  di  Perugia,  num.  60  ». 
0.  e.  II,  117. 


UN  UMANISTA  FABRJANESE  I45 

bizzarria  del  caso?  Potrebbe  darsi;  ma  potrebbe  darsi  pur 
anche  che  la  cagione  fosse  a  rinvenirsene  altrove  :  che  il 
Nardi  spigolasse  da  un  codice  scritto  in  Perugia  o  per  lo 
meno  da  un  perugino  e  da  esso,  come  gli  scritti  già  citati, 
togliesse  pure  il  dialogo  di  cui  ci  occupiamo.  Ove  si  ammetta 
questa  ipotesi,  alla  didascalia  che  accompagna  il  De  Casu  nel 
cod.  chigiano  si  viene  a  riconoscere  non  lieve  importanza: 
scritta  in  Perugia,  essa  ci  offre  T  eco  di  una  tradizione  locale, 
degna  di  fede.  Ma  la  esattezza  della  didascalia,  che  del  resto 
presenta  caratteri  manifestissimi  di  genuinità,  può  essere 
confermata  anche  per  altra  guisa.  In  essa  si  afferma  che  la 
commedia  non  soltanto  fu  composta  in  Perugia,  ma  lo 
fu  nel  1377 ,  vale  a  dire  subito  dopo  V  eccidio.  Che 
questo  nuovo  particolare  debba  esser  conforme  al  vero 
nessuno  vorrà  negarlo;  non  è  infatti  punto  probabile  che 
il  Nardi,  o  la  sua  fonte ,  V  avesser  inventato  a  capric-> 
ciò;  non  se  ne  vedrebbe  alcun  plausibil  motivo.  Nondi- 
meno anche  la  esattezza  della  determinazione  cronologica  si 
può  facilmente  dimostrare.  Scrìve  il  Gori  essere  da  certe  pa- 
role pronunciate  da  uno  degli  interlocutori  concesso  arguire 
che  il  dialogo  a  fu  scritto  nell'anno  stesso  che  segui  Torri- 
e  bil  caso  ;  giacché  non  si  fa  alcuna  allusione,  né  alla  morte 
«  di  papa  Gregorio  successa  ai  28  di  Marzo  del  1378,  né 
e*  air  esaltazione  al  triregno  del  feroce  Cardinale  di  Ginevra, 
a  avvenuta  il  20  Settembre  dell'  anno  medesimo.  »  (')  Che 
il  Gori  fosse  pienamente  nel  vero,  la  rubrica  del  cod.  chigiano 
ora  lo  conferma;  la  commedia  fu  certamente  scritta  nella 
primavera  del  1377  (*). 

Ma,  domanderà  forse  qualcuno,  quali  argomenti   ci   pos- 
sono dar  la  certezza  che  un  ser  Lodovico  da  Fabriano  vivesse 


(i)  o.  e.  p.  25. 

(2)  Anzi,  se  crediamo  alla  rubrìca,  nel  febbrajo;  giacché  il  i  di  quel 
mese  avvenne  T  eccidio  (ved.  GORI,  o.  e  p.  22). 

Archivio  Storico  II.  io. 


14^  FRANCESCO  NOVATI 

realmente  nella  seconda  metà  del  sec.  XIV?  E  se  egli  ha 
esistito,  non  riuscirà  facile  rinvenire  qualche  menzione  di  lui 
nei  documenti  del  tempo? 

Anche  a  questa  esigenza  la  fortuna  ci  offre  modo  di  po- 
ter dare  soddisfazione.  Si  conserva  nelF  Archivio  comunale  di 
Fabriano  un  volume  di  strumenti  diversi  a  favore  della  fami- 
glia Chiavelli,  che  dal  17  Settembre  1362  giunge  fino  al 
maggio  dell'anno  successivo.  Orbene:  tra  questi  documenti 
sta  un  frammento  di  codice  cartaceo,  una  novantina  di  fogli, 
vergato  di  proprio  pugno  dal  notajo  Lodovico  dei  Romani 
da  Fabriano  (').  Non  sarà  certamente  temerario  da  parte 
nostra  identificare  il  notaio  che  rogava  del  1363  per  i  Chia- 
velli con  colui  che  quattordici  anni  dopo  piangeva  sulla  mina 
della  forte  città  romagnola. 

La  questioncella  sorta  intomo  all'  autore  del  De  Casu  Cae- 
senae  può  quindi  (o  ci  illude  il  desiderio?)  considerarsi  ormai 
come  risolta.  Ai  nomi  di  Albertino  Mussato,  di  Giovanni  Man- 
zini della  Motta,  di  Antonio  Loschi,  di  Laudivìo  da  Vezzano, 
di  coloro  insomma  che  primi  tentarono  rialzare  in  Italia  il 
teatro  civile,  ci  sembra  ormai  lecito  aggiungere  anche  quello 
di  Lodovico  Romani  da  Fabriano. 


(I)  «  Voi.  LI.  Dal  17  Settembre  1363  al  io  Ma^o  1363.  Chiavelli. 
I.  Istrumenti  diversi  a  favore  della  famiglia  Chiavelli.  Frammento  di  un 
cod.  cartac.  che  incomincia  dalla  pas.  CCI  e  termina  CCXLVI,  num.  da  una 
sola  parte,  scritto  tutto  dal  notaro  Ludovico  de'  Romani  da  Fabriano  con 
inchiostro  nero  su  carta  di  lino  con  marca  rappresentante  un  arco  teso  ar- 
mato di  freccia  sul  punto  d*  essere  scoccata  :  alto  e.  allargo  21,  carattere 
sbiadito  in  diversi  punti:  è  di  paz.  86  ».  A.  ZONGHI,  Carte  Dipìomat 
Fabrianesi,  p.  LV.  Il  nome  di  Ser  Lodovico  si  ricerca  però  inutilmente  nel- 
r  Elenco  cronologico  àé  Notari,  i  protocolli  d/  quali  si  conservano  nelV Archi- 
vio di  Fabriano^  compilato  dal  MÀRCOALDI  (  o.  e.  p.  311  e  segg.  ). 


UN  UMANISTA  FABRÌANESE  I47 


n. 


DOCUMENTI 


I. 

COLUaUS  SALUTATUS  lOHANNI  DE  FABRIANO  (') 

Queris,  imo  dubitare  uideris ,  frater  karissime ,  nunquid 
uirtus,  quam  prudentiam  dicimus,  haberi  possit  ab  homine,  an 
potius  sit  res  ita  diuina  quod  ab  homine  penitiis  haberi  non 
possit.  Que  quidem  dubitatio  longius  atque  profundius  radices 
s  habet,  quam  ut  a  me  ualeat  explicari.  Nec  occupationes  meas 
in  deprecationem  adduco,  uel  causam,  nel  fauorem,  quamuis 
cum  hac  ingenii  mediocritate ,   que    quam   citra  medium  sit 


(i)  Questa  lettera  fu,  come  dicemmo^  publicata  nel  volume  II,  p.  75* 
77,  delle  L.  Colucii  Pierii  Salutati  Epistoìae  ex  cod,  mss,  nunc  primum  in 
lucem  editae  a  lOSEPHO  RICACCIO  bibliopola  fiorentino  (  Florentiae,  I.  B. 
Bniscagli,  MDCCXXXXII  ).  Il  Lami,  che  fu,  come  è  ben  noto,  il  vero  editore 
di  tal  volume,  la  trasse  dal  cod.  Riccardiano  84$,  dove  si  legge  a  f  26 1  Questo 
cod.,  che  contiene  la  silloge  più  copiosa  di  lettere  del  salutati  che  noi  co- 
nosciamo, è  però  scorrettissimo  :  e  nella  stampa  del  Rigacci  agli  strafalcioni 
dell*  amanuense  antico  aggiuntisi  quelli  del  nuovo,  è  agevole  comprendere 
che  sia  divenuta  la  lettera.  Noi  ne  emendammo  il  testo  coU'ajuto  di  due  buoni 
manoscritti:  il  Chigiano  E.  IV.  74,  dove  leggesi  a  f.  37  t-38  r.  e  il  Na- 
poletano F.  V.  1 3 ,  f.  4  t:  r  uno  e  V  altro  ddla  fine  del  sec.  XIV.  Indi- 
chiamo colla  sigla  R.  la  stampa  del  Rigacci  ;  con  C.  il  cod.  Chigiano;  con 
N.  il  Nap. 

lókamni  de  Fabriano  R.  C.  Insigni  Viro  lohanni  de  Fabriano  amico  cariuimo 
N.  I  immo  R.  —  frater  liberatitsime  mihi,  quid  (  del  )  R.  9  ab  homine  poitit  ha" 
beri  N.  3  penitus  non  pouit  haberi  R.  G.  7.  quae  quidem  R. 


148  FRANCESCO  NOVATI 

mecum  ipse  cognosco,  ipsam  queam  uere,  nedum  probabiliter, 
allegare,  sed  solam  questìonis  in  se  Cum  magnitudinem,  tum 
difficultatem.  Nam,  si  uoluerimus,  ut  satis  rationabiliter  dici 
potest,  ipsam  haberi  non  posse,  frustra  uidebuntur  cunctorum 

'  mortalium  ingenia  laborasse:  frustra  sapiens,  frustraque  tradita 
nobis  Christiane  religionis  saluberrima  disciplina.  Sin  autem 
ipsam  haberi  posse  dixerimus,  fateri  oportet  ipsam  alieni  con- 
tigisse  :  frustra  siquidem  potentia  est  que  numquam  deduca- 
tur  in  actum,  uel  saltem,  quod  certius  est,  ipsam  omnino  su- 

10  besse  non  possumus  affirmare.  Ceterum  si  fuit  in  aliquo  per* 
fecta  prudentia,  fuerint  necesse  est  et  cuncte  virtutes,  quando 
quidem  quelibet  uirtus  ex  omnium  uirtutum  diuitiis  et,  ut 
ita  loquar  ,  supellectili  componitur,  quarum  si  qua  desit, 
nulla  possit  uirtus  omnino  constare.  Nam  ut  de  prudentia  di- 

'^  sputemus,  quam  rectam  rationem  definiunt  agendorum,  si  tollas 
ab  ipsa  iustitiam,  que  poterit  tsse  prudentia,  si  non  insta? 
Hoc  idem  licet  de  ceteris  afErmare.  Si  desit  enim  fortitudo, 
qua  contra  pericula  muniamur,  ubi  colligi  poterit  agibilium  re- 
ctitudo,  cum  formido  terribilium  cuncta  perturbet?  Cumque  sine 

'^  carnalibus  affectibus  non  uiuamus  in  corpore,  quod  animam  ag- 
grauat  et  sensum  multa  cogitantem,  si  toUatur  temperantie 
frenum,  quomodo  poterit  mens  commota  et  quasi  nubibus 
passionum  ofiuscata ,  ut  ueraixi  rationem  inueniat,  serenari  ? 
Quo  fit  ut  concludere  nos  oporteat,  nedum   in   aliquo   nun- 

*$  quam  fuisse  aliquando  prudentiam,  sed  quod  omnino  nequeat 
reperiri.  Nec  micbi  de  mediatore  nunc  Dei  et  hominum  ser- 
mo est,  sed  de  puris  mortalibus,  qui  nature  uiribus  relinquan- 
tur.  Scio  quidem  Deum  per  gratiam  supplere  posse  quod  no- 
bis non   potest  per  naturam   contingere  :  nec   negauerim   in 

'^  sanctis  patribus  ac  martyribus  nostris  perfectam  fuisse  uirtu- 
tem,  quos  legimus  nedum  patienter  tollerasse  tormenta,  sed, 
quod  consumatam  philosophiam  ^sst  uoluerunt,  etiam  intrepide 


s  cum  magnitudine  difficultatem  R.  eum  . .  .  tum  .  .  .  N.  4  uidebimur  N.  5  mo- 
ralium  R.  7  nabere  N.  duxerimut  R.  7-9  aiicui- ipsam  om.  R.  in  cui  si  legge  : 
iptam omnino  tubeste  quod  non  poisumu»/  \%  componuntur  N.  16  iniutta  R.  18  mu- 
niatur  R.  30  aggrauat  animam  R.  C.  35  afìquando  fuitte  R.  C.  s6  mediatione  C 
a  6  hominum  nunc  N.  a  7  purit  et  R.  38  tuplere  patte  per  gratiam  R  C.  39  contingere 
per  naturam  R.  C.  30  atqueVL,  C  33  contummatam  et  physicamB,, 


IO 


UN  UMANISTA  PABRIANESE  I49 

mortem,  quamuis  terribilem,  expectasse  :  imo,  quod  plus  est, 
ad  illam,  cum  non  appellarentur  uel  fugere  possent,  uoluntarie 
cucurrisse:  adeoque  amore  Christi  succensos,  prò  cuius  con- 
iessione  nominis  moriebantur,  quod  liberationem  in  mediis 
tormentis  oblatam  recusantes,  Deum  prò  perfectione  martyrii 
rogauerunt.  Nec  tamen,  sicut  non  negauerim  perfectam  in 
in  ipsis  fuisse  uirtutem,  sic  consummationem  earum  ipsos  ha- 
buisse  confirmem,  postquam  apostolorum  maximus  de  se  scrip- 
sit  :  ego  autem  carnalis  sub  peccato  sum  uenundatus:  et  post  ali- 
qua:  condelector  enim  legi  Dei  secundum  interiorem  hominem;  video 
autem  aliam  legem  in  membris  meisy  repugnantem  legi  mentis  mee. 
Qui  quidem  status  non  est  eius  qui  uere  consummateque  di- 
ci debeat  uirtuosus.  Prudentia  igitur,  que,  sicut  dixi,  recta 
agibilium  ratio  definitur,  aut  Dei  donum  est,  aut  non  potest 

'^  ab  homine  usque  ad  perfectionis  terminum  possideri.  Quis 
enim  adeo  lynceis  oculis  adeoque  perspicacis  uiuidique  intel- 
lectus,  qui  de  preteritorum  ratione  nouerit  presentibus  formam 
tradere  uel  futuris  regulam  exhibere  ?  Possumus  tamen  esse 
uirtutis  huius  participes  plus  et  minus  :    ex   quo  fit   ut   alter 

^®  altero  prudentior  habeatur  ;  nam  si  adusque  perfectionem 
ascendi  posset  ad  equalitatem  et,  ut  ita  loquar ,  equilibrium, 
quotquot  ad  illam  uenissent  deberent  non  impariter  comparare 
De  Seneca  nero,  quem  ita  mordes,  alias  sermo  fiet.  Vale;  si- 
que  uis  ire  cum  potestate  Chiantis,  cura  ut  uenias  secumque 

^^  componas.  Ego  quidem  iam  te  sibi  tradidi  absentem  et,  cum 
hic  fueris,  presentabo.  Florentie,  decimo  octauo  Kalend,  fe- 
bruarii. 


t  Immo  R*  3  sueeensos  amore  Christi  R.  C.  4  nominis  om.  R.  C.  7  eonsumatio- 
nem  C  9  uenumdatus  sub  11  autem  R.  PAVL.  Epist,  ad  Rom.  Vii,  14,  33,  24  I3 
eius  Olii.  R.  C.  consumateque  C.  13  debeat  dici  R.  G.  16  uel  uiuidi  R.  C.  17  pre- 
tiorum  N.  3o  aà  usque  N.  31  potest  R.  C.  3a  uenissent  ad  illam  R.  C.  33  vero  om. 
N.  quae  (  sic)  R.  24  siquid  vis  cum  Potestate  (  sic  1  )  R.  25  tradidi  sibi  lòdecimosep- 

timoC  xvuin. 


15^  FRANCESCO  NOVATI 


2. 
JOHANNES  TINTUS  ANTONIO  LUSCHO    (') 

lam  nunc,  uirorum  optime,  extincto  lumine  italice  facun- 
die  prouentu  mortìs  eui  nostri  clarissimi  uatis,  Coluti!  Saiutati, 
cuius  dudum  amicicia,  seruili  tamen  subiectione  potito,  michi 
liceat  ad  te,  tamquam  hereditarium   sibi,  recurrere  et  munus 

$  mutue  beniuolentie  legatario  competat  in  heredem.  Sciebam 
equidem  et  noscebam  indignum  me,  qui  meritus  fuerim  tanti 
uiri  beniuolentiam ,  nec  minus  quod  apud  te  munus  hoc  prò- 
merear,  cum  minimo  superioris  arrogare  amicicie  locum  sibi 
non  liceat  :  sed  equa  seruitus    debito   obsequii    gradu   uirtuti 

'®  pedissequetur.  At  ille  benignus  pater,  cuius  nusquam  sine  la- 
crymis  occurrit  memoria,  non  patiebatur  alio  me  erga  eum 
quam  amici  uti  uocabulo:  tanta  erat  prestans  eius  et  immensa 
benignitas!  Sique  modo  hac  fiducia  te  uirum  clarissimum  quan- 
doque  dominum,  quandoque  patrem,  quandoque  amicum  accerse- 

's  ro,  sit  tamen  tibi  firmum  mentis  mee  propositum,  omnem  michi 


(I)  Questa  lettera  fu  edita  la  prima  volu  da  GIOVANNI  DA  SCHIO 
nei  suoi  Commentari  sulla  vita  e  sugli  scritti  ài  A*  Loschi  vicentino  etc. 
(Padova,  tip.  del  Seminario,  1858)  a  p.  160,  Doc.  II,  con  questo  titolo: 
Lettera  di  òiovanni  Saluti  (  sic  )  da  Fabriano  ad  Antonio  Loschi  e  risposta  del 
medesimo.  Il  DA  SCHIO, la  trasse  dalcod.  Ambrosiano  B.  116  sup.  (non 
119,  come  egli  scrive  ),  dove  si  legge  a  f.  127  r.  (  numer.  antica  CXLVIII). 
Il  codice  Ambr.,  secondo  il  quale  noi  ristampiamo,  correggendo  gli  infiniti 
svarioni  del  DA  SCHIO  le  due  lettere,  è  un  ms.  cartaceo  di  ff.  157,  di 
varie  mani  del  sec.  XV,  assai  guasto  per  umidità:  forse  è  del  numero  dei 
codd.  pinelliani,  salvati  dal  mare.  Le  pagine,  in  cui  si  leggono  le  due  let- 
tere, son  molto  sciupate  e  in  qualche  parte  V  inchiostro  è  scomparso  :  ciò 
?uò  scusar  alquanto  il  DA  SCHIO,  o  chi  ha  trascritto  per  lui  i  documenti 
loi  indichiamo  con  A  le  legioni  errate  del  cod  :  con  S  auelle  della  stampa. 

Celeberrimo  uiro  domino  Antonio  Luscho,  Missiva,  A.  S. 

s  prò  eventa  morte  eivie  (  sic  1  )  S.  3  potine  (  tic  )  tum,  liceat  S.  4.  accurrtre 
S.  etenim  Jue  (sic  1  )  S.  5  competit  S.  7  apud  te  numquam  hoc  S.  p  equua  A.  om. 
5.  debita  S.  10  pedieequitur  S.  is  amico  A  e  S.  13  potestae  (sic)  S.  la  parola  é  però 
quasi  cancellata  1  )  tiquid  S.  14  quidquid  .  •  •  quidquid  •  •  .  quidquid  S.  a  Dopo  accer 
Mero  un  punto  fermo  S.  meae  mentis  S. 


UN  UMANISTA  PABRIAN&SE  t$t 

apud  te  gradum  et  locum  familiaritatis  et  beniuolentie  gratum 
esse.  Veiis  ergo  ex  nunc  me  tuum  tibi  uelle,  qui  ex  proposito 
tuus  sum  et  raihi  precipere  et  si  quando  occupationes  cesserint, 
aliquid  ad  mei  consoiationem  et  in  signum  expectate  beniuo* 
$  lentie  rescribere.  Vale.  Fabriani,  XVIIIJ  Julii  MCCCCVI. 

Tuus,  quicquid  est,  Johannes  Tinctus 

de  Fabriano. 


£0 


3 


ANTONIUS  LUSCHUS.  lOHANNI  TINTO 

Dubius  aliquando  fui,  frater  et  amice  carissime,  an  illi 
tue  breuissime  quidem,  sed  facundissime  epistole  responsum 
esset,  quam  Fabriani  datam  duodecimo  kalendas  augusti,  Pe- 
rusii  ego  paulo  post  habui.  Urgebat  bine  eloquentia  tua  et 
honesta  prouocatio  piena  beniuolentie  et  caritatis,  ut  non  re* 
spondere  et  superbi  et  inhumani  uideri  posset  ingenii:  acce- 
debat  et  promissio  mea  nuncio  tuo  facta:  cum  illic  ad  iter  ac- 
'^  cincto  non  esset  rescribendi  otium,  promisi  ex  urbe  me  esse 
*  responsurum  ;  ita  ut  si  nec  ex  urbe  rescripsero,  me  non  su- 
perbie solum,  sed  et  fidei  non  servate  crimen  subeundum 
esse  uideatur.  Verum  enim  timui  rescribendo,  quia  me   here« 


I  gratìuM  S.  5*  prtcipe  A.  quando  S.  5  retcribe  S.  7.  SanetUM  (sic)  S.  A  ter^o,* 
Celeberrimo  viro  laurea  digno  domino  Antonio  iuscko  patri  et  domino  meo,  A.  om.  S. 
Retponsiua  A.  f.  127  r.  S«  p.  161  •  23  uideri  uiberi  A.»  24  cum  enim  S. 


152  FRANCESCO  NOVAtl 

dem  colutiane  eloquentie  appellauisti,  id  onus  ìmportabilis  here- 
ditatis  adirem,  quod  et  meuni  non  esset  et  ego  sustinere  non 
possem.  Feci  igitur  quod  hi,  quibus  suscepte  uel  ob  iuris  legi- 
timi  difficultatem,  uel  ob  alieni  aeris  grave  pondus,  hereditates 

$  obueniunt  :  multo  enim  ante  deliberant  quod  ius  tribuat  ;  deinde 
quod  per  leges  liceat,  exploratis  bonis,  consilium  capiunt.  Ego 
itaque  cum  essem  a  te  opulentissime  ac  onerose  (?)  hereditatis 
heres  appellatus,  paruitatis  mee,  cum  in  omni  uirtute  atque 
scientia,  tum  maxime  in  eloquentia  mihi .  conscius ,  substiti  : 

'^  mecum  in  silentio  reputans  quam  multi  essent  quam  me,  qui 
ad  tanti  nominis  successionem  iure  anteirent  :  quibus,  si  me 
anteponere  auderem,  preceps  nimium  et  inconsultus  merito  pos- 
sem iudicari.  Cum  enim  optimus  ille  uir  atque  doctissimus, 
Colutius  Salutatus,  nostris  temporibus  latine  eloquentie   prin- 

'^  ceps,  singulari  studio  semper  exarserit  in  ciues  suos  quan- 
tum in  se  erat  doctrine  et  facultatis  in  dicendo  transfundere 
et  ad  hanc  rem  fuerit  ingenia  optima  nactus;  egone,  homo 
cimber  (  id  est  in  ea  terra  natus,  que  a  profligatis,  Mario  duce, 
Cimbris,  inter  adriacum  mare  et  Athesim  flumen  Venetie  eulta 

^°  fiiit,  florentinos  homines,  ad  eloquentiam  natos,  de  civis  et  niagi- 
stri  sui  hereditate  depellerem,  in  eo  maxime,  in  quo  nonnuUos 
ingenio  et  arte  prestantes  sibi  adoptasse  in  suis  optimis  studiis 
atque  artibus  uisus  est,  quos  tibi  nominare  superfluum  esse  pu- 
taui,  quia,  cum  se  notissimos  sua  uirtute  fecerint,  obscuritate 

^^  patrie  ignoti  esse  non  possunt  ?  Si  ergo  uerum  et  legitimum  (?) 
heredem  queris  eloquentie  colutiane,  illum  inter  eos  quere, 
quos  studiorum  doctrineque  participatio  conuictores  et  assidua 
et  domestica  consuetudo  persimiles  efficere  potuit;  me  nero  hoc 
pieno  oneris  nomine  libera,  quia  amaui  hominem  profecto,  sed 

'°  tamen  magistrum  directoremque  non  habui,  sicut,  nisi  obstitisset 
fortuna,  a  teneris  annis  optaueram  atque  prouideram,  cum  ad 
illum  adolescentulus,  sola  addiscendi  cupiditate   accensus,  de 


9  adire  S.  6  ^uod  p&r  leges  fuerit  S.  Il  fuerit  è  quasi  illeggibile  7  Fuerim  heu" 
plentitiime  (sic)  ac  generate  S.  Qoasi  smarrite  le  parole.  9  mihi  conaiut tubtitti A^ 
in  consiliis  subitili  mecum,  S.  11  successorem  S.  14  elequentiae  S.  16  doctrinae  fa^ 
cultates  S.  17  optimum  fuerit  ingenium  S.  19.  Adriaticum  S.  si  depelleremf  in  eo 
S.  .  .  multot  S.  15  luminosum  S.  ao  Eguidem  amavi  hominem  tametsi  S.  30  (nam 
obst.  foru  )  (  sic  )  S. 


UN  UMANISTA  FAftRIAKESE  153 

Verona,  ubi  tunc  degebam  apud  principem  ciuitatis,  Floren- 
tiam  accesslssem.  Sed  rerum  illius  patrie  repentina  mutatio 
coegit  me,  posthabita  ratione  litterarum,  necessitati  tempo- 
rum  parere.  Consideret  etiam  atque  eiiam  oportebit,  quisque 

^  hoc  hereditarium  munus  sibi  amplectendum  esse  cxistimabit, 
quantìs  se  debitis  obnoxium  faciat:  que  si  soluenda  non  fuerint , 
declinare  cum  ipsa  hereditate  consultius  puto,  ne,  delusus,  ino- 
piam  detegat,  quam  occultare  potuisset.  Fuit  enim  ille  in  stu* 
diis  humanis  locuples  et  in  dicendo   copiosus    et   ad   omnes, 

'^  qui  ad  eum  scriberent,  exiniia  quadam  benignitate  liberalis,  ut 
nemini,  uel  minus  docto,  epistolas  rescribere  refertissimas  sua- 
uitatis  atque  doctrine  dedignaretur  :  que  omnia  multaque  alia 
ab  illius  eloquentie  herede  desideranda  uidentur.  Me  autem 
apud  te,  qui  ad  me  honoris  gratia  nomen   hoc  a    dignioribus 

'5  transtulisti,  illum  non  esse  profiteor  :  quare  nolim  a  me  pe- 
tas  beniuolentie  munus ,  ut  legatarius  ab  herede  ,  quemadmo- 
dum  scribis;  sed  petas  uelim,  ut  amicus  ab  amico,  atque  hoc 
uno  tibi  nomine  respondendum  esse  putaui,  sic  ut  nec  essem 
muneri  hereditatis  aliene  obnoxius,  nec  item  superbus  et  fedi- 

*"  fragus  a  te  iure  uocari  possem.  Habe  igitur  hanc  breuem  epi- 
stolam  erga  tuani  caritatem  mee  testem  uoluntatis  ac ,  uelut 
quemdam  amicitie  none  chirographum,  ut  in  reliquum  tem- 
pus  me  uti  iure  tuo  posse  te  scias.  Vale.  Dat.  Rome,  prope- 
rantissime,  dum  ad  recessum  festino,  apud  edes  pompeianas, 

*5  octauo  Kal.  Nouembris. 

« 

Tuus  Antonius  Luschus  uicentinus 


I  Alile  afftbam,  apui  Principem  ciuitatis  Florentiam  S.  3  uero  illius  S.  6  solvendo 
par  non  fuerit  S.  Ma  j»r  non  e'  è  nel  cod.  7  redonare  eum  ipsum  haereditatem  (  sic  !  ) 
S,  8  inopia  delegai  quod  S.  12  denegarci  S.  14  primum  tibi  qui  ad  me  S.  Ma  nel  cod. 
000  c'è  tibi  e  primum  fu  cassato.  17  Sedpetas  ...  S.  19  quidem  hereditatis  (sic)  S. 
fidefragus  A....  forte  S.  aa  cirographum  A.  33  Romae,  om.  datum  S. 


154  FRANCESCO  NOVATE 


lOHANNES  TINTUS  ALPHONSO  S.   EUSTACHII  CARDINALI. 

Quod  iucundum  gratumue  sii  tibi,  tam  rudis  eloqui!,  tam 
incondite  orationis  opusculum,  quod  nouiter  edidi,  de  institu- 
tione  regiminis  dignitatum,  nisi  forte  delectet  te  materie  dignitas, 
uel  fidelis  solertia  animi,  non  puto  alia  ratione  contingere.  Sed 

$  utinam  foret  iudicio  tuo  dignum  !  Ego  quidem  proprii  ingenii 
conscius,  non  fallor;  erubesco  prodisse  in  lucem  ignorantie 
mee  chaos.  Àt,  si  quid  est  quod  possit  uel  hebetudinem  ex- 
cutere  uel  torporem  ab  animo  addereque  uires  ingenio,  tue 
procul  dubio  dignitatis  auctoritas  afflat  calamo   meo  fiduciam 

'°  subeundi  onus  uiribus  meis  impar.  Quare  animus  feruens  radio 
humanitatis  tue,  supra  errorum  et  defectuum  pungentes  acu- 
leos  celeri  preteritione  deambulans,  non  sentit,  quas  reliqui 
uident,  creberrimas  compuncturas.  Sed  omnia  nenie  et  correc- 
tioni  tue  subjicio;  fuit  namque  mihi  propositum   illi,  a  quo 

'^  iniunctum  hoc  munus  fuerat,  in  quantum  facultas  suppeteret, 
morem  sue  gerere  uoluntati  et  obsequendo  aliquid  prodesse, 
dum  ostenderem  qualiter^  uel  in  rei  familiaris  uel  in  rei 
publice  gubernatione,  circa  agende  ulte  seriem  opus  foret  pre- 
ferre  quoddam  magisterium  princìpatus.  Nam  et  ita  ut  corpori 

*°  nostro  organico  opus  est  moderatore  animo,  qui  ulte  actiue 
dispositiones,  conditiones  et  tempora,  congruenti  ordine  ra- 
tionis  coerceat  et  demandet;  quemadmodum  in  reliquis  in- 
strumentis,  ubi  tactu  et  pulsu  decentibus  et  sonoris  tinnitibus 
redditur  gratum  melos;  sic  qui  futurus  est  rei   familiaris  uel 

*5  rei  publice  gubernator,  hanc  eandem  disciplinam  noscet  in 
utroque  proficere.  Quoniam  quis,  vite  multorum  ductor,  ut 
sit  peritissimus  est  necesse  :  uidelicet  ut  quodcumque  sit  ne- 
gociuni  aggressurus,  prudentia  circumspiciat  :  que  ipsum  do- 
cebit  illud  gravi   consideratione   discutere,   donec   memoriter 

'^  rem  capessat  et  consequenter  intelligat  qualis  sit  et  quibus  mo- 


3  ciuitatum  7  tiquid  14  tubicio  2%  tynnitu  30  quale. 


UN  UMANISTA  FABRIANESE  I55 

dìs  disponi  et  accomodari  oporteat  per  meditationem  et  ra- 
tionis  intelligentiam  providendo:  postea  id  ex  omni  premedi- 
tata materia  quod  iustum  equumue  fuerit  eligere  et  preferre 
et  tanta  illud  religione  amplecti^ut  in  re  nulla  par  pietas  ha- 

^  beatur ,  acerrime  defendendo  ne  quid  in  contrarium  propo- 
sito astruatur  nel  modo  aliquo  uioletur.  Et  in  hoc  toto  animo 
et  uiribus  incumbere ,  obseruando  custodiendoque ,  ne  quid 
abusiuum  nel  mendacium  comprehendat.  Deinde  premedi- 
tatum  [  equum  ]  iustumque  forti  et  constanti  animo  sustinere, 

'^  efiectuique  mandare  ,  ratio  commendat  et  exigentia  summe 
poscit,  ut  magnifico  et  excelso  animo  ac  fidenti  serio  rem 
disponat,  nec  oppositis  contrariis  deuincatur:  sed  laudabili 
patientia  et  perseuerantia  non  desistat  :  imo  uirtute  illud  et 
animo  magno    et  libero  exequatur  ;   subsequenter   inter   alia 

*5  prepensando  ut  ea  res,  que  exequenda  est,  temperantia  cir- 
cumscripta  nulli  inclinet  parti ,  sed  medio  constituta  ,  conti- 
nenti ratione  ac  clementi  operatione  modestoque  pudore  con- 
sideat,  ut  conceptum  et  prepensatum  negotium  fine  laudabili 
daudatur.  Que  omnia  principem  dignum  faciunt  principatu.  Sed 

***  quedam  exigit  ratio  dignitatis  cultui  suo  necessaria  et  de- 
cora quibus  quodam  modo  ministrantibus  agens  curruni 
sui  regiminis,  subsistentibus  quadrigis  uirtutibus,  ulte  et  eius 
incumbentiis  subministrat.  Primum  equidem  ex  exterioribus 
habitibus  inteme  mentis  indicia  propalare  maiestatis  suis  qua- 

'^  litatibus  exomata  uisa  est  partem  priorem  principis  occupare. 
Cui  succedit  uestium  cultus,  non  tamen  ornatui  instructus 
quam  decentie  dignitatis,  cum  uerborum  conuenientia,  graui- 
tatis  humanique  decoris  habentium  maiestatem.  Ex  quibus  ex- 
primitur  inesse  illi  sapientie  dignitatem,  que  gaudio   complet 

**  intimo  corda  fidelium  subditorum  ;  maxime  si  uitam,  sapientie 
documento  constituat,  cum  pudore  uirgineo  modestoque  ha- 
bitu  uitia  inherentia  profugare:  partiendoque  hoc  summum 
bonum  cum  amicis  et   honestis   uiris  allectis   premeditatione 


6  abttruaiur  9  dopo  prtmeditatum  v*  è  una  lacuna  nel  cod.  18  congeptum  ig/atiunt 
14  kabentibus  27  eumvenientia  30  et  intimo  subdictorum  32  habente  33  altectus. 


t$6  FRANCESCO  MOVATI 

dilìgentissima  et  matura,  principis  consideratione  tamen  digne 
merentibus  prò  beneficio  conferendum  ope  et  contemplatione 
salutaris  otii  sapientis.  In  quo  princeps  ipse  et  eius  rei  quili- 
bet  curiosus  reperiac  in  fortune  et  humanorum  casuum  mise- 

^  ria  certissima  ac  salutaria  documenta  et  totius  uite  actiue  et 
uirtuosarum  actionum  suauissima  libamenta,  nec  non  et  uite 
contemplatine  diuersorium  summe  gratum:  ubi,  semotis  pas- 
sionibus  et  afiectibus  rerum  humanarum,  animo  expedito  et 
libero  dei  et  nature  misteria  perscrutatur.  Hec,  uirorum   hu- 

'^  manissime,  continentia  quam  breuiter  totius  nostri  opusculi 
argumentum,  in  excusationem  mee  imbecillitatis,  imparis  tante 
rei,  preferre  constitui.  Tu  nero  fidei  mee  benignus  interpres 
potius  quam  ingenii  mei  esto  et  munusculum  hoc  meum ,  si 
paruitati  mee  ignoueris,  tua  illud  summa  benignitas   non   re- 

'^  cuset.  Apud  urbem  Florentiam,  pridie  idus  iulias. 

Fidelis  tuus  lohannes  Tintus  de  Fabriano 


5- 

JOHANNES  TINTUS  BAPTISTACHIAVELIO  DE  CHIAVELLIS. 

Omnium,  quibus  nitimur  ratione   corpusque   tuemur   et 

^^  alimus  disciplinam,  sicut  princeps  natura  nos  docuit,  ita  nostrum 

scire  est  ab  eaque  discere  singula  per  se  meantia  duce   indi- 

gere  uel  principe,  nec  potest  alterum  sine  altero,  utpote  sine 

auriga  currus,  existere  :  quemadmodum  in  corpore   humano , 

caput  totius  corporis  et  singulorum  membrorum  regnum  ha- 

'^  bens,  non  sola  ui  agere  consulit,  sed  prouidentia  et  intellectu 

defensat  et  dirigit.   Cuius  exemplo   quid  apprime  principem 

deceat  scitum  est:  nam  si  aliqua  ex  parte  corruptum  uel  di- 

minutum  sit,  maxime  cerebro,  cuius  est   mentem   ac   corpo- 

ream  machinam  rationi  et  intelligentie  conseruare,  inepte  agetur 

3^  quasi  dissonum  et  incompactum  suis  partibus   instrumentum. 

Si  igitur  inferiorum  omnium  accidentium  princeps,  ut    caput 

membrorum,  curam  et  diligentiam  habiturus  est,  ut  sine  de- 


UN  UMANISTA  FABRIANESE  I57 

fectu  sii  et  sciat  quid,  quomodo  et  quando  conueniat,  necesse 
est.  Ergo  eum  oportet  quod  primum  studio  animus  liber  am- 
piectitur  et  id  honesto  ocio  perlustratum  exequitur  opere,  quod 
pretium  rei  est:  parum  nempe  foret  dicere  et  eadem  ultro 
negligere.  Qaibus  uero  partibus  distributa  sit  regendi  diligentia, 
erit  nobis  materia  inutilis  otii  replendi  in  emolumentum  di- 
uitie  lectoris.  Cuius  hodiemum  sit  priucipem  sapere  oportere. 
Vale. 


Tintus. 


so 


6. 


BAPTISTACHIAVELLUS  lOHANNI   TINTO. 

Nec  dictu  £sicile  nec  lene  esser  calamo  comprehendi  quam 
gratas  habuerim  tue  epistole  de  principe  rationes  et  de  eo, 
quod  ad  eum  pertinet ,  sapere.  Que  tanto  lepore  me ,  quasi 
lapideum,  demulxere  ut,  ceterarum  curarum  osor,  totus  trahar 
et  omnibus  ad  id  percipiendum  afiectibus.  Sed,  quoniam  circa 
rationum  et  uerborum  tuorum  summas  occurrunt  mihi  quam 
multa  querenda  et  dubia,  ut  postremo  intelligam  quo  se  refe- 
*5  rat,  quid  exigat  illud  a  principe  sapere,  quod  hebeti  non  ca- 
pio  intellectu  ;  uellem  tecum  hec  ipsa  in  presentiarum  disse- 
rere.  Ideo  ob  hanc  rem  quanto  poteris  citius  bue  adesto.  Vale. 


3  ampleUtur  7  iectionis  35  que. 


RIVISTA  BIBLIOGRAFICA 


DE  SANCTIS  PAOLO.  Noti:(te  Storiche  del  Mona- 
stero di  S.  Salvatore  Maggiore  e  del  Seminario  di  Rieti. 
Rieti,  Tip.  Trinchi,  1884,  in  8.°  di  pag.  112-xxxvi. 

È  un  lavoro  distinto  in  due  parti:  nella  prima  si  parla 
del  Monistero  0  Badia  di  5.  Salvatore  MaggiofCy  nella  seconda 
del  Seminario  di  Rieti;  o  per  dir  meglio  sono  due  lavori  rac«- 
colti  in  un  volume ,  che  per  intendimento  dì  unità  Y  autore 
ha  intitolati  parte  prima  e  seconda.  Ma  veramente  unità  non 
e'  è  ;  imperocché  nesso  sufficiente  fra  la  prima  e  la  seconda 
parte  non  può  essere  il  fatto ,  che  a  giorni  nostri  la  badia  o 
monistero  antico  di  S.  Salvatore  Maggiore  sia  addivenuta  vil- 
leggiatura del  seminario  reatino  unitamente  a  quello  di  Pog- 
gio Mirteto. 

L'  autore,  nella  dedica  a  Mons.  Egidio  Mauri  Vescovo  di 
Rieti,  cosi  scrive  :  —  «  Giacché  a  nostri  tempi  si  studia  tanto 
cf  a  trarre  dalla  polvere  e  dall*  oblio  per  mettere  alla  pubblica 
a  conoscenza  i  documenti  antichi  ed  i  fatti,  talvolta  anche 
«  turpi  e  disonoranti,  della  patria  ;  non  sarà,  io  credo^  stima- 
«f  to  inopportuno  e  disutile  T  aver  in'  uno  raccolte  le  cose  più 
«  degne  di  ricordo  sopra  due  delle  più  notevoli  fondazioni 
ff  nostrali,  che  furono  il  Monistero  di  S.  Salvatore  Maggiore 
«  ed  il  Seminario  di  Rieti».  —  E  cosi  scrive  giustamente; 
però  ci  sembra  che  il  fatto  non  risponda  appieno  all'  inten- 
zione. La  materia  storica  del  Monistero  di  S.  Salvatore  Mag- 
giore é  troppo  diluita  e  nello  stesso  tempo  non  é  senza  la- 


RIVISTA    BIBLIOGRAFICA  I59 

cune  ;  quella  del  Seminario  di  Rieti  è  troppo  scarsa.  Si  accenna 
air  istitutione,  notando  bene  a  ragione,  come  a  titolo  d' onore, 
che  il  seminario  reatino  fu  il  primo  ad  essere  aperto  dopo 
che  il  concilio  tridentino  raccomandò  la  fondazione  de'  semi- 
nari :  ma  poi  quasi  di  pie  pari  si  salta  a  controversie  recenti 
per  la  chiusura  ordinatane  dal  Natoli  ministro  per  la  pubblica 
istruzione  nel  regno  d' Italia.  Ci  sembrano  fuggevoli  troppo 
le  notizie  date  rispetto  agi'  insegnanti.  E  V  insegnamento  dato 
nei  vari  tempi  non  doveva  essere  esposto  e  dilucidato  ?  E  gli 
allievi,  che  non  dovettero  essere  pochi^  non  meritavano  affatto 
r  onore  di  un  cenno  ?  E  le  leggi  che  governarono  T  istituto 
quali  furono ,  quali  vicende  toccarono  ?  Salvo  che  il  Semina- 
rio reatino  sìa  sempre  vissuto  senza  infamia  e  senza  lodo,  lo 
che  non  crediamo,  una  narrazione  storica  doveva  meritarla, 
come  avviene  di  quasi  ogni  istituzione.  Ora  è.  indubitato  che 
chi  si  faccia  a  leggere  il  lavoro  del  Desanctis  con  la  speranza 
di  conoscere  la  vita  del  seminario  reatino,  rimane  ingannato. 

Dobbiamo  inoltre  notare  che  V  esposizione  non  procede 
sempre  con  quella  rigidezza,  che  la  storia,  specie  se  fatta  co- 
me oggi  si  vuole ^  cioè  tutta  basata  sui  documenti,  principal- 
mente richiede.  La  passione,  per  quanto  ispirata  da  sentimenti 
personali  lodevoli ,  spesso  trasmoda  ;  e  quindi  anche  le  locu- 
zioni sono  senza  la  dovuta  urbanità.  Nella  calma  della  storia 
non  può  intromettersi  il  bollore  della  polemica.  E  più  pole- 
mica forse  che  storia  è  il  lavoro  del  canonico  Desanctis.  Ed  alla 
polemica  potremo  perdonare  quello  che  davvero  non  potremo 
perdonare  alla  storia,  la  quale  si  troverà  meravigliata  di  vedere 
data  come  cosa  a  lei  appartenente  i  capitoli  —  Risposta  ad  al- 
cuni economisti,  —  //  Seminario  Diocesano  —  Doveva  il  vescovo 
Carletti  accettare  la  ispe:(ione  ?  Di  questi  capitoli,  tranne  il  tono 
declamatorio,  si  potrà  dire  :  pulcre,  bene,  recte  ;  ma  è  necessario 
aggiungere  ancora  :  non  erat  hic  locus. 

I  difetti  che  abbiamo  riscontrato  nel  testo,  si  riscontrano 
eziandio  nelle  note ,  delle  quali  alcune  '  sono  opportune ,  altre 
non  hanno  a  che  fare  punto  con  la  materia.  E  avrebbero  do- 
vuto essere  meglio  collocate.  L'  autore  interrompe  il  testo  con 
la  citazione  dei  libri,  ai  quali  qualche  luogo  si  riferisce^  e  con 


l60  RIVISTA   BIBLIOGRAFICA 

la  indicazione  delle  note  con  la  forma  ce  Nota  N.  i,  2  ecc.  » 
Era  più  semplice  e  più  comunemente  usato  il  sistema-  di  fare 
indicazione  con  un  numero  nel  testo,  e  dì  riportare  a  pie  di 
pagina  le  note  e  le  citazioni  dei  libri ,  che  pur  esst  sono  note, 
e  dopo  il  testo  i  documenti. 

Concludendo:  a  nostro  avviso  il  libro  ci  sembra  che  sia 
stato  fatto  con  buona  intenzione  ma  con  difetto  di  arte.  Sa- 
rebbe pregevole  se  T  autore  facesse  quello',  che  secondo  V  e- 
spressione  dantesca,  Giustiniano  fece  delle  leggi,  togliesse  cioè 
il  troppo  e  il  vano. 

Michele  Maroki 

GUERRINI  ANTONIO.  Storia  della  Terra  di  Fratta 
ora  Utnbertide  dalla  sua  origine  fino  air  anno  184$^ 
completala  da  GENESIO  PERUGINI.  Umbertide,  Tip. 
tiberina,  1883,  in  8*    di  pag.  368  ,  con  quattro    ta- 
vole e  una  pianta. 

Se  il  Municipio  di  Umbertide  invece  di  decretare  nel 
marzo  dell'  82  la  stampa  della  storia  del  Guerrini,  avesse  più 
tosto  deliberato  di  collocarne  il  ms.  nell'  archivio  comunale , 
avrebbe  compiuto  opera  degna  e  procurato  che  la  stima,  che 
il  Guerrini,  secondo  il  Mezzanotte  suo  biografo,  s'  era  procac* 
ciata  con  altri  scritti  di  varia  indole,  non  fosse  per  nulla  sce- 
mata dalla  publicazione  postuma  di  questa  storia.  A  compi- 
larla il  Guerrini  aveva,  a  quanto  pare,  speso  tanta  cura  e  fa- 
tica, che  sul  punto  di  morire  ne  raccomandò  la  stampa  al 
Perugini,  suo  consanguineo  :  «  a  me  (narra  il  pietoso  editore) 
raccomandava  fervidamente  quest'  ultimo  frutto  de'  suoi  studi.... 
e  mi  confortava  al  complemento  di  quello,  dietro  le  tracce  da 
Esso  Lui  vergate,  spirando  pago  (ielle  mie  assicurazioni.  Quan- 
tunque sentissi  che  le  mie  forze  non  fossero  corrispondenti  al 
grave  pondo  (!)  non  potei  coscenziosamente  mancare  a  quella 
solenne  promessa  j».  E  H  Perugini ,  compiendo  questa  promessa, 
fece  mostra  di  troppo  fervido  zelo;  che  certe  volontà,  anche 
se  espresse  da  un  morituro,  non  dovrebbero  mai  mandarsi  ad 
effetto  \  tanto,  come  in  tal  caso,  dalla  stampa  dell'  opera  del 


RIVISTA  BIBLIOGRAFICA  l6l 

Guerrini   né   trae   alcun  profitto   la   storia  italiana,  né  viene 
illustrata  quella  della  sua  patria. 

I  fatti  politici  di  Umbertide,  fino  alla  prima  metà  del 
sec.  presente,  non  offrono  alcuna  speciale  importanza;  questa 
piccola  città  sorse  probabilmente  sulle  rovine  di  Pitulo  a  vit- 
tima (  secondo  T  a.  )  della  barbarica  devastazione  »  (?)  ;  e  , 
accettando  T  opinione  di  «  molti  scrittori  rinomati  »  devesi  ai 
figli  d' Ariberto  duca  di  Borbone  attribuire  «r  la  munifica  im- 
presa della  riedificazione  di  Fratta  circa  Tanno  796»  (pag.  30  ). 
«  Nei  tempi  primitivi  (  !!  )  la  Fratta  si  era  governata  con  le 
proprie  leggi  e  particolari  statuti  e  se  ne  ebbero  fin  dall'  anno 
1362  »  (  pag.  34  ).  Nel  1326  i  perugini  con  quelli  della  Fratta 
vinsero  le  soldatesche  di  Guido  Pietramala  ;  il  suo  territorio 
fu  corso  e  messo  a  ruba  dal  conte  di  Landò  nel  1359  ;  i  pe- 
rugini, che  possedevano  Umbertide,  la  perderono  nelT  85  e  la 
riacquistarono  nelT  anno  dopo,  munendola  di  una  rocca  e  di- 
fendendola dalle  ire  de'  Michelotti:  nel  1396  la  Fratta  fii  sot- 
toposta a  Bonifacio  IX,  e,  dopo  le  guerre  suscitate  da  Braccio, 
iu  beneficata  con  un  sussidio  di  200  fiorini  da  Martino  V  per 
la  restaurazione  dei  dannr  sofferti  nelle  trascorse  vicende  ;  nel 
1479  fu  gravemente  offesa  dall'  esercito  fiorentino,  ostile  a  Pe- 
rugia; nel  1503  sostenne  gravi  questioni  contro  Montone,  le 
quali  non  sappiamo  in  qual  maniera  fossero  composte  coli'  in- 
tervento dei  perugini;  si  difese  validamente  contro  Francesco 
Maria  duca  d'  Urbino,  che,  privo  del  ducato  per  opera  di  Leo- 
ne X,  r  avea  stretta  d'  assedio  ;  si  dimostrò  tanto  umilmente 
fedele  a  Paolo  III  che  questi  le  indirizzò  un  breve  ed  encomi; 
fa  ceduta  da  Giulio  III  ai  figli  di  Nicolò  Vitelli  nel  1550,  e 
nel  16 IO  fu  danneggiata  dalle  acque  del  Tevere.  Sono  questi 
i  fatti  più  notevoli  della  storia  di  Umbertide  fino  al  1683.  Di 
eguale  importanza  storica  sono  quelli  occorsi  dall'  ultimo  ven- 
tennio del  sec.  XVIII  fino  al  1845.  L^  a.  si  deve  essere  accor- 
to che  la  scarsezza  della  materia  era  tale  da  non  poter  pro- 
durre un'  ampia  storia,  senza  uscire  arbitrariamente  dai  confini 
del  breve  racconto  dei  fatti  successi  in  Umbertide;  quindi  ri- 
corse al  solito  mezzo  delle  inutili  digressioni.  E  narrò,  non 
dico  con  quanta  verità  storica,  le  invasioni  barbariche  (pag.  17 

Archivio  Storico  IL  ii. 


l62  RIVISTA   BIBLIOGRAFICA 

e  segg.  ),  il  dominio  dei  Longobardi  (  pag.  29  e  seg.  ),  un  po' 
di  storia  perugina,  giovandosi  del  Pellini,  del   Mariotti,  del 
Campano,  del  Cristiani  e  degli  annali  decemvirali   (pag.  37 
e  segg.  );  quella  delle  teorie  di  Lutero  e  di  Calvino  (  pag.  93 
e  segg.  )  ;  della  rivoluzione  francese  e  delle   republiche  cispa- 
dana e  cisalpina  (  pag.  996  segg.  )  ;  di  Napoleone  I  e  delle 
sue  gesta  in  Italia  (  pag.  115  e  segg.  )  e  finalmente   delle  ri- 
volte del  1830  (  pag.  149  e  segg.  ).  Curiosa  poi  è  la  maniera 
onde  V  a.  introduce  questi  vaniloqui  di  digressioni  nel  racconto 
della  storia  politica  di  Umbertide;  ne  cito  un  esempio.  Esposti 
certi  fatti  avvenuti  nel  sec.  XVII,  V  a.  impotente  a  tirare  in- 
nanzi la  sua  storia  per  deficienza  di  materia   e   non   sapendo 
come  pur  colmare  questa  lacuna,  cosi  scrive  :  a  Non  offrendo 
questo  lungo    periodo    di    decadenza  cose  notevoli  da  essere 
memorate,  anche  per  meschinità  di  notizie,  daremo  invece  un 
rapido  sguardo  alle  cagioni  che  preparavano  il  morale  e  poli- 
tico sovvertimento  dell'  Europa  ed  a  quei  sintomi  che  ne  fa- 
cean  presagire  funestissima  e  non  lontana  la  trista  afiezione  » 
(pag.  93).  La  citazione  delle  date  e  Y  esposizione  dei  fatti  è  più 
d'  una  volta  espressa  con  particolare  indecisione  ;  relativamente 
alla  guerra  insorta  tra  i  perugini  ed  i  fiorentini  nel  1479, l' a. 
nota  che  i  due  contendenti  «  col  consenso   e   mediazione  del 
papa  si  strinsero  di  nuovo  in  lega  nel  terminare  del  suddetto 
anno   (1479)  o  pure  nel   1480   o  nel   1482»   (pag.  55); 
quasi  che  non  fosse  proprio  possibile  il  fissar  1'  anno  preciso 
di  codesta  lega.  A  pag.  24  riportando  certe  inscrizioni  romane, 
scoperte,  facendosi  alcuni  scavi  e  risarcimenti,  in  Umbertide, 
per  dimostrare  1'  antica  origine  di  questa  città,  riferisce,    tra 
un*  iscrizione  ricordante  Q.  Petronio  Birronio  ed  un  un'  altra 
che  dovette  appartenere  ad  un  tempio  sacrato  a  Giove  ottimo 
massimo ,    questa   inscrizione   medi  evale  :   MCCCIV.    H.    S. 
FECER.   FILH.    S.   FRACISCL  BENVENVTL    DE    FLO- 
RENTIA.  P.  AIA.   DNE.  DAVINE.  MATRIS.  SVE.   HIC. 
SEPULTE.   Ci  vuol  poco  a  capire  che    P  a.  ha  reputato  ro- 
mana questa  inscrizione  collocandola  fra  le  altre  due  d'  epoca 
romana  e  V  ha  riprodotta  con  quelle  per  attestare  la  vetusta 
origine  della  patria   sua.   A   pag.    29   è  detto  con  tutta  fran- 


RIVISTA  BIBLIOGRAFICA  l6$ 

chezza  che  «r  a  compiere  V  esterminio  delle  desolate  città  ai 
Goti  successero  i  furibondi  longobardi  da  Narsete  chiamati 
alla  conquista  d' Italia  »;  a  pag.  138  Napoleone  I  è  chiamato 
il  «  Guerriero  Dominatore,  di  battaglie  di  conquiste  e  di  san- 
gue giammai  satollo».  O  non  aveva  io  ragione  quando  fin 
da  principio  diceva  che  sarebbe  stato  meglio  che  codesta  sto- 
ria fosse  rimasta  ignorata  nell'  archivio  comunale  della  Fratta, 
più  tosto  che,  dedicandola  ce  ai  benevoli ....  concivi  »,  pu« 
blicarla  ?  Che  se  il  Perugini,  per  mantenere  la  a  solenne  pro- 
messa »  fatta  al  suo  buon  parente,  avesse,  invece  di  stamparla 
per  intero,  estratto  dalla  storia  del  Guerrini  quelle  parti  che 
riferisconsi  alla  pura  storia  d'  Umbertide,  rimaneggiatele  e  rab* 
berciatane  la  scorrettissima  veste,  allora  forse  T  opera  sua  sa- 
rebbe stata  di  qualche  vantaggio,  e  quella  fatale  promessa  egli 
avrebbe  più  degnamente  e  coscenziosamente  adempiuta.  In  tal 
caso  non  vi  avremmo  Ietto  periodi  sgrammaticati  e  troppo 
rei,  quasi  a  ogni  pagina  ;  od  altri  periodi  gonfi  di  boria  reto- 
rica come  questo  :  a  Affinchè  poi  nell'  avvenire  perenne  ri* 
manesse  monumento  della  ricuperata  Terra  e  non  rinnovassero 
i  Vitelli  pretensioni  sopra  di  Lei  (  la  Fratta  ) ,  o  non  addive- 
nisse più  guiderdone  d' altri  Magnati  per  sanguinose  gesta  fa- 
mosi .  .  «  .  »  (  pag.  7 1  );  o  come  questo  :  «  Il  puro  Cielo 
d'  Ausonia ,  che  sorrideva  alla  soavità  di  aure  tranquille ,  ben 
presto  si  vide  annubilare  al  sorgere  d'  un  nembo,  che  tutto 
ingombrava  con  rutilante  fragore  il  pontefical  reggimento  »  : 
o  pure  bolzi  come  questo  :  «  Il  secolo  XVII  nel  fosco  suo 
tramonto  lasciò  1'  Europa  sopra  il  cratere  d' immenso  vulcano, 
al  cui  tremendo  scoppio  poco  mancherà  che  dessa  non  resti 
dalle  vorticose  fiamme  distrutta»  (pag.  95):  o  idropici  come 
quest'  altro  :  «  Sembra  però  indubitabil  cosa ,  che  il  modo 
con  cui  i  Vitelli  presero  possesso  della  Fratta,  se  die  sentore 
di  befiardo  orgoglio  indegno  d'illustre  prosapia,  offri  motivo 
del  pari  alla  disgradevole  reazione  di  un  Popolo^  che,  conscio 
della  propria  dignità  tollerar  non  voleva  soperchiere  ed  awi- 
lifflento  »  (pag.  70).  A  pag.  159  1' a.  scrive:  «Nel  merco- 
ledì santo  il  Sole  col  primo  raggio  illuminava  un  trionfale 
Vessillo ,  ove  scorgeansi  effigiati  il  mistico  Calice  d'  oro ,  su 


lé4  RIVISTA  BIBLIOGRAFICA 

cui  innocenti  colombe  curvavano  pietose  il  candido  collo,  la 
sovrastante  splendida  cometa ,  V  autorevole  feltro  gentilizio  e 
gli  astri  scintillanti  ;  vivi  simboli  di  religione,  di  mansuetudine, 
e  di  possanza  »  :  1'  a.  con  questo  perìodo ,  fregiato  di  tredici 
aggettivi  insulsi,  ha  voluto  dire  che  la  Fratta  nel  marzo  del 
1830  ritornava  sotto  il  dominio  pontificio.  Il  Mezzanotte  nella 
biografia  del  Guerrini  affermò  che  questi  fu  anche  dicitore  in 
rima  :  anche  senza  leggere  codesu  biografia  me  ne  sarei  accor- 
to dai  molti  versi,  sparsi  in  questa  brutta  esposizione  della 
storia  frattese.  Qua  dentro  ve  n'  ha  di  svariate  armonie  e  mi- 
sure; piani,  come  questo;  «dal  perugino  General  Consiglio» 
(  pag.  52):  tronchi,  come  questo;  «per  dar  notturno  assalto 
alla  città»  (pag.  55):  sdruccioli,  come  quest' altro  ;  «dal  vit- 
torioso Fiorentino  Esercito»  (pag.  55  ).  E  qui  basti.  Ma,  tanto 
per  compiere  il  dovere,  dirò  che  in  questo  volume  oltre  alla 
storia  politica  (pag.  17  e  segg. ),  e*  è  la  civile  (pag.  167  e 
segg.  ),  e  una  raccolta  di  schizzi  biografici  degli  uomini  più 
cospicui  d'  Umbertide  :  in  principio  e  in  fine  del  libro  sono  il 
ritratto  del  Guerrini  e  una  pianta  della  città  ;  e  nel  corpo  del 
testo  tre  tavole,  rappresentanti  il  Foro  Bovario,  il  ponte  sul 
Tevere  ed  Umbertide  dalla  parte  di  Nord  -  est. 

Giuseppe  Mazzatinti. 

SAINT  FRANCOIS  D]  ASSISE.  I.  Vie  de  saint 
Franfois.  II.  Saint  Francois  apris  sa  mori.  Paris, 
C.  Plon,  Nourrit  et  C.  1885.  Voi.  in  foglio,  di 
pag.  440,  con  250  incisioni  nel  testo,  e  35  tavole. 

Volendo  restringere  in  poche  parole  un  giudizio  conve- 
niente sopra  questo  volume,  ci  sembra  giustissimo  ed  esattis- 
simo quello  che  se  ne  dà  in  un  breve  annunzio  che  lo  ac- 
accompagna,  ove  si  legge  che  esso  è  un  monument  splendide 
itevi  par  les  Frires  Mineurs  Capucins  de  Frante  d  la  gioire  de 
leur  siraphique  Pire,  saint  Francois  d^  Assise.  E  veramente  il 
libro,  considerato  come  splendido  monumento^  merita  senza  dub- 
bio questo  titolo,  imperocché  il  numero,  la  bellezza  dei  dise- 
gni, delle  incisioni,  delle  tavole,  delle  cromolitografie  di  ogni 
epoca,  di  ogni  scuola,  di  ogni  genere,  edifizi,  statue,  scolture. 


RIVISTA  BIBUOGRAFICA  .  l6$ 

fac  -  simili  di  vecchie  stampe,  di  antiche  edizioni,  di  sigilli,  di 
stemmi,  di  arazzi,  di  affreschi  ecc.  in  somma  di  tutto  quanto 
potè  dar  V  arte,  specialmente  in  Italia,  da  Giotto  a  Raffaello, 
da  Raffaello  al  Rembdat  al  Murillo,  fino  al  Duprè  e  al  Pas- 
saglia^  tutto  questo  insomma  vi  è  riprodotto  con  diligenza  e 
con  amore  singolare,  e,  trattandosi  specialmente  di  monumenti 
pittorici  del  Xin  e  XIV  secolo,  vennero  questi  disegnati  in 
modo  da  riprodurre  egregiamente  il  carattere  degli  originali, 
dai  quali  non  si  discostano  di  un  punto.  Merito  questo  dei 
padri  Cappuccini  della  Francia,  specialmente  del  padre  Luigi 
da  Porrentruy,  che  diresse  la  parte  illustrata  di  questo  libro, 
e  degli  altri  valenti  artisti  ivi  nominati,  fra  i  quali  si  notano 
parecchi  religiosi  del  medesimo  ordine.  Abbiamo  esaminato 
questo  volume,  e  delle  pitture  di  Giotto,  abbiamo  trovato  che 
se  ne  publicarono  poco  meno  di  40:  ed  oltre  a  queste  ve  ne  ha 
di  Cimabue,  di  Giunta  Pisano,  del  Berlinghieri,  e  di  altri  pit- 
tori itaUani  e  stranieri  dall'epoca  di  san  Francesco  fino  ai 
giorni  nostri.  Notevoli  le  riproduzioni  in  cromolitografia  di 
alcuni  dipinti  sul  vetro  e  di  qualche  arazzo,  bellissime  poi  le  ta- 
vole di  alcune  terre  cotte  dei  della  Robbia,  esistenti  special- 
mente in  Toscana.  Del  resto,  a  voler  parlare  di  tutto,  non  ci 
sarebbe  posto  davvero  in  una  breve  rivista,  e  per  numerare  solo 
questi  300  disegni  ci  vorrebbero  pagine  non  poche.  Però  onde 
avere  un'idea  della  parte  artistica  del  volume,  basta  notar 
questo,  che  cioè,  mentre  il  testo  (  ne  parlerò  qui  presso  )  rac- 
conta la  vita  di  san  Francesco,  cominciando  dal  descriverne 
la  città  quale  era  a  tempo  della  sua  nascita  (1182),  e  poi 
narrando  del  suo  battesimo,  descrivendo  il  luogo  ove  ricevè 
questo  sacramento,  ecc.  ecc.  fino  alla  sua  morte  e  alla  sua  cano- 
nizzazione, la  parte  illustrativa  serve  di  perpetuo  commento  al 
testo  medesimo,  mettendo  sotto  gli  occhi  i  luoghi  e  i  monu- 
menti dei  quali  si  parla  se  questi  esistono  ancora,  sia  pure 
in  mina,  ed  ove  non  esìstano  dando  di  essi  un  disegno  rica- 
vato da  monumenti  dei  più  celebri  maestri,  specialmente  di 
Giotto,  il  quale  in  Firenze  e  in  Assisi  lasciò  tanti  dipinti 
sulla  vita  e  sui  miracoli  del  santo  patriarca.  Quindi,  per  dare 
un  esempio,  parlando  di  Assisi  a  tempo  di  san  Francesco,  si 


1^6  RIVISTA  BIBLIOGRAFICA 

riproduce  una  vecchia  incisione  ove  si  vede  disegnata  la  città 
quali  si  crede  che  fosse  nel  XII  secolo  :  venendo  alla  sua  na- 
scita e  al  suo  battesimo,  ecco  la  bruna  fronte  del  san  Ru6no 
ove  fu  recato  per  ricevere  quel  sacramento,  ecco  il  rozzo 
fonte  battesimale  ove  lo  ricevette:  parlando  dei  suoi  antenati 
eccone  l'albero  genealogico,  eccone  i  blasoni  della  famiglia 
ricavati  a  fac-simile  da  un  intaglio  del  XVI  secolo,  e  cosi  via 
via  fino  alla  sua  morte  ed  a  suoi  funerali,  dei  quali  ultimi 
fatti  vengono  dati  analoghi  disegni  di  tre  pitture  di  Giotto, 
di  una  di  Rubens,  del  Zurbaran,  di  una  scoltura  di  Benedetto  da 
Maiano  ecc.  E  tuttociò  nella  sola  prima  parte,  che  è  la  bio- 
grafia di  san  Francesco,  poiché  la  seconda  parte  che  racconta 
le  vicende  dell'  ordine  Francescano ,  ne  ricorda  i  membri 
più  illustri,  e  considera  san  Francesco  e  la  sua  influenza  nel- 
r  arte,  è  una  sequela  della  prima,  ove  i  più  insigni  monasteri 
Francescani,  le  persone  che  nell'  ordine  si  distinsero  per  pietà, 
per  dottrina  ecc.  i  monumenti  più  belli  che  trattano  di  san 
Francesco,  sono  tutti  qui  riprodotti  con  la  esattezza  e  con  la 
diligenza  notata  di  sopra.  In  conclusione,  questo  volume,  per 
la  parte  artistica,  è  un  museo,  un  album,  ove  i  capolavori  e 
le  rarità  di  pittura,  scoltura,  di  palegrafia,  di  incisione,  di 
sfragistica,  di  oreficeria,  che  hanno  relazione  con  san  Fran- 
cesco, si  succedono  e  si  moltiplicano  con  una  frequenza  e  con 
un  lusso  più  unico  che  raro.  Certo,  qualche  imperfezione  e 
qualche  lacuna  vi  si  riscontra  (  e  quale  è  l' opera  umana  che 
non  ne  abbia  ?  ),  onde  invano  vi  abbiano  cercato^  per  addurre 
un  esempio,  qualche  disegno  del  tempio  di  Minerva  in  Assisi, 
ove  san  Francesco  avrà  più  volte  avuto  da  fare  e  da  dire  coi 
suoi  allegri  amici  della  gioventù  (forse,  fu  innanzi  a  quel  portico 
che  un  uomo  stese  le  vesti  sotto  i  suoi  piedi);  anche,  l^immagine 
della  Porziuncula,  dipinta  nel  1383  da  prete  Ilario  da  Viterbo, 
che  vi  avrebbe  trovato  suo  posto^  non  vi  si  vede,  né  fra  i  nume- 
rosi sigilli  francescani  dei  secoli  XIV  e  XV  che  riproduconsi 
a  fac  -  simile,  ve  ne  é  alcuno  dei  conventi  d' Italia  (  essendo 
quasi  tutti  francesi  )  se  ne  ecettui  quello  di  Gubbio.  Ma  que- 
sti sono  nei ,  in  un'  altra  edizione ,  che  sentiamo  essere  già 
pronta,  facilmente  rimediabili,  e  che  poco  o  punto  tolgono  al 


RIVISTA    BIBLIOGRAFICA  I67 

valore  di  questo  libro,  il  quale  è 'in  vero  uno  splendido  monu- 
mento ideato  con  un  criterio  estetico  molto  elevato,  eseguito 
con  magnificenza  e  con  lusso,  degno  invero  di  esser  consecrato 
alla  memoria  di  uno  dei  più  gran  Santi  che  ricordi  la  chiesa. 

Tale  è  la  parte  artistica  di  questo  libro:  se  noi  non  pos« 
siamo  commendare  egualmente  la  parte  narrativa  dello  stes- 
so, ciò  non  vuol  dire  che  questa  sia  priva  assolutamente 
e  di  qualunque  merito;  questo  nò  davvero,  solamente  ci 
pare,  che,  trattandosi  di  un  opera  cosi  poderosa,  si  fosse  pò* 
tuta  scrivere  una  vita  di  san  Francesco ,  che  anche  per  la  par- 
te critica  e  storica  come  per  la  parte  figurata  ed  artistica,  poca 
speranza  avesse  potuto  lasciare  di  poter  far  meglio.  Il  qual 
merito  non  ci  sembra  che  al  Saint  Francois  in  discorso  con- 
venga troppo.  Il  libro'  è  diviso  in  due  parti ,  e  di  queste ,  la 
seconda  è  suddivisa  in  tre  sezioni  che  formano  quattro  parti 
ben  distinte  che  dobbiamo  esaminare,  sia  pur  brevemente, 
l'una  separata  dall'altra. 

La  prima  parte  comprende  la  vita  di  san  Francesco;  co- 
me è  naturale,  occupa  la  maggior  parte,  circa  tre  quarti,  del 
volume  (  pag.  i  -  X]0  ).  Ne  è  autore  il  padre  Leopoldo  Che- 
rancè  Cappuccino,  il  quale  in  questo  volume  ha  ripublicata  e 
corretta  una  sua  vita  di  san  Francesco^  della  quale  possede- 
vamo anche  una  versione  italiana  (Venezia,  1882).  Lo  Cherancè 
ha  scritto  una  bella  vita  di  san  Francesco,  e  questo  non  si 
può  negare:  vi  sono  belle  pagine,  buone  considerazioni  di 
vario  genere,  il  carattere  di  san  Francesco  vi  è  ritratto  felicemen- 
te, quantunque,  specialmente  in  alcuni  capitoli,  vi  si  riscontri 
una  imitazione  abbastanza  fedele  della  vita  dello  Chavin  de 
Malan,  del  quale  sembra  abbia  avuto  sotto  occhi  più  volte  la 
poetica  narrazione.  Ciò  per  altro  non  prova  che  la  Cherancè 
si  sia  fondato  esclusivamente  su  quel  libro,  né  che  per  scri- 
vere il  suo  non  abbia  ricorso  spesso  alle  fonti  primitive  della 
storia  sanfrancescana ,  imperocché  di  questi  fonti  si  é  ser- 
vito continuamente.  Dispiace  peraltro  di  veder  trascurato  qual- 
che istorico  il  quale  gli  avrebbe  potuto  recare  gran  lume  e 
in  qualunque  modo  gli  avrebbe  giovato,  assai,  specialmente 
per  la  cronologia  ;  per  esempio  Giordano  da  Giano,  Tommaso 


l68  RIVISTA  BIBLIOGRAFICA 

Eccleston,  ecc.  Mancanza  questa  abbastanza  notevole,  quan- 
tunque non  si  debba  ascrivere  molto  a  sua  colpa,  imperocché 
considerando  che  lo  Cherancé,  nello  scrivere  il  suo  libro^più 
che  fare  un  lavoro  critico,  cercò  di  dettare  una  vita  del  Santo 
principalmente  con  scopo  morale^  si  comprende  bene  come 
tanti  elementi  di  storia^  di  cronologia  e  di  altro  siano  stati 
da  lui  trascurati,  pago  di  attenersi  agli  storici  che  1'  aveano 
preceduto.  Difatti,  appunto  perchè  questo  libro  ha  uno  sco^o 
morale,  non  vi  è  in  esso  un  punto  della  vita  di  san  Francesco 
che  sia  stato  esaminato  criticamente,  e,  nei  luoghi  dubbi,  di- 
chiarato e  illustrato  anche  quando  il  farlo,  specialmente  per 
uno  scrittore  francese,  era  cosa  non  difficile.  Per  esempio, 
(  comincio  proprio  da  capo  )  lo  Cherancè  a  chiusi  occhi  as- 
serisce che  la  madre  Pica  fosse  dei  conti  di  Bourlemont  di 
Provenza,  come  scrisse  il  Frassen,  e  come  sulla  sua  fede  ac- 
cettò il  Papini ,  e  forse  il  Cristofani.  Orbene ,  giustamente 
fa  qui  osservare  il  Bonghi  che  se  Pica  fu  veramente  dei 
conti  di  Bourlemont,  e  se  è  vero  che  nell'  archivio  domestico 
di  quei  signori  si  conserva  il  contratto  nuT^iale  fra  lei  e  Pietro 
Bernardone,  sarebbe  bene  che  questo  scritto  si  pubblicasse.  Desi- 
derio giustissimo,  perchè  questo  documento  sulla  genealogia 
di  san  Francesco  ancora  cosi  incerta,  recherebbe  moltissima 
luce,  e  farebbe  scomparire  molti  dubbi  e  molti  errori  che  vi 
sono.  Ora,  come  non  venire  in  mente  allo  Cherancè  il  pub- 
pubblicare  questo  interessantissimo  documento?  Chi-  avrebbe 
potuto  farlo  meglio  di  lui,  che  per  tutta  la  Francia,  per  l'I- 
talia e  fuori,  mandò  cercando  dai  suoi  correligiosi  ricordi  e  cimelii 
francescani  di  ogni  genere  ?  E  notate,  che  parlando  dell'  origi- 
ne francese  della  madre  di  san  Francesco,  egli  cita  appunto 
il  Frassen. 

Prosegue  lo  Cherancè,  narrando  i  prodigi  che  accompa- 
gnarono la  nascita  di  san  Francesco,  il  suo  battesimo  ecc.  le 
quali  cose  noi  siamo  ben  lungi  dal  voler  ri6utare,  specialmente 
senza  esame.  Ma  intanto,  io  domando  se  è  buona  regola  di 
critica  quella  di  certuni  —  e  lo  Cherancè  è  fra  questi ,  che , 
ricordando  questi  fatti ,  si  contentano  di  un'  asserzione  dei 
Waddingo,  di  un  monumento  del  sec.  XVII,  o  al  più  al  più 


RIVISTA   BIBLIOGRAFICA  1^9 

dell'autorità  di  Bartolomeo  Pisano  nelle  sue  conformità.  San 
Francesco  non  ci  guadagnerebbe  più,  se,  scartando  tante  giunte 
arbitrarie,  leggermente  asserite  e  più  leggermente  accettate, 
la  sua  vita  sapesse  più  di  storia  e  meno  di  leggenda  ?  È  stato 
già  notato,  fra  gli  altri  dal  Castelar  nei  suoi  ricordi  (T  Italia^ 
come  nei  posteriori  biografi  di  san  Francesco  si  riscontri  una 
continua  e  ben  determinata  intenzione  di  rassomigliare  in  tutto 
e  per  tutto  la  vita  di  lui  a  quella  di  G.  C,  la  quale  intenzione 
ci  diede  con  Bartolomeo  da  Pisa,  che  fu  forse  il  più  antico 
propagatore  di  essa,  il  libro  delle  conformità  tessuto  mira- 
bile di  cose  vere  circondate  da  moltissime  leggende.  Orbene, 
questa  benedetta  ed  esagerata  conformitày  è  stata  se  non  l'u- 
nica certo  una  delle  prime  cause  per  le  quali  la  storia 
di  san  Francesco  merita  in  tanti  punti  di  essere  esaminata  e 
discussa*  Difatti,  avendo  le  Conformità  incontrata  la  fortuna  di 
piacere  ai  più,  impinguarono  la  vita  del  Santo  con  una  quantità 
di  cose  poco  o  nulla  dimostrate,  forse  colle  migliori  inten* 
zioni  del  mondo,  sul  che  io  non  discuto,  ma  certo  con  danno 
notevole  della  vita  vera  e  genuina  di  lui ,  la  quale  se  fosse 
tale,  cioè  vira^  sarebbe  tanto  più  bella.  Tommaso  da  Celano, 
i  tre  compagni.  Giordano  da  Giano,  san  Bonaventura,  le  let- 
tere e  gli  opuscoli  di  san  Francesco  e  pochi  altri  documenti 
ed  istorici,  ecco  i  fonti  sinceri  della  vita  di  lui;  onde  è  che 
chi  scrivesse  questa  vita,  e  non  usasse  la  cautela  di  servirsi 
o  nulla  o  molto  parcamente  dei  soliti  fioretti  ^  delle  conformità^ 
delle  cosi  dette  tradizioni  ecc.,  correrebbe  rischio  di  far  pas- 
sar per  vere  cose  o  false  o  alterate,  e  cosi  renderebbe  a  san  Fran- 
cesco un  gran  cattivo  servizio.  E  fra  i  suoi  biografi,  lo  Cha- 
lippe,  lo  Chavin  de  Malan,  il  Palomes  e  il  nostro  Cherancè 
e  cent'  altri,  non  se  ne  sono  guardati  quanto  dovevano.  Per 
la  qual  cosa  noi  siamo  in  questa  ferma  opinione,  che  cioè 
una  vita  vera  di  san  Francesco  d'  Assisi  sia  ancora  una  cosa 
da  farsi.  Il  Papini  mezzo  secolo  fa  era  forse  al  caso  di  intra- 
prendere questo  lavoro,  e  lo  esegui,  ma  oltreché  riesci  assai 
sciamannato,  come  lo  chiama  bene  il  Cristofani,  in  efletto 
poi  riuscì  tanto  difficile  ed  esigente  nell'  accettare  un  fatto, 
che  da  una  eccessiva  buona  fede,  cadde,  ci  sembra ,  nell'  esa- 


170  RIVISTA  BIBLIOGRAFICA 

gerazione  contraria  e  non  corrispose  certo  al  fine  che  un 
buon  isterico  si  deve  proporre. 

Veniamo  alia  seconda  parte  del  libro,  intitolato  :  San  Fran- 
cesco dopo  la  sua  morte.  Il  padre  Enrico  da  Grèzes  parla  del- 
l' ordine  di  san  Francesco ,  narrandone  lo  sviluppo,  il  dilatarsi 
per  r  Italia,  per  l' Europa,  fuori  di  questa,  accennando  le  divi- 
sioni e  suddivisioni,  le  modificazioni  e  le  riforme,  per  le  quali 
il  grande  albero  francescano  rimase  separato  in  tanti  rami  di- 
stinti, di  ciascuno  dei  quali  ricorda  i  meriti,  le  opere,  le  fa- 
tiche spese  a  prò  della  Chiesa,  della  società,  delle  lettere,  delle 
arti ,  le  persone  che  si  segnalarono  per  virtù ,  per  dottrina , 
terminando  l' utile  lavoro  con  alcuni  dati  statistici  sullo  stato 
attuale  dell'  ordine.  /  figli  di  san  Francesco  è  il  titolo  di  una 
serie  di  brevi  biografie  di  illustri  francescani,  tanto  del  primo 
ordine  nelle  varie  divisioni,  che  del  secondo  e  del  terzo.  In- 
cominciando dai  primi  seguaci  di  san  Francesco  giù  giù  per 
sei  secoli  fino  ai  giorni  nostri,  il  p.  Ubaldo  da  Chanday  cap- 
puccino ha  potuto  facilmente  presentarci  una  serie  di  nomi  il- 
lustri in  ogni  classe  di  persone,  dandoci  quasi  sempre  di 
ognuna  di  queste  i  ritratti  migliori  che  se  ne  conoscano,  rica- 
vati da  tele,  da  tavole,  da  affreschi  ecc.  o  riprodotti  da  vecchi 
intagli,  da  libri,  da  silografie  del  quattro  o  del  cinquecento. 
Va  da  se  che  fra  i  Francescani  figura  il  nome  dell'  Alighieri 
come  ascritto  al  terz'  ordine,  e  va  pure  da  se  che  il  p.  da 
Chanday  non  si  è  molto  curato  di  giustificare  V  asserzione  con 
un  esame  critico  dei  documenti  che  ci  restano,  poiché  è  cosa 
nota  che  per  accettare  fatti  anche  di  qualche  interesse ,  basta 
per  certuni  che  siano  stati  scritti  senza  poi  curarsi  molto  del 
come  e  del  quando.  Io  ritengo  probabile  assai  che  V  Alighieri 
si  cingesse  della  corda  francescana,  ma  devo  ancora  leggere 
un  libro  dove  almeno  questa  probabilità  venga  bene  accertata. 
Fra  i  francescani,  e  questo  è  certo,  figura  il  nome  di  laco- 
pone  da  Todi  la  cui  scarna  e  severa  figura  viene  qui  ripro- 
dotta la  prima  volta  da  un  affresco  del  XIV  secolo,  testé  sco- 
perto a  Prato,  sotto  al  quale  si  legge:  beato.  Iacopo,  da.  todi. 

Segnaliamo  questo  dipinto  agli  studiosi  della  vita  e  dei 
versi  del  Tudertino,  il  quale  dal  vecchio  artefice  toscano  fu 


RIVISTA  BIBLIOGRAFICA  I7I 

disegnato  con  un  libro  aperto  nella  sinistra^  ove  sta  scritto:  Ke 
farai  frate  lapone  Hor  se  giunto  al  paraone  (*). 

L'  autore  dell'  ultima  parte  del  libro  è  un  signor  M.  che 
ha  parlato  di  san  Francesco  nelV  arte^  e  ne  ha  parlato  assai  fe- 
licemente, avendo  dato  un  rapido  sguardo  alla  storia  dell'  arte 
riguardata  in  tutte  le  sue  diverse  produzioni,  in  tutte  le  quali, 
in  tutte  le  epoche,  di  ogni  scuola ,  di  ogni  epoca,  e  quasi  di 
ogni  artista  ha  trovata  una  chiesa,  una  statua,  un  monumento,  un 
dipinto,  magari  un  sigillo,  una  medaglia,  lavorata  per  san  Fran- 
cesco e  per  i  francescani.  Le  incisioni  e  i  disegni  intercalati 
nel  testo  per  tutto  il  volume,  e  che  non  servirono  da  illustra- 
zione al  testo  medesimo,  vengono  opportunamente  ricordati  in 
questa  ultima  parte  del  magnifico  volume^  la  quale  è  un  vero 
museo,  una  vera  galleria  francescana,  malgrado  qualche  lacuna 
e  qualche  nome  che  fu  trascurato.  Fra  queste  lacune,  conviene 
accennarla,  quella  dei  dipinti  del  Gozzoli  in  san  Francesco  di 
Montefalco  è  invero  troppo  notevole,  poiché  fra  i  libri  del 
Rio,  dell'  Ozanam  e  di  altri,  qualche  ricordo  di  quelle  bellis- 
sime storie,  nelle  quali  per  dirla  coli'  Owerbek,  Benozo  cantò 
con  note  colorate  il  poema  della  vita  di  san  Francesco,  l'avrebbe 
certo  ritrovato. 

Concludendo  questo  nostro  cenno,  ripetiamo  le  parole 
scritte  in  principio,  che  cioè  il  saint  Francois  d'Assise  è  uno 
splendido  monumento  innalzato  dai  minori  cappuccini  alla 
gloria  sua.  Se  allo  splendore  ed  alla  ricchezza  della  parte  ar- 
tistica non  corrisponde  interamente  l' esattezza  della  parte  sto- 
rica, che,  per  le  nuove  esigenze  della  critica,  merita  nuovo 
studio  ed  accurato  esame,  questo  è  un  difetto  al  quale  potrà 
certamente  (  e  lo  speriamo  e  ce  lo  auguriamo  )  rimediarsi  in 
una  seconda  edizione  di  questo  libro ,  edizione  che  insieme 
ad  una  versione  italiana  sappiamo  si  stia  già  preparando,  la 
prima,  di  3000  esemplari,  essendo  già  esaurita. 

Michele  Faloci  Pulignani. 


(1)  Cfr.  Panfilo  da  Magli  ano.  Storia  compendiosa  di  S.  Francesco  e  dei  Fran- 
cescani', RoauL,  1876,  voi.  2,  pag.  279-380. 


17^ 


BULLETTINO  BIBLIOGRAFICO 


Antoka  -  Traversi  Camillo.  La  Salma  di  Giacomo  Leo- 
pardi.  Recanatiy  tip.  Simboli,  1884,  in  i6.°  di  pag.  88. 


Si  sa  che  morto  il  Leopardi  a  Na- 
poli, il  Ranieri  potè  fame  deporre  il 
cadavere  in  san  Vitale  fuori  Grotta 
ove  riposa  tuttora.  Oggi  si  vuole  da 
taluno  estrame  le  ceneri,  per  riporle 
in  più  degno  sepolcro;  ma  dove?  in 
santa  Croce?  a  Recanati?  V*ha  chi 
pensa  nel  primo  e  v*  ha  chi  pensa 
nel  secondo  modo,  anzi  in  Recanati 
si  è  air  uopo  costituito  un  opportuno 
comitato  cne  lavora  del  suo  meglio 
per  riuscire.  C*  è  poi  un  terzo  par- 
tito, per  dir  così,  il  quale  non  pensa 
né  in  uno  né  in  un  altro  modo,  e 
propugna  il  princìpio  di  non  rimuo- 
vere affatto  1  cadaveri  dal  luogo  ove 


furono  prima  deposti.  Nel  passato 
anno  i884  si  suscitò  in  proposito  in 
alcuni  giornali  una  vivace  polemica, 
che  in  quest*  opuscolo  del  sig.  An- 
tona  -  Traversi  viene  ordinatamente 
riassunta,  colla  publicazione  di  mol- 
tissimi articoli,  comunicati,  lettere  ed 
altro  che  allora  si  scrissero.  L'Antona- 
Traversi  che  nella  polemica  ebbe 
parte,  espone  con  molta  calma  (  a 
difTerenza  di  parecchi  scrittori  molto 
vivaci  dei  quali  ristampa  le  lettere  ) 
la  propria  opinione,  la  quale  sarebbe 
di  poter  vedere  onorato  il  Leopardi 
in  santa  Croce  a  Firenze,  ove  il  Ra- 
nieri  desse  per  ciò  il  suo  consenso. 


Antona  -  Traversi  Camillo.  Un  capitolo  inedito  dell*  au-- 
tomografia  di  Monaldo  Leopardi.  Kecanati,  tip.  Simboli,  1884, 
in  8.°  di  pag.  8. 


È  questo  capitolo  la  prima  parte 
di  un  lavoro  autobiografico,  che  non 
sembra  andasse  più  in  là  del  mede- 
simo. Avvertiamo  che  desso  non  ha 
nulla  che  fare  coir  autobiografìa  pu- 
blicata  dair  Avoli,  e  della  quale  si 
parlò  pure  in  quest'Archivio  I,  p.  100 
In  esso  il  Leopardi,  col  fitok)  Della 
mia  patria^  parla  molto  severamente 
di  Recanati,  del  quale   considera  lo 


stato  politico,  economico,  religioso  ec. 
lamentando  le  cattive   condizioni   di 

2uel  tempo,  e  prevedendone  peg^ori. 
*  Antona  -  Traversi  publicando  il  ca- 
pitolo inedito  da  un  manoscritto  di 
casa  Leopardi,  in  una  nota  a  pag.  5, 
scrive  a  carico  del  Wogel  una  cosa, 
che  presa  assolutamente  come  é,  non 
sappiamo  quanto  sia  vera;  almeno  nel 
Wogel  non  V  abbiamo  letu. 


BULLETTINO    BIBLIOGRAFICO 


173 


Bianconi  Giacomo.  Morte  e  funerali  del  IV  Malatesta 
Bagliani.  Assisi,  tip.  Sensi,  1884,  in  8.^  di  pag.  20. 

tezza  quei  documenti  e  quegli  scrit- 
tori accennati  o  molto  vagamente 
o  alla  peggio.  Per  ts..  FroUiere;  Vedi 
Tesorieri  mss.;  Archiv.  Municib.  di 
Bettona.  ecc.  Ecco  come  segnò  le  ci- 
tazioni il  Bianconi ,  il  quale ,  al- 
meno per  questo  lato  non  merita 
certo  r  applauso  dei  dotti ,  i  quali , 
air  occorrenza,  chi  sa  quanto  dovran- 
no cercare  prima  di  trovare  il  docu- 
mento che  egli  indica,  ma  non  cita 
esattamente.  A  pag.  i4  il  Bianconi 
promette  il  catalogo  dei  vicari  ponti- 
fici, conti,  luogotenenti,  potestà  ecc. 
di  Bettona,  e  noi  ci  auguriamo  di 
veder  presto  pubblicato  questo  scritto^ 
che  per  la  storia  di  quella  terra  do- 
vrà certo  riescire  interessantissimo. 


Questo  opuscolo  dovea  intitolarsi 
piuttosto  :  Bettona  e  i  Baglioni,  poiché 
dei  funerali  del  IV  Malatesta  in  Bet- 
tona, 24  Dee.  1531,  si  parla  appena 
per  cinque  pasgine,  essendo  il  resto 
occupato  da  alcune  appendici  che  a 
Malatesta  si  riferiscono  poco  o  nulla. 
La  narrazione  di  questi  funerali  è 
una  pa^na  notevole  dei  costumi  del 
secolo  XVI,  ma  in  essa  non  trovia- 
mo cosa  alcuna  di  nuovo ,  tutto  es- 
sendo destmto  dalle  vecchie  cronache 
penane  che  si  hanno  a  stampa. 
Utili  invece  sarebbero  le  ab  bendici, 
se  in  esse  al  buon  volere  di  illustrare 
la  storia  della  terra  di  Bettona,  aves- 
se corrisposta  un  pò*  di  diligenza  nel 
cercare,  disporre  ea  indicare  con  esat- 


BoNGHi   Ruggero.   Francesco    di  Assisi.  Studio.  Città  di 
Castello,  Lapi  editore^  in  16.^  di  pag.  116. 


Non  vi  è  stato  giornale,  più  o 
meno  letterario,  che  di  questo  studio 
del  Bonghi  non  abbia  fatto  rivista  in 
vario  senso.  E  certo  in  vario  senso 
è  necessario  che  se  ne  facciano,  poi- 
ché siamo  persuasi  che  il  bellissimo 
studio  sia  piaciuto  a  molti,  dispia- 
ciuto a  non  pochi.  Diciamo  di  più. 
Sarà  ben  difficile  trovare  uno  studio- 
so, al  quale  in  questo  libro  non  di- 
spiaccia leggere  alcune  cose,  alcuni 
giudizi ,  alcuni  fatti  che  non  si  pos- 
sono accettare  sotto  un  aspetto  o 
sotto  un*  altro.  Escludiamo  la  parte 
teol(^ca  e  la  morale,  che  qui  non 
ci  riguardano,  ma  sulla  parte  storica 
e  crìtica,  parecchie  cose  avremmo  da 
notare,  alle  quali  certo  non  possiamo 
aderire.  Il  Bonghi  fa  nascer  san  Fran- 
cesco nel  1181,  non  nel  11 82,  perché 
gli  antichi  biografi  non  parlano  di 
questa  data,  e  perché  i  Fioretti  reca- 
no la  prima.  C!he  sia  nato  neli*  81 
può  essere,  ed  anche  qualche  storico 
ci  crede,  ma  che  sia  nato  proprio  in 
queir  anno,  perché  lo  dicono  i  Fioret- 
ti, é  cosa  tm  pò  ardua  ad  accettare. 


Del  resto  poi,  che  1'  82  sia  la  vera 
data  della  nascita ,  si  cava  bene  da 
un  calcolo  molto  semplice.  Ed  infat- 
ti il  Da  Celano,  narrando  della  mor- 
te di  san  Francesco  (1226) ,  la  dice 
avvenuta  20  anni  dopo  la  sua  con- 
versione, e  questa,  25  anni  non  com- 
piti dopo  la  nascita.  Si  tratta  di  una 
somma.  Poi  il  Bonghi  toglie  a  s.  Fran- 
cesco il  cantico  dei  soie,  che  i  codici 
ecc.  attribuiscono  a  lui,  e  gli  assegna 
due  laudi ,  che  ai  più  sembrano  del 
Tudertino.  Ma  con  che  fondamento? 
Intendiamoci  però:  non  creda  il 
lettore  che  lo  studio  del  Bonghi  sia 
cosa  di  poco  pregio,  perché,  anche  in 
fatto  di  critica,  contiene  delle  inesat- 
tezze. Le  contiene  é  vero,  peraltro  il 
suo  studio  é  lo  studio  più  completo 
che  oggi  abbiamo  sulla  vita  di  san 
Francesco  e  sui  primi  biografi  di  lui, 
degno  invero  di  studio  e  di  esame,  e 
da  non  trascurarsi  mai  da  chiunque 
voglia  tornare  a  scrivere  sulla  storia 
francescana,  con  una  larga  conoscen- 
za delle  fonti  e  dei  monumenti  più 
antichi. 


174 


BULLETTINO    BIBLIOGRAFICO 


Castelli  Giuseppe.  Una  colonia  Ascolana  in  Corsica.  Ascoli 
Piceno,  tip.  Cesari,  1884,  in  16.**  di  pag.  76. 


Il  signor  dstelli  vuol  dimostrare 
in  questo  breve  scrìtto  che  nel  seco- 
lo XIII  un  Pietro  della  Scala  fuoru- 
scito ascolano,  navigò  nella  G>rsica 
con  alcuni  seguaci,  ed  ivi  fondò  una 
colonia,  intitolando  Asco  la  nuova 
città,  ed  Asco  intitolando  parimenti 
la  valle  ove  questa  si  trova.  I  molti 
indizi  e  le  molte  ragioni  che  si  pro- 
ducono, fanno  ritener  quasi  per  sicura 
se  non  la  andata  in  Corsica  di  Pietro 
della  Scala  per  fondare  la  città  di 
Asco ,  certo  la  immagrazione  di  un 
manipolo  di  Ascolani  in  quell'  isola  : 
peraltro,  un  documento  sicuro  di  que- 


sto fatto  non  fu  ancora  prodotto,  e 
tutti  ^li  istorici  del  sec  XVII  sono 
autorità  troppo  recenti  per  meritare 
su  ciò  intera  fede.  Il  Sig.  Castelli  fa- 
rà bene  ad  insistere  sulla  cosa,  cer- 
cando di  quesu  un  documento  fide- 
d^;no,  indagando  su  qual  documento 
cronologico  si  fondasse  TAndreanto- 
nelli,  su  quali  il  Marcucci,  di  che 
epoca  sia  stato  il  Filippini  ecc.  Forse 
ulteriori  ricerche  potranno  condurlo 
a  dare  al  suo  racconto  quel  grado  di 
certezza  che  non  ci  sembra  sìobia  an- 
cora raggiunto. 


Feroso  C.  Guida  di  Ancona  e  dei  suoi  dintorni  con  pianta 
topografica  della  città.  Ancona,  Morelli  editore,  1884,  in  16.^ 
di  pag.  154. 


Augusto  Conti  ragionando  poco  fa 
(Ved.  Rassegna  Naiionah,  Firenze, 
16  Ottobre  i884.  )  sulla  proposta  di 
una  nuova  Guida  Ì  Italia  composta  da 
Italiani^  ed  accennando  la  necessità 
e  r  utilità  di  tale  lavoro  ,  suggeriva 
anche  il  modo  col  quale  la  nuova 
guida  si  potrebbe  compilare,  affine  di 
renderla  piacevole  non  solo  ma  istrut- 
tiva eziandio.  Naturalmente  egli  ri- 
chiede, come  lavoro  preparatorio,  la 
stampa   di   molte  guide  parziali ,  e 

2ueste,  non  intende  sieno  un  elenco 
i  cose  e  di  nomi,  ma  sibbene  un 
libro  di  istruzione,  ove  la  storia ,  T  ar- 
te, la  poesia,  tutto  insomma  debba 
avere,  i  suoi  ricordi,  le  sue  pagine,  le 
sue  considerazioni  di  vario  genere.  Il 
sig.  Feroso  (diciamolo  subito, questo 
signor  Feroso^  nostro  collaboratore, 
non  è  altri  che  il  sig.  avv.  Michele 
Maroni)  senza  conoscere  lo  scritto 
del  Conti  che  fu  pubblicato  dopo,  ha 
messo  in  pratica  il  desiderio  e  il  pro- 
getto suo,  e  per  quanto  riarda  An- 
cona, ha  compilata  una  Guida  proprio 
secondo  le  idee  del  professore  fioren- 


tino. La  guida  del  Feroso,  non  è  un 
indice- catal(^o,  come  lo  è  un  altra 
guida  di  Ancona  della  quale  diremo  un 
altra  volta,  ma  è  un  vero  manua- 
letto  di  cose  piacevoli  che  si  riferi- 
scono alla  storia  di  Ancona,  ai  suoi 
monumenti^  ai  suoi  illustri  cittadini 
alle  sue  memorie  civili,  religiose,  let- 
terarie, a  quanto  insomma  può  inte- 
ressare il  viaggiatore  studioso  e  in- 
telligente, cui  piace  conoscere  le  cose 
più  notevoli  delle  città  che  va  per- 
correndo. Quando  il  lettore  ha  fatte 
col  signor  Feroso  le  cinque  passeg- 
giate in  città,  e  le  due  gite  nei  din- 
tomi  (una  di  queste,  a  Loreto^  è  un 
pò  brevina  veramente),  può  essere 
sodisfatto.  Egli  senza  sforzo  ha  im- 
parate parecchie  cose,  ha  lette  belle 
pagine,  ha  fatto  conoscenza  con  molti 
nomi,  e,  sul  fine,  stringerebbe  volen- 
tieri la  mano  all'  amico  Feroso ,  che 
gli  ha  fatta  cosi  lieta  e  piacevole  com- 
pagnia. Va  da  se  che  il  libro  non  è 
un  libro  di  notizie  critiche,  e  però  vi 
cercheresti  invano  note,  documenti, 
indicazioni  ecc.  Che  peraltro  ogni  co- 


BULLETTINO    BIBLIOGRAFICO 


175 


sa  asserita,  sia  stata  asserita  con  fon- 
damento, con  diligenza,  con  esattez- 
za, può  fiacilmente  arguirsi  da  chi 
conosca  1*  erudizione  in  cose  patrie 
del  sig.  Feroso,  della  quale  erudizio- 
ne questo  nostro  Archìvio  ha  dato  e 
darà  parecchi  saggi.  Del  resto,  chi  vo- 
lesse   anche   conoscere  gli    scrittori 


della  storia,  dell'  arte  ecc.  di  Ancona, 
può  ricorrere  in  fine,  ove  il  Feroso 
con  ottimo  pensiero  ha  raccolti  i  ti- 
toli di  circa  170  libri  di  storia  anco- 
nitana, bibliografìa  questa  assai  più 
completa  che  quelle  del  Ranghiaschì, 
del  Ciavarini  ecc. 


Ffrretti  Corrado.  Il  cognome  e  quattro  lettere  di  Pasqua- 
lino d'  Ancona  ingegnere  militare  del  sec.  XV I.  Ancona,  Morelli 
editore,  1884,  in  8.°  di  pag.  32. 

gnere  civile  e  militare,  e  ce  lo  fanno 
conoscere  uscito  dalla  famiglia  Buoni 
o  Boni  tuttora  esistenti.  Il  sig.  Ferretti 
trovate  le  quattro  lettere  nell'  Archi- 
vio Mediceo,  e  riprodottele  diplomati- 
camente, non  pure  le  annotò  e  le 
commentò  con  paziente  diligenza,  ma 
attesa  la  cattiva  forma  nella  quale 
furono  dettate,  le  ristampò  anche  in 
buona  lingua,  fatica  questa  che  ci 
sembra  soverchia,  poiché  riteniamo 
che  nessuno  studioso  di  cose  d'  arte 
e  di  storia  possa  aver  difficoltà  a 
leggere  e  comprendere  una  lettera  del 
cinquecento ,  per  quanto  sia  stata 
scritta  barbaramente. 


Nelle  Memorie  storico  -  critiche  dei 
pittori  anconitani  del  conte  Ferretti 
(Ancona,  Morelli,  1885  )  delle  quali 
fu  fatto  un  cenno  anche  in  questo 
Archivio  I,  p.  670  si  legge  registrato 
anche  il  nome  ai  un  Pasqualino  d'An- 
cona, del  quale,  per  difetto  di  docu- 
menti, potè  dirsi  tanto  poco,  che  di 
un  artista  ricordato  pernno  da  Ben- 
venuto Cellini,  non  sì  potè  nemmeno 
trovare  la  famiglia  alla  quale  appar- 
tenne. Oggi  però  le  nuove  ricerche 
del  eh.  Ferretti  hanno  dato  un  buon 
risultato,  ed  alcune  lettere  di  lui  scrit- 
te dal  1540  al  1556  al  duca  Cosi- 
mo I,  ce  K)  rivelano  valente  inge- 


Raffaelli  Filippo.  Sigillo  di  Mercenario   da  Monteverde. 
Camerino,  Tip.  Mercuri  Succ.  Borgarelli.  1S84.  in  8.°  di  pag.  8. 

È  un  brevissimo  scritto,  sotto  forma 
di  lettera  al  Comm.  Severino  Conte 
Servanti  Colìio,  pubblicato  dal  eh.  Si- 
gnor Filippo  Raffaela,  bibliotecario 
della  comunale  di  Fermo,  nel  Bulìet- 
tino  di  Numismatica  e  Sfragistica  (  An. 
II.  n.  3.  4.  i884),  dal  quale  venne 
estratto.  Del  sigillo  di  Mercenario  si 
dice  che  venne  non  ha  guarì  disot- 
terrato in  contrada  Monteverde,  che 
è  posseduto  dal  sig.  Gaspare  Rosetti, 
che  nel  mezzo  ha  lo  scudo  a  targa 
triangolare  con  leone  rampante  sor- 
reggente nelle  zampe  im  ramoscello, 


ed  in  giro  ha  la  scritta  Mècenarius, 
D.  Mòtevtde.  E  di  più  non  si  po- 
teva dire.  Laonde  tutto  lo  scrìtto,  ol- 
tre air  accenno  di  un*  altro  sigillo  di 
Mercenario  conosciuto  e  descrìtto  dal 
Catalani  nelle  Memorie  della  Zecca 
Fermano^  si  diffonde  nelle  notizie 
biografiche  di  Mercenario  di  Fide- 
smtdo  da  Monteverde,  cui  dà  impor- 
tanza un  diploma  o  lettera  di  Lodo- 
vico il  Bavaro  diretta  a  Mercenario, 
documento  inedito,  ed  invero  assai 
interessante. 


il6 


SPOGLIO 


DELLE     PUBBLICAZIONI     PERIODICHE 


DEL    SECONDO    SEMESTRE    i884. 


ANNUARIO  BIOGRAFICO  UNIVERSALE  -  TO- 
RINO. 

Voi  L  disp.  2.  BAUDANA  VACCOLINI  C,  Giuseppe 
Fracassetti  (  Breve  biografia  di  questo  letterato  Fermano,  alla 
quale  è  soggiunta  una  lunga  serie  dei  suoi  scritti,  tolta  da  un 
lavoro  del  RafFaelli ,  del  quale  si  parlò  in  questo  Archivio, 
1,125.). — TECCHIO  S.  Pompeo  di  Campello  (Invece  della 
biografia  di  questo  patrizio  spoletino ,  si  riproduce  la  com- 
memorazione fattane  dal  Tecchio  in  Senato.  Non  ci  pare  che 
questo  sistema  di  tesser  la  biografia  dei  valentuomini  sia  da 
lodarsi  in  un*  opera  che,  come  il  titolo  dice ,  dovrebbe  dare 
biografie,  non  discorsi  rettorici.  E  per  fortuna  dell*  Annuario 
fosse  questo  un  caso  isolato  !).  —  Disp.  3.  ROUX  O.  An- 
gelini Annibale  ^Pittore  nato  a  Perugia  il  12  Maggio  1880, 
ed  ivi  morto  il  19  Luglio  1884.).  —  Magner  Eusebio  (^Cap- 
puccino di  Potenza  Picena,  morto  vescovo  di  Orvieto  il  15 
Agosto  del  passato  anno.  ). 

ARCHIVIO  DELLA  R.  SOCIETÀ  ROMANA  DI 
S  TORI  A  PA  TRI  A  -  ROMA. 

An.  VII,  fase.  Ili,  IV.  TOMASSETTI  G.  Della  campa- 
gna Romana  nel  Medio  Evo  (  A  pag.  357  si  discorre  di  Givi- 


SPOGLIO  DEI  PERIODICI  X77 

fella,  piccolo  comune  sulla  via  Flaminia,  al  26  miglio  da  Ro* 
ma>  da  Eugenio  IV  infeudata  a  Giorgio  e  Battista  Ridolfini 
da  Narni.  ).  —  Comunica:(ioni  dell'  Archìvio  Storico  Comunale  di 
Roma  (  È  notevole  un  documento  dell'  antico  comune  di  Roma, 
4  Gennaio  1396,  diretto  a  molti  castelli  del  territorio^  e  fra 
questi  alla  città  di  Amelia  ). 

ARTE  E  STORIA  -  FIRENZE. 

An.  Ili,  num,  28.  RICCI  C.  Ritratti  di  Raffaello  (A 
proposito  del  libro  del  Muntz:  Les  Historiens  et  les  critiques  de 
Raphael). —  Num.  29.  CASTELLI  G.  Una  colonia  Ascolana 
in  Corsica  (Continua  nei  num.  30,  31.  Cfr.  Bullettino  Biblio^ 
grafico  pag.  174.).—  Num.  31.  CAFFI  M.  Un  opera  dei  Mu- 
ratori lombardi  ntlV  Umbria  (  È  ricordata  in  un'  iscrizione  della 
chiesa  parrocchiale  di  Càscia,  ed  ha  la  data  1589.  ).  —  Num. 
34.  ANGELINI  A.  Ricerca  di  una  tavola  dipinta  in  Arcevia  da 
Luca  della  Robbia.  —  Num.  37.  BINDI  V.  Alcune  inedite  noti:(ie 
intorno  al?  artista  abru^ese  Cola  dell*  Amatrice  (  Continua 
nel  num.  seg.  )  —  Num.  38.  MARGUTTI  A.  Cose  di  Sini- 
gaglia.  —  Num.  39.  X.  Le  pitture  del  Domenichino  (In  Fa- 
no.). —  Num.  42.  FALOCI  PULIGNANI  D.  M.  Le  pitture  di 
Nicolò  Alunno  in  5.  Maria  in  Campis  (Continua  nel  num.  se- 
guente. ).  —  Num.  47.  CANTALAMESSA  G.  Pietro  Perugino 
dal  J4^j  al  ijo)  (  Continua  fino  al  num,  51.  ).  —  Num.  48. 
VACCAI  G.  //  castello  di  Gradara.  —  Num.  49.  LUZI  E. 
/  Restauri  nel  Duomo  di  Ascoli  Piceno.  —  Num.  51.  ANSEL- 
MI  A.  Di  un  quadro  di  maiolica  nelV  eremo  di  Monterubbio  presso 
Pergola. 

A  TENEO  ITAUANO  -  MILANO. 

An.  Vili.  fase.  5.  DEFILBOAT  L.  Farfalloni  degli  antichi 
Istorici  (  È  questo  un  Libro  di  D.  Secondo  Lancellotti  monaco 
Olivetano  di  Perugia,  del  quale  il  Defilboat  dà  dei  saggi  ed 
altri  ne  promette.  ). 

Arckirio  storico  IL  12. 


1/8  SPOGUO  DEI  PEUODia 

ATTI  DELLA  R.  ACCADEMIA  DELLE  SCIEN- 
ZE DI  TORINO 'TORSSO. 

Voi.  XIX,  disp.  5.  PEYRON  B.  Note  di  storia  letteraria 
del  secolo  XVI  tratte  dai  manoscritti  della  Biblioteca  Nazionale 
di  Torino  (  Uno  di  questi  codici,  che  appartenne  all'  Accade- 
mia degli  Invaghiti^  contiene  le  rime  di  Curzio  Ardii^o  da 
Pesaro,  letterato  del  sec.  XVI,  e  vi  sono  premessi  due  sonetti 
di  T.  Tasso,  T  uno  per  le  rime  dell'  Ardizio ,  e  fu  stampato, 
r  altro  per  la  sua  impresa,  che  era  un'aquila,  e  che  il  Feyron 
ritiene  inedito.  ). 

BULLETTINO  DELL  ISTITUTO  DI  CORRI- 
SPONDENZA ARCHEOLOGICA  -  ROMA. 

1884,  num.  VII.  Luglio.  Iscri:^ione  di  Fossombrone  (È  quella 
pubblicata  già  in  questo  Archivio^  I,  380.).  —  Num.  X.  Otto- 
bre. Viaggio  dell'  Ètruria  (  Fu  fatto  nell'  81  dal  prof.  Helbig, 
il  quale  parla  di  Perugia  e  dintorni.  ).  —  Num.  XI.  Novembre. 
Antichità  di  Castellone  di  Suasa  (  Si  descrivono  dell'  Helbig.  ). 

BULLETTINO  DI  NUMISMATICA  E  SFRAGI- 
STICA -  CAMERINO. 

Voi.  n,  num.  3,  4.  PILA  CAROCCI  L-  Della  luca  e 
delle  tnonete  Spoletine,  in  rela:(ione  alla  storia  delle  epoche  um- 
bre ,  romana  ,  ducale  e  pontificia  (  Sotto  un  titolo  cosi 
ampio ,  monsignor  Pila  Carocci  non  fa  che  la  enumera- 
zione delle  sessanta  monete  spoletine  della  sua  collezione , 
non  avendo  alcun  valore  T  inutile  ed  inopportuna  prefazione 
premessa  a  questo  catalogo.  Nessun  documento  egli  produce 
sulla  storia  della  zecca  spoletina ,  sui  maestri  della  stessa , 
sulle  monete  che  vi  si  coniarono.  È  cosa  singolare,  che,  ci- 
tando gli  scrittori  spoletini,  trascura  o  non  conosce  i  recen- 
tissimi volumi  del  baron  Sansi,  mentre  in  compenso,  per  con- 
ferma di  quanto  asserisce,  cita  spesso  una  sua  storia  di  Spo- 
leto, ed  un  suo  codice  diplomatico  spoletino  manoscritti  am^ 


SPOGLIO  DEI  PERIODICI  I79 

bedue  III).  —  RAFFAELLI  F.  Sigillo  di  Mercenario  da  Monte^ 
verde  (Cfr.  il  Bullettino,  pag.  175.  )• 

CRONACA  MARCHEGIANA  -  CAMERINO- 

Ad.  IX,  num.  17.  Visso  (Si  fa  la  rivista  degli  Statuta 
comunis  et  populi  di  questa  terra,  publicati  dal  prof.  M.  San- 
toni. ).  —  Serrasanquirico  (  Una  grotta,  testé  scoperta,  viene  de- 
scrìtta dall*  ing.  Paolo  Matteucci,  ).  —  N.  22.  Ascoli  Piceno. 
I  restauri  del  Duomo  (  Articolo  del  sac.  Emidio  Luzi.  ). 

DEUTSCHE  REVUE-BKESLAU  UND  BERLIN. 

An.  IX,  fase.  9.  MINGHETTI  M.  Die  kt^te  Periode 
RaffaeVs  (L*  ultimo  periodo  di  Raffaello.  1517-1520.  La  fine 
nel  fase.  11.  ). 

ETRUSCKISCHE  FORSCHUNGEN  UND  STU- 
DIEN-  STUTTGART. 

6,  18S4.  DEECKE  W.  Sùd-Etrurien  (Tombe  ed  iscri- 
zioni di  alcune  città  della  bassa  Etruria,  fra  le  quali  di  Or^ 
vieto.  ). 

FANFULLA  DELLA  DOMENICA  -  ROMA. 

An.  VI,  num.  32.  ONUFRIO  E.  Due  paesaggi  (  Con- 
fronto della  lettera  di  Plinio  sul  fiume  Clitunno,  con  1'  ode 
del  Carducci  sul  medesimo  fiume.).  —  Num  38.  RICCI  C. 
Un  altro  libro  per  Raffaello  (  È  quello  dei  Signori  Crovve  e 
Cavalcasene,  al  quale  si  muovono  parecchi  e  notevoli  appun- 
ti.).—  Num.  40.  SALVIETTI  A.  Gli  ultimi  anni  di  Giuseppe 
Balsamo  (  Nei  Castello  di  san  Leo  ).  —  N.  45.  BORGOGNONI 
A.  La  can:(pne  del  Leopardi  alla  sua  Donna  (  Nega  che  in  questa 
canzone  si  lodi  la  libertà.  ).  —  48.  ANTONA-TRAVERSI  C. 
//  natio  borgo  selvaggio  di  G.  Leopardi  (  Ricercasi  la  ragione 
onde  il  Leopardi  abbia  sdegnosamente  parlato  della  sua  città 
natia  in  alcuni  versi  delle  Ricordan:(e.  J. 


l8o  SPOGLIO  DEI  PERIODia 

GAZZETTA  LETTERARIA  -  TORINO. 

An.  Vni,  num.  34.  BRUZZONE  P.  L.  Tre  rife//i  (Vin- 
cenzo Alfonso  e  Ferrante,  Signori  di  Città  di  Castello,  Mon- 
tone ecc.  ).  —  Num.  45.  GIAN  MARTINO  S,  Giacomo  Lea- 
pardi  (  Di  nessun  conto.  ).  —  Num.  50.  CLARETTA  G. 
(  Recensione  dello  scritto  di  G.  Venturino  da  Fabriano  estratto 
dalla  Rassegna  Naiionaìe^  e  del  quale  vedasi  V Archivio,  1, 686.). 

GIORNALE  ARALDICO  -  PISA. 

An.  XIII,  n.  3  -4.  Recensione  del  libro  del  conte  S.  Servanzi 
CoUio  sullo  statuto  Municipale  di  Serra  Petrona  del  quale  cfr. 
Archivio,  I,  768,  e  della  guida  di  Orvieto  del  conte  T.  Picco- 
lomini- Adami.  (Favorevole  per  ambedue  gli  scritti.).  — Num. 
6.  Recensione  della  storia  della  Fratta  del  Guerrini  della  quale 
vedasi  sopra  a  pag.  160  e  seg.  La  recensione  è  favorevole. 

GIORNALE  DEGÙ  ERUDITI  E  DEI  CURIOSI- 
PADOVA. 

An.  n.  N.  56.  FABRETTI  F.  /  BecchetH  nella  Storia  di 
Perugia.  —  Num.  59  -  60.  ASfcLLUS .  Eugubini  e  Veronesi 
Matti.  — ìium.  61.  MORSOLIN  B.  B.  Angela  da  Foligno  — 
Eugubini  e  Veronesi  Matti.  —  Num.  62.  CATTANEO  G.  C. 
E.  Angela  da  Foligno.  —  FALOCI  PULIGNANI  D.  M.  Pro- 
verbi ammirativi  di  Luoghi  (  Si  parla  di  Perugia,  Sinigaglia,  Pe- 
saro, Ancona,  Urbino,  Ascoli,  Recanati,  Foligno  e  Fano)  — 
Num.  62.  RENIER  R.  Tommaso  Un^io.  —  Num.  64.  FALOCI 
PULIGNANI  D.  M.  Proverbi  ammirativi  di  luoghi  (  Si  parla 
del  proverbio  :  Foligno  dalle  strade  inzuccherate.) 

GIORNALE  STORICO  DELLA  LETTERATU- 
RA ITALIANA  -  TORINO. 

An.  IL  voi.  IV.  fase,  io- 11.  GIAN.  V.  Ballate  e  strani- 
botti  del  secolo  XV  tratti  da  un  codice    Trevisano  (  E   il   cod. 


SPOGLIO  DEI  PERIODICI  l8l 

43  della  biblioteca  comunale  di  Treviso,  miscellanea  conte- 
nente opuscoli  diversi,  dei  quali  il  VI,  di  scrittura  del  sec. 
XVI,  è  intitolato:  Fideli  Almerico  da  Pesaro^  Le  essequie  di 
Messer  Thomasio  Avveduto  Fanese.  Selva.  Comincia:  Ove  V o^ 
scura  tomba  e  7  duro  sasso.  Finisce:  Demmo  quella  sant*  Alma 
in  pace  a  Dio.  FiwiV.  j.  —  Fase.  12.  MEDIN  A.  Poesie  politiche 
nella  cronaca  del  Sercamhi  (In  una  ballata  del  1397,  si  crede 
di  trovare  ricordata  la  beata  Angela  (  non  Angelica  )  da  Fo- 
ligno ,  nei  versi  :  Nel  sangue  sparto  per  nostra  salute  —  cha 
quella  da  Fuligno  scoppio  il  core  etc.  ). 

IL    BIBLIOFILO  ^BOLOGìi A. 

Ad.  V,  num.  7.  Recensione  del  libro  del  can.  Zonghi  : 
Le  antiche  carte  fabrianesi  ecc.  che  si  giudica  assai  favorevol- 
mente. —  Num.  8-9.  BERTOLOTTI  A.  Varietà  archivistiche 
e  bibliografiche  (  Il  numero  XCIX  tratta  della  relazione  di  An- 
drea Bacci  medico  di  sant'Elpidio  con  la  corte  di  Mantova). 
—  Num.  IO-  II.  FALOCI  PULIGNANI  D.  M.  Tre  antiche 
stampe  del  Giardinetto  (  Una  di  queste  stampe  minutamente 
descritte,  fu  eseguita  in  Foligno  nell'officina  Colaldi-Canta- 
galli,  poco  dopo  il  1560.). —  BERTOLOTTI  A.  Varietà  Ar- 
chivistiche e  bibliografiche  (  Il  num.  CV  parla  di  un  libro  dedi- 
cato alla  Marchesa  di  Mantova  da  Guido  Postumo  de'  Silve- 
stri di  Pesaro.  Nel  num.  CIX  intitolato  un  Cappuccino  poeta 
si  pubblica  una  lettera  di  Fra  Serafino  da  Senigaglia  poeta 
del  sec.  XVU.  ).  —  Num.  12.  PIERGILI  G.  Dalle  ir  cento 
confessioni  »  attribuite  a  Carlo  Leopardi.  —  Recensione  dello 
scritto  del  Mecchi,  pubblicato  in  questo  Archivio^  I,  161  - 187, 
e  dell'opuscolo  di  Mgr.  Zonghi,  del  quale  cfr.  Archivio  I,  769. 

IL  DIRITTO 'ROMA. 

An.  1884,  num.  259.  OLIVELLI  V.  Il  pessimismo  di  G.  Leo- 
pardi. 


l82  SPOGLIO  DEI  PERIODia 

IL  PAESE  -  PERUGIA. 

Àn.  IXy  nutn.  45.  S.  Carlo  Borromeo  a  Perugia  (  Noti« 
zie  conosciute ,  alle  quali  potevasi  aggiungere  qualche  docu- 
mento o  lettera,  che  certo  non  dovrebbe  mancare.  ). 

IL  POLIFONO  -  FOLIGNO. 

An.  II,  num.  37.  RAIMONDO  PICENO.  Gubbio  (  Ar- 
ticolo di  poco  conto,  ove  molte  osservazioni  sono  inesatte, 
molte  non  sicure.  ).  —  Num.  40.  Ad  onore  di  un  Folignate 
(  Si  riproduce  come  sconosciuta  l' iscrizione  onoraria  posta  a 
Brera  in  Milano  alla  memoria  di  G.  Piermarini,  la  quale  per 
altro  era  già  stampata  più  volte.  Questo  si  fa  notare  nel  nu- 
mero seg.  )  —  Num.  41.  PADOVAN  G.  (Recensione  dello 
scritto  di  Af.  Faloci  Pulignani  intitolato:  Le  arti,  e  le  lettere 
alla  corte  dei  Trinci  in  Foligno,  pubblicato  nel  Giornale  storico 
della  letteratura  italiana.  Favorevole.  Vedi  lo  spoglio  di  que- 
sto periodico  nell'  Archivio,  I,  150.  ).  —  Num.  43.  In  lode 
della  città  di  Foligno  (  È  una  breve  poesia  di  Gasparo  Murtola 
pubblicata  nel  16 18.  L'editore  avrebbe  fatto  bene  a  indicarci 
il  libro  ove  la  trovò.  ).  —  Maestro  Nicolò  di  Liberatore  (  Ar- 
ticolo di  poco  conto  su  questo  pittore  del  secolo  XV.  ).  — 
Num.  44.  CAPPELLETTI  L.  La  can^^one  di  Giacomo  Leopar^ 
di  a  un  vincitore  di  pallone.  —  Num.  46.  RAIMONDO  PI- 
CENO. Todi. 

IL  PRELUDIO  -  ANCONA. 

An.  Vili,  num.  13-14  URBINI  G.  Per  i  natali  di  Sesto 
Proper^iio,  nuova  Polemica  (  Cfr.  Archivio,  I,  671.  Num.  ).  — 
17-18.  FERRETTI  C.  //  cognome  e  quattro  lettere  di  Pasqua- 
lino d'Ancona.  (  Cfr.  in  questo  volume  il  Ballettino  biblio- 
grafico,  pag.  175  Segue  nei  num.  20-21).  — Num.  22-23-24. 
VANZOLINI  G.  Alcune  lettere  inedite  di  Pietro  Giordani  (So- 
no dirette  al  conte  Domenico  Paoli  di  Pesaro,  morto  nel 
1853.  ).  —  ZERBINI  E.  La  Can:(pne  del  Leopardi  «  alla  sua 


St»OGLlO  DE!  PERIODICI  183 

donna  »  (  Conferma  con  nuove  osservazioni ,  la  sentenza  da 
lui  altrove  proposta,  che  questa  canzone  sia  politica,  non  a- 
morosa.  J. 

IL  PROPUGNATORE  -  BOLOGNA. 

An.  XVII  disp.  4,  5.  —  PÈRCOPO  E.  Le  laudi  di  fra 
lacopone  da  Todi  nei  mss.  della  Biblioteca  na:(ionale  di  Napoli, 
contributo  alla  edizione  critica  (  Neil'  intenzione  di  riescir  u- 
tile  per  la  a  desiderata  edizione  critica  delle  laudi  del  Todi- 
no  »  il  Pèrcopo  ha  tratte  diligentemente  le  varianti  di  tut- 
te le  laudi  che  nei  manoscritti  della  Biblioteca  Nazionale 
di  Napoli  sono  attribuite  al  beato  lacopone.  Il  cod.  XIV,  C, 
38,  ne  contiene  49,  e  di  ciascuna,  prima  di  dare  le  varianti, 
dà  utilissime  indicazioni  bibliografiche  sui  codici  e  sulle  stampe 
che  la  contengono ,  terminando  coli'  indicare  la  stampa  con- 
frontata col  ms.  napolitano.  Il  lavoro  di  Pèrcopo  è  cosi  mi- 
nuto e  diligente,  che  forse  era  quasi  meglio,  anche  per  como- 
do degli  studiosi,  pubblicar  le  laudi  interamente.  In  questa 
dispensa  si  danno  le  varianti  delle  laudi  I  -  XXI  contenute  nel 
codice  citato.  ).  —  CAPPELLETTI  L.  Osservazioni  ecc.  sulle 
fonti  del  Decamerone  (  A  proposito  della  nov.  2.  della  VI  gior- 
nata, si  discorre  di  Matteo  d' Acquasparta.  ).  —  MIOLA  A.  Le 
scritture  in  volgare  dei  primi  tre  secoli  della  lingua  ricercate  nei 
codici  della  Biblioteca  naj^ionale  di  Napoli  (  Cod.  XII,  F,  47. 
Contiene  la  Scala  del  Paradiso  di  san  Giovanni  Climaco,  tra- 
dotta in  italiano  da  fra  Gentile  da  Foligno.  Fu  edita  nel  1875 
dall'  ab.  Ceruti,  e  forma  parte  della  collezione  Romagnoli.  — 
Cod.  XII,  F.  48.  Contiene  il  cosmografo  di  Tommaso  da  Rie- 
ti. —  Cod.  XII,  F,  56.  Contiene  la  quadriga  spirituale  di  fra 
Nicola  da  Osimo.  ).  —  Disp.  6.  PÈRCOPO  E.  Le  laudi  ecc.  di 
fra  lacopone  da  Todi  (  Continuazione.  Dallo  stesso  cod.  XIV, 
C,  38,  si  danno  le  varianti  delle  laudi  XXII  -  XXXVI.  ).  — 
RUBERTO  L.  Le  egloghe  edite  ed  inedite  di  B.  Baldi  (Conti- 
nuazione e  fine.  Discorre  delle  Egloghe  miste  0  ten:^ioni  bucco- 
Ikhe,  delle  allegoriche,  e  delle  borghesi.  Il  Ruberto,  come  può 
vedersi  in  principio  del  suo  studio  (  Cfr.  Archivio.  I,  678.  ) 


184  SPOGLIO  DEI  PERionrci 

conosce  del  Baldi  le  sole  edizioni  di  Venezia  1690,  di  Parma 
(è  un'egloga  sola)  1707,  e  di  Firenze  1859:  ma  la  sua  enu- 
merazione è  incompleta.  Il  Camerini  stampò  alcuni  versi  del 
Baldi  in  Ancona  nel  1843  ,  ai  quali  premise  una  bella  prefa* 
zione,  indicando  anche  un  edizione  di  Parma  per  Erasmo 
Viotti^  1606,  in  4.^  ). 

LA  DOMENICA  LETTERARIA  -  ROMA. 

An.  Ili,  num.  26.  CIMBOLI  G.  //  Cardinale  Ruffo  emi- 
grato (  Nel  1806 y  essendo  esiliato  da  Napoli,  si  ritirò  nello 
stato  pontificio,  prima,  verso  la  fine  di  Maggio,  sembra  in 
Foligno,  poi  in  Amelia.  Il  Cimboli  pubblica  lettere  del  Car- 
dinale scrit:e  da  questa  ultima  città.  Continua  nel  num.  30.  ). — 
Num.  47.  Un  capitolo  inedito  della  autobiografia  di  Monaldo 
Leopardi  (  Vedi  il  Bullettino  hibliograficOy  pag.  172.  ). 

LA  NUOVA  UMBRIA  -  SPOLETO. 

An.  VI.  Num.  29.  SANTONI  M.  /  restauri  del  tempio 
di  Macereto.  —  Num,  31.  //  reliquiario  di  5.  Euti^^io.  —  N.  32. 
Sonetto  di  Giacomo  Leoncilli  da  Spoleto  a  Baldassarre  Olimpo  da 
Sasso/errato {D^  un'edizione  perugina  del  1522.).  —  Num.  34. 
Madrigale  di  Giovanni  Campelli  sopra  il  bacio  di  Giuda  (  £  del 
sec.  XVII  ).  —  Num.  35  SORDINI  G.  Epigrafia  (  Si  pubbli- 
ca  un'  iscrizione  romana,  che  si  dice  non  avvertita  da  nessu- 
no. ).  —  Num.  42.  Recensione  del  libro  del  Sansi  :  Storia  del 
Comune  di  Spoleto  (  Favorevole  in  parte ,  ma  con  parecchi 
appunti  in  cose  secondarie.  ).  —  Num.  47.  SORDINI  G.  Epi- 
grafia (  Si  danno  altre  epigrafi  romane  inedite.  Continua  nel 
num.  seg.  )  —  Num.  52.  Antichità  (  Sotto  questo  titolo  si 
traduce  parte  di  una  dissertazione  latina  del  Bormann,  il  quale 
prova  che  1'  antica  via  Flaminia  non  passava  per  Spoleto.  ). 

L'  APPENNINO  -  CAMERINO. 

An.  IX,  num.  25.  SANTONI  M.  L*  arco  di  S.  Agostino 
(  Si  descrive  quest'  arco  novellamente  scoperto.  ).  —  Num.  26, 
SANTONI  M.  La  Statua  di  Sisto  V  (  Accenna  ai  lavori  per 
una  nuova  base.  ). 


SPOGLIO  DEI  PERIODICI  185 

LA  RASSEGNA  ITALIANA  -  ROMA. 

An.  IV.  voi.  Ili,  fase.  III.  GIANUIZZI  P.  La  chiesa  di 
5.  Maria  di  Loreto.  —  Voi.  IV.  fase.  I.  G.  B.  Due  nuove 
pubblicazioni  del  prof.  Mil:(iade  Santoni  (  Recensione  della  Vita 
spirituale  della  b.  Battista  Varano,  e  del  Commentario  ecc.  sopra 
sant'  Ansovino.  ). 

L'  ART'  PARIGI. 

An.  X,  Num.  14.  MICHEL  E.  Les  Mattres  italiens  au 
Music  de  Munìch  (  Fra  i  quadri  del  Museo  di  Monaco ,  ve 
ne  ha  pure  del  Perugino.  ). 

LA  SCUOLA  ROMANA  -  ROMA. 

An.  Il,  num.  io.  CUGNONI  G.  Giuseppe  Vera  (  Buon 
letterato,  nato  in  Amelia  nel  1778  e  morto  nel  183 1  in  Alvo 
presso  la  sua  patria.  ). 

L  ATENEO  .  TORINO. 

An.  XVI,  num.  21.  GAITER  L.  La  politica  di  S.  Fran- 
cesco d*  Assisi  (  Cenno  sopra  la  vita  di  san  Francesco,  scritta 
dal  p.  Anastasio  Bocci,  col  titolo  :  il  vero  amico  del  popolo.). 

L  ECO  DELLA  S.  CASA  -  LORETO. 

An.  IV,  num.  39.  Storia  delia  S.  Casa  di  Loreto  di  Ora- 
:^io  Tursellini  Gesuita  (  Questa  vecchia  istoria  fu  scritta  in  la- 
tino, ed- ora  il  prof.  Quatrini  tradottala  in  italiano,  la  pubblica 
in  questo  periodico,  non  aggiungendoci  del  suo  che  la  firma 
a  pie  di  ógni  brano.  Che  utile  cavi  la  storia  della  S.  Casa 
da  questa  riproduzione ,  non  sappiamo.  Fu  cominciata  col 
n.  I,  e  proseguirà  chi  sa  per  quanto  tempo.  ).  —  ANSELMINI 
R.  DeW  autenticità  della  S.  Casa  di  Loreto  (  Continuazione  e 
fine.  Pubblica  documenti  dei  sec.  XIIL  e  XIV.  ).  —  BARTO- 
LINI  D.  Osserva:(ioni  storico  -  critiche  ecc.  (Anche  questa  è  una 
inutile  riproduzione  di  un  dotto  scritto  dal  card.  Bartolini , 
stampato  omai  son  quattro  lustri.  ).  —  Effemeridi  Loretane 
(  Sotto  questo  titolo   si  raccolgono ,   desunte   da    documenti 


l86  SPOGLIO  DEI  PFRIODICI 

autentici,  notizie  di  vario  genere,  storiche,  artistiche,  religiose^ 
disposte  con  ordine  cronologico  mese  per  mese,  ma  riferen- 
tesi  tutte  alla  storia,  o  al  culto  della  Santa  Casa.  In  questo 
numero  di  Luglio  vanno  dal  141 1  al  1447.  Queste  effemeridi, 
come  tutti  gli  altri  scritti  annunziati,  sono  cominciate  nei  fa- 
scicoli precedenti  e  continuano  nei  seguenti.  ).  —  Num.  40. 
Storia  della  S,  Casa  del  Tursellino  (  Continuazione.  )  BARTO- 
LINI  D.  Osserva:(ioni  storico  -  critiche  ecc.  (  Continuazio- 
ne. ). —  Effemeridi  Loretane  (  Agosto  -  Settembre  dal  141 1  al 
1450.  ).  —  Num.  42.  (  Contiene  il  seguito  dei  tre  scritti  pre- 
cedenti. Le  Effemeridi^  sono  di  Ottobre,  e  vanno  1418  al 
1440.  ).  —  Num.  43.  (  Continuazione  dei  due  scritti  del  Tur- 
sellino  e  del  Bartolini.  ).  —  N.  44.  (  Contiene:  il  seguito  dello 
scritto  del  Tursellino  ^  un  documento  del  1741  relativo  alla 
disamina  fatta  in  quell'  anno  della  S.  Cappella,  e  le  Effemeridi 
di  Novembre  Dicembre,  dal  141 8  al  1444.  ). 

LE  LIVRE  -  PARIGL 

An.  V.  num.  55.  N urologie  (Fra  queste  vi  ha  quella 
dello  Spoletino  Pompeo  di  Campetto.  )• 

U  ITALIA  -  ROMA. 

An.  IL  num.  18-19.  CANTAL  AMESSA  G.  Il  Perugino 
e  Raffaello  (  Continua  fino  al  numero  23.  In  questo  studio , 
il  Cantalamessa  nega,  contro  V  asserzione  dei  Sigg.  Crovve  e 
Cavalcasene,  che  Raffaello  abbia  esercitata  una  influenza  sul 
Perugino.).  —  Num.  20-21.  FALOCI  PULIGNANI  D.  M. 
//  chiostro  di  Sassovivo  (  Con  illustrazione.  ). 

L  ORDINE  -  ANCONA. 

An.  XXV,  num.  284.  —  R.  Istituto  Tecnico  e  R.  Scuola 
Nautica  di  Ancotia  (  Si  parla  anche  di  G.  Benincasa  cartografo 
anconitano  del  sec.  XV,  del  quale  vedasi  T  Archivio  I.  363.)-  — 
Num.  291.  //  B.  Antonio  Fatati  (Notizia  del  culto  di  questo 
vescovo  anconitano  del  sec.  XV.  Continua  nel  num.  seg.  ove 
si  legge  la  cifra  C.  F.  iniziali  di  C.  Feroso,  o  meglio  del- 
l' avv.  M.  Maroni  che  si  nasconde  sdtto  quello  pseudonimo.).  — 
Num.  331.  Marchese  Cesare  Benincasa  (Cenno  necrologico. 


SPOGLIO  DEI  PERIODICI  187 

scrìtto  dal  nominato  e.  F.  di  qae^o  patrìzio  anconitano,  morto 
il  29  Nov.  1884,  coi  quale  si  spegne  la  sua  illustre  fami- 
glia. Di  alcuni  antenati  di  questa  si  fa  ricordo.  ). 

V  UNIONE  LIBERALE  -  PERUGIA. 

An.  in,  num.  53.  FUMI  E.  Guelfi  e  Ghibellini  (  In  que- 
sto giornale  il  Fumi  illustra  con  ricordi  storici  -  biograBci  le 
vie  e  le  pia:(xe  di  Orvieto,  illustrazione  che  incominciò  con 
Ranieri  della  Greca  nei  num.  35,  e  36,  e  con  i  Monaldeschie 
Filippeschi  nei  numeri  39,  44  e  45.  L'  articolo  Guelfi  e  Ghi- 
bellini comincia  col  num.  49,  e  prosiegue  nei  numeri  53,  61, 
62,  63,  64,  65,  66  e  67.  In  questo  lungo  articolo  si  narrano 
le  vicende  di  questi  due  partiti  in  Orvieto.  ).  —  Num.  72. 
FUMI  L.  Beffati  e  Malcorini  (Contin.  nel  num.  73  ).  — 
Num.  74.  FUMI  L.  /  Ranieri  (  Con  questo  numero  riman- 
gono sospesi  i  belli  articoli  storici  del  Fumi,  il  quale  però 
sappiamo  che,  raccolti  in  un  volume,  li  pubblicherà  tutti  in 
edizione  separata.).  —  Num.  85.  ROSSI  A.  (Lettera  al  Sin- 
daco di  Perugia,  relativa  alle  origini  del  palazzo  del  comune 
di  Perugia.  ). 

MISCELLANEA  DI  STORIA  ITALIANA  -  TO- 
RINO. 

Voi.  XXIII.  SOMMI  PICENARDI  C.  Trattato  fra  Barnaba 
Visconti^  il  Conte  Antonio  di  Montefeltro^  la  republica  di  FirenT^e  e 
h  comunità  di  Urbino  e  Cagli  il  /.°  febbraro  i}js  (  Da  una 
copia  AtW  Oliveriana  di  Pesaro,  cod.  374.). 

MITTHEILUNGEN  DES  INSTITUTS  FÙR  Ò- 
STERREICHISCHE  GESCHICHTS  FORSCHUNG  - 
INNSBRUCK. 

V.  I.  WICKHOFF.  F.  Recensione  dell'  opera  dei  Signori 
Crowe  e  Cavalcasela  sopra  Raffaello  ;  critica  severa  nel  com- 
plesso e  in  molti  particolari. 

NAPOLI  LETTERARIA  -  NAPOLI. 

An.  I,  num.  28.  CURTI  C.  Camerino  e  i  suoi  dintorni 
(Lungo  vaniloquio  per  indicare  che  il  prof.  A.  Conti  ha  pub- 
blicata una  guida  di  Camerino.). 


l88  SPOGUO  DEI  PERlODia 

NUOVA  ANTOLOGIA  -  ROMA. 

Voi.  XLVI,  fase.  XIII.  VISCONTI  VENOSTA  E.  Una 
nuova  critica  dtlF  antica  pittura  italiana.  (  Largo  rìassimto 
dell'opera  Die  Werkt  italieniscbtr  Meister  in  den  GaUrim  von 
MùncbeUf  Dresdtn  und  Berlin.  —  Ein  Krisiecber  Fersucb  von 
Ivan  Lermolìef.  Leipsig,  1880 ,  tradotta  testé  col  vero  nome 
dell'  autore,  sotto  il  titolo  Italian  Masters  in  German  Galleries 
hy  Giovanni  Mortili ^  membor  of  the  italian  Senat.  London,  1883. 
Giovi  segnalare  il  cap.  IV.  completamente  consacrato  a  com-* 
pendiare  quanto  il  Morelli  con  larga  dottrina  ha  scrìtto  sa  le 
scuole  umbra  e  marchigiana,  e  su  la  vita,  gli  studi  e  le  opere 
di  Raffaello.  Vedine  altre  recensioni  in  The  Atheneum,  2944,29 
marzo,  e  in  The  Academy  novembre  decembre  di  C.  Mon- 
kousi.  ). 

POLYBIBLION  ( Partic  littèraire  )  -  PARIGI. 

An.  XX,  fase.  4.  PAWLOWSCKI  G.  Les  historiens,  et  les 
critiques  de  Raphael.  1483- 1883.  (Recensione  di  questo  libro 
di  Eugenio  Muntz,  che  si  giudica  ottimo,  ma  nel  quale  qualche 
aggiunta  si  può  fare.  ). 

RASSEGNA  CRITICA  -  NAPOU. 

An.  IV,  N.  6.  SCHERILLO  M.  Recensione  del  libro  di 
F.  Colini ,  su  Pergolesi  e  Spontini  (  Sfavorevole  :  cfr.  Archi-- 
vio,  I,  358.). 

RIVISTA  CRITICA  DELLA  LETTERATURA 
ITALIANA  -  ROMA. 

An.  I,  num.  i.  G.  SETTI.  Rivista  del  libro  di  F.  Lesler. 
Poesie  di  G.  Leopardi  scelte  e  commentate  per  uso  delle  scuole. 
Ascoli,  Cardi,  1883.  —  Num.  3.  E  MONACI.  Per  la  storia 
della  Ballata  (Riproduce  un'iscrizione  di  Foligno  del  11 90, 
edita  in  questo  Archivio^  voi.  i,  pag.  26,  osservando  che  in 
essa  trovasi  lo  schema  più  antico  che  si  conosca,  vuoi  della 
ballata,  vuoi  della  lauda.). 

RIVISTA  STORICA  ITALIANA  -  TORINO. 

An,  I.  fase.  3.  GENTILE  I.  Publio  Fentidio  Basso  Ascolano 
(  Sotto  questo  titolo  il  Gentile  ha  raccolte  con  molta  dili- 


SPOGLIO  DEI  PERIODICI  189 

genza  tutte  le  memorie  che  si  hanno  negli  antichi  scrittori 
sulla  vita  e  sulle  gesta  di  questo  valoroso  soldato  italico.  ).  — 
Fase.  4.  VENTURI  A.  /  primordi  del  rinascimento  artistico  a 
Ferrara  (Teniamo  conto  di  questo  scritto,  perchè  in  esso  vi 
sì  ricorda  Gentile  da  Fabriano  e  la  sua  presenza  a  Ferrara.  ).  — 
FABRETTI  A.  Nota  storica  sulla  battaglia  cosi  detta  dei  sassi, 
tratta  dagli  antichi  statuti  di  Perugia  (Riproduce  la  rubr.  117, 
lib.  III.  degli  statuti  del  1342,  e  la  rubr.  107.  del  lib.  III. 
parimenti  degli  statuti  del  1366.  Infine  aggiunge  un  cap.  de- 
gli statuti  del  1279.  ). 

STUDI  E  DOCUMENTI  DI  STORIA  E  DIRIT- 
TO  -  ROMA. 

An.  V,  fase.  4.  DE  ROSSI  G.  B.  La  biblioteca  della  sede 
apostolica  ed  i  catalogi  dei  suoi  manoscritti  (A  pag.  320  ecc. 
si  parla  della  biblioteca  dei  duchi  di  Urbino.  ). 

THE  ACADEMY  -  LONDRA. 

An.  1884,  Num.  638  HESSELS.  J.  H.  Titles  of  the  first 
Books  from  the  Earliest  Presses  established  in  different  Cities , 
Tawns,  and  Monasteries  in  the  Europe  before  the  End  of  the  Fif- 
thentb  Century  (  In  questa  pubblicazione  fra  le  fotografie  che 
riproducono  vecchi  incunaboli  italiani,  una  ve  ne  ha  (13)  che 
riguarda  un'  edizione  di  Foligno  del  1470.  ).  —  Num.  640. 
MERCER  W.  The  Blenheim  Raphael  (  Notizie  nel  quadro  di 
Raffaello  ^-  La  Madonna  degli  Ansidei  —  dipinta  nel  1505 
per  r  altare  di  S.  Nicolò  di  Bari  in  san  Fiorenzo  di  Perugia, 
d'  onde  fu  tolto  nel  1764  ed  acquistato  da  lord  Spenser,  che 
poi  lo  cede  al  duca  di  Malborough.  ).  —  Num.  645.  RICH- 
TER  I.  P.  Raphael  as  an  architect  (  Recensione  del  libro  del 
GeymùUer:  Raffaello  San:(io  studiato  come  architetto.  J. 

THE  CONTEMPORANY  REVIEW.  -  LONDRA 

1884.  Luglio.  Si  dice  giovevole  alla  storia  d' Italia  la 
pubblicazione  delle  ^Storie  dei  suoi  tempii  I4TJ  -  ijoon  di  Si- 
gismondo de'  Conti  da  Foligno,  di  cui  cfr.  Archivio  I,  638  e 
seguenti. 


190 


VARIETÀ  E  NOTIZIE 


*  Stimiamo  cosa  utile  indicare  ai  lettori  dell'i4rcAi- 
Pto  ì  codici  Ashburnhamiani  che  rìferìsconsi  alla  storia  ed 
alla  letteratura  umbro-marchigiana.  Togliamo  queste  indica- 
zioni dalla  Rela\ione  alla  Camera  dei  Deputati  per  t  acqui- 
sto  di  Codici  appartenenti  alla  biblioteca  Ashbumham^  Ro- 
ma^ tipografia  della  Camera  dei  Deputati^  1884. 

Cod.  89.  Reguìa  Fratrum  Minorum.  a  Questo  sono  indulgenze  con- 
cesse a  quelli  i  quali  visitano  le  chiese  di  tutti  li  frati  de  V  ordine  de  Sete 
Francesco.  »  Cod.  membran.  in  4  picc  del  XV  secolo. 

Cod.  92.  FormuJae  in  Regulari  Observantia  servandae,  editae  per  Fr. 
David.  Cod.  Membran.  in  4  pie.  del  secolo  XV. 

Cod.  151.  Gentilis  de  Fulgikeo.  Expositio  super  canones  Avkennae* 
Cartaceo,  sec.  XV.  (  i462  )  in  foglio  grande. 

Cod.  203.  Oratio  in  funere  Io.  Fontani.  Cod.  cart.  del  sec.  XV.  ia 
ottavo. 

Cod.  215.  Legenda  Seraphici  Patrìs  Francisci  et  aliae.  Membranaceo, 
sec.  XV,  in  fol. 

Cod.  245.  Libro  dicto  Quadriga  Spirituale.  Cod.  Cart.  Membran.  in 
ottavo,  del  XV  sec.  (1458)  —  %uali  e  contemporanei  sono  i  due  cod. 
246  e  247  in  4.  del  sec.  XV,  contenenti  lo  stesso  libro. 

Cod.  253.  Trattatalo  dicto  Compendio  di  salute,  composto  per  frate  Ni- 
colò DA  OsiMo.  Cart.  e  membran.,  sec.  XV,  in  fol.  Eguale  è  il  cod.  254. 

Cod.  258.  La  regula  et  la  Vita  de  Frati  Minori.  Cod.  in  4,  sec.  XV. 

Cod.  302.  Cecco  d*  Ascoli.  U  Acerba.  Cart.,  sec.  XV  in  fol. 

Cod.  304.  F.  Prezzi.  //  Quadriregio.  Cart.,  sec.  XV.  in  fol. 

Cod.  355.  Iacopone.  Laudi.  Cart,  sec.  XIV,  in  foi. 

Cod.  477.  Sposi^ione  degli  Evangeli  di  Fra  Simone  da  Cascia.  Cod. 
Cart.  in  fol.  sec.  XV. 

Cod.  497.  Vita  e  miracoli  di  S.  Francesco.  Cart.,  sec.  XIV,  in  fol. 

Cod.  597.  Fioretti  di  S.  Francesco.  Cart,  sec.  XIV,  in  fol. 

Cod.  600.  Ordine  della  Vita  cristiana  di  fra  Simone  da  Cascia.  Cod. 
cart.  in  quarto  del  sec.  XIV. 


VARIETÀ  E  NOTIZIE  I9I 

Cod.  612.  TrattaUHÌo  dd  ben  morire,  composto  dal  cardinale  di  Fermo, 
Cart,  scc  XV  in  4. 

Cod.  899.  Campani  Iohannis  Antonu.  Vitae  Bracci  Perusini  et  oratio 
fumris  prò  Baptista  Sfortia  Urbini  Comitissa*  Membran.,  sec.  XV,  in  fol., 
con  miniature. 

Cod.  992.  Severi  Minervi  Spoletini.  Opera.  Cod.  Cart.  in  fol.  sec. 
XVni,  voU.  2. 

Cod.  1002.  Iacopone.  Laudi.  Membran.,  sec.  XV,  in  fol. 

Cod.  1061.  Nic.  Perotti  ad  Pirrum  nepotem  de  Ceneribtis  Metrorum, 
Cod.  cart.  in  quarto  sec.  XV. 

Cod.  1088.  Fioretti  di  s,  Francesco.  Cart  sec.  XV.  (1469),  in  4. 

Cod.  Il 50.  Cecco  d'  Ascoli.  L'  Acerba,  Membran.,  sec.  XIV,  in  4. 
Contiene  anche  vari  componimenti  poetici  attribuiti  allo  stesso  autore. 

Cod.  1152.  Cecco  d'Ascoli.  L'  Acerba,  Cart.,  sec.  XV,  in  4. 

Cod.  1213.  F.  Frezzi.  //  Quadriregio.  Cart.,  sec.  XIV,  in  4. 

Cod.  i448.  Due  libri  di  Herone  Alessandrino,  della  macchina  da  se 
operante,  tradotti  da  Bernardino  Balbi  da  Urbino.  Cod.  autografo,  cart.  in 
4  piccolo  del  sec.  XVI. 

Cod.  1719.  Diario  di  Federico  Buono,  Conte  d'  Orvieto  (del  se- 
colo XI y  in  dialetto  romano  ),  Cod.  cart.  in  fol.  sec.  XVII,  in  parte  inedito. 

*  Annunziammo  già  (  Cfr.  Archivio,  l,  583  )  che  era 
in  corso  di  stampa  una  biblioteca  recanatese  ael  rev.  D.  C. 
Benedettucci.  Ogei  quel  volume  è  pubblicato,  e  contiene  un 
tesoro  di  notizie  letterarie,  bibliografiche,  storiche,  geneolo- 
giche  ecc.  Ne  riparieremo:  ora  sappiamo  che  il  medesimo 
autore  sta  lavorando  intorno  ad  una  amplissima  appendice 
al  suo  lavoro,  appendice  che  non  conterrà  meno  di  200  pa- 

fine  in  4^,  e  che  per  la  massima  parte  sarà  dedicata  alla  bi- 
liògrafia  leopardiana,  poi  alla  ricerca  sulla  patria  del  Vin- 
ciguerra ecc.  ecc. 

*  U  Archivio  di  Stato  in  Roma  si  è  arricchito  di  una 
pregevole  raccolta  di  persamene  dal  secolo  IV  al  XVI  (  circa 
un  mmliaio),  una  parte  delle  quali  si  riferiscono  alle  Marche. 
Sarebbe  ottima  cosa,  che  qualche  studioso  marchigiano  resi- 
dente a  Roma,  si  prendesse  la  cura  di  far  conoscere  di  que- 
ste pergamene  marchegiane  almeno  un  indice,  il  quale  po- 
trebbe certo  esser  causa   di  moltissime  scoperte. 

*  A  Macerata^  nell'Aula  Massima  di  quella  R.  Università 
V  Avv.  Raffaele  Foglietti  ha  iniziata  una  serie  di  conferenze 
sulla   Storia  Antica  delP  attuale  territorio  maceratese ,  la 


192  VARIETÀ  £  NOTIZIE 

S)rima  delle  auali  è  intitolata  :  Gli  AriL  Siccome  queste  con- 
èrenze  si  puolicano  in  tante  puntate^  cosi  appena  stampato 
un  primo  volume^  ne  terremo  parola. 

*  A  Torino  è  sorta  una  Società  Bibliofila  TorinesCy  la 
quale  ^  a  cura  delP  editore  A.  Gustavo  Morelli  di  Ancona^ 
SI  propone  la  pubblicazione  di  cose  rare  e  inedite^  e  che 
sieno  importanti  per  la  storia  della  nostra  letteratura.  Fac- 
ciamo plauso  alla  nuova  Società^  alla  quale  auguriamo  F  esito 
il  più  felice. 

*  L' Antologia  della  nostra  Critica  letteraria  moderna 
del  Prof.  Morandi,  edita  dal  Lapi  di  Città  di  Castello^  fra 
gli  altri  scritti  di  storia  letteraria  contiene  quello  del  Mo- 
naci: una  Leggenda  Araldica  e  P  Epopea  Carolin^  nel^ 
r  Umbria^  ed  un  altro  del  D^  Ancona  :  Le  Ediiiont  e  i  Cri- 
tici  di  lacopone. 

*  Il  noto  bibliofilo  Comm.  Lozzi  annunzia  la  pubblica- 
zione di  un  lavoro  bibliografico  di  molto  valore^  cioè  la  de- 
scrizione analitica  degli  Statuti  e  storie  municipali,  libri  e 
opuscoli  di  ogni  genere  antichi  e  moderni  riguardanti  t  /- 
taliaj  che  fanno  parte  della  sua  ricca  collezione.  Siccome 
questa  collezione  per  la  storia  delle  Marche  è  assai  nume- 
rosa^ ci  proponiamo  occuparci  del  libro  appena  apparirà^ 
cosa  che  ci  auguriamo  sollecita. 

*  A.  Quaracchi  in  Toscana,  i  padri  Francescani  di  quel 
collegio  di  san  Bonaventura  hanno  pubblicato  un  primo  vo- 
lume di  Analecta  Franciscana,  nel  quale  sono  compresi  an- 
che documenti  di  molto  valore  per  la  storia  delP  ordine  di 
san  Francesco.  Notiamo  la  cronaca  di  fra  Giordano*  da 
Giano  nelP  Umbria  (1207- 1238),  quella  di  fra  Tommaso 
Eccleston,  contemooranea  alla  pnma,  ed  una  Parva  ckro^ 
nica  Provinciae  Éeraphicae  reformatae. 

*  Fra  poche  settimane  si  pubblicherà  a  Berlino  un  Ar^ 
chip  fur  die  Litteratur-und  Kirchengeschichte  des  Mit" 
telalters  herausgegeben  von  P.  i/.  Denijle  O.  Pr.  und 
F.  Ehrle  S.  I:  nel  quale,  fra  i  primi  lavori,  compariranno 
anche  parecchie  nuove  osservazioni  sui  manoscritti  della  bi- 
blioteca di  san  Francesco  in  Assisi,  aggiunte  a  quelle  del 
Benthmann  dal  padre  Francesco  Ehrle. 


Edizioni  di  SCIÌ?IONE  LAPI  Editore 

CITTA  DI  CASTELLO 


Bonghi  Ruggero.  Francesco  d'Assisi.  In  i6,  di  pag.  ii6        L.  i,  50 

Mannucci  Eugenio.  Guida  storico  -  artistica  di  Città  di  Ca- 
stello. In  32  di  pag.  232  con  una  pianta         .        .        »     i,  30 

Rara.  (  Biblioteca  dei  bibliofili  ).  Del  Governo  della  Corte  di 
un  Signore  in  Roma  ecc.  In  16  carta  a  mano,  espres- 
samente fabbricata,  di  pag.  xxx-84  .        .        .        »     4, — 

MoRANDi  Luigi.  Antologia  della  nostra  critica  letteraria  mo- 
derna. { Vi  è  compreso:  Monaci.  Una  leggenda  Araldi- 
ca nell'  Umbria:  BartoìL  Origine  del  Dramma  in  Ita- 
lia: ly Ancona.  Le  edizioni  e  i  critici  di  lacopone  ec.  ) 
In  16  di  pag.  672 »     4,  — 


Edizioni  di  ANNESTO  NOBILI  Editore 

PESARO 

Vaxzouki  Giuliano.  Storia  delle  Maioliche  Metaurensi  ed 
attinenti  ad  esse.  (  Contiene  la  storia  delie  maioliche  di 
Pesaro,  Urbino,  Casteldurante,  Gubbio,  Ferrara,  Faen- 
za ecc.  )  Volumi  3 j»  20,  — 

Marcolini  Camillo.  Notizie  storiche  della  provincia. di  Pe- 
saro e  Urbino.  VoL  in  4.  di  pag.  472  ,  con  molti  di- 
segni e  tavole d  20,  — 


Edizioni  di  A.  GUSTAVO  MORELLI  Editore 

ANCONA 

Ferretti  Corrado.  Memorie  storiche  critiche  dei  pittori 
Anconitani  del  XV  al  XIX  secolo.  Voi.  in  S  di  pagi- 
ne vili  -  112 »     I,  50 

Feroso  C.  Ancona.  Biografìa  degli  illustri  anconitani.  In  16 

di  pag.  i4o »     2,  — 

—  Spigolature  biografiche   di   Francesco  Podesti.  In  8  di 

pag.  120  .        .        .        ...        .        .        .        .        »     2,  — 

—  Guida  di  Ancona.  i884.  In  16   di   pag.  154  .con  una     ' 
pianta »     3,  — 

D^Ancoka  Alissakdro.  Studi  sulla  letteratura  italiana  dei 
primi  secoli*  (  Vi  è  compreso  lo  studio  :  lacopone  da 
Tedi  il  giullare  di  Dio  del  sec.  XIV).  In  16.  di  pag  464    »     5,  — 


AI    NOSTRI    ASSOCIATI 


Il  nostro  Archivio  Storico  per  le  Marche  e  per  l'Um- 
bria incomincia  con  questo  quinto  fascicolo  il  II  volume 
della  sua  pubblicazione.  Abbiamo  inviati  i  primi  fascicoli 
a  molti  studiosi,  invitandoli  ad  incoraggiare  colla  loro 
adesione  una  pubblicazione  che  alle  regioni  nostre  man- 
cava, e  che  forse  qualche  utilità  sarà  per  recarla  ;  però , 
a  differenza  di  molti  altri  periodici,  non  abbiamo  rite- 
nuti per  associati  che  coloro  soli,  i  quali  ci  rimandarono 
firmata  la  scheda  di  abbuonamento,  o  in  altro  modo  di- 
chiararono espressamente  di  associarsi.  Siccome  però  al- 
cuni fra  questi  non  hanno  ancora  fatto  il  proprio  do- 
vere, chiediamo  ai  medesimi  che  vogliano  sollecitamente 
porsi  in  regola  coirAmministrazione  dclV Archivio^  avendo 
noi  risoluto,  per  evitare  inutili  spese,  di  pubblicare  nella 
copertina  del  prossimo  fascicolo  e  di  comunicare  a  tutti 
i  periodici  congeneri,  la  nota  di  quegli  associati^  i  quali 
mandarono  la  loro  adesione^  e  poi  non  fecero  ancora  il  loro 
dovere.  Facciamo  conoscere  come  il  periodico  nostro^  fra 
quelli  di  qualche  entità^  è  forse  unico  in  Italia  che  si  reg- 
ga solo  con  il  sacrifìcio  dei  promotori  e  con  le  contri- 
buzioni degli  abbuonati^  senza  aiuti  o  incoraggiamento 
alcuno  di  Comuni,  di  Provincia^  o  di  Governo,  senza  ap- 
poggio di  un  editore.  L'  unico  nostro  appoggio  essendo 
il  numero  e  la  diligenza  degli  abbuonati,  attendiamo  da 
questi  sollecitamente  V  adempimento  dell'  impegno  che 
hanno  assunto. 

Foligno,  Stab.  Tip.  Pietro  Sgariglia  i8  Aprile  1885: 


ARCHIVIO  STORICO 


PER 


LE    MARCHE    E   PER   L'  UMBRIA 


DIRETTO    DA 


M.  FALOCI  PULIGNANI, 
G.  MAZZATINTI,  M.  SANTONI. 


Volume  IL  Fàtekoh  VU 


^ ,~\  u.^  ;      /   -r'^s. 


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FOLIGNO 

2KE^0   LA    DIREZIONE 

iSS^. 


INDICE  DI  QUESTO  FASCICOLO 


MEMORIE  E  DOCUMENTI 

FALOCI   PULIGNANI  M.  Vito  di  S.  Chiara    da 

Montefalco  {fine) Pag.  193. 

SANTONI  M.  Sisto  V  e  la  sua  statua  a  Camerino      »      267. 

VALERI  G.  L'  Archivio  segreto  di   Serrasanquiri- 

co  (finej         ...         .      ^        .        .      •      294. 

FALOCI  PUUGNANI  M.  Cronaca  di   Foligno  di 

Buonaventura  di  Benvenuto     .        .        .        .      »      317. 

FRATI  L.   Federico   Duca  d'  Urbino   e  il  Feltro 

dantesco »      360. 

GREGOROVIUS  F.  Il  libro  dei  documenti  della  città 

di  Orvieto      ....•••»      368. 
RIVISTA  BIBLIOGRAFICA 

CAVALCASELLE  G.  D.  e  CROWE  I.  A.  Raffael- 
lo, la  sua  vita  e  le  sue  opere.  (A.  Mancinelli)      »      376. 

MARCOLINI  CAMILLO.  Notizie  storiche  deUa  pro- 
vincia di  Pesaro  e  Urbino  (A,  MancmélU)     .      »     378. 

ORLANDO  GENNARO.  Storia  di  Nocera  de'  Pa- 
gani. (  M.  Faìoci  PuUgnani)  .        .        .      »      380. 

PILA  CAROCCI  L.  Della  zecca  e  delle  monete  di 

Spoleto.  ^  M,  Faìoci  Puìignani )       .        .        .      »      382, 

SANTONI  M.  Stotuto  comunis  et  populi  civitatis 

Vissi.  (  L.  Pacciareìli  )    ......      384. 

BULLETTINO  BIBLIOGRAFICO. 

VARIETÀ  E  NOTIZIE »     394. 


L'ARCHIVIO  STORICO  PER  LE  MARCHE  E 
PER  U  UMBRIA  si  pubblica  in  fascicoli  trimestrali  di 
varia  mole^  da  formare  però  in  fine  di  ogni  anno  un 
volume  non  minore  di  800  pagine. 

Il  prezzo  di  associazione  annua  per  l'Italia  è  di  £  15. 

Per  tuttociò  che  riguarda  la  Direzione  e  l'Ammini- 
strazione y   rivolgersi  in  Foligno  al  Sig.  D.  M.  Faloci 

PuLIGNANI. 


j 


VITA 


DI    S.     CHIARA    DA    MONTEFALCO 


SCRITTA 


DA  BERENGARIO  DI  S.  AFRICANO  (') 


74.  Et  in  quadam  alia  uisionc  fuit  Giare  ostensum  quod 
quidam  uirì  iniqui  prodictionaliter  educebant  de  monasterìo 
Collis  floriti  fratem  lacobum  ejusdem  monasteri)  capellanum 
et  per  locum  alium  educentium  complices  ueniebant.  Qui 
manus  iniecentes  in  eum  prope  cancellum  dicti  monasteri) 
Collis  fioriti  capiebant  eumdem  et  carceri  mancipìebant.  Et 
post  uisionem  |  predictam  circa  semestri  temporis  (  f.  3,.» 
lapsum^  dictus  frater  lacobus  fuit  captus  modo  et  loco  qui- 
bus  Giare  fuerat  reuelatum  ('). 

75.  Frater  (')  quidam  ordinis  minorum  in  corde  suo  reti- 
nuerat  quoddam  secretum^  sic  sub  silentìo  retinens  quod 
extra  se  ad  nullius  notitiam  potuerat  peruenisse.  Deliberauit 
autem  in  animo  super  temptationem  huiusmodi  loqui  Giare. 
Cum  autem  quadam  die  dictus  frater  Qare  loqueretur  ad 


(i>  Contimiftzione;  vedi  voi.  I.  ptg.  557-695. 

(a)  Neil'  Umbria,  che  io  conosca,  non  esiste  alcun  convento  di  Colfiorìto  abitato 
da  Franceacani.  Però  preeeo  il  castello  di  Colfiorìto,  fra  i  monti  di  Foligno  esisteva  un 
piccolo  convento,  detto  di  Brogliano,  ove  ebbe  principio  la  riforma  dei  M.  O.  e  forse 
è  di  qnesto  convento  che  parla  Berengario.  Vedi  il  Iacobilu  L.  Vita  del  Beato  Paolo 
Trinci.  Foligno,  1617. 

(3)  Dal  processo  del  1318  (  fol.  177  )  apparisce  che  si  chiamava  /ira ter  lacobui. 
In  margine  si  lei;ge.  Fratri  minori  abdita  paudit. 

Archivio  Storico  IL  1 3* 


194  MICHELE   FALOCI  PULIGNANl 

cratem^  et  spirituali  colloquio  uerbis  tantum  comunibus  con- 
tulisset^  surrexit  frater  predictus  se  a  Clara  licentians  ut  ahi- 
ret.  Qara  interrogauit  dicens:  habes  mihi  aliquid  dicere?  Qui 
ait^  non.  Clara  dixit.  Vide  bene  quia  aliquid  habebas  mihi 
dicere.  Et  tunc  frater  predictus  cum  assertione  negauit  di- 
cens: uere  dico  tibi  quoniam  nil  amplius  habeo  tibi  dicere. 
Clara  dixit.  Sede  parum  adhuc.  Et  dictus  frater  sedit.  Clara 
autem  cum  quodam  femore  spirìtus  dixit.  Miser  homo^  tu 
cogitationem  tuam  quamdam  mortiferam  in  tua  mente  diu- 
tius  occultasti^  et  modo  uis  a  me  id  abscondere^  quasi  nesci- 
rem.  Et  tunc  Clara  cogitationes  fratris  illius  referre  cepit 
per  ordinem  et  eam  totam  sic  integraliter  retulit  quod  fra- 
ter  ille  plenius  nequisset  referre.  Ex  quibus  frater  predi- 
ctus nimium  admiratus  et  pre  uerecundia  stupefactus^  ea 
que  Clara  dixerat  nera  esse  negauit.  Et  tunc  Clara  dixit.  Et 
si  ante  reuelatione  et  a  me  tibi  factam  (sic)  \  ista  nega-  (  f .  3,. 
ueras,  modo  tamen  post  meam  reuelationem  taliter  men- 
tiendo  plus  peccas.  Putas  ne  me  Deus  deceperit?  Et  tunc 
frater  predictus  cum  uerecundia  culpam  sui  mendatij  et 
Claram  ueritatem  dississe  humiliter  recognouit ,  et  Clare 
Consilio  et  orationibus  ex  tunc  a  predicta  temptatione  dam- 
pnabili  (?)  extitit  liberatus.  xj\ 
76.  Caterina  sepe  fati  monasteri)  monialis  fratrem  carna- 
lem  habebant  in  ordine  fratrum  minorum  (*) .  Et  qua- 
dam  die  ipsa  Caterina  in  presentia  Clare  dixit:  libenter  lo- 
querem  fratri  meo.  Clara  nero  ipsam^  eo  quod  consan- 
guineos  suos  nimis  diligeret ,  reprehendit  et  adiunxit.  Fac 
bonum  ut  ipsum  possis  in  paradiso  uidere  ^  quoniam  in 
hoc  mundo  eum  amplius  non  uidebis.  Mors  autem  fratris 
illius  a  sorore  non  uisa  et  post  tempus  modicum  sub- 
secuta^  ostendit  se  fuisse  Clare  anna  (  antea  ?  )  reuelatam. 


(t)  In  margine;  de  fratre  minore. 


VITA   DI   SANTA   CHIARA   DA   MONTEFALCO  I95 

77.  a  Alius  frater  eìusdem  ordinis  (  *  )  die  quadam  Giare 
uLrgini  loquebatur.  Cuius  salutem  in  Deum  Clara  desiderans^ 
secundum  facte  sibi  reuelationis  ordinem  ei  dixit.  Nisi  a  pecca- 
tis  que  brutaliter  operaris  abstineas  preter  diuinum  iudicium 
carcerale  obprobrium  in  tuo  ordine.  Sustìnebis  Te  enim  in 
quadam  reuelatione  uidebam  esse  Eugubij  et  prò  peccatis 
huiusmodi  carceri  mancipiari.  Dictus  autem  religiosus  habitu 
doctrine  uirginis  prophetantis  oblitus  et  suis  uoluntatibus 
turpiter  inuo  |  lutus  post  aliquod  temporis  spatium  (  f.32». 
in  conuentu  Eugubij,  sicut  Qara  predixerat,  sententiam  carce- 

78.  ris  a  suo  superiore  recepit.  Q  Frater  quidam  ordinis  predica- 
torum  lector  in  theologia  quadam  die  uenit  ad  monaste- 
rium  quod  sibi  penitus  erat  ignotum.  Clara  autem  in  illa 
bora  tenens  capitulum  et  dominabus  inde  seruitio  instruens^ 
subito  stetit  fixa  et  loqui  obmisit  aliquantulum  facie  eleuata. 
Et  cum  post  modicum  temporis  spatium  ad  se  fuisset  reuersa^ 
cuidam  ad  rote  custodiam  deputate  que  tunc  erat  in  capitulo 
iniunxit.  Uade  ad  rotam  quoniam  frater  talis  de  ordine  pre- 
dicatorum  incontinenti  est  ibi  et  sibi  respondeas.  Et  ad  domi- 
nas  conuersa  dixit.  Recipiatis  eum  caritatiue,  homo  est  enim 
boni  spiritus,  et  cui  poteritis  loqui  confidenter.  Cumque 
domina  illa  rotarla  abbatisse  obediens  perrexit  ad  rotam  ad 
quam  aliquid  petentibus  est  consuetum  in  ipso  monasterio 
responderi,  dictus  frater  pulsauii  ad  rotam.  Quem  rotarla 
interrogans  quis  esset,  adiunxit.  An  esset  frater  talls  de  or-i 
dine  predlcatorum.  Ad  culus  dicti  frater  nlmlum  admlratus^ 
eo  quod  nedum  In  monasterio  In  quo  numquam  alias  fuerat, 
sed  nec  In  terra  Illa  umquam  consueuerat  conuersarl,  pre- 
sertlm  quoniam  per  muri  et  rote  Interposltlonem ,  Ipsum 
uldere  nequluerat,  quin  etlam  sì  uldisset  nuUatenus  cogno- 
vlsset.  Et  dixit  frater.  Quomodo  uos  me  tallter  cognoulstis? 
Rotaria  respondlt.  Ego  nuUatenus  uos  co  |  gnosco  (  f.  53. 
sed  Clara  In  splrltu  uos  cognouit,  et  nunc  loquens  In  capi- 
tulo mlhl  ut  uobls  responderem  Inlunxlt.  xij. 


(1)  Id  margine:  de  eodem  ordine. 


196  MICHELE  FALOCI  PULIGNAKI 

79*  Bernardus  etiam  de  Pesarìs  alia  uice  ad  monasterium 
ueniebat  et  Qara  quasi  in  ipsius  aduentu  dominabus  mo- 
nasterìj  hoc  predixit  ('). 

80.  Quadam  die  uidit  Clara  in  oratione  existens  qiiamdam 
stellam  pulcerrimam  que  habebat  trium  stellarum  magnitu- 
dinem^  et  splendorem  maximum  sicut  solis^  et  stella  ipsa 
super  suum  monasterium  stabat  fixa^  ad  cuius  stelle  splen- 
dorem plures  populi  de  diuersis  mundi  partibus  confluebant. 
Stellam  vero  predictam  Clara  retulit^  ut  extimabat,  repre- 
sentare aliquam  animam  sanctam,  in  ipso  monasterio  per- 
mansuram.  Et  quamuis  Qara  hoc  non  expresserit^  de  se 
ipsa  comuniter  tamen  creditur  ipsam  fuisse  signatam  in 
stella. 
81.  Uacante  sede  apostolica  per  obitum  domini  Benedictì 
xi.  quidam  frater  minor  (*)  tractabat  et^  ambasciatas  por- 
tabat  prò  quodam  prelato  ad  summum  pontificatum  prò- 
monendo.  De  quo  Clara  dixit.  Talb  frater,  quem  nomi- 
natim  expressit,  habet  conscentiam  maganiatam  quoniam 
de  ambasciata  quam  portat  utilitatem  temporalem  expectat. 
Deus  autem  a  suo  desiderio  non  respondebit  hac  uice  xiij. 

82.  Dominus  Angelus  de  Tinnosis  de  urbe  presbiter  et  late- 
ranensis  canonicus  locuturus  Clare  uersus  Montem  Falco- 
nem  direxerat  gressus  suos.  |  Et  in  die  quo  Mon-  (  f.  33». 
tem  Falconem  debebat  intrare,  Clara  non  humana  reuelatione 
edocta,  sed  reuelatione  divina,  uidit  predictum  dominum 
Angelum  ad  suum  monasterium  uenientem.  Et  uisionem 
referens  dominabus,  fecit  prò  ipso  ferculum  preparari.  Cum- 
que  eodem  die  quasi  post  iter  trium  miliarium  monasterium 

83.  aduenissit  comestionem  reperit  preparatam.  Q  Domino  Tome 
canonico  Eugubino  ^frequenter  similia  in  omnibus  conti- 
gerunt. 


(1)  Ignoro  chi  fosse  questo  Bernardo  da  Pesaro,  e  perchè  salisse  a  Montefalco: 
però  doveva  essere  assai  ricco,  poiché  nel  processo  del  1318  (fol.  183')  si  legge  che  vi 
sali  multis  comitantibui  equit.  Vedasi  il  num.  107.  in  nota* 

(a)  In  margine  :  Defratre  minore. 


VITA  DI  SANTA  CHIARA  DA  MONTEFALCO  I97 

84.  Quedam  de  monasteri)  dominabus  personas  quasdam 
que  super  hec  eam  rogauerant  Gare,  recomendauit^  ac- 
tente  personas  tamen  non  exprìmens  nec  causam.  Et  ecce 
Qara  in  crastinum  eidenii  domine  satisfaciens  causam  recom- 
mendationis  et  personas  nominatim  expressit. 

85.  Cuidam  bone  reputalionis  uiro  de  Spoleto^  Clara  uerbo- 
tenus  die  quadam  iniunxit^  ut  magne  orationi  uacaret  et  se  re- 
traheret  ab  hominum  coilocutionibus^  quibus  se  nimium 
occupabat.  Qui  per  dies  iiij.^'^  in  domo  propria  se  recludens^ 
Gare  preceptum  studiose  seruauit.  Die  autem  V.  cum  ad 
locum  fratrum  minorum  de  mane  prò  audiendis  diuinis  of- 
fitijs  accessisset^  post  missam^  cum  fratrìbus  uerbis  se  impli- 
cans^  usque  ultra  tertiam  collocutionibus  quamuis  de  se 
alias  non  iliidtis  se  inuoluit.  Et  recordatus  se  precep- 
tum I  quod  Gara  mandauerat  non  seruasse^  ad  (  f.  ^ 
domum  propriam  redijt  cum  dolore  Gare  correctionem  ex- 
pectans.  Usitata  experentia  edocente  cognoscens  sue  locu- 
tionis  defectum  fuisse  Gare  a  domino  reuelatum.  Et  ecce 
post  paucarum  horarum  diei  illius  spatium^  Gare  nuntius 
uenit  ad  prefatum  uirum  sibi  precipiens^  ut  uenirét  ad  Ga- 
ram.  Qui  uocationis  causam  in  se  considerans  coram  Gara 
uerecundus  comparuit^  et  super  sua  locutìone  uerìssimo  or- 
dine Gare  reuelationis  audito^  se  super  huiusmodi  locutio- 
nìbus  de  cetero  non  offensurum  promisit.  Sed  humana  fra- 
gilitate  deuictus  post  paucos  dies  iterum  et  modo  consimili 
loquendo  defecit^  quod  et  in  ipso  instanti  fuit  Gare  a  do- 
mino reuelatum.  Et  cum  post  redisset  ad  eam^  Clara  de 
locutione  et  eius  circumstantijs  ipsum  monitionibus  castì- 
gauit.  Frequenter  alias  quam  sepe  fatus  uir  ad  monasterium 
ueniebat  quicquid  cogitauerat  ueniendo  per  uiam^  loca  in 
quibus  se  fixerat^  Clara  ei  referebat  (*)  quam  idem  sciuissct 

86.  referre,  Q  Nam  sicut  dominarum  sui  monasteri)  conscentias 
cognoscebat^  sic  aliarum  personarum  prò  quibus  orabat  euen- 


(1)  Forse  manca  meliut. 


198  MICHELE  FALOCl  PULIGNÀNI 

tus,  cogitatus^  facta  et  opera  prophetìco  spiritu  preuidebat^ 
ut  futura  eis  precerit  (?)  secreta  cordium  reuelaret  et  deno- 
taret  euentus  designando  quando  loca^  tempora^  cìrcunstan- 
tias  et  personas.    |  (  f .  jV . 

87.  Si  contra  constitutiones  monasteri)  fìebat  aliquid  in  con- 
Aientu  quando,  antequam  ad  Claram  in  cella  iacentem  de- 
nuntiatio  peruenisset  reuelatione  humana,  ipsa  defectus  hu- 
iusmodi  corrigebat,  occulte  tamen,  si  defectus  occulti  fuerant, 
sin  aulem  corrigebat  presenti  bus  dominabus.  Sed  sic  caute 
in  quantum  cum  Dei  honore  poterat,  quod  non  proderat  se 

88.  per  spiritum  hoc  sciuisse.  Q  Cogitabat  quando  (')  quod  domine 
monasteri)  personis  exterioribus  coUoquentes  Claram  de  san- 
ctitate  laudarent,  Clara  uero  nullo  mortali  sibi  referente  sed 
reuelatione  diuina  de  hijs  habens  notitiam  dominas  que  ipsam 
commendauerant,  increpabat.  Et  quando  dicebat.  Que  uerba 
loquiminj  ?  O  quam  male  me  cognoscitis  !  Istam  enim  con- 
«centiam  de  me  habeo,  quod  peior  sum  omnibus  creaturis. 
Quia  quamuis  de  statu  uestro  uel  aliarum  personarum  quam 
quam  (sic)  aliquid  uideam,  non  credatis  tamen,  quod  hoc  ex 
mea  bonitate  procedati  sed  hoc  est  ratione  oflBtij  et  orationibus 
dominarum  aliarum  bonarum  personarum.  Et  quamuis 
Deus  erga  me  se  gratiosum  exibeat  et  benignum,  ego  ta- 
men  prò  parte  mea  omnia  mala  et  disolutiones  commisissem, 
nisi  dominus  me  defendisset,  et  ego  Dei  benefitiis  sum  nimis 
ingrata.  Et  dum  benefitia  Dei  penso  et  meam  ingratitudinem 
sentio,  non  uideo  quod  alicuius  persone  quantumcumque 
inordinate  malitia  possit  mee  miserie  adequari,  nam  respectu 
ingratitudinis  omnia  uitia  quasi  prò  nichilo  |  repu-  (  f.  35. 
tantur.  Cogitetis  sorores,  quod  si  Deus  nos  dimicteret,  nos 
prò  parte  nostra  maium  et  non  aliud  faceremus.  De  quo 
ergo  possumus  commendari? 


(1)  Forse  converrà  correggere  :  contingebat  quando,  per  aliquando,  come   si 
legge  più  volte. 


VITA  DI  SANTA  CHIARA  DA  MONTEFALCO  I99 

89.  Quamuis  autetn  Clara  dominarum  sui  monasteri)  sancti- 
tatem  cognosceret  in  Dei  seruitio  radicatam,  unum  tamen 
principaliter  formidabat  ne  falsi  religiosi  et  ypocrite  familiari 
colloquio  sub  uirtutum  similitudine  niterentur  seducere  ali- 
quam  dominammo  presertim  cum  aliquas  personas  sanctitatis 
famose  nomine  premunitas  audiuisset  plures  in  defectus  pes- 
simos  talium  familiaritatibus  cecidisse.  Et  ideo  cum  huiu- 
smodi  deceptores  sub  sanctitatis  pallio^  ad  monasterìum  ue« 
niebant,  Qara  eorum  aduentum  multotiens  predicebat,  et 
in  aduentu  aliquorum  dicebat:  Infra  breui  temporis  spatium 
habebitis  hic  personam  in  tali  quem  designabat  habitu  in- 
cedentem ,  que  inter  uos  errores  sui  spiritus  nititur  semi- 
nare. Ecce  iam  per  tantum  temporis  se  fraudolentis  cogi- 
tationibus  preparauit^  uolens  ostendere  coram  uobis  se  esse 
quam  nunquam  actingit  (*)^  et  inuenire  si  poterit^  reprehensio- 

*  nis  occasionem  in  uobis.  Ab  eius  ergo  confabulatone  attendite^ 
nulla  sibi  loquatur^  nisi  quod  per  me  iniunctum  extiterit.  Ta- 
lium etenim  personarum  antequam  uenirent  ad  monasterìum, 
interdum  nomina  exprimebat,  interdum  circumstantias  per- 
sone et  habitus  designabat  Tempus  etiam  earum  sic  expri-  . 
mens,  quod  quando  dienri  et  horam  antea  predicebat  in 
omnibus  sic  se  habens  sicut  |  sibi  fuerat  a  domino  (^).  (  f.  35». 
Et  sic  ne  tali  perìculose  superuenienti  persone  aliqua  domi- 
narum  ex  improuidentia  loqueretur,  Clara  eam  uocatam  ex 
nomine  ad  se  faciebat  uenire  et  ipsam  ab  illium  conuersa- 
tione  compescens  defectum  eius  et  causam  prohibitionis  col- 
loqui reserabat.  Dei  honore  in  omnibus  et  fama  proximi 
in  quantum  cum  Deo  poterat   obseruatis.    Q  Et   ut   unum 

90.  quod  pluribus  fuit  notum  ad  literam  exprimatur,  quoniam 
domine  que  in  monasterio  post  Clare  transitum  remanse- 
nint,  nolebant  aliquam  personam  infamare  super  hijs  que 
solum  in  monasterìo  nota  erant,  Clara  die  quadam  loquens 


(1)  Forse  mmca:  talis  perfecHonit, 
(1)  Aggiungasi;  reyttatum. 


200  MICHELE  FALOCl  PCLIGXANI 

sòrorìbus  suis  dixit.  Duos  tales  rdigiosos^  quos  nominatim 
expressit^  in  sue  religionìs  habitu  uidi  ad  monasterìum  hoc 
uenire^  ab  eoruin  conuersatione  quelìbet  uestrum  absdneat 
nullam  (sic)  umquam  eonim  alìcui  loqui  '  quomodocumque 
presumat  Unus  enim  eonim  in  lupi  rapacis  specie  ueniebat. 
Alter  uero  in  forma  porci  et  quasi  porcus  efiTectus  caudam 
maximam  et  reuolutam  ferebat.  Lupus  rapax  animas  Deo 
subtrahere  nititur.  Porcus  autem  propter  caudam  retinens 
odìum  ad  inmiunda  opera  machinatur.  Et  ecce  firatres  pre- 
dicti  eadam  die  ud  in  proximo  simul  ad  monasterìum  ac- 
cessenint.  Quibus  Clara  ad  cratem  ueniens  post  aliquale  col- 
loquium  dixit.  Nolo  fratres  quod  in  tsto  monasterìo  conuer- 
sationem  aliqualem  habeatis  nec  est  uestram  |  offi-  (  f.  36. 
dum  £amiliarìtas  dominanim.  Cumque  dictis  firatrìbus  tur- 
batìs  in  animo^  lupus  ille  signa  humilitatis  ostenderet  et  cau- 
sam  quare  Qara  conuersationem  eonim  ndebat,  quereret 
ìnportune^  Qara  eis  retulit  uisionem  addens  quod  nolebat 
in  monasterìo  aliquem  conuersarì  nisi  illas  personas  ad  qua- 
rum  officium  pertineret. 

gu  Non  solum  autem  uiuis  dominabus  suo  prophetico  spi- 

rìtu  prouidebat  sed  etìam  defunctis.  Nam  aliquando  (')  de- 
cessisset^  recomendabat  eam  in  capitulo  et  quando  dicebat. 
Talis  quam  exprìmebat  domina  patitur  in  purgatorìo  ma- 
gnas  penas;  et  quando  dicebat^  regratiemini  Deo^  quoniam 
talis  domina  paradisum  intrauit.  Q  Vuientes  autem  dominas 

92.  ab  insidi js  demonum  liberabat  et  demones  indignati  mul- 
totiens  et  maxime  diebus  uenerìs  de  nocte  post  factum  ca- 
pitulum  Qare  apparebant  in  cella  multis  terrorìbus  eam 
occidere  comminantes^  eo  quod  ipsonim  facta  et  opera  sic 
fìinditus  uertebat.  Et  tantum  odium  id  creuit  quod  quadam 
nocte  etìam  corporaliter  eam  suffocare  uolebant  ad  quorum 
rumorem  et  strepitum   domine  monasterìj  que  audierant 


(i)  Maoet:  ti  atiqua  domina 


VITA  DI  SAKTA  CHIARA  DA  MONTEFALCO  201 

concurrentes^  Claram  fatigatam  nimium  inuenerunt  et  eam 
sicut  poterant  iuuerunt.  Clara  autem  conualescens  amplius 
contra  eos^  quamuis  ab  eis  frequentes  molestias  pateretur 
temptationes  eorum  et  uincula  disrumpebat^  et  conseruans 
dominas  in  Dei  seruitio  de  demonibus  frequenter  trufiaba- 
tur  et  ipsorum  malitias  detegebat.  (f.36'. 

93.  Retulit  Qara  sancta  domino  Thome  canonico  eugubino 
confexorì  suo  quod  ipsa,  vij.  annos  sic  posita  fuerat  demo- 
num  potestati  quod  eam  terroribus,  percussionibus,  infirmita- 
tibus  et  alijs  afflictionibus  offendebant.  Et  ipsa  in  odium  sui 
et  ut  demones  possent  liberius  eam  percutere^  exibat  de  nocie 
in  claustrum  monasteri)  extra  dormitorium  ne  ipsi  demones 
possent  in  percutiendo  eam  alijs  dominabus  monasteri)  im- 
pedir!^ dicebat  etenim  ipsa  Clara  multum  fuerat  luctata  cum 
eisdem.  xpij\ 

94*  Quidam  legum  doctor  de  Spoleto  habebat  filium  male 

uite  et  male  dispositionis,  quem  Clare  orationibus  commen- 
dauit  Clara  nero  post  dies  aliquos  oratione  facta  ad  Deum 
prò  eo,  patri  )uuenis  dixit.  De  uestro  filio  nuUatenus  dubi- 
tetis  quonìam  Deus  eius  saluti  prouidit.  luuenis  autem  post 
aliquale  temporis  spatium  ordinem  fr^trum  minorum  ingres- 
sus  et  ibidem  laudabiliter  conuersatus^  demum  in  ipsa  reli- 
gione cum  magna  peccatorum  contrìtione  et  bona  disposi- 
tiene  decessit  (*). 

95.  Vir  quidam  de  ciuitate  Fulginei  qui  in  malis  et  disso- 

lutis  operìbus  exp^ndebat  dies  suos  fuit  a  Deo  infìrmitate 
grauatus^  quod  de  salute  desperabatur  ipsius.  Cuius  soror 
ipsum  Clare  orationibus  commendauit  cum  magno  affectu. 
Et  malo  grauatum  (^)  quoddam  assumptum  de  arbore  |  (  f.  57. 
quam  manibus  suis  Clara  plantauerat^  fratri  infirmo  inscia 


(1)  In  margine:  Gratta  a  beata  Clara  in  malum  ad  ordinem  fratruum  minorum 
bonum  mutatus. 

(a)  Si  traduca;  melo  granato,  come  si  legge  nella  Tersionc  di  fra  Antonio  (  pag. 
137  ).  Sopra  un  albero  piantato  da  santa  Chiara,  cedasi  il  codice  yallicelliano  u,  a8, 


202  MICHELE  FALOCI  PULlGNANl 

tamen  Clara  transmisit^  sperans  fiducialiter  eum  Giare  oratio- 
nibus  et  pomi  illius  perceptione  spiritualiter  et  corporaliter 
liberari.  Et  ecce  post  paucorum  dierum  lapsum  homo  ille 
ab  infirmitate  corporis  conualescens  uenit  ad  Claram  et  ei 
de  salute  sua  regratians  a  uita  sua  inhonesta  et  pessima  est 
correctus  ac  deinde  religionem  fratrum  minorum  ingressus  (*). 

96.  Alius  iuuenis  ciuitatìs  eiusdem  inordinatus  et  lusor  per 
eius  sororem  et  matrem  Giare  oratìonibus  commendatasi 
suam  uitam  subito  sic  correxit^  quod  ludos  fugiens  uixit 
mansuetus  humilis  ac  modestus,  ut  etiam  posset  per  matrem 
ac  si  esset  puer  paruulus  castigati. 

97.  In  quodam  festo  natalis  domini  refulxit  subito  qui- 
dam claritatis  radius  sicut  sol  in  facie  et  in  oculis  sancte 
Giare.  Et  Giara  leuauit  oculos  et  uidit  quod  iste  radius  de 
Xpi  facie  procedebat  ad  eam.  Et  in  ista  claritate  uidit  Giara 
subito  totum  mundum  sicut  uidisset  unam  acum.  Xus  au- 
tem  sedebat  in  celo  et  pedes  tenebat  terre  proximos,  sed 
terram  pedibus  non  tangebat.  Et  sic  existens  peccatoribus 
minabatur.  Et  facto  crucis  signaculo^  suos  benedixit  amicos. 
Quo  facto  xps  in  celum  receptus  est.  Et  Qara  uidit  et  in- 
tellexit^  quos  dieta  benedictio  contingebat.    |  (  f.  37». 

98.  Quidam  frater  ordìnis  minorum  tunc  ipsius  monasteri) 
capellanus  (^)  habebat  filiam  Andriolam  nomine  eiusdem  mona- 
steri) monialem  que  graviter  infirmata^  demum  quadam  no- 
cte  tractus  faciens  morientibus  solitos  expirauit.  Gum  au- 
tem  domine  ad  uocem  infirmarle  concurrentes  puellam 
mortuam  reperissent^  ita  quod  uultu  palido^  labijs  et  ungu- 
lis  quasi  nigris  membra  puelle  effecta  frigida  ruguissent  (') 
ceperunt  domine  nimium  conturbari^  quoniam  pater  puelle 
monasteri)  capellanus^  ad  mortem  sue  filie  non  fuerat  requi- 


(1)  Questo  frate  si  chUmara  Corraduecio,  ed  aveva  una  sorella,  monaca  con  san- 
ta Chiara,  di  nome  Tomatta.  Fra  Corraduecio  nel  1 3Ì8  era  già  morto*  (  Proc.  Ì3Ì8, 
Fol.  136  ). 

(s)  In  margine  :  Capellanu»  moruuterii  b,  Clare  Frater  minor. 

(3J  Forse  :  reperiittent. 


VITA  DI  SANTA   CHIARA   DA   MONTEFALCO  2O3 

situs.  Clara  autem  uenit  ad  locum  ubi  corpus  iacebat  et  do- 
minabus  dixit.  Oretis  Deum  quia  huic  corpori  dominus  red- 
dat  uitam.  Potens  enim  est  Deus  dare  uitam  et  spiritum  , 
ne  dum  huic  corpusculo^  sed  etiatn  uni  ligno.  Et  tunc  Cla- 
ra prope  corpus  mortuum  genuflectens  dominum  exorauit. 
Cumque  de  oratione  surressisset  post  aliquale  temporis  spa- 
tium  cepit  puellam  (sic)  membra  mouere  et  recuperare  loque- 
lam:  mane  autem  facto  pater  puelle  uenit  ad  monasterium 
et  fìlie  fuit  satis  spatiose  locutus^  et  cum  puella  cibum  ali- 
qualem  sumpsisset  et  de  suis  peccatis  confessori  quicum  pa- 
tre  uenerat  suam  culpam  dixisset,  circa  horamnonam  ejus- 
dem  diei  decessit.  Nullos  tamen  fecit  tractus  morientibus 
solitos  sed  potentie  sensuum  corpus  simpliciter  relin- 
quere.  (»)  xix.  {   f.  38. 

99.  Puella  quedam  de  Stanhano  Vicola  nomine  quedam  die 
ueneris  (sic)  sancta  de  mane  uenit  ad  monasterium,  et  ante 
portam  ipsius  in  claustro  exteriori  lUuminatam  seruitricem 
inueniens  uel  reperiens  eam  suppliciter  exorauit  ut  cum  ab- 
batissa  et  dominabus  receptionem  ipsius  Uicole  procuraret. 
Desiderabat  enim  se  Dei  et  dicti  monasteri)'  servitio  deputa- 
re. Et  cum  post  precum  Instantiam  nil  proficere  potuisset, 
demum  repulsa  ab  Illuminata  predicta  uelut  desperatà,  tri- 
butata recessit  plorando.  Interim  Clara  autem  in  sua  cella 
existens  talem  habuit  uisionem.  Uidebat  enim  quamdam  ui- 
tis  propaginem  pulcra  et  quasi  magnitudinis  fasciculi  cum 
frondibus  saramentorum.  Hec  propago  inter  monasterium 
desiderabat  transponi,  et  alibi  quam  in  ipso  monasterio  ra- 
dices  mietere  aut  uiuere  non  ualebat.  Uidebat  etiam  ipsa 
Clara  quod  Illuminata  seruitrix  propaginem  illam  proiecit 
extra  monasterium,  propter  quod  ipsa  propago  cepit  mar- 
cescere  et  etiam  desiccari.  Cum  igitur  Clara  die  eodem  Illu- 
minate et  alteri  domine  causam  scire  desiderans^  uisionem  retu- 


(ij  Queito  frate  si  chiamava  Andrea,  e  prima  che  entrasse  in  religione  fuerat 
primo  iudex,  et  homo  tatit .hónoratui  in  mundo  tic,  (Proc.  1318,  fol.  197)* 


204  MICHELE  EALOCf  ^ULICKANl 

Usset  predictam  et  posmodum  que  dieta  puella  (sic)  acciderant 
audiuìsset^  mìsit  statim  Dluminatam  eamdem  predicte  Uicola 
et  sic  eodem  die  incontenentì  ut  uenit  in  monasterìo  est 
recepta  |  et  Xpiana  nomine  proprio  trasmutato  uocata.  (r.  jr. 

loo.  Inter  alias  reuelationes  quas  Qara  frequenter  habebat  j 
quadam  nocte  uidit  quamdam  nebulam  maxime  obscurìtatis 
super  in  aere  fluctuantem.  In  cuius  nebule  medio  quidam 
in  similitudine  crucifixi  iacebat  et  circa  multìtudo  uirorum 
et  mulierum  religiosanim  et  secularìum  ex  quibus  Clara  co- 
gnouit  quamplurìmos  qui  illi  crucifixo  et  infra  ipsam  nebu- 
lam assistebant.  Qui  crucifixum  illum  totis  uirìbus  adoran- 
tes  et  ipsum  Deum  esse  erronee  oppinantes^  calorem  ma- 
gnum  sed  inordinatum  de  ipso  sentiebant  Qara  autem  ab 
illis  misérìs  inuitata  ut  crucifixum  illam  una  cum  eis  ut  do- 
minum  adoraret^  fraudis  diabolice  subtilitatem  agnouit^  et 
ad  illum  adorandum  accedere  noluit^  quin  immo  ab  eius 
assistentia  se  retraxit  cognoscens  quod  crucifixi  illius  uisio  , 
non  influebat  spirìtualem  anime  unctionem ,  et  quod  amor 
calidus  quem  de  ilio  adorantes  sùmebant  in  apedtus  illici- 
tos^  et  impudicas  camis  libidines  uertebatur.  Que  Qara  su- 
per omnia  aborrebat.  Ex  quibus  Qara  crucifixum  illum  esse 
demonem  recognouit  qui  sibi  credentes  ad  hanc  perfidiam 
et  mentis  excecationem  deduxerat  ut  eis  camalis  dele- 
ctatio  et  immunditia  licite  uiderentur.  Interim  autem  (  f.  39. 
cum  Clara  unum  de  illis  adorantibus  uìrum  sanctitatis  famose 
diuulgato  sermone,  apud  homines  nominatim  preceteris  no- 
tauisset  quidem  demon  alius  cepit  dare  retraere  sic  dicen- 
do. Vnum  habemus  de  tuis.  Clara  dixit  :  de  meis  non^  nec 
de  tuis  fuisset^  si  meis  locutionibus  credidisset. 

loi.  Post  modum  autem  processu  temporis  quidam  frater 
ordinis  fratrum  minorum  (')  ad  monasterium  ueniens^  trìa  ipsi 
Clare  proposuit^  quasi  peteret  consilium  super  eis  que  a  fra- 
tre  eiusdem  ordinis  de  Eugubio  de  sanctitate  tunc  temporis 


(1)  In  margine:  ùubia  bcatae  darai  a /taire  minare  propoiiia. 


VITA  DI  SANTA  CHIARA  DA  MONTEFALCO  205 

plurimum  commendato  se  audiuisse^  et  super  eis  se  dubitare 
dìcebat^  scilìcet^  quod  homo  potest  facere  quicquid  uult^  et 
quod  infemus  non  est^  et  quod  anima  potest  perdere  desìde* 
rium  in  hac  uita.  Qara  autem  quoniam  uerba  huiusmodi 
sibi  uidebatur  uenenum  erroris  habere  et  pregnantia  {') 
intellectu^  subito  non  respondit  sed  uerborum  intelligentiam 
per  prolixe  orationis  feruorem  nocte  sequenti  a  domino  re- 
quisiuit.  Qua  habita  in  crastinum  eidem  fratri  respondit: 
uerba  illa  super  quibus  me  consulueras  uenenum  pessimum 
in  se  gerere  nisi  intelligatur  discrete.  Inferus  ìgitur  non 
est  ad  bonorum  dumtaxat  supplicium.  Et  homo  potest  fa- 
cere  que  uult  hoc  modo  uidelicet  quod  eius  uoluntas  sit  or- 
dinata in  Deum.  Est  ei  possibile  quod  Deus  sic  ordinat  uo- 
luntatem  alicuius  persone  quod  uoluntatem  propriam  homi- 
nis  sibi  aufert  et  dat  ei  uoluntatem  ordinatam  suam^  scilicet 
ipsius  Dei  I  et  uoluntatem  talis  persone  Deus  sue  uo-  (  f.  39 . 
luntati  taliter  coaptat  ut  nil  appetat  quod  diuine  possit  esse  con- 
trarium  uoluntatL  Et  tunc  talis  persona  potest  facere  quic- 
quid uult^  quoniam  nelle  ipsius  aliud  non  est  nisi  quod  Deus 
uult.  Et  Uli  qui  dicunt  se  posse  facere  quicquid  uolunt^  non 
dicunt  ueritatem^  nisi  talem  statum  haberent  ut  dixi.  Àni- 
ma nero  perdit  desiderium  isto  modo:  non  quod  nihil  appe- 
tebat  in  hoc  uita  existens^  sed  est  possibile  et  contingit  in- 
terdum  quod  anima  in  contemplationis  femore  per  raptum 
uel  aliam  eleuationem  in  Deum  inmersa  et  reposita  coniun- 
ctìone  mirabili  in  dilecto  quiescit^  quod  in  ilio  puncto  quo 
anima  in  ilio  statu  consistit  nil  aliud  appetat  quam  que  ha- 
bet.  Frater  autem  predictus  auditis  Giare  sermonibus  erro- 
res  quos  tenebat  in  animo  non  detexit^  sed  obmutescens 
102.  abscessit  Q  Et  post  aliquod  tempus  ambo  fratres  predicti 
scilicet    Bentiuegna  heresiarca  ae    magister  erroris   (')    et 


(1)  Forse  manca  pravo,  o  altra  parola. 

(>)  Questo  Bentivenga  è  il  frate  eugubino  nominato  di  sopra.  11  popolo,  atteso  il 
suo  zelo  ed  i]  suo  contegno,  lo  chiamava  apotiolo,  (Proc.  i^^i  foU  335 }.  In  margine 
si  legge;  Nota  hoc. 


206  MICHELE  FALOCl  PULIGNANI 

lacobus  dus  discipulus^  tunc  occulti  quorum  uterque  predì- 
catìonis  officium  in  ordine  habebant  et  inter  ceteros  de  pro- 
uincia  illa  de  sanctitate  commendati  in  reuerentia  habeban- 
tur  et  maxime  heresiarca  prcdictus  quodam  sero  deliberato 
animo  loqui  incipiens^  asserebat  quod  anima  perdit  deside- 
rium  et  quod  homo  sine  timore  aliquo  offensionis  diuine 
potest  camalia  desideria  adimplere  et  licite  com  mietere  quic- 
quid  uult^  nulla  habita  differentia  cuiuscumque  peccati^  et 
uerba  que  ipsemet  |  antea  dixerat  iuxta  sensum  (  f.  40. 
licteralem  et  absque  determinatione  credens^  intelligens  et 
assummens^  uilipendebat  expositionem  uirginis  supradictam. 
Qara  dixit.  Ànima  numquam  perdit  desiderìum  in  hac  vita. 
Numquam  fìdelis  anima  potest  stare  fìxa  in  hac  uita  ut 
non  moueatur  in  gratia  sibi  data  uel  infusa  a  Deo^  quin  sem- 
per  appetat  maiora  et  altiora  cupiat  querat  et  inueniat. 
De  necessitate  enim  opus  est  quod  anima  aut  crescat  de  uir- 
tute  in  uirtute^  aut  non  sitiat  hec  quod  decrescati  quoniam 
amor  Dei  nescit  existere  otiosus.  Et  si  peccandi  libertas  da* 
retur  anime^  hoc  non  esset  libertas  sed  subiectio  et  seruitus 
dyabub';  homo  enim  peccando  dyabuli  seruus  efficitur  et  a 
Dei  deuiat  uoluntate^  et  ideo  anima  contra  uoluntatem  Dei 
faciens  peccat  et  peccando  sic  efficitur  subiecta  dyabuli  et 
anelila. 
103.  Q  In  huius  modi  autem  colloquio  quamuis  Clara  uerba 
heresiarce  predicti  affirmantis  que  prius  dixerat^  errores  esse 
cognosceret^  quoniam  tamen  frater  ille  multum  honorabilis 
in  suo  ordine  habebatur  et  de  sanctitate  commendabatur 
plurimum  nec  error  illius  usque  adhuc  erat  detectus,  ideo 
sibi  mite ,  et  cum  quadam  nerbali  reuerentia  loquebatur. 
Et  in  quodam  dubio  posita  utrum  heresiarca  predictus  er- 
rores illos  ut  dicebat  crederet  et  sentiret,  an  temptando 
forsitan  loqueretur  sibi,  in  tantum  loquebatur  modeste  quia 
ueritatem  defendens  impugnabat  errores  et  turbationem  ani- 
mi non  I  mostrabat.  Verum  quia  noctis  propinqui-  (  f.  ^o'. 
tas  non  patiebatur  colloquium  ampliar!  recesserunt  predicti 
heretici  et  ad  suum  conuentum  ut  uenerant  redierunt.  Clara 
uero  nocte  ipsa  orationi  insistens  uidit  Xpm  dominum  sibi 


VITA   DI   SANTA   CHIARA   DA   MONTEFALCO  2O7 

turbatam  faciem  ostendentem  eo  quod  nimis  moUiter  pre- 
dicto  heretico  fuerat  coUocuta  et  ipsius  erroribus  feruentiori 
audatia  non  duxerat  resistendum.  Certificauit  etenim  X  eam 
quod  ìUi  miseri  sic  turpi  ter  erant  iapsi  quia  errorcs  quos  as- 
104.  severaverant  esse  ueritatem  credebant  taliter  excecati.  Q  Mane 
autem  facto  hijdem  fratres  monasterium  redierunt  et  here- 
siarca  predicto  errores  huiusmodi  asserente,  Clara  eis  auda- 
tius  solito  respondebat  Ex  quibus  heresiarca  miratus  et 
turbatus  eo  quod  Clara  suis  erroribus  non  credebat,  ipsam 
interrogando  dixit.  Potest  ne  homo  mulierem  cognoscens 
carnaliter  mane  corpus  X  recipere  ?  Hec  dicens  dictus  here- 
ticus  etiam  si  absque  excusatione  matrimoni)  ex  sola  carnis 
libidine  cognoscatur.  Clara  nero  quamuis  ex  uerborum  tur- 
pitudine turbata  fuisset  tamen  propter  defensionem  fidei  et 
iieritatis:  respondìt,  non.  Heresiarca  dixit:  posset  hoc  facere:  (*) 
Clara  respondit.  Deus  non  est  auctor  peccati  et  si  peccatum 
faceret  Deus  non  esset,  hoc  autem  peccatum  esset.  Et  tunc 
heresiarca  predictus  quasi  eam  et  eius  nerba  despiceret  sub-' 
ridens  |  ait.  Permictit  hoc  Deus?  Clara  respondit.  (  f.  4,. 
Permictit.  Heresiarca  dixit,  nichil  fit  nisi  domino  permictente 
quoniam  secondum  scripture  testimonium  non  cadit  etiam 
frondes  arboris  super  terram,  nisi  permissione  diuina:  ergo 
postquam  Deus  hec  permictit,  est  bonum,  quoniam  Deus  qui 
bonus  est,  nichil  permicteret  nisi  bonum.  Clara  dixit.  In  hijs 
duo  sunt.  Est  enim  in  homine  peccati  prohibiti  operatio,  que 
semper  est  mala,  et  est  in  dicto  permissio,  que  semper  est  bona. 
Unde  quod  Deus  ita  facit  est  bonum  scilicit  ista  permissio, 
et  bonum  inde  sequitur  quoniam  fructus  et  mobilitas  (sic)  uir- 
tutis  melius  apparet  propter  uitij  uilitatem.  Demum  memo- 
ratus  heresiarca  ad  sui  fulcimentum  erroris  per  modum  in- 
terrogationis  adiunxit.  Cum  Magdalena  maioris  sit  meriti 
quam  Agnes,  quid  domino  placuit  plus  aut  Agnetis  uirginitas. 


(1)  Qtti  forse  nuinca  Deu», 


208  MICHELE   FALOCl  PULIGNANI 

aut  corruptio  Madalene?  Clara  respondit:  non  dubito  quin 
Àgnetis  uirginitatis  domino  placuit^  et  domino  displicuit 
corruptio  Magdalene^  nec  nego  per  hoc  quin  maiorìs  meriti 
possit  esse  Magdalena  quam  Agnes^  quoniam  in  Madalena 
post  peccatum  potuit  esse  tanta  contrìctio^  tantus  deuotionis 
et  carìtatis  feruor  tantaque  plenitudo  uirtutum  quod  potuit 
in  merito  super  excedere  uirginitatem  Agnetis.  Non  quod 
peccatum  Deo  placuerit^  sed  bona  post  modum  obsecuta. 
Heresiarca  uero  predictus  quoniam  rationibus  Claram  non 
poterat  superare  se  ad  scripture  et  sanctorum  auctorìtates 
conuertit.  Et  plures  auctorìtates  allegans^  plures  sanctos 
et  I  scrìpturas  eius  oppinionem  erroneam  fundasse  (  f.  41'. 
dicebat  Clara  respondit.  Ego  scrìpturas  non  didici  et  ea 
que  dico  non  assero  quia  relegerim  in  scrìpturìs  sed  quo- 
niam uerìtatem  quam  assero^  michi  dominus  reuelauit  et  a 
catholicis  predicatoribus  non  audiui  contrarìum.  Et  sum  certa 
quod  me  dominus  non  decepit  et  ea  que  ego  assero  pos- 
sent  scrìpturarum  et  sanctorum  testimonia  comprobare.  Tu 
autem  miser  per  malitiosum  et  falsum  intellectum  exponis 
scrìpturas  aut  non  intelligis^  et  desipis  cum  sic  sapis.  Hoc  uolo 
te  etiam  non  latere^  quod  sancti  quos  sic  allegasti  frequen- 
terà honestatem  non  esse  seruandam^  et  alios  errores  quos  tu 
asseris  non  dixerunt.  Quos  si  dixissent  sancti  non  essente 
nec  talibus  erroribus  unquam  crederem  nec  credam^  a  tali 
sum  edocta  magistro:  quin  imo  si  omnes  mundi  homines 
dicerent  et  crederent  que  tu  dicis^  ego  sola  ab  ista  uerìtate 
quam  mihi  ostendit  dominus  et  quam  asserui  nuUatenus 
declinarem.  Modo  etiam  me  uidere  presentialiter  reco- 
gnosco  que  mihi  dominus  dudum  releuauit  per  uisum. 
Videbam  enim  quod  quidam  spirìtus  eccitate  percussus  et 
utroque  oculo  excecatus  mihi  locuturus  ad  istud  monaste- 
rìum  ueniebat  Et  nunc  cognosco  presentialiter  quod  tu 
es  ille  taliter  excecatus.  Heresiarca  dixit.  Verum  dicis  quod 
ille  mei  spirìtus  quem  in  uisione  uidebas  tibi  cecus 
utroque  oculo  uidebatur,  quoniam  curto  intellectu  sis 
grossa  subtilitatem  et  profunditatem  ]  mei  spi-  (  f.  43». 
ritus  non   attingis.  Clara  dixit.  Ego  tui  spirìtus  subtilata- 


VITA  DI  SANTA  CHIARA  DA  MOKTEFALCO  2O9 

tem  intelligo  et  errorem^  sed  ipsum  non  sequor  :  tibi  mul- 
tum  compatiens  qui  sic  turpiter  es  et  prolaxus  et  a  do 
nùno  separatus.  Et  tum  Clara  ex  compaxione  et  dolore 
erroris  et  dampnationis  illius  cepit  plorare  planctu  amarissi- 
me  et  dixit.  Doleo  de  tua  perfidia  obstinata^  doleo  et  de 
labore  quem  prò  te  ingrato  dominus  substinuit  in  hoc  mun<- 
do.  Heresiarca  autem  fortiter  ridere  cepit  dicens.  Rogo  Deum 
qui  spiritual  quem  ego  habeo  tibi  donet.  Clara  dixit.  An- 
tea  permitat  Deus  omnes  tribulationes  que  possent  in  hoc 
mundo  contingere  super  me  si  sibi  placuerit  euenire^  et 
certa  sum  quod  dominus  tantum  dispendium  mee  anime 
non  permictet.  Tunc  heresiarca  dixit.  Si  ea  que  de  meo  spi- 
ritu  sentio,  possem  publìce  predicare  infra  brevi  temporis 
spatium  totum  mundum  rectificarem  et  conuerterem  ad  mei 
spiritus  uirtutem.  Clara  dixit.  Quare  ergo  non  predicas?  He- 
resiarca respondit.  Quia  timeo.  Clara  dixit.  Ergo  meus  spi- 
TÌtus  est  melior  tuo  et  dominus  meus  quem  ego  diligo  il- 
lum  quem  tu  diligis  superat  et  excedit.  Ego  enim  nuUum 
timorem  habeo  et  prò  defensione  ueritatis  quam  assero  non 
dubitarem  in  aliquo  mortis  subire  discrimen.  Nam  Deus  meus 
cui  amore  inhereo  est  spiritus  ueritatis  qui  eum  habentibus 
audadam  et  constantiam  tribuit  et  tanto  audacior  et  con- 
stantior  quis  efificitur  est  securior^  nec  corporis  penas  timet 
quanto  quis  appropinquatur  |  amplius  domino  Deo  (  t^^*, 
meo.  Spiritus  autem  tuus  est  spiritus  falsitatis^  qui  timore 
subìacet  et  est  miser  uilis.  Cumque  hijs  et  aliis  pluribus  ser- 
monibus  quos  labilis  dominarum  memoria  retinere  non  po- 
tuit^  disputando  fuissent  diutius  immorati  adeo  quod  dies 
hora  nona  transacta  ad  uesperum  declinabat^  memoratus  he- 
resiarca de  loco  in  quo  sedebat  surrexit  et  ad  altare  ap- 
propians  appodiauit  se  ei.  Et  cum  ibi  aliquantulum  sic  ste- 
tisset  reuersus  ad  cratem  unde  recesserat  dixit  Clare.  Dominus 
mihi  modo  dixit  quod  non  est  demon  alius  nisi  ipse.  Demon 
est  enim  sapientia^  et  Deus  est  sapientia.  Vnde  Deus  est  de- 
mon. Clara  dkit.  Deus  est  summa  sapientia^  demon  est 
105.  summa  malitia.  Q  Post  hec  autem  heresiarca  predictus  quo- 
niam  uirtute  spiritus  qui  loquebatur  in  Clara  resistere  am- 

Archipio  storico  U.  14* 


210  MICHELE   FÀtOCl  PULIGNANI 

plius  non  ilalebat  abscessit.  Clara  uero  conuersa  ad  dominas 
dixit  eis.  Ego  non  di]à  me  isto  homine  meliorem  eo  quod 
in  me  aliquam  sentiam  bonitatem^  sed  solum  ad  honorem 
io6.  Dei  et  contra  errorem  illius.  Q  In  quadam  uisìone  Xus  appa- 
ruit  ipsi  Giare  oranti.  Et  Xps  nudis  pedibus  incedebat  ueste 
longa  indutus,  et  ipsa  uestis  erat  in  tantum  candida  quod 
eius  comparatione  nix  uideretur  obscura.  Clara  uero  agno- 
scens  dominum  genuflexit  et  pedes  eius  obsculari  desiderans 
inclinauit.  Xps  autem  sua  ueste  candida  proprios  pedes  ope- 
ruit  et  sic  opertos  obsculari  permisit  et  Claram  benedicens 
disparuit.  Et  Clara  ex  uisione  huiusmodi  intellexit  Xpm  |  (f.  4,. 
in  honestitate  et  pudicitia  quam  ipsa  semper  dilexerat  dili- 
gendus.  Et  quod  Deus  habet  odio  istos  hereticos  de  secta 
spiritus  libertatis  qui  tenent  opera  inhonesta  et   turpia  non 

107.  esse  peccatum.  Q  Et  ex  tunc  post  disputationem  predictam 
inhabitam  cum  prefatis  hereticis^  uirgo  Clara  zelatrix  catho- 
lice  fidei  in  persecutionem  diete  secte  hereseos  sic  fìdeliter 
laborauit^  quod  eos  et  credentes  eisdem  quamplures  denun* 
tiauit  ordinis  sancii  Dominici  et  alijs  quibusdam  prouintie 
ducatus  prelatis  nec  non  et  aliquibus  sancte  romane  ec* 
clesie  cardinalibus  qui  in  illis  partibus  tunc  temporis  mora- 
bantur  donec  super  predicto  crimine  fuìt  formata  inquisiti© 
contra  eos  et  reperti  culpabiles^  condemprati  fuerunt  ac  per- 

108.  petuo  carceri  mancipiati.  (*)  Q  Nec  sine  magna  fiducia 
optinende  destructionis  eorum  talia  procurabat.  Viderat 
enim  sibi  domino  reuelante  quod  de  medio  obscurìtatis 
cuiusdam  diluuij  grandinosi,  quidam  fluuius  rapacissimus 
ueniebat  per  prouinciam  et  ducatus  tuscie^  et  cum  illa  gran- 
dine tanto  impetu  discurrebat  quod  pulcerrimas  arbores  de 
uirgultis  delitiosis  euellens  poma  que  dum  erant  in  ipsis  ar- 


(1)  Risalta  dal  processo  del  1^18  (fol.  193  ttq.,  fol.  a6s  seq.  )  che  santa  Chiara 
per  mezzo  di  Bernardo  da  Pesaro,  nominato  di  sopra  (  n.  79)  accusò  questo  fra  Benti- 
Tenga  al  Cardinale  Legato  Napoleone,  forse  Orsini,  e  ad  altri  :  che  lo  accusò  di  molti 
delitti  a  fra  Andrea  da  Perugia  inquisitore,  onde  poi  fu  preso  e  con  altri  suoi  compagni 
messo  in  carcere. 


VITA   DI  SANTA  CHIARA  DA   MONTEFALCO  211 

boribus  uidebantur  pulcerrima  sua  ingluuie  absorbebat.  Et 
poma  illa  quamuls  essent  delectabilia  in  aspectu  dum  ad- 
huc  super  arbores  existerent^  post  quam  absorta  in  fluuium 
fìierant  comprobata  in  sui  apparitìone  apparebant  esse  uana 
et  uacua,  nil  aliud  con  |  tinere  nisi  abominabilem  {{4^. 
feditatem. 

109.  Quadam  die  quedam  sancta  domina  Marina  nomine 
socia  Giare  a  pueritia  usque  ad  obitum^  super  gratia  etuir- 
tute  sacramenti  altaris  et  ipsa  Clara  inuicem  conferebant. 
Cui  domina  Clara  dixit.  Credis  tu  quod  sit  in  consacrata  hostia 
corpus  Xpi?  Atilla  respondit.  Credo.  Clara  dixit.  Et  ego  credo. 
Tempus  ftiit  in  quo  ego  hunc  hec  tantum  per  iSdem  crediti^  sed 
nunc  et  uisione.  Marina  dixit.  Quomodo  Clara?  Que  respondit. 
In  quadam  uisione  mihi  dominus  reuelauit  quomodo  panis 
et  uini  substantiatur  in  corpus  et  sanguinem  Xpi,  et  quo- 
modo omnes  hostie  mundi  a  diuersis  presbiteris  uno  alij  nul- 
lum  impedimentum  prestante  in  ictu  oculi  possunt  confici 
corpus  Xpi.  Hec  enim  per  reuelationem  diuinam  sicut  etiam 
alias  dixit  habuerat  quadam  die  dum  missam  in  oratorio  au- 
diebat.  Modos  predictos  et  quomodo  Xs  in  qualibet  hostia  con- 
secrata  et  in  qualibet  parte  diuise  hostie  est  totus,  Clara  per 
uerba  altissima  retulit.  Sed  Marina  intellìgere  et  quedam  que 
intellexerat  in  memoriam  tenere  nequiuit. 

no.  lohanna  tunc  sepe  fati  monasteri)  monialis  et  abbatissa 

per  (sic)  transitum  Clare  sancte  infirmitatem  tisicam  patieba- 
tur  sic  grauem,  quod  pulmonem  mixtum  sanguini  expuebat 
et  nimia  debilitate  corporis  adgrauata  per  quatuor  medicos 
de  sollemprionibus  |  ducatus  erat  totaliter  deffi-  (  f.  44. 
data,  ita  quod  uirtutem  naturalem  perdiderat  et  medicine 
subsìdio,  mortem  euadere  non  ualebat.  Clara  uero  per  alias 
dominas  monasteri)  exorata  ut  prò  salute  lohanne  rogaret 
dominum  dixit  eis:  sola  utilitas  quam  sentio  de  lohanna  mo- 
nasterio  prouenturam  me  afficit  erga  eam  et  cognosco  quod 
uirtute  orationis  potest  solummodo  adiuuari.  Et  ideo  ore- 
mus prò  ea  dominum  ut  ipsam  liberet  ab  ista  infirmitate 
tam  gravi.  Et  post  modicum  temporis  spatium  lohanna  pre- 
dieta  Clare  ex  orationibus  extitit  liberata. 


212  BirCHELB  FALOCl  PUtlGNAKl 

m.  Cum  quadam  die  Qara  super  suis  defecdbus  et  ingra* 
titudine  cogitans  ploraret  in  cella  et  sibi  ipsi  multum  uilis 
et  pessima  uideretur^  cum  dolorìs  ipsius  amaritudine  iuit  ad 
oratorìum  diuinum  officium  auditura.  Et  dum  missa  in  ora- 
torio dicebatur  Qara  spiritualiter  eleuata  uidit  dommum  in 
se  et  se  in  domino  uelut  in  speculo  et  se  domino  uidebat 
unitam  inenarabili  unione.  Erat  enim  mirabilis  illa  unio  qua 
ipsa  Clara  sic  se  Deo  uidebat  unitam  quod  vix  poterat  se 
ipsam  cognoscere^  et  sic  erat  in  Deo  reposita  quod  ipsa  honor 
uel  uituperium  non  tangebat.  Sed  quamuis  se  totam  uide- 
ret  in  Deum  absortam  et  Deum  uideret  etiam  in  se  ipsam^ 
perfectione  ipsa  tamen  sibi  ipsi  uidebatur  quodam  modo 
quasi  nihil  respectu  infinitatis  diuine^  ymmo  ut  secundum 
aliquam  similitudinem  exprìmatur^  uidebatur  quasi  esset 
unum  beccerium    |    in  medio  maris  mersum  plenum  (  f.  ^* 

112,  acqua  et  infra  ipsam  aquam  absortum.  Q  Quando  dum 
per  sancte  romane  ecclesie  cardinales  aut  prelatos  alios  per- 
sonas  alias  honorabiles  ipsi  dare  recommendationum  litere^ 
elemosine  aut  ensema  mictebantur  (')  aut  nona  aliqua  leta 
uel  trìstia  occurrebant^  Clara  ex  aliquo  accidenti  nuUam  exhi- 
larationem  aut  turbationem  monstrabat  nec  in   aliquo   mu- 

113.  tabatur.  Q  Cappellanus  illius  monasteri)  ordine  fratrum  mi* 
norum  (^)  quodam  die  Claram  reprehendit  super  eo  quod  sibi 
fuerat  nuntiatum  secreto  aliquid  reprehensibile  fuisse  in  ipso 
monasterio  perpetratum.  Clara  nero  in  aliquo  non  turbata^ 
dixit  ei.  Quis  talia  nerba  dixit?  Cappellanus  respondit:  hoc 
nolo  dicere  quoniam  ille  qui  mihi  retulit^  imposuit  prò  secreto. 
Clara  dixit.  Post  quam  uos  mihi  non  uultis  dicere  ego  uo* 
bis  dicam.  Nouerat  enim  sibi  diuino  reuelante  (')•  Et  dixit. 


(1)  Fri  questi  doni,  il  più  volte  citato  processo,  nomina  dei  fiorini  di  oro  che  il 
cardinale  Giacomo  Colonna  mandò  alla  santa  per  mezzo  di  Tommaso  canonico  di  Gain 
bio  :  anche  yi  si  legge  che  vescovi  e  cardinali,  fra  i  quali  V  Ostiense,  che  era  stato  ve- 
scovo di  Spoleto,  le  mandavano  elemosine,  la  regalavano  di  doni,  le  scrivevano  lettere 
(Proc.  1318,  fol.  46,*  80,  i6a  ). 

(2)  In  margine:  Frater  minor  Cappellanut,  Questi  si  chiamava  frater  Ioannet 
de  Fulg'ineo  (Proc.  1318,  fol.  375). 

(3)  Probabilmente  manca  tpiritu. 


VITA  DI  SANTA  CHIARA  DA   MOKTEFALCO  213 

Si  cogitatum  fuisset  malum  huiusmodi^  Deus  potuisset  fir- 
miter  reuelare.  Sed  dictum  diabolus  (').  Sed  quoniam  nec  fuit 
cogitatum  nec  dictum  non  fìiit  Deus  qui  reuelauit^  quo- 
niam dominus  non  mentitur,  nec  fuit  diabolus  per  se^  sed 
fiiit  homo  qui  dixit  suggestionem  illius.  Et  in  continenti 
Clara  hominem  illum  qui  capellano  illa  falsa  dixerat  exprì- 
mens  nominatim  adiunxit.  Si  mali  hujus  infamia  me  so- 
lam  tangeret  non  me  excusarem^  quoniam  infamia  non  cu- 
rarem,  sed  quia  monasterium  totum  tangit,  excuso  et  dico 

114.  imposita  falsa  esse  (').  Q  Quando  etiam  ipsa  Clara  dicebat: 
o  quot  sunt  qui  contra  me  mac  |  hiijiantur.  Tem-  (  f.  45, 
pus  fuit  in  quo  turbabar  in  tribulatione  et  uerecundia: 
tempus  in  quo  turbabar  in  honore  et  prosperis ,  modo  au- 
tem  nec  de  uno  nec  de  alio  curo  quidquid. 

115.  Dominus  Thomas  canonicus  eugubinus  interrogauit  eam 
dicens.  Qara  quomodo  dominus  ad  Moisen  dississe  legitur: 
posteriora  mea  uidebis,  faciem  autem  meam  uidere  non  po- 
terìs^  cum  tamen  frequenter  sanctis  personis  in  hac  ulta 
apparuisse  legatur?  Qara  respondit.  Quicquid  in  hac  ulta 
de  Deo  uidetur,  Dei  tantum  posteriora  dicuntur  ostendi  non 
quia  in  Deo  proprie  sit  anterius  uel  posterìus,  sed  per  quam- 
dam  similitudinem  quodam  modo  loquitur^  quoniam  ea 
que  in  hac  ulta  de  Deo  uidentur^  posteriora  dicuntur^  uiderì 
respectu  eorum  que  in  gloria  uidebuntur.  Circa  tempus  trien- 
num  ante  suum  obitum  Clara  acquisito  breuiario  ordinauit 
quod  continue  in  ipso  monastério  secundum  consuetudinem 
romane  ecclesie  diuinum  officium  diceretur.  Et  a  se  ipsa  in- 
cipiens  officium  deuote  dicebat^  alias  dominas  legere  et  offi- 
cium dicere  edocebat.  Quam  scientiam  dicitur  habuisse   a 


(i)  Qui  pare  manca  qualche  parola  :  fra  Antonio  (pag.  155  )  traduce  :  e  se 
questo  male  fotte  ttato  detto,  P  avrebbe  potuto  rivelare  il  diavolo  .  .  . 

(2)  Fra  Giovanni  da  Foligno,  cappellano  del  Monastero,  e  che  veniva  chiamato 
il  continente,  riferi  alla  Santa,  che  per  Montcfalco  si  andava  spargendo  la  voce  chele 
Monache  del  suo  Monastero  avevano  cantato  e  ballato  con  secolari,  con  molto  scandalo 
dei  buoni.  La  quale  falsa  voce,  la  ^anta  giustamente  sdegnata  chiamò  infamia.  Cosi 
si  legge  oeUa  vita  del  Piergili. 


214  MICHELE  FALOCI  PULIGKAKI 

Deo  infìisam  potius  quam  per  exercitium^  lectìonis^  quia 
quamuis  tempore  puerìde  vu.  psalmos  et  unam  lectìo- 
nem  matutìni  et  non  plus  didicisse  dicatur^  non  ob  hoc  tar 
men  ex  humano  ingenio  officium  scire  potuit^  et  à  sciuisset 
propter  diutumitatem  temporìs  oblìuìoni  tradere  debuisset. 
Maxime  quoniam  libri  in  quibus  officium  legeret  usque 
ad  hoc  tempus  in  ipso  monasterìo  non  fuerunt.  Et  inspirata 
diuinitus  I  Gare  scientìa  a  quocumque  perito  (  f.  45» 
fiicile  poterat  deprehendi  quoniam  cum  Qara  alias  nec 
libros  legisset  nec  scientias  didicisset  lectoribus  et  predicato- 
ribus  in  theologia  de  quibuscunque  dubijs  et  profundis 
questionibus  sufficientissime  respondebat  (').  et  diuinum  of- 
ficium raro  librum  respiciens  a  dicto  tempore  in  antea  quam- 
uis non  didicerat^  ordinate  dicebat  et  dominas  edocebat. 
116.  Mulier  quedam  de  Monte  Falcone  Helena  nomine  filium 
paruulum  in  tribus  diebus  percutiebatur  XIIU  uicibus  infir- 
mitate  predicta  et  propter  infìrmitatis  illius  paxionem  frequen- 
tem  et  fortem  iam  habebat  oculos  reuolutos  a  qua  etiam  infìr- 
mitate  nullo  modo  poterat  liberar!^  sed  erat  morti  (proximus) 
iudicio  medicorum.  Mater  autem  et  avia  pueri  ipsum  reco- 
mendauerunt  devote  monasteri)  dominabus.  Et  paucis  die- 
bus postmodum  quadam  nocte^  Caterina  eiusdem  monasterij 
monialis  et  matertera  (')  pueri  supra  dicti  uidit  per  reuelatio- 
nem  quod  puer  in  monasterìo  intromìssus  erat.  Giare  uir- 
tute  et  orationibus  liberatus.  Quod  cum  matrì  sue  et  auie 
pueri  retulisset,  Clara  non  humana  sed    diuina   reuelatione 


(t)  Fra  questi  che  interrogaroao  li  Santa,  furono  Angelo  Tignosi  canonico  di 
san  Gto-  Laterano  poi  Vescovo  di  Orvieto,  don  Pietro  Colonna,  don  Bartolo  da  Spo- 
leto, fra  Giacomo  Bonzy,  fra  Pietro  da  Perugia  ed  altri  (Proc.  1318,  fol.  Si',  161  ecc.). 

(3)  Il  testo  dice  mater  tenera  e  fra  Antonio  traduce  parente  (pag.  159  ).  dubito 
quindi  se  si  debba  leggere  matertera,  se  pure  Berengario  non  abbia  dato  a  questo  pa- 
rola  altro  senso  da  quello  che  ha,  cioè  di  madrigna.  11  bambino  di  cui  qui  si  tratta, 
e  che,  come  si  legge  altrove  (  Proc.  1 518,  fol.  si8'  )  chiamavasi  Vannalut ,  t^^eti  un  anno, 
ed  era  figlio  Alivardi  de  Montefalcone,  Non  potea  aver  madrigna,  avendo  viva  la  ma» 
dre  sua,  chiamata  Eiena,  Un  pò  più  sotto  apparisce  che  Caterina  era  la  zia  del  barn* 
bino,  non  la  matertera. 


VITA  DI  SANTA  CHIARA  DA  MOKTEFALCO  :ìI5 

de  hoc  habens  notitiam,  ipsam  Caterinam  fortiter  reprehen- 
dit  dicens.  Vadis  tu  sommando  et  postea  refers  tua  somnia 
matri  tue,  Postmodum  uero  mater  et  auia  pueri  cum  fide 
quod  si  Clara  eum  tangeret  puer  esset  plenarie  libera^ 
tus  I  eum  ad  monasterium  detulerunt  et  Tomasiam  (f.  45.» 
et  Catarìnam  et  alias  dominas  que  sibi  loquebantur.  ad  era- 
tem  affectuose  rogauerunt^  ut  puerum  deferrent  ad  Claram 
quia  sperabant  eum  Giare  mentis  liberari.  Tomasia  uero 
pietate  commota,  quamuis  de  hoc  fortem  correctionem  spe- 
raret  eo  quod  non  esset  in  ilio  monasterio  usitatum  ali- 
quem  puerum  intromicti  accepit,  puerum  alijs  dominabus 
hoc  non  audentibus  actemptare.  Et  sibi  puerum  deferenti, 
quasi  in  ipso  celle  introitu  Clara  de  pueri  intromissione 
turbata  dixit.  Quid  est  hoc  quod  fecisti  ?  Tomasia  dixit 
Clara  mea,  prò  amore  Dei  non  maledicas  mihi,  quoniam 
miseria  et  pietas  me  commouìt  et  domina  Branchina  ma- 
gnam  fidem  habet,  et  puer  infirmitate  gravissima  crucia- 
tur.  Quibus  auditis  Clara  puerum  recipiens  decoloratum 
diu  respexit  in  facie,  et  compassione  commota  dixit:  o  domi- 
ne iam  habet  hoculos  reuolutos.  Et  deinde  leuauit  oculos 
uersus  celum  et  dixit.  Domine  qui  multitudinem  infirmita- 
tum  curasti,  rogo  ut  tibi  placeat  curare  istum  puerum  ab 
ista  infirmitate  tam  grauj.  Et  hijs  dictis  Clara  faciens  signum 
puerum  benedixit  et  quamdam  crucem  ligneam  sibi  do- 
nans  eum  Tomasie  redidit  et  remisit.  Et  in  illa  bora  dictus 
puerulus  precibus  Clare  sic  extitit  liberatus  quod  ex  tunc 
nec  dieta  infirmitas  nec  infirmitatis  |  illius  inditia  (  f.46. 
potuerunt  in  puero  deprehendi. 
117.  Margarita  prouintialis  existens  die  in  maiori  ecclesia 
spoletana,  quoniam  multa  que  sibi  mirabilia  uidebantur  de 
sanctitate  Clare  audiuerat,  super  hijs  cogitabat  nec  credebat 
ita  magna  et  ardua  sicut  dicebantur  de  Clara  a  plurìbus  esse 
uera.  Et  timens  credendo  uel  non  credendo  Deum  offendere, 
cum  uellet  suam  uoluntatem  Dei  beneplacito  coaptare  ro- 
gauit  ut  ei  dominus  ueritatem  ostendere  dignaretur.  Et  ecce 
eadem  Margarita  in  quadam  extasi  posita  et  raptu  spirituali 
absorta,'  uidit  quemdam  puerum  delicatissimum  omnem  spe- 


2l6  MICHELE  FALOa  PULIGKANI 

ciem  decorìs  mirabilis  transcendentem  et  in  conspectu  illius 
quedam  pulcerrìma  domina  existebat  que  erat  niue  candi- 
dior  et  maculam  nullam  habens.  De  predicto  autem  puero 
splendor  quidam  mirabilis  et  clarìtatìs  radij  emicabant  quod 
ignis  nel  solis  claritati  non  erant  similes^  sed  multo  amplius 
clarìores  mirabiliores^  et  tota  clarìtas  procedens  de  puero  in 
illam  dominam  recipiebatur  sic  integraliter^  quod  aliorsum 
se  non  diffunderet  sed  solum  ipsam  excessiue  claritate  mi- 
rabili illustraret.  Et  domina  illa  clarìtatem  difiiindebat  pre- 
dictam  in  dominas  monasteri)  sancte  Crucis  de  Monte  Fal- 
cone^ quasi  ab  ipsa  diffluerat  ad  easdem.  Margarita  |  (f.47. 
nero  in  ipsa  uisione  considerans  quenam  domina  illa 
esset  que  X.''  puero  sic  dilecta  tot  gratijs  totque  uirtutibus 
refulgebat^  audìuit  et  ueraciter  intellexit  hec  esse  Clara  ab- 
batissa  monasteri)  sancte  Crucis.  Et  Margarita  ad  se  reuersa 
nesciuit  tunc  uel  ex  post  facto  discemere  utrum  in  corpore 
uel  extra  corpus  predicta  uidisset  :  hoc  tamen  comperiit  quod 
se  erectam  in  pedibus  reperit  et  rìgidam  sic  effectam  quod 
etiam  (')  columpna  erecta.  In  qua  ubione  certificata  extitit 
Margarita  predicta  Gare  uirginis  supradicte^  et  ex  tunc  ma- 
lora de  ea  credidit^  et  prò  certo  habuit  que  a  gentibus  di«- 
ceretur  (sic). 

118.  a  Eidem  etiam  Margarite  plurìes  fuit  a  domino  reuelatiun 
quod  Qara  uirgo  predicta  paxionis  Xpi  insignia  habebat  in 
corde.  Sed  ipsa  Margarita  ipsam  reuelationem  intelligebat 
de  mentali  consideratione  quod  scilicet  Clara  haberet  in  corde 
memoriam  passionis.  Et  ideo  Margarita  nemini  retulit  uisio- 
nem  donec  audiuit  post  Clare  obitum  crucis  et  paxionis  insi- 
gna  in  corde  Qare  fuisse  reperta. 

ng.  lohanna  leprosa  et  reclusa  sancti  Bartholomei  de 
Monte  Luco  in  quodam  sui  raptu  uidit  omnes  dominas  mo- 
nasteri) sante  Crucis  eleuatas  quasi  per  duorum  brachiorum 
altitudinem  supra  terram  et  Clara  stabat  eleuata  adhuc    al- 


(1)  Forte:  quasi  ettct. 


VITA   DI  SANTA  CHIARA  DA  MONTEFALCO  ±1') 

tius  super  eas^  in  qua  uisione  lohanecta  predicta  cognouit 
quod  Clara  in  se  sanctitatem  |  habebat  et  dominas  (  f  47». 
monasterìj  ad  Dei  seruitium  actrahebat.  xxi. 

120.  Uirgo  quedam  purissima  de  ciuitate  Spoleti  sanctitate 
uite  et  diuinis  reuelationibus  usitata^  uidit  reuelatione  diuina 
unam  magnam  societatem  iuuenum  decoris  mirabilis^  franco- 
rum  consuetudine  indutorum^  qui  bino  ordine  incedebant  et 
aliam  societatem  religiosarum  uirginum  eodem  ordine  sub- 
sequentem.  Et  tunc  predicta  in  uisione  hac  admirata  appro- 
pinquauit  cuidam  ex  illis  uirginibus  interrogans  quid  hoc  es- 
set.  Et  ìlla  respondit.  Nos  sumus  fili)  et  filie  sancte  Giare  de 
Monte  Falcone.  Et  tunc  illa  oculos  suos  leuans  uidit  post  uir- 
ginas  predictas  camelos  sequentes^  quibus  concha  quadam 
seu  peluis  aurea  et  maxima  superstabat.  In  cuius  medio  co- 
lumpna  quedam  pulcerrìma  apparebat  erecta  et  in  summi- 
tate  alia  concha  erat  mirabiiis  minor  tamen  quam  persona. 
Et  in  iilius  conche  medio  columpna  alia  in  inferioris  oppo- 
situm  stabat  recta  in  sui  summitate  aliam  concham  habens 
adhuc  columpnam  tertiam  erectam  desuper  substinentem.  Et 
in  predictis  peluibus  sine  conchis  undique  flores  et  lilia  co- 
lorìs  aurei  et  fulgentis  de  quibus  miri  odores  et  fragrantia 
emanabat.  Verum  illi  flores  seu  lUia  tanto  maiorem  pulcri- 
tudinem  |  et  fulgorem  habebant  quanto  conchis  altio-  (  f.  48. 
ribus  iungebantur.  In  columpne  autem  tertie  summitate  sta- 
bat beata  Clara  predicta  in  decore  mirabili  et  fulgore.  Que 
in  ilio  uirtutum  sublimium  trono  sedens^  dixit  uirginibus 
supradictis.  Hec  est  filia  mea.  Et  iussit  statim  dictam  uirgi- 
nem  hec  uidentem  per  illas  uirgines  ad    se   adduci.   Quam 

'  ^bi  datam  deobsculans  et  amplectens^  in  tantum  consola- 
tone dulcedine  et  odore  repleuit^  quod  exuberantiam  iilius 
gaudi)  naturalis  potentia  non  poterat  substinere.  In  qua  re- 
uelatione dieta  uirgo  pienissime  intellexit  quod  Clara' uirtu- 
tes  uirtutumque  ornatus  et  perfectiones  haberet  ac  gradus 
earum  uirtuosis  gressibus  conscendisset.  xxiL 

121.  Abbatissa  monasterìj  sancti  lohannis  de  Colle  consilij 
dum  quadam  die  super  Clare  sanctitate  de  qua  multa  dici 
audiuerat  cogitaret^  uidit  in  spiritu  quoddam  torticeum  cer- 


Ìl8  MICHELE  FALOCI  PULlGNANl 

rum  et  accensum  pulcrum  nimis  et  tante  magnitudinis, 
quod  non  uidebatur  per  unum  hominem  ambobus  brachijs 
posse  amplecti.  lUud  autem  torticeum  ardentem  flammam 
habebat  maximam  et  ascendebat  directissime  uersus  celum. 
Cumque  ad  celi  introitum  propinquasset  triade  se  eduxit  capita 
et  tres  flammas.  Et  cum  ad  Trinitatis  presentìam  cursu  ue- 
locissimo  ascendisset  Xpus  Dei  filius  |  in  carne  hu-  (  f.  4^». 
mane  existens  ipsum  torticeum  facie  exhilarata  recepit  et 
conversus  ad  Paulam  que  predicta  uidebat  dixit.  Istud  en- 
semum  Clara  de  Monte  Falcone  transmisit.  Ego  ipsum  reci- 
pio  cum  amore,  xxiij. 

122.  In  anno  quo  Clara  de  hoc  mundo  transiuit  quidam  bone 
actionis  uir  di  Spoleto  interrogauit  Claram  dicens.  Clara  quo- 
modo  stat?  Que  respondit:  licentiam  a  Deo  habeo  tibi  reue- 
landi  que  dicam.  Et  dixit.  Omnia  mihi  sunt  ad  equalitatem 
reducta^  itaque  anima  mea  ex  aliquo  facto  extrinseco  nuUam 
mutationem  admictit.  Si  quis-me  in  flumen  proiiceret^  uel 
aliam  ofFensam  inferret^  tam  uilem  me  sentio  quod  propter 
conscientiam  quam  haberem  non  possem  dicere  quod  me 
dimicteret  aut  iniuriam  non  inferret.  Et  si  mihi  fieret  totum 
mundi  uituperium  uel  etiam  totus  honor,  mutationem  ali- 
quam  non  haberem^  immo  etiam  si  essem  cum  angelis  uel 
cum  sanctis,  non  ob  hoc  mutationem  haberem,  cum  habeam 
uisionem  ìllius  a  quo  sancti  et  angeli  consolationem  acci* 
piunt  et  quietem. 

123.  Interrogata  etiam,  ut  prefatus  uir  asseruit,  ab  eodem  si 
ipsa  Clara  a  Deo  petebat  aliquid  quod  sibi  dominus  non  fa- 
ceret  sic  respondit.  Quicquid  peto,  dominus  mihi  fecit.  Deus 
tamen  sic  meam  disposuit  uoluntatem,  quod  nihil  uolo  quod 
domino  displiceret. 

124.  a  Semel  interrogata  a  quodam  religioso  quomodo  est 
possibile  anime  uoluntatem  implere,  respondit.  Quid  est  no- 
stra modicitas  respectu  infinitatis  diuine  ?     \  (f.  49. 

125.  Minus  anno  ante  Clare  uìte  transitum  temporis,  ipsa  in 
nocte  profunda  orante  in  cella,  diabolus  quidam  maximus  in 
statura  post  se  ducens  plurimos  alios  demones  se  minores 
ter  successive  omnia  hostia  monasteri)  circuiuit  ipsa  Clara  ui- 


VITA   DI   SANTA   CHIARA   DA   MONTEFALCO  219 

dente.  Cumque  post  fortes  conatus  et  plurimum  fatigatus 
nuUum  de  hostijs  monasteri)  potuisset  intrare  uenit  ad  hostium 
celle  Qare  per  quam  ibatur  ad  claustrum,  et  iratus^  ut  uerbis  eis 
utamur  ad  literam,  dixit.  Clare^  tu  mihi  totum  hoc  fecisti  quod 
intrare  non  possum,  sed  ego  tibi  ordiar  talem  telam  quod 
habebis  satisfacere  tu  et  qui  prò  te  erunt.  Et  tunc  diabolus 
cum  predìctis  suis  sequentibus  ab  inde  recedens  ad  quem- 
dam  alium  locum  religionis^  Clara  uidedte  accessit,  ubi  die 
sequentì  et  frequenter  in  antea  fuerunt  contra  Claram  et 
eius  monasteriuni  plura  illicite  machinata. 

Et  postmodum  per  dies  aliquos  cum  Clara  suo  capellano 
retulisset  uisionem  predictam ,  capellanus  dixit.  Tua  uisio 
fuit  uera.  Nam  me  presente  talia,  que  capellanus  expressit , 
fuerunt  contra  te  et  tuum  monasterium  ordinata:  ego  tamen 
ea  ut  potui  impediuj. 
126.  Quidam  frater  de  Meuanea  ordinis  minorum  (')  ueniens 
quadam  die  ad  monasterium  Inter  alia  dixit  Clare.  Quid  est 
hoc  Clara  ?  Ego  quandam  personam  reperii  que  in  tanta  pace 
et  quieti  consistit  quod  ex  facto  aliquo  non  turbatur.  Clara 
dixit.  Si  illa  persona  de  |  qua  tu  loqueris  peccatum  (f.  49». 
commicti  et  Deum  ofiFendi  uideret  numquid  ex  facto  huiu- 
smodi  turbaretur?  Dictus  frater  respondit.  In  nullo  moue- 
retur.  Clara  dixit.  Non  potest  dici  quod  illa  persona  in  se 
pacem  habeat  uel  quietem,  immo  est  mortua  spiritualiter  et 
non  uiuit,  quoniam  sicut  corpus  quod  est  mortum  nihil 
sentita  ita  anima  que  non  sentit,  et  non  mouetur  ac  turba- 
tur  quando  Deus  oflfenditur  est  mortua  spiritualiter  nec  po- 
test dici  quod  pacem  habeat  uel  quietem.  Et  ad  hec  Clara 
adiecit.  Proba  modo  super  illam  personam  quam  sta  tu  m 
tantum  se  putat  habere^  et  da  ipsi  unam  alapam  in  maxilla^ 
aut  cum  lapide  unum  ictum^  et  tunc  uidebis  quod  nec  habet 


(1)  Io  margine.*  Frater  Minor,  Questi,   come   si  ricava  dal  processo  del   1318 
(  fol.  178,  348  ),  si-  ctiiamfiya  Frater  Ioannutius, 


220  MICHELE  FALOCI  PULIGNANl 

pacem   nec  patientiam  quoniam   nec   spiritum  Dei  habet. 
Quod  si  forte  non  vis  personam  illam  percutere,  saltem  eam 
interroga  an  turbaretnr  si  quis  eam  percuteret^  et  tunc  ui- 
debis  quid  dicet.  Frater  iile  dixit.   Modo   ista  intelligo^  sed 
numquam  alias  intellexi  :  et  de  responsione  Qare  se  conten- 
tum  ostendens  abscessit.  Et  post  recessum  illius  Clara  cepit  in 
animo  suspicari  quod   idem   frater  fuisset   de   se   locutus. 
Et  suspitionem  concipiens  contra  eum   quod   mentem   ha* 
beret  corruptam  et  esset  de  heresi  secte   spiritus   libertatis^ 
dixit  aliquibus  dominabus.  Timeo  quod  iste  sit  de  isto  spirita 
libertatis   errato.    Et   compatiebatur  sibi  quamplurimum  ac 
etiam  uerba  et  signa  displicentie  ostendebat  eo  quod   diu- 
tius    I    eidem  fratri  non  fuerat  coUocuta  et  ad  hoc  (  f.  50. 
27.  subtilius   non   inuestigauerat  quid  sentiret.  Q    Postmodum 
uero  dictus  frater  ad  monasterium  redijt   et   Qara  propter 
suspictiones  quas  conceperat^  fortius  contra  eum   zelo   fidei 
orthodoxe  accensa  cepit  loqui  eum  magno   femore   spiritus 
de  perfectione  anime  et  de  statu  ipsius  ad  Deum^  uerba  sua 
continuans  illis  super  quibus  fuerant  antea  collocuti.  Et  am- 
bobus  inuicem  conferentibus^  Qara  coUoquium  ampliabat  ut 
per  uerba  illius  saltem  per  aliqua  inditia  posset  cognoscere^ 
an  dictus  frater  in  heresim  esset  lapsus.  Et  durante  colloquio 
frater  predictus  dixit.  Clara  ego  fili  per  annos  m.  in   qua- 
dam  pace  maxima  et  quiete,  quod  ex  facto  aliquo   turba- 
tionem  uel  mutationem  aliquam  non  accepi,  et  fuit  mihi 
datus  post  ea  quidam  status  quod  me  in  tanta   perfectione 
uidebam  et  cognoscebam  dominum  in  omnibus  et  continue 
delectabar  in  eo.  Clara  autem  intelligens  quod  frater  ille  in 
sicuro  stare  credebat  dixit  illi.  Caue  cane  frater,  quoniam  tu 
credis  stare  in  alto,  sed  caueas  de  descensu,  et  quomodo  de- 
scendes.  Qui  respondit  Faciat  Deus  ascensum  suum,  quo- 
niam non  curo  siue  auferat  siue  donet.  Et   tunc  Qara  ma- 
gnam  supitionem  habuit  contra  eum,  tamen  adhuc   noluit 
indicare.  Nam  ymaginata  est  sicut  postea  retulit  dominabus 
quod  posset  aliqua  anima  tante  humilitatis   existere   quod 
non  turbaretur  si  Deus  auferret    |    sibi  gratias  quas   (  f  50'. 
consueuisset  habere  eo  quod  Dei  benefitij  uideret  et  cogno- 


VITA  DI  SANTA  CHIARA  DA  MONTEFALCO  22  X 

sceret  se  indignam,  Verum  quoniam  dicto  frani  uidebatur 
quod  Gara  sibi  non  crederei  in  predictis  adiunxit.  Or  uide 
Qara  si  homo  aliquis  in  aiiqua  domo  esset  in  qua  domo 
lumen  quoddam  existeret  et  nihil  alium  preter  lumen^  homo 
iile  nil  posset  uidere  aliud  preter  lumen  cum  nil  aliud  esset 
ibi.  Clara  dixit.  Fateor  quod  aliquando  anima  est  sic  Deo  con- 
iuncta  et  eleuata  et  absorta  in  Deum  quod  in  ilio  puncto 
non  uidit  nec  sentit  aliud  nisi  Deum.  Sed  in  hoc  mundo 
non  potest  durare  continue^  quoniam  persone  que  statum 
et  gratiam  istam  habent^  modico  tempore  in  hoc  statu  con- 
sistunt  et  cito  redeunt  ad  se  ipsas.  Et  post  quam  ad  se 
redierunt^  statim  anima  talis  cuiuscumque  persone  timori 
subiacet^  et  debet  etiam  de  se  ipsa  timere.  Et  hijs  dictis  fra- 
ter  predictus  recessit.  Et  post  recessum  illius^  Clara  nerba 
illius  fratris  considerans  et  timens  quod  in  heresim  esset 
lapsus^  dixit  quibusdam  monasteri)  monialibus  que  ibi  tunc 
presentialiter  secum  erant.  Ego  piene  non  possum  cogno- 
scere  an  iste  frater  in  errorem  sit  lapsus,  Ipse  enim  dixit 
aliquando  nerba  bona  et  sancta^  et  interdum  in  suis  locutio- 
nìbus  nerba  alia  interposuit  que  uidentur  suspecta  etiam  de 
iste  spirìtu  maledìcto^  et  post  modum  si  quid  suspectum 
dixerit  recoperit  et  palliat  nerba  sua.  linde  nec  eum 
possum  tenere  infirmo.  (*)  Verum  quoniam  ipsum  suspec- 
tum habeo  uehementer^  quamuis  nondum  piene  possim 
discemere  |  casum  eius^uos  tamen  ut  in  sicuro  possi- (  f.  51. 
tis  exitis  (sic)  existere  ab  eius  locutionibus  abstinete  et  uos 
128.  ab  eo  tamquam  ab  uno  pessimo  homine  custodite.  Q  Et 
post  modum  cum  Clara  infirmata  fuisset  infirmitate  qua  de 
mundo  transiuit^  uenit  predictus  frater  ad  monasterium  a 
suo  superiore  transmissus  ut  Qare  confexionem  audiret.  (')  Et 


(i)  Ab»  posMO  tenere  le  tue  ^enten^e  ferme,  n  legge  nella  versione,  pag.  171. 

(3)  Qui  fra  Clemente  possessore  del  codice,  che  scrupolosamente  avea  notato  nel 
margine  tutte  le  menzioni  che  tì  sono  dei  frati  minori  ai  quali    egli   appartenne  ed  ai 
quali  ritencTa  appartenesse  santa  Chiara,  scrìsse  .*  Nota  hoc  quia  ostendit   ordinem 
b.  dare. 


222  MICHELE  FALOCl  PULIGKAKI 

quamuis  idem  frater  nondum  hereticus  ab  aliquo  diceretur^ 
quoniam  tamen  Clara  contra  eum  ut  dictum  est,  inceperat 
suspicari  in  ipsa  confexione  Clara  predictam  resumpsit  ma- 
teriam  et  ea  que  ipsi  alias  dixerat,  adhuc  denuo  quamuis 
infirmitate  grauata  in  feruore  spiritus  asserebat.  Cui  frater 
dixit.  Clara  ego  fateor  me  credere  ut  tu  credis.  Clara  dixit. 
Ista  est  mea  credulitas  atque  fìdes  quod  quelibet  anima 
que  diu  in  hoc  seculo  cum  corpore  suo  uiuit  Deum  potest 
offendere,  et  offenderet  si  Deus  eam  dimicteret  sibi  ipsi.  Et 
ideo  quanto  maior  est ,  tanto  debet  timere  amplius  et 
cauere  ne  cadat.  Et  post  recessum  fratris  illius,  Clara  retu- 
lit  dominabus  prescripta  et  alia  que  dieta  fuerant  inter  eos, 
quamuis  ipse  domine  plura  nequierint  retìnere. 

129.  In  eadem  infirmitate  Clara  .x.  diebus  quasi  contìnue  mira- 
biles  (uisiones)  habuit  et  sequentibus  ipsos  .x.  plures  de  supra- 
scriptis  visionibus  retroactis  a  domino  sibi  factis  seriose  retulit 
sui  monasteri)  dominabus.  Quod  non  sine  ordinatione  diuina 
creditur  esse  factum,  ne  tante  gratie  facte  a  Deo  uirgini  supra- 
dicte  remanerent  |  occulte  presertim  quoniam  sanitatis  (f.  51.» 
uel  infirmitatum  etiam  aliarum  temporibus  talia  referre  non 
consueuerat  nisi  forte  aliqua  et  illa  rarissimo  et  truncatim 
et  in  accusationem  sue  uilitatis  et  ingratitudinis,  atque  con- 
cludebat,  uel  quando  in  quantum  ad  instructionem  et 
custodiam  dominarum  sui  monasteri)  faciebat.  Ex  quarum 
eleuationum  attitudine  quia  Clare  corpori  naturalem  po- 
tentiam  auferebant,  medici  et  domine  monasteri)  time- 
bant  in  huiusmodi  raptibus  Claram  mori,  cum  alias  for- 
titudo  infirmitatis  illius  et  qualitas  mortalis  non  esset,  imo 
erat  debilitata  infirmitas  et  digesta  ma  (sic)  sicut  medici  asse- 
rebant.  Ad  predictarum  autem  eleuationum  diffugium,  fe- 
cerunt  medici  fieri  quemdam  lectum  portatilem  cum  quo  possit 
Clara  per  monasterium  circumferri.  Et  quando  domine  uo- 
lebant  ponere  eam  super  illum,  Clara  facie  exilarata  dixit: 
lectum  istum  cito  rehabebitis  quia  ego  modico  tempore  hic 

130.  morabor.  Q  Altera  autem  die  eleuata  in  Deum  dominabus 
que  sibi  aderant  dixit.  O  quot  gentes?  eiciatis  eas:  miror  quod 
hic  potestis  morari.  Et  tunc  quedam  domina  interrogauit  eam 


VITA   DI  SANTA   CHIARA   DA  MONTEFALCO  223 

dicens.  Habes  timorem  Clara?  Que  respondit.  Ego  nullum  ti- 
morem  habeo,  quoniam  crucem  domini  Yhi  Xpi  crucifixi  in 
corde  meo  porto.  Et  tunc  lohanna  manu  fecit  crucis  signacu- 
lum  super  eam.  Cui  Clara  dixit.  Soror,  quare  me  signas?  Ego 
exteriori  cruce  non  egeo^  |  quoniam  crucem  domini  mei  (  f.  52. 
Yhu  Xpi  crucifixi  impressam  habeam  cordi  .meo.  Et  hec 
uerba  frequentius  iterauit. 
131.  In  festo  autem  sancti  Laurentij  Clara  exilarata  plurimum 

facie  membra  sua  que  antea  per  plures  dies  mouere  nequi- 
uerat^  cepit  ducere  et  mouere.  Et  in  eleuatione  spiritus, 
sanctorum  societates  sibi  astantes  inspiciens  ac  sui  uoca- 
tionem  ad  paradisum  agnoscens  sicut  ex  eius  sermonibus 
poterat  deprehendi  ait,  Dicite  sancte  Marie  quod  accipiat 
animam  meam.  Et  ad  dominas  conuersa  dixit.  Exultemus 
omnes  in  domino  et  cantemes  Te  Deum  laudamus  quo- 
niam dominus  meus  Yhs  Xpus  ducere  me  uult  secum.  Omnis 
enim  uita  eterna  et  celestis  societas  prò  mea  receptione  se 
parat,  et  ego  totum  mundum  uellem  ad  istas  nuptias  inui- 
tare.  Loquebatur  etiam  uerba  aliqua  quasi  sanctis  persona- 
liter  loqueretur  inter  alia  dicens.  O  fraternitas  ulte  eterne  !  Et 
deinde  ad  dominas  conuersa  ait.  Ego  hic  non  possum  am- 
plius  permanere.  Uos  quid  facitis?  Ecce  uita  eterna  prò  mea 
receptione  paratur  quia  me  uult^  et  sanctus  Franciscus  (')  et 
omnes  sancti  ad  ducendum  me  secum  ueniunt^  quia  dominus 
meus  Yhs  Xpus  me  uult.  Et  posta  liquod  temporis  spatium 
ejusdem  diei  in  spirituali  eleuatione  dicebat.  Video  Dei  iu- 
stitiam  in  omnibus  exerceri  et  uideo  quod  omnia  creata 
sunt  bona^  et  nihil  malum  nisi  unum.  Et  tunc  quedam  de 
dominabus  monasteri]  |  interrogauit  eam  dicens.  Sum  (  f.  52.» 
ego  id  malum  Clara  ?  Clara  autem  illi  domine  non  respondit 
sed  uerba  ista  que  prius  dixerat  in  tanto  resumens  dixit. 
Video  omnia  que  sunt  bona  et  nihil  malum  est  nisi  unum. 


(1)  Qaeste  parole  sono  sottosegnate  nel  codice,  e  io  margine  si  legge.-  Nòta  prò 
ordine  Minorum,  Per  altro  se  il  buon  postillatore  francescano  avesse  letta  la  relazione 
dei  tre  cardinali,  citata  di  sopra,  avrebbe  letto  che  la  Santa  in  fìn  di  vita  diceva  ancora: 
Ecce  domina  mea  cum  virgtnibus,  ecce  Apostoli,  ecce  sanctus  Augustinus  et  omnes 
sancti,  eie.  (  Positio  super  virtutìbus.  Il,  251. 


224  MICHELE  FALOCl  PULIGNANI 

quod  est  peccatum.  Verum  quia  Qara  in  eleuatìone  huiu- 
smodi  ex  membrorum  motibus  pati  uidebatur  doiorem,  lohan- 
na  parare  (iussit)  unguenta  quedam  prò  remedio  dolorìs  yliaci 
quem  Clara  alias  quando  habuerat.  Cui  Clara  dixit.  Tolle 
bta.  An  putas  quod  dolores  de  fianco  meo  sentiam?  Soror 
non  existens  (i)  me  sentire  dolores.  Et  cum  paululum  sic  ste- 
tisset  uertit  se  ad  latus  alterum  et  quasi  demonibus  presen- 
tibus  loqueretur,  audacter  tamen  et  cum  magno  feruore  eos 
increpando  dicebat.  Creatura  maledicta  tuum  dare  uel  tuum 
recipere  ego  nolo.  Et  addebat  dicens.  Dicis  quod  mihi  dare 
iiolebas.  Tolle  te  bine  creatura  maledicta.  V.«  milia  anno- 
rum  sunt  et  amplius  quod  fuisti  maledictus  a  Deo^  et  ego 
te  etiam  maledico:  et  ad  dominas  conuersa  dixit.  Dicebat  quod 
mihi  dare  uolebat:  suum  dare  uel  suum  recipere  ego  nolo. 
Dominabas  autem  que  ibi  aderant  intelligentibus  quod  Qara 
cum  diabulo  contemptebat^  una  ex  eis  quamuis  Clara  cum  secu- 
ritate  maxima  loqueretur^  interrogauit  eam  dicens:  habes  timo- 
rem  Clara?  Que  respondit.  NuUum.  Et  adiunxit:  de  quo  timerem 
ego  cum  habeam  crucem  domini  meiYhuXpi  crucifixi  in- 
tus  in  corde  meo?  Et  tunc  quedam  de  |  dominabus  (  f.  53. 
que  ibi  aderant  uoluit  eam  manu  eleuata  signare.  Cui  Clara 
dixit.  Quare  me  signas?  Num  quid  non  dixi  uobis  quoniam 
ego  crucem  domini  nostri  Yhu  Xpi  habeo  intus  in  corde  meo? 
Et  paulo  post  fecit  dominas  cellam  in  qua  iacebat  exire^ 
lohanna  tamen  cuius  presentia  non  uitabat  etiam  in  quibus- 
cumque  gratijs  quas  sibi  dominus  faciebat  ibidem  remanente 
cum  ea.  Et  cepit  dulci  noce  mediocri  cantare.  Amor  mi 
Yhu  X^.  qui  me  aspicis^  tantum  animam  meam  tuo  aspectu 
purissimo^  actraxisti  quod  amplius  continere  non  potest  quin 
ueuiat  ad  te.  Et  post  modum  ad  lohannam  predictam  que 
in  cella  remanserat  se  conuertens^  faci  e  leta  dixit.  Obuiauit 
anima  mea  dilecto  meo  fidelissimo  Yhu  Xpo  qui  mihi  etiam 
dixit  quod  ueniam  ad  eum.  Ex  cuius  uerbo  anima  mea  est 


(I)  Cosi  nel  coiicc:  la  versione  dice:  non  pensare  (pag.  177.) 


VITA   DI   SANTA   CHIARA   DA   MONTEFALCO  22J 

tantum  refdeta  dulcedine  et  inebriata,  quod  amplius  continere 
non  poteste  quin  uadat  ad  eum.  Et  in'illa  eleuatione  diei 
illius  Qara  plura  alia  denota  et  altissima  nerba  dixit ,  que 
labilis  dominarum  memoria  non  potuit  retinere,  Ea  autem 
que  retenta  sunt^  ego  hec  scrìbens  sic  orìginaliter  conseruaui 
quod  in  eis  ni!  addidi  uel  mutaui. 
132.  Post  dies  autem  aiiquos  quedam  domina  in  Giare  iacentis 
oppositum  posuit  quamdam  crucem.  Quam  cum  Qara  uì^ 
disset  dixit.  Quare  est  ibi  posita  crux  ista?  Et  fuit  per  unam 
dominarum  responsum.  Clara  |  istam  crucem  ibi  (  «.53.* 
posuimus  propter  Xpi  crucifixi  similitudinèm  et  quoniam 
plures  res  optime  (reliquiae?)  sunt  in  ipsa.  Clara  dixit  Soror 
non  opus  per  me  crucem  deferre  quoniam  ego  in  corde 
meo  habeo  crucem  Xpi.  Et  hec  nerba  submissa  uoce  frequen- 
tius  iterauit. 

133*  In  festo  autem  Assumptionis  beate  Marie^  biduo  ante 
suum  obitum  Clara  fecit  ad  se  omnes  dominas  monasteri) 
euocari^  et  eas  in  Dei  seruitium  instruens  et  confortans  inter 
alia  dixit  eis.  Filie  mee  karissime  et  sorores^  ego  omnes  uos 
et  meam  animam  in  morte  Xpi  Dei  crucifixi  commendo^  et 
uos  et  laborem  quem  in  uobis  substinui  domino  reassigno. 
Vos  autem  estote  humiles  obedientes  patientes  et  in  amore 
unite^  et  faciatìs  sic^  quod  Deus  laudetur  in  uobis  et  quod 
non  pereat  opus  quod  dominus  Deus  est  operatus  in  uobis. 
Et  sic  dominabus  ex  instructione  et  inflammatione  prolixa^ 
per  dictis  uerbis  et  pluribus  alijs  ad  deuotionem  accensis^ 
Qara  cum  sermonem  in  femore  spirituali  fecisset^  sacram 
unctionem  quam  antea  petiuerat  deuote  suscepit. 

134.  Altera  autem  die  Clara  in  mentis  eleuatione  dicebat: 
dimictates  me  ire.  Medicus  uero  qui  ad  eam  uisitandam  in- 
trauerat  dixit:  quo  uis  ire  Clara  ?  Que  respondit^  ad  dominum 
meum.  Et  quoniam  medicus  ita  preceperat^  Marina  et  alia  domi- 
na a  cogita  I  tìonibus  huiusmodi  Claram  retrahere  (  f.  54. 
nitebantur  et  ideo  ipsam  si  possent  colloquis  implicare  uole- 
bant.  Clara  autem  ad  lohannam  sibi  secretariam  se  conuer- 
tens.  Quid  dico  ego  lohanna?  Que  respondit.  Clara  mea  dicis 
multum  bene^  iste  tamen  domine  uellent  te  ab  illis  cogita- 

Archivio  Siorko  \U  15. 


226  MICHELE   FALOCl   PUL2GNANI 

tionibus  ad  presens  retrahere  et  post  quam  esses  fortificata 
posses  melius  de  Deo  cogitare.  Clara  autem  cum  quodam 
magno  spìrìtus  feruore  respondit.  Putatis  ne  sicut  cogita- 
tiones  mee?  Non  sunt  cogitationes  mee  soror.  Quod  ideo 
Claram  dixisse  ereditar ,  non  quod  ipsa  non  cogìtaret  in 
Deo  ^  sed  quia  non  solum  cogitationes^  immo  et  ueras 
uisiones  habebat  et  Deum  et  sanctos  ac  glorìam  sibi  para- 
tam  uerissinie  cognoscebat.  Et  paulo  post  Gara  dixit:  proi* 
ciatis  me  et  percutite.  Et  demum  rogauit  dominas  quod 
aliquas  de  horis  canonicis  prò  ipsa  dicerent^  quas  ratione 
infirmitatis  diebus  aliquibus  se  obmississe  dicebat. ,  Quibus 
horis  adhuc  per  dominas  non  completisi  omnium  suorum 
defectum  remissionem  sibi  factam  a  domino  cognouit  et  ce- 
lestem  gloriam  preparatam.  Cuius  immensam  pulcritudinem 
stupendo  considerans  cum  magna  ylaritate   et  spiritus   fer- 

135.  uore  dicebat.  Q  Nimis  est  nimis  est  domine  magna  retrìbutio 
paradisus.  Aduesperascente  iam  die  misit  Clara  prò  fratre  suo 
frate  Francisco  tunc  fratrum  minorum  in  valle  spo  |  (  f.  54.» 
letana  custode  ut  ueniret  ad  eam.  Cui  custos  predictus 
mandauit  si  posset  in  crastinum  expectare.  Clara  respondit. 
Nisi  cras  uenerit  bone  mane  non  oportebit  eum  prò  me  de 
cetero  hic  uenire  ('). 

136.  Mane  uero  diei  sabbati  quo  Clara  de  mundo  transiuit 
suas  sorores  monasteri]  uocauit  et  fecit  se  in  predicto  lecto 
portari  ad  oratorium  cum  magna  alacritate.  Et  cum  domine 
eam  in  oratorio  posuissent  fecit  se  in  alium  locum  eiusdem  ora- 
toris  quem  notanter  designauit  transferri  et  ibi  cum  magna 
corporali  quiete  dormiuit.  Et  in  ilio  eodem  mane^  quedam 
domina  monasteri)  sancte  Illuminate  prope  Spoletum  mo- 
nialis  profexa  ac  in  puntate  uirginitates  et  sanctis  epe- 
rìbus    laudabiliter   antiquata    de   infirmitate   Clare  nuUam 


(1)  Fra  FranccRCO  nella  taa  stessa  deposizione  dice  che  egli  quel  gierno  non  potè 
muoversi  perchè  aspettava  il  ministro  provinciale  nel  convento  di  Spoleto  (  Proc.  131*» 
fol.  340  ). 


VITA   DI  SANTA   CHIARA   DA   MONTEFALCO  227 

habens  notìtiam  uenit  ad  oratoriuni  sui  predicti  mona- 
steri) ut  oraret  .  Cumque  iuxta  cratem  ferream  per 
quam  domine  loci  illius  corpus  X  inspiciunt  et  ecclesiastica 
percipiunt  sacramenta^  uersus  altare  aliquantisper  orasset^ 
uidit  in  esteriori  parte  ipsius  oratori),  ea  scilicet  parte  (ubi) 
per  clericos  celebrantur  diuina  tres  pueros  per  omnia  similes^ 
equales  et  cohetaneos  et  ultra  quod  referri  ualeat  mirabiles 
et  decores,  capilli  eorum  flaui  facies  decolarate  ut  rose,  fa- 
cies manus  et  membra  cetere  omnem  albedinem  omnenque 
pulcrìtudinem  eccedebant.  Vestes  eorum  |  candi-  (  f .  55^ 
dissime  et  auro  conteste  mirabiliter  refulgebant.  Cumque 
predicta  domina  ipsos  pueros  predictos  diligentius  inspexisset 
et  diuinis  reuelationibus  uisitata  eos  non  esse  mortales  homi- 
nes  cognouisset,  uidit  quod  illi  tres  mirabiles  puerì  interdum 
in  unum  solum  puerum  coniucti,  interdum  in  tres  ab  inni-- 
cem  discreti  in  tanta  equalitate  tantaque  similitudine  consi* 
stebant  quod  quilibet  illorum  trium  a  duobus  alijs  personaliter 
separatus  equalis  erat  in  magnitudine  et  in  omnia  simili  illi 
puero  qui  ex  hijs  tribus  pueris  coniuctis  solus  aer  a  (sic)  re- 
sultabat.  Et  ille  puer  qui  ex  tribus  pueris  coniuncti  iunctus 
resultabat  nullum  de  tribus  distructis  excedebat  in  aliquo  séd 
erat  per  omnia  similis  cuilibet  discretorum.  Et  similis  cum 
pueris  memoratis  in  ipsorum  pulcritudine  cogitando  uidit 
predicta  domina  super  altare  ipsius  ecclesie  uel  oratori)  ar- 
borem  quandam  pulcherrimam  depensam  ramis  et  frondibus 
diuersorum  generum  et  uirtutum.  Nam  in  ipsa  et  circa  ar- 
borem  erant  rose  et  lilla  palmarum  et  oliuarum  ramusculi, 
flores  herbe  et  rami  arborum  uirtuosi  et  odoriferi  qui  to- 
tum  altare  ex  sua  contempsitate  replebant.  Et  ecce  angelo- 
rum  exercitus  sub  ipsam  cepit  intrare  ecclesiam  quorum  ordo 
pulcherrimus  binos  et  binos  eos  incedere  protendebat.  Ad 
huiusauctem  uisionis  altitudinem,  predicta  domina  admira- 
ta  de  loco  in  quo  iuxta  cratem  sedebat  surrexit.  Et  uo- 
lens  I  alias  dominas  monasteri)  tanti  boni  fare  participes  (f.  55/ 
uoluit  in  claustrum  exire  ut  eas  ad  uisionis  huius  intuitum 
euocaret»  Et  descendens  gradum  illum  in  quo  sedebat  cir- 
cumque  per  interius  oratorium  incedebat,  sed   nullo  modo 


228  MICHELE  FALOCI  PULIGNANI 

in  claustrum  exire  poterai  nec  dominas  euocare  quin  immo 
ex  altitudine  uisionis  tantum  proueniebat  illi  domine  senti- 
mentum  spirituale  in  anima^  quod  nec  dominas  clamare  po- 
terai et  cum  difficultate  maxima  ac  sui  pondere  ambulabat. 
Et  tunc  unus  de  pueris  X  scilicet  quem  domina  cognouit^ 
uocauit  ex  nomine  dicens^  nil  mutato  addito  uel  remòto. 
Bartolutia  ueni  uide  et  noli  timere  quoniam  nos  sumus  qui 
uadimus  ad  Qaram  de  Monte  Falcone  que  debet  uenire  no- 
biscum^  et  in  corde  suo  reperientur  res  sicut  gemme  mar- 
garite. Et  tunc  ad  Xpi  uocem  predicta  domina  confortata 
ad  cratem  unde  recesserat  redijt  et  uidit  illam  angelorum 
innumerabilem  multitudinem  binario  ordine  adhuc  ecclesiam 
memoratam  intrantem.  Et  post  ipsos  angelos  sanctorum 
confessorum  societas  et  deinde  exercitus  martirum  suis  di- 
stinctis  ordinìbus  successine  et  demum  apostoli  intrauerunt. 
Gognouit  etiam  domina  supradicta  post  comunem  sanctorum 
omnium  uisionem  aliquos  sanctos  specialiter  de  quolibet  ordi- 
num  predictorum.  Intrabant  autem  sancti  predicti  ipsam  excle- 
slam  unus  quisque  in  suo  ordine  et  in  ipso  |  cum  di-(  f.  36. 
uersis  ornatibus  incedebant.  Àliqui  incedebant  religioso  ha- 
bitus ali)  militari  omatu.  Àlij  diaconali^  ali)  sacerdotali  appa* 
ratu  pollebant.  Alij  etiam  pontificali  dignitate  fulgebant.  Et 
sic  sancti  culti  diuersis  apparatibus  processionaliter  ecclesiam 
supradictam  intrabunt.  Repleuerat  autem  ipsam  ecclesiam 
angelorum  et  sanctorum  multitudinis  quedam  supematu- 
raKs  et  mirabilis  plenitudo,  quod  tota  ecclesia  erat  piena. 
Et  ipsam  adhuc  intrabat  continue  sanctorum  innumerabilis 
multitudo^  et  tamen  multitudo  eorum  qui  ecclesiam  ipsam 
totam  plenam  intrauerant^  impedimentum  aliquod  quo  minus 
posset  recipi  adhuc  intrantibus  non  prestabat^  et  multitudo 
intrantium  eos  qui  antea  iam  intrauerant  quominus  spatiose 
existerent  non  artabat.  Postremo  nero  quedam  maxima 
uirginum  multitudo  in  splendore  ac  decore  mirabili  ad  ipsam 
peruenit  ecclesiam  subsequentius.  In  quibus  multitudinis 
medio  beata  uirgo  mater  Dei  incedebat  omnes  santos  et  san- 
ctas  alias  excedens  magnitudine  et  decore.  Que  in  ipsius 
ecclesie  existens  adhuc  limitibus  sanctos  alios  allocuta  dixit. 


VITA  DI  SANTA  CHIARA  DA  MONTEFALCO  22^ 

Eamus  ad  Claram  de  Monte  Falcone  que  debet  uenire  nobis* 
cum.  Et  statini  de  precepto  uirginis  gloriose  audito^  sancii 
et  sancte  predicte  ad  altare  ipsius  ecclesie  accesserunt  et  ra- 
mos  singulos  de  illa  condempsitate  florum  et  arborum  sin- 
guli  assumentes  ordinatim  sicut  uenerant  ab  inde  |  (f.  56/ 
processionaliter  recesserunt  Et  domina  illa  que  predicta  ui- 
debat  cognouit  quod  quilibet  sanctorum  et  sanctarum^  pal- 
mam^  nunum  uel  florem  acceperat  et  portauit  secundum 
proprietatem  uirtutum  quas  habuerat  in  hac  uita.  Ipsa  au« 
tem  Bartolucia  que  uisionem  et  reuelationem  habuerat  su- 
pradictam  praesertim  quoniam  de  Giare  infìrmitate  nullam 
notitiam  ante  habuerat^  tetnpus^  diem  et  horam  uisionis  istius 
signanter  notauit^  et  eodem  die^  circa  uesperas  notitiam  ha- 
buit  quod  Clara  ilio  mane  paulo  post  tempus  uisionis  pre* 
diete  transierat  de  hoc  mundo. 
137.  Et  cum  Clara  fuisset  exitata  a  somno  predicto^  frater 
Franciscus  custos  predictus^  (*)  petijt  a  medico  qui  eam  uisita- 
uerat  monasterium  exeunte  qualiter  Clara  staret.  Qui  in  arte 
phisica  eruditus  respondit.  Credo  eam  liberatam  omnino  et 
nisi  propter  timorem  raptuum  quos  sic  habet  frequentes^  de 
salute  ipsius  nullum  potest  periculum  imminere.  Frater  Franci- 
scus dixit.  Volo  ergo  redire  quoniam  non  opus  (est)^  ut  extimo^ 
me  intrare.  Clara  uero  in  oratorio  memorato  existens^  et  uer- 
bum  fratris  non  corporali  audito  sed  diuina  reuelatione  in- 
telligens  seruitrìci  monasteri)^  que  sibi  aderat^  dixit  Vade  et 
die  fratrì  Francisco  quod  intret^  alias  de  cetero  me  non  ui- 
debit.  Vocatus  frater  Franciscus,  intrauit  cum  fratre  Toma 
monasteri)  capellano^et  Claram  sedentem  super  lectum  cor- 
pore  ereeto  reperiens  dixit.  Clara  |  in  uerìtate  liberata  (f.  57. 
es.  Clara  autem  ipsis  fratrìbus  firma  noce  ac  si  nullam  in- 
firmitatem  haberet,  sapienter  et  disertissime  loquebatur.  Et 
post  modum  ad  fratrum  et  dominarum  instantiam  cibum 
cepit.   Et   sedens   supra    lectum  erecta  colore  pulcherrimo 


(1)  lo  margine  :  Nota  per  totum. 


230  MICHELE  FALOCI  PULIGNANI 

et  facie  exilarata  manebat  sic  quod  uires  corporis  reassum- 
psit  quod  nullam  infirmitatem  habere  et  liberata  penitus  ui- 
debatur.  Propter  quod  fratres  et  domine  circumstantes  leta- 
bantur  dicentes.  In  uerìtate  Clara  liberata  est.  Gara  aliquan- 
tulum  subrisit^  et  ad  predictum  custodem  se  conuertens  alt. 
Istud  monasterium  tibi  spiritualiter  recommendo  et  tu  geras  te 
bene  et  esto  bonus.  Et  incontinenti  sine  aliquo  intermedio  uoca- 
uit  fratrem  Tomam  monasterij  capellannum  presentem  ibidem 
et  dixit  ei.  Ego  culpam  meam  dico  Deo  et  tibi  de  omnibus 
defectibus  quos  contra  Deum  commisi  quamuis  alias  pluries 
et  morose  in  ista  infìrmitate  confessa  fuisset.  Et  ad  dominas  se 
conuertens  dixit.  Vos  faciatis  cum  Deo  quoniam  cum  ego  (sic) 
uado  ad  eum.  Et  hijs  dictis  in  ipso  instanti  Clara  sedens 
erecto  corpore  et  nullam  mutationem  membronim  uel  sen- 
suum  faciens^  emisit  spirìtum  ipsum  cum  tanta  letitia  Deo 
reddens  quod  corpus  in  recessu  anime  ^  nec  in  anxietatem 
substinere  perpendi  potuit  nec  dolorem.  Fuit  enim  mirabilis 
ista  corporis  et  anime  separatio  quod  corpus  non  fecit  tractus 
morientibus  solitos^  non  duxit  fauces  uel  labia^  oculos  non 
reuoluit  non  paluit  ipsius  |  facies,  nec  membra  cor-  (  f.  57/ 
poris  riguerunt,  quin  immo  nec  caput  etiam  ad  partem  aU- 
quam  declinauit  sed  suo  colore  roseo  non  mutato,  oculis 
tantum  mediocriter  eleuatis  absque  omni  doloris  indino  tran- 
smigrauit.  Transiuit  autem  Clara  uirgo  clarissima  ex  huius 
mundi  tenebris  ad  celestis  gloriam  claritatis  anno  domini  M* 
lU*"  VIU^  die  sabbati.  XVI.  Kalendis  septembris  circa  horam 
tertìam  parum  ante  (*). 
138.  Et  in  eadem  die  et  bora  Paula  abbatissa  monasterij  san* 
cti  lohannis  supra  Spoletum  in  suo  existens  monasterìo,  ui« 
dit  quamdam  uirginem  indutam  candidis  uestibus  innume- 
rabilì  sanctorum  multitudine  sociata  per  angelorum  ministe- 


(t)  Qui  in  marinine  si  legge  questa  nota  di  fra  Nicolò  da  Montefalco  antico  posi 
sorc  del  codice:  An.  Uni  M 1308  die  gabbati  XVI  Kl'  septembn'9  mortua  ett beata  Cla- 
ra montis  falchi  j,  orni»  minorum. 


VITA  DI  SANTA   CHIARA   DA   MONTEFALCO  23 1 

rìum  sursum  per  aerea  deferrì  ad  celum.  Cuius  uirginis 
inenarrabilis  pulcrìtudo  tantum  uidentis  domine  actraxit  ani- 
mum^  quod  ad  specialem  cogìtationem  sanctorum  uirginem 
predictam  associantium  sue  mentis  intuitum  non  conuertit. 
Videbat  enim  uirginem  illam  tanta  claritate  fulgere  quod  ipsa 
niue  candidior  maculam  nullam  habens  sic  uidentis  domine 
se  imtuitu  supernaturaliter  exibebat,  quod  dum  inspicieba- 
tur  exterius  interìus  etiam  uidebatur.  Et  dum  a  posteriori 
parte  inspiciebatur  ab  anteriori  etiam  uidebatur.  Sed  ne  pre- 
dieta  Paula  uisionis  istius  aliqualiter  esitaret  et  de  Giare  a- 
scensu  posset  audatius  testimonium  peribere^  duobus  diebus 
sequentibus  |  eamdam  habuit  uisionem.  Et  quamuis  (  f.  58. 
de  infirmitate  Giare  antea  nullam  notitiam  habuisset^  audiuit 
tamen  post  ea  dici  a  gentibus^  quod  Giara  die  sabbati  supra- 
dieta  circa  horam  tertiam  transierat  de  hoc  mundo^  quibus 
die  et  hora  ipsa  Paula  uisionem  habuerat  supradictam.  Et 
Deus  die  tertia  et  in  tertia  uisione  diete  Paule  loquens  in 
anima  dixit:  quod  illa  uirgo  quam  uiderat  erat  Glara^  que 
ad  uitam  eternam  tunc  temporis  sic  gloriosissime  ferebatur. 

139.  Steterat  autem  Giara  usque  ad  horam  nonam  uel  am- 
plìus  tota  erecta  et  uix  post  multa  exsperimenta  facta  per 
medicum  mortua  credebatur.  At  ubi  constitit  post  prolixi 
temporis  interuallum  ex  pallore  et  frigiditate  corporis  ipsam 
esse  defunctam  ,  corpus  ejus  super  lectum  per  dominas  uio- 
lenter  extensum  extitit^  cum  ad  adhuc  nec  caput  eius  ad  par- 
tem  aliquam  declinasset. 

140.  In  ciuitate  Spoleti  Sibilla  uirgo  etate  prouecta^  morum 
grauitate  composita  uiteque  sanctitate  famosa,  dum  in  sua 
domo  orabat,  uidit  diuina  reuelatione  duos  angelos  totidem 
anìmas  domino  presentantes  ac  beatam  Glaram  cum  multis 
alijs  uirginibus  domino  assistentem.  Gonuersus  autem  domi- 
nus^  respexit  alium  de  astantibus  sibi  angelis  qui  statim  at- 
tulit  quamdam  uestem,  qua  fuit  Giara  precepto  domini  mox 
induta«  Vestis  autem  predicta  erat  coloris  aurei  et  quasi 
istoriata  mirifico  opere  et  refulgens  |  ut  stelle  eia-  (  f.  5».» 
rissime,  que  in  firmamento  existunt,  omniumque  uirginum 
aliarum  uestes  pulcritudine  excedcbat.  Sibilla  nero  dcsidcrans 


232  MICHELE  FALOCI  PULIGKANt 

scire  quid  hec  essente  audiuit  dominum  desiderio  responden- 
tem.  He  due  anime  sunt  conuerse  et  saluate  per  Claram,  et 
ideo  ei  super  additur  ista  uestis.  Sibilia  ergo  cum  nihil  de 
dare  obitu  uel  infirmitate  audisset^  diem  uisionis  notauitet 
audiuit  in  crastinum  Clara  de  mundo  transisse^  die  scilìcet 
quo  ipsa  habuerat  uisionem. 

14T.  In  sero  die  dominice  crastine  subsequentis  fìiit  apertum 
cor  Giare  uirginis  (')^  in  quo  thesaurus  crucis  sicut  ipsa  predi- 
xerat^  quamuis  uerba  ipsius  intellecta  non  essente  et  paxionis 
Xpi  cuncta  insigna  erant  reposita  sed  occulta.  Habebat  enim 
hec  uirgo  legis  euangelice  renouatrix  signa  omnia  Xpi  paido* 
nis  in  corde  et  in  loco  fellis  quod  durum  et  arrìdum  do- 
mine corpus  aperiendo  repererant  insigna  Trinitatis.  Nam  in 
corde  predicte  uirginis  erant  in  neruorum  durorum  carnea 
similitudine^  ex  una  parte  crux^  tres  claui^  lancea^  spongia  et 
rundo^  ex  altera  uero  columpna  frusta^  seu  flagellum  cum 
V,  funiculis  et  corona.  In  fellis  autem  loculo  nuUus  liquof 
remanserat^  sed  ibi  erant  tantummodo  tres  lapides  rotundì 
spirici  (sferici?)  per  omnia  similes  coloris  fusci  sicut  credo 
indesignabilis^  et  nuUius  specialis  coloris  mixti^  quodam  modo 
inter  omnes  colores^  qui  lapides  representabant  uerisimiliter 
Trinitatem.    |  (   f.  j^. 

142.  Similitudo  uero  predictorum  insignum  talis  erat.  Cor 
ipsius  uirginis  grossum  quasi  caput  alicuius  puerì  parucchint 
ex  parte  anteriori  sic  erat  pinguedine  cohopertum  quod  nil 
macre  carnis  intrinsece  uidebatur.  Et  in  parte  interiori  con- 
cauum  erat  et  uacuum^  et  quod  habent  corda  aiia^  ullum 
intermedium  carnis  habens^  nisi  quod  in  ipsa  concauitate 
predicta  insigna  continebat.  In  cuius  cordis  aperitione,  unum 
ualde  miraculosum  apparuit  quod^  illa  domina  que  cor  ipsum 
apperuit  nequisset  rasorium  ad  dextram  uel  sinistram  etiam 
per  unius  crossi  turonensis  spissitudinem  deuiare^  aut  prò* 


(I)  In  margine:  De  aperitione  cordis. 


VITA  DI  SANTA  CHIARA   DA   MOKTEFALCO  2$) 

fundius  mietere  quin  aliquod  de  predictìs  insignijs  destra* 
xisset«  (sic) 
143.  Cnix  uero  in  similitudine  tam  facta  pedem  seu  stipi- 
tem  habebat  quasi  similem  pollici  digito  uirili  in  grossitu- 
dine  et  longitudine  muliebri.  Et  crucis  brachia  subtìliora 
predicto  stipite  alicui  mediocri  digito  in  grossitudine  equa« 
bantur.  Et  unum  quodque  ipsorum  habebat  longitudinem 
duorum  digitorum  cor  in  intransuerso.  Pes  autem  et  bra- 
chia supradicta  ea  parte  qua  insimul  iungebantur  et  circa^ 
erant  grossiora  sed  subtiliora  in  extremitatibus  et  inter  ipsa 
crucb  brachia  de  super  in  stipitis  crucis^  oppositum  caro 
equalitatem  brachiorum  transuersalium  excedebat  quasi  ca- 
put domini  morientis  inclinatum  ad  partem  dexteram  desi- 
gnaret.  Sed  ipsa  |  brachia  inter  se  equalitatem  (  f.  50  » 
omnimodam  non  habebant  sed  incipientes  a  stipite  extremi- 
tates  eorum  mediocriter  in  altum  et  dexterum  brachium 
grossius  erat  sinistro.  Sinistrum  uero  subtilius  dextrus  (sic)  et 
longius^  sed  non  multum.  Insuper  ipsa  etiam  crux  a  summo 
usque  ad  pedem  erat  diuisa  per  medium  in  colore^  et  pars 
dextera  erat  rubea  quasi  bruna^  pars  uero  sinistra  ad  colo- 
rem  albedinis  actrabebat.  Et  fratres  hoc  testimonium  periben- 
tes  iUam  partem  dexteram  esse  intelligunt  non  crucem  ipsam^ 
immo  uerius  species  humani  corpuscoli  crucifixi  quae  sub  con- 
iunctione  brachi)  in  latere  quamdam  aperturam  habebat  quasi 
representaret  Xpi  plagam  uulneris  lateralis.  Et  pensatis  omni- 
bus crucis  illius  circumferentijs^  potius  uidebatur  crux  illa 
representare  Xpi  crucifixi  cum  cruce  similitudinem^  quin  tantum 
modo  lignum  crucis*  Et  dominus  Tedericus  de  Urbe  ueteri 
tane  miles  et  paulo  post  ordinem  predicatorum  ingressus  (') 


(1)  Di  questo  Teo4orico  da  Viterbo  si  hanno  alcune  notizie  da  un  antico  necro- 
logio del  CooTento  dei  Domenicani  di  Viterbo,  scritto  fra  il  1330  e  il  1 348  da  fra  Matteo 
Coccia,  e  che  fa  cooanltato  dal  MAMACHI  (  Annalium  Ordini*  Praedica forum,  tom.  I. 
KooMe,  MDCCLVI,  praefatio,  pag  XXXVU,  num.  XI  )  e  teste  dal  eh.  padre  MASETTI 
i  hhmumenta  et  antiquitates  etc,  ord,  Praedicatorum.  Voi.  1.  Romae,  1844 >  pag.  31  ). 
Questo  dotto  religioso  ha  volato  gentilmente  comunicarmi  la  memoria  di  questo  fra 


234  MICHELE   FALOCl   PULIGNANI 

et  dominus  Bartolus  de  Perusio  et  testes  alij  fide  digni  mirati 
dixerunt  se  uidisse  et  cognouisse  in  Illa  cruce  formam  hu- 
mani  corporis  crucifixi  et  etiam  hucnanorum  lineamenta 
membrorum.  Quamuis  domine  monasteri)  de  hoc  non  de- 
posuerint  sic  distincte^  (')  nec  ego  qui  inspexi  plurìes  et  palpaui 
membrorum  minutorum  lineamenta  cogiioui^  sed  tantum  cru- 
cem  et  formam  |  humani  corporis  crucifixi.  Crux  etiam  (  f.  eo. 
ipsa  ceteri  carni  cordis  ipsius  in  aliqua  sui  parte  nuUate- 
nus  iungebatur^  nisi  quod  ex  una  parte  illius  seu  cellule  in 
carne  cordis  stabat  reposita  et  impressa^  ac  si  in  aliqua  cassa 
sibi  consimili  et  conformi  reposita  estitisset.  Que  e  qualitate 
carnis  cordis  et  crucis  ac  si  (sic)  cellule  ac  dispositione  superfi- 
cie! et  soliditate  facilime  poterat  deprehendi  et  ad  oculorum 


Teodorico  esistente  nel  necrologio  citato,  e  che  qui  riferisco.  Sta  a  paff.  61  di  detto  ne* 
crolo4Ìo.  Frater  Teodorieut  de  Zaccarie  Sacerdot,  et  predica tor.  Fuit  nepos  camaiis 
venerabilii  patri*  Dui  Roderici  de  Urbeveteri  tituis  Prenettini  Epi  Cardinali*.  Hic 
gratia  sui  patrui  plurimorum  Qirdinaiium  extitit  Domicelìu*  :  qui  et  uxorem  duxit 
de  nobili  prosapia  de  Civitate  aspectu  venustam,  hoc  est  honoratam.  Qui  tactus  do- 
lore intrinsecus  de  preteriUs,  si  quid  mali  egerat  contra  Dominum,  Jàctus  miiex 
Beate  Marie  virginis,  pluribus  annis  existens  in  domo  paterna  cum  sua  uxore,  et 
nunquam'diem  pretereundo,  in  quo  officium  tam  diurnum  quam  noeturum  diceret 
sollicite,  et  devote  in  breviario  Ordinis,  necnon  omni  die  nostram  Ecclesiam  visita^' 
bat.  Qui  et  perfectiorem  vitam  agere  volens  eonsilium  servavit  Salvatoris  dicen- 
tis:  qui  non  reliquit  patrem,  et  matrem,  et  uxorem,  etfilios  non  potest  meus  esse 
discipulus.  Cujus  eonsilium  tenens  et  preceptum  quam  citius  potuit  executioni  mau" 
davit  Nam  suos  genitos  nondum  provecte  etatis  adultos  seculo  derelinquens,  ac 
suam  coì^ugem  sanctis  exortaiionibus  inducens,  ipsam  reclusit  prò  moniali  in  mo- 
nast^rio  Sancii  Bauli  nostri  Ordinis.  Fecit  etiam,  et  quidem  mentis  quemadmodum 
pietatis  opus  ;  nam  quamdam  juvenculam  nobilem  genere,  sed  omni  modo  divitiis 
destitutam,  et  ea  utroque  parente  orbatam ,  de  bonis  propriis  dotando  pariter  cum 
sua  conjuge  in  supradicto  monasterio  collocavit.  Et  modico  tempore  quo  in  Ordine 
fuit,  et  ante  ingressum  plurimas,  et  largas  elemosinas  pauperibus  erogavit.  In  Do- 
mino  autem  requievit  apud  Viterbium  sub  MCCCXVIII,  et  in  Ordine  vixit  annos  Vii/, 
Da  queste  ultime  pATo\e  si  ha  un  nuovo  argomento  per  escludere,  come  ho  detto 
nella  prefaxione  a  questa  vita  di  santa  Chiara,  che  Berengario  1*  abbia  scrìtta  nel  1310 
come  vogliono  il  Piergili,  il  Waddin^o  ecc.  Fra  Teodorico  infatti  mori  nel  1318,  ed 
essendo  vissuto  nell'ordine  otto  anni,  il  suo  ingresso  sari  accaduto  nel  1311.  Ora, 
quando  Berengario  scriveva,  fra  Teodorico  era  gii  entrato  neir  ordine,  dei  predicatori^ 
dunque  egli  dovea  scrivere  al  più  al  più  nel  1311 ,  mai  nel  1310."  ma  poi  abbiamo  già 
detto  che  scrisse  alcuni  anni  più  tardi. 

(1)  Tuttavia  nel  processo  del  1318  suor  Tomassa  di  M.o  Giacomo  di  MonteCalco 
depose  quod  ex  latefe  dextro  distingui  poterat  et  distinguebatur  quaedam  concauUa* 
sive  foramen  et  modum  plagae  {  fol.  95*  ),  cosa  questa  che  depose  anche  suor  Tomassa 
di  M.o  Angelo  (fol:  213'). 


VITA   DI  SANTA   CHIARA  DA  MONTEFALCO  235 

se  aspectum  manifestissime  apparebat.  Habebat  tamen  crux 
ipsa  in  inferiori  sui  parte  neruiculum  quoddam  subtilissi* 
mum  quasi  filum  per  quem  inferiori  parti  cordìs  tantummodo 
iungebatur.  Creuerat  etiam  crux  ipsa  tantum  in  corde  uir- 
ginis  supradicte  quod  sumitates  crucis  et  transuersalium 
brachiorum  uoltam  superiorem  cellule  cordis  inuaserat  y 
etiam  in  carnem  superiorem  cordis  ipsius  stabant  reposite  et 
cor  ipsum  in  totum  perforatum  extiterat  ab  altero  brachio- 
rum. Pes  crucis  siue  stipes  partim  discoopertus  partim  in 
longum  repositum  infra  carnem  et  concaua  cordis  cellula 
«xistebat. 
144.  Ek  crucis  autem  opposito  stabat  quidam  neruusrotun- 
dus  et  durissimus  quem  ego  ipse  palpaui  stringendo  digitis 
nec  uidebatur  de  facili  posse  flecti  et  ille  neruus  partim  erat 
repositus  infra  carnem  partimque  cordis  concauitate  detemptus^ 
et  erat  unius  comunis  digiti  uirilis  in  |  longitudine  (  f.  60/ 
et  grossitudine  quasi  minus  grosse  penne  anseris  seu  mino- 
ris  digiti  pueriti],  Nerui  autem  illius  summitas  habebat  v. 
neruiculos  diuisos  ab  inuicem  et  nodatos^  non  quod  in 
ipsis  nodi  manualiter  essent  facti^  sed  quia  caro  in  ali* 
quibus  locìs  equalitatem  comunem  neruiculorum  illorum 
subtilium  in  grossitudine  ad  modum  nodi  aliquantulum  ex- 
cedebat  ac  si  nodi  in  alicuius  flagelli  seu  fruste  funiculis  es- 
sent facti.  Ex  quibus  neruis  illa  frustam  (sic)  qua  Xpus  flagel- 
latus  extitit  representare  per  omnia  uidebatur.  Frusta  autem 
huiusmodi  in  sui  parte  inferiori  carnem  habebat  mollem  la- 
tam  et  tenuem  ac  si  caro  illa  representaret  corrigiam  per 
quam  frusta  aliqua  consueuit  appendi.  Funiculi  etiam  fru- 
stre  seu  flagelli  ipsius  in  parte  superiori  cordis  sicut  et 
crucis  summitas  stabant  absconsi  repositi  et  reflexi.  Quorum 
color  brunus  quasi  rubedinem  attingebat^  ac  si  fuissent  per- 
cussionibus  sanguine  rubefacti.  Color  uero  nerui  seu  baculi 
supradicti  quasi  esset  lignum  ad  albedinem  actrahebat.  In 
nulla  autem  sui  parte  frusta  seu  flagellum  predicta  alteri 
carni  cordis  in  aliquo  se  tenebat^  sed  stabat  ipsa  reposita  et 
partim  discooperta  quasi  in  aliqua  cassa  sibì  consimili  sicut 
de  cruce  superius  est  predictum.  |  (   f  61. 


2}6  MICHELE   FALOCI   PULIGKANI 

145.  In  crucem  autem  et  frustam  predictas  sed  propinquius 
ipsi  fruste  quidam  neruus  durissimus  et  equalis  grossitudi* 
nis  minorìs  digiti  puerilis  bruni  colorìs  quasi  ad  nignim 
actraheret  stabat  rectus^  columpnam  iliam  ad  quam  Xpus 
lìgatus  et  flageliatus  extitit  ut  uidebatur  per  omnia  represen- 
tans.  Cuius  infirmitas  (sic)  parti  inferiori  cordis  ipsius  firaiiter 
se  tenebat^  summitas  uero  quasi  esset  ligata  funibus  supe- 
riori carni  ipsius  cellule  iungebatur.  Erat  enim  in  summitate 
columpne  quedam  neruiculorum  subtilium  adunata  conge- 
ries  per  quos  ipsa  columpna  parti  superiori  cellule  iungeba^ 
tur.  In  partibus  autem  intermedijs  columpna  predicta  expe- 
dita  et  libera  existebat^  et  nulli  carni  alteri  iungebatur, 

146.  Ad  pedem  uero  columpne  ipsius  quidam  neruus  subti- 
licr  ad  modum  semicerculi  apparebat  coronam  que  Xpi  ca« 
piti  fuit  imposita  representans.  Nam  circa  se  undique  habe- 
bat  neruiculos  nigros  subtiles  et  breues  sibi  contiguos^  spinas 
ex  sui  dispositione  et  omnibus  circumstantijs  representantes. 
Et  hoc  etiam  nerui  illius  forma  rotunda  et  disposino  osten- 
debat.  Corona  tamen  huiusmodi  non  erat  a  carne  columpne 
separata^  sed  neruus  ille  equalitatem  carnis  alterius  in  spinee 
corone  similitudinem  excedebat.  |  (  f.6i.' 

147.  Ex  parte  uero  crucis  erant  tres  claui  nigri^  carnei  quidem 
ut  creditur^  sed  durissimi^  uolte  seu  testudini  scilicet  carni 
suprastanti  cordis  cellule  sic  appensi^  quod  ipsorum  capita 
rotunda  oblonga  grano  frumenti  aliquantulum  grossiora^  rei 
alieni  non  coniuncta  pendendo  versus  partem  inferiorem  ipsi 
cellule  existebant.  Et  pars  clauorum  subtilior^  scilicet  puncte 
ipsorum ,  quibusdam  fìlis  carneis  subtilissimis  quasi  essent 
fila  huiusmodi  dicti  claui  per  punctas  existebant  appensi:  non 
quod  singuli  claui  fìlis  singulis  sint  uel  essent  appensi^  sed 
unusquisque  clauorum  duobus  £lis  discretis  ab  inuicem^  sibi 
tamen  inuicem  propinquissimis  pendebatur.  Per  clauos  au- 
tem predictos  claui  quibus  Xps  extitit  crucifixus  nobiliter  de- 
signatur.  Nam  et  unus  eorum  clauum  peduum  significans 
erat  et  est  grossior^  et  existens  remotus  ab  alijs  fìlis  longiorì- 
bus  pendebat^  sed  alij  duo  claui  minores  tertio  fìlis  appensi 
breuioribus  sibi  inuicem  uiciniores  existunt.  Ex  quibus  ueri* 


VITA   DI  SAKTA   CHIARA   DA   MONTEFALCO  2}^ 

similiter  creditur  quod  ille  maior  et  remoticr   clauum   pe- 
dum  et  isti  duo  uiciniores  clauos  manuum  representant. 

148.  Et  iuxta  subtusque  fila  clauorum^  quidam  neruus  du- 
rìssimus  et  acutus  ita  |  quod  fiecti  non  poterat  de  (  f.  63 . 
carne  cordis  egredi  uidebatur.  Et  habens  in  puncta  colorem 
nigrìdinis  sicut  ferrum^  per  concauitatis  cordis  medium  quasi 
in  ymum  declinans  transuersaliter  tendebatur.  Ex  cuius  di-* 
spositìone  et  forma  potest  facile  dcprehendi  quod  iancea 
cum  qua  X  extitit  uulneratus  designat. 

149.  Ex  latere  uero  crucis  et  in  parte  inferiori  cordis  ipsius 
erat  quidam  (')  quasi  grossitudinis  unius  calami  pene  amseris^ 
carni  cordis  coniunctus  et  camis  cetere  equalitatem  ad  mo* 
dum  baculi  uel  arundinis  erecti  in  altum  excedens^  et  in 
ipsius  arundinis  summitate  quadam  subtilium  neruiculorum 
quasi  in  forum  (')  congeries  existebat^  spongiam  aliquam  super 
immtssam  arundini  ex  sua  dispositione  et  colore  designans. 
Ex  quibus  cognoscitur  quod  ista  significant  spongiam  et 
anindinem  quibus  Xpus  fuit  portatus  in  cruce. 

150.  In  fellis  autem  loculo  tres  lapides  fuerunt  reperti  quo- 
rum quilibet  grossitudinis  unius  auellane  mediocris  seu  pol- 
licis  mulieris.  Forma  eorum  rotunda  sperica^  color  medius 
inter  obscumim  et  pallidum  qui  colori  alicui  speciali  ut  ex- 
timo  assimilari  non  potest.  Ex  quorum  forma  numero  simi- 
litudine^ et  colore  diuinarum  personarum  Trinitas  ydonee  de- 
signatur^  presertim  quoniam  predicti  lapides  |  tanta  (  f.6s.> 
similitudine  sibi  ad  inuicem  adequantur  quod  uix  aliqua 
differentia  discernitur  inter  eos.  De  quibus  etiam  post  proli- 
xum  studium  medicorum  et  naturalium  talis  sententia  ema- 
nauit^  quod  nullo  modo  potuerant  per  naturam  scd  solum 
hoc  Sciente  diuina  potentia  generarì. 


(t)  In  questo  luogo  manca  certo  la  parola  nervus. 
(2)  ProtMibilineiite  in/ormium. 


238  MICHELE   FALOCl  PULIGNANI 

151.  Predicta  insigna  in  dare  corde  et  corpore  per  dominas 
-ex  proposito  non  fuerunt  quesita^  sed  statim  post  Giare 
transitum  in  mentem  omnium  et  singularum  monasteri)  do- 
minarum  quedam  cum  feruore  maximo  inspiratio  superuenit^ 
ut  corpus  Clare^  per  quod  tot  sancta  opera  erant  facta^  si 
possent  penitus  conseruarent.  Et  ideo  exterìora  extrahere 
uoluenant.  Cor  autem  ejus  in  quo  tot  inspirationes  diuine^ 
tot  sancte  considerationes^  et  proposita  fuerant^  corruptioni 
tradere  noluerunt^  sed  potius  conseruare.  Et  dum  prò  con- 
seruando  ea  corpus  et  cor  predicta  parabant^  sine  suo  pro- 
posito in  corde  paxionis  misterium  in  predictis  insignis  Xpi 
et  post  modum  in  loculo  quo  fel  secundum  naturam  icsse 
debuerat^  predictos  tres  lapides  repererunt  Nam  quamuis  an- 
te cordis  incisionem  loculum  fellis  durum  et  arìdum  a  iecore 
primitus  auqlsissent  quoniam  tamen  Dei  uirtute^  et  quod  ibi 
latebat  misterium  ignorabant^  per  plures  dies  lapides  in  lo- 
culo integro  ex  negligentia  dimiserunt^  donec  post  publicata 
cordis  insigna^  de  medici  Consilio  (')  aperuerunt  loculum  et  la* 
pides  repererunt.  Ipsi  autem  |  lapides  extracta  de  (  f.  63. 
loculo  insimul  se  tenebant^  sed  dum  nino  per  dominas  laua- 
bantur  absque  tamen  omni  uiolentia  ab  inuicem  (  seiuncti 
sunt  ).  xxpj. 

150.  Quidam  ulta  et  ordine  frater  minor  ad  predicandum 
in  Giare  exequis  destinatus^  sermonem  suum  composuit  sicut 
prò  aliis  mortuis  consueuerat  predicare  (').  Et  fundare  propo* 
suit  suum  sermonem  super  hoc  temate:  Mulier  gloriosa  inuenit 
gloriam.  Gum  autem  ad  locutorium  ascedisset  et  secundum  te- 
ma uellet  proponere^  subito  propter  feruorem  aduenientis  sibi 


(1)  Simone  da  Spello  fa  il  medico  che  per  primo  vide  ed  esaminò  queste  pietre 
(Proc.  1318,  fol.  919  ). 

(3)  Laudet  eius  (k,  Clarae  )  in  funere  prò  conclone  celebrava  lacobu»  Gom' 
tiut  Lector  Franciscanut.  Cosi  il  Waddingo  (Annate»  Minorum.  1491,  Dum«  LXVL 
Tom.  XIV,  Romae,ML>CCXXXV,  pag.  533  ).  Come  si  vedrà  in  seguito.  e<ii  era  lettore 
del  luoj(o  di  Bevagna.  Qui  il  solito  annotatore  segnò  in  margine:  Oralor  funerù 
b,  Ctare  frater  Minor, 


VITA    DI   SANTA   CHIARA   DA   MONTEFALCO  239 

spiritus  uehementer  mutatus^  uìres  maximas  ad  eam  laudan- 
das  (sic)  assumpsìt^  et  ut  uitam  eius  et  transitum  aliqualiter 
commendando  referret^  et  predicta  inspiratione  accensusnil 
de  precogitatis  dicere  potuit^  nec  de  beata  Clara  sicut  de 
^js  mortuis  facere  consueuerat  predicare.  Ex  qua  dictus  fra-> 
ter  accensus^  quid  de  beata  Clara  sicut  de  sancta  etiam  uir* 
gine  predìcaret^  nulla  cogitatione  super  hijs  prehabita  in 
-ilio  femore  proposuit:  Que  est  ista  que  ascendit  de  deserto 
delidjs  ai&uens  innixa  super  dilectum  suum  ?  Pro  ternate  au- 
tem  dixit.  Secundum  nomen  ita  et  laus  tua.  Et  tunc  sermo* 
nem  suum  incipiens  predicationem  sicut  de  sancta  etiam  uirgi- 
ne  textuit  et  continue  in  ilio  femore  perdurans  laudes  et  com- 
mendationes  altissimas  quas  numquam  antea  precogitauerat 
in  ista  predicanone  proposuit  et  extitit  prosecutus  audac- 
tius  I  fementius  et  eloquentius  quam  umquam  de  (  f.  63/ 
sancto  aliquo  consueuerit  predicare.  Ad  cuius  nerba  altissima 
religiosi  quam  piures  qui  de  diuersìs  ordinibus  ibi  tunc  ade- 
rant  indignati^  (')  et  presertim  sui  ordinis  supradicti  cepemnt 
centra  eum  alij  inter  caputia  cachinari^  alij  toruis  oculis  intuerì^ 
ali)  ducebant  capita  alij  facies  diuertebant  aliqui  etiam  colloquen- 
tes  ad  inuicem  dicebant  eum  modum  excedere  in  laudan* 
do.  Et  sic  diuersimode  signa  dispicentie  ostendebant.  Quorum 
gestus  tedia  et  dispicentias  dictus  predicator  agnoscens^  quam- 
uis  sibì  illorum  turbatio  alias  displiceret^  non  tamen  ob  hec 
obmictebat  dicere  que  in  laudem  predicte  uirgi'nis  sibi  do- 
minus  ministrabat.  Immo  in  laudes  ipsius  uirginis^  non  ex 
fratrum  audientium  tedio^  sed  in  honorem  Dei  et  uirginis 
supradicte  amplius  animatus^  profundiora  et  altiora  in  eius 
laudibus  predicabat.  Et  ipsam  Claram  modo  stelle^  modo  lune^ 
modo  soli,  modo  uirge   floride,   modo  rebus  alijs  pretiosis 


(t)  Riferì  nel  procesto  del  1318  (  fol.  343)  fra  Francesco  di  Damiano  fratello  della 
Santa 9  che  al  faocre  di  lei,  non  chiamati,  intervennero  da  30  frati,  il  che  fa  stimato 
cosa  prodigiosa ,  ^ v/Vi  quando  venerani  duo  vel  quatuor  /orentet ,  muitt  etiam  re- 
fmtantnr. 


240  MICHELE  FALOCI  PULIGKANI 

assimilans^  laudum  eius  relatione  sue  mentis  desiderium  non 
poterat  satiare.  Ardebat  namque  quidam  femore  maximus 
deuotionìs  in  mente  fratrìs  predicti  quod  omnes  timoris 
species  a  se  abiciens  de  fratrum  gestibus  non  curabat.  Sed 
in  carìtatis  firmitate  fundatus  ueritatem  intrepidus  predi- 
cabat^  I  et  in  spiritualis  unctionis  femore  quem  dicando  (  f  64. 
(predicando  ?)  sentiebat  continue  que  non  precogitauerat  siÙ 
'  dominus  inpremeditate  omnia  in  laudem  predicte  uirginis  mn 
nistrabat.  In  fine  autem  predicationis  impremeditate  conclusiti 
Bonis  et  nostris  precibus  Clara  beata  non  indiget  sed  nos 
qui  eius  auxilio  indigemus  ipsam  suppliciter  deprecemur  ut 
153.  ipsa  prò  nobis  ad  dominum  intercedat.  Q  Post  modum 
autem  cum  ex  predicanone  huiusmodi  et  alijs  plurìbus  lau- 
dibus  per  eumdem  fratrem  in  honore  predicte  uirginis  pre- 
dicatisi in  quibusdam  predicationibus  post  modum  subsecutis 
linguas  suas  detractiones  predicti  et  emuli  acuissent  adeo 
quod  ipsius  fratrìs  conuentuales  sotij  intulissent  ei  plura  nerba 
non  modice  pungitìua  cepit  dictus  frater  in  animo  anxiari 
et  reprehensiones  fratmm  et  nerba  (qiiae)  in  predicationibus 
dixerat  diutius  considerans  Inter  semetipsum  dicebat  Mul- 
tas  fratribus  oblocutiones  et  scandala  multam  contra  me  re- 
prehensionis  materiam  excitaui  et  nescio  utmm  Deo  et  eius 
sancte  uirginis  (sic)  sit  acceptum.  Et  quedam  die  cum  propter 
multa  que  audierat  plus  solito  trìbulatus  recessisset  a  fratri- 
bus quomm  nerba  non  poterat  substinere^  cellam  suam  in- 
gressus  cepit  super  lectum  sedere.  Et  ecce  fratre  predicto 
in  ilio  cogitatu  quasi  aliquantulum  dormitante^  Qara  uirgo 
mirabili  claritate  |  refulgens  cellam  predictam  intra-  (  f.  64.' 
uit  et  in  fratris  dormitantis  oppositum  sedens  cepit  eum 
ylarissima  &cie  intuerì.  Et  allocuta  est  ad  eum  dicens.  In- 
spice  et  die  si  id  quod  de  me  predicasti  tibi  nimium  ui- 
deatur.  Cum  autem  frater  predictus  ad  cogitationem  nerbo- 
rum  huiusmodi  se  uertisset^  subito  de  claritate  illa  uirginis 
memorate  quoddam  aliquid  per  modum  luminis  quasi  es- 
set  scintilla  aliqua  ignis  clarìssima  emanauit  et  animam  fra- 
tris  illius  cum  magna  spirituali  tetigit  unctione.  Ad  cuius 
scintille  tactum  dictus  frater  subito  in  instanti  omnes   pre- 


VITA  DI   SANTA   CHIARA  DA  MONTEFALCO  24 1 

dicationes  et  omnia  que  in  iaudem  predicte  uirginis  dixerat 
uidit  sic  memorìter^  et  sic  clare^  quod  ipsa  uidebat  clarius^ 
intelligebat  iierius^  et  plenius  cognoscebat^  quam  apprehen- 
derìt  aliqua  que  possent  corporalibus  oculis  intuerì.  Et 
tunc  frater  predictus  ad  uirginis  (  verba  ?  )  interrogata 
(sic)  respondens  ait  Vere  est  modicum  quicquid  dixi.  Ga- 
ra autem  cum  delectabili  quodam  risu  subiunxit.  Verum 
est  quod  ea  que  dixisti  fuerunt  modica  et  etiam  in  dicendo 
ea  modum  debitum  non  seruasti.  Non  enim  ea  asserebas 
sicut  asserere  tenebaris.  Dum  autem  dictum  coltoquium  age^ 
batur^  anima  fratris  ipsius  lumine  quod  a  Clara  receperat  il- 
lustrata uidebat  premium  Giare  uirginis  in  altum  coscen- 
dere  et  transcendere  multos  ordines  angelorum.  Sed  quoniam 
eius  premium  cursu  celerrimo  |  ascendebat  et  pre-  (  n  65. 
dicti  fratris  uirtus  et  intelligentia  non  poterat  idem  sequi^  ne- 
quivit  apprehendere  dictus  frater  in  quo  supernorum  spiritum 
ordine  remaneret.  Et  claritate  tam  et  uelocitate  ascensus  ip- 
sius credit  et  intellexit  dictus  frater  in  uisione  predicta  quod 
154.  Clara  ascenderet  ad  suppremum.  Q  Et  post  modum  dictus 
firater  cum  appodiatus  existeret  ad  ceruical^  Clara  super  cer- 
uical  predictum  se  posuit  ad  sedendum^  et  inter  coUum  fra- 
tris,  qui  leuitur  obdormierat,  et  ceruical  manum  suam  et 
brachium  interponens,  cum  manu  altera  percussit  fratrem 
dulciter  et  leuiter  in  superiori  maxilla  dicens.  Inspice  modo 
et  uide  si  sum  pulcra.  Frater  autem  predictus  quoniam  in 
multitudine  delectationis  absortus  loqui  non  poterat,  intra 
se  tamen  non  per  uocem  exprimendo  dicebat.  Mirabilis  pul- 
crìtudinis  es  sancta  uirgo.  Et  eleuans  caput  suum,  Claram 
inspicere  et  uidere  si  posset  corporalibus  oculis  nitebatur. 
Tanta  uero  fulgoris  habundantia  tantaque  clarìtas  de  Clara 
uirgine  emicabat,  quod  ipsius  fratris  oculi  corporales  ipsam 
non  poterat  (sic)  substinere,  immo  illius  luminis  reuerberati 
fulgore  stupebant,  et  repercussi  naturalem  uidendi  potentiam 
amictebat  (sic).  Clara  uero  eumdem  fratrem  iterato  leuiter  ut 
antea  fecerat  in  maxilla  percussit  dicens.  Respice  me  et  re- 
spondas  si  sum  pulcra.  Ad  cuius  uocem  dictus  frater  cor- 
pcK-aliter    |    confortatus  respondit  uerbum  illud  quod  (  f.  65.' 

Archivio  Storico  II.  i6. 


242  MICHELE  FALOCI  PULIGKAKI 

prò  themate  suae  predicationb  antea  assumpserat  et  ore 
loquendo  dixit.  Tota  pulcra  es  amica  mea  et  macula  non  est 
in  te»  Et  tunc  frater  predictus  cepit  in  animo  cogitare  cui 
rei  color  ipsius  uirginis  assimilari  ualeret.  Et  cum  omnia  in 
comparatione  illius  pulcritudinis .  et  splendorìs  deficere  uide* 
rentur^  occurrit  sibi  consideratio  coloris  celi  in  occidentali 
parte  post  solis  occasum  sereno  tempore  et  nulla  interposi* 
tione  nubium  obfuscato.  Et  isti  colorì  fulgorem  Giare  qui 
continue  durabat  assimUans  colorem  alium  qui  interdum  mu- 
tationem  uidebatur  recipere^  colorì  aurì  purìssimi  et  fiilgentis 
congrue  similabat.  Interim  autem  dum  dictus  frater  talia 
cogitabat^  Qara  eum  tertìo  repercussit  interrogans  an  pul- 
cra sicut  predicauerat  uideretur.  Et  manum  supra  maxillam 
fratris  ipsius  quam  dulci  tactu  percusserat^  firma  quadam 
appositione  tenens^  diutius  securitatem  maximam  eius  anime 
influebat.  Et  tunc  firater  predictus  eandem  auctorìtatem  in 
tanto  resumens  dixit.  Tota  pulcra  es  et  cetera.  In  tactu  nero 
manus  predicte  uirginis  idem  frater  delectatìonem  quamdam 
indicibilem  sensit  emanantem  ab  ea^  ita  quod  anima  dicti  fra- 
tris  et  corpus  ac  cuncte  partes  ipsius  corporis  replete  fiierunt 
consolatione  et  delecta(tione)  mirabili^  et  que  referrì  non  pos- 
set  nisi  hoc  |  tantum^  quod  etiam  pedis  articulis  (sk)  et  (  f.  66. 
cetera  corporis  membra  que  de  sui  natura  et  modo  nullas 
uel  modicas  consueuerunt  in  se  consolationes  recipere  uel  sen- 
tire^ tunc  supernaturaliter  sic  de  consolationis  illius  habundan- 
tia  delectationis  plenitudinem  auriebant^  sicut  lingua  uel  ocu- 
lus  aut  membra  aliqua  que  de  sui  natura  consolationem  et 
delectationes  consueuerunt  recipere  et  sentire.  Omnes  etiam 
sensus  et  uirtutes  corporalium  sensuum  suas  delectationes 
et  consolationes  proprias  sentiebant  Et  tunc  frater  predictus 
ex  tanta  consolatione  et  familiarìtate  Giare  uirginis  securìta* 
tem  et  robur  accipiens^  cepit  ipsam  diligentius  intueri.  Et  in 
aspectu  cognouit  quod  ipsa  Giara  in  quacumque  sui  parte 
contra  quamcumque  modica  uideretur^  tota  integraliter  uide- 
batur. Erat  autem  sic  transparens  et  clara  quod  dum  inspi- 
ciebatur  exterìus  et  ab  una  parte ,  intrinsecus  etiam  ex  parte 
altera  uidebatur.  Vestimentis  autem  aliis  non  uidebatur  in- 


VITA  DI  SANTA   CHIARA  DA  MONTEFALCO  243 

duta^  sed  erat  tantum  induta  clarìtate  illius  luminis  et  splen* 
doris.  Et  cum  Clara  ibi  diutius  sic  stetisset^  fratri  supradicto 
iniuncxit  ut  istam  uisionem  cuidam  fratri  tunc  guardiano  loci 
fratrum  minorum  de  Monte  Falcone  quem  dixit,  sicut  ^rat 
sibi  contrarìum  diceret  et  referret 
155.  Uir  quidam  de  Monte  Falcone  infirmitatem  quamdam  gra- 
uissimam  patie  |  batur  tunc  temporis^  quam  per  an-  (  f.  66.' 
nos  XIIU  erat  passus  et  etiam  tempore  ampliori^  habebat 
enim  in  parte  sinistra  a  summitate  cosse  et  infra ,  scilicet 
a  iunctura  intra  crus  typiam  atque  pedem  dolorem  fortissi- 
mum^  et  infirmitatem  incurabilem  iuditio  medicorum^  ita 
quod  nec  habebat  potentiam  ordinatam.  Quando  enim 
ibat  pedem  sinistrum  transferre  non  poterat^  sed  trahe- 
bat  predìcte  cossam  et  tybiam  supradictos  (sic)  et  longitudo 
cruris  et  tybie  patientis  illius  erat  per  spatium  duorum  digi- 
torum  et  amplius  breuiata.  Paucis  autem  diebus  post  transi- 
tum  beate  Giare  uirginis  supradicte  elapsis^  audiens  die  qua- 
dam  dictus  infirmus  quod  crux  et  alia  passionis  Xpi  insignia 
in  corde  Clara  sancte  reperte  fìierant  et  apud  eius  mona- 
sterium  debebant  ostendi^  ad  que  etiam  uidenda  potestas  et 
offitiales  et  populus  Montis  Falconis  unanimiter  coniluebant 
('),  cepit  cuncta  despicer^  et  quasi  prò  nihilo  reputare  et  iter 
arrìpuit  ut  cames  emeret  ad  macellum.  Cumque  paululum 
ambulasset  tactus  in  corde  diuinitus^  doluìt  eo  quod  Dei  uir- 


(i)  Questa  ▼isiti  solenne  dd  podestà  e  del  popolo  di  Montefalco  al  monastero 
della  Santa  per  vederne  il  cuore,  accadde  il  ss  Agosto,  e  ne  abbiamo  il  documento  an* 
tentìco,  che  qui  riportiamo  sebbene  già  noto.  Lo  togliamo  dal  processo  del  iSfis  (Sum- 
marium  uovum.  num.  V.  pag.  51-54  ),  ove  si  dice  ancora  (  Memoriale  super  dubto 
an  et  de  quihuM  miracults  etc.  pag.  84-86)  che  fu  trovato  nell* Archivio  della  S.  C.  dei 
Riti  in  un  foglio  di  pergamena  che  1  paleografi  (  Summarium  novum^  pag.  i  )  giudica- 
rono della  prima  metà  del  secolo  XIV.  EÒrone  la  copia: 

In  nomine  domini  Amen.  Anno  domini  millesimo  treoenteximo  octavo,  indictione 
iota,  tempore  domini  Clementls  Pape  Quinti,  die  vicezimo  secnado  mensis  Augusti» 


244  MICHELE  FALOCl  PULIGKANI 

tutem  et  sanctitatem  predicte  uirginis  contempsisset^  retroces* 
8Ìt  et  iuit  ad  monasterìum  predicta  insigna  cum  alijs  gen- 
tibus  inspectiuiis.  Sed  quoniam  predicte  infirmitatìs  dolorìbus 
impeditus  simul  cum  alijs  illuc  eumtibus  non  poterat  am« 
bulare  alios  tamen  |  tantum  euntes  claudicando  si  (  f.  67. 
poterat  sequebatur.  Cum  autem  cnix  in  corde  uirginis  su- 
pradicte  reperta  per  quemdam  fratrem  minorem  publice 


Hec  est  forma  cniasdam  iaramenti  corponliter  prestiti  conin  dopno  Bordono  presbì- 
tero et  retore  Ecclesie  unte  Marie  de  turrì  de  Montelalco  spoletane  Dioc.  Vicario  in 
dicto  castro  et  districta  Yen.  patria  Domini  Petri  Eletti  Spoletaoi  et  Chlero  Montis£alco 
et  nobili  Tiro  Angelo  Gentile  domini  Ugolini  de  Gilibertis  de  Spoleto  potestate  Montis 
Falco,  eiosque  officialitma  et  priore  et  officio  quactaor  et  notar  populi  diete  terre»  frate 
Francisco  Custode  Vallis  Spoletane  ordinis  minorum,  et  aliis  plurìbus  religiosis  et  bo- 
nestis  et  discreptis  viris,  et  maltioe  (  multitudine  )  copiosa  hominam  et  malierum  de 
de  dieta  terra,  et  etiam  alionde  congratis  <  congregatia  )  in  Ecclesia  Monasterii  Sancte 
Crncis  de  Montefalco,  et  extra  ipsam  Ecclesiam  in  Qaustro  et  yia,  cum  Ecclesia  non 
esset  cspsx  tantamm  gentium  que  occnrrerant  de  diTersts  partibas  et  locis  propter  reve- 
rentiam  Oey  omnipotentis»  lesa  Christi,  et  gloriose  Virginis  Marie  dus  Matrts,  et  Ec- 
clesie Sancte  Crucis,  et  propter  reverentiam  et  honorem  et  devotionem  Beate  Giare 
Virginis  Deo  dedicate,  nane  in  dicto  loco  migrantia  ad  Dominam»  in  qao  loco,  et  qoi- 
bos  gentibns  miracola  et  beneficia  Salvatoris  nostri  lesa  Christi  obstensa  fuemnt  in- 
veta  (  inventa  )  in  corpore  et  corde  beate  Tlrglnis  Giare,  et  paUice  ipsi  popolo  ob- 
stensa. Sdlicet  cor  ipsius  Beate  Qare,  in  qao  corde  inventa  foit  qncdam  crnx  de  carne 
ad  modum  Theo,  in  latere  dextro  dicti  cordis  in  qaodam  loco  depresso  in  ipsa  carne 
ad  modum  diete  Crucis,  nec  infiza  erat  cum  ipsa  carne  cordis,  set  separata  per  se  sta- 
batf  nisi  quod  in  pede  diete  crucis  erat  quidam  filos  carnius  satis  ezilis,  qui  ex  ima 
parte  conganctus  (conjunctus)  erat  cum  pede  diete  crucis,  et  ex  alia  parte  natus  ti- 
debatur  in  ipso  corde  et  ipsa  cruce.  Ex  latere  ipsius  erat  quodam  foramen  parvuncu- 
lum  ad  modum  percussionis  lande.  Ex  parte  vero  sinistra  prefitti  cordis  erat  quedam 
fasta  de  carne  lùtbens  in  sumitate  quinque  nenranculos,  que  in  nullo  congancta  erat 
enm  ipso  corde.  In  ipso  etiam  corde  ex  interiori  parte  breviter  continebatur  totnm  mi- 
sterinm  Passionis,  sdlicet  lancia  et  davi,  omnia  de  carne  dicto  cordi  continebantnr.  In 
felle  ipsins  Giare  inventi  foeront  tres  lapides  crossi  ad  modum  avellane ,  non  nlmia 
crossa  rotondi,  ex  ima  parte  erant  plani,  eiosdem  croasitodinis  et  coloris  sìne  alìqaa 
homiditate.  Qniboa  omnibos  coram  dictis  gentibos  et  popolo  obstensia  aoUepniter  et 
rcverentcr  visis,  soror  Johanna  Abbatissa  dicti  Monasterii,  et  alia  sororcs  dicti  Maw^ 
steri!,  sdlicet  aoror  Marina,  soror  Thomassa,  soror  Lucia,  soror  Agnes,  soror  Francar 
aha,  soror  Katartna,  soror  Margarita,  soror  Allominata,  aoror  Christina,  soror  Jsaya, 
soror  Constantia,  soror  Francescha,  soror  Angeloccia,  soror  Massiola,  soror  Jacovoda, 
et  soror  Alena  Monialea  prefati  Monasterii  ad  certitodinem  populi  predici!  et  gentium 
illuc  oocorentiom  et  fidem  tantorum  miracolorom  ob  devotionem  Dd ,  et  Beate  Marie 
et  Beate  Giare  Virginia  predicte,  que  naper  ad  Dominom  migraverat,  corporaliter  tacto 
Ubro,  poblioe  ad  Sanctt  Dd  ETtogelii  iunTcmiit  iti  foiaac  at  aapeiios  cat  Damtnm 


VITA  DI  SANTA  CHIARA  DA  MOKTEFALCO  245 

populo  monstrabatur  (')  sensit  dictus  infirmus  motum  quem* 
dam  deuotionis  in  anima^  iet  feruore  spirituali  accensus  dixit 
Sancta  Clara  benedicta  rogo  te  per  ista  seruitia  que  Dee 


adìcicntes  et  decUrantes  cansain  eoram  motns,  qnare  ause  fuenint  dictum  cor  sdodere 
et  prò  talibos  rìmarì,  diceotes  primo  Dei  voluntatem  fuisse,  secaodarìo  quia  dum  dieta 
beata  Clara  iaceret  infirma  prope  transitum  saum,  aliquando  ereta  spirita  in  tanta  ala- 
criute  et  iocunditate  existebat  ut  facies  dus  resplenderet  mirabiliter ,  dicendo ,  or 
(  lege  oh  )  ducatis  me  ad  locum  diutius  dessideratum,  et  dolcissime  canebat ,  et  verba 
alta  et  profnndissima  loquebatur.  Aliquando  cum  demonibas  videbatur  esse  in  conflictn, 
dicendo,  ite  maledicti,  quia  ego  nolo  vestrum  accipere»  nec  de  meo  vobis  aliquid  dare, 
nec  hic  habetis  quicquam  facere ,  quia  Dominus  Jesus  Christus  maledixit  vos  jam  sunt 
quinquemilia  anni  et  plus,  et  ego  vos  maledico  adeo,  et  a  me  ite  viam  yestram  et  rece- 
di te.  Et  cum  hec  diceret  ut  eias  sorores  audierunt»  sorores  dicti  Manosterii  celariter 
Tenernnt  ad  eam ,  quarum  una  dixit  ei ,  Clara  times  tu  ?  et  illa  respondit ,  non  timeo , 
nec  reoolo  qnod  adhuc  timuerim,  et  Illa  soror  que  quesierat  extendit  manum  versus  eam 
volens  eam  signare  signaculo  Cruds,  et  Beata  Clara  Virgo  dixit  ei,  quid  vis  £icere?  et 
illa  respondit,  volo  te  signare  Cruce,  et  Beata  Clara  respondit,  non  cxpedit,  quia  Cru- 
ccm  Domini  Nostri  Jean  Chrìsti  inflxam  habeo  cordi  meo.  Et  propter  hec  et  alia  qne 
ab  ea  andierant  mote  sunt  ad  rimandum  et  videndum  cor  ipsius  et  viscera,  dicentes  in- 
tro  se,  ipsa  beata  Clara  defuncta  talia  nobis  dixit,  nec  unquam  ab  ea  andìvimus  qnod 
esset  mcndadum  vel  vsnum ,  unde  rimemur  et  videamus  prò  predictis  que  nobis  dixit. 
Et  hec  omnia  et  singula  iuraverunt,  ad  sancta  Dey  Evangelia  ita  fuisse  et  esse  vera  ut 
superius  sunt  narrata.  Ad  hec  Ma^^ister  Symon  de  Spello  medicus  fissdce  (sic)  qui  cu- 
ravcrat  in  sua  infirmitate  dictam  Beatam  Qaram  Virginem,  presens  existens,  tacto  libro 
corporaliter ,  coram  omnibus  predictis  ad  Sancta  Dey  Evangelia  iuravit,  se  statim  post 
ciasuram  (sic)  dicti  cordis  ad  fenestram  gratis  ferree  dicti  Manosterii  sancte  Crucis  de 
recente  vidisse  omnia  et  singula  supradicta,  prout  demonstrata  et  narrata  sibi  fuerunt 
per  dominas  predictas. 

Actum  in  Ecclesia  Sancte  Crucis  de  Montefalco  inxta  gratem  ferream  Monasteri! 
■ancte  Crucis  prefate  presenti  bus  Domino  Gentile  Domini  Ugolini  de  Giiibertis  de  Spoleto 
potestate  Communis  Montisfalco,  domino  Angelo  Gentilis  de  Monteleone  eius  indice  et 
dicti  communis  magistro  Ciappo  Spoletoni  de  Spoleto  eius  Notano,  Puccuro  Palmaroni 
de  Montefalco  priore  populi  diete  terre,  magistro  Joacùe  de  Spello  Notarlo  dicti  populi 
Castri  prefati,  Matheo  Lancsocti,  Paulicto  Marconi,  Cripsuro  Benetendi,  et  Leonardo 
Patri  de  Montefalco,  qnactuor  qui  presunt  populo  diete  terre,  Nardo  Siccapopuli,  Gn- 
rarducdo  domini  Musey,  Juliano  Pauli,  Petro  Andree,  et  Petrudo  Symonis  Andree  de 
Spoleto ,  fratre  Francisco  Custode  Ordinis  Minorum  Custodie  Valli»  Spoletane ,  eiusd. 
Ordittis,  fratre  Andrea  Fingiaoni,  fratre  Jacobo  Magistri  Gontii  lectore  loci  Meanee,  et 
fratre  Joanne  Minudo  Pulcini  de  Mevanea  de  Ordine  Minorum,  domino  Periohanne  do- 
mini Raynerii  milite,  domino  Egidio  Viviani,  domini  Jacobi,  domino  Munualdo  Jacob!, 
et  domino  Andrea  Raynerii  iudidbus,  domino  Thoma  Angeli .  frate  Jacobucio ,  domini 
Jacobi,  dopno  Pantulo  Scorne,  dopno  Nicola  Andree,  dopno  Petro  Raynl,  et  dopno  Ray- 
nucdo  Johaiinauri  presbiteris  domino  Joanne  Canonico  Spoletano,  Leonardudo  domini 
Goilli,  Pudo  domini  Jacobi,  Magistro  Jacobo  Hngolini,  et  Petrucio  Pucxuri  de  Monte- 
falcone,  et  plurìbus  aliis  testibus  ad  hoc  vocatis  et  rogatis 

(Siffnum).  Ego  Angelus  Joannilli  de  Montefalco  imperlali  auctoritate  notarius,  et 
index  ordinarìns  prefittis  iuramentis  interfui,  et  ut  saprà  legitur,  rogatus  scribere,  scripsi 
et  pablicavi. 

(1)  Il  solito  vecchio  annotatore  in  margine  scrisse:  Intigna  patsionit  reperta  in 
corde  b,  dare  a  fratrt  minore  populo  ottenduntur. 


^4^  MICHELE  PALOa  PULIGKAKl 

feàsó,  ut  me  liberes  ab  infirmitate  quam  passus  sum  ita 
dire.  Et  in  sua  oratione  adiecit  quod  si  liberaretur  a  pre- 
dieta  infirmitate  ocream  ceream  longitudinis  suorum  crurìs 
tybie  ac  pedis  in  honore  prediate  uifginis  ad  eius  mona- 
sterium  deportaret  Qua  oratione  completa  incontanenti  an- 
tequam  inde  recederet  quidam  sudor  maximus  emanauitde 
infirmis  crure  et  tybia  in  ocream  quam  calciatam  portabat^ 
et  dum  inde  recederet  homo  ille^  quamuis  adhuc  non  esset 
a  predicta  infirmitate  plenarie  liberatus^  sensit  tamen  quod 
dolor  eius  erat  aliqualiter  diminutus^  et  pes  crux  (sic)  et  tybia 
supradicti  erant  quasi  totaliter  consopiti.  Nocte  nero  diei  illius 
dictus  infirmus  in  domo  sua  decumbans  uidit  in  sompnis 
quod  in  monasterio  sancte  Giare  predicte^  quod  uocatur  mo- 
nasterium  sancte  crucis^  quidam  fons  amenus  et  pulcerrimus 
emanabat^  ad  cuius  pulcrìtudinem  et  ut  de  aqua  ipsius  bi- 
berent^  innumerabiles  populi  confiuebant.  Non  tamen  uenien- 
tes  de  fonte  ilio  |  bibere  poterant^  sed  biberant  ali-  (  r.  67.' 
qui  Inter  quos  semetipsum  uidebat^  et  se  de  aqua  fonds  illius 
bibere  cognoscebat.  Et  post  paucos  alios  dies^  cum  fuisset 
in  dicto  monasterio  de  sanctitate  Qare  et  de  predictis  insi- 
gniis  predicatum^  nocte  diei  illius  uidit  in  sompnis  dictus  in- 
firmus totam  domum  suam  in  qua  iacebat  mirabiliter  illu- 
stratam  et  clarìorem  sole  reuerberante  in  meridie  posset  esse 
(sic).  Et  simul  cum  ista  claritate^  uenit  ad  eum  uirgo  Qara, 
clarior  sole  et  qualibet  clarìtate^  que  iacenti  infirmo  appropians 
sue  manus  tactu  dulcissimo  totam  infirmitatem  eo  sentienti 
abstulit  ab  eo.  Et  ipsi  infirmo  uidebatur  quod  sancta  Clara 
sic  eius  infirmitatem  auferret  sicut  aufertur  corium  ab  an- 
guilla. Et  tunc  Clara  recedens^  eum  piene  liberatum  dimisit. 
Ipse  nero  liberatum  se  sentiens  fortiter  et  alta  noce  de  sua 
loquens  infirmitate^  clamauit  dicens.  Portas  ne  eam  tecum^ 
portas  eum  tecum?  (sic)  et  adiunxit.  Verum  est  quod  portat 
eam?  Quidam  autem  conuicinus  ipsius^  audiens  dictum  in- 
firmum  sic  clamantem^  increpauit  eum  dicens.  Miser^  quid 
clamas  ?  Sunt  ne  fures  qui  portent  tua  quod  eis  dicas  quod 
portant  ?  Ad  uocem  autem  ipsius  dictus  eger  euigilatus  ui- 
dit domum  suam  adhuc  clarìtate  predicta  mirabiliter  |  {ics. 


VITA  DI  SANTA  CHURA  DA  MONTEFALCO  247 

illustratami  et  se  sensit  sic  plenarie  liberatum^  ut  nec  dolor 
aliquis  nec  infirmitatis  cuiusquam  indida  remansissent  in  eo^ 
ymmo  rehabebat  perfecte  potenriam  ambulandi  et  breuitas 
cruris  ac  tybie  predictarum  ad  magnitudìnem  et  equalitatem 
partis  alterìus  beate  Giare  uirginis  mlraculosa  operatione  red- 
dita  (erat).  Et  hoc  miraculum  constat  notorie  esse  uerum^ 
quoniam  infinnitas  prefatì  egri  erat  et  fuerat  per  annos  XIIU 
et  amplius  omnibus  hominibus  de  contrata  illa  notorie  ma- 
nifesta^ et  nulla  infirmitatis  predicte  indicia  in  eo  post  mira- 
culum remanserunt  Eidem  etiam  egro  quando  interdum 
uolebat  peccato  alicui  consentire^  antequam  caderet,  Qara 
uirgo  in  sonpnis  apparuit  et  ne  peccato  fiendo  consentirei 
precépit^  et  alijs  modis  pluries  ne  in  peccatum  caderet^  sicut 
ipse  asseruit^  custodiuit. 
156.  Die  illa  qua  predicta  insignia  populo  monstrata  fìierunt^ 
quidam  uir  arte  sua  lateres  ad  conquendum  disponebat  in 
filmo.  Et  uidens  suam  uxorem  uenire^  dixit  ei:  unde  uenis? 
Que  respondit.  Ego  uenio  de  sancta  Clara  ^  quoniam  crux 
et  firusta  sunt  in  ejus  corde  reperta^  et  modo  omnibus  sunt 
ostensa^  multaque  miracula  fiunt  ibi.  Vir  uero  predictus  ce- 
pit  ridere  ut  cachinari  de  uerbis  uxoris  et  detrahere  ac 
uerba  pare  (  sicy  suae  ?  )  uxoris  uerbo  fatua  increpare. 
Viro  autem  taliter  detrahente  quidam  de  lateribus  quos 
in  furno  |  posuerat  saltauit  subito  et  in  brachio  (f.  68.' 
eum  magna  ictu  percussit.  Ex  qua  percussione  magnum  do- 
lorem  sensit  et  dolor  ille  continue  grauabatur.  Et  in  sero 
diei  illius  cum  iam  dolor  nimium  excreuisset^  reuersus  est 
uir  predictus  ad  conscentiam  et  congnouit  quod  ista  per- 
cussio  miraculosa  extiterat^  ex  eo  quod  detraxerat  sancte 
Qare.  Quod  ea  ratione  cognouit^  quoniam  nondum  in  fur- 
no ignis  fuisset  accensus^  later  crudus  saltare  nequiuerat  nec 
tantum  ictum  et  dolorem  inferre  etiamsi  coctus  et  multo 
maioris  quantitatis  fuisset.  Cognoscens  ergo  quod  malefecerat^ 
recommendauit  se  uirgini  sancte  Clare^  et  uouit  eius  uisitare 
sepulcrum^  credens  prò  certo  ea  que  de  ipsa  audiuerat  esse 
uera.  Et  ecce  statim  subito  sensit  uir  predictus^  quod  eius 
brachium  in  loco  dolorìs  sancta  Clara  tetigit  manu  sua^  et 


248  MICHELE  FALOCl  PULIGMAKI 

.  in  tactu  totum  dolorem  abstulit  et  lesuram.  Et  sic  uir  pre- 
dictus  statini  fuit  plenarie  liberatus. 

157.  Et  dum  predìcta  insigna  in  corpore  Qare  reperta  po- 
pulo  monstrabantur^  quedam  domina  piena  diebus  et  in  san- 
ctis  operationibus  laudabiliter  antiquata  Beatrìx  nomine^  si- 
mul  cum  alio  populo  erat  in  monasterìo  memorato^  et  recta 
existens  in  suis  pedibus  uidit  quamdam  societatem  innume- 
rabilem  angelorum  sanctorum  parìter  et  sanctanim.  Erant 
autem  induti  diuersis  modis  et  |  colorìbus  uestium  (  r.  69. 
et  inter  eos  beata  Qara  predicto  decore  fulgens  inenarabUi 
existebat.  Et  uestes  eius  erant  colorìs  rubei  que  tantam  de- 
corìs  pereminentiam  ostendebant  quod  in  toto  ilio  celi  exer- 
cim  non  apparebant  nisi  duo  sancti  alij  qui  essent  cum  Qara 
sic  decoris  uestibus  conuestiti.  Et  ex  aspectu  uirginis  domina 
Beatrìx  predicta  quasi  in  quodam  raptu  femore  accensa  se 
continere   non  poterat  sed  clamabat  dicens.   Sancta  Clara^ 

138.  sancta  Clara.  G  Alia  etiam  uice  eidem  domine  Beatrici  in 
domo  propria  existenti  Clara  uirgo  cum  clarìtate  mirabili 
apparuit  et  audiente  predicta  domina  Beatrice  ipsi  beata 
Clara  (')  quic  quid  uis^  quoniam  quic  quid  petieris  optinebis. 

159.  Q  Alia  etiam  die  cum  tertio  sibi  apparuisset  in  sue  appa- 
ritionis  discessu  Clara  crucem  quamdam  pulcerimam  in  co- 
spectu  domine  Beatricis  reliquit^  ad  cuius  crucis  intuitum 
dieta  domina  se  signauit,  et  ipsam  crucem  sic  uidebat  da- 
rissime^  quod  etiam  suam  neptem  que  in  domo  habitabat^ 
cum  ea  uocauit  ut  et  secum  uideret  pulcritudinem  diete  cru- 
cis. Nepte  nero  uocata  statim  antequam  ueniret  disparuit 
crux  predicta. 

160  •  Apud  Bonegium  in  cenobio  sancte  Agnetis  perusine  dio« 
cesis  erat  quedam  domina  que  ibidem  ulta  et  habitu  lauda- 
biliter diutius  fuerat  conuersata:  hec  infirmitatem  quamdam 
grauissimam  per  multos  annos  et  tempora    |    passa  (  f.  69.' 


(1)  Forse  manca  .*  dixitì  die  quiequid  vis  etc. 


VITA  DI  SANTA  CHIARA  DA   MÒNTEFALCO  249 

fuerat  per  omnia  corporìs  sui  membra  unde  debilitata  erat 
nimium  et  acerbis  dolorìbus  uexabatur.  Caput  eius  motu 
continuo  nec  saltem  per  aliquam  morulam  instabilitate  uel 
quiete  stare  poterat  uel  teneri.  Manibus  etiam  cibum  ori 
nequibat  apponere^  sed  oportebat  quod  pasceretur  ab  aliqua 
dominarum.  Pro  liberationis  autem  benefìcio  optinendo  ab 
infirmitate  predicta  ipsa  ipsa  {sic)  domina  diu  fuerat  Consilia 
medicorum  secuta  et  insuper  sancti  Francisci  et  sancte  dare 
de  Asisio  ed  aliorum  sanctorum  plurìum  se  intercessionibus 
recomendans^  uota  sua  emiserat  ut  posset  a  predicta  egritu- 
dine liberari.  Et  ex  predictis  petitis  sunt  fragijs  (')  uel  eorum 
aUquo  nullam  melionitionem  corporìs  sentiebat ,  immo  ipsa 
infirmitas  uidebatur  continue  aggrauarì.  Die  autem  octaua 
a  transitu  beate  Giare  de  Monte  Falcone  ista  domina  sic  in- 
firma iacens  in  suo  grabato^  de  mane  ante  tertiam  die  sabbad 
orationi  instabat^  et  audiuit  subito  quamdam  uocem  prout 
prò  certo  credidit  angelicam  uel  diuinam  sibi  dare  dicen- 
tem  :  Auoue  te  sancte  dare.  Auoue  te  sancte  Giare  et  eris  li- 
berata. Ipsa  nero  domina  sic  infirma  quae  sancte  Giare  de  Asi- 
sio se  deuouerat,  recordata  super  nerbo  uocis  illius  quam  au- 
diuerat^cumadmiratione  maxima  cogitabat^presertim  quoniam 
aliam  sanctam  Glaram  quam  illam  de  Asisio  numquam  alias 
au  I  diuerat  nominari  nec  de  beata  Giara  de  Monte  (  f.  70. 
Falcone  aut  sanctitate  ipsius  numquam  habuerat  notitiam 
nec  de  morte.  Ad  cuius  infirme  recogitatum^  quamuis  nihil 
loquendo  proferret  uox  predicta  respondit.  Sancta  Giara  de 
Asisio  magisterìum  habuit  temporale^  sed  sancta  Giara  de 
qua  loquor  magisterìum  habuit  spirituale*  tantummodo  non 
terrenum^  et  adiecit:  Hodie  sunt  Vili  dies  quod  hec  sancta 
Qara  de  mundo  transiuit^  et  eius  humanitas  est  pura  sicut 
humanitas  sancti  lohannis^  et  ipsa  uocabatur  sancta  darà 


(1)  Forse:  sufragiis» 


250  MICHELE  FALOCl  PULIONANI 

de  cruce.  Et  tunc  ipsa  domina  sic  infirma  dixit  Ego  nescio 
que  sit  ista  sancta  Clara^  neque  umquam  alias  audiui  aiiquid 
dici  de  ea.  Et  uox  predicta  itenim  locuta  dixit.  De  ista  sancta 
Qara  Bona  de  mane  de  Perusio  loquitiir  et  te  instruet  que 
sit  bta.  Et  hijs  dictis  infirma  predicta  ad  se  redijt^  et  uocans 
retrìcem  loci^  ei  et  quibusdam  alijs  dominabus  eiusdem^  pre- 
dieta  que  audiuerat  incontinenti  per  ordinem  retulit  et  ipse 
domine  ad  Bonam  de  mane  perusinam  statim  sine  inter 
medio  temporis  transmiserunt  monasterii  seruitrìces.  Cum- 
que  Bona  de  mane  seruitricium  relationem  audisset^  subi- 
to in  spirìtu  eleuata  quamuis  nil  de  transitu  beate  Gare 
predicte  alias  audiuisset^  clamauit  dicens  :  Clara  sancta  tota 
diuina  tota  cum  Deo  unita.  Verum  est^  uerum  est  quod 
hodie  sunt  Vili,  dies  quod  transiuit  Hec  est  Clara  sancta 
condam  abbatissa  |  monasteri)  sancte  crucis  de  (  f.  70/ 
Monte  Falcone.  Et  cum  seruitrices  ad  monasterium  redissent^ 
infirma  predicta  ipsarum  relatione  audita^se  recommendauit 
prò  sua  liberatione  beate  Clare  de  cruce.  Et  uoto  emisso 
statim  sine  aliquo  intermedio  temporis  fìiit  plenarie  li- 
berata, xxviij. 

161.  Frater  quidam  de  Spoleto  ordinis  predicatorum  per  men-« 
Sem  cimi  dimidio  duplici  tertiana  grauatus^  cum  post  auxilia 
medicorum  plurìum  santorum  patrocinia  inuocasset^  nondum 
tamen  poterat  liberari.  Audiens  uero  miracula  diete  Clare  et 
quod  in  ea  reperta  erant  X.  insignia  paxionis  recommendauit 
se  uirgini  supradicte.  Et  cum  febris  accensionem  expectaret 
surrexit  de  lecto  et  genuflexit  coram  ymagine  crucifixi 
dicens.  Saluator  mundi  rogo  te  ut  meritis  et  precibus  istius 
sancte  Clare  que  hijs  diebus  de  mundo  migrauit^  febris  ista 
me  amplius  non  affligat^  et  ego  promicto  hoc  publice  pre« 
dicare.  Quo  uoto  emisso  statim  hiit  plenarie  liberatus  quod 
nec  febris  redijt  ad  eumdem.  xxptitj. 

162.  Quedam  mulier  de  Monte  Martano  in  sanctitatis  ope- 
ribus  et  assiduis  operationibus  antiquata^  die  quadam  spirì- 
tualiter  eleuata  uidit  beatam  Qaram  ante  presentiam  Trini- 
tatìs  claritate  qualibet  clariorem^  et  crucem  quamdam  au- 
ream   cum   crucifixo   in   manibus     |     deferentem     (  f.  71. 


VITA  m  SANTA  CHlAftA  DA  MONTEFALCO  25 1 

et   in   ipsius   Giare   capite   coronam  aureatn  refulgentem 

XXX. 

163.  Venerabìlis  pater  dominus  lacobus  de  Columpna  (')  sa- 
crosancte  romane  ecclesie  cardinalis  qui  in  urbe  romana  tunc 
temporis  residebat^  romana  curia  in  ultro  montanis  partibus 
existente^  audita  fama .  celebri  dare  uìrginis  et  insignum  pre- 
dictorum  crucem  et  frustam  et  cor  cum  ceteris  passionis 
Xpi  insignis  ac  predictos  tres  lapides^  fecit  Romam  a  se  in- 
spidenda  deferri.  Quibus  omnibus  per  eum  ac  uenerabilem 
patrem  dominum  Neopolionem  sancti  Adriani  diaconus  car- 
dinalis (sic)  una  cum  pluribus  honorabiiibus  et  fide  dignis  per- 
sonis  plures  diligenter  inspectis^  aliqui  de  astantibus  Dei  uir- 
tutem  et  predicta  insigna  in  corde  Giare  uirginis  memorate 
reperta  cum  deuotione  animi  cognoscentes  se  affectuose  pre- 
diete  uirgini  commendabant  predicta  {')  insignia  fìcticia  facta 
esse.  Ali)  asserebant  ea  misteriorum  paxionis  Xpi  ueram 
representationem  et  similitudinem  non  habere.  Et  sic  diuer- 
simode  uilipendebailt  predicta  insignia  et  prò  nihilo  reputa- 
bant.  Aderat  autem  die  quadam  dum  ostendebantur  pluribus 
insignia  supradicta^  uir  quidam  ordinis  {^)  fratrum  minorum 
uite  exemplaritatis  et  fame  predicator  famosus  et  eloquens 
et  lector  in  theologia  excellens  cappellanus  et  &miliaris  do- 
mini Neapoleonis  predicti.  Hic  per  annos  XVU  et  amplius 
rupturam  in  inguine  [  dextera  passus  erat  in  tantum  (  f.  71.* 
grauissimam^  quod  quamuis  ad  subleuationem  sue  infirmi- 
tatis  predicte  lumbar  ferreum  continue  deportaret,  frequenter 
tamen  intestina  eius  ad  inferiora  non  obstante  lumbaris 
ostaculo^  descendebant  nec  poterant  ad  interiora  reduci  nisi 
manuum  oppressione  reductione  coacta  fratre  predicto  fre- 


(1)  Iq  margine:  Noia  bene.  Del  Card.  Colonna  vedi  i  numm.  63  e  73. 

(a)  Qui  certo  devono  mancare  aìcane  parole,  che  nella  versione  di  fra  Antonio  di- 
cono: Alcuni  altri  facendoti  beffe,  e  perseguitando  la  virtii  di  Dio,  con  temerario  e' 
pa^XO  ardire  dicevano,  i  predetti  segni  esser  fittici.  Pa<i.  340. 

(3)  Parole  sottolineate  nel  testo,  ove  nel  margine  si  legge  :  profratribus  minor 
ribms. 


^5^  MICHELE  FALOCI  PULIGMAKl 

quenter  in  terra  ud  super  lectum  pimitus  (?)  de  necesatate 
prostrato.  Et  quamuis  pluries  insignia  antea  supradicta  ui- 
disset  fidetnque  et  deuotionem  in  Clara  sanctitate  habe- 
ret^  unquam  tamen  prò  sua  liberatione  ab  infirmitate 
predicta  rogauerat^  nec  per  uirtutem  beate  Giare  ut  pre- 
dictorum  insignum  petierat  se  sanari^  uolens^  sicut  idem 
frater  asseruit^  uoluntati  diuine  sic  sue  mentis  desiderium 
coaptare^  quod  erga  personam  suam  nihil  omnino  a  Deo  po- 
terete sed  per  omnia  iìeret  quod  secundum  suo  desiderio 
diuina  dispositio  ordinaret^  presertim  quoniam  dolores  quos 
patiebatur  frequenter  ratione  infirmitatis  prediate^  àbì  apud 
Deum  meritorios  extimabant.  Infirmitas  autem  eius  pluribus 
fidedignis  personis  sui  ordinis  et  alijs  etiam  religiosis  et  se- 
cularìbus  nota  erat  et  propter  dolores  quos  inde  patiebatur 
frequenter  eis  qui  sibi  conuersabantur  diutius  occultare  nequi- 
uerat^  quin  ad  eorum  notitiam  deueniret.  Cumque  frater  pre- 
dictus  quosdam  de  astahtibus  detrahentes  predictis  insignis  et 
formis  eorum^  alios  nero  despi  |  cientes  quasi  haberent  (  f.  7,. 
prò  nihilo  predicta  insignia  conspexisset  ipse  tamen  in  Dei  et 
predicte  uirginis  deuotione  uirtuosa^  quedam  influentia  ulte- 
rius  spirìtus  domini  insiluisset  in  eum^  mirabiliter  infiamma-» 
tus  ait  ad  uirginem  supradictam  :  Virgo  clarissima^  te  hac* 
tenus  nolui  prò  mee  infirmitatis  liberatione  rogare  ne  saluti 
mei  corporis  essem  soUicitus  prouideri.  Nunc  nero  in  testi- 
monium  tue  sanctitatis  et  ueritatìs  istorum  signorum  in  tuo 
corde  repertorum  et  ut  bora  (ora)  detrahentium  obturentur^ 
et  eo  in  meis  predicationibus  possim  audatius  sanctitatem  tuam 
et  uerìtatem  istorum  insignum  predicare^  rogo  et  uolo  ut 
me  a  ruptura  quam  patior  liberare  digneris.  Quibus  dicds 
in  continenti  absque  omni  temporis  interuallo  ruptura  pre- 
dieta  sic  extitit  solidata  sic  quod  ab  infirmitate  predicta  dic- 
tus frater  extitit  liberatus  quod  intestina  ipsius  ad  partes  in- 
feriores  ex  tunc  descendere  nequiuerunt^  nec  modo  dolores 
aliquos  sensit  quomodocumque  predicto  lumbàrì  deposito 
alta  uoce  clamaret  aut  diuinum  officium  decantaret.  In  hac 
autem  miraculi  operatione  notoria  et  stupenda  et  de  astan* 
tibus  detractores  et  increduli  conuersi  ex  tunc  firmiter  ere- 


VITA   DI  SANTA   CHIARA  DA  MONTEFALCO  2$$ 

diderunty  et  qui  credebant  antea  in  uerìtate  predicta  fuerunt 
amplius  confortati  (')•  xxxi.  ' 

164.  Quidam  presbiter  nimio  dolore  dentium  uexabatur.  Au- 
diens  autem  quod  Deus  operabatur  |  multa  miracula  (  f.  7,.» 
mentis  diete  Giare  quodam  sero  circa  defectum  diei  conuersus 
ad  eam  dixit  Sancta  Qara  nona  rogo  te  ut  te  (sic)  ab  isto  do^ 
lore  me  liberare  digneris.  Et  emisso  noto  de  sepulcro  ipsius 
uirginis  uisitando  in  continenti  super  maxillam  in  qua  patie- 
batur  dolorem  fortius^  sensit  dulcem  tactum  manus  uirginis 
supradicte  et  statim  fuit  sine  omni  temporis  interuallo  a  do» 
lore  predicto  plenarie  liberatus.  Et  eodem  sero  dum  super 
sua  liberatione  cum  mentis  letitia  cogitabat  presbiter  supra- 
dictus  quasi  dulci  sopore  respersus  non  tamen  dormiens^ 
sicut  dixit^  audiuit  uocem  quamdam  nullo  tamen  uiso  cor-* 
pore  sibi  dare  dicentem:  sancta  Clara  liberauit  te.  xxxij. 

165.  Domina  quedam  febre  fortissima  aggrauata  dum  prò  sua 
liberatione  beatam  Claram  rogauit  et  statim  fuit  et  subito 
liberata.  Cogitauit  ergo  in  animo  suo  dicens:  Vadam  ad 
monasterium  et  miraculum  reuelabo.  Mutauit  tamen  propo- 
situm  in  corde  suo  et  dixit:  febris  forsan  adhuc  reuertetur 
et  non  sum  plenarie  liberata^  uel  forsitan  sum  liberata  ple- 
narie nec  tamen  micaculose  sita  uirtute  nature.  Qua  su- 
pra  cogitatione  sic  habita  febris  redijt  ad  eamdem.  Ipsa  nero 
quoniam  uirtuti  sancte  Giare  dubia  et  incredula  fueraj^  pe- 
nituit  et  plorauit  amare  ^  uotum  emisit  recommendauit  ite- 
rum  sancte  Giare  et  in  mane  sequenti  re  |  pperit  (  r.  83. 
piene  liberatam  nec  febris  amplius  redijt  ad  eandem.  xxxiij. 

166.  Abbatissa  monasteri)  sancti  Nicolai  de  Nursia  (')  dum  in 
die  natalis  beate  Marie^  oraret  sensit  subito  odorem  maxi- 


(t)  Nd  procetao  del  1318,  fol.  414  si  legffe  che  l«  Sanu  liberò  dallo  stesso  male 
fratrrm  Franciicum  Damiani  de  Monte  Falcone  de  ordine  Fratrum  Minorum  e  Fra« 
ttem  Vbertinum  de  Casali  fune  Ordinit  Minorum,  ted  nìtnc  Monachum  nigrum. 

(t)  Manca  questo  monastero  nella  enumerazione  dei  monasteri  di  Norcia  &tta  da 
F.  Patrizi -FoBTi  nelle  sue:  Memorie  Storiche  di  Norcia,  Norcia,  1S691  Lib.  V  , 
i.  XllJ,  pag .  3a|o. 


254  MICHELE  FALOCl  PULIGNANI 

mum  ipsius  uirginis  matrìs  Dei.  Et  paulo  post  in  spirìtu 
eleuata  uidit  ipsam  beatam  uirginetn  habentem  secum  sub 
*  sua  clamide  sanctam  Glaram.  Cui  abbatìsse  beata  Maria 
dixit.  Ecce  Claram  filiam  meam.  Et  uirgo  Qani  subsequen- 
ter  adiumxit.  Modicum  fuit  tempus  meum  ut  mererer  existere 
sub  clamide  matrìs  Dei.  Domina  autem  illa  que  ista  uidebat^ 
quia  an  esset  Gara  de  Asisio  dubitabat^  interrogauit  eam 
dicens:  est  ne  uerum  quod  tu  es  Qara  de  Monte  Falco- 
ne? Clara  sancta  respondic  Tu  dixisti  uerum  quod  sum. 
xxxiiij. 

i66.  Apud  Perusium   puer  quidam  decennis  per  multum 

temporis  epilecticum  morbum  passus  dum  accessione  laboris 
illius  arrìpiebatur^  cadebat  impreuidenter  quando  et  frequenter 
in  die  et  per  hos  (os)  spumam  emictens  oculos  quando  reuol- 
uens  inembrorum  omnium  potentias  amictebat  Quadam 
autem  die  dum  percussione  predicta  fortissime  uexaretur^ 
eius  mater  ipsum  cum  deuotione  beate  Clare  predicte  uir- 
gini  commendauit,  et  noto  per  matrem  emisso,  puer  fuit 
statim  plenarie  liberatus  nec  amplius  morbi  predicti  acces- 
sione uexatus.  xxxv.  \  (  f.  ^y* 

167.  Puella  quedam  de  Asisio  auditum  perdiderat  et  per 

plures  annos  prò  surda  ab  omnibus  comuniter  habebatur;  per 
patrem  suum  buie  sancte  uirgini  commendata  recuperauit 
auditum.  xxxv.  (sic). 

i68.  Puerum  quemdam  de  Castro  Litaldi  inuasit  quedam  in* 
firmitas  qua  loquendi  potentiam  subito  perdidit  et  fuit 
membrorum  potentia  destitutus  ex  quo  parentes  illius  de 
ulta  eius  penitus  desperabant^  presertim  quoniam  antea  Inter 
XV.  dierum  spatium  ex  infirmitate  consimili  duos  alios  fi- 
lios  perdiderant  et  nepotem.  Mater  autem  recommendauit 
dictum  puerum  sancte  Clare^  et  puer  fiiit  subito  liberatus 
in  totum. 

i6g.  Quidam  presbiter  fuit  xl.  duobus  diebus  febre  continua 

aggrauatus  et  in  tantum  quod  publice  per  plures  dies  prò 
mortuo  habebatur.  Ipsa  autem  infirmitate  durante  recom- 
mendauit se  sancte  Clare.  Et  ipsa  santa  V^  dominabus  alijs 
sociata  et  in  habitu  quem  portauerant  sui  monasteri)   mo- 


VITA  DI  SANTA  CHIARÌ  DA   MONTEFALCO  255 

niales  sibi  apparuit  et  eum  terdo  benedixit  Et  ex  inde  con- 
ualuit  supra  dictus  presbiter.  xxxvij. 
170.  Quidam  per  annos.  Vili,  passus  fuit  dolorem  in  anca 
quod  ensem  cintimi  portare  non  poterat  et  doiores  maximos 
sentiebat^  ita  quod  uix  poterat  ambulare^  super  quibus  se 
beate  dare  recommendauit  deuote.  Et  quodam  mane  extra 
contratam  |  ire  uoluit^  et  ense  etiam  se  accingens^  sui  (f.  74. 
oblitus,  cepit  facere  iter  suum.  Cumque  extra  terram  uiam 
perageret  ad  se  reuersus  mirabatur  quod  ensem  accinserat 
et  nulium  dolorem  penitus  sentiebat.  Et  sic  uirtute  beate 
Giare  se  repperiit  plenarie  liberatus.  xxxpiij. 

171.  Quidam  bouem  suum  habebat  infirmum.  Quem  die 
quadam  reliquit  in  campo  mortuum  et  prò  mortuo  firmiter 
ut  credebat.  Et  cum  die  eodem  redisse t  ad  campum  ipsius 
facere  excorìare  bouem  sanum  et  piene  liberatum  inuenit 
Ipsum  enim  recommendauerat  sancte  dare. 

172.  Uenerabilis  uir  dominus  Angelus  de  Timosis  (sic)  latera- 
nensis  Canonicus  et  tunc  rector  fraternitatis  cleri  urbis  Rome^ 
qui  etiam  paucis  diebus  post  obitum  sancte  Gare  uidit  cor 
eius  crucem  et  alia  passionis  Xpi  insignia  et  cellulas  cordis  in 
quibus  fuerunt  quasi  in  ipso  principio  dum  erant  recentia^ 
et  dominabus,  consuluit  ista  non  esse  celanda^  cum  in  ani- 
uersario  transitus  diete  sancte  Giare  ad  celebrandum  diuina 
et  predicandum  populo  inuitatus  fiiisset^  aliquid  prò  sermone 
meditarì  indpiens  febricitare  incepit.  Et  future  infirmitatis 
signia  fortissima  sentiens  non  credebat  posse  diebus  pluribus 
liberarì^  se  tamen  predicte  uirgini  recommendans  eam  sup- 
pliciter  exorauit^  ut  saltem  sue  infirmitatis  accessio  |  (  f.  7^.' 
in  diem  alterum  trasferretur  ne  ofiGcium  quod  facere  cepe- 
rat  contigeret  inpediri.  Et  ecce  statim  in  ipso  momento 
sompno  arreptus  quanto  tempore  dici  posset  mediocriter 
unus  psalmus^  et  sudore  magno  ante  pleriam  rioris  (?)  inuasio- 
nem  et  ante  calorem  insolito  more  sudans^  dum  diceretur 
semel  pater  noster^  fuit  totaliter  liberatus  ita  quos  febris  ad 
eum  non  redijt  nec  puisus  percussio  in  eo  remansit. 

173.  In  die  eiusdem  anniuersarij  dum  passionis  Xpi  et  Trini- 

tatis  insignia  populo  monstrabantur^  domina  Beatrix  mulier 


2^6  MICHELE  FALOCI  PULIGNAKI 

• 

sanctitatis  femose  dixit.  Ego  ueliem  ista  magis  spadose  et 
secreto  uidere^  non  enim  mihi  sufficiunt  istud  uidere.  Et  in 
crastìnum  dum  ipsa  missam  in  loco  fratrum  minorum  au- 
diret  {')  Sia  altare  exterìus  subito  quasi  extra  se  posila  et  spi- 
ritus  eleuatione  accensa  dixit.  Vade  uade^  due  me  due  me. 
Quedam  autem  alia  domina  et  sancte  uite  que  diete  domine 
Beatricis  sanctitatem  a  magnis  temporibus  nouerat  dixit  ei« 
Quo^  domina  Beatrix  ?  Et  ipsa  dixit:  Et  non  uidisti  sanctam 
Claram?  Modo  modo  transiuit  bine  Inter  me  et  presbiterum^  et 
dixit  mihi  quod  ueniam  et  uideam  eam  quantumcumque  uolo. 

174.  Et  nidi  eam  in  tanta  pulcritudine  quod  referre  non  possum.  Q 
Ipsa  etenim  domina  Beatrix  dum  in  extremis  laborabat  dixit. 
Ecce  saneta  Clara  uenit^  et  est  magis  ornata  quam  aliqua 
sponsa  et  pulcrìor  omni  rosa.    |  (  f.  75. 

175.  lohanna  que  sancte  dare  in  offitio  abbatie  immediate 
successit  in  nocte  Natalis  domìni^  dum  post  matutinum  orabat^ 
uidit  subito  sanctam  Claram  portantem  Xpum  in  brachio  in 
specie  pulcherrimi  puerì  paruulum^  ex  quo  fuit  nimium 
stupefacta.  Et  statim  fuit  sibi  inspiratum  in  mente  quod  ille 
erat  filius  sancte  Clare.  lohanna  nero  intra  se  cepit  in  ani- 
mo cogitare.  Quomodo  est  hoc^  quoniam  Clara*  fuit  uirgo  ? 
Est  statim  Clara  ad  eius  cogitationem  quasi  cum  quodam 
magno  spirìtus  femore  respondit  dicens.  Amor  eum  me 
fecit  concipere.  Amor  eum  me  fecit  parere^  et  Amor  eum 
me  facit  perpetuo  possidere.  (') 

176.  Quidam  monialis  sepefati  monasteri)  sancte  crucis  qua* 
si  per  trane  (')  scilicet  temporis  spatium  ab  uno  latere  a 
sun;imitate  cruris  et  infra  per  tibiam  et  per  pedem  dolorem 
maximum  continue  fuit  passa^  ita  quod  ambulare  non  potè* 


<i)  In  mirgine:  Pro  ordirne  minorum  uitio.  Di  questa  Beatrice,  vedi  sopra  Q 
nana.  6i  e  i  numm.  156-158. 

(3)  Qui  il  solito  annotatore  marginale  tctìu/ti  juxta  iUud:  Quiftcerit  molunta- 
tem  putrii  mei  etc, 

(3)  Cgsj  il  testo:  il  traduttore  voltò:  grande  tpa\io  di  tempo.  p*g.  151. 


VITA  DI  SAKTA   CHIARA   DA  MONTEFALCO  2j^ 

rat.  Et  post  multas  medicorum  experìcntias  nuUam  metiora-* 
tionem  babebat  Die  autem  quadam  lohanna  abbatissa  ipsiua 
monasteri)  dixit  ei  :  Ysaia  uoueas  sancte  Qare  et  quidquid 
ei  promiserìs  ego  soluam.  Ysaias  dixit  Nolo  prò  salute  cor-* 
porali  rogare^  sed  rogo  Deum  et  ipsam  Qaratn  quod  det 
mihi  tantummodo  quod  sit  prò  salute  anime.  Abbatissa 
dixit.  Soror  uoueas  te^  quoniam  credo  quod  Deo  placebit  et 
quod  promiseris  ego  soluam.  Et  tunc  ipsa  Ysaias  Deum  et 
sanctam  Qaram  rogauit  ut  |  si  esset  anime  sue  uti-  (  f.  75/ 
litas^  eam  ab  infirmitate  huiusmodi  liberaret.  Contingit  autem 
quasi  post  dies  IIU'''.  ipsam  Ysaiam  die  quadam  in  suo  gra-» 
bato  obdormire  et  exitata  adhuc  dolorem  illum  continuum 
sentiebat.  Et  statim  iterum  obdormiuit.  Et  dormiens  sen«» 
sit  optimum  et  magnum  odore  m ,  consideransque  unde 
sibi  odor  huiusmodi  perueniret^  intellexit  sensit  et  cognouit 
quod  odor  ille  a  beata  Gara  uirgine  procedebat^  uidebatur 
tamen  ipse  Ysaie  predicte^  quod  esset  quidam  murus  Inter-- 
medius  inter  eas^  et  sancta  Clara  interim  sibi  dixit:  a  me 
tìbi  odor  iste  procediti  Et  statim  in  muro  ilio  intermedio 
quedam  magna  sibi  apparuit  apertura^  quasi  ibi  fenestra  ali- 
qua  esset  facta.  Et  tunc  Ysaias  uidit  beatam  Qaram  candi-* 
dissimis  induta  uestibus  sociatam  duabus  alijs  dominabus. 
Ysaias  uero  in  illa  uisione  interrogauit  Qaram  que  domine 
ille  essent.  Sancta  Qara  respondit.  Una  est  lohanna  altera 
est  Frandsca.  Et  tunc  Qara  Ysaie  approprians^  cepit  ipsam 
tangere  manu  sua.  Et  a  collo  incipiens  et  eam  deobsculans 
ducendo  manum  per  corpus  a  collo  et  usque  ad  pedes  eam 
tetigit  manu  sua.  Ysaias  dixit.  Clara^  ne  facias:  ego  huiusmodi 
non  sum  digna.  Sancta  Qara  dixit.  Dimicte  me  facere  quo-» 
niam  benefacio.  Interim  antem  quedam  alia  domina  per 
dormitorium  iuxta  cellam  |  Ysaie  transiuit.  Et  ipsa  (  f.  76. 
fedt  a  somno  et  uisione  huiusmodi  excitata  (sic) .  Surrexit  sta- 
tim et  secundum  suam  consuetudinem  cepit  ambabus  ma* 
nibus  quamdam  perticam  ligneam^  et  se  ei  appodians  uenit 
usque  ad  caput  scalarum  Ignorabat  enim  adhuc  se  esse  li* 
beratam^  et  ex  infirmitate  predicta  fuerat  liberata  debilitata 
taliter  et  grauata^  quod  nec  cum  baculo  potuerat  actenus  ambu- 

Arckivio  Storko  II.  i  ?• 


258  MICHELE   FALOCl   PULIGNANI 

lare  (').  Cumque  ad  caput  scalarum  taliter  aduenisset^  cepit  sca- 
las  descendere  ad  unum  assidem  se  tenendo^  uero  asside  supra- 
dicto  descendit  recta  gradus  superstites  nuUum  laborem  sen- 
tiens  uerdolorem.  Et  existens  in  ciaustro  ad  se  redijt  et  se 
esse  cognouit  uirtute  beate  Gare  uirginis  plenarie  liberatam. 
Quod  uidentes  alie  domine  monasteri)  occurrerunt  eidem. 
Et  prò  magnitudine  gaudi)  plures  ex  eis  non  poterant  la- 
crìmas  continere.  Ysaias  dominabus  retulit  uisionem  et  recta 
sine  dolore  ex  tunc  sicut  cetere  mulieres  incessit  xl. 

^77*  Quidam  frater  minor  anno   ilio   monasteri)  capellanus^ 

dolores  ilìacos  multis  temporibus  fuerat  passus  grauissimos 
et  frequentes  (').  Quadam  autem  die  cum  eisdem  dolorìbus 
fortissime  uexaretur  cum  deuotione  dixit.  Sancta  Clara  bene- 
dieta  rogo  te  quoniam  multos  infirmos  curasti^  quatenus  et 
me  liberare  digneris.  Nam  et  sorores  tue  possent  dampnum 
ex  mea  infirmitate  habere.  Et  |  ecce  ststfim  frater  (  f.  76/ 
predictus  super  loca  in  quibus  patiebatur  sensit  quasi  manus 
alicuius  dulcem  tactum^  et  audiuit  uocem  sibi  dicentem.  Sur- 
ge^  quoniam  liberatus  es.  G}gnoscens  uero  quod  tactus  et 
uox  fuerat  sancte  Gare  dixit:  quomodo  sum  liberatus  cum 
ista  fortiter  patiar  ?  Gara  dixit.  Immo  curatus  es,  surge  mo- 
do. Et  exurgens  nuUum  dolorem  sensit  et  se  piene  libera- 
ratum  cognouit.  Et  ex  tunc  unquam  fuit  predictis  dolorì- 
bus uisitatus. 

178.  Paula  quondam  abbatissa  monasteri]  sancti  lohannis  su- 

per Spole tum  mulier  in  sanctitatis  operìbus  antiquata  et  di- 
sciplinis  monasterialibus  a  sua  puerìtia  enutrìta,  dum  adhuc 
uiuebat  in  seculo  diuersis  temporibus  post  Gare  obitum  in- 
frascriptas  habuit  uisiones  sicut  suo  adhuc  uiuens  asseruit 
iuramento,  non  ut  suam  proderet  sanctìtatem  sed  ut  uirtu- 


(1)  Come  apparisce  facilmente,  qui  P  amanuense  dovè  alterare  V  ordine  di  qualche 
perìodo:  forse  manca  qualclie  parola. 

(a)  In  margine  :  Cappellantu  S*  Crucù,  siue  beate  Clare  patt  eia»  ohiium 
fr,  minor. 


VITA   DI   SANTA   CHIARA   DA   MONTEFALCO  259 

tem  sanctitads  beate  Giare  uirgìnis  in  hijs  que  nouerat  re- 
uelaret.  Quadam  ergo  die  dum  circa  horam  nonam  de  X 
transitu  cogitabat^  uidit  solem  subito  obscurarj  et  etiam 
totum  mundum.  Et  statim  contra  suam  consuetudinem  fuit 
ei  mutata  uisio  et  quedam  lux  ad  cor  tetigit  ipsam  Paulam, 
cum  qua  luce  fiiit  ducta  subito  ante  presentiam  Trìnitatis^ 
ubi  uidit  quod  Qara  erat  in  Trìnitate,  et  tota  Trinitas  et  que- 
libet  persona  diuina  per  se  discreta  ab  alijs  in  Clara  uirgine 
existebat  et  Clara  edam  in  qualibet  earumdem.  Addidit 
etiam  dieta  Paula  |  quod  modus  unionis  predicte  (  f.  77. 
Clare  ad  diuinam  essentiam  et  ad  quamlibet  personarum  in-" 
179.  telligere  poterat  non  referre.  Q  Alio  tempore  dum  ipsa 
Paula  cibum  de  sero  prò  corporis  substentatione  summebat 
uidit  in  parua  temporis  morula  successine  tres  ignes.  In- 
telligens  autem  ex  usitato  euentu  raptum  reuelationem  uel 
eleuationem  aliam  spirìtus  affuturam^  uolensque  tunc  euitare 
si  posset  uel  saltem  in  superuenienti  mutatione  has  socia- 
rum  conspectui  celare^  surrexit  de  cena  et  suam  cellulam  est 
ingressa.  Ubi  post  salutationem  beate  uirginis^  adhuc  orationi 
insistens  uidit  IIU^^  ignes  quasi  pretereuntes  prioribus  simi- 
les^  et  post  eos  uidit  adhuc  tres  alios  maiores  prioribus 
ascendentes  in  celum  unum  post  alios  successine.  Sentiens 
autem  Paula  predicta  quod  eius  anima  ad  sequendum  tres 
ìstos  ignes  ultimos  diuinitus  traehebatur^  desiderauit  scire  in 
animo  unde  tres  ignes  huiusmodi  perueniret.  (sic)  De  quibus 
hoc  solummodo  scire  potuit  quod  primus  qui  maior  alijs  in 
ascensu  duos  alios  procedebat  erat  oratio  cuiusdam  uidue 
prò  anima  sui  fili)  iam  defuncti.  Constitutis  autem  predictis 
ignibus  ante  presentiam  Trinitatis  Xps  inspexit  placito  uultu 
Claram.  Et  ipsa  cum  ornatu  et  pulcritudine  mirabili  consti* 
tuta  in  presentia  Trinitatis  quadam  inclinationem  cum  reue- 
rentia  fecit  dicens.  Domine  tres  captiui  in  pressione  |  (f.  77/ 
tue  iustitie  detinentur^  prò  quibus  deuoti  et  fideles  mei  me 
intime  rogauerunt.  Precor  te  clementissime  quatenus  eos 
liberare  digneris.  Et  ecce  statim  unus  angelus  de  quodam 
ordine  superiore^  quia  Paula  predicta  alium  ordinem  non  ui- 
debat^  et  quem  superiorem  credebat^  et  post  eum  duo  alij 


a60  MICHELB  FALOCI  PUUOKANI 

de  inferìorìbus  ordinibus  successine ,  et  subito  in  purgato* 
rìum  descenderunt  Angelus  autem  prìmus  quemdam  cleri- 
cum  secularem  maximo  igne  constrìctum  et  adustionibus 
deformatum^  secundus  uero  unum  fratrem  minorem  (')  ardenti 
aqua  detentum^  tertiusque  virum  quemdam  de  ordine  con- 
tinentium  serpentibus  et  alijs  ferìs  lecto  pieno  iacentem 
scorpionibusque  subter  pannos  corrosum^  subito  in  quem- 
dam pratum  amenissimum  de  purgatorio  eduxerunt.  Ubi 
depositis  deformitatibus  quibuscumque  post  aliqualem  mo- 
rùlam  nimia  claritate  fulgentes  effectì  ac  demum  singuli  per 
singulos  angelos  eleuati  in  celum  et  ante  Deum  cum  canto 
et  honore  maximo  presentati^  sedes  in  suis  ordinibus  hono- 
rabiies  acceperunu  Non  tamen  equalis  honore  (sic)  per  omnia 
fuit  exibitus  animabus  predicds.  Nam  predicto  clerico  secu- 
lari  sole  clariori  efiPectu  Xpus  dominus  assurrexit  {sic)  eum  fedt 
sedere  ad  dextram  eiusque  capiti  candidam  coronam  inpos- 
suit  et  ei  sedem  mirabilem  in  superiori  ordine  assi-  (f.78. 
gnauit.  Et  Paule  predicte  scire  desideranti  quisnam  clerìcus 
Ale  esset  fuit  a  X  responsum  illum  fuisse  cuiusdam  uidue 
fìlium  qui  XXX  anni  uixit  in  seculo  et  a  x  anno  super  tenpta- 
ptiones  cuiusdam  peccati  plurimas  habuit  et  numquam  Deum 
super  ipsum  offendit.  Paula  dixit.  Quare  ergo  clericus  su- 
stinuit  tantas  penas?  Xpus  respondit.  Propter  peccata  alia 
que  commisit.  Nam  et  adhuc  debebat  pati  penas  magnas 
in  purgatorio,  v.  annis  sed  sunt  sibi  Qare  precibus  relexate. 
Intellexit  igitur  dieta  Paula  quod  tres  anime  supredicte  fue* 
runt  intercessione  beate  Qare  uirginis  a  penis  purgatori}  li- 
berate. Alia  autem  die  Paula  predicta  uidit  Xm  ligatum  uin- 
culis  ad  columpnam  duris  percussionibus  flagellari  et  ita 
fortiter  quod  sibi  uidebatur  sonum  percussionum  audire.  Et 
paulo  post^  uisione  mutata^  uidebat  Xpm  pendentem  in  cnice 
et  sanguinem  eius  spaigi  qui  emanabat  de  Xi  uulnerìbus 


(1)  In  margint:  Nota  hit  fra  itrdim  wUmoruwu 


VITA   m  SANTA  CHIARA  DA  MONTEFALCO  26 1 

super  taram.  Et  Xps  conversus  ad  Paulam  dixit:  vis  tu  ui- 
dere  illam  que  piene  meam  paxionem  uidit?  Et  ipsa  Paula 
statim  sibi  domino  ostendente  uidit  Claram  uirginem  qua^ 
esset  infra  crucem  quamdam  reposita  et  in  ipsa  crucemira* 
biles  delectationes  babentem.  Erat  enim  crux  ista  quasi  es- 
set de  cristallo  transparens  et  Paula  uidebat  Claram  cum 
delectatione  maxima  ibi  esse.  Et  Xps  dominus  dixit  Paule. 
Clara    |    crucem  et  passionem  meam  uidit  et  in  hìjs  (  f.  78.' 

i8o.  delectata  est  et  ego  in  ipsa  delector.  Q  Die  alia  dum  ipsa 
Paula  quasi  bora  VK  horabat  uidit  subito  uiam  quamdam 
strìctam  et  coopertam  desuper  et  quedam  manus  deuauit 
eam  paulisper  et  corporaliter  super  terram  sed  fortius  men* 
taliter  uersus  celum.  Et  cum  portas  cèlestis  glorie  quas  uidit 
scultas  auro  et  lapidibus  pretiosis  intuisset^  uidit  beatam 
Claram  ante  presentiam  Trinitatis.  Et  ecce  quidam  angelus  de 
ordine  superiori  scilicet  seraphym  rubeus  plurimum  qui  cu- 
stos  Clare  extiterat  in  hoc  mundo^  uexillum  quoddam  mire 
rubedinis  in  suis  manibus  deferens  appropinquauit  Clare  uir«- 
gini  et  ad  latus  eius  dexterum  fixus  sed  autem  ante  Qare 
presentia  in  eius  premium  tres  corone  pulcerrime  existebant^ 
quarum  una  candidissima^  stellarum  alia^  sed  tertia  erat  palme 
in  qua  litere  plurime  erant  scripte.  Et  cum  coronis  predictis 
erat  arbor  quedam  pulcerrima  piena  speculis  in  quorum  quo* 
libet  Trìnitas  apparebat^  in  cuius  arbor  medio  erat  flos  qui- 
dam pulcerrìmus  et  rotundus  niue  candidior  et  in  magnitu* 
tudine  alieni  papilioni  equalis.  Et  circa  florem  predictum 
erant  rami  arboris  frondosi  et  recti  et  omnem  arboris  cuiu- 
scumque  pulcrìtudinem  excedebant.  Paula  autem  quid  ista 
àgnificarent  scire  desiderans  responsum  accepit.  Albus  flos 
arboris  et  corona  candida  |  uirginitatem  Qare  (  f.  79. 
significante  corona  stellarum  eius  obedientiam^  corona  palme 
eius  uictoriam  significata  quoniam  multi  martiri]  fuit  passa. 
Qua  corona  ideo  coronata  apparet^  quoniam  Clara  fuit  zela- 
trix  fidei  et  magistra.  Rami  autem  frondosi  arboris  uirtutum 
eius  plenitudinem  denotante  quoniam  Clara  in  cunctis  suis 

'81.  operìbus  extitit  uirtuosa.  Q  Alia  uice  uidit  Paula  Claram 
quasi  egrederet  deTrinitate  et  facta  inclinatione  cum  reue- 


262  MICHELE  f  ALOCl  PULTGNAKI 

rentia  ante  Deum  rogauit  Qara  prò  temperamento  furorìs 
Dei^  ìratus  enim  contra  populum  uidebatur.  Et  in  alia  ui^ 
sione  consimili  uidit  ante  presentiam  Trìnitads  indutam  pallio 
fubeo  in  quo  uirtutes  Giare  uirginis  apparebant  quasi  essent 
istoriate  ibidem^  et  tota  celestis  curia  admirata  in  pulcrìtu- 
dine  illius  pallij  letabatur.  Et  Qara  prò  cìuitate  Spoleti  tunc 
dominum  exorabat  dicens  :  domine  rogo  te  ut  custodias  ci- 
uìtatem  istam  ne  pereat.  Nam  ego  multos  amicos'  ibi  habeo 
et  deuotos  ('). 
182.  Cecilia  retrix  loci  sancte  Agnetis  de  Bonegie  perusine  dio- 
ce^  (')  specialem  sicut  asseruit  deuotionem  habebat  ad  beatam 
Claram  predictam  cognominatam  de  cruce^  et  se  (et)  locum 
predictum  frequentiusrecomendabat  eidem.  Eratautem  quo- 
rumodam  religiosorum  ad  dominas  dicti  loci  quidam  (?)  con- 
uersationis  larga  qui  de  colloquio  non  contenti  eas  ad  cratem 
uidebant  frequentius  et  tangebant  quod  est  |  dete-  (  f.  79/ 
rius  inhoneste^  et  quoniam  predicta  Cecilia  conuersationem 
huiusmodi  prohibebat^  quidam  frater  minor  qui  postea  apo- 
statauit  ab  ordine^  dedit  consilium  dominabus  quod  darent 
sue  retrìci  uenenum  ut  sic  de  se  aliam  possent  eligere  que 
eas  taliter  non  artaret^  se  obligans  dictus  (')  ad  penitentiam 
prò  facto  huiusmodi  peragendam.  Ad  cuius  fratris  consilium 
quedam  de  dominabus  predictis  dederunt  tosicum  cum  pa- 
nico insufranto  (^)  Cecilie  supradicte  ex  quo  lingua  eius  digiti 
manuum  et  pedum  articuli  fuerunt  facti  nigrì  quamplurì- 
mum  et  inflati  et  etiam  totum  corpus^  et  quod  mortem  non 


(i)  In  margine  :  Pro  Ciyitate  Spoltti  aàmt, 

(3)  Cfr.  di  sopra  il  oom.  160.  11  McAitstero  di  tanta  Agnese  di  Boneggioai  tfo- 
YaTa  edificato  in  una  amenissima  collina  a  quattro  miglia  da  Perugia,  presso  paesello  di 
questo  nome. 

())  Probabilmente  manca  la  parola  frater.  Qui  l' annotatore  scrisse  :  Nota  que 
licentiote  uiuere  volunt  moniales  ad  inttar  monaci  qui  uenenum  Benedieto  porre- 
xerunt, 

(4)  Panico  intu/ranto  cioè,  come  si  lenge  nella  Tersione  (pag.  370)  pane  in- 
^affaranato.  Un  codice  di  questa  versione  mostratomi  dal  siij.  P.  Valenti  di  Trevi  (è 
del  sec.  XV  ed  e  di  assai  bella  e  corretta  scrittura  )  che  nella  prefazione  a  questa  vita 
non  ho  nominato  perchè  acefslo  e  mutilo  in  più  luoghi,  dice  in^qfUranato,  cioè  fatto 
col  zaiTarano. 


VITA  DI  SANTA  CHIARA   DA  MONTEFALCO  263 

posset  euadere  ab  omnibus  credeb^tur.  Beata  uero  Clara 
cui  frequenter  se  recommendauerat^  instante  mortis  articulo 
sibi  apparuit  et  eam  plenarie  liberauit. 

183.  Pluries  et  ipsa  beata  Clara  diete  retrici  apparuit  eam 
instruens  informans  quod  honestitatem  in  se  ipsa  seruaret 
strìctissime  et  faceret  per  alias  dominas  obseruarì.  Et  quando 
dum  aliquam  de  dominabus  loci  illius  alieni  persone  forin- 
sece  turpiter  confabulabatur  ad  cratem  aut  tangendo  coUu* 
debant  uel  etiam  conuersabatur  modo  aliquo  inhoneste^  beata 
Gara  in  ipso  instanti  hec  reserabat,  quando  nerbo  tenus  re- 
trici predicte  eam  uirtualiter  edocens  quomodo  deberet  de- 
fectus  huiusmodi  emendare.  Et  semel  una  de  uicibus  quibus 
ei  apparuit  dixit  ei  :  |  Ego  istam  seruaui  consuetudi-  (  f.  so. 
nem,  quod  numquam  uoluj  substinere  in  monasterio  persone 
alicuius  secularis  uel  religiose  aliquam  conuersationem  fa- 
miliarem  nec  quod  aliqua  domina  loqueretur  frequenter 
persone  alieni  nec  secrete^  sed  quod  honestas  seruaretur 
strìctissime^  et  me  fecit  honestatis  dilectio  et  custodia  unam 
deam.  Cecilia  dixit  :  ego  uellem  dominas  istas  fugere  et  re- 
cedere de  hoc  loco.  Beata  Clara  dixit  :  honorem  habuisti  pre- 
terito tempore  hoc  loco  ^  et  operam  (  opus  est  ?  )  quod 
hic  tribulationes  plurimas  patiaris.  Istas  autem  que  te  tur- 
bante tu  ipsa  ad  tuum  consortium  recepisti  :  sed  de  cetero 
caueas  ne  recipias  aliquam  nisi  eam  prius  in  mente  con- 
cipias  parias  et  cognoscas. 

184,  Francisca  magistrì  Ermandi  de  Fulgineo  monialis  sepe 
fati  monasteri)  sancte  crucis^  per  annum  et  amplius  fuit 
passa  infirmitatem  quamdam  fortissimam  et  dolores  ex  la- 
tere  sinistro  quod  coste  eius  exibant  ultra  modum  natura- 
lem  exterius^  spuebat  sanguinem^  perdebat  anhelitum  ita  quod 
uix  poterai  respirare^  et  de  uita  ipsius  medici  et  ali)  diffide- 
bant.  Nam  et  eius  consanguinei  plattum  (^)  prò  ea  fecerant  si- 


(5)  Forse  plantum:  la  TersioDe  (pag.  172)  dice:  il  corrotto  ed  il  lamento:  però 
potrebbe  dire  anche  plattum^  cioè  piatto,  pietanza,  secondo  il  costame  di  quel  tempo. 


1 


26/^  MICHELE  PAt.OCl  PULIGKAKl 

cut  prò  mortuis  fieri  consueuit.  Cumque  fuisset  plus  solito 
aggrauata  quod  dormire  non  poterat  e%  morti  proxima  ere» 
debatur^  quedam  de  monasteri!  dominabus  dedit  pannum 
unum  quem  sancta  Clara  dum  uiuebat  tenuerat  super  caputa 
et  incontinenti  quieto  dor  |  miuit.  Postmodum  (f.  go.* 
uero  deuouit  se  sancte  Clare^  habita  prìus  licentia  abbatisse^ 
et  incontinenti  accessit  ad  cassam  sancte  Qare^  desuper  ob- 
dormiuit.  Post  dies  aliquos  adueniente  festo  seu  anniuersario 
sancte  Qare  ceperunt  per  latus  sinistrum  ubi  dolorem  habe- 
bat  exire  quasi  innumerabilia  ulcera  dolorosa^  que  totum 
latus  predictum  a  loco  corrigie  et  a  medio  pectoris  usque 
ad  medium  spatularum  occupabant^  per  que  Francisca  pre- 
dieta  post  dies  aliquos  expurgata^  uirtute  et  meritis  sancte 
Giare  se  liberatam  cognouit. 

195.  Francisca  quondam  Bernardi  de  Pesaris  que  monialis 
eiusdem  monasterìi  fuerat  et  ante  sancte  Claram  biduo  de  hoc 
mundo  transiuit  (')  Constantie  (sic)  et  moniali  leuiter  infirmanti 
annis  aliquibus  post  Clare  transitum  euolutis^  apparuit  dicens: 
ueni  nobiscum.  Intelligens  autem  Constantia  quod  Francisca 
eam  a  seculo  euocabat^  respondit.  Nolo  ire.  Francisca  dbut: 
sancta  Clara  ueniet  prò  te.  Et  ecce  statila  sancta  Clara  (a)  dieta 
Francisca  et  plurìbus  alijs  dominabus  sodata  uenit  ad  Con- 
stantiam  dicens.  Para  te  filia  et  ueni  nobiscum.  Et  stadm 
Costantia  ad  se  rediens^  dominabus  monasteri)  retulit  uisio- 
nem^  et  se  in  proximo  morituram  predixit,  et  V.*  die  sequenti 
in  festo  anniuersarij  transitus  sancte  Clare  discessit. 

186.  Ego  idem  qui  suprascripta  de   ulta   et  miraculis  bea- 

te I  Clare  uirginis  recollegi^  die  quadam  huiusmodi  (  f.  fsi. 
{M'osecutione  durante^  quadam  mane  aliquantulum  ante  pri- 
mam  leui  somno  respersus  uidi  unum  altare  album  et  pul- 
cerìmis  omatibus  apparatum  et  sacramentum  quomdam  candi- 


(i)  Di  Benardo  da  Pesaro  padre  di  inor  Francesca ,  vedasi  il  oam,  79  e  n  mi- 
mero  107.  Ndla  nota  al  num.  79  scrissi  che  ignoravo  la  causa  dal  viaggio  di  Itti  a  Mon- 
UtaJcoi  non  ricordando  che  avca  questa  figliuola  monaca  nel  monastero  di  aanta  Croce. 


VITA  Di  SANTA  CHIARA  DA  MOtrTEFALCO  26$ 

dissimum  nondom  redactum  (')  in  speciem  sacramenti  spar- 
sum  per  terram.  Anxius  ergo  sparsum  hujustnodi  coUigebam. 
Interim  fuit  dictum.  Non  dum  consecratio  facta  est.  Quo 
audito  fuit  nimia  anxietas  temperata  sed  ob  hoc  coUigere 
non  obmisi.  Et  cum  id  quod  coUigeram  ad  aitare  portassem^ 
reperì  sacramentum  huius  ^arsum  et  per  altare  a  comu 
desterò  anteriori  et  usque  ad  lapidem  consacratum  qui  in 
altaris  medio  existebat  ('). 

187.  Angelictus  lacobitti  de  Spoleto  durante  guerra  spoletano- 
rum  in  conflictu  quod  fuit  apud  Ck>rtimanum^  fuit  per  quem- 
dam  militem  lancea  sic  transfixus  quod  ipsa  lancea  per  uen- 
trem  ejus  Inter  intestina  et  retro  ad  renes  ultra  plus  quam 
per  unum  brachium  pertransiuit.  Et  miies  predictus  auulsa 
lancea  eum  in  campo  prò  mortuo  dereliquit.  Angelictus  au- 
tem  magnam  effusionem  sui  sanguinis  et  mortis  agoniam 
cognoscens^  se  recomendauit  intime  sancte  Giare.  Et  ecce  in- 
continenti^ qui  morti  erat  proximus^  uires  corporis  mirabiliter 
reassumpsit.  Et  surgens  intestina  propria  que  effusa  per 
plagam  |  uentris  fiierant^  in  suo  pannorum  gremio  (  f.  %t\ 
recoUegit  et  plusquam  per  uu°^  miliaria  scilicet  usque  Meua- 
neam  absque  omnis  corporis  tedio  currendo^  et  citius  deportauit 
quam  tempore  quo  sanus  extiterat^  incedere  potuisset.  Ibique 
totis  intestinis  et  in  uentre  remissis  infra  paucos  dies  uirtute 
beate  Qare  fuit  plenarie  liberatus  ('). 

i88«  Puer  quidam  de  duitate  Spoleti  infirmitatem  habebat 
fortissimam  qua  ipsius  oculi  extra  locum  debitum  usque  ad 
genas  ceciderant^  radices  discooperte  desupere  uidebatur^  pru- 
nelle uisus  erant  consumpte  et  penitus  deuastate^  (^)  uisum  per- 


(i)  Forse  eonseeratum,  perchè  dove  poco  sopra  il  testo  dice  ioeramenium,  la 
Tei  sione  (  pag.  275  )  dice  ostia,  e  qui  il  redactum  del  testo  é  tradotto    consecrata  . 

(1}  Questa  visione  di  Berengario  che  non  ha  nuHa  a  vedere  con  santa  Chiare, 
viene  però  interpretata  da  fra  Antonio  suo  tradattore,  il  quale  vi  trovò  una  relazione 
ooUa  viu  di  tei,  come  può  vedeni  nella  soa  versione  a  pag.  375  e  376. 

(3)  Può  aver  relazione  con  questo  fatto  quanto  si  legge  nella  Storia  del  Comune 
di  Spoleto  (  parte  prima»  Foli^^no,  1879,  pag.  180  )  del  eh,  Sig.  A.  Sansi,  il  quale  cita 
M  ihqprép  cap.  4-5,  e  il  Hergili,  par.  4.  cap.  ta . 

(4)  Prunelle  uisut,  cioè  il  bianco  dell'  occhio.  Cosi  la  versione,  pag.  173. 


266  MICHELE  FALOCI  PULIGKANl 

diderat  et  proxitnus  morti  erat  Quadatn  autem  nocte  patri 
dicti  pueri  dormitanti  uelut  in  extasij  posito^  apparuit  quedam 
domina  subgolata  cum  habitu  quem  gerunt  sepefati  mona- 
steri) moniales.  Que  dixit  ei:  due  ad  me  puerum  et  erìt 
liberatus.  Et  hijs  dictis  disparuit.  Pater  uero  predictus  mox 
ad  se  rediens  iuit  ad  locum  ubi  puer  iacebat  et  domine 
que  custodiebant  puerum  morientem.  Nam  et  candelam  be- 
nedictam  accenderant^  uisionem  et  que  audierat  retulit  ordi« 
nate.  Et  statim  quedam  domina  cuiusdam  milids  relieta  re- 
spondit  Ipsa  domina  que  tibi  apparuit  fuit  sancta  Qara.  )  (f.  sa. 
In  crastinum  ergo  positus  est  puer  super  tumulum  sancte 
Giare  et  panno  cooperti  sunt  eius  oculi^  quoniam  eorum  de* 
formitas  uidentibus  inferebat  orrorem.  Et  cum  modìcum 
dormiuisset  per  se  excitatus  sanus  et  piene  liberatus  inuen- 
tus  est.  Et  panno  eleuato  nulla  infirmitatis  inditia  appare- 
bant^  sed  miraculose  eius  oculi  erant  reducti  ad  loca  debita^ 
erantque  linpidi  atque  clari  ac  si  numquam  infirmitatem 
aliquam  habuissent. 
189.  Paulictus  Matheoli  de  Spoleto  uocatus  a  consanguìneis 

ut  ad  obitum  sui  filij  in  extremis  laborantis  ueniret  reco- 
mendauit  eum  uirgini  sancte  Giare.  Et  eodem  die  ad  do- 
mum  rediens  puerum  piene  liberatum  inuenit.  Ibique  de 
tempore  liberationis  inquirens^  reperìt  quod  illa  bora  qua  ìpse 
puerum  recomendauerat  sancte  Glare^  puer  subito  non  per 
temporis  interualla  fuerat  liberatus.  Deo  gratias  ('). 


(1)  Delle  annotazioni  che  qoi  furono  icritte  nel  1591  e  nd  1585  ai  è  ditcorao 
nella  prefazione,  e  qoi  è  inutile  riprodurle.  Sui  molteplici  fiitti  raccontati  in  qucat*  ni* 
tima  parte  della  Tita,  aarebbe  atato  facile  &rc  annotazioni  diverse,  sulle  persone  nomi* 
nate,  sui  luoghi,  sul  tempo  ecc.  poiché  ciascun  iatto  dette  luogo  ad  un  processo  abba- 
stanza diffuso:  per  altro,  tutto  questo  non  solo  ci  avrebbe  fatto  moltiplicare  assai  la 
note,  ma  alla  vita  della  Santa  nulla  avrebbero  aggiunto  di  nuovo.  Chi  desidera  concH 
scerle,  può  rinvenirle  nd  processi  più  volte  citati. 


SISTO  V.  E  LA  SUA  STATUA 


A     CAMERINO 


La  sera  del  25  aprile  1585  dovè  essere  per  i  Ca- 
merinesi  assai  splendida  e  festosa.  Era  giunta  da  Roma 
la  staffetta  colla  nuova  della  elezione  a  Sommo  Pon- 
tefice del  cardinal  Montalto,  seguita  il  giorno  pre- 
cedente. Fra  Felice  Peretti,  il  nuovo  sovrano,  godea 
qua  di  grandi  aderenze  e  rispettose  simpatie,  anzi 
era  in  conto  de'  più  illustri  concittadini.  Giacché  fin 
dal  1568,  quand'  egli  fu  eletto  vescovo  di  S.  Agata, 
il  consiglio  si  affrettò  a  conferirgli  la  nobiltà  con 
questa  risoluzione:  Si  videbitur  concedere  etiam  simile 
privilegium  (  civilitalis  )  2?."''  D.  EpJ"  s.  Agalhae  nun-^ 
cupato  MonsJ  MontaltOy  cum  ex  latere  matris  sit  ex 
nostris  de  slatu  —  obtentum  per  pali  LXKV  affirma- 
tivas ,  una  negativa  non  ohstante.  (')  Ma  chi  era  la 
madre  di  Sisto  V.  ? 

Senza  fermarci  punto  a  ricordar  le  favole  del 
Leti  che  alla  madre  del  Pontefice,  nato  secondo  lui 


(r)  Riformante  del  Comune  4  luglio  1568  pag.  551. 


2é8  MILZIADE  SAKTOKl 

alle  Grotte  di  Castro  di  Farnese,  pone  il  nome  di 
Gabana  ;  (')  diciamo  non  esservi  per  gli  autori  dub- 
bio alcuno  sul  nome  di  questa  donna,  che  si  chiamò 
Marianna.  11  Ciacconio  dice  Sisto  Peretti  de  Monteallo, 
et  Marianae  de  Camerino  filius.  E  il  Tempesti  rac- 
conta che  il  genitore  di  Sisto,  Pìergentile  detto  anche 
Peretto,  sposò  Donna  Mariana  di  Camerino  :  ne  alle- 
ga la  testimonianza  del  Cod.  Vaticano  5563,  ove  é 
scritto  ce  maire  vero  Mariana  ex  Camerina  urbe;  e 
del  Gallesini  il  quale  narra  che  i  Camerinesi  statuam 
aeneam  erexere,  in  memoriam  Marianae  Malris  optimae. 
Ma  sopra  tutti  vale  il  racconto  del  cardinale  di  Santa 
Sevcrina  che  lasciò  scritto  nel  suo  diario  ce  Sanclitàs 
sua  dixit  quod  sua  mater  duxit  originem  a  civilate 
Camerini  quia  ibi  nata  est^  cosi  aveva  ascoltato  in 
pieno  Concistoro  li  20  decembre  1589.  (*). 

Di  qual  famiglia  fosse  però  Marianna,  il  Tempesti 
non  potè  asserirlo  di  certo  mancandogliene  il  fonda- 
mento. Riferi  peraltro  che  V  autore  anonimo  del  Cam- 
pidoglio accennò  alla  voce  di  alcuni  che  la  dissero 
dei  Riconvi.  (')  Il  qual  cognome  ignoto  presso  di  noi, 
forse  può  essere  errato  con  altro,  e  precisamente  con 
quello  dei  Riccucci,  come  vien  detto  dal  Moroni  nel 
suo  dizionario,  citando  il  Novaes.  (*)  Questi  Rìccuccì 


(1)  Il  Gintù  dice  chiaramente:  La  vita  scrittane  da  Gregorio  Leti   è 
un  romanzacelo.  V.  SU  Univ.  V.  416. 

(2)  Vitae  R.  Pontificum,  et  Card,  in  Sixto  V. 

(3)  Tempesti,  vita  di  Sisto  V.  $  XIL  del  libro  primo. 

(4)  Dìz.  di  erudiz.  Storico -ecd:  tomo  67,  pag.  76. 


SISTO   V.   E  LA  SUA  STATUA  269 

erano  di  Camerino,  e  di  loro  era  stato  un  frate  Gio- 
vanni conventuale  valente  umanista  e  teologo,  morto 
nel  1546.  Vedremo  più  innanzi  quali  parentele  avesse 
lasciato  Marianna  fra  noi,  e  come  riconosciute.  Qui 
non  voglio  nascondere,  per  amore  di  verità,  come 
nelle  sue  Memorie  hktoriche^  ancora  mss.,  Raniero 
Mariani  non  dubitasse  registrare  che  sua  madre  ^  di 
Sisto  V,  fu  da  Frontello,  o  Frontillo,  villa  dello  Stato 
di  Camerino^  nella  quale  villa  dimorò  anco  lungo  tem- 
po, riconoscendo  da  quel  luogo  la  sua  genetrice  e  la  sua 
educatione.  (')  Il  Mariani  potea  saperne  qualche  cosa, 
essendo  stato  in  quei  tempi  notajo  (  1598-1623). 
Per  contrario  una  vecchia  tradizione  indica  anche 
oggi  in  Gimerino  stesso  1'  abitazione  della  fortunata 
Marianna  in  quella  casa  che  é  la  prima  a  sinistra  di 
chi  dalla  piazza  del  Duomo  entra  in  via  Varino  Fa- 
vorìno,  e  che  ritiene  fino  ad  oggi  intatta  la  sua  mo- 
desta e  antica  forma  architettonica. 

U  cardinal  Montalto  era  anche  il  protettore  della 
città  ;  e  sempre  che  si  fosse  ricorso  a  lui  in  tutte  le 
brighe  di  multe,  di  tributi,  di  soprusi  e  prepotenze , 
si  era  concluso  buon  accordo.  É  facile  adunque  ima- 
ginare  la  gioja  di  quella  serata  in  cui  si  sparse  la 
novella  dell'  elezione.  Molti  del  Consiglio  di  creden- 
za si  adunarono  al  palazzo  di  città,  coi  magnifici 
Priori  e  super  nuperrime  audita  creatione  SSmi.  novi 
Pontificis  Sixti  V.  dixerunt  fendas  esse  maximas  he- 


(i)  Ho  avuto  questa  notizia  dair  ing.  L.  Mariani,  che  gelosamente  con- 
serva il  codice  del  suo  antenato. 


ì^0  MILZIADE  SANTONI 

titias  publicas,  et  per  M.  D.  Priores  de  denariis  appaU 
tus  punis  albi  impendendum  quantum  opus  fuerit.  ('). 

Dopo  tre  giorni  la  cosa  era  portata  innanzi  ai 
generale  consiglio,  ove  si  propose  «  quel  che  par  di 
fare  in  nome  publico  in  visitar  S.  B.,  renderle  la  de- 
bita reverenzia  et  obedienza  ,•  et  anco  in  esporre  e 
trattare  occorrenti  opportuni  negozii  di  questa  città 
e  suoi  popoli.  (')  »  Si  elessero  ambasciatori  per  ciò 
Girolamo  Pierbenedetti  pel  terziero  di  Sossanto  e 
borgo,  il  capitano  Lucantonio  Guglielmi  pel  terziero 
di  mezzo ,  e  Flaminio  Attoni  medico  per  quello  di 
Muralto.  A  costoro  si  stabili  la  provisione  dì  uno 
scudo  al  giorno,  con  obbligo  a  ciascuno  di  condurre 
seco  un  servitore  e  una  cavalcatura.  Eglino  doveano 
brigare  per  ottenere  un  aggio  sulla  moneta,  1'  abbuono 
di  un  quattrino  per  libra  sulla  carne,  il  reintegro  delle 
battaglie  e  delle  porte ,  V  erezione  di  un  molino ,  e 
r  aumento  de'  magistrati.  Con  siflfatte  istruzioni  pre- 
sero la  via  a  di  6  maggio  ;  ma  non  è  noto  cosa 
concludessero,  o  quali  speranze  facesse  loro  nudrire 
r  austero  Papa  ;  è  certo  che  il  22  maggio  il  consi- 
glio decretava  che  i  deputati  fossero  richiamati ,  e  a 
tale  effetto  si  spedisse  a  bella  posta  un  servitore  di 
palazzo  con  scudi  dieci  pel  loro  ritorno. 

Nello  stesso  mese  di  maggio  Sisto  V.  tenne  il 
primo  concistoro,  nel  quale  die  la  porpora  al  proni- 
pote Alessandro  appena  quindicenne.  I  camerinesi  fii- 


(i)  Rifor.  Com.  lib.  1584-86  pag.  630. 
(2)  Ivi  ad  28  aprii,  pag.  630. 


SISTO  V.   E  LA   SUA  STATUA  27 1 

rono  solleciti  ad  eleggerselo  cardinal  protettore, 
e  fargli  presente  di  un  ricco  bacile  e  boccale  di 
argento. 

Sembra  intanto  che  nel  popolo  si  manifestasse 
il  desiderio  di  eternare  con  qualche  monumento  la 
fausta  memoria  di  quanto  era  accaduto,  e  il  consi- 
glio generale  nella  domenica  14  luglio  ebbe  ad  oc- 
cuparsene. Il  progetto  sopra  tutti  degno  del  gran 
Papa  fu  quello  di  Ottaviano  Savini,  il  quale  arringò 
e  Item  si  faccia* una  statua,  mullotiens  reiterando^  al 
santo  nostro  Pontefice,  per  il  santo  proceder  suo,  et 
per  li  favori  et  benefitii  che  si  degna  fare  alla  città 
nostra.  (')  »  Ma  la  proposta  per  quanto  onorifica  e 
grandiosa,  non  trovò  immantinente  favore.  I  priori 
si  limitarono  ad  ordinare  che  si  innalzassero  gli  stem- 
mi pontificii,  secondo  questo  memoriale,  che  si  vuol 
qui  riferire  perché  contiene  menzione  di  un  nostro 
pittore  già  noto  nell'  arte.  Memoriale  M.  T).  Priori- 
bus.  Procurare  et  agere  quod  Magister  Camillus  Ba- 
gùT^^octus  Pictor  juxta  solitum  in  locis  itineris  per 
vallem  et  aliis  locis  nostri  Status  arma  Smi  pon- 
tificis  pingat  expensis  comunitatum  dictorum  loco- 
rum,  cum  literis  et  ordine  Rthi  D.  Gubernatoris  ad 
id  exequendum,  cum  composi tione  (si  fieri  possit )  ad 
rationem  unius  scuti  et  expensarum  victus  prò  quibu- 
slibet  armis.  (*). 

Pochi  giorni  appresso  si  ebbe  un  breve  pontificio 


(i)  Ivi  pag.  663. 

(2)  Ivi  pag.  671  ad  i4  augastL 


272  MILZIADE  SANTONI 

che  portava  alcune  delle  desiderate  concessioni  in 
questa  forma*  (*)  e  Sixtus  Papa  Quintus. 

Sixtus  Papa  Quintus. 

Ad  perpetuam  rei  memorìain.  De  singularum  civitatum  Nostro  et  Romanae 
£cclesiae  temporali  dominio  subditarum  statu  salubrìter  dirigendo  sedali 
meditatione  soUiciti,  ad  ea  quae  non  solum  eanim  dispcndiis ,  et  abusibus 
occurrì,'  verum  etiam  profectibus  consuli  possit  libenter  intendimus,  ac  aliis 
quae  propterea  facta  fuisse  dicuntur,  ut  firma  perpetuo  et  illibata  persistant 
cum  a  Nobis  petitur  Nostrae  confìrmationis  praesidium  favorabiliter  impar- 
timur.  Sane  Comunitas  et  homines  Civitatis  nostrae  Camerìnen.  quae  dum 
in  minorìbus  eramus  sub  nostra  protectione  existebat,  Nobis  exponi  fece- 
nint  quod  cum  retroactis  temporibus  in  dieta  ci  vita  te  nonnuUi  abusus  circa 
interpetrationem  Constitutionum  et  Capitulorum  hactenus  per  Gubematores 
dictae  Civitatis  quoad  solutionem  mercedis  Officialibus  dictae  Civitatis  et 
illius  Curìae  factorum,  aut  forsitam  alias  inolevissent,  Venerabilis  firater 
Carolus  Episcopus  Anconitan.  tunc  ejusdem  Civitatis  Gubemator,  (2)  qua- 
sdam  Constitutiones  et  Capitula  per  dilectos  fìiios  Deputatos  a  Consilio  ge- 
nerali ejusdem  Civitatis  ad  hujusmodi  abusibus  obviandum  facta,  et  condita, 
ac  per  eumdem  Carolum  episcopum  prius  diligenter  discussa  et  examinata, 
tamquam  justa,  honesta  et  licita  ac  juri  consona  die  XVI  junii  anni  Domini 
MDLXXXV  approbavit  et  confìrmavit:  quodque  licet  comunitas  et  homines 
praedicti  ex  antiqua  et  approbata,  hactenusque  pacifìce  observata  consuetu- 
dine, aut  alias  consuevissent  eligere  quatuor  capitaneos  cives  ejusdem  civi- 
tatis qui  absque  stipendio  aliquo  praeessent  militiae  civitatis,  et  illius  di- 
strictus,  nihilominus  postmodum  dilectus  fìlius  lacobus  Boncompagnus  nobilis 
vir  Dux  Sorae,  et  tunc  S.  R.  Ecclesiae  Generalis  contra  dicum  consuetu- 
dinem  in  locum  istorum  quatuor  Capitaneorum,  unum  Capitaneum  foren- 
sem  assignato  sibi  stipendio  super  focularìa  dictae  civitatis,  in  ejusdem 
civitatis  non  modicum  gravamen  sufFecit  et  surrogavit.  Quodque  cum  co- 
munitas et  homines  praedicti  quingentas  salmas  grani  prò  abundantia  eju- 
sdem civitatis  per  bon:  mem:  Berardum  olim  Episcopum  Camerìnen.  elec- 
tum,  ut  similis  memoriae  Ioannem  ab  Austria  una  cum  nonnullis  aliis 
nobilibus  viris  dieta  civitate  iter  facientem  de  mandato  feL  recordationis 
Gregorìi  Papae  XIII  praedecessonis  Nostri  cum  applausu  exciperent,  in 
sumptus  tunc  necessarie  faciendos^  et  forsan  nonnulla  alia  ejusdem   Civita- 


(i)  Dall'  originale  neir  Archivio  Segreto  B.  18. 

(a)  Era  questi  Carlo  Conti  romano,  eletto  da  Sisto  vetcoTO  di  AncoMi  e  poi  da 
Clemente  Vili  cardinale. 


SISTO  V.  E  LA  SUA  STATUA  273 

ds  beneficia  erogassent,  (i)ne  dieta  Comunitas  in  posterum  benefìcio  dictae 
abundantìae  frustraretur,  fuit  post  modum  de  mandato  ejusdem  praedeces* 
sorìs  eidem  civitati  et  illius  districtui  imposita  quaedam  collecta  prò  resar- 
ciendis  dictis  quingentis  salmis  grani,  et  quamvis  fere  omnes  dictam  colle- 
aam  solverìnt  vel  saltem  se  solutoros  prò  rata  eos  tangente  infra  brevem 
terminum  in  anpliori  forma  Camerae  Apostolicae  sese  obligaverìnt,  nihilo-* 
minus  nonnulli  hominum  civitatis  et  districtus  praedictorum  solutionem  il- 
lius coUectae  recusent,  et  forsan  Inter  eos  super  solutione  coUectae  hujus- 
modi  lis  ,  et  causa  coram  certis  judicibus  pendeat  indecisa,  ac  comunitas  et 
homines  praedicti  antiqua  illorum  Stamta,  seu  privilgia  Nostrae  confirma- 
tionis  patrocinio  communiri  summopere  desiderent;  quarc  iidem  Comuni- 
tas et  homines  Nobis  humiliter  supplicarì  fecerunt,  ut  in  praemissis  oppor- 
tune providere  de  benignitate  Apostolica  dignaremur.  Nos  igitur  abusibus 
hujusmodi  occurrere,  et  indemnitati  ejusdem  civitatis  consulere  vòlentes,  ac 
comunitatem  et  homines  praedictos,  et  illorum  singulos  a  quibuscuraque 
excomunicationis,  suspensionis,  et  interdicti,  aliisque  ecclesiasticis  sententiis, 
censuris  et  poenis  a  jure  vel  ab  homine  quavis  occasione  vel  causa  latis  si 
quibus  quomodolibet  innodati  existunt  ad  effectum  praesentium  dumtaxat 
consequendum  harum  serie  absolventes  et  absolutos  fore  censentes ,  nec 
non  Constitutionum  et  Capimlorum  praedictorum  per  dictum  Carolum  Epi- 
scopum  confirmatorum,  veros  et  totos  tenores  praesentibus  de  verbo  ad 
verbum  prò  expressis  et  insertis  habentes,  hujusmodi  supplicationibus  in- 
clinati easdem  Constitutiones  et  Capitula  per  dictum  Carolum  Episcopum 
m  praefertur  approbata  confìrmamus.  Nec  non  antiqua  Statuta  et  privilegia 
praedicta  quatenus  licita  et  honesta  sint,  et  contra  libertatem  ecdesiasticam 
non  tendant,  auctorìtate  apostolica  tenore  praesentium  approbamus  et  inno- 
vamus;  nec  non  comunitatem  et  homines  praedictos  in  antiqua m  eorum 
possessionem  eligendi  quatuor  capitaneos  ex  civibus  dictae  civitatis,  qui  eis- 
dem  militiis  praesint,  atque  absque  salario  deserviant  restituimus,  reponi- 
mus,  et  reintegramus,  ita  quod  in  posterum  dictae  militiae  non  amplius 
per  unum,  sed  per  quatuor  capitaneos,  ut  prìus^  regantur;  ac  comunitatem 
et  homines  praedictos  totius  illius  districtus,  terrarum,  et  castrorum  homi- 
nes nemine  prorsus  etiam  praetextu  cujus  vis  exemptionis,  aut  recomanda- 
donis  excluso,  prò  rata  ad  solutionem  dictae  coUectae  prò  reemendis,  et  re- 
sarciendis  dictis  quingentis  salmis  grani .  omnino  teneri,  et  ad  id  sub  censu- 
ris, et  etiam  pecuniarìis  poenis  cogi  posse  statuirous  et  ordinamus.  Mandan- 
tes  prò  tempore  exlstenti  dictae  civitatis  Gubematori,  ac  omnibus  aliis  ad 
qttos  spectat,  et  in  futurum  spectabit,  ut  praemissa  omnia  observent  et  ob- 


(1)  GiovanDi  d'  Anstria  fa  due  volte  di  passaggio  per  Camerino  e  per  il  suo  Stato, 
od  1576.  Conducet  seco  150  cavalli,  che  si  doverono  veRovagliare,  essendo  destinati 
contro  i  banditL  II  comune  spese  non  meno  di  scudi  4000. 

Archivio  Storico  li.  i8« 


274  MILZIADE  SANTONI 

servari  mandent,  ac  comunitatem  et  homines  praedictos  appiobadone,  con- 
firmationc,  innovatione,  restitutione,  responsione,  reintegratione,  statuto,  et 
ordinatione  Nostris  et  aliis  praemissis  pacìfice  frui  et  gaudere,  non  penni- 
ctentes  comunitatem  et  homines  praedictos  a  quacumque  desuper  molestrai, 
contradictores  quoslibet  et  rebelles  per  censuras ,  et  alias  de  quibus  ds  vi- 
debitur  poenas  compescendo,  adhibito  etiam  ad  hoc,  si  opus  fiierìt,  auxilìo 
brachi!  saecularis.  Non  obstantibus  quibusvis  constitutionibus  et  ordinatio- 
nibus  apostolicis,  nec  non  dictae  civitatis  juramento  confirmatione  aposto- 
lica, vel  quavis  fìrmitate  alia  roboratis  statutis  et  consuetudinibus,  ac  novis 
reformationibus,  ceterìsque  contrariis  quibuscumque.  Datum  Romae  apud 
S.  Mar^um,  sub  annulo  Piscatoris,  die  XDC  augusti  MDLXXXV.  Pontifica- 
tus  Nostri  anno  primo.  Io:  Baptista  Canobius. 

Di  questo  singolare  privilegio  di  comandare  le 
proprie  truppe  erano  assai  gelosi  i  camerinesi,  e  su- 
bito se  ne  valsero  nominando  i  quattro  nuovi  capi- 
tani che  furono  Girolamo  Bonapasta,  Lucantonio  Gu- 
glielmi, Alessandro  Altini  e  Venanzio  Muzi.  La 
magistratura  de' cinque  Priori  avea  titolo  e  funzioni 
di  colonnello.  (') 

Ciò  valse  a  richiamare  i  sentimenti  di  gratitudine. 
Infatti  il  consiglio  di  credenza  recava  innanzi  al  con- 
siglio generale,  il  martedì  io  settembre,  la  seguente 
mozione  (*). 

€  Essendo  a  principio  di  questo  pontificato,  alli 
28  di  aprile  p.  p.  risoluto  dal  general  Consiglio  do- 
versi fare  alcune  arme  in  pietra  a  memoria  et  honore 
della  S.  di  N.  S.  et  poi  considerando  esser  bene  di 
fare  qualche  dimostrazione  maggiore  a  perpetua  me- 
moria di  un  tanto  Pontefice  nostro   amorevolissimo. 


(x)  Sparapani  St  ms.  %.  374. 
(2)  Rìf.  Com.  pag.  679- 


SISTO  V,   E  SUA  STATUA  2T$ 

come  questo  é  già  più  giorni  penetrato  in  Roma  a 
notizia  di  molti  de' signori  padroni,  et  perciò  il 
cav.  Gio:  Battista  della  Porta  statuario  partito  ulti- 
mamente da  Roma  per  la  volta  di  Loreto  si  sia  qui 
presentato  quasi  rinviato  et  indirizzato  da  alcuni  si- 
gnori della  Camera  et  accompagnato  con  lettere  di 
Monsignor  Reifio  di  Martorano  ('),  et  del  nostro 
agente  con  mostrare  et  lassar  qui  alcuni  suoi  disegni 
fatti  da  esso  circa  il. far  qui  una  medaglia  di  S.  S." 
con  alcuni  ornamenti,  largamente  bora  si  propone 
quel  che  par  di  fare  in  nome  pubblico  di  questa  città 
per  dimostrazione  memoria  et  devozione  più  degna 
che  sia  possibile  verso  S,  Santità.  » 

Il  primo  consigliere  estratto  per  dire  il  suo  pa- 
rere in  proposito  fu  Vincenzo  Ugolini,  il  quale  si 
espresse  in  questi  termini.  €  Si  deve,  et  si  ha  da  ho- 
norare  la  S.  di  N.  S.  quanto  più  sia  possibile  a  per- 
petua memoria  di  S.  S.  Et  per  mostrarle  la  vera  de- 
vozione et  confidenza  di  questa  città  se  le  faccia 
una  statua  di  bronzo  da  collocarsi  o  nella  piazza  della 
Corte,  o  del  palazzo  Priorale,  o  altrove  a  giudizio 
de' periti,  mai  più  non  sì  potrà  forsi  bavere  una  oc- 
casione tanto  bella  degna  et  honorata  quanto  que- 
sta. €  Anche  gli  altri  del  consiglio,  posposta  l'idea 
del  medaglione  di  marmo^  suggerita  dai  credenzieri, 
favorirono  unanimi  V  erezione  di  una  statua.  Pompilio 


(i)  Questi  è  il  nostro  Mariano  Perbenedetti  eletto  da  Gregorio  XIII 
vescovo  di  Martorano,  e  da  Sisto  V.  Governatore  di  Roma  e  poi  Car- 
dinale. 


2^6  MILZIADE  SANTONI 

Rodolfino  aggiunse  e  che  la  statua  si  metta  dentro 
il  nostro  palazzo.  »  Mariano  Cella  e  che  la  statua 
si  faccia  intera,  perchè  si  vedano  le  braccia  et  li 
piedi,  da  pigliarsi  il  modello  in  Campidoglio,  e  Ot- 
taviano Savini,  quegli  che  abbiam  visto  imaginare  per 
primo  il  monumento,  anch'  egli  parlò  :  »  si  facci  (  la 
statua)  a  S.  S.  a  giudizio  dei  periti  da  collocarsi 
parimenti  a  giudizio  loro:  et  per  la  spesa  li  signori 
Priori  et  Credenza  con  Monsignor  Rifio  Governa- 
tore mettano  una  tariffa  d' impositione  secondo  sarà 
bisogno.  »  Ed  Ercole  Polini  confermava  :  ce  si  faccia 
una  statua  bella  di  bronzo.  Et  per  li  denari  attesa 
la  nostra  povertà  et  strettezza  si  domandi  et  procuri 
col  mezzo  di  Mons.  Rifio  Governatore,  di  poter  met- 
tere una  honesta  impositione.  <  Finalmente  Rambotto 
Vicomanni,  approvando  il  già  detto,  desiderava  :  «  che 
si  eleggano  tre  cittadini  uno  per  terziero  dalli  Sig. 
Priori  et  Credenza  con  Mons.  Governatore  quali  ab- 
biano cura,  assunto,  et  diligenza  di  far  fare  la  statua 
nel  miglior  modo  sarà  bisogno ,  et  di  far  sopra 
ciò  opportuna  provisione  di  denari.  »  E  fii  messo  il 
partito  sulla  proposta  dell'  Ugolino,  coli'  aggiunta  del 
Vicomanni  €  et  obUnta  per  palluclas  sexagintaquin" 
que  repertas  affirmativas,  nulla  reperta  negativa  ». 

Nel  giovedì  seguente  i  Priori  e  il  consiglio  di 
Credenza,  secondo  la  facoltà  demandata  eleggevano 
i  commissari  all'affare   della   statua  (').  <ìc  Vacando 


(i)  Rif.  Com.  pag.  6S4. 


SISTO  V.  E  LA  SUA  STATUA  2^^ 

prius  electioni  faciendae  deputatorum  super  negotio 
statuae  aeneae  S.  D.  N.  erigendae,  juxta  ordinem  et 
decretum  praecedentis  generalis  concilii,  vigore  dicti 
decreti  post  colloquia  et  considerationes  in  superstites 
et  deputatos  dicti  negotii  elegerunt  et  nominaverunt 
infrascriptos  cives  in  scrutinio  tunc  probatos  .... 
Io:  Baptistam  Laurum,  Raphaelem  Salimbeni,  Curtium 
Puccittum.  » 

I  Camerinesi  in  tal  guisa  furono  i  primi  a  decre- 
tare al  Pontefice  Sisto  V.  gli  onori  della  statua  di 
bronzo;  e  il  loro  esempio  credo,  valse  a  destare 
r  emulazione  di  due  altre  città  marchigiane  Fermo 
e  Loreto;  quella  nei  comizi  del  24  novembre  1585 
fissò  la  dedica  della  statua,  la  quale  al  dire  di  un 
consigliere  avrebbe  dovuto  essere  non  di  bronzo,  ma 
di  oro;  «  jurans  dixit  quod  si  possibile  foret  fieri  esse 
dehet  de  puro  aureo  (sic)  (')  •.  Loreto  più  tardi  nel 
1588,  come  sta  scritto  nelF  iscrizione  della  base. 
Roma  anch'  essa  elevò  in  Campidoglio  eguale  monu- 
mento, ma  più  oltre  dopo  che  le  riforme  e  le  muni- 
ficenze del  gran  Papa  avean  levato  dovunque  altissi- 
ma fama. 

Tornando  ai  camerinesi,  sembra  che  i  sopracciò 
cosi  eletti  subito  s*  intendessero  coli'  artefice  Tiburzio 
Vergelli  nostro  cittadino,  che  dimorava  allora  a  Re- 
canati,  ed  era  già  celebre  per  i  suoi  lavori  di  scul- 
tura e  fiisione  in  bronzo.  Di  lui  ci  occuperemo  in  ap- 


(I)  Cosi  il  De  Minicis  ntViì  Alìmm  di  Roma,  voi.  VII  del  9  gen.  i84t. 


27B  MILZIADE  SAKTOKI 

presso  dopo  esauriti  i  ricordi  dei  pubblici  libri  del 
Comune.  Cominciano  ora  gli  assegni  di  pagamento 
e  le  provvigioni  del  danaro. 

L'ultimo  di  settembre  del  1586  i  deputati  per 
la  statua  riferivano  al  consiglio  generale  (*)  €  per 
più  presta  spedizione  se  par  di  pigliare  delli  denari 
dell'abbondanza  vecchia  rimasti  in  mano  di  messer 
Cruciano,  et  il  resto  delli  detti  denari  oltre  il  bisogno 
di  pigliare  se.  500  per  la  prima  paga  della  statua,  se 
par  di  ripigliare  et  metter  nel  giro  della  nostra  ab- 
bondanza per  maggior  polso  di  essa  abbondanza,  o 
farne  altro  Offitio.  »  Fu  consultato  dal  capitano  An- 
sovino  Cambi  che  <  li  medesimi  deputati  sopra  la 
statua  debbiano  in  qualsivoglia  modo  eflFettuare  il  ne- 
gozio della  detta  statua  per  ogni  rispetto.  Et  non 
bastando  l' autorità  già  data  loro  di  pigliar  denari  co- 
me si  è  già  confermata,  et  pienissimamente  raggiunta 
con  ogni  autorità  et  obbligatione  di  questo  pubblico 
et  bene  della  comunità  et  di  tutto  questo  consiglio, 
come  sia  in  qualsivoglia  modo  necessario.  Et  possano 
li  detti  deputali  in  detto  nome  per  tal  conto  pigliar 
sino  a  Mille  scudi,  in  qualsivoglia  modo,  et  in  qual- 
siasi sorte  d' interesse  ».  Su  tale  proposta  fu  chiesto 
il  partito  per  voti  segreti  «  et  ohienta  per  palluctas 
quinquagintanovem  affirmativaSy  quatuor  contrariis  non 
obstantibus.  Quindi  il  consiglio  di  credenza  a  di  pri- 
mo di  ottobre  (*)  stabiliva  «  ad  provisionem  dena- 


(1)  Rif.  Cotti.  1586  pag.  849. 

(2)  Ivi  pag.  854. 


SISTO  V.  E  LA  SUA  STATUA  2^$ 

riorum  prò  statua  S.  D.  N.  PP.  si  scriva  a  Jesi  a 
messer  Ottaviano  M.''  di  casa  di  Mons.  Volta,  per  li 
denari  del  fratello  da  darsi  a  censo  per  averli  et  pi- 
gliarli, et  interim  si  cerchino  altre  occasioni  per  ve- 
nirne al  fine.  «  Ma  tutte  queste  ricerche  non  dovet- 
tero tanto  presto  approdare  a  buon  risultato  ;  mentre 
due  altre  volte,  li  31  ottobre  e  li  17  novembre  il 
consiglio  di  credenza  si  occupò  della  stessa  necessità 
di  danaro  »  attesa  la  molta  instantia  fatta  da  messer 
Hor.**  Vergelli  in  nome  del  M.*  dell'opera.  »  (') 

Al  27  di  febbraio  1587  per  altro  la  tesoreria  era 
in  grado  di  far  fronte  a  un  primo  pagamento.  Q). 
a  super  mercede  solvenda  prò  factura  statuae  S.  D.  N. 
dicatae  sequens  fuìt  facta  deliberalo.  Scudi  cinque- 
cento delli  2  mila  pigliati  ultimamente  a  censo  in 
Roma  si  habbiano  a  dare,  et  si  diano  all'Artefice 
maestro  della  statua  a  buon  conto  di  prezzo  della 
fattura  di  essa;  et  sia  bora  deliberato  che  questo 
abbia  effetto,  norr  ci  essendo  massime  per  bora  biso- 
gno per  l'Abbondanza,  potendosi  per  servizio  di  essa 
abbondanza  venir  riscuotendo  li  crediti,  et  vendendo 
delli  grani  che  ci  sono.  Et  fuit  obtenta,  et  firmata 
per  pali.  XII  affìrm.  et  III  contrar.  non  obstant.  » 
Questa  delibera  fii  notificata  al  Consiglio  generale  li 
8  marzo  «  et  omnes  Conciliarii  coniicuere  ». 

Una  vecchia  ambizione  solleticava  l' animo  de' 
camerinesi,  ricordantisi  di  essere  stati  retti  e   gover- 


(i)  Rif.  1586-87.  p.  9  e  i4. 
(2)  Ivi  p.  55. 


2%Q  MILZIADE  SANTONI 

nati  altre  volte  da  magistrati  dinastici  e  perpetui. 
Dopo  i  Varano,  aveano  obedito  a  Odoardo  Farnese, 
il  nipote  di  Paolo  III  ;  un'  altro  Pontefice  Giulio  III 
aveva  loro  dato  a  Governatore  perpetuo  Balduino 
del  Monte  suo  fratello;  ora  con  un  Papa  che  rite- 
nevano cittadino,  si  lusingarono  ottener  di  nuovo 
un*  ombra  di  sovrano  in  un  suo  parente.  E  nel  con- 
siglio generale  del  io  marzo  dello  stesso  anno  1587 
se  ne  tenne  parola  «  Super  novo  Gubernio  de  aliquo 
de  sanguine  Siìii  D.  N.  prout  sanctitati  suae  videbitur 
et  placebit.  »  E  si  stabili  di  far  chiedere  al  Papa  un 
Governatore  perpetuo  fra  i  suoi  parenti  ;  e  per  ciò 
ottenere  si  vollero  impegnati  il  cardinale  Peretti,  An- 
nibale Giovio,  e  Monsignor  di  Martorano  Governa- 
tore di  Roma.  Vedremo  più  tardi  come  i  costoro 
desideri  fossero  appagati. 

Seguitiamo  ora  a  registrare  i  pagamenti  ordinati 
per  la  statua  al  Vergelli,  e  troviamo  che  al  14  marzo 
il  consiglio  di  credenza  di  nuovo  si  occupava  degli 
scudi  500  da  pagarsi  in  conto.  (")  «  Per  pagare  a 
buon  conto  se.  500  per  la  statua,  cioè  per  la  sua 
fattura,  si  piglino  et  riscotano  subito  delli  denari  del 
fìtto  et  appalto  del  pan  bianco.  Et  se  in  tutto  non 
basti,  di  quei  denari  che  ci  saranno  di  crediti  della 
cotìiunità  per  compire  alli  se.  500,  se  pigile  per  il 
compimento  delli  denari  dell'abbondanza  con  rimet- 
terglieli quanto  prima,  data  cura  et  autorità  alli  detti 


(x)  Ref.  Com.  ad  an.  pag.  66. 


SISTO  V.   E  LA   SUA   STATUA  28 1 

Sig.  Priori  di  riscotere  con  prestezza  pagare  detti 
denari  al  Maestro  della  Statua  per  mezzo  del  Camer- 
lengo, e  con  li  soliti  mandati,  et  con  &re  prima  che 
detto  Maestro  dia  idonea  sicurtà,  per  li  detti  et 
altri  denari,  fino  ali*  intero  pagamento;  et  anco 
per  r  effetto  della  statua  a  senso  dell'  istromento 
già  sopra  di  ciò  tatto.  Et  fuit  obtentum  per  pali.  17 
affirm  :  una  tantum  contrar.  non  obstant.  » 

Il  completo  disordine  in  cui  si  mantengono  an- 
cora, quasi  interamente,  le  carte  e  i  libri  dell'  ammi- 
nistrazione antica  del  comune  di  Camerino,  non  mi 
ha  reso  possibile  verificare  con  esattezza  i  denari 
spesi  per  la  statua,  come  dovrebbero  esser  stati  re- 
gistrati nei  conti  del  camerlengato  e  della  tesoreria. 
Cosi  r  istromento  che  venne  certamente  stipolato  tra 
il  comune  e  il  fonditore  Vergelli  anch'  esso  é  sfug- 
gito alle  mie  ricerche,  per  quanto  non  le  abbia  ri- 
sparmiate sugli  atti  municipali  e  sui  protocolli  nota- 
rili. Forse  il  contratto  si  rogò  a  Recanati,  ove 
dimorava  l' artista  :  ed  io  debbo  lasciare  questa  parte 
senza  maggiori  schiarimenti,  augurando  che  altri  di 
me  più  fortunati  possano  completare  le  notizie  ac- 
cennate. 

Proseguo  adunque  a  spigolare  nei  Volumi  delle 
Riformanze;  e  veggo  che  a  di  io  novembre  1587 
nel  consiglio  di  credenza  (')  «  Parlandosi  in  mate- 
ria della  statua  si  restò  in  questo,  cioè  si  mandi  uno 
a  vedere  se  la  statua  sia  in  essere  finita^  prima  che 


(r)  Pag.  118. 


282  MILZUt)B  SAKTONI 

àlPArtefice  si  diano  altri  denari.  Et  se  gli  diano  poi 
quando  prima  200  scudi,  e  fin  in  300  se.  quando  la 
statua  sia  finita  da  potersi  condurre;  et  per  dar  que- 
sti denari  se  ne  piglino  dal  fitto  del  pan  bianco.  Et 
fuit  deliberatum  nulla  pariter  contraria  reperta.  » 

E  ai  3  di  marzo  del  seguente  1588  e  Dicendo- 
si delli  denari  che  resta  bavere  ms.  Tiburtio  Vergelli 
per  la  statua  (')  fii  risoluto  che  se  gli  dovessero 
pagare  dal  Camerlengo  se.  200,  oltre  alli  se.  300 
pagabili  dall'  Appaltatori  del  pan  bianco ,  et  questo 
s' intendesse  che  l'Abbondanza  li  presti  alla  Comunità 
per  questo  bisogno.  Et  fuit  obtentum  nulla  contraria 
reperta.  » 

Finalmente  1'  ultima  memoria  dei  pagamenti  l'ab- 
biamo  nel  consiglio  di  credenza  del  5  agosto  1588 
(*)  ove  «  Fu  ragionato  et  viva  voce  referito  che  a 
ms.  Tiburtio  Vergelli  se  debbiano  dare  se.  100,  che 
resta  avere  dell'  opera  della  statua  di  N.  S.  con  far- 
neli  il  mandato  et  procurare  de  rescuoterli  dall'  Ap- 
palto del  pan  bianco,  et  sollecitare  esso  ms.  Tiburtio 
a  finir  di  consegnare  quanto  si  resta  per  il  fine  del- 
l' ornamento  della  statua.  » 

E  qui  sospendo  il  racconto  di  quanto  fecero  i 
nostri  padri  per  compire  e  pagare  il  capolavoro  della 
statua  di  Sisto  V;  dirò  poi  del  collocamento  e  della 
iscrizione,  che  mi  sembra  ora   tempo  intrattenere  il 


(1)  Ad  an.  1588.  p.  32. 

(2)  Ivi  pag.  74, 


SISTO  V.  E  LA  SUA  STATUA  sSj 

lettore  intorno  al  nome  e  alle  opere  del  fonditore 
Tiburzio  Vergelli. 

La  famiglia  Vergelli  era   oriunda   da  Camerino. 

Domenico  di  Nicola  esercitò  l'ufficio  di  notaro 
del  1548  al  1579  ed  ebbe  cinque  figli,  Gio:  Battista 

il  quale  seguitò  la  professione  paterna  dal  15  91  al 
1629;  Tiburzio  il  nostro  fonditore,  Emilio,  Ersilia  ed 
Ippolita.  Da  Gio:  Battista  nacque  un  Francesco,  e  da 
costui  Giuseppe,  Olimpia  e  Tiburzio  giuniore  che  vi- 
vevano ancora  nel  1663.  Ho  anche  memoria  di  un 
Venanzo  di  Francesco  Vergelli  consobrino  di  Tibur- 
zio seniore,  pel  quale  stipolò  un  istromento  nel 
1591  (').  E  poi  ricorrono  negli  atti  contemporanei 
e  nei  libri  battesimali  anche  altri  nomi  della  stessa 
famiglia  che  non  ho  potuto  raggruppare  in  discen- 
denza ordinata  (*).  La  casa  di  loro  proprietà  era  si- 
tuata nel  terziero  di  Muralto,  e  precisamente  nel  luo- 
go ove  sorse  dipoi  il  palazzo  dei  Pierbenedetti  ('). 
Tiburzio  Vergelli  fin  dalla  sua  età  giovanile  senti 
r  animo  disposto  allo  studio  delle  arti  belle  ed  in 
prìncipal  modo  a  quello  della  scultura  in  marmo  ed 
in  bronzo.  La  fama  che  a  quei  giorni  avea  di  sé  le- 
vata la  scuola  recanatese  per  opera  dei  fratelli  Lom- 
bardi di  Ferrara,  venuti  qua  per  i  lavori  della  Basili- 
ca di  Loreto,   lo   consigliò  a  partirsi  dalla  patria  e 


(1)  Prot  di  Gio:  Battisu  Vergdii  i8  dee.  1591. 

(2)  Un  Emilio  era  anche  cappellano  della  Cattedrale  nel  1583;  ed  è 
forse  diverso  dal  fratello  di  Tiburzio  che  si  ammogliò  due  volte. 

(3)  ProL  ed  Istrom.  citato  più  sopra. 


2^4  MILZIADE  SAKTOKI 

Stabilire  la  sua  dimora  a  Recanati;  ed  attendere  pri- 
ma sotto  il  magistero  di  quel  profondo  conoscitore 

del  disegno,  dell'  arte  statuaria,  ed  esperto  fonditore 
di  bronzi  Girolamo  Lombardi;  e  morto  costui  presso 
il  non  men  celebre  recanatese  Antonio  Calcagni  ('). 
Sostenne  Tiburzio  a  Recanati  pubblici  incarichi  e  fra 
gli  altri  il  priorato  del  comune  nel  1606;  una  reca- 
natese dei  Vitali  fu  sua  moglie  e  n'  ebbe  due  figli 
Gio:  Battista  (  n.  e.  1588  -♦■  1651  )  che  continuò 
r  arte  paterna  del  getto  onoratamente ,  e  Giuseppe 
egregio  anch'  esso  nel  gettare  i  bronzi  e  per  soprap- 
più  architetto  e  pittore  (*). 

Ignoriamo  Y  anno  preciso  della  morte  di  Tibur- 
zio, ma  è  certo  che  nel  16 io  avea  cessato  di  vive- 
re, come  apparisce  dall'  istrumento  riportato  dal  Ric- 
ci, la  cui  vera  data  è  il  7  aprile  1610,  secondo  ho 
potuto  far  verificare  nei  rogiti  del  Botani  recanatese 
a  pag.  212. 

Dei  pregi  altissimi  di  Tiburzio  Vergelli  nell*  ar- 
te ,  perenne  testimonianza  sono  le  opere  che  tut- 
tora rimangono:  cioè  la  porta  minore  dell'  ingresso 
a  sinistra  verso  il  campanile  della  Basilica  lauretana, 
istoriata  a  bellissimi  comparti  e  bassi  rilievi,  tutta  in 
bronzo:  il  superbo  battistero  dello  stesso  tempio  mo- 
numento di  getto  grandioso   con  putti  e   statue,  e 


(i)  A.  Ricci:  Le  arti  e  gli  artisti  nella  Marca  II.  6i:  e  F.  marchese 
Rafiaelli  nella  relazione  alla  G>mm.  de'  Mon.  di  Macerata  intomo  alla  ne- 
cessità di  rinnovare  la  base  della  nostra  statua.  Verb.  2  giug.  1880. 

(2)  A.  Ricci  1.  e.  II.  28.  62.  Calcagni  p.  257. 


SISTO  V.   E  LA  SUA  STATUA  285 

festoni  e  quadretti:  e  un  ciborio  di  metallo  a  Reca<> 
nati.  Ma  nella  nostra  statua  può  dirsi  che  il  Vergelli 
riepilogasse  tutta  la  sua  arte ,  e  la  conducesse  con 
queir  amore  e  quella  finitezza  che  sola  avrebbene 
anche  potuto  mandare  il  nome  ai  più  tardi  posteri. 

Sta  il  Pontefice,  maestosamente  seduto  nella  cat- 
tedra intagliata  tutta  a  fogliami  ed  arabeschi  classica- 
mente condotti  e  che  lasciano  nei  voti  laterali  il  po- 
sto ad  un  genio  esprimente  la  fama.  L*  appoggio 
posteriore  si  risolve  in  una  voluta,  e  V  anteriore  in 
una  testa  di  leone  allusivo  allo  stemma  di  Sisto  V. 
Egli  é  vestito  papalissimamente^  come  direbbe  il  Mi- 
lizia: sopra  il  camice,  che  resta  scoperto  sul  dinanzi 
e  fa  dolci  pieghe  sul  grembo,  porta  un  pluviale  ric- 
chissimo, messo  interamente  a  ricamo,  e  scompartito 
nello  stolone  in  tanti  medaglioni  che  recano  effigiati 
alcuni  santi.  Fra  questi  meritano  essere  osservati  i 
due  primi  in  alto  con  i  santi  Apostoli  Pietro  e  Pao- 
lo, e  i  due  seguenti  con  i  patroni  della  città  S.  Ve- 
nanzio e  S.  Ansovino.  Sul  razionale  eziandio  é  rile- 
vata la  figura  della  Beata  Vergine:  la  fimbria  é  tutta 
firangìata.  L'  aspetto  del  Pontefice  benedicente ,  co- 
perto di  camauro  e  triregno,  è  maestoso,  severo,  pro- 
fondamente espressivo,  e  ciò  che  più  monta  somi- 
gliantissimo al  vero.  Il  cappuccio  del  pluviale,  che 
resta  scoperto  nel  dorso  della  statua  interamente,  co- 
stituisce da  se  solo  un  quadretto  a  basso  rilievo,  ove 
sta  espresso  il  Redentore  che  dà  a  S.  Pietro  la  po- 
destà delle  chiavi  in  presenza  di  tutti  gli  Apostoli. 

Compiuta  adunque  nel  breve  termine  di  due  anni  la 
fiisione  del  monumento  non  restava  che  collocarlo  in 
cospicua  postura.  Ed  ecco  che  il  consiglio  di  credenza, 


a8é  MILZIADE  SANTONI 

li  IO  novembre  1587  proponeva:  <  essendola  statua 
come  si  dice  già  finita  si  propone  quel  che  sia  bene  di 
considerare  e  risolvere  circa  il  luoco  dove  si  habbia 
a  collocarla,  et  altro  che  in  questo  negotio  si  debbia 
fare.  Et  nulla  reperta  contraria  paUucta,  fiiit  hujusmodi 
proposita  ad  generale  Concilium  translata.  »  Il  gene- 
ral G>nsiglio  alcuni  giorni  appresso  (')  stabiliva  : 
«  Super  negotio  statuae  :  Si  metta  la  statua  nella 
piazza  maggiore  di  S.  Maria  in  luoco  et  come  pare- 
rà alli  sig.  Priori,  ali  Deputati  sopra  essa  statua,  et 
alli  Periti.  Et  duabus  palluctis  repertis  contrariis  non 
obstant.  fuit  deliberatum.  »  I  voti  contrari  forse  furo- 
no quelli  di  Gio  :  Battista  Lilii,  che  aveva  arringato 
ce  et  se  parrà  bene  se  metta  nella  piazza  di  S.  Maria 
nel  cantone  del  pozzo  :  »  e  di  Antonio  Bellucci  che 
disse  :  <  si  metta  la  statua  nella  colonna  appresso  al 
pozzo  della  chiesa  di  S.  Maria.  t> 

Pare  pertanto  dall'  esposto  che  la  statua  fosse 
collocata  in  piazza  del  Duomo  fra  il  finire  del  1587 
e  il  principio  del  1588.  Ma  questo  collocamento  fu 
provvisorio  per  due  capi:  cioè  per  non  essersi  ancora 
potuta  innalzare  una  base  conveniente  e  per  mancare 
le  iscrizioni  e  gli  ornati  che  in  essa  dovevano  figu- 
rare. Leggiamo  quindi  nel  Consiglio  di  credenza  del 
3  luglio  1588,  essere  stati  scelti  tre  cittadini  per  le 
iscrizioni  e  furono  :  «  Excell.  dnus  Laurentius  Pichel- 
lus  ex  tertio  Subsancti  et  Burgi.   Excell.  d.  Joannes 


(i)  Ris.  pag.  124.  del  19  nov. 


SISTO   V.  E  LK  SUA  STATUA  287 

Maria  Calcalara  ex  tert.  Medii  ;  Excell.  d.  Democritus 
Perbenedictus  ex  tert.  Muralti  honorandi  J.  V.  Docto- 
res  fuerunt  electi  et  deputati  super  inscriptionibus  ìm- 
ponendis  sub  statua  aenea  Siìii  D,  N.  Sisti  V.  cum 
auctorìtate  eligendi  secundum  eorum  vota  et  pruden- 
tiam,  unam  de  iis  quae  missae  fuerunt  Romam  in  mani- 
bus  Ulifii  et  Rmi  Dni  Card.  Cosenzae,  et  fuerunt  ap- 
probati  per  suflfragiis,  uno  contrario  non  obsante.  »  E 
neli'  ottobre,  ai  14,  si  discuteva  ancora  in  Creden- 
za (')  €  an  videatur  permutare  statuam  SS,  Dni  Nostri; 
et  visura  fiiit  eam  permutari  debere,  et  eam  collocari 
in  loco  ubi  erat  puteus  apud  ecclesiam  S.  Mariae,  prout 
melius  videbitur  Rei&is  DD.  Episcopo  et  Gubernatore, 
et  fiiit  firmatum,  nulla  contraria  reperta.  .. 

E  questo  pel  luogo  ;  in  quanto  alla  base  il  mi- 
nor Consiglio  sanciva ,  li  1 5  novembre  :  «  che  il 
piedistallo  per  la  statua  di  N.  S.  si  faccia  secondo  il 
disegno  più  nobile  e  bello  mandato  in  carta  da  M. 
Tiburzio  Vergelli,  et  dell'  opera  et  fattura  che  ci  an- 
derà  li  Sig.  Priori  recapino  quel  che  sia  per  il  me- 
glio, per  la  perfetione  dell'  opera,  et  accettino  le  prof- 
ferte delli  maestri,  che  miglior  partito  proferiranno , 
et  per  questo  bisognando  abbiano  autorità  de  pagar 
denari.  Et  fuit  firmatum  nulla  contraria  reperta  pal- 
lucta.  »  Portato  il  negotio  al  Consiglio  generale,  se 
ne  occupò  li  27  marzo  1589:  ((Essendosi  nel  mese 
di  ottobre  passato  dal  Consiglio  della  Credenza  ben 
considerato  et  assoluto  che  sia  bene  tramutar  la  sta- 
tua de  N.  S.  in  altro  luogo,  con  V  occasione  al  pre- 


(1)  Refi  pag.  102. 


«^ 


288  MILZIADE  SAKTONI 

sente  dell'  ornamento  venuto  di  bronzo,  et  del  pie* 
distallo  da  farsi,  affinché  si  venga  alla  perfettione  di 
quest'  opera,  si  propone  che  sia  da  farsi.  •  Il  consi- 
gliere Girolamo  Forti  arringò  :  «  Neil*  iscritione  da 
porsi  nella  statua  si  debba  far  memoiia  del  Gover- 
natore presente  e  non  d*  altri .  »  Ottaviano  Savini 
rifletteva  :  e  La  statua  non  si  muova  dal  luogo  dove 
sta  al  presente  :  né  si  faccia  nella  iscritione  mensione 
di  Governatore  alcuno,  ma  se  pure  vi  si  ha  da  met- 
tere il  nome,  ci  si  pona  del  presente.  •  E  fu  delibe- 
rato :  »  Li  sig.  Priori  et  Credenza  con  intervento  di 
Mons.  lUmo  Governatore  et  li  deputati  che  ci  sono 
al  presente  risolvano  quanto  bisognerà  per  il  luogo 
et  iscrittione  della  statua^  con  autorità  di  poter  fare 
bisognando  li  doi  deputati  che  ci  mancano.  Et  fuit 
hoc  firmatum,  quatuor  contrariis.  » 

L*  ultimo  atto  che  ho  trovato  nelle  nostre  Rifor- 
magioni  é  quello  del  4  agosto  1589  (*)  ove  «  di- 
scorrendosi sopra  quanto  manca  per  la  perfetione  di 
erìggersi  la  statua,  parse  che  non  si  dovesse  mutare 
dal  luogo,  et  che  sia  rimesso  ad  essi  tre  deputati  di 
poter  correggere  et  mutare  V  iscrittione  scolpita  già 
in  bronzo,  et  di  più  che  possano  farci  fare  il  piedi- 
stallo come  li  parerà,  et  il  tutto  risolvano  et  confe- 
riscano con  Mons.  lllifto  Governatore:  et  firmatum 
fiiit  per  palluctas  XVIII  affirmat.  nulla  contraria  re- 
perta.  »  (*) 


(i)  Res.  pag.  242. 

(2)  La  base  della  statua  fu  rifatu  pib  volte.  Mentre  scrìviamo  si  sta 
rinnovando  dal  Municipio  sui  dis^;ni  dell'  ing.  architetto  Luigi  Qeomene 
Petrini,  colla  spesa  di  lire  circa  3000,  essendo  la  vecchia  in  istato  di  totale 
ruina.  Il  ministero  della  P.  L  contribuisce  per  un  terzo  di  questa  somma. 


.^ 


SISTO  V.  fi  LK  SUA  STATUA  289 

Sarà  curioso  il  lettore  di  conoscere  con  maggiori 
particolarità  qual  mai  fosse  la  cagione  dei  dibattersi 
de'  consiglieri  per  mantenere  e  cangiare  le  iscrizioni 
della  statua.  Ed  io  credo  essere  in  grado  di  soddi- 
sfarlo, tanto  più  volentieri  quanto  é  varia  la  leggenda 
che  la  fantasia  popolare  vi  ha  sopra  costruito.  Al  pie- 
distallo che  dovea  sostenere  la  statua  aggiunse  il 
Vergelli  quattro  targhe  parimenti  gettate  in  bronzo. 
Le  due  ai  lati  e  la  posteriore  in  un  contorno  con 
cartocci,  conchiglie  e  puttini  racchiudono  tre  allego- 
rie della  sicurezza,  della  tranquillità  e  della  letizia. 
La  prima  è  espressa  da  una  campagna  con  casolari 
e  piantagioni,  con  in  alto  il  motto  securitas  ;  V  altra 
é  una  prateria  con  strada  e  fontana,  ed  in  lontanan- 
za un  gran  tridente,  e  sopra  tranquillitas  ;  V  ultima 
ha  tre  ninfe  danzanti  e  la  parola  Lilaritas.  (*) 

Sul  dinanzi  la  targa  é  maggiore ,  e  dividesi  in 
tre  parti.  Al  disopra  un  grande  ovale  porta  lo  scudo 
pontificio  del  Peretti  sormontato  dal  triregno  e  dalle 
chiavi  sostenute  da  putti  con  volute  e  un  mascherone. 
In  mezzo,  similmente  incomicinta  da  ricci  e  foglia* 

mi,  questa  iscrizione 

SISTO  •  V  •  PONT  •  MAX  • 

CAMERTES  •  VNDE  •  MATERNAM 

ORIGINEM  •  DVXIT  • 

IVRE  •  OPTIMO  POSVERVNT  • 

PONTIFICATVS  •  SVI  •  ANNO  •  I  • 


•  M  •  D  •  Lxxxvn  • 


(i)  GB  steasi  concetti  e  gli  stessi  motti  s*  incontrano  nelle  medaglie 
e  monete  di  Sisto  V. 

Archivio  Storico  \U  19 


290  MILZIADE  SANTONI 

In  basso  Io  stemma  del  comune  di  Camerino, 
anch'  esso  in  uno  scudo  ornato  di  finissimi  rilievi.  I 
puntini  della  sesta  e  settima  linea,  neir  originale  sono 
due  righe  cancellate  a  scalpello:  e  una  vecchia  tradi- 
zione ha  divulgato  che  ivi  fosse  stato  scritto  satirica- 
mente Pater  ditnilU  illiSy  non  enim  sciunt  quidfaciunt: 
motto  allusivo  ai  disinganni  che  avrebbero  avuto  i 
Camerinesi  delle  grandi  speranze  concepite  per  il  pon- 
tificato di  Sisto  V:  il  quale  anzi  che  favorire  questa 
città,  come  le  altre  delle  Marche,  (')  le  diminuì  la 
diocesi,  smembrandone  Sanseverino  e  Tolentino.  Ma 
oltre  che,  come  ben  nota  lo  Sparapani,  (')  questi 
censori  non  riflettono  che  la  statua  fii  decretata  ed 
eretta  nei  primi  anni,  quando  mal  poteasi  prevedere 
r  avvenire  ;  dimenticano  pure  che  Sisto  beneficò  la 
città  col  decorare  della  porpora  cardinalizia  Evange- 
lista Pallotta  e  Mariano  Perbenedetti  entrambi  di  Ca- 
merino, compensò  la  diocesi  diminuita  da  un  lato, 
coir  accrescerla  dell'  altro  a  scapito  della  Spoletina,  e 
istituì  nel  Collegio  Montalto  da  lui  fondato  a  Bolo- 
gna tre  posti  per  giovani  camerinesi.  Di  più  l' ìndole 
di  Papa  Sisto  non  avrebbe  facilmente  tollerato  il  sar- 
casmo, e  r  avrebbe  vendicato  nello  scultore  o  nel 
magistrato.  Sappiamo  invece  che  il  Vergelli  lavorava 
e  seguitò  a  lavorare  nella  basilica  di  Loreto  agli  sii- 


ci) Tutti  gli  storici  parlano  della  predilerìone  di  Sisto  perle  città  delle 
Marche,  specialmente  per  Fermo,  Macerata,  Loreto,  Tolentino,  Sanseverino 
e  la  sua  patria  Montalto. 

(2)  Ist.  mss.  S  372* 


SISTO  V.   E  LA  SUA  STATUA  29 1 

pendi  del  Pontefice.  Quella  tradizione  é  dunque  una 
favola:  e  riandando  le  ultime  decisioni  dei  consigli 
maggiore  e  minore  chiaro  apparisce  che  nell'iscri- 
zione si  era  inciso  il  nome  di  un  governatore;  e  ta- 
luno voleva,  che  se  di  governatore  si  fosse  voluto 
parlare,  V  onore  toccava  a  quello  che  reggeva  la  città 
air  epoca  della  dedicazione  del  monumento.  Dal  1585 
al  1588,  durante  il  lavoro  della  statua,  si  erano  suc- 
ceduti nel  governo  di  Camerino  quattro  prelati  :  Carlo 
Conti;  Marcello  Acquaviva;  Marsilio  Landriani;  Mar- 
cantonio Marsilj  Colonna;  ora  nessuno  di  costoro 
aveva  avuto  parte  a  tutto  l'andamento  del  negozio, 
ma  chi  aveva  veduto  il  principio,  non  aveva  egual- 
mente assistito  al  progresso  e  al  fine. 

Meno  di  ogni  altro  il  Landriano  meritava  di  es- 
ser ricordato,  perchè  giunto  al  governo  li  15  giu- 
gno 1587  e  partitone  nel  settembre  del  1588;  e  per- 
ché la  sua  presenza  avea  destato  in  città  una  quistione 
di  partiti  per  un  litigio  fira  lui  e  il  vescovo  Girolamo 
de'  Buoi;  per  la  qual  cosa  era  stato  richiamato  a  Roma 
e  molto  avea  dovuto  brigare  per  iscolparsi.  Lo  scul- 
tore ignaro  di  quanto  accadeva,  e  forse  eseguendo  le 
avute  istruzioni,  aveva  inciso  il  nome  del  Landriano 
come  di  colui  che  sarebbe  dovuto  esser  presente  al- 
l' inaugurazione.  Giacché  guardando  bene  addentro  al 
senso  della  epigrafe  si  vede  subito  che  fra  la  prima 
e  la  seconda  pericope  v'  é  un  dissenso  cronologico. 
Essa,  come  é  rimasta,  dice  che  la  statua  fu  dai  Camerti 
posta  il  primo  anno  del  Pontificato....  nel  1587; mail 
primo  anno  sarebbe  stato  invece  il  1585;  dunque  v'é 
difetto  di  dizione  che  indichi  un  secondo  tempo,  e 
dovea  leggersi  il  primo  anno  per  il   decreto  di  ere- 


292  MILZIADE  SANTONI 

zione,  il  terzo  per  la  dedica:  ossia  Posuerunt  an.  L 
et  Marsilio  Landriano  Gubernatore  D.  D.  an.  i^8y. 
Né  questo  è  tutto  mio  supposto:  lo  Sparapani  (')  lo 
narra  e  nel  piedistallo  fu  inciso  il  nome  del  Gover- 
natore Landriano,  ma  senza  sapersene  la  cagione  fii 
cancellato  ».  E  prima  assai  di  lui  il  Massarelli  in  un 
foglio  volante  fra  le  carte  del  Lilii  (*)  aveva  trascrìtto 
r  integra  iscrizione  con  queste  parole  :  <  Sixto  V.  Poìir 
tifici  Maximo  Camertes  unde  Matemam  originem  duxit 
J.  optimo  posuerunt  Pontificatus  sui  anno  i.  tem- 
pore Gubernij  Illmi  D.  Marsilij  Landriani  Mediolan. 
MDLXXXVIL  et  poi  fu  cancellato  la  causa  non  si  sa  >. 

Per  noi  questa  cagione  non  è  più  un  mistero. 

L'omaggio  della  statua  eretta  dai  camerinesi  fii 
altamente  ^adito  dal  Pontefice,  il  quale  poco  stante 
ricordevole  del  voto  di  questo  consiglio  di  avere  un 
Governatore  perpetuo  fira  i  suoi  parenti  die  quel  ti- 
tolo e  potere  a  Marcantonio  Colonna  duca  di  Pa- 
liano  gran  contestabile  del  regno  di  Napoli.  Egli 
aveva  sposato  una  delle  pronipoti  di  Sisto.  Ciò  ac- 
cadde nei  primi  del  1589;  e  nell'agosto  dell'anno 
medesimo  s' ebbe  notizia  che  sarebbe  passata  per 
Camerino  Camilla,  la  sorella  del  Papa,  accompagnata 
dalle  sue  pronipoti  Flavia  moglie  di  Virginio  Orsini, 
e  Orsina  sposa  del  contestabile  nostro  governatore 
perpetuo.  Esse  eran  dirette  a  Loreto.  La  letizia  dei 
cittadini  non  ebbe  limiti  :  si  disposero  archi  trion£di, 


(1)  L.  e.  S-  37^- 

(2)  Varìor.  Camilli  Lilii  tom.  V.  9$  mss.  nella  BibL  Valcminiana. 


SISTO  V.  E  LA  SUA  STATUA  2$$ 

si  armarono  tutte  le  milizie,  si  apprestarono  sontuosi 
conviti,  eleganti  comedie^  ricche  danze,  si  ordinarono 
cacce  di  tori,  corse  di  barbereschi.  Le  feste  durarono 
cinque  giorni,  quanti  si  trattennero  gli  augusti  ospiti. 
Camilla,  dice  lo  Sparapani,  (')  «  ad  ogni  momento 
vantava  essere  essa  di  Camerino.  Mariano  Perbene- 
detti,  allora  Governatore  di  Roma,  era  presente  a 
tali  espressioni,  le  confermava,  ed  aggiungeva  che  in 
realtà  il  padre  di  Sisto  V.  sposossi  Marianna  Perbe- 
nedetti  ....  (*)  Parti  Camilla  da  Camerino  piena 
di  gratitudine  verso  li  Camerinesi..  Ed  in  realtà  ne 
sperimentarono  essi  i  benefici  effetti,  quali  si  furono 
l'estrazione  de* bestiami  dalla  Marca  senza  gabella, 
l'abolizione  del  dazio  di  un  quatrino  per  libra  sulla 
carne.  Crediamo  ancora  che  la  medesima  molto  con- 
tribuisse alla  promozione  di  Mariano  Perbenedetti  al 
cardinalato.  » 

Sisto  V.  mori  li  24  agosto  1590.  (') 


(1)  L.  e  $.  380. 

(2)  La  parentela  de*Peretti  coi  Perbenedetti,  se  non  fu  tanto  stretta» 
come  qui  si  dice,  non  fu  certo  molto  più  lontana.  Il  p.  Tempesti  ricorda 
a  proposito  la  benevolenza  del  Papa  per  Mariano  che  egli  stesso  volle  con- 
secrar  vescovo,  tenne  presso  di  se  come  governatore  di  Roma  e  donollo 
poi  della  porpora. 

(3)  in  altre  due  brevi  memorie  pubblicate  nella  Cronaca  Marchigiana, 
dell'aprile  di  quest'anno,  mi  sono  intrattenuto  intomo  ad  altri  fatti  del 
pontificato  di  Sisto  V,  in  relazione  con  la  storia  di  Camerino. 


U  ARCHIVIO  SEGRETO 


DI 


SERRASANQUIRICO 


(I) 


CLASS.  XXI. 

Solutiones  Cameralìbus  factae  a  dieta  Ctmmuni 


Pergam.  I.  pag.  36.  An.  1277.  Solutio  facta  Comuni,  quod 
supra,  Thesaurario  librarum  8.  prò  affictu  S.  Romanae 
Ecdesiae  debito. 

Pergam.  II.  pag.  36.  An.  1278.  Solvuntur  ipsi  Thesaurario 
per  Commune  praedictum  aliae  librae  8,  prò  eodem 
affictu. 

Pergam.  III.  pag.  37.  An.  1282.  Acceptilatio  dicti  Thesaura- 
rii  ob  aliam  solutionem  librarum  9,  ei  factam  ut  supra. 

Pergam.  IV.  pag.  37.  An.  1286.  Alia  solutio  8.  librarum  The- 
saurario facta  prò  eodem  affictu  ab  ipso  Communi. 


(0  Contlflouione  V.  Voi.  I,  fase.  IV,  pjg.  710  -  744. 


l'archivio  di  serrasa){q.uirico  295 

Pergam.  V.  pag.  37.  An.  ia88.  ÀlteFa  solutio  librarum  8. 
pariter  prò  affictu  S.  Romane  Ecclesiae  debito  facta  The- 
saurario  ab  eodem  Communi. 

Pergam.  VI.  pag.  37.  Àn.  1289.  Alia  solutio  8.  librarum  prò 
eodem  affictu  Thesaurario  facta  ab  ipso  Communi. 

Pergam.  VII.  pag.  38.  An.  1291.  Solvuntur  Thesaurario  pa- 
riter 8  librae  prò  eo  affictu  a  Communi  praedicto. 

Pergam.  Vili.  pag.  38.  An.  1294.  Acceptilatio  Thesaurarii  de 
8  libris  Ravenn.  ei  solutis  a  dicto  Communi  prò  eodem 
affictu. 

Pergam.  IX.  pag.  38.  An.  1295.  Alia  acceptilatio  a  Thesau^ 
rario  facta  eidem  Communi  ob  consuetam  solutionem  li- 
brarum 8.  prò  ipso  affictu. 

Pergam.  X.  pag.  39.  An.  11 97.  Alia  acceptilatio  Thesau- 
rarii de  solutione  ei  facta  per  Commune  predictum  8. 
librarum  prò  affictu  annuo  debito  Romanae  Ecclesiae, 
seu  Rectori  Provinciae. 

Pergam.  XI.  pag.  39.  An.  1299.  Idem  Commune  solvit  The- 
saurario 50  libras  Ravennat.  et  Ancon.  prò  Vicario  ge- 
nerali Marchiae. 

Pergam.  XII.  pag.  40.  An.  1301,  Alia  solutio  8.  librarum  ab 
eodem  Communi  £icta  Thesaurario  prò  affictu  ut  supra. 

Pergam.  XIII.  pag.  40.  An.  1302.  Acceptilatio  praedicto  Com* 

muni  facta  a  Thesaurario solutione  8.  librarum 

de  eodem  annuo  affictu. 

Pergam.  XIV.  pa.  40.  An.  1309.  Alia  Thesaurarii  acceptilatio 
de  consuetis  8.  libris  Rav.  et  Ancon.  ab  eodem  Com- 
muni solutis. 

Pergam.  XV.  pag.  41.  An.  13 13.  Alia  acceptilatio  Camera- 
lium  dicto  Communi  facta  prò  solutione  125.  librarum. 

Pergam.  XVI.  pag.  42.  An.  13 16.  14  Aprii.  Alia  acceptilatio 
Vicarii  generalis  Praesidatus  Camerinensis  Communi  prae- 
dicto ob  solutionem  illi  factam  8.  librarum. 

Pergam.  XVII.  pag.  43.  An.  13 16.  14  Maji.  Altera  ejusdem 
Vicarii  acceptilatio  facta  eidem  Comuni  ob  consuetam 
solutionem  8.  librarum  prò  affictu  ut  supra. 

Pergam.  XVIII.  pag.  44.  An.  13 18.  Alia  Thesaurarii  accepti- 


2^6  GlOACtItKO  VALERI 

latio  dicto  Communi  ob  solutionem  ab  hoc  factam  8.  li- 
brarum  prò  eodem  affieni. 

Pergam.  XIX.  pag.  45.  An.  13 18.  Alia  ejusdem  Thesaurarì 
acceptilatio  eidem  Communi  facta  ob  consuetam  solutio- 
nem 8.  librarum. 

Pergam.  XX.  pag.  46.  An.  13 18.  Idem  Commune  solvit  The- 
saurario  29.  florenos  auri  prò  Dno  Rectore  Marchiae  seu 
prò  affictUy  ut  supra. 

Pergam.  XXI.  pag.  47.  An.  1322.  Idem  Commune  die  XVII 
Augusti  solvit  Thesaurario  Dni  Marchionis  prò  portione 
talliae  impositae  subsidii  militaris  32.  florenos  auri.  Item 
die  4.  Septembris  ejusdem  anni  dictum  Commune  solvit 
prae&to  Thesaurario  alios  32.  florenos  auri  prò  comple- 
mento supra  dictae  talliae. 

Pergam.  XXII.  pag.  48.  Ad-.  1357.  Acceptilatio  aVicethesau- 
tarlo  Marchiae  facta  Communi  praedicto  ob  solutionem 
166  ducatorum  auri  prò  alia  Tallia  imposita  per  Dnum 
Legatum  hujus  Provinciae  praedictae. 

Pergam.  XXIII.  pag.  49.  An.  1358.  Alia  acceptilatio  eidem 
Communi  facta  ab  eodem  vicethesaurarìo  ob  solutionem 
aliorum  166  ducatorum  auri  prò  Tallia,  ut  supra. 

Pergam.  XXIV.  pag.  50.  An.  13 $9.  Altera  acceptilatio 
ab  ipso  Vicethesaurarìo  facta  praedito  Communi  ob 
solutionem  aliorum  166,  ducatorum  auri  prò  eadem 
Tallia. 

Pergam.  XXV.  pag.  51.  An.  1359.  Idem  Commune  dicto  Vi- 
cethesaurarìo solvit  200.  ducatos  auri  prò  parte  subsidii 
solutionis  facte  Gentibus  iniquae  societatis  secundum  or- 
dinationem  Dni  Legati. 

Pergam.  XXVI.  pag.  51.  An.  1364.  Alia  acceptilatio  dicto 
communi  facta  a  Thesaurario  ob  solutionem  solitam  8. 
librarum  prò  affictu,  ut  supra. 

Pergam.  XXVII.  pag.  52.  An.  1365.  21.  Aprìl.  Alia  accepti- 
latio communi  praedicto  facta  a  Locumtenente  Thesaura- 
rii  ob  solutionem  8.  librarum  prò  eodem  affictu. 

Pergam.  XXVIII.  pag.  52.  An.  1365.  26.  AprìL  Idem  Com- 
mune solvit  Procuratori  Depositarli  Camerae  S.  Ro.  £c- 


L^  ARCHIVIO  DI  SERIUSAK(XUIR1C0  ^97 

clesiae  in  Civitate  Anconae  150.  diicatos  auri  prò  primo 
termino  subsidii  dicto  Communi  impositi. 

Pergam*  XXIX.  pag.  53.  Àn.  1365.  31.  Maji.  Commune  prae- 
dictum  solvit  eidem  Depositario  Camerae  alios  150.  du- 
catos  auri  prò  complemento  subsidii,  ut  supra. 

Pergam.  XXX.  pag.  53.  An.  1365.  30.  Julii  Idem  Commune 
solvit  Procuratori  Depositarii,  qui  supra,  alios  50.  ducatos 
auri  prò  parte  alterius  subsidii  dicto  Communi  impositi. 

Pergam.  XXXI.  pag.  54.  An.  1365.  18  Augusti.  Solvuntur  ab 
eodem  Communi  memorato  Procuratori  Depositarli  Came- 
rae alii  50.  ducati  auri  prò  complemento  subsidii  praedicti. 

Pergam.  XXXII.  pag.  55.  An.  1366.  Acceptilatio  a  Locum- 
tenente  Thesaurarii  facta  praedicto  ob  solutionem  8.  li- 
brarum,  prò  affictu  ut  supra. 

Pergam.  XXXIII.  pag.  56.  An.  1367.  Idem  Locumtenens  ac- 
ceptilationem  facit  dicto  Communi  ob  receptas  alias  8. 
libras  prò  eodem  affictu. 

Pergam.  XXXIV.  pag.  $7.  An.  1368.  Locumtenentis  praedicti 
acceptilatio  facta  eidem  communi  solventi  ei  8.  libras 
prò  ipso  affictu. 

Pergam.  XXXV.  pag.  57.  An.  1371.  Procurator  et  Locumte- 
nens Depositarli  Camerae  recipit  a  dicto  Communi  15. 
ducatos  auri  prò  stipendio  5.  famulorum  peditum,  quos 
idem  Commune  transmittere  debebat  ad  custodiam  civi- 
tatis  Perusii. 

Pergam.  XXXVI.  pag.  57.  An.  1372.  Commissarius  Thesau- 
rarii generalis  Gregorii  Papae  XI.  recipit  a  dicto  Com- 
muni 150.  ducatos  auri  prò  parte  subsidii  impositi. 

Pergam.  XXXVII.  pag.  58.  An.  1372.  Idem  Commune  solvit 
Commissario  praedicto  125.  ducatos  auri  prò  part«  se- 
cundi  termini  subsidii  ut  supra. 

Pergam.  XXXVIII.  pag.  58.  An.  1372.  Praedictus  Locumte- 
nens Thesaurarii  recipit  ab  eodem  Communi  8.  libras 
prò  consueto  affictu. 

Pergam.  XXXIX;  pag.  59.  An.  1372.  Idem  Communi  solvit 
praedicto  Commissario  103.  ducatos  auri  prò  secundo 
termino  alterius  subsidii  impositi. 


298  GIOACHIKO  VALERI 

Pergam.  XL.  pag.  59.  An.  1372.  Commune  praedictum  solvit 
eidem  Commissarìos  alios  103  ducatos  aurì  prò  altero 
termino  subsidii,  de  quo  in  precedenti  Pergam.  XXXIX 
fit  mentio. 

Pergam.  XLI.  pag.  6ò.  An.  1373.  Idem  Commune  solvit  su- 
pradicto  Commissario  185.  ducatos  aurì  prò  alio  subsidio 
imposito  ob  Camerae  necessitates  occasione  guerrae  Lom- 
bardiae  contra  Vicecomites  de  Mediolano. 

Pergam.  XLII.  pag.  60.  An.  1373.  Commune  praedictum  sol* 
vit  eidem  Commissario  alios  185.  ducatos  aurì  prò  sub- 
sidio ut  supra. 

Pergam.  XLIII.  pag.  61.  An.  1473.  Acceptilatio  a  Locumte- 
nente  Thesaurarii  facta  Communi  praedicto  ob  solutio- 
nem  8.  librarum  prò  consueto  affictu. 

Pergam.  XLIV.  pag.  61.  An.  1374.  Idem  Commune  solvit 
supradicto  Commissario  Thesaurarii  109.  ducatos  auri 
prò  parte  primi  termini  alterius  subsidii  nuper  impositi. 

Pergam.  XLV.  pag.  62.  An.  1374.  Commune  praedictum  sol- 
vit eidem  Commissario  100.  ducatos  auri  prò  parte  su- 
pradicti  alterius  subsidii. 

Pergam.  XLVI.  pag.  62.  An.  1375.  Acceptilatio  a  Thesaura- 
rio  facta  eidem  Communi  ob  solutionem  consuetam  8. 
librarum  prò  affictu  ut  supra. 

Pergam.  XLVII.  pag.  63.  An.  1375.  Idem  Commune  solvit 
dicto  Commissario  Thesaurarii  ducatos  auri  209.  cum 
dimidio  prò  primo  termino  subsidii  nuper  impositi. 

Pergam.  XLVIII.  pag.  63.  An.  1406.  Acceptilatio  a  Thesau- 
rario  facta  Communi  praedicto  prò  solutione  25  ducato- 
rum,  et  18.  Anconitanorum  de  7.  annis  inceptis  a  1399. 

Pergem.  XLIX.  pag.  64.  An.  1407.  Commune  praedictum 
solvit  Procuratori  magnifici  Capitanei  Pauli  de  Ursinis  du- 
catos 408.  prò  talea  praefatum  Commune  tangente  prò 
stipendio  septimae  conductae  ejusdem  magnifici  Capitanei. 

Pergam.  L.  pag.  65.  An.  1418.  Commissarius  Thesaurarii  re- 
cipit  a  dicto  Communi  14.  ducatos,  et  16  Anconitanos 
prò  affictu  annorum  1415, 1416, 1417  et  1418.  ad  rationem 
3  ducarorum  et  14  Anconitanorum  prò  quolibet  anno. 


L* ARCHIVIO  Di  SERRASANQ.UIR1C0  299 

Pergam.  LI.  pag.  66.  An.  141 9«  Gregorii  Papae  XII.  Com« 
missarias  recipit  ab  eodem  Communi  24.  ducatos  prò 
affictu  8.  annorum,  videlicet  1407,  1408,  14091  14 io, 
1411,  1412,  1413  et  1414. 

Pergam.  LII.  pag.  66.  An.  1420.  Idem  Gommane  solvit  The- 
saurario  prò  afiìctu  hujus  anni  ducatos  3 ,  et  bonone- 
nos  28. 


CLASS,  xxn. 


Soluthnes  ab  eodem  Communi  factae  aliis  variis  personis. 


Pergam.  I.  pag.  67.  An.  1289.  Senio  Bartholomei  filio  de 
S.  Severino  propter  latrocini  a  contra  eum  facta  in  con- 
trata  meragi,  pecuniae  a  Gommuni  praedicto  restituuntur. 

Pergam.  II.  Pag.  68.  An.  12 11.  lunii.  Facultas  datur  a  Con- 
silio Serrae  S.  Quirici  solvendi  creditoribus  dicti  Gom- 
munis  ob  subministratos  ei  coppos,  Ugna,  calcinam  in 
Palatii  pubblici  restauratione.  Sequitur  aliud  instrumentum 
sub  die  trigesima  ejusdem  mensis  et  anni,  quo  Deotalleve 
Petri  Syndicus  ipsius  Gommunis  solvere  -  promittit  Ugu- 
tio  Ranaldutii  15.  liuras,  4.  soldos,  et  6.  denarios  bine 
ad  festum  S.  Mariae  Augusti,  prò  cuppis,  calcina,  planel- 
lis  etc.  emptis  ab  eo  prò  Palatio  Gommunis  praedicti. 

Pergam.  III.  pag.  69.  An.  1295.  Idem  Gommune  solvit  Alle- 
vono  Ioannis  3.  libras  prò  tabulis  ligneis,  quas  dedit  in 
servitio  dicti  Gommunis. 

Pergam.  VI.  pag.  70.  An.  1297.  Gum  fures  400.  librarum 
dotis  Dnae  Gorradinae  filiae  Leonardi  de  Ancona  fuerint 
per  ipsum  Leonardum  capti  in  finibus  predictae  Serrae 
eademque  pecunia  tradita  fuerit  dicto  Gommuni,  ab  hoc 
modo  restituitur  praefatae  Gorradinae. 

Pergam.  V.  pag.  71.  An.  1297.  Idem  Gommune  solvit  Bru- 
ninto  Gattarelli  34.  soldos  prò  pretio  ferraminum  ipsi 
Gommuni  factorum. 


300  GIOACHINO  VALERI 

Pergam.  VI.  pag.  72.  An.  1297.  Ranaldonus  preco  dicti  Com- 
munis  se  obbligai  solvere  Mattheo  Actonis  Blanci  4.  li- 
bras  et  14.  soldos,  ob  expensas  ab  hoc  factas  prò  eodem 
Communi  in  curia  Dni  Marchionìs. 

Pergam.  VII.  pag.  75.  An.  1298.  Quietatio  facta  dicto  Com- 
muni per  Zutium  Dni  Natumguerrae  ob  receptas  30. 
libras. 

Pergam.  Vili.  pag.  74.  An.  1298.  Quietatio  facta  dicto  Com- 
muni per  Nicolaum  Dni  Pauli  de  Podio  vice  et  nomine 
aliorum  interesse  habentium  ób  receptas  40.  libras. 

Pergam.  IX.  pag.  75.  An.  1298.  Quietatio  facta  dicto  Com- 
muni per  Zutium  Thomasii  vice  et  nomine  aliorum  in- 
teresse habentium,  ob  receptos  47  soldos  Anconitanorum 
grossorum  de  argento. 

Pergam.  X.  pag.  76.  An.  1298,  Quietatio  dicto  Communi 
facta  per  lacomictum  de  Podio,  et  Pioctium  Brunelli  ob 
receptas  I2.  libras. 

Pergam.  XI.  pag.  77.  An.  1298.  Quietatio  facta  dicto  Com- 
muni per  Raynaldutium  PiczoU  ob  receptas  170.  libras , 
8.  soldos  et  3.  denarios. 

Pergam.  XH.  pag.  78.  An.  1298.  Quieutio  dicto  Conrniuni 
facta  per  Allevonum  Ioannis  Martini  ob  receptas  3.  libras 
Ravennates. 

Pergam.  XIII.  pag.  79.  An.  1298.  Consilium  praedictae  Ser- 
rae  per  speciale  mandatum  procurae  facultatem  facit 
Syndico  ejusdem  communis  solvendi  Raynaldono  lohan- 
necti  mercedem  prò  ambasciatis  etc. 

Pergam.  XIV.  pag.  79.  An.  1298.  Instrumentum,  quo  S3mdi- 
cus  praedictus  obligationem  facit  favore  dicti  Raynaldoni 
solvendi  ei  30.  soldos  prò  mercede  ut  supra. 

Pergam.  XV.  pag.  80.  An.  1299.  Consilium  dicue  Serrae  de- 
cemit  dari  debere  Accorrecto  Zuchae  45.  soldos  propter 
obligationem  quamdam,  quam  is  fecit  prò  eodem  Comuni. 

Pergam.  XVI.  pag.  81.  An.  1299.  Consilium  praedictum  sol- 
vi mandat  lacomello  Benedictoni  23  libras. 

Pergam.  XVII.  pag.  82.  An.  1300.  Syndici  ejusdem  Commu- 
nis solutio  200  librarum.  Cum  pergamenam  hanc  vetustate 


L^ARCHIVIO  DI  SERRASAKaUIRICO  3OI 

jam  corruptam  accuratius  perscrutaverim ,  ibi  notari  de- 
prehendi,  Commune  Castri  Domi  ob  rubarias  in  eo  Ca- 
stro perpetratas  ab  hominibus  dictae  Serrae  eamdem  sutn- 
mam  recipere.  Itaque  documentum  hujusmodi  ad  annum 
13 12  spectare  censeo.  Videatur  Pergamena  XV.  Class, 
XVL  Tom.  IV.  pag.  68.  Instrumentum  ante  Septem- 
brem  mensem  iuisse  exaratum,  constat  ex  obiigatione, 
quam  facit  Syndicus  praefatus  sol  vendi  alias  xooo.  libras 
in  Kalendis  mensis  ipsius. 

Pergam.  XVIII.  pag.  83.  An.  1300.  Solvuntur  a  dicto  Com- 
muni Tinto  Mathaei  15.  soldi  prò  pretio  mediae  salmae 
ordei. 

Pergam.  XIX.  pag.  84.  An.  1302.  Mandatum  Vicarii  Serrae, 
praedictae,  quod  solvantur  ab  eodem  Communi  Gratioli 
Bentevengne  2.  Anconitani  grossorum. 

Pergam.  XX.  pag.  85.  An.  1302.  Procura  Monachorum  S.Bar- 
tholi  de  Castanea  ad  rècipiendas  8.  libras  Raven.  et  An- 
ton, ipsis  a  praedicto  Communi  debitas  prò  tunicis. 

Pergam.  XXL  pag.  85.  An.  1304.  Mandatum  ludicis  dictae 
Serrae,  quod  praefatum  Commune  solvat  Matthaeo  Ac- 
cursii  5.  soldos. 

Pergam.  XXII.  pag.  86.  An.  1307.  Idem  Commune  solvit  30. 
libras  prò  stipendio  4.  equitum  cum  4.  equis  Dno  Mar- 
chioni  debito. 

Pergam.  XXIII.  pag.  87.  An.  13 12.  Procura  eiusdem  Com- 
munis  ad  restituendas  Mathaeo  Magistri  Accursii  25.  li- 
bras ipsi  Communi  mutuatas. 

Pergam.  XXIV.  pag.  88.  An.  1312.  Procura  Gentelutii  Ben- 
venuti de  Saxoferrato  ad  exigendas  25  libras  dicto  Com- 
muni ab  eodem  mutuatas. 

Pergam.  XXV.  pag.  89.  An.  13....  Acceptilatio  de  libris  8.  de- 
nariorum  in  Marchia  currentium  ab  eodem  Communi 
solutis. 

Pergam.  XXVI.  pag.  89.  An.  i3....  Alia  acceptilatio  facta  di- 
cto Communi,  seu  Dno  Benvenuto  ejus  Vicario  a  quo- 
dam  Magistro  Ioanne  prò  40.  soldis  habitis  ab  ipso  lo- 
anne  de  Fulginio  notario  curiae  de  Instrumento  compo- 


302  GlOACHniO  VALERI 

sitionis  per  eum  factae  occasione  Monasterìi  S.  Victorìs 
de  Clusis. 
Pergam.  XXVII.  pag.  90.  An.  13....  Acceptilatio  eidem  Com- 
muni facta  a  quodam  Salvicto  de  sua.  mercede  habita  prò 
servitiis  ipsi  Communi  factis. 


TOM.    IV. 

CLASS.  XXIIL 

Solutlones  salariarum  factae  a  Comuni  Serrai  predìctac 

Pergam.  i.  pag.  i.  An.  1286.  Instrumentum  quietationis  prò 
accepto  salario  factae  Camerario  dicti  Communis  a  Villa- 

nutio   Dni   Ugi Symonetti  de    Valle   Potestate 

ejusdem  Serrae. 

Pergam.  11.  pag.  2.  An.  1287.  Acceptilatio  mercedis  prò  of* 
fìcio  Potestariae  dictae  Serrae  quo  functus  est  Simone- 
ctus  de  Valle  Esinus. 

Pergam.  III.  pag.  3.  An.  1292.  Consilium  Serrae  praedictae 
de  Salario  100  soldorum  solvendo  Dno  Michaeli  Syndico. 

Pergam.  IV.  pag.  4.  An.  1292.  Dnus  Deutalleve  de  Tolentino 
ludex  recipit  a  dicto  Communi  3  libras  prò  compositione 
etc.  cum  Abbate  S.  Victoris  de  Clusis. 

Pergam.  V.  pag.  5.  An.  1297.  Dnus.  Benedictus  Dni  Thebaldì 
de  Spoleto  Potestas  ejusdem  Serrae  recipit  a  Communi 
praedicto  30  Libras  prò  salario. 

Pergam.  VI.  pag.  6.  An.  1296.  Mandatum  ipsius  Communis 
ad  accipiendam  quietationem  de  Dno  Philipputio  Dni  Bali- 
gani  de  50  librts  Ravenn.  et  Ancon.  buie  solutis  prò  of- 
ficio Potestariae  dictae  Serrae. 

Pergam.  VII.  pag.  7.  An.  1296.  Tani  Philipputii  Dni  Baligani 


l'archivio  di  SERRASANaUIRlCO  303 

acceptilatio  facta  eidem  Communi  ob  libras  50  receptas 
de  Salario  Potestariae  quondam  Philiputii  sui  Patris. 

Pergam.  Vili.  pag.  8.  An.  1296.  Mandatum  praedicti  Com- 
munis  ad  solvendam  mercedem  Raynaldono  praeconi  prò 
bannimentis  factis.  Sequitur  obligatio  Deutalleve  Alberti 
Sindici  Communis  ejusdem  solvendi  dicto  praeconi  bine 
ad  Kalendas  Septembris  100  soldos. 

Pergam.  IX.  pag.  9.  An.  1297.  Memoria  de  itineribus  prò 
Communi  predicto  factis  a  Matthaeo  Palmectae  ipsius 
Communis  bajulo. 

Pergam.  X.  pag.  io.  An.  1297.  Solutio  salarii  potestariae  di- 
ctae  Serrae  facta  ab  eodem  Communi  Dno  Nallo  Dni  Pa- 
raneno  de  Tuderto. 

Pejgam.  XI.  pag.  ii.  An.  1297.  Alia  solutio  salarii  potesta- 
riae ejusdem  Serrae  facta  a  dicto  Communi  nobili  viro 
Rogerio  Dni  Gregorii  de  Anagnia. 

Pergam.  XII.  pag.  12.  An.  1298.  Consilium  Communis  prae-« 
dicti  de  mercede  solvenda  Raynaldono  ejusdem  Commu- 
nis tubicini. 

Pergam.  XIII.  pag.  12.  An.  1298.  Aliud  Consilium  ut  supra, 
ubi  decernitur  quantitatis  mercedis,  idest  7  librarum  et 
9  soldorum  prò  dicto  tubicine. 

Pergam.  XIV.  pag.  14.  An.  1298.  Procura  praedicti  Commu- 
nis ad  mercedem  solvendam  pluribus  Personis,  quae  ser- 
vitia  fecerunt  eidem  Communi. 

Pergam.  XV.  pag.  15.  An.  1298.  Index  dictae  Serrae  solvi 
jubet  Magistro  Ioanni  de  Camerino  20  sold.  prò  quibu- 
sdam  scripturis  praedicto  Communi  factis. 

Pergam.  XVI.  pag.  15.  An.  1299.  Quietatio  a  Magistro  Fran- 
cisco Berardi  facta  eidem  Communi  prò  accepto  salario 
de  patrocinio  et  syndicatu  gestis  prò  ipso  Communi. 

Pergam.  XVII.  pag.  16.  An.  1299.  Praedictum  Commune  sa- 
larium  solvit  Dno  Ranaldo  Bonijohannis  Vicario  et.  Fre- 
derico  Berarductii  Syndico. 

Pergam.  XVIII.  Pag.  17,  An.  1301.  Idem  Commune  solvit 
salarium  magistro  Petro  Nicolai  recipienti  prò  Dni  Guai- 
terii  de  Verulis  Potestate  dictae  Serrae. 


304  GIOACHINO  VALERI 

Pergam.  XIX.  pag.  i8.  An.  1303.  Magister  Benvenutus  Mer- 
catutii  de  Cingulo,  ut  Syndicus  Communis  ejusdem  Ser- 
rae  se  obligat  solvere  Symonello  Rigotii  20  soldos  de 
mercede  ipsius  laborum.  prò  dicto  Communi. 

Pergam.  XX.  pag.  19.  An.  1304.  Procura  Dni  Bonjohannis  de 
Montelupone  Advocati  Maceratensis  prò  eodem  Communi 
ad  recipiendam  mercedem  a  Communi  ipso  de  officio 
advocationis  dicti  anni. 

Perg.  XXL  pag.  20.  An.  1304.  Martinus  socius  magnifici  viri 
Pandulphi  de  Malatestis  mandatum  procurae  facit  ad  exi- 
gendum  salarium  sibi  debitum  prò  Potestaria  praedictae 
Serrae. 

Pergam.  XXII.  pag.  21.  An.  1305.  Magister  Ioannes  de  Penna 
quietat  dictum  Commune  de  salario  habito,  de  praestito 
patrocinio  favore  Communis  ipsius  in  Curia  generali. 

Pergam.  XXIII.  pag.  21.  An.  1306.  Quietatio  Dni  Guezelli 
nepotis  et  Domiceli!  magnifici  viri  Dni  Ramboldi  Comitis 
Tarvisii  et  Marchiae  Anconitanue  Rectoris ,  livore  dicti 
Communis  ob  receptum  salarium  de  Potestaria  ejusdem 
Serrae. 

Pergam.  XXIV.  pag.  iz.  An.  1308.  Praedictus  Dnus  Bonjo- 
hannes  ludex  et  habitator  castri  Maceratae  recepisse  te- 
statur  a  praefato  Communi  io  libras  de  salario  patrocinii 

a   se   prestiti   favore  Communis  ipsius  in  Curia  generali 

Dni  Marchionis. 
Pergam.  XV.  pag.  23.  An.  13 io.  Quietatio  eidem  Communi 

facta  per  supra  dictum  magistrum  Ioannem  magistri  Ro- 

gerii  de  Penna  prò  recepto  salario  sibi  debito. . 
Pergam.  XXVI.  pag.  25.  An.  15 12.  Bemardinus  de  Arìmino 

Index  dictae  Serrae,  accipit  ab  eodem  Communi  compie- 

mentum  salarli  sibi  debiti. 
Pergam.  XXVII.   pag.  26.   An.  13 13.  Quietatio  facta  per  P. 

magistri  Raynaldi  de  habito  salario  prò  patrociniis  prae- 

stitis  dicto  Communi. 
Pergam.  XXVIII.  pag.  27.  An.  13 13.  Sententia  lata  per  ludi* 

cem   Provinciae   Marchiae   de  solvendis  138    libris  Doo 

Vagno  de  Montefalco  de  salario  ipsi  debito  a  Communi 


l'archivio  di  SERRASANQ.UIRICO  $0$ 

predicto  ob   officium  Vicariae   in   dieta   Serra   habitum. 

Pergam.  XXIX.  pag.  38  An.  13 18.  Acceptilatio  Dni  Deutal- 
leve  advocati  de  receptis  100  soldis  prò  salario  antiquo 
ex  promissione  sibi  facta  per  Compagnutium  de  Cingulo 
syndicum  dictae  terrae  Serrae. 

Pergam.  XXX.  pag.  29.  An.  13 18.  Acceptilatio  Dni  Deutajute 
de  Cingulo  Camerarii  generalis  Terrarutn  amicitiae  de 
Marchia  facta  Communi  praedicto  de  libris  9  sold.  io  et 
denariis  6  habitis  prò  salario  ambaxiatorum ,  qui  iverunt 
ad  Curiam  Romanam. 

Pergam.  XXXI.  pag.  29.  An.  13 18.  Idem  Comune  solvit 
praedicto  Deutaiute  Camerario  generali  76  libras  et  13 
soldos  prò  salario  ambaxiatorum  qui  sunt  et  modo  de 
novo  ire  debent  ad  Curiam  Romanam. 

Pergam.  XXXII.  pag.  30.  An.  1357.  Commune  praedictura 
solvit  22  florenos  et  15  Anconitanos  Dno  Blascho  Per- 
randi  de  Belviso  Militi  Dni  Rectoris  Marcliiae  prò  officio 
Potestariae  ejusdem  Serrae. 

Pergam.  XXXIII.  pag.  31.  An.  1360.  Quietatio  facta  eidem 
Communi  de  Salario  Potestariae  Serrae  ipsius  a  Dno  Bar- 
tholomeo  Lutii  de  Narnia. 

Pergam.  XXXIV.  pag.  32.  An.  1362.  Quietatio  dicto  Com* 
muni  facta  per  Ser  lacobum  magistri  Lambertini  de  Ma- 
cerata notarium  de  accepto  salario  prò  terrarum  appassu 
in  finibus  dictae  Serrae  et  Rotursii.  Ibi  dicitur,  eumdem 
Ser  lacobum  venisse  cum  Dno  Cosa  de  S.  Victoria  Com- 
missario Dni  Rectoris  Marchiae  Anconitanae  ad  ttrtnìnan" 
dum  territorium  et  confinia  in  ter  Commune  diete  Serre  et 
Commune  Castri  Rotorsii.  Sequitur  aliud  Instrumentum  pa- 
riter  quietationis  factae  Communi  Serrae  praedictae  a 
Phylippo  lohannis  de  Monte  alto  Bajulo  Curiae  generalis 
prò  recepto  salario  sibi  debito,  sub  eodem  anno  1362 
22  lunii. 

Pergam.  XXXV.  pag.  33.  An.  1363.  Ser  Andreas  Francioni 
de  Montiluco  accipit  a  dicto  Comuni  salarium  ipsi  debitùm 
prò  patrociniis  favore  ejusdem  Communis  ab  eo  prestitis 
in  Curia  generali. 

Archivio  Storico  II.  30. 


3o6  GIOACHIKO   VALERI 

Pergam.  XXXVI.  pog.  33.  An.  13  . . .  Acceptilatio  facta  eidem 
Communi  a  Dno  Francesco  de  Matetica  Indice  et  Advo- 
cato  de  3  iibris  Raven.  et  Ancon.  ab  eo  habitis  prò  par- 
te salarii. 

CLASS.  XXIV. 
Alimatianes  factae  per  idem  Commune 

Pergam.  I.  pag.  34.  An.  1289.  Comune  Serrae  S.  Quinci  aiie- 
nat  Dno  Angelo  Abbati  S.  Helenae  quoddam  splateum. 

Pergam.  II.  pag.  35.  An.  1388.  Dictum  Commune  vendit  pe- 
tium  terrae  arativum  positum  in  districtu  ejusdem  Serrae 
et  in  fundo  de  streparellis  juxta  res  dicti  Communis  ras 
S.  Mariae  de  Grocta  etc.  Ioanni  et  Ciccho  Nutii  de  dieta 
Serra  pretio  4  florenorum  auri,  ad  solvenda  debita  et  sti- 
pendiarios  milites  Anconam  missos  prò  recuperatione  Cas- 
sari  prefatae  Civitatis. 


CLASS.   XXV. 

Obligationes  dicti  Comunis  et  aliorum  prò  Communi  ipso 

Pergam.  L  pag.  36.  An.  1289.  Idem  Commune  se  obiigat, 
qpod  cuidam  Servo  Bartholomaei  filio  de  S.  Severino 
reddetur  quaedam  denariorum  summa  ipsi  rapta  in  di- 
strictu dictae  Serrae  et  in  contrata  Meragi. 

Pergam.  II.  pag.  37.  An.  1294.  Consilium  ejusdem  Serrae 
procuratorem  facit  magistrum  Raynaldum  Deutallevi  ad 
promittendum  nomine  dicti  Communis  creditoribus  sum- 
mas  eis  debitas. 

Pergam.  m.  pag.  38.  An.  1294.  Vigore  ipsius  Consilii  idem 
procurator  se  obligat  prò  soldis  27  favore  Simonelli 
Verdianae. 


l'archivio  di  SERRASAKaUIRlCO  307 

Pergàm.  IV.  pag.  39.  An.  1294.  Obligatio  dicti  Communis 
favore  Guascantuli  Benedictoli  prò  4  iibris  denariorum  prò 
operibus  praestìtis  molendinorum  Communis  ejusdem. 

Pergam.  V.  pag.  40.  An.  1298.  Consiiium  dictae  Serrae  pro- 
curatorem  facit  Raynaldonum  banditorem  ipsius  Commu- 
nis ad  se  obligandum  nomine  ejusdem  Comunis  favore 
Zutii  Dni  Natumguerrae  prò  Iibris  31  denariorum. 

Pergam.  VI.  pag.  41.  An.  1298.  Vigore  dicti  Consilii  idem 
Raynaldonus  se  obligat  favore  ipsius  Zutii  de  dieta  summa 
ei  solvenda,  qui  hic  summam  eamdem  Communi  mutuavit. 

Pergam.  VII.  pag.  42.  An.  1300.  Obligatio  per  idem  Com- 
mune  facta  Matthaeo  Accursii  prò  una  salma  vini  ab  hoc 
vendita  Communi  praedicto. 

Pergam.  VIE.  pag.  43.  An.  1300.  Syndici  dicti  Communis 
obligatio  de  solvendis  8  soldis  cuidam  Symonello  prò  re- 
siduo cujusdam  porci  eidem  Communi  venditi. 

Pergam.  IX.  pag.  44.  An.  1300.  Obligatio  praefati  Syndici 
favore  P.  Georgii  de  Saxoferrato  Prioris  S.  Bartholi  de 
solvendis  buie  prò  dicto  Communi  io  soldis  prò  tonicis, 
et  aliis  20  soldis  prò  duplerio  dari  solito  in  festo  S. 
Bartholi  ut  in  statuto  continetur. 

Pergam.  X.  pag.  45.  An.  1300.  Obligatio  dicti  Communis  de 
31  soldis  favore  Angeli  Mercantoni. 

Pergam.  XI.  pag.  46.  An.  1300.  Obligatio  ejusdem  Commu- 
nis de  solvendis  20  soldis  Servolo  Albrici  prò  servitiis  ab 
hoc  factis  occasione  cujusdam  homicidii. 

Pergam.  XII.  pag.  47.  An.  1300.  Obligatio  Syndici  praedicti 
favore  cujusdam  Butalini  Blance  de  12  soldis  ei  solvendis, 
quod  ipse  laboraverit  in  vallato  dicti  Communis. 

Pergam.  XIII.  pag.  48.  An,  1302.  Obligatio  ejusdem  Syndici 
facta  Bartholutio  Deutalleve  de  restituendis  ei  io  soldis 
mutuo  habitis. 

Pergam.  XIV.  pag.  48.  An.  13  io.  Obligatio  dicti  Syndici  fa- 
vore Angelini  Salvonis  et  aliorum  de  ville  Forclusae  in 
summa  60  librarum  ab  eis  datarum  eidem  Communi. 

Pergam.  XV.  pag.  49.  An.  13  io.  Obligatio  dicti  Communis  favo- 
re Bentevenie  Gilii  de  pedemonte  de  summa  100  librarum. 


308  GIOACHINO  VALERI 

Pergam.  XVI.  pag^  50.  An.  13 12.  Obligatio  ejusdem  Com- 
munis  favore  Dni  Francisci  Contutii  de  Pyro  prò  91  li- 
bris  8  soldis  et  7  denariis  ab  hoc  Communi  ipsi  mutuatis. 

Pergam.  XVII.  pag.  51.  An.  13 13.  Obligatio  dicti  Communis 
favore  Ranaldutii  Andrutii  de  summa  ei  solvenda  3  li- 
brarum  et  4  soldorum. 

Pergam.  XVIII.  pag.  51.  An.  1360.  Bartholutius  Thomassutii 
se  obligat  favore  Syndici  praedicti  Communis  colligere 
dativas  et  coUectas  omnes  ab  eodem  Communi  impositas. 

Pergam.  XIX.  pag.  53.  An.  15 17.  Obligatio  facta  per  dictum 
S}mdicum  favore  cujusdam  Dni  lohannis  stipendiarli  Illu- 
stris.  Dni  Laurent ii  de  Anguillaria  prò  100  ducatis  auri. 

CLASS.  XXVL 

Ahsolutioms  et  CondemnatUmts 

Pergam.  I.  pag.  54.  An.  1290.  Absolutio  facta  a  Dno  Rectore 
Marchiae  de  quibusdam  damnis  datis,  favore  Gandolfini 
de  Genga. 

Pergam.  II.  pag.  55.  An.  1292.  Absolutio  et  quietatio  facta 
per  Dnum  Vicarium  generalem  Dni  Rectoris  Marchiae , 
favore  Serrae  praedictae  ob  excessum  perpetratum  occi- 
sionis  cujusdam  bajuli  curiae  Dni  Marchionis,  mediante 
solutione  30.  florenorum  auri. 

Pergam.  III.  pag.  56.  An.  1296.  Absolutionis  sententia  favore 
cujusdam  Compagnicti  exbanditi. 

Pergam.  IV.  pag.  57.  An.  1297.  Absolutio  obtenta  a  praefato 
Comuni  solutione  100  florenorum  auri,  propter  bella  ge- 
sta contra  Terras  Staphuli  et  Rochaecontratae  castrumque 
Perosariae. 

Perg.    V.    pag.    58.     f  An.  1298.  Absolutio  lata  per  Dnum 

Commissarium  Apostolicum    favore 

Pere    VI    pae     ^q     y  diete  Serre  et  omnium  habitatorum  in 

'  ^  ea  a  cunctis  condenmationibus ,  sen- 
tentiis,  vel  bannimentis  contra  ipsam 
latis. 


l'archivio  di  SERRASANaUIRlCO  509 

Perg.  VII.  pag.  60.  An.  1299.  Absolutio  Compagnicti  de  pre- 
dieta  Serra  exbanditi. 

Pergam.  Vili.  pag.  61.  An.  1300.  Absolutoria  Dni  ludicis  ge- 
neralis  prò  Dno  Rectore  Marchie  favore  Syndici  diete 
Serre,  quìa  non  adsignaverit  euidam  bajulo  upradieti 
Communis  alium  qui  eum  doeeret  fungi  suo  offieio. 

Perg.  IX.  pag.  62.  An.  1300.  Contra  dietum  Commune  pro- 
eeditur,  eo  quod  Fabrianensis  quidam  fiierìt  oeeisus  in 
eontrata  S.  Marie  doliole  in  via  publiea. 

Pergam.  X.  pag.  63.  An.  1300.  Dnus  Rector  Marehie  eum 
antea  Serranos  absolvìsset  ob  bellum  et  rebellionem,  aliis 
quibusdam  delietis  reseryatis,  nunc  absque  alia  reserva- 
tione  eos  pienissime  absolvit. 

Pergam.  XI.  pag.  64.  An.  1300.  Absolutio  data  per  ludieem 
Curie  generalis  in  Presidatu  Camerinensi  Communis  diete 
Serre  Syndieo  quod  non  eapi  feeerit  quosdam  fiires. 

Pergam.  XII.  pag.  65.  An.  1303.  Absolutio  favore  Potestatis 
et  Communis  predieti  ob  inquisitionem  eontra  eos  fae- 
tam,  eo  quod  erga  nonnuUos  se  gesserint  eontra  formam 
statutorum  diete  Serre  ete. 

Pergam.  XIII.  pag.  66.  An.  1304.  Absolutio  ab  exeommuniea- 
tione  data  predieto  Communi  et  partieularibus  ejusdem 
Serre  a  Dno  Reetore  Marehie. 

Pergam.  XIV.  pag.  67.  An.  1307.  Absolutio  data  a  ludiee 
Curie  generalis  in  Presidatu  Camerinensi  ludiei,  aliisque 
offieiàlibus  dieti  Communis  ob  eorum  ineuriam  in  non 
proeedendo  eontra  quemdam  homieidam. 

Pergam.  XV.  pag.  68.  An.  13x2.  Quietatio  sive  remissio  om- 
nium eondemnationumfaeta  favore  Communis  etspeeialium 
personarum  Serrae  prefatae,  eo  quod  sesc  rebellaverint  Pon- 
tifieii  ae  depopulaverint  et  ineenderint  Castrum  Domi. 

Pergam.  XVI.  pag.  69.  An.  13 12.  Copia  authentiea  predietae 
Pergamenae  XV. 

Pergam.  XVII.  pag.  70.  An.  13 13.  Absolutoria  sententia 
favore  hominum  diete  Serre,  quia  ipsi  non  eeperunt,  ne- 
que  eonsignaverunt  Curiae  quemdam,  quia  delietumper- 
petravit  in  eorum  jurisdietione  et  villa  Foreluse. 


310  Gioachino  Valeri 

PergaoL  XVIIL  pag.  70.  An.  1374.  Absolutio  £ivore  Consilii 

diete  Serre  ob  non  captum  occisorem  cuiusdam  Vagnoli 

de  eadem  Terra. 
Pergam.  XIX.  pag.  71.  An.  13.  •  .  •  Absolutio  favore    Serre 

S.  Quinci,  que  non  cepit  Phiiipputium  de  Cingulo  ban- 

ditum. 
Pergam.  XX.   pag.   73.  An.  1362.  Absolutio  favore  nonnul- 

lorum  de  dieta  Serra  in  causa  contra   Lenum  Nutii   de 

Retursio. 
Pergam.  XXI.  pag.  74.  An.  1399.  Absolutio  data  per  Dnum 

Vicarium  generalem  Dni  Rectoris   Marchie,  favore   Co- 

munis  ejusdem  Serre,  eo  quod  exbanditum  quemdam  re- 

ceptavit. 
Pergam.  XXII.  pag.  74.  An.  1434.  lohannes  Dni  Accursi  de 

Camerino  capitis  sententia  condemnatur. 
Pergam.  XXIII.  pag.  74.  An.  1450.  Copia  Consilii  diete  Serre 

super  quamdam  supplieationem  de  pene  remissione. 

CLASS,  xxvn. 

Liga  Amicorum  Marchie. 

Pergam.  I.  pag.  75.  An.  13 15.  Puccius  Franeisci  de  Auximo 
Camerarius  Lige  Amicorum  de  Marchia  recipit  a  Com- 
muni prefate  Serre  32.  libras  Ravenn.  et  Ancon.  prò 
parte  contingente  dicto  Comuni. 

Pergam.  II.  pag.  76.  An.  13 15.  Consilium  Lige  Amicorum 
de  Marchia  habitum  Cinguli  statuit ,  quo  (  ?  quod  )  die- 
tum  Comune  Serre  teneatur  eidem  Lige  prò  400  fu- 
mantibus. 

Pergam.  III.  pag.  77.  Varie  summe  denariorum  solute  a  Com« 
muni  predieto  Lige  amicorum  annis  13 13,  13 15  et  13 16.. 

Pergam  IV.  pag.  78.  An.  13 18.  Memoria  de  Salario  prò  ser- 
vitiis  ejusdem  Lige  Amicorum. 

Pergam.  V.  pag.  78.  An.  13 18.  Alia  solutio  prò  dieta  Liga 
Amicorum  ad  quam  pertinent  etiam  Pergamene  XXX, 
et  XXXI  Classis  XXIIL  pag.  29,  Tomi  hujus. 


L^ ARCHIVIO  DI  SERRASaK^UIRICO  3ìt 

CLASS,  xxvm. 

Capitula  cum  ano.  Sfortia. 

Pergam.  L  pag.   80.    j  An.  1435.  16  Augusti.  Capitula  Serre 

>      S.  Quinci  indulta  a  Duo   Franci- 
Pergam.  II.  pag.  83.    )      sco  Sfortia  Comite. 

CLASS.  XXDC. 

Comitatensium  contrada. 

Pergam.  I.  pag.  86.  An.  13 10.  Quidam  de  Villa  Meragi,  de 
villa  Saxi  etc.  districtus  diete  Serre  accipiunt  a  Gualleru- 
tio  Fabri  ecc.  mutuas  libras  100.  Ravennates. 

CLASS.  XXX. 

De   Castro  Saxi. 

Pergam.  I.  pag.  87.  An.  1250.  Quidam  Manza  Actonis  Thad- 
dei  de  Castro  Saxi  obtinet  castellaniam  Serre  S.  Quinci. 

Pergam.  II.  pag.  88.  An.  1250.  Eamdem  Castellaniam  habet 
Prior  Tbaddei  lannucoli  de  Castro  Saxi. 

Pergam.  m.  pag.  89.  An.  1250.  Castellania  ipsa  potitur  Guido 
quondam  Gregorii  Atriczoli  de  Saxo. 

Pergam.  IV.  pag.  90.  An.  1250.  Praefata  Castellania  Serrae 
datur  Actoni  quondam  Henrici  de  Saxo. 

Pergam.  V.  pag.  91.  An.  1260.  Mandatum  procurae  Consilii 
hominum  et  universitatis  Castri  Saxi  in  magistrum  Acto- 
nem  VoUionis  et  lohannem  Guidonis  ad  faciendum  datio- 
nem,  traditionem  et  cessionem  Syndicis  Communis  Ser- 
rae S.  Quirici  recipientibus  nomine  et  vice  dicti  Communis 
Serrae  de  Castro  Saxi,  curia  et  districtu  ecc. 

Pergam.  VI.  pag.  92.  An.  1260.  Mandatum  procurae  Consilii 
et  Communis  dictae  Serrae,  ad  recipiendam  nomine  Com- 
munis ipsius  praedictam  dationem  et  cessionem  Castri  Saxi. 


^11  GIOACHINO  VALERI 

Pergam.  VII.  pag.  93.  An.  1260.  Instrumentum  quo  praedicti 
Syndici  et  Procuratores  Communis  Saxi  dant,  cedunt, 
tradunt  etc.  Syndicis  et  Procuratoribus  prefati  Communis 
Serrae  idem  Castrum  Saxi  cum  tota  curte  et  Senaita  et 
villis  et  jurisdictionibus  ipsius  Castri. 

Pergam.  Vili.  pag.  94.  An.  1260.  Indictione  III.  LXXX.  ho- 
mines  de  Castro  Saxi  Syndicis  praedictis  Communis  Ser- 
rae QssQ  perpetui  castellani  ipsius  Serrae,  fidelitatemque , 
obedientiam  et  obsequium  erga  eamdem  Serram  juramento 
promittunt  etc.  die  17  Novembris. 

Pergam.  IX.  pag.  95.  An.  1260.  i.  Xbris.  Homines  plurimi, 
videlicet  alii  quadraginta  de  Saxo  promittunt  ut  in  prò* 
xime  praecedenti  Pergamena  Vili,  quibusdam  adjectis 
opportunioribus  circumstantiis. 

Pergam.  X.  pag.  96.  An.  1260.  die  X  exeunte  decemb.  £a- 
dem,  quae  supra  in  pergamenis  Vili,  et  IX.  promittit 
Syndico  Communis  Serrae  Nartinus  langni  de  Saxo.  Se- 
quitur  aliud  Instrumentum  anni  1261.  et  diei22  exeunte 
lanuario,  ubi  eadem,  quae  supra  ipsi  Serrae  S.  Quirici 
Syndico  promittit  Laurenzonus  Romerii  de  Saxo. 

Pergam.  XI.  pag.  97.  An.  1268.  Die  13  lanuarii  intrantis. 
Copia  authentica  instrumenti  venditionis  Castri  Saxi 
una  cum  hominibus,  et  Vassallis  de  dicto  Castro  fa- 
ctae  favore  Communis  ejusdem  Serrae  a  Dno  Simonecto 
Dni  Ranerii  Capzi,  et  Dna  Risabeila  ejus  uxore,  de 
AEsio. 

Pergam.  XII.  pag.  98.  An.  1268.  Die  13.  lanuarii  intrantis, 
Instrumentum  autographon,  italice  originale,  venditionis 
ut  supra  in  Pergamena  XI.  proxima. 

Pergam.  XIII.  pag.  99.  An.  1268.  13  lanuar.  intrant.  Alia  co- 
pia praefati  Instrumenti  venditionis. 

Pergamen.  XIV.  pag.  100.  An.  1272.  Die  ultima  februar. 
Quietatio  facta  ad  favorem  ejusdem  Communis  Sefrae  a 
praedictis  Dnis  venditoribus  ob  receptas  500  libras  Ravenn. 
et  Ancon.  pretium  de  Castro  et  hominibus  Saxi  dicto 
Communi  venditis. 

Perg.  XV.  pag.  loi.  An.  1297.  Locatio  terrae  in   fundo   Sa- 


l'archivio  di  SERRASANdUlRICO  313 

xonis,  idest  Castri  Saxi  facta  Adjudutio  Moricoli  a  Com- 
muni praedicto. 
Pergam.  XVI.  pag.  102.  An.  13 13.  Instrumentum  de  Castel- 
lania,  et  aliis  juribus,  ac  obsequiis  praestandis  a  Commu- 
ni Saxi  erga  Serram  S.  Quirici.  Cum  ad  accuratiorem 
trutinam  Pergamenam  hanc  revocaverim,  novi  esse  frag- 
mentum  Instrumenti  venditionis  paulo  supra  descripti, 
Pergam.  XI.  pag.  97.  Hujusmodi  fragmentum  apographon 
erat,  italice  copia,  manu  Ser  lohannis  lacobi  Notarii. 

DE  CASTRO  MERAGI 

Meragum  esse  intra  terminos  Districtus,  Territorii  ac  lurisdi- 
ctionis  Serrae  S.  Quirici,  constat  e  luribus  finium  inter 
Serram  ipsam,  et  Roccam  contratam.  Videatur  Tomus  i. 
Pergam.  I.  et  II.  pag.  24  et  25.  Item  monumenta  finium 
inter  eamdem  Serram  et  Civitatem  AEsii,  eodem  To- 
mo I.  Class.  IV.  Perg.  I.  pag.  26. 

Pergamenae,  ubi  de  Merago  hujusmodi  extant  notitiae,  spar- 
sim  in  Classium  praecedentium  opportunioribus  respective 
locis  habentur.  Eas  hic  tantummodo  indicamus. 

Anno  1250.  Grimaldus  et  Martinus  Bende  voli  de  Merago  a 
Serra  S.  Quirici  Castellaniam  obtinuere.  Cit.  To.  I.  Per- 
gam. V.  pag.  i8y  eodem  jure  quo  ipsam  habuit  Angelus 
Rollandi  da  Carpineto,  et  alii  Tom.  I,  ut  supra,  Class.  III. 
Perg.  Vin.  pag.  20.  an.  1263.  etc. 

Alia  de  Merago  reperitur  mentio  ad  annum  1278.  diemque 
decimam  octavam  Septembris,  qua  de  mandato  Dni  ludi- 
cis  dictae  Serrae,  debitor  quidam  citatur  per  septém  ba- 
julos  septcm  villarum  Serrae  ejusdem.  Ita  Perg.  I.  Tom. 
III.  Class.  XIX.  pag.  26.  et  27.  ubi  haec  leguntur  verba 
—  CUmentinus  Actonis  bajulus  villae  Forcluse^  Venutus 
Porcarius  bajulus  Ville  Meragi,  Petrus  Actonis  bajulus  ville 
montis  Forcluse,  etc. 

Monumentum  alterum  de  Merago  occurrit  anno  1289,  dieque 
nona  lulii  ex  Tom.  IV.  Class.  XXV.  Pergam.  I.  pag.  36. 


3t4  GIOACHINO  VALEIl 

Ibi  loquitur  de  Inqaisitioiie  quadam  ad  iasrantiam  Servi 
quondam  Bartholomei  de  S.  Severino  £icta  e  cantra  Com- 
munc  et  bomincs  Castri  Serrae  S.  Qtnriciy  et  ipsius  Ornimu- 
nis  Syndicum,  eo  quod . .  •  •  dum  predictus  Servus  transitum 
faceret  per  territarium  dicti  Castri^  et  recederei  de  Castro 
predictOf  et  tenderet  versus  Esium^  quidam  latrmes  . . . .  in 
territorio  et  districtu  Castri  eiusdem  in  contrata  Meragi  in- 
sidiati fueruni  eidem.  etc. 

Ad  annum  denique  13  io.  18  Septembrìs  Meragi  fit  mentio  in 
Instrumento  oblìgationis  cujusdam,  quam  nonnulli  de  Co- 
mitatu  praedictae  Serrae  faciunt ,  bis  verbis  ,  Bentevenia 
Gilii  de  villa  Pedis  moniis,  Accoronus  Ubaldi  de  villa  Me- 
ragi, Marcus  Ugucii  de  villa  montis  Forclusi  etc. 

Haec  tantum  de  Merago  in  Pergamenis  omnibus,  quae  supra, 
scrìpta  inveniuntur.  Unde  jure  merito  confici  potest.  Me- 
ragum  ipsum  saeculis  tertiodecimo  et  quartodecimo  limi- 
tes  non  excessisse  villae,  contratae  et  quarterii,  ejusdem- 
que  prorsus  fiiisse  condirionis  cum  Fordusa,  Pedemonte, 
Monte  Forclusae,  Corrozumo,  Castellariis  novis,  Villis 
Saxi,  Carpenito  etc. 

Ad  chartacea  scripta  quod  attinet,  in  bis  Meragum  ipsum  ad 
Castri  dignitatem  non  evectum  cemimus  ante  annum  1425. 
Consule  primum  Reformationum  praefatae  Serrae  Librum 
fol.  170  ad  diem  vigesimam  Maji  anni  insequentis  1426. 
Ibi  dicitur  :  «  Item  prò  Bartholomeo  Munaldutii  Capitano 
Castri  Merghi  prò  sex  mensihus  proxime  preteritis  videlicet 
Novembris  et  Decembris  142 j^  et  lànuariiy  et  FebruarH^ 
Marta  et  Aprilis  1426.  Ducat.  VI.  (')  Itaque  hujusce  Ca- 
stri primordia  non  verosimilius,  quam  circa  Saeculi  quin- 
tìdecimi  initium  statuenda  videntur.  Sed  haec  de  Merago 
satis  superque  dieta  sufficiant. 


(1)  Hic  noUndum,  Serram  praedictam  io  Meragum  acqae  ac  in  Castrum  Saxi 
jna  summam  semper,  tamqoam  io  rem  suam,  exercaisse,  Capitaneos  ad  eoa  minendOf 
illos  obligando  ad  Palliiun  ferendum  in  festo  S.  Qairici,  (  Vide  laudai am  libnun  i.  Re- 
•formatìonum  fol.  XXV.  atergo  sub  die  a  8  luaii  1360^  et  cetera  hujasmodi. 


L^ARCHIVIO  DI  àERRASANdUIRlCO  Jlj 


CLASS,  XXXL 

lura  dicti  Communis  in  officia  notariatutn^ 
Causarutn  Cìvilium  et  Criminalium  oc  damnorum  datorum 


An.  1567.  2.  ybris.  Instrumentum  ma- 
nu  Hieronymi  Ceccholi  Camerae 
Apostolicae  Notarli,  quo  Commune 
praedictum  emit  ab  eadem  Rev.  Ca- 
mera Apostolica  officia  Notariatum, 
causarum  civilium  et  criminalium, 
ac  damnorum  datorum,  pretio  scu* 
torum  200  de  juliis  XI  prò  quoli- 
bet  sento. 


Pergam.    I.  pag.  105. 
Pergam.  II.  pag.  107. 


CLASS.  XXXIL 

Nundinarum  privilegia. 

Pergam.  I.  pag.  117.  An.  1638.  21  9bris.  Privilegium  Emi 
Antonii  Cardinalis  Barberini  S.  Romanae  Ecclesiae  et  S. 
Memoriae  Urbani  Papae  Vili.  Camerari!,  quo  conceditur 
Communi  et  hominibus  Terrae  S.  Quirici  facultas  faciendi 
publicas  Nundinas  in  dieta  eorum  Terra  seu  ejus  Terri- 
torio in  «  die  Festruiiatis  S.  Bartholomaei  Apostoli  2/  tnen' 
sis  Augusti  cum  aliis  duohus  praecedentibus^  et  aliis  duobus 
subsequentibus  diebus  cujuslibet  anni  in  perpetum.  » 

Pergam.  II.  pag.  119.  An.  1693.  13.  Martii.  Privilegium  lUmi  ac 
Revmi  Dni  losephi  Paravicini  S.  Memoriae  Innocentii  Papae 
XII  et  Rev.  Camerae  Apostolicae,  Thesaurari  generalis, 
quo  conceditur  Communi  et  hominibus  praedictis  Terrae 
Serrae  Seti  Quirici  facultas  faciendi  pubblicas  Nundinas  in 
Terra  ipsa,  ejusque  Territorio^  diebus  vigiliae  et  Festivitatis 
5.  Luciae  Virginis  et  Martyris  12  et  13.  Xbris  quotannis 
in  perpetuum. 


3ié  CiOACHiKo  Valeri 

Monumentum  III.  pag.  121,  An.  1716.  18  lanuari.  Privile- 
gium  chartaceum  Emi  Io.  Baptistae  Cardinalis  Spinula  S. 
Romanae  Ecclesiae,  et  S.  Memorìae  Innocenti!  Papae  XII 
Camerarìi,  pubblicas  Nundinas  praedictas  S.  Luciae  Vir- 
ginis  et  Martyrìs  ad  alios  8  dies  proximos  et  immediate  se- 
quentes  dictae  festivitati  5.  Luciae  cujuslibet  anni  in  perpe- 
tuum  prorogans  et  extendens. 


Hìc  explicit  Tomus  IV.  Petgamenarum  Serrae  S.  Quirici  sanctiorìs 
Archivi  per  me  Franciscum  Menicuccium  Cuprensem  Montanum  Diplonur 
ticae  Professorem  Facultatis  elegandus  commodiusque  redditi  atque  instructi. 
Konis  Martii  An.  a  Xp.  S  ot.  natali  die  ci3.i3.cc.xcvm.  opus  sum  aggressus, 
idque  VI.  Idus  Maji  anni  ipsius  ad  umbilicum  perduxi,  D.  O.  M.  opem  fe- 
rente, cui  laus,  gloria  et  gratiarum  actio  in  saecula  saeculorum.  Amen.    ^ 


CRONACA  DI  FOLIGNO 


DI 


BUONAVENTURA  DI  BENVENUTO 


(1198-1341) 


Questa  cronaca  non  è  inedita.  Per  primo  la  pub- 
blicò nelle  Antichità  Italiche  Ludovico  Antonio  Mu- 
ratori (*)  ,  sopra  una  copia  inviatagli  da  Giustinia- 
no Pagliarìni,  il  quale  la  trasse  da  un  codice  della 
biblioteca  del  Seminario  di  Foligno  antiquis  characte-' 
ribus  exarato j  che  recava  sul  dorso  le  parole  :  Scritto  da 
Bonaventura  di  Mastro  Benvenuto  da  Foligno  nel  ijoo 
sino  al  1)4$.  Questa  stampa  fu  eseguita  nel  1741, 
e  pochi  anni  appresso  ,  cioè  nel  1 748 ,  fu  ripro- 
dotta dal  Tartini  negli  Scriptores  Rerum  Italicarum  (*), 
ove,  rimanendo  identico  il  testo  come  si  trova  nella 


(i)  Antiquitatis  italicae  medii  aevi.  Mediolani»  MDCCXLI,  tom.  IV, 
coL  132  e  seg. 

(2)  Rerum  itaUcarum  scriptores.  Florentiae,  MDCCXLVIII ,  tom.  I , 
coL  847  e  seg. 


1 


3l8  MICHELE  FALOCl  PULIGNANI 

Stampa  muratoriana ,  alle  poche  note  che  vi  pose  il 
Pagliarini  ,  se  ne  aggiunsero  parecchie  altre  di 
Domenico  Maria  Manni  assai  più  numerose  delle  pri- 
me. Non  parrebbe  quindi  necessario  riprodurre  per 
la  terza  volta  la  cronaca  istessa,  la  quale  per  le  edi- 
zioni che  ne  furono  fatte,  è  già  abbastanza  cono- 
sciuta. Peraltro,  come  io  accennai  alcuni  anni  indie- 
tro ('),  le  due  edizioni  che  ne  abbiamo  essendo  as- 
sai scorrette  e  incomplete,  ho  creduto  che  una  stam- 
pa migliore  non  solo  potesse  essere  utile,  ma  fosse 
invece  necessaria  eziandio.  Poiché  infatti  potei  avere 
sotto  gli  occhi  il  manoscritto  autografo  di  Buonaven- 
tura  di  Maestro  Benvenuto  autore  di  quella  cronaca,  e 
potei  confrontarlo  con  le  stampe  che  ne  abbiamo , 
mi  avvidi  anzi  tutto  che  il  codice  stesso  (  trascu- 
rando altre  materie  che  non  riguardavano  avvenimenti 
istorici  )  conteneva  notizie  e  documenti  di  valore  non 
dispregevole,  che  nella  stampa  furono  ommessi,  e  che 
in  secondo  luogo  la  stessa  parte  pubblicata  non  era 
scevra  in  molti  punti  di  lezioni  sbagliate,  che  altera* 
vano  il  senso  in  modo  tale,  da  produrre  nel  rac- 
conto confusioni  notevolissime.  In  conferma  di  che, 
basterà  solo  che  io  qui  metta  a  confronto  un  brano 
della  stampa,  ed  un  brano  del  codice,  per  vedere 
quanto  differisca  Y  uno  dall'  altro.  Scelgo  solo  il 
principio  della  cronaca. 


(i)  Vedi  //  Bibliofilo,  Firenze,  1881,  an.  II,  num.  IV,  pag.  52  e  seg. 


CRONACA  DI  BUONAVEKTURA  DI  BENVENUTO 


319 


EDIZIONI 


Anno  domini  MCXCVIII.  Sanctus 
Dominicus  incepit  Ordinem 
Fratram  in  Civitate  et  partibus 
Tholosanis,  ubi  contra  Haere- 
ticos  verbo  et  exemplo  praedi- 
cabat.  Eodem  anno  Dominus 
Flascone  Potestas  fuit  per  uno 
Anno. 


Anno  MCC.  Dominus  Bemardus 
de  Tuderto  prò  uno  anno.  Fuit 
facta  confusio  Spoletanorum  et 
aliorum  suorum  sequacium  ca- 
stramentantium  apud  Filectum: 
in  ^uo  confusione  le  nocte  ve- 
nerunt  in  auxilium  ad  stipen- 
dium  Fulginatum  quamplures 
Nobiles  de  Marchia. 


MCCI.  Dominus  Raynutius  de 
Lenzo. 

MCCII.  Dominus  lacobus  Custo- 
dis  de 

MCCIII.  Dominus  Rodulphus  Be- 
nincasae  de 

MCCIV.  Dominus  Philippus  Ro- 
dulphi. 

MCCV.  Dominus  Rusticus  Ray- 
naldi. 

MCCVL  Dominus  lacobus  de  Ra- 
macza accepit  Ordi- 
nem Fratrum  Minorum  .... 
annos  conversionis  suae. 


CODICE 


Anno  domini  MCXCVIIJ.  Anno 
domini  Millesimo  clxxxxiij  — 
sanctus  Dominicus  incepit  ordi- 
nem fratrum  predicatorum  in 
partibus  tolosanis  ubi  contra 
hereticos  verbo  et  exemplo  pre- 
dicabat.  dominus  RainutiusVic- 
zarani  prò  j  anno. 

Anno  MCXCVIIIJ  —  dominus 
Flascone  prò  j  anno. 

Anno  MCC  -—  dominus  bemardus 
de  Tuderto  prò  j  anno,  fuit 
facta  confusio  spoletanorum  et 
aliorum  'suorum  sequacium  ca- 
stra metantium  apud  Filectum 
in  qua  confusione  de  nocte  ve- 
nerunt  in  auxilium  ad  stipen- 
dium  fulgin.  quam  plures  no- 
biles de  Marchia  cond 

de  sancto  Angelo  in  pantano 

quia  desce de  comite 

Gerardo  de  Vingnole. 

MCCJ  —  dominus  Raynutius  de 
Zenzo. 

MCCIJ  —  dominus  lacobus  Cu- 
stodis  et  G 

MCCIIJ  —  dominus  Rodulfus  Be- 
nencase  de 

MCCIJJ  —  dominus  PhylippusRo- 
dulfì. 

MCCCV  —  dominus  Rusticus  Ra- 
ynaldi. 

MCCVJ  —  dominus  lacobus  de 

Ramaczano incepit 

ordinem  fratrum  minorum  pro- 
pe annus  conversio- 
nis sue  qui  ante  Johannes.  .  • 

Anno  quieuit  in 

Christo. 


320  MICHELE  FALOCI  PULIGNANI 

Come  si  vede,  la  differenza  é  notevole  assai,  spe- 
cialmente neir  ultimo  periodo,  ove  la  stampa  fa  cre- 
dere che  il  podestà  Giacomo  di  Ramaczano  si  facesse 
frate,  mentre  nel  codice,  ricostruendo  e  restituendo  le 
parti  che  sono  mancanti  per  un  angolo  della  carta  che 
fu  lacerato,  si  legge  che  san  Francesco,  il  quale  pri- 
ma si  chiamava  Giovanni,  in  un  certo  anno  deUa 
sua  conversione  che  non  si  legge  più,  incominciò 
l'ordine  dei  frati  minori  presso  Assisi,  e  che  riposò 
nel  Signore  in  un  anno  che  anche  esso  andette 
perduto. 

In  quanto  poi  alle  parti  omesse  nella  stampa, 
anche  sotto  questo  aspetto  non  si  rende  meno  ne- 
cessaria una  nuova  edizione  della  cronaca.  Di  fatti, 
le  prime  quattro  carte  del  codice,  che  sono  fra  le  ine- 
dite, contengono  il  registro  delle  tasse  che  si  paga- 
vano in  Foligno  dal  1300  al  1346,  documento  inte- 
ressantissimo per  conoscere  le  condizioni  economiche 
ed  amministrative,  di  questa  città,  che  fra  i  comuni 
italiani  del  medio  evo  non  tiene  certo  l'ultimo  po- 
sto. Il  quale  documento,  che  per   qualunque   città  è 

di  molto  valore,  riesce   per   Foligno   di  importanza 

più  grande  assai,  imperocché  si  riferisce  ad  un  epoca 
della  quale  disgraziatamente  non  abbiamo  quasi  no- 
tizia veruna,  e  quelle  che  abbiamo,  monche  e  som- 
marie, sono  tolte  per  lo  più  dalle  cronache  e  dagli 
archivi  delle  vicine  città.  Invece,  gli  elementi  che  si 
ricavano  da  questo  registro  delle  tasse  comunali  del 
XIV  secolo,  se  non  sono  abbondanti,  sono  però  tali 
da  poterci  far  su  qualche  studio,  e  sono  sufficienti 
per  rischiarare  in  qualche  modo  le  tenebre  che  rico- 
prono, anche  nel  basso  medio  evo,  la  storia  civile 


CRONACA   DI  BUONAVENTURA  DI  BENVENUTO  32I 

del  nostro  libero  comune.  Per  questa  ragione  ho  cre- 
duto ben  fatto  publicare  anche  questo  registro,  alter- 
nandolo sotto  i  diversi  anni  colla  cronaca  stessa,  per 
comodo  maggiore  di  coloro  che  vorranno  esaminarlo, 
i  quali  altrimenti  avrebbero  dovutp  studiare  contem- 
poraneamente sopra  due  cronache ,  le  quali  poi  in 
conclusione  non  sono  che  una  sola. 

Premesse  le  ragioni  le  quali  mi  hanno  consigliato  a 
ripublicare  la  cronaca  di  Buonaventura ,  sarà  opportuno 
di  descrivere  il  codice,  e  dar  qualche  cenno  intorno  al 
cronista. 

Il  codice  é  cartaceo,  misura  cent.  21x16,  nume- 
ra carte  41,  segno  evidente  che  ne  manca  qualcuna, 
il  che  si  deduce  anche  da  altri  indizi  che  qui  non 
occorre  di  esporre.  La  carta  è  di  straccio  assai  con- 
sistente, nella  filagrana  ha  ordinariamente  impresse 
tre  linee  orizzontali  non  sempre  ben  visibili ,  due 
volte  una  croce,  ed  una  volta  una  figura  che  forse 
è  quella  di  un  arco.  Questa  carta  però  é  cosi  im- 
perfetta, reca  tante  tracce  di  una  lavorazione  inci- 
piente, che  non  credo  di  ingannarmi,  affermando  che 
essa  provenga  da  qualche  cartiera  che  incominciava 
allora  a  lavorare,  e  che  per  la  prima  volta  metteva 
in  commercio  questo  prodotto  cosi  meschino.  Il  co- 
dice incominciò  a  scriversi  nel  primo  o  nel  secondo 
lustro  del  XIV  secolo,  onde  la  carta  colla  quale  fu 
composto  deve  provenire  da  una  cartiera  che  inco- 
minciava a  lavorare  fra  il  1300  e  il  1305.  Non  oso 
dire  che  questa  cartiera,  la  quale  sarebbe  una  delle 
più  antiche  di  Italia,  fosse  una  delle  cartiere  di  Foli- 
gno, ben  conoscendo  i  titoli  validissimi  che  hanno 
per  la   priorità   di   tempo   i   consimili   opifici  della 

Archivio  Storico  IL  ai 


322  MICHELE  FALOCl  PULIGNAKI 

vicina  Fabriano  ('),  gioverà  però  conoscere  il  fatto  di 
un  notaio  di  Foligno,  (come  Vedremo,  Buonaventura 
era  notaio)  che  nel  1305  o  poco  dopo  scriveva  i 
i  suoi  ricordi  in  una  carta  assai  male  fabbricata,  a 
pochi  chilometri  dalle  ville  di  Belfiore  e  di  Pale  ove  da 
più  secoli  il  fiumicello  Menotre  mette  in  moto  pa- 
recchie fabbriche  di  carta  e  molini  diversi. 

Tornando  a  descrivere  il  codice,  esso  si  trova  in 
condizione  assai  cattiva  per  il  lungo  uso  che  ne  fìi 
fatto  da  chi  lo  scrisse  e  da  chi  poi  se  ne  servi.  Gli 
angoli  sono  quasi  tutti  logorati^  mancano  in  parte  le 
carte  i  e  5,  ed  in  più  luoghi  si  vedono  manifeste 
tracce  di  altri  fogli  lacerati  e  sottratti.  Aggiungansi  a 
questo  i  danni  cagionati  dalle  tignuole,  da  un  certo 
glutine  che  vien  prodotto  dai  cerasi  e  col  quale  furono 
impiastricciati  alcuni  fogli,  dalla  quaUta  dell'  inchiostro, 
talvolta  leggibile,  spesso  assai  languido  ed  in  più 
casi  impercettibile,  e  si  vedrà  che  le  condizioni  ma- 
teriali del  codice  sono  assai  poco  sodisfacenti. 

In  quanto  alle  materie  in  esso  contenute,  so- 
no queste  di  genere  differentissimo ,  una  vera  mi- 
scellanea, la  quale  però  è  scritta  intieramente  dal 
nostro  Buonaventura  dall'  anno  1300  o  poco  dopo,  al 
1346.  Di  carattere  diflferente  non  vi  ho  trovato  che 
poche  parole  e  cifre  di  Ludovico  lacobilli  in  diversi 
luoghi,  e  nel  retto  della   carta  38  la  sola  data:  In 


(i)  Vedi  il  bello  scrìtto  del  canonico  Zokghi  Aureuo.  Le  antiche 
carte  fàbriamsi  alla  esposizione  na\Umale  di  Torino.  Fano,  x884. 


CRONACA  m  BUONAVENTURA  DI  BENVENUTO  323 

nomine  domini.  Amen.  Anno  domini  M"  CCCO 
XXXX",  come  principio  di  un  atto  che  poi  non  fu 
più  scritto. 

Enumeriamo  adesso  le  diverse  materie  che  furo- 
no scritte  dal  nostro  Buonaventura. 

Dalla  carta  i  alla  carta  4,  si  trova,  come  si  é 
detto,  il  registro  dei  dazi  dal  1300  al  13^46:  dalla 
carta  5  alla  carta  14  la  cronaca  di  Foligno,  della 
quale  diremo  poi;  dalla  carta  15  al  retto  della  24 
trovansi  alcuni  conti  di  amministrazione  che  si  ri- 
feriscono agli  anni  1314-  13371  e  che  probabilmente 
riguardano  il  patrimonio  privato  di  Buonaventura,  Le 
carte  24  t,  25  r,  contengono  formole  superstizio- 
se, orazioni  devote,  ricette  mediche,  ad  vineam  pian- 
tandam,  ad  vindemiam  faciendam,  ad  dolor em  capitis^  ad 
domum  hedificandum,  ad  partum  mulieris ,  prò  furto , 
ad  sompnia  ecc.  ecc.  Sono  cose  di  poco  conto,  che 
ho  voluto  accennare ,  perché  rivelano  in  parte  e  ci 
fanno  conoscere  la  capacità,  e  le  idee  di  chi  le  scris- 
se. Siegue  nel  verso  della  carta  25  un  brano  della 
leggenda  di  san  Cristoforo  che  io  pubblicai  altrove, 
(*)  ed  alcuni  versi  che  non  si  capisce  a  che  alludano, 
ma  che,  come  vedremo,  non  sono  i  soli  che  abbia  com- 
posti o  trascritti  il  nostro  Buonaventura. 

Una  seconda  cronaca,  ma  di  nessun  valore,  tro- 
vasi nelle   sette   carte   che  sieguono,  e  va  dalla  26 


(I)  Notizia  delT  eremo  di   S.   Maria    Giacobbe  presso   Foligno.   Foli- 
gno, 1879,  pag.  26  -  27. 


324  MICHELE  FALOCi  PULIGNAKl 

alla  32,  incominciando  con  questo  titolo:  Infrascripte 
iunt  quedatn  scripture  exemplate  de  Cronica  domini  Ni- 
colay  pape  tertii  facta  per  fratrem  Marlinum  de  ordine 
predicatorum  penilentiarium  el  cappellanum  dicii  domini 
pape.  La  quale  cronaca,  informe  accozzaglia  di  notizie 
trascritte  dalla  cronaca  di  Martin  Polono,  va  dalla 
creazione  del  mondo  sino  a  Carlo  Magno,  parlando 
della  fondazione  di  Roma,  degli  imperatori  e  dei 
papi  y  seminando  ogni  passo  con  leggende  di  vario 
genere,  quantunque  non  manchi  talvolta  qualche  cita- 
zione classica,  che  non  saprei  dire  se  debba  attribuirsi 
a  Buonaventura  che  compilò  questa  cronaca,  o  a  Mar- 
tin Polono  dal  quale  la  trasse.  È  certo  però  che 
qualche  cosa  di  suo  Buonaventura  ce  lo  inserì:  per 
esempio,  all'anno  184  (e.  30  t.  )  scrive:  hic  (Eleu- 
tero  papa  )  heatum  Felicianum  fulginatem  consecrauit 
presbiterum;  e  poco  appresso,  air  anno  200  :  hic  (  Vit- 
tore papa  )  consecrauit  episcopum  heatum  felicianum. 
(')  Parlando  poi  di  Decio  imperatore  (e.  31  r.)  scrive: 


(i)  Non  sarà  inutile  qui  1'  esaminare  brevemente  un  punto  della 
vita  di  san  Feliciano,  il  quale  è  un'  errore  manifesto,  causato  appunto  dalla 
cattiva  lettura  che  fu  fatta  di  queste  parole  del  nostrq  codice.  Nella  vita  di 
questo  santo  pubblicata  dal  lacobiUi  f  Vita  di  S,  Feliciano  ecc.  In  Fuligno, 
Alteri],  1626,  pag.  53  )  e  tradotta  dal  Bollando  (Acta  Sanctorum  lanuarii, 
ad  diem  XXIV,  Parisiis,  1863,  tom.  III.  col.  169  )  si  legge  che  questo 
santo  venne  in  Fuligno  nel  giorno  di  Pasqua,  del  che  io  non  seppi  mai 
rendermi  ragione,  mancando  questa  particolarità  nei  vetusti  codici  che  con- 
tengono gli  atti  di  questo  santo,  e  che,  parte  editi  paìte  no,  si  conservano 
a  Treviri,  a  Metz,  alla  Vaticana,  alla  Casanatense,  in  Foligno,  nella  biblio- 
teca capitolare  di  Spoleto  ecc.  Ora,  V  errore  è  nato  da  un  passo  di  questo 
codice  mal  letto,  o  meglio,  mal  diviso.  Come  ho  detto,  parlandosi  di  papa 
Vittore  nel  codice  si  legge  :  Hic  consecrauit  episcopum  heatum  felicianum,  e 


CRONACA  DI  BUONAVENTURA  Di  BENVENUTO    3^5 

beatus  felicianus  apud  suam  ciuilaUm  fulminei  martirio 
coronatur  iussu  dicU  cesaris^  tunientis  de  persia  et  ro- 
me redeuntis.  Le  quali  parole,  come  pure  il  ricordo  che 
fa  ali'  anno  527  di  sant' Ercolano  vescovo  di  Perugia, 
(e.  3 1  t,  )  non  si  trovano  certo  nella  cronaca  di 
fra  Martino. 

La  carta  -330  occupata  da  altri  conti  amministra- 
tivi che  si  riferiscono  all'  anno  1332,  e  dalla  carta  34 
alla  37  il  medesimo  Buonaventura  registrò  V  ammini- 
strazione della  chiesa  di  santa  Maria  in  Campis  pres- 
so Foligno,  ove  oggi  é  il  pubblico  cemetero  della 
Città.  Di  questa  Chiesa  possediamo  una  cronaca  com- 
posta nella  metà  del  secolo  XVII  dal  nostro  lacobilli('), 
e  siccome  la  medesima  contiene  parecchie  pregevoli 
cose  di  arte,  cosi  alcuni  scrittori  ne  hanno  parlato,  ed 
io  ancora  vi  ho  fatto  su  qualche  piccolo  studio,  ri- 
chiamando in  un  breve  scritto  le  parole  di  tutti  colo- 


qul  finisce  il  senso:  poi,  parlandosi  sempre  del  nominato  pontefice,  si  ag- 
giunge: et  constituit  diem  pasquatis  die  dominko  secundum  cursnm  lune  celebrarù 
Ora  che  accadde  ?  Il  lacobilli  che  ebbe  in  mano  questo  codice,  e,  come  di- 
remo, lo  possedè,  leggendo  queste  parole,  e  non  ripensando  alla  celebre 
controversia  che  ebbe  il  santo  pontefice  Vittore  con  gli  asiatici  per  ca- 
gione del  giorno  della  Pasqua,  confuse  i  due  fatti,  scrisse  in  margine 
al  codice,  per  mostrare  che  l'avea  letto,  la  parola  S,  Feliciano ,  richia- 
mò su  di  esso  r  attenzione  dello  studioso  con  un  segno  di  indicazione 
marginale,  e  sottolineò  le  parole:  hic  consecrauit  episcopum  beatum  f elida- 
num  et  constituit  diem  pasqualis  die  dominico.  La  grammatica  e  la  sintassi 
non  reggono  più,  ma  è  un  fatto  che  egli  trasse  da  queste  parole  il  suo  rac- 
conto, lo  divulgò,  lo  fece  accettare  dal  Bollando,  ed  oggi  ancora  si  accetta 
da  molti,  ma  con  quanto  poco  fondamento  si  vede  chiaro.  11  lacobilli  al- 
lora, conviene  dirlo  a  sua  discolpa,  avea  25  anni  soli. 

(i)  Cronica  della  Chiesa  e  Monastero  di  S,  Maria  in  Campis,  Fob'gno, 
Alteri  j,  165  j. 


32é  MICHELE  PALOCI  PULlGNAKl 

ro  che  ne  hanno  fatto  ricordo  (')•  La  Chiesa  di  san- 
ta Maria  in  Campis,  della  quale  si  ha  memoria  fin 
dal  121 6,  si  chiamava,  e  si  chiama  ancora  dal  con- 
tado, santa  Maria  Maggiore  (*),  però  non  é  molto 
esatto  il  lacobilli  quando  asserisce  che  questo  titolo 
lo  ebbe  circa  il  1391  ('),  imperocché  nelle  particole 
deir  amministrazione  di  esse,  scritta  da  Buonaventura, 
e  che  vanno  dal  1307  al  1345,  si  legge  due  volte 
questo  nome,  che  per  conseguenza  è  di  molto  ante- 
riore al  1391  prodotto  da  lacobilli.  Difatti,  al  foglio 
34  si  legge  :  In  Christi  nomine  amen.  Anno  Eiusdem 
Millesimo  trecenteximo  septimo  indiclione  X  tempore 
domini  lohannis  pape  XXIJ.  Infrascripti  sunt  denarii 
dati  mihi  bonauenture  magistri  benuenuti  prò  opere  Eccle- 
sie Sancte  Marie  maioris  per  subscriplos  homines.  Lo 
stesso  si  ripete  al  foglio  36  sotto  la  data  del  1321. 
Mettendo  da  un  lato  le  memorie  artistiche  che  pos- 
sono cavarsi  da  questa  parte  del  manoscritto  di  Ben- 
venuto, e  delle  quali  qualche  saggio  detti  altrove  (^) 
r  interesse  di  queste  notizie  consiste  appunto  nella 
lacuna  che  riempiono  nella  storia  della  Chiesa,  della 
quale  durante  il  secolo  XIV  si   conosce  tanto  poco. 


(x)  Le  pitture  di  Nicolò  Alunno  in  S,  Maria  in  Campis.  Firenze,  tip.  della 
Pia  Casa,  iS84. 

(2)  Bartoloni  Boca  B.  Frammenti  di  cronaca  religiosa,  Foligno,  ^- 
riglia,  1868,  pag.  7. 

(3)  Cronica^  pag.  4. 

(4)  Ricerche  storico  -  artistiche  sulla  basilica  di  S.  Maria  Infra 'portas 
di  Foligno.  Foligno,  Tomassini,  1876,  pag.  39.  Notizia  delf  eremo  di  S.  Ma^ 
ria  Giacobbe  presso  Foligno,  Foligno,  Campìtelli,  1880,  pag.  15. 


CRONACA  Di  BUÓNAVENTURA  01  BENVENUTO  327 

che  il  lacobilli  stesso  non  ci  seppe  indicare 
nulla  di  preciso.  Ora  da  questo  codice  noi  impa- 
riamo che  la  chiesa  si  restaurava  e  si  ampliava  nella 
prima  metà  del  secolo,  cioè  verso  il  1 3  3 1 ,  nel  quale 
si  parla  di  rinnovazione  del  tetto,  di  erezione  del- 
l' abside  ecc.  Di  Todino  di  Giovannuccio  Priore  e 
rettore  della  chiesa,  nominato  in  una  bolla  di  Gio- 
vanni vescovo  di  Foligno  del  1373  (*)  troviamo  men- 
zione fin  dal  1330.  Questi,  secondo  il  lacobilli  sareb- 
be morto  nel  1373,  ma  se  nel  1330  non  era  ancora 
rettore  di  quella  chiesa,  lo  era  però  certamente  nel 
1342,  perché  cosi  ve  lo  troviamo  nominato.  Perché 
poi  il  nostro  Buonaventura  si  occupasse  nell'  ammini- 
strare la  fabbriceria  di  questa  chiesa  si  spiega  facil- 
mente, potendosi  supporre  che  gli  venisse  aflSdata  da 
Todino  rettore,  o  da  altri,  se  pure  non  vogliamo  sup- 
porre che  egli  se  ne  occupasse  d'  officio,  e  per  conto 
del  Comune,  considerando  che  su  quella  Chiesa  il 
Comune  stesso  avea  dei  dritti  particolari ,  (*)  e  che 
forse  egli ,  in  qualità  di  cancelliere  o  di  camerlengo 
del  Comune,  come  diremo,  veniva  naturalmente  inca- 
ricato della  cosa. 

Restano  ad  esaminare  le  ultime  quattro  pagine 
di  questo  codicetto,  le  quali  sono  veramente  curiose, 
poiché  contengono  prose  e  poesie  simboliche,  delle 
quali  mi  é  stato  impossibile  cavare  senso  alcuno.  So- 


(1)  Cronica,  pag.  5,  4i. 

(2)  Bartolohi  Bocci  B.  Frammenti  ecc.  pag.  7,  21,  nota  io  e^. 


3^8  MICHELE   FALOCI  PUT.IGKAKI 

no  profezie,  allusioni,  allegorie,  delle  quali  difficile  é 
xii  trovare  la  chiave,  difficilissimo  indagarne  il  senso. 
Per  esempio,  la  prima  prosa  comincia  cosi:  Fulginei 
ciuitas  sacro  sancUte  matrts  ecclesiae  filiae  in  corde  per- 
sislens  stabilis  erit.  Varij  putaminis  hodiosa ,  iwlalum 
non  impedtal  auis  exlensutn,  quod  si  gaudehit  de  Auis 
conflictu  sub  nomine  pardi  (  qui  pardus  toìleiur  el  per- 
dent  a  superficie  terre  cum  fuerit  conlra  Ecclesiam  illius 
superbia  elala  in  fl^ore)  coque  perdilo,  verendam  iactu- 
ram  recipiel  ab  eodem,  etc.  Che  senso  può  dare  que- 
sto periodo?  Né  chiarezza  migliore  si  ricava  dalla 
prosa  che  siegue ,  e  che  per  giunta  è  acefala  per 
mancanza  di  una  carta  alla  quale  cominciava  e  che  fii 
tolta.  Segnaliamo  questi  due  brani  a  coloro  che  vo- 
lessero ingolfarsi  nello  studio  delle  allusioni  politiche, 
delle  previsioni  che  si  facevano  nel  secolo  XIV  sugli 
avvenimenti  di  quel  tempo  ,  allusioni  e  previsioni 
delle  quali  abbiamo  qui  notevoli  documenti.  La 
poesia  che  siegue  e  che  é  l'ultima  parte  del  codice, 
si  compone  di  44  esametri ,  e  tratta  della  materia 
stessa  che  si  contiene  nelle  prose  che  la  procedono, 
e  come  esse  é  oscura,  ambigua,  indecifrabile.  Termi- 
na in  modo  da  farne  supporre  autore  il  famoso  aba- 
te Gioacchino,  ma  per  quanto  io  so,  fra  le  poesie  di 
lui  non  si  legge.  Comunque,  riferisco  per  saggio  la 
conclusione,  la  quale  dice  cosi  : 

. ...  et  tu  Ioachim  calamo  et  mente  notabis 
luce  millena  centena  viena  que  terna 
post  orlus  (?)  eius  uidebunt  talia  gentes. 

Le  quali  parole  darebbero  la  data  del  1323,  con 
la  quale  termina  la  poesia  ed  il  codice  ove  si  trova. 


CRONACA  DI  BUONAVENTURA  DI  BENVENUTO  329 

E  con  questo  esame  del  codice  abbiamo  anche 
raccolte  quasi  tutte  le  notizie  che  ci  rimangono  sulla 
vita  e  sugli  scritti  di  Buonaventura.  Di  coltura  non 
comune  per  quel  tempo,  egli  nel  suo  codice  miscel- 
laneo ci  lasciò  notizie  che  ci  rivelano  non  solo  V  uo- 
mo ma  r  epoca,  colle  sue  tendenze ,  colle  sue  su- 
perstizioni, colle  sue  virtù,  coi  suoi  difetti.  E  che 
egli  andasse  fornito  di  una  certa  istruzione,  lo  si 
può  certamente  dedurre  da  questo ,  che  cioè,  come 
ho  accennato,  egli  dovè  coprire  nel  suo  comune  qual- 
che impiego  abbastanza  elevato,  forse  di  cancelliere, 
forse  di  camerlengo,  poiché  né  il  registro  assai  mi- 
nuto e  diligente  delle  tasse  comunali,  né  l'elenco 
completissimo  dei  Podestà  di  Foligno ,  dall'  epoca 
nella  quale  fu  istituita  questa  carica  fino  al  suo  tem- 
po, avrebbe  egli  potuto  compilare  se  non  avesse 
avuto  modo  opportuno  di  consultare  a  tutto  suo  agio 
registri  e  documenti  dell'archivio  comunale.  Ed  an- 
corché egli  fosse  stato  un  semplice  cittadino,  pur 
nondimeno,  il  fatto  solo  che  radunò  nel  suo  libro 
tante  cose  e  tanto  svariate,  prova  sempre  a  suo  fa- 
vore qualche  cosa.  Peraltro ,  intendiamoci ,  non  fu 
davvero  gran  che,  e  gli  errori  che,  quando  non  si 
trattava  di  cose  locali,  inseri  nella  cronaca  della  sua 
patria,  sono  argomento  non  dubbio  delle  sue  cogni- 
zioni istoriche  abbastanza  limitate.  Non  direi  cosi 
quando  parla  di  avvenimenti  cittadini,  nei  quali  vuoisi 
naturalmente  supporre  che  egli  fosse  più  esattamente 
informato,  la  quale  cosa  si  può  anche  presumere  dal 
fatto  della  lodevole  diligenza  che  pose  nello  scrivere 
la  sua  cronaca ,  per  la  quale  non  risparmiò  corre- 
zioni ,  aggiunte  ,  abrasioni ,  postille,  che    intralciano 


330  MICHELE  PALOCI  PULlGKAKl 

talvolta  il  senso  in  chi  legge,  ma  lo  assicurano  anche 
sulla  veracità  di  chi  scrìsse,  il  che  toma  a  non  piccola 
lode  di  Buonaventura. 

Che  altre  notizie  abbiamo  di  lui?  Il  lacobilli 
scrisse  che  egli  mori  nel  1341  (*),  ma  questo,  come 
vedemmo  esaminando  il  codice  ove  si  trova  anche 
la  data  del  1346,  è  falso,  e  del  resto  abbiamo  anche 
un  altro  documento.  É  stato  accennato  di  sopra  che 
egli  fu  notaio,  e  di  questo  abbiamo  sicuro  argomento 
in  una  pergamena  dell'archivio  comunale  che  con- 
tiene un  atto  rogato  da  lui,  nel  quale,  colla  data  di 
Agosto  del  1293  si  legge  il  suo  nome  cosi:  ego 
bonauentura  magisiri  hmuenuti  massei  auctoritaU  im- 
periali notarius.  (*)  Col  suo  nome  trovasi  in  quella 
pergamena  anche  la  sua  cifra  notarile,  ed  io  ho  vo- 
luto qui  riprodurla  come  ricordo  di  un 
concittadino  benemerito,  il  quale  con 
la  sua  diligenza  ci  lasciò  gli  annali 
del  comune  nostro  per  lo  spazio  di  un 
secolo  e  mezzo.  Altro  argomento  poi 
che  egli  fosse  notaro,  lo  si  cava  anche 
dallo  statuto  dell'arte  dei  Notari  della 
città  di  Foligno,  ove  si  legge  del  pari 
il  suo  nome  :  MagisUr  bonauentura  tnagistri  benuenu-- 
ti  (').  La  quale  sottoscrizione,  che  apparisce  fra  quelli 
dei  notari  che  compilarono  quello  statuto,  ci  dà  an- 


co Discorso  delia  città  di  Folipto.  Foligno,  Alterij,  i646,  pag.  60. 

(2)  Archivio  comunale.  Pergamene,  busu  i,  num.  8. 

(3)  Archivio  Comunale,  Capitoli  dei  Notari,  fòl.  28. 


CRONACA  DI  BUONAVENTURA  DI  BENVENUTO    33 1 

che  un'  altra  notìzia  sulla  vita  sua,  cioè  ci  sommi- 
nistra un  argomento  che  egli,  contrariamente  all'as- 
serzione del  lacobilli,  viveva  ancora  nel  1346,  poiché 
questo  statuto  rimonta  precisamente  a  quest'anno. 

E  forse  il  1346  fu  1'  anno  emortuale  di  lui. 
Nel  nostro  codice  si  legge  più  volte  questa  data,  ma 
tutte  le  parti  di  esso  terminano  sempre  col  1346. 
D*  altronde  ,  apparendo  egli  notaro  fin  dal  1293  , 
cioè  53  anni  innanzi,  se  non  mori  proprio  in  quel- 
la anno  1346,  certo  dovè  sopravvivere  di  poco,  e 
senza  dubbio,  quando  il  vecchio  notaro  si  recò  ad 
approvare  lo  statuto  che  i  suoi  colleghi  avevano  re- 
datto, si  sarà  potuto  consolare  colla  fiducia  di  lasciar 
ben  regolata  una  professione  che  era  forse  tradiziona- 
le nella  sua  famiglia  (  anche  il  padre  suo  sembra  fos- 
se notaro  ),  ma  non  potea  certo  ripromettersi  di  pro- 
vare i  benefici  effetti  delle  nuove  costituzioni,  egli 
che  per  circa  dodici  lustri  avèa  esercitata  quell'arte. 

Morto  maestro  Buonaventura,  è  cosa  inutile  e  forse 
impossibile  l' indagare  a  chi  pervenisse  questo  codice. 
Un  secolo  dopo  la  sua  morte,  cioè  nel  1446,  si  volle 
profittare  di  una  carta  bianca  di  esso  per  scrivervi 
un  atto,  ma  poi,  come  ho.  detto  di  sopra ,  non  si 
andette  oltre  la  sola  scrittura  della  data.  Neir  anno 
1638  il  codice  era  posseduto  da  Durante  Dorio  da 
Leonessa,  allora  domiciliato  in  Fuligno,  il  quale  Io 
citò  più  volte,  e  lo  indicò  espressamente  apud  me  (*): 


(i)  Storia  delia  famiglia  Trinci.  Foligno,  Alterii,  1638,  pag.  107,  134, 
139,  i4i. 


5^2  MICHELE  FaLOCI  PULIGKAKI 

poi  nel  1646  lo  possedè  il  lacobilli  ('),  il  quale  fin 
dal  1618  se  ne  era  procurata  una  copia,  che  ora  si 
conserva  in  uno  dei  suoi  manoscritti  della  biblioteca 
del  Seminario  di  Foligno  (*).  Morto  il  lacobilli  nel 
1663,  il  codice  passò  con  tutta  la  sua  libreria  alla 
nominata  biblioteca  del  Seminario  cui  egli  la  legò 
per  testamento,  ed  ivi  nel  1725  lo  trovò  il  Boccoli- 
ni  (');  poi,  come  si  é  detto,  il  Pagliarini  che  lo  tra- 
scrisse e  lo  mandò  al  Muratori.  Oggi ,  dopo  molti 
viaggi  e  traslochi,  si  trova  ancora  nella  indicata  bi- 
blioteca del  Seminario,  e  su  di  esso  abbiamo  potuto 
eseguire  fedelmente  la  presente  ristampa. 

La  quale,  per  dirne  in  ultimo  una  parola,  abbia- 
mo curata  con  qualche  diligenza,  perchè  riuscisse 
esatta  e  completa  al  possibile.  11  registro  delle  tasse 
che  nel  codice  sta  separato  dalla  cronaca^  ho  diviso, 
come  ho  accennato  di  sopra,  anno  per  anno,  ed  ho 
collocato  a  suo  posto  per  comodo  maggiore  dello 
studioso.  Per  la  stessa  ragione  di  riescire  più  comodo 
e  più  utile,  i  nomi  dei  podestà  ho  scritti  con  carat- 
teri differenti,  e  per  non  far  credere  mie  le  note  al- 
trui, ho  lasciata  a  quelle  del  Pagliarini  la  lettera  P 
che  le  distingue  nella  stampa  del  Muratori,  la  Ma  quelle 
del  Manni  inserite  nella  stampa  del  Tartini,  ed  ho 
posta  la  F  alle  mie,  le  quali  sono  poche,  e  per  giunta 


(1)  Discorso  ecc.  pag.  60. 

(2)  Discorso  della  città  di  Foligno,  MS.  fol.  103 -in. 

(3)  Vedi  il  Prezzi  F.  Il  Quadriregio  ecc.  Foligno,  Campana,    1725  , 
voi.  2.  pag.  238,  348. 


CRONACA   DI  BUON  A  VENTURA  DI  BENVENUTO  333 

non  contengono  che  indicazioni  bibliografiche,  rite- 
nendo che  se  avessi  voluto  documentare  ed  illustrare 
ogni  nome  ed  ogni  fatto  registrato  da  maestro  Bo- 
naventura, questo  commento  sarebbe  dovuto  riuscire 
prolisso  e  minuto  oltre  ogni  credere. 

Dopo  tutto,  se  questa  nuova  edizione  della  cro- 
naca del  nostro  Buonaventura  non  reca  nuova  luce 
alla  storia  della  nostra  città,  ne  farà  però  conoscere 
uno  dei  più  importanti  documenti  in  una  forma  mi- 
gliore e  più  esatta,  che  pel  passato  non  sia  stato  fatto. 

Michele  Faloci  Pulignani 


FRAGMENTA 
FVLGINATIS  fflSTORIAE 


(  1198. 1341) 


In  Nomine  domini  amen.  Infrascripti  sunt  potestates  Ci- 
uitatis  Fulginie  qui  fuerunt  in  Regimine  ipsius  temporibus 
subscriptis. 

Mcxcvni.  Anno  domini  millesimo  CLXXXXvni  —  Sanctus 
Dominicus  incepit  (')  ordinem  fratrum  predicatorum  in  parti- 
bus  tolosanis  ubi  contra  hereticos  nerbo  et  exemplo  predi- 
cabat. 

Dominus  Rainutius  VicT^arani  prò  i  anno. 

Mcxcvnn.  -  Dominus  Flasscone  prò  i  anno. 

Mcc.  -  Dominus  Bernardus  de  Tuderto  prò  i  anno.  Fuit  facta 
confusio  Spoletanorum  et  aliorum  suorum  sequacium  castra- 
metati  apud  Filectum  in  qua  confusione  de  nocte  venerunt  in 
auxilium  ad  stipendium  Fulginatensium  quamplures  nobiles  de 

Marchia  et  d de  sancto  Angelo  in  pantano  quia 

descen  ....  comite  Gerardo  de  Vignole (*) 


(1)  Error  plorium  Historiconim:  qaioimmo  circa  tnDQin  MCCXV.  S. 
■liqaot  Pretbiteria  ■tecnlaribas  sibi  socfis,  et  coadiutoribos  itm  adscitU,  apud  Ecdoiam 
S.  Romani  Tholosae  ddem  ab  Episcopo  cum  omoibaa  pertinentiis,  et  taribns  donatam , 
prima  ani  Ordini»  fundamenta  iecit,  qaem  paalo  post  Honorius  HI,  oonfirmaYit.  Afaiui. 

(a)  Cfr*  Samsi  A.  Storia  del  Comune  di  Spoleto.  Foligno,  1879,  parte  I,  pag.  33.  F. 


CRONACA  DI  BUONAVENTURA  DA  BENVENUTO    355 

Mcci.  -  Dominus  RaynuHus  de  Zen^^o. 

Mccii.  -  Dominus  lacohus  Custodis  et  G 

Mccin.  -  Dominus  Rodulfus  Benencasa  de (') 

Mcciv.  -  Dominus  (')  Phylippus  Rodulfi. 

Mccv.  -  Dominus  Rusticus  Raynaldi. 

Mccvi.  -  Dominio  lacobus  de  Ramac:(ano incepit 

ordinem  fratrum  minorum  prope annus  conuer- 

sionis  sue   qui  antea  lohannes anno  quieuit 

in  Christo. 

Mccvii.  -  Dominus  Carsedonius  de  Fulginio. 
.  Mccviii.  -  Dominus  Carsedonius  predictus. 

Mccix.  -  Dominus  (')  Odoriscius  Leonardi  de  Fulginio.  Domi- 
nus Oddo  Imperator  quartus  fuit  a  Domino  Innocentio  Papa 
tertio  coronatus  Romae  non  electus  comuniter  a  principibus. 

Mccx.  -  Dominus  Marianus  Raynntij  Getij. 

Mccxi.  -  Dominus  Carsedonius.  (f)  Fuit  coronatus  Honorius 
papa  tertius. 

Mccxii.  -  Dominus  Andreas  (5)  Leonardi. 

Mccxiii.  -  Dominus  Rainutius  Symonecti  de  Florentia. 

Mccxiv.  -  Dominus  Mercurius  de  plano  Fulginie.  Fuit  de- 
structum  castrum  Trcuij  per  Spoletanos  et  postea  facta  ibi 
arce  per  eos  a  Fulginatibus  rehabitum  et  reparatum  fiiit.  (*) 

Mccxv.  -  Dominus  Pareniius  de  Roma.  Q)  Sanctus  Dominicus 
et  sanctus  Franciscus  simul  prò  eorum  regulis  Rome  iuerunt 
et  confirmate  sunt. 


(i)  Rodalfus  Beoincasa  de  Falgineo  tono  isii  erat  aniu  tx  consulibas  Falgind. 
Vide  UcoBiLU  L.  Cronica  di  Sattovivo.  1q  Foligno,  Alterii,  1653,  pag.  315.  F. 

(3)  De  lioc  Pliilippo  D.  Rodulphi  ex  Comitibus  de  Coccorono  plura  scrìbit  Durane 
tea  Dorìus  Leonissanua  in  Historìa  Trìncioram  Lib.  3»  M. 

(3)  Odorìaiua  Leonardi  Comitia  de  Puatignano  filioa.  Vide  Durantem  Doriom  in 
Hiatoria  FamUiae  Trine.  Ub.  3.  M 

(4)  De  hoc  Caraedonio,  qni  hoc  anno  tenia  tìcc  mnnere  poteatariae  (ìmctiia  eat, 
vide  docamentum  in  chronico  Saxivivi  aupra  citato,  pag.  314-317.  F. 

(5)  Andreaa  Odoriaii  praedicti  frater.  M, 

(6)  Cfr.  SANar,  op.  cit.  pagg.  39,  40.  F. 

(7)  Dominus  Parentioa  Poteataa  Urbis  an.  MCCIII,  et  MCCXIX.  M.  Eiua  virarìoa 
erat  quidam  Bonifadus.  Vide  ducumentum  huius  anni  in  Archivo  Comunis  Interamnae, 
capsula  A,  num.  7.  F. 


33f  MICHELE   FA.LOCI  PULIGNANI 

Mccxvi.  -  Domìnus  Parentius  predictus. 

Mccxvii. .-  Dominus  Acto  (')  Index  de  Ttiderto. 

Ufcwu'  Jjìominus  Acto  predictus. 

xMCCXiv.  -  Dominus  (*)  Rodulfus  Odoriscij  Leonardi.  Dominus 
Fredericus  imperator  secundus  fuit  Rome  coronatus  et  expulit 
supradictum.  Oddonem  de  imperio^  quia  prìus  resisterai  sibi  in 
regno  Sycilie,  et  quia  non  fuit  ab  officialibus  imperii  concor- 
diter  electus ,  quia .  aliqui  de  officialibus  elegenint  comitem 
Phylippum  filium  primi  Frederici,  qui  comes  electus  febre  su* 
perueniente  decessiti  et  Oddo  statim  Romam  uenit  et  fecit  se 
coronari  in  Imperatorem  et  iuit  contra  regem  Sicilie  Frìderi- 
cum  y  qui  Fredericus  reuersus  Alamaniam  fuit  concorditer 
electus. 

Mccxx.  -  Dominus  Albricus  de  Tuderto. 

Mccxxi.  -  Dominus  Andreas  Parentii.  (5) 

Mccxxn.  -  Dominus  Benencasa  de  Fiterbio.  Sanctus  Dominicus 
inuentor  ordinis  predicatorum  et  magister  migrauit  ad    •    .     . 

Mccxxui.  -  Dominus  Ugolinus  Salomonis. 

Mccxxiiu.  -  Dominus  (*}  Phylippus  Rodulfi  de  Fulgineo. 

Mccxxv.  -  Dominus  Phylippus  predictus. 

Mccxxvi.  -  Dominus  Ope:(^inus  et  Hermannus. 

Mccxxvu.  -  Dominus  Q)  Oddo  Petri  Gregorij. 

Mccxxviii.  -  Dominus  Berlengerius  lacohi.  Venit  rex  lobannes. 

Mccxxix.  -  Dominus  Andreas  Parentij. 

Mccxxx.  -  Dominus  Nicolaus  Custodis.  Beatus  Franciscus  de 
Asisio  quieuit  in  Christo.  (^) 

Mccxxxi.  -  Dominus  Raynaldus  Melioris. 


'  (i)  Anctor  fortas  Fraocisci  Andreae  Acti  Episcopi  Fiorentini,  ac  S.  R.  C.  Cardi- 
nalis  titali  S.  Marci.  Dominimi  Actonem  filiam  alterios  Actonis  appellai  Dorantes  Do- 
rins.  M. 

(')  Odorìsiiy  de  quo  sopra,  filiiis.  M.  Cfìr.  docamentum  interamnense,  ad  an.  1115.  F. 

(3)  Fuit  et  Potestas  Urbis  Veteris  ann  MCCXXXVII  et  MCCXXXIII.  M. 

(4)  Vide  quae  adaotaWmus  ad  ami.  MCCIV.  M. 

(5)  De  Oddone  fit  mentio  a  Simone  delta  Tota  in  Annal.  snb.  ann.  MCCXXII* 
tempore  manere  fangetwtur  Potestatis  Florentiae  M. 

(6)  Mimine  hoc  anno,  sed  anno  t3>6  b.  Franciscus  migra vit  ad  Dominum.  F. 


CRONACA  IH  BUONAVENTURA  DI  BENVENUTO  337 

MCCx^cKii.  -  Dominus  Thomas  petri  Manentis  de  Trento.  Fue- 
runt  coequate  turres  magne  ad  turrem  strate. 

Mccxxxiii.  -  Dominus  Acto  (')  Index  de  Tnderto.  Sanctus  Do* 
minicus  per  Gregorìum  papam  IX.  Reate  canonizatus  fuit. 

Mccxxxiv.  -  Dominns  Gnillelmus  de  FolianOé 

Mccxxxv.  -  Dominus  Mathens  Pectij. 

Mccxvi.  -  Dominus  Andreas  Tiberij. 

uccxxxvii,-  Dominus  Bartholus  Pauli.  Fuerant  debellati  tu- 
dertini  ab  urbeuetanis  (')  et  ibi  fuerunt  capti  xlv  fulginates 
de  missis  in  seruitium  tudeninorum  fugientium  et  dimitten- 
dium  blginates  in  campo  in  contrada  Lungnani. 

Mccxxxviii.  -  Dominns  lacohus  Palmerij,  Fuerunt  debellati 
Urbeuetani  et  facta  vindicta  de  predictis  in  pede  Urbisueteris. 

Mccxxxvnii.  -  Dominus  Thomas  (')  Odoriscij.  Obscuratus  est 
sol  per  totum  orbem  de  mense  lunii  die  ueneris  tertia  circa 
horam  nonam,  et  stetit  obscuratus  per  horam  et  fuit  in  renoua- 
tione  lune. 

MCCXL.  -  Dominus  Rodulfus  de  Paringnano.  Uenit  Fulginie 
imperator  Fridericus  secundus  in  octaua  beati  Feliciani.  (^) 

MCCXLi.  -  Dominus  Gnillelmus  Crispns. 

MCCXLu.  -  Dominus  Berardus  de  Ledo. 

MCCXLui.  -  Dominus  Amadore  de  Fano. 

MCCXLiv.  -  Dominus  Ceianus  Q)  de  Florentia. 

MCCXLV.  -  Dominns  lacoìnnus  de  Rangnona.  (^) 


(1)  Vide  quae  lopn  ad  aontim  MCCXVII.  adnotaTimas.  M. 
(a)  Vide,  si  lubet,  Monaldum  Monaldeschimn  in  Gommentariis  Historicis  Urbis  Ve- 
terìa  Ub.  VI.  M. 

(3)  Nepos  Andreae*  qui  eaDdem  Pretoram  exercait  ann.  MCCXII.  ac  frater  Rodai- 
phi,  de  quibos  sapra.  M. 

(4)  Eias  festam  celebratar  die  XXIV.  lanoarii.  Pagi.  De  hoc  addenta  Frìderici 
▼ide  :  MsMoozzi  G.  Della  lecca  di  Fuligno^  Bt^ogna,  1775.  pag.  V.  F. 

(5)  Legcrcm:  Catalanas.  M.  Venim,  codex  habet  Ceianut,  F. 

(6)  Hic  anno  MCCLX.  Mense  Maii  fait  Potestas,  at  aiunt,  Florentiae,  ezindeqoe 
Mense  Septembri  reperitor  in  castris  Plorentinoram  apud  Moatem  Apertam  ;  anno  vero 
MCCUV,  Poteataa  faerat  Boooniac.  M. 

Archivio  Storico  II.  23. 


33$  MICHELE  PALOa  PUUGNANt 

MCCXLVi.  -  Daminus  Bernardus  de  Vn^ola.  Fuit  facta  confiisio 
die  sabati  penultima  martii  ante  dominìcam  palmarum. 

LcczLViL  -  Dominus  Amadeus  de  Castello. 

MCCXLVin.  Dominus  Do  (sic)  Guido  de  Eugubio.  Fuit  deuasta- 
tum  Nucerìum. 

MCCXLix.  -  Dominus  Amadeus  de  Castello.  Uenit  exercitus  de 
Arzoni. 

MCCL.  -  Dominus  Rugmus  de  Pic^is.  Obiit  imperator  Frede- 
ricus  (*). 

Mccu.  -  Dominus  Thomas  Petri  et  Dominus  Paullus  de  Roma. 
Fuit  factus  papa  Alexander  papa  tenius  natiuitate  campanus. 

Mccui.  -  Dominus  Paullus  predictus. 

MCCLiii.  -  Johannes  Magistri  et  Bene  Raynaldi  et  lacobus 
Angeli  de  Fulginio.  Stetit  exercitus  perusinorum  supra  Fulgi- 
nium  per  VII  septembris  et  mutauit  cursum  fluminis  (')  uer- 
sus  Spellum  et  tunc  apparuit  aqua  in  puteo  platee  ueteris 
ante  Ecclesiam  beati  Felitiani,  usque  ad  uoltam  putei  erat  ple- 
num aque,  et  redeunte  exercitu  et  fiumine  labente  uersus  Fulgi- 
nium  aqua  putei  diparuit  ita  ut  nichil  aqua  erat  in  puteo.  (') 

MCCLiv.  -  Dominus  (^)  Martinus  de  Reate  et  dominus  Q)  Boni- 
fatius  de  Foliano.  Fuit  facta  pax  cum  perusinis  de  mense  augusti. 

MCCLV.  -  Dominus  Bonifatius  de  Foliano  supradictus. 

MCCLVi.  -  Dominus  Paulus  Acerbi  de  Perusio.  Perusini  fecerunt 
exercitum  contra  eugubinos  cum  quibus  iuerunt  fulginates  et 
alii  de  contrada  et  fuit  magna  caritudo  frumenti. 

MCCLxii.  -  Dominus  Paulus  predictus. 

MccLVin.  -  Dominus  Oddo  de  Perusio.  Fuit  militia  nobilium 
de  Serrone  (?) 


(i)  Die  XUI.  Dccembrto.  M. 

(a)  Ncmpe  Topini.  M. 

{))  Cfr.  BoNAzzi  L.  Storia  di  Perugia.  Perugia»  1875,  toI.  I.  pagff.  S99  et  leq.  F. 
fìilt  Index  Appellationnnii  ut  Tocat,  Execntionnm,  Vectigaliommqne  CtTÌtatis  Floren- 
tiae.  M. 

(4)  Porte  fortnna  pater  Domini  lobannis,  qui  sex  mensium  spatio,  anno  MCCCXVU. 

($)  Rector  Ducatos  Spoleti  a  Durante  Dorio  dicitar.  M. 


CRONACA  DI  BUONAVENTURA  DI  BENVENUTO    539 

Mccux.  -  Dictus  daminus  Oddo.  Fuit  deuastatum  Camerinum 
sine  guerra  et  insultu  et  ciues  diviserunt  ciuitatem  et  eorum 
potestas  Raynerius  comes  sine  ciuibus  manens  eorum  ciuita- 
tem  ygne  destruxit  ('),  et  fueruot  debellati  fiorentini  et  lucani  a 
januensibus  et  fuit  militia  domini  Nepoleonis  domini  Bran- 
caleonìs. 

uccLX."  Daminus  Lìbrioctus  de  Perusio.  Homines  se  fustibus 
gastigarunt. 

MCCLXi.  -  Dominus  Gualfredutius  de  Perusio  (^)  Die  mense 
maji  circa  finem  papa  Alexander  quartus  obiit  Viterbij. 

MCCLXii.  -  Dominus  Raynaldus  de  filiis  Vrsi.  Fuit  inceptum 
'  palatium  comunis,  fuit  factus  dominus  Vrbanus  papa  quar- 
tus de  augusto •    •    .    •    • 

MCCLXiu.  -  Dominus  Franciscus  de  Pierleonibus. 

MCCLXiv.  -  Dominus  Angelus  Centii  de  Roma.  Fuit  factum  ca- 
strum  Popule,  de  mense  septembris  in  fine  papa  Vrbanus 
obiit. 

uccLXY.- Dominus  Petrus  Herrici.  Fuit  completum  palatium 
comunis  et  fuit  emptum  castrum  Verchiani  prò  duobus  m.  lib. 
cortonensium,  de  mense  februari  fuit  creatus  papa  Clemens 
quartus. 

MCCLxvi.  -  Dominus  (')  Johannes  BoccamacT^a.  Venit  rex  Ka- 
ralus  II,  obiit  rex  Manfredus. 

uccuiVìi.  "  Dominus  Vita  de  Anagnia. 

HCCLXVUi.  'Dominus  Angelus  Centii.  Obiit  Conradinus  filius 
regis  Conradi  fili]  imperatoris  Frederici  secundi,  et  de  mense 
nouembris  in  fine  obiit  papa  Clemens  quartus. 

MCCLXviiu.  -  Dominus  Egidius  Arconi.  Fuit  factum  castrum 
Collis  fioriti. 


(t)  Hniiu  eTenionis  per  RAynerinm  Domini  Ugolini  factae,  mAnnoream  epigra- 
plien  ezstare  aiont  parietibni  adfixam  Cathcdnlis  Ecclcsiae  eiosdem  Civitatis.  M. 

(s;  Goalfredncctns  de  Perusio  foit  de  Oddis,  et  ann.  MCCLXXI.  Pistorienaem 
Praeturam  exercoit  M. 

{%)  D.  lohannes  Boccamaza  S.  R.  E.  Cardinalia  anno  MCCLXXI V.  creatus,  obiit 
anno  MCCOX.  M. 


340  MICHELE  FALOCI  PDLICNANI 

uccLKX.  '  Dominus  Symeon  Boccamac^a. 

uccLXxu  "  Dominus  Besconte  Cactus. 

MCCLxxii.  -  Dominus  Baynus  Palastrellus.  De  mense  februarì 
fiiit  factus  papa  Gregorius  X. 

uccLXXiiu- Dominus  Saracmus  de  Perusio. 

MCCLXxiv.' Dominus  Htrmannus  de  Suppoìinis. 

uccLXXV.  '  Dominus  Henrigus  ejus  filius.  X  milites  &cti 
sunt  in 

ìiccLXx^u-Dominus  Lucas  de  Sabellis.  Fuerunt  canate  carbo- 
narie  in  palude,  et  obiit  de  mense  lanuarìi  (')  Gregorius  papa  X. 
et  XI  Kalendis  Februarii  (')  fiiit  factus  papa  Innocentius  V 
et  obiit  de  mense  Augusti  dicto  anno  et  dicto  mense  in  fine 
fiiit  factus  papa  Johannes  XXI  ('). 

MCCLXxvu.  -  Dominus  Oddo  de  Perusio.  De  mense  maji  in 
fine  obiit  papa  lohannes  XXI  et  de  mense  lunii  factus  papa 
Nicolaus  III  sede  vacante  Vili  diebus. 

MCCLXxvni.  -  Dominus  Egidius  de  Palommara. 

uccLXxix."  Dominus  Nicolaus  de  Monteflascone  per  daminum 
Vrsum.  Fuerunt  mangni  terremotus  et  primus  terremoms  man- 
gna  vi  fiiit  die  dominico  post  uesperas  ultimo  mensis  Aprilis. 

MCCLXXX.'Dominus  Paulus  de  N arnia.  Fuerunt  factae  noue(^) 
carbonarie  circa  ciuitatem  Fulginie  et  obiit  de  mense  decem- 
bris  papa  Nicolaus  tertius. 

viCCLXXxu  '  Dominus  Tiburtius  de  Reate  et  dominus  Soldus 
de  Pistorio.  Fuerunt  facti  pontes  supra  fiuuium  inuta  carbona- 
rias  et  fiiit  factus  exerckus  per  dominum  ducam  supra  Spole» 
tum  de  mense  Septembris  et  in  fine  mensis  Q)  februarii  fiiit 
factus  papa  Martinus  IIII. 


(i)  Nempe  IV.  Id.  lanoarii  iozu  Io  :  Vfllaoiam,  ac  Sosomenam.  M. 
(a)  Scilicet  Xllf.  Kal.  Februarii»  nt  aiont  VUlaoias,  ac  Sosom.  M. 

(3)  Io  :  Viltaniusy  aliique  discrepant.  M. 

(4)  Usqae  adhoc  Carbonaria  nuncnpatur  ampia  Forea  prope  moenia  CiTltatit.  Vide 
exempia  collecta  per  Da-  Cangiam  in  Gloasarìo  ad  Scriptores  mediae,  et  Infimat  latioita- 
tif,  Terbo  Carbonaria,  cotumn*  833.  Adi  etiam»  ai  label,  DiMertationem  XXVI.  de 
Militia.  PagL 

(5)  Scribunt  alii  die  XXII.  Vitcrbii  electam  faissc.  M. 


CRONACA  DI  BUONAVENTURA  DI  BENVENlTrO  34I 

MCCLxxxii.  -  Dominus  (')  lohannes  de  Soldaneriis  de  Florentia. 
Venit  exercitus  perusinorum  et  spoletanorum,  asisinatum,  nuce- 
rinorum,  et  aliorum  de  nalle  Spoletana  supra  Fulginium  die  III 
lunij  cum  magna  multitudine  equitum  et  eorutn  sequacium  et 
stipendiariorum  credentes  ciuitatem  capere,  non  potuerunt  ve- 
nire usque  ad  carbonarias  sedentes  per  XV  dies  nullus  fulgi- 
nas  fuit  impeditus.  Et  comune  de  Nursia  sine  requisitione 
misit  pedites  in  auxiiium  ciuitatis  intrantes  plorando  creden- 
tes in  ea  mori  et  leti  postea  exierunt  carbonarias  cum  qui- 
busdam  fìilginatibus  contra  inimicos.  (^) 

Dicto  anno  Dominus  Gan:(plinus  de  Auxitnio  fuit  factus  cdr^ 
pitantus  Guerre  et  stetit  per  annum  anno  predicto. 

MCCLxxxiii.  -  Dominus  Ofredutius  de  Fallarone.  Venit  secun- 
dus  exercitus  perusinorum  de  mense  maij  in  fine  et  de  mense 
octobris  fiierunt  debellati  yn  milites  stipendiarli  cum  spella- 
nis  in  contada  Pasiane,  et  perierunt  ibi  LXXX  stipendiarij  et 
aliqui  capti  dixerunt  quod  statim  cum  uiderunt  uesillum  in 
quo  erat  ymago  beati  Feliciani  apportatum  ibi  per  presbiteros 
apparuit  eis  maxima  carbonaria  Inter  eos  et  Fulginium  et  sic 
terga  verterunt  credentes  in  carbonariam  precipitare. 

ìiccvsxxvf.^ Dominus  lohannes  Cencii  de  vrbe  per  dominum 
Martinum  papam.  Obiit  rex  Karolus  primus  rex  Syciliae  circa 
principium  mensis  januarij  (^). 

MCCLxxxv.  -  Dominus  Egidius  de  Tuderto  per  dictum  dominum 
papam.  Venerunt  Fulgineum  fratres  predicatores  et  ceperunt  lo- 
cum  juxta  plateam  sanctae  Marie  {^)y  et  decessit  Perusij  papa  Mar^ 


(ì)  De  to  mentioncm  fecit  Io:  Villanios  Lib.  XII.  M. 

(1)  De  conflicta  folginateosium  cum  omnibas  fere  alUs  Umbriae  cÌTÌtatibasy  vide 
pnaerdffl  CuirorAm  A.  Delle  ttorie  di  Aititi,  Assisi,  1875.  voi.  I.  pag.  184.  Patri- 
n-PoRTi  F.  Memorie  ttoriche  di  Norcia.  Norcia,  1869,  pag.  158-159.  Lioini  L.  Me' 
morie  ttoriche  di  Todi.  Todi»  1860,  pag.  334.  Thbinir  A.  Codex  diplomaticut  Satt- 
etae  Sedie.  RomBey  i8òi»  voi.  I.  pag.  373*  383,  385,  et  BoNAZZiinop.  cit.  pag.  314  et 
icq.  ubi  perosina  moDumenta  pluries  indicantnr.  F. 

(3)  Nempe  postrìdie  Festum  Epiphaniae  Domini.  M. 

(4)  Veram,  sopra  ianaam  ecclesiae  S.  Dominici,  in  platea  S.  Mariae,  legitar  haec 
sculpta  in  lapide  inacriptio  :  A.  D.  MCCU.  Factum  ett  hoc  oput  tempore  prioratut 
fratrie  Benedieti  Georgi  de  Fuglineo.  Cfr.  Bartoloni  Bocci  B.  Frammenti  di  erg- 
naca  religiota,  Foligno,  1868,  pag.  35,  F. 


34^  MICHELE  PALOCI  PULIGNàNI 

tinus  de  mense  marti):  post  paucos  dies  de  dicto  mense  (')  eie- 
ctus  fuit  dominus  Honorìus  papa  quartus  Romae  coronatus  qui 
prìus  uocabàtur  dominus  lacobus  de  Sabello. 

MCCLxxxvi.  -  Dominus  lacobus  Parentii  de  Roma  per  dominum 
Honorium  papatn.  Fuerunt  facta  molendina  rotaria  prò  comune 
juxta  pontem  cauallum  et  fuit  factum  catastum  libre  per  do- 
minum Matheum  de  Camerino  ('). 

uccvsxawiu  '  Dominus  lacobus  de  Capoc:(inis.  Dominus  dux 
prouinciae  ducatus  iuit  contra  Nursiam  et  dum  staret  aput 
castrum  montis  sancti  Martini  misit  exercitum  suum  contra 
liursinos  ad  aliam  partem  comitatus  Nursiae,  et  nursini  uene- 
runt  ad  dictum  castrum  domino  ignorante  et  ceperunt  domi- 
num et  duxerunt  Nursiam  et  castrum  deuastaverunt.  De  mense 
aprilis    •    •    •    •    •    dominus  Honorìus  papa  quartus  obiit. 

MCCLxxxviu.  -  Dominus  (Q  Farrata  de  Fulginio  prò  primis 
duobus  mensibus  dicti  anni, 

Dominus  Conradus  (^)  domini  Trinciae  prò  x  mensibus  dicti 
anni.  Venit  exercitus  die  XXII  junij  et  tudertini  sederunt  ab 
alia  parte  fluminis  et  fuit  tam  magna  plenaria  fiuminis  quod 
bladum  repositum  prope  flumen  arrìpuit  aqua  et  deuasta- 
ùit  molendina  rotaria  ita  quod  uidebatur  ibi  nunquam  facta  fuisse. 
Fulginates  uidentes  tam  magnani  plenariam  exiuerunt  per  por- 
tam  Contrastangne  et  cum  uenissent  in  campo  juxta  sanctam 
Catàrìnam  ueterem,  plenaria  incepit  minuere  ita  quod  pons  san- 
cti Manni  erat  discoopertus  ab  aqua  et  perusini  uenerunt  per 
pontem  in  auxilium  tudertinorum,  fulginates  nero  ultra  acces- 
serunt  et  in  dicto  campo  fuit  mortuus  dominus  lacobus  do- 
mini Marci  de  Tuderto,  qui  multum  preerat  inter  tuder- 
tinos,  quem  dominus  Raynaldus  domini  Napoleonis  fecit  ho- 


(I)  Sive,  nt  mtlant  aiii,  die  prima  Aprilb.  M. 
(3)  Vide  infra,  ad  an.  1308.  P. 

(3)  Nempe  D.  FerraU  Cresciarelli  Elmi.  M. 

(4)  Dominiu  Conradus  Domini  Trìndae  de  Fulitioto  anno  MCCLII.  a  Cgorado  Im- 
peratore Regnornm  saorum  Pinceroa,  Capitaneus,  et  Magister  lustitìarina  a  porU  Ro- 
seo, usqoe  ad  Farum,  et  per  totam  Siciliam  elijtitar.  M. 


CRONACA  DI  fiUONAVENTORA  DI  BEKVENOTO  343 

norifice  sepelliri  Fulginiae.  De  mense  februarii  fiiit  factus 
dominus  Nicolaus  papa  quartus. 

MCCLxxxviiii.  -  Dominus  Trincia  ('),  dominus  Bos  et  dominus 
Johannes,  item  dominus  Munaldus  de  Serrone,  dominus  Viuanus 
et  dominus  lacobus,  item  dominus  Trincia  (^)  Gualterillus  et  Benino 
casa  lacobi,  item  dominus  Margante,  dominus  Alhertinus  et  dO' 
minus  Criscius.  Venit  exercitus  penisinorum  et  tudertinorum 
die  XVII  maji  et  recessit  die  v  junij.  Item  dominus  Berardus  do* 
mini  Stelluti.  luit  exercitus  perusinorum  et  camerinensium,  de 
mense  lulii  ad  castrum  Collisflorìti  et  in  fine  dicti  niensis 
aperta  janua  castri  per  casteilanum  intrauerunt  et  destruxerunt. 
Item  dominus  Contenarius.  Fuit  facta  pax  cum  perusinis  de  mense 
Augusti.  Omnes  de  Fulginio  per  vii  mensibus  et  per  v  mensibus 
dicti  anni  fuit  dominus  Raynaldus  de  Monteuiride. 

ìiccLxxxx.'Dominus  Hermannus  domini  Uidonisproij  mensibus. 

Dominus  lohannes  Centii  de  Roma  prò  x  mensibus  per  do- 
minum  Petrum  de  Columna  Cardinalem.  luerunt  cruce  signati 
ultra  mare  ad  ciuitatem  Acon  de  mense  maij. 

ìiccacu  '  Dominus  Fredericus  Man:^ola  de  Pisis.  Fuit  capta 
ciuit^  Acon  a  saracenis  de  mense  maij  et  (notum?)  fuit  Fulgi- 
nei    die  xx  julij,  comune  Fulginie  emit  molendina. 

Mccxcn.-Z)jmm(^  Gerardus  de  BucT^olinis  de  Mutina.  Die  vini 
martii  sanctus  lohannes  de  Casalina  uenit  Fulginium  ad  ue- 
niam  (')  beati  Feliciani  et  stetit  Fulginium  et  die  xiii  martii 


(1)  Dominai  Trincia  de  Trinciit  Gibellinae  (kctionis  Dnx  rapndicti  Corradi  frater 
foit.  M. 

(2)  Pilios  Boncontit  de  Trinciis.  M. 

(3)  Anno  MCCXCII.  lalias  Cardìnalis  titalo  Sancti  MarcdU  Legatns  in  Italia  Eo- 
genti  III.  Papae,  in  dicto  Concilio  Provinciali  in  Civitate  Fnlginiae ,  solemni  ri- 
to Cam  Patribna  dicti  Concilii  consecravit  Ecclesiam  Cathedralem  Sancti  Feliciani , 
dosdem  Civitatis  Patroni,  die  X  Martii.  Et  Indulgentiam  nnius  Anni  »  et  quadraginta 
dieniffl  de  ininnctis  poenitentiis  impertitas  foit,  aingulis  annis  in  perpetuum  visitanti- 
blu  dictam  Eccleaiam  Anniversario  die  Coosecrationis.  Originale  Diploma  usqne  adhuc 
uservator  in  Arcliivio  Capitulari.  Et  ex  eo  corrigendas  venit  Ughellios  Italiae  Sac. 
Episcop.  Folginat.  nnm.  34.  qm  refert  Consecrattonem  Cathedralis  einsdem  fìictam  anno 
MCXLVI.  Ad  hanc  Veniam,  sen  Indulgentiam  accessit  Beatua  lohannes  de  Caaalina, 
ceotum  qnadnginta  septem  annis  post  ipsam  Consecrationem.  Pa^L 


J44  '  '  MttHBtE  PALOCr  POLtCNAItt  - 

ia^paceirequieuit,  et  sepultus  est et 

mense  aprilis  obiit  dominus  Nicolaus  papa  quartus. 
:       ìiCOiCiiU'DofhinUs  Gerardus  de  Mutina  supradictus. 

uccTiCinU'Dominus  Fredericus  de  Marohactinis  deAretìo.  Fuit 
eletctus .  papa  Celestinus  quartus  a  cardinalibus  in  Perusio  de 
mense  iulij  »  qui  papa  de  mense  decembris  apud  Neapolim 
renuntiauit  papatum  in  manibus  cardinalium,  qui  cardinales  ibi 
elegehint  papam  Bonifatium  octauum  qui  iuit  coronatus  Ro- 
me in  die  conuersionis  sancti  Pauli  de  mense  ianuarii  se- 
quentis. 

Mccxcv.  -  Mangninus  (*)  de  sancto  Miniato. 

Mccxcvi.  -  Bindus  Hugolini  de  Baschio  prò  sex  mensibuSy  dih 
tninus  Conte  de  Bononia  prò  aliis  sex  mensibus.  Fuit  expulsa  pars 
Guelfa  de  Tuderto,  et  die  XV  mensis  maji  decessit  dominus 
Berardus  episcopus  Fulginie  (*). 

uccxcviu  -  Dominus  Gualardus  de  Rocca  Lucensi  prò  FI 
mensibus.  Stefanus  de  Columna  abstulit  unam  salmam  tesauri 
domini  Bonifatij  pape  et  papa  excomunicauit  omnes  de  Co- 
lumna et  priuauit .  cardinales  de  Columna  eorum  beneficio 
et  ipsi  cardinales  et  filii  domini  lohannis  de  Columna  per  VII 
annos  passi  sùnt  guerràm  pape« 

Dominus  lacòbus  de  Aqua  pendenti  prò  aliis  sex  mensibus. 
Dominus  papa  misit  .exercitum  centra  Nepe  et  Columna  (')  et 
terrasi  Qobiliuni:  de  Columna. 

uccnofiii.- Dominus  Andreas  de  Cesis  (^)  ludexper  dominum 
Petrum  de  Piperno  cardinakm. 


(i)  Immo  Mangione  de  MangUtdoribos,  qui  Cremonae  postea  Praetunun  gcrau»  a 
Cremonenaibns  interfectns  est.  M. 
(1^  Ex  Comitibus  Antigaani.  M. 

(3)  Carolus  Senator  Strozza  chartulam  vidit  anni  MCCXCVU.  absolutioDts  ab 
ezcommunicatione  Civitatis  Nepesinae,  et  iiloram,  ut  vocant,  de  Patrìmonio,  qui  recep- 
tanint  lacobum,  Tocatum  Sciarram  de  Columma,  et  auzilium  dederunt  in  rebellione 
einsdem  CiTitatis  ab  Ecclesia  et  Summo  Pontifice.  M, 

(4)  De  Aodreae  Caesio  Praeside  Romandiolae  vide  Gu'tarìain  in  Syllabo  Advoca* 
W.  Consistorial.  M. 


CRONACA  DI  BUÒNAVENtimA  DI  BENVENUTO    ^45 

Mccxcviiii.  -  Di^/f/i  dominus  Andreas  per  dictum  cardinal 
km  prò  FI  mmsibus. 

Crisus  domini  (')  Fortsi$  de  Adimaribus  de  Florentia  prò  aliis 
sex  mensibus. 

uccC'Dictus  Crisus  (•)  prò  VI  mensibus.  Fuit  Rome  per 
totuDi  annuin  pienissima  Indulgentia  omnium  peccatorum  et 
die  XXin  mensis  mai)  fuit  a  Gebellinis  captum  Eugubium 
et  die  XXni  junij  per  ducam  ducati  et  perusinos  rehabitum 
et  ab  eis  bonis  mobilibus  priuatum. 

Dominus  Petrus  Varanus  de  Roma  prò  aliis  sex  men- 
xi^.  Fulginates  miserunt  in  montanis  in  seniitium  spoletano- 
rum  centos  milites  et  pedites  et  soluerunt  prò  soldo  ipsorum 
quinque  millia  et  ducentum  libras  denariorum  cortonesium  et 
spoletani  habueruut  prò  magno  bona  et  hec  obliti  fuerunt  ad 
MCCCV  ut  infra  patet  dicto  anno  MCCCV. 

Fuit  collectum  dadum  ad  rationem  XI  fl.  prò  centonarìo. 

Mccci.  -  Dominus  Appilglaterra  de  Cangnulo.  Quia  non  bonus 
stetit  per  annum  reformatus  in  o£Bcio, 

Mcccii,  -  Dominus  Conradus  de  Pira  prò  sex  mensibus.  Venit 
Karolus  Senzaterra  frater  regis  Francie  et  iuit  mandato  domi- 
ni pape  contra  dominum  Fridericum  regem  Sycilie,  captus  ab 
eo  pacem  fecit  cum  eo  inscio  papa. 

Ioannes  de  Appossatis  de  Podio  bono  prò  aliis  sex  mensibus. 

Mcccin.  -  Tictius  (')  domini  comitis  de  Collevalliselse.  lacobus 
de  Columna  dictus  (^)  Sciarra  cum  domino  Guillelmo  milite  Ke- 
gis  Francie  intrauerunt  Anagniam  ubi  erat  papa  Bonifatius  et 
captus  papa  stetit  ibi  per  tres  dies  et  uenit  Romam  et  obiit 
de  mense  Octobris  et  de  dicto  mense  non  post  multos  dies 


fi)  Domlnas  Forese  de  AdimaribuB  Eqnes  fuit,  et  Capitaneas  Gaelforum  Floren- 
tioor.  anno  MCCLXIII.  De  eo  vide  Ammiratum  ad  annum  MCCXCV.  Ceterum  prò 
Crìsio  Carsam  lego,  nempe  Bonaccursum.  M. 

(3)  Cursus,  ut  puto.  M. 

(5)  Forte  Credua,  sive  Tancredus,  M« 

(4)  In  Hlstoriis  pcrcellebris.  M. 


54^  MICHELE  PALOCI  PULlCNANI 

fuit  electus  et  coronatus  Rome  papa  Benedictus  undecimus  qui 
papa  obiit  anno  sequenti  de  mense  lulij  in  ciuitate  Perusie. 

ucccw.'Iacobus  de  Cancellariis  de  Prato  prò  sex  mensibus. 

Dominus  Gyrallus  de  Collevallis  prò  aliis  sex  ntensibus.  Obiit 
Perusii  dominus  Benedictus  papa  XI  de  mense  lulii  et  diete 
mense  obiit  dominus  (')  Bartholomeus  Episcopus  Fulginii  et 
vacauit  Episcopatus  Fulginei  fere  per  ini  annos. 

Mcccv.  -  Dominus  Michael  de  sancto  Geminiano  prò  sex  tnen^ 
sibus.  Cardinales  stantes  Perusii  elegerunt  (')  de  mense  lulii 
in  papam  dominum  Brectandum  Archiepiscopum  burdegalensem 
commisso  sibi  decreto  iuerunt  ad  eum  in  Vasconia  in  ciui- 
tatem  Burdegalensem.  De  mense  junij  perusini  et  spoletani  ad 
auxilium  Guelforum  fecerunt  exercitum  contra  Tudertinos, 
et  fulginates  ad  petitionem  perusinorum  miserunt  centos  milites 
et  pedites  et  euntes  in  exercitum  statim  spoletani  uenerunt 
contra  Fulginium  dicentes,  moriantur  patareni  Gybellini:  et 
fulginates  proprio  loco  se  constrinserunt  dicentes  ad  invicem: 
uiriliter  defendamus  nos  et  non  moriamur  sine  inimicis,  et 
tunc  spoletani  steterunt  ante  lanceas  fulginatum  et  perusini 
statim  posuerunt  Fulgin.  cum  eorum  exercitu  ab  alia  parte 
exercitus.  Item  die  penultima  lunij  et  die  prima  lulij  de  ma- 
ne intrauerunt  plateam  ueterem  et  multi  fulginates  secuti  sunt 
eos  et  populus  elegit  in  capitaneum  populi  Nailum  domini 
Trincie  et  ceperunt  palatium  populi  cum  turre  et  ex  eo 
expulerunt  consules  populi  circa  tertiam  et  tunc  (')  Conradus 

Anestasij  exiuit  ciuitatem  et  iuit  tudertum. 

De  mense  junij  fìiit  collectum  dadum  ad  rationem  XII  fi.  et  medi! 
prò  centonarìo. 


(i)  Bartholonueui  de  Cajetanis,  antea  Monachas,  atqae  Abbas  Snblacensìs.  M. 

{%)  Scìlictt  V.  Non.  lulit  elegernnt  eum  in  Summum  Pontificem  nomine  aemcn- 
tem  V.  M. 

{%)  Forte  Michtel  Dacci  Eqaes,  Capitaneus  Tudertì  tnno  MCCCXX.  ac  sequenti 
Interamnae.  M. 

(4)  Conradus  Anastasii  Fulginatensium  Gibellinorum  caput,  Hermanni  postea  Pi- 
atoriensis  Episcopi  frater.  M. 


CRONACA  DI  BtJONAVENTURA  DI  BENVENDrO  547 

VfrtduHm  (*)  de  Aluiano  prò  aliis  sex  mensihus, 
Mcccvi.-(*)  Dominus  Phylippus  de  Coccorano  provno  anno. 
Fuit  exercims  perusinonim  et  sequacium  contra  tudertinos  de 
mense  lunij  et  stetit  usque  in  diem  XVII  lulij  et   deuastavit 
castrum  CoUispepi. 

Item  dicto  anno  fiienint  augmentate  Fulginie  mensure 
biade  ad  pondus  XXXIII  vnciarum  ad  mensuram  III  jumellis 
(')  et  media  ad  mans   iuxtas    nel    ad   manus  juxti  hominis. 

De  mense  octobrìs  ftiit  collectum  datium  ad  ràtionem  unlus  denarìj 
prò  libra. 

Mcccvii.  -  Dictus  Dominus  Phylippus  prò  sex  mensibus. 

(^)  Dominus  Gabriel  de  Piccolominis  de  Senis  prò  aliis  sex 
mensÙms. 

Mcccvni.  -  Dominus  (f)  Gaytanus  de  Pilglis  de  Florentia  prò 
vno  anno.  Die  prima  lunij  venit  Fulginei  (^)  dominus  Bartholo* 
minus  de  Pistorio  Episcopus  Fulginas  et  decessit  anno  domini 
MCCCXXVI  die  XI  mensis  lulij  ut  infra  patet  dicto  anno. 

De  mense  octobrìs  fuit  collectum  datium  ad  ràtionem  duorum  den.  prò 
libra.  Supradicta  datia  collecta  sunt  secundum  libram  catasti  ueterìs . .  .  .in 
cartis  pecudinis  facti  per  domìnum  Matheum  Bonauenture  de  Camerino.  (') 

ucccìx.  '  Dominus  (^)  Cardolus  de  N arnia  prò  sex  mensibus. 
Obiit  mense  maij  Neapoli  rex  Karolus  secundus. 

Dominus  Juciius  de  Raynaldinis  de  Senis  (')  prò  alii  sex  mensi- 
bus. Die  sancti  lohannis  de  Augusto  fuit   tam    magna  pluuia 


(•)  Offirednccius  Comes  de  AWitno.  M. 

(a)  Idett  D.  Philippiu  Bigaxioi  Civis  Peratinas  Coocoroni  Comes,  io  VexUlifer 
Pcnisùe.  M. 

(3)  Vulgo  giumelle,  et  Yslet  :  qusntnm  cstÌs  manibus  cootinetur.  M. 

(4)  Fuit  et  Potestas  VoUtemmm  am»  MCCCV.  M. 

(si  De  mmeadamim  &dt  Scipio  AmmiratiisHistor.  lib.  4  ad  ano.  MCCXCVm.  M. 

(^  Ijsie:  DoadBiis  Bartholomaeus  de  SigUbandia  Piatoriensia,  Cini  celeberrimi  IC 
«e  Foetae  patruus»  ex  Episcopo  Piatorìenais  Kulgioenais  Epiacopaa  effectas,  inxta  Ughel- 
liom  in  Ital.  Sac.  M. 

(7)  Vide  aopra,  an.  1386.  F. 

(8)  Legerem  :  Cardnloa  de  Vicardia  de  Nsrnis ,  cuiua  fiiiua  Dominna  Quirìcus 
fiiit  Potestas  Florentiae  anois  MCCCXLVII.  et  MCCCXLVlIi.  M. 

(9)  Legerem:  Giacomotiua  de  Raynaldinis.  Hic  enim  ab  Urbe  Sensrum  exulans  Po- 
testas faerat  Perasii  anno  MCCXCllI.  sed  multis  honoribus  cumulatus  in  patriam  re- 
▼ocatnr  ann.  MCCCXI.  ut  ait  Ugurger.  M. 


34&  BIICHELE  FALOCI  PULIGNANl 

cum  grandine  quod  deuastauit  quasi  omnes  vineas^  venit  plena- 
ria Topini  prope  plateam  usque  ad  domum  Massuri  Mercati. 
ìnccai.  "  Franciscus  Q)  domini  Zaflaglt  de  Vrbeueteri  prò  sex 
tnensibus.  Fuit  expulsa  pars  guelfa  de  Spoleto  die  sancte  Ma- 
rie de  mense  marti],  et  die  sequenti  uenerunt  milites  Gebel- 
lini  de  Spoleto.  Intrantes  Trevium  expulerunt  inde  Guelfos.  Die 
tertla  sequenti  a  militibus  de  Perusio  et  fulginatibus  fuerunt 
inde  expulsi  et  fuerunt  depredati  Trebianos  Guelfos  et  Gebelli- 
nos,  sed  Guelfi  tenuerunt  postea  castrum  et  mense  lunij  fuit 
exercitus  perusinorum   et  sequacium  contra  Spoletum  et  se- 

dit  (*)  juxta  Venes. 

De  mense  lanuarìj  fuit  coUectum  datìum  XIL  fl.  et  VI.  den.  pio  cen- 
tonarìo. 

Dominus  lohannes  de  sancto  Vitali  de  Parma  prò  aliis  sex  men- 
sibus.  Fuit  exercitus  perusinorum  contra  Tudertinos  juxta  pon- 
tem  nulium  et  milites  Tudertini  iuerunt  in  auxilium  pontis 
tenentes  turres  pontis  permiserunt  perusinis  transire  per  pontem, 
tudertini  fugam  coeperunt  et  ibi  dux  ducatus  periit  quia  erat  ibi 
eo  quod  non  bene  tractabatur  in  ducatu,  quia  erat  cum  spo- 
letanis  et  pons  cum  turribus  fuit  deuastatus. 

Dicto  anno  imperator  Henricus  uenit  in  Lombardiam  et 
recepii  Q)  coronam  Lombardie  in  loco  consueto  comitatus  me- 
diolanensis,  et  cum  staret  in  Ciuitate  Mediolani  quidam  nobiles 
prouincie  ordinata  proditione  contra  dominum  de  die  insulta- 
verunt  eum  ad  palatium  eqatsfsic)  teutonicis  et  populo  mediola- 
nensi  accurrentibus  fugierunt  usque  Brisiam  et  comune  Brisie 
receptans  et  tenens  eos  contra  domini  uoluntatem  pluries  et 
plurìes  requisiti  a  domino  in  sequenti  anno  passi  sunt  exerci- 
tum  imperatoris  per  plures  et  plures  menses ,  et  se  in  manus 
domini  posuerunt  totaliter  :  multa  prius  persecuiones  passa  silicee 
quia  stetit  supra  ciuitatem  composuit  exercitum  suum  de  mense 


(i)  Filios  Domini  Zacliariae,  ut  puto;  ac  frater  Domini  Raynerii  Vicarìi  Ducali» 
Civitatis  Florentiae  anno  MCCCXXVI.  M. 

<3)  Sdlicet  Fontem  Clitunni«  Tulgo  le  Vene  di  Pitcignano,  PagL 

(3)  Recepit  coronam  ferream  in  Ecclesia  B.  Arobrosii  in  die  Epiphaoiae.  M* 


CRONACA  DI  BUONAVENTURA  DI  BENVENUTO     349 

maij  et  de  mense  octobris  fecerunt  mandata  domini  et  destru** 
cte  fuerunt  multe  ciuitates. 

Mcccxi.  -  Daminus  Catenatius  de  Anagnia  per  Regem  Robertum 
prò  sex  primis  tnensihuSy  et  quia  non  uenit  in  termino  regerunt 
ut  rectores  fere  duobus  mensibus  dominus  Philippus  de  Pasano, 
Gentilis  Thomae  et  Mathiolus  (')  Hermanni.  De  mense  lulii 
fuerunt  quasi  omnes  vinee  Fulginei  a  grandine  deuastate  scili- 
cet  die  festi  sancti  lacobi. 

Dominus  Karolus  de  Montecchio  prò  aìiis  sex  mensibus.  Peru- 
sini  fecerunt  exercitum  ad  castrum  •  ...  de  Vlmeda  et 
destruxerunt  ipsum. 

De  mense  lanuarij  fuit  coUectum  datium  V.  fi.  prò  centonarìo. 
Item  dicto  anno  de  mense  maij  III  fi»  et  III  den.  prò  centenario. 
Item  dicto  anno  de  mense  lulij  III  fi.  prò  centenario. 

Mcccxii.  -  Dominus  Ugolinus  de  Amelia  prò  primis  sex  mensi- 
bus. Die  XXVI  mensis  februarij  dominus  Blaxius  stans  Treuii 
caput  centum  Glarillorum  ad  soldum  contrate  contra  Spoleta- 
nos  iens  cum  suis  et  Guelfìs  de  Spoleto  contra  Spoletum  ma- 
lam  strenam  prope  Spoletum  intulit  spoletanis  Gebellinis. 

Item  dicto  anno  die  mensis  maji  imperator  Henricus 
sextus  intrauit  Romam  et  coronatus  est  in  lateranensi  Eccle- 
sia die  sancti  Petri  de  lunio. 

Item  fuit  exercitus  perusinorum  et  aliorum  de  contrata 
contra  spoletanos  et  sedit  juxta  Berroytum. 

Dominus  Pellajus  (^*)  de  sancto  Geminiano  prò  aliis  sex 
mensibus.  De  mense  septembris  venit  dominus  Henricus  im- 
perator Tudertum  cum  mille  ducentis  militibus  teutonicis  et 
cum  dictis  militibus  iuit  per  comitatum  Perusii  et  stetit  in  eo 
quatuor  diebus  et  destruxit  Marscianum  et  alia  castra  prope 
suam  uiam  et  pervenit  Aretium  et  cum  dictis  militibus  post 
paucos  dies  iuit  contra  Florentiam  et  posuit  ibi  exercitum  pro- 
pe ciuitatem  in  qua  dicunt  fuisse  XXXVI  centonaria  equitum, 


(i)  Forte  fortana  :  de  Anattasils.  M.  e.  859. 
(3)  Idest  Bertas  Pdiarìus,  de  quo  infra.  M. 


350  MICHELE  FALOCI  PULIGNANI 

et  cepit  Monteuarchi   (^)  et  tunc  creuit  ejus  exercitus,  deinde 
cepit  multa  castra  in  comitatu  Florentie  et  stetit  in  pluribus 
campis  circa  Fiorentiam  per  plures  et  plures  menses. 
De  mense  septembris  fiiit  reparata  carbonaria  uetus. 

De  mense  februarìi  collectum  fuit  datium  unius  denarìj  prò  libra. 

Mcccxin.  •  Munaldus  de  Castro  durante  de  Romandiola  prò 
primis  sex  mensibus.  Fuit  facta  Fulginei  Gabella  (')  et  stetit  a 
die  prima  mensis  ÀprilLs  usque  in  XXII  dies  dicti  mensis 
quia  non  placuit  popularibus  non  ultro  duravit. 

Dominus  Raynutius  domini  Abrunamontis  de  Euguhio  per  se  et 
dominum  Francischinum  ejus  fratrem  aliis  sex  mensibus.  Die  XX 
mensis  Augusti  fuit  expulsa  pars  Gibellina  de  Vrbeueteri  et 
ibi  obiit  Bindus  de  Baschio  et  multi  milites  et  pedites  utriu- 
sque  partis. 

Item  die  XXIIII  mensis  Augusti  apud  montem  Cassia- 
num  Q)  de  Senis  imperator  Hericus  VI  (f)  obiit  et  milites 
teotonici  portaverunt  ejus  corpus  Pisas  et  ibi  modo  imperiali 

sepelierunt  eum  honorifice  cum  magno  fletu  pisanorum. 

De  mense  februarìj  (fuit  collectum  datium  )  XII  fi.  et  VI  den.  prò  cen- 
tonarìo. 

Item  dicto  anno  de  mense  mail  XII  den.  prò  centenario: 

Mcccxiiii.  'Ugolinus  de  Alviano  prò  primis  sex  mensibus.  Obiit 
Guasconie  papa  Clemens  quartus  die  XXII  mensis  Aprilis  et 
notum  fuit  Fulginii  die  XVI  mensis  maij:  de  dicto  mense  maij 
reintrauit  pars  Guelfa  Spoletum  facta  pace  cum  Gybellinis. 

Dominus  Raynerius  domini  Saxi  de  Eugubio  prò  aliis  sex 
mensibus.  Durante  suo  officio  obiit  Eugubii  et  ejus  loco  rege- 
runt  dominus  Odoriscius  domini  Margantis,  Sommeus  Loterij 
et  Martinus  Thome  ut  rectores  Fulginei,  et  dominus  lustinel- 


(I)  Vide  loh.  Vnian.  Ub.  IX.  cap.  XLIV.  M. 

(a)  In  co6titationibu8  Siculis,  aliisque  eiuadem  temporis  mooameotis  legitur  Ca- 
tella. Sigitlam  Vectiffalium  Comuais  Senarum  habet  KABELLE.  M. 

(3)  Nos:  Saoctam  Cassiaoum  ;  Yerain  Impcratorcm  obiisse  feroot  in  loco»  qui  did- 
tnr  Bonconvento.  M. 

(4)  Inuno  VIL  cuios  cadaver  in  Ecclesia  majorì  cum  inscrìptionc  sepuUiun  est.  B€* 


CRONACA  DI  BUONAVENTURA  DI  BENVENUTO     35 1 

lus  de  Firmo  prò  duobus  mensibus  de  dictis  sex  ultimis  men- 
sibus.  Die  dominico  XX  mensis  octobris  quinque  de  principa- 
libus  electoribus  Imperatoris  elegerunt  Lodouicum  quartum. 

De  mense  februarij  ffuit  coìUctum  datium  )  XII  fl.  et  VI  den.  prò 
centenario. 

Item  dicto  anno  de  mensibus  nouembris  et  decembrìs  unius  dcnarij 
prò  libra. 

Mcccxv.  -  Dominus  lusHntllus  predictus  prò  primis  sex  mensi- 
bus.  De  mense  luiii  dominus  Phylippus  princeps  Taranti  filius 
regis  Caroli  secundi  juit  Florentiam  cum  maynada  militum  con- 
tra  pisanos  et  lucanos  ut  capitanens  panis  Guelfe  totius  con- 
trate  et  si  optinebat  in  bello  erat  rex  Tusciae  et  usque  Apuleam 
et  tunc  regebat  Florentiam  dominus  Petrus  e jus  frater. 

Dominus  lohanms  domini  (')  Brodarij  de  Saxoferrato  prò 
ultimis  sex  mensibus  per  se  et  dominum  Karolum  ejus  fratrem. 
Die  veneris  xxix  mensis  Augusti  dum  pisani  et  lucani  obsedis- 
sent  Montem  Catinum  cum  maynada  teutonicorum  predictis 
principes  et  dominus  Petrus  ejus  frater  uolentes  pisanos  et  lu- 
canos de  campo  expellere  ibi  periit  dominus  Petrus  et  filius 
principis  et  multi  nobiles  et  milites  cum  campo  exercituspe- 
rierunt. 

Mcccxvi.  -  Dominus  Johannes  de  Sancto  Geminiano  (^)  prò 
primis  sex  mensibus, 

Dominus  Thomas  de  Suppis  de  Firmo  prò  ultimis  sex  mensi- 
bus. Die  dominico  xvim  mensis  septembris  fuit  Fulginei  publice 
in  ecclesiis  celebratum  officium  electionis  domini  Ihoannis 
pape  xxii  facte  in  Guasconia  die  xxi  mensis  Augusti. 

De  mense  marti)  (fuit  coUectum  datium  )  v.  fi.  prò  centenario. 

Mcccxvu.  -  Dominus  Mannus  (')  de  Egubio  prò  primis  sex 
mensibus. 


p)  Ltgt  :  Dominiis  lobannes  Domini  Petri  Brodarii,  qnem  male  Portenarins  in 
FtOdt.  Padnae  Patrom  Brondadom  appellai.  lohannes  an.  MCCC.  Florentìae,  umquam 
PdtctUs  praefiiit,  seqnentibus  PoUrio,  Bononiae»  et  Urbi  Veteri.  Is  etiam  fait  Vicarius 
Regiot  Plorentiae  anno  MCCCXX*  M. 

(3)  ForUtaii  D.  lohannes  D.  Doris  Moronti  Eques,  Potestas  Prati  anno  MCCCXII. 
qoandoque  Capitanens  Escali,  ac  Potestas,  et  Gapitaneos  Pistorii  anno  MCCCXIII. 
Nnrsiae  denique  praefuit»  Castro  Sancti  Miniati,  atque  Eugubio.  M. 

(3)  Jdest  Dominns  Mannus  Domini  Conradi  de  la  Branca  de  Eugubio  yir  non  me- 
diocri Tiriate  praeditos,  at  ait  Michael  Angelus  Salvi  in  Histor.  Pistor  ad  aonam 


352  MICHELE  FÀLOa  PULIGNANI 

Dominus  Andreas  de  Marchìs  de  Firmo  prò  aìiis  sex  mensibus. 

De  mense  februarìj  (fuit  collectum  datium)  v.  fi.  prò  centonarìo* 

Mcccxviit.  -  Dominus  Bertus  de  Pellariis  de  sancto  Gemi^ 
ninno  (')  prò  primis  sex  mensibus. 

Dominus  Amelinus  domini  Andrea  de  Massa  prò  aliis  sex 
mensibus. 

De  mense  julij  (fuit  collectum  datium)  xn  den.  prò  centonario. 
De  mense  septembris  xu  den.  prò  centonario. 
De  mense  decembrìs  vm.  den.  prò  centonario. 

Mcccxvnii.  -  Dominus  Fumus  (*)  de  Bustalis  de  Aretio  prò  prir 
mis  tribus  mensibus. 

Hugolinus  de  Aluiano  prò  aliis  nouem  mensibus.  Perusini  po- 

suerunt  exercitum  contra  Àsisium  de  mense  Octobris  et  die 

prima  mensis  decembrìs  fiiit  expulsa  pars  Guelfa  de  Spoleto 

et  de  mense  lanuarii  sequentis  fulginates  reinceperunt  facere 

carbonarias  novas  circa  civitatem. 

De  mense  octobris  fuit  collectum  datium  xvj.  den.  prò  centonario. 
Item  dicto  anno  de  mense  nouembris  vi.  den.  prò  centonario. 
Item  dicto  anno  de  mense  decembris  xvui.  den.  prò  centonario. 

Mcccxx.  -  Ugolinus  de  A  Mano  prò  primis  sex  mensibus. 

Dominus  Thomas  de  Suppiis  de  Firmo  prò  ultimis  sex  memi' 
bus.  De  mense  septembris  fuit  per  perusinos  destructum  Ca- 
strum  Ynsule  de  plano  Asisij. 


MGCXCII.  in  quo  Manaus  fait  Defensor  Ubertatis  Pittorìeiuiaiii,  tioati  annit  MCGCL 
et  MCCCII.  Capitaoeas  Urbis  Veteris»  atque  ann.  MCCCX.  Potestas  Pistoni  ;  qaea 
quidem  oflBciam  gessit  et  Tarvisii  anno  MCCCX V.  ut  patet  ex  Actis  B.  Henrìd  snb 
die  X.  Inni!  apnd  Bollandist  in  qaibns  uocator  D.  Magnus.  Fait  et  Potestas  Florentiae 
anno  MCCCXXIII.  M. 

(I)  Hic  anno  MCCLXXXVIII.  Orator  millitur  (  ut  lego  )  ad  Rempablicam  Floren- 
tinam,  nec  non  extitit  Capitaneus  Eugubii  anno  MCCCVII.  Anno  vero  MCCLXXXIII. 
tnunere  Potestas  Prati  fnnctus  erat.  Anni  MCCCXIIf.  primis  sex  mensibus  Falginii> 
aliis  sex  Boooniae  Potestas  dicitur  a  Io:  Vincentio  Goppio  in  Annal.  Geminianens.  M. 
(3)  Lege  :  de  Bostolts,  quamquam  alii  :  de  Boscolis.  Hic  filins  D.  Alberti  anno 
MCCCX V.  fiierat  Capitaneus,  et  generalis  Officialis,  ut  Tocant,  Ciritatis,  Comiutns, 
et  Distnctus  Florentiae  super  generali  custodia,  fòrti6catione ,  defensione ,  reparatkHie, 
et  padiicatione  ipsius  Ciritatis.  Furamnm  vocat  Michael  Angelus  Salvi  in  Histor.  Pi- 
storiens.  Praetura  fnnctum  esse,  pauloque  post  Vicarìum  extitisse  prò  Carolo  Rege  a4- 
firmat.  M. 


CRONACA  DI  BUONAVENTURA  DI  BENVENUTO     3S5 

De  mense  mai)  (fuit  coìleclum  datium)  xxvi.  fior,  prò  miliare. 
Irem  dicto  anno  de  mense  Julij  in.  fior,  prò  centonarìo. 
Item  dicto  anno  de  mense  septembris  prò  peditibus  ad  soldum  missis 
contra  Asisinates  ad  ysulam  infra  duas  vices  x.  den  prò.  centonarìo. 
Item  dicto  anno  de  mense  octobris  m.  fior,  prò  centonarìo. 

Mcccxxi  -  Dominus  Raynerius  de  Burgo  prò  primis  sex  mensir 
bus.  De  mense  lulij  in  vigilia  sancti  lacobi  Apostoli  circa  ho- 
ram  vespertinam  fiiit  magna  piuuia  cum  grandine  multa  et 
deuastauit  vineas  multarum  contratarum  et  durauit  tempus 
pluuiosum  per  mensem  et  ultra  ita  quod  multe  segetes  in  metis 
remanserunt  ad  tritandum  de  mense  septembris  et  fulginates 
destruxerunt  castrum  Orzani. 

De  mense  januarìj  fuit  coDecmm  datium  ui.  fior,  et  vi.  denar.  prò 
centonarìo. 

Item  de  mense  marti]  dicti  anni,  xv.  den.  prò  centonario. 

Item  de  mense  aprìlis  dicti  anni,  xv.  den.  prò  centonario. 

Item  dicto  anno  mense  maij,  u.  fior,  prò  centonario. 

Item  dicto  anno  et  mense  Junij.  ii.  fior,  prò  centonario. 

Item  dicto  anno  in  principio  mensis  septembris,  ii.  fior,  prò  centenario. 

Item  dicto  anno  de  mense  nouembrìs  x.  1.  (?)  den.  prò  centonario. 

Andreas  de  Montebono  de  Aretio  prò  aliis  sex  tnensibus.  In 
fine  mensis  augusti  Asisanates  uenerunt  ad  concordiam  perù- 
sinorum  et  postea  discordauerunt  et  tempore  subscripti  pote- 
statis  fecerunt  mandatum  perusinorum  de  mense  martij. 

Mcccxxii.  -  lohannes  de  Stro:(^is  de  Florenlia  prò  primis  sex 
mensibus. 

Dominus  Guasta  de  Radicofano  {')  prò  aliis  sex  mensibus. 
De  mense  septembris  die  vii  comune  Fulginei  hostiliter  ad  ca- 
strum Cammuri  accesit  et  quia  in  montanis  nostris  obfende- 
rat  funditus  eum  euellit  die  viii  mensis  predicti,  et  fuit  fa- 
cta  mutatio  uiiioris  monete  de    cortonensi   in  perusinam   de 

mense  martii. 

De  mense  februarij  fuit  collectum  datium.  xx.  den.   prò  centonarìo. 
Item  dicto  anno  de  mense  maij  xxijden.  prò  centonarìo. 


(i)  Dominus  Guasta  Domini  lacoboni  e  Radicofano  fuerat  Capitanens,  et  Defensor 
Populi  Fiorentini  anno  MCCCII.  prò  sex  mensibus.  M. 

Archivio  Storico  II.  33. 


554  MICHELE  FALOCI  PULIGNANI 

Item  dicto  anno  de  mense  julij  x.  f.  den.  prò  centenario. 
Item  dicto  anno  de  mense  novembrìs  m.  fior,  prò  centenaria 

Mcccxxiii.  -  Munaldus  de  Radicofano  prò  primis  sex  tnensibus. 

Dominus  Franciscus  de  Nursia  prò  aliis  sex  tnensibus.  Dicto 
anno  de  mense  lulij  die  lune  decima  octaua  dicti  mensis  San- 
ctus Petrus  (')  filius  Petri  Criscij  de  Fulginio  obdormiuit  in 
Cristo  et  die  martis  sequentis  a  Clero  et  populo  Fulginei  in 
majori  Ecclesia  fuit  honorifice  sepultum. 

De  mense  februarij  fìiit  collectum  datium,  m.  fi.  prò  centonario. 

Item  dicto  anno  de  mense  martij,  xn,  den.  prò  centonario. 

Item  diao  anno  de  mense  aprilis  impositum  et  de  mense  mai]  coUe^ 
ctum,  m.  fi.  prò  centonario. 

Item  de  mense  Julij  impositum  et  collectum  prò  parte,  m.  fi.  prò  cen- 
tenario. 

Item  de  mense  nouembris  dicti  anni»  xn.  den.  prò  centenaria 

Mcccxxiv.  -  Petrus        (sic)  de  Bulsena  prò  primis  sex  men- 

sibus 

Porcellus   de   Rossis   de  FhrenHa  prò  sequentibus  sex  merh 

sibus. 

De  mense  Januarij  fuit  collectum  datium  ad  rationem  xln.  fior,  prò 
centonario. 

Mcccxxv.  -  Gentilis  de  Aquila  prò  primis  sex  mensibus. 

Dominus  Nicolaus  de  Angelo  prò  ultimis  sex  tnensibus. 

De  mense  Julii  fuit  collectum  datium  ad  rationem  xxx.  den.  prò  cen- 
tenario. 

Item  dicto  anno  de  mense  septembris  fiiit  collectum  datium  ad  ratio- 
nem xn.  den.  prò  centonario. 

Mcccxxvi.  -  Leonellus  de  Montetnarte  prò  primis  sex  tnetisibus, 
et  prò  nn  aliis  mensibus  priores  populi  Fulginei  et  prò  aliis 
duobus  mensibus  Guido  potestas.  Die  xi  mensis  lulii  deces- 
sit  (^)  dominus  Bartholominus  Episcopus  Fulginei  et  die  xu 


(t)  Nobilis  FulfiiBtSy  vir  mlrae  stnctiutis,  Inter  patrìoc  lares  tamcn  in  Erano 
▼izit,  et  obiit  clanu  miracniis.  De  eo  Ferrarius  in  Catalogo  Sanctomm  luliae,  et  la- 
coblllus  inter  Sanctoa  Pulginiae.  Ai^/.  Eius  legendam  mutilam  a  I.  Cupero  excuaam 
(Aeta  SS.  lulO'.  Ven.  MDCCXLUI,  tom.  IV»  dica  XIX,  pag.  663  et  $eg.  )  iotegram 
exhibet  codex  valUcelIianna  H,  ).  P. 

(1)  Sancte  decessit,  ait  Ughell.  M. 


CRONACA  DI  BUONAVENTURA  DI  BENVENUTO     355 

dicti  mensis  fuit  comuniter   electus   in  Episcopatum  Fulginei 
dominus  Paulus  filius  olim  nobilis  viri  Nalli  domini  Trinciae, 

Infrascripta  datia  sunt  coUecta  secundum  libram  catasti  noui  iacti  per 
notarìos  de  Fulgineo. 

In  nomine  domini  amen.  Anno  domini  millesimo  cccxxvi  de  mense 
Mai)  junij  et  JuHj  coUectum  fuit  datium  secundum  catastum  nouum  ad  ra- 
tionem  xij  Hbr.  prò  centonarìo. 

Item  dicto  annum  ad  rationem  xij.  fior,  prò  centenario. 

Mcccxxvii.  -  Guido  de  Pantaleonibus  de  Vrbe  prò  primis  sex 
mensibus 

Petrus  de  Monte  sancto  prò  aliis  sex  mensibus.  De  mense  la- 
nuarij  Lodouicus  quartus  electus  a  principibus  in  imperatorem 
intrauit  Lombardiam  ueniens  uersus  Romam  centra  uolantatem 
domini  pape  et  die  dominico  xvii  sequentis  lanuari  a  populo 
romano  coronatus  est  in  Imperatorem  ut  infra  patet. 

De  mense  Marti)  (fuit  collectum  datium)  ni.  fior,  prò  centonarìo. 

Item  dicto  anno  de  mense  junij,  n.  fior,  prò  centonarìo. 

Item  de  dicti  mense,  xx.  den 

Dicto  anno  de  mense 

Anno  domini  Mcccxxvn,  die  xxiij  mensis  augusti 

Item  dicto  anno  de  mense  nouembrìs  in  principio,  xii.  den.  prò  cen- 
tonarìo. 

Item  dicto  anno  de  mense  Decembrìs  fuit  impositum  datium  ad  ra- 
tionem medii  denarii  prò  libra,  1  den.  prò  centenarìo.  (?) 

Mcccxxvui.  -  Dominus  Nicolaus  de  Aquila  prò  primis  sex 
mensibus. 

Dominus  Johannes  de  Paparonibus  (')  de  Senis  prò  aliis  sex 
mensibus.  Die  dominico  xvii  mensis  lanuarij  Ludovicus  quartus 
Rome  a  populo  in  imperatorem  coronatus  est,  et  de  mense  de- 
cembrìs sequentis  fuerunt  multi  terremotus  ex  quibus  nursini 
magnum  receperunt  dampnum,  et  inceperunt  die  quarta  dicti 
mensis  de  mane  circa  auroram  et  durauerunt  per  menses. 

Fuit  impositum  datium  de  mense  Marti]  ad  rationem  xu.  den.  prò 
centonarìo. 


(1)  Lege  :  de  Paparonibus*  Fuit  et  copiarum  Dux.   Vide  Ugurgerium  par.  II. 
Ut.  39.  num.  94.  M. 


35^  MICHELE  PALOCI  PDUGNANI 

Item  dicto  anno  de  mense  aprìlis  in  fine  ad  rationem.  v.  fior,  prò 
centonario. 

Item  dicto  anno  de  mense  Angusti  ad  rationem  xxx.  den.  prò  cen- 
tonario. 

Item  dicto  anno  de  mense  Octobrìs  cir6a  prindpium  v.  fior,  et  vi. 
den.  prò  centonario. 

Mcccxxix.  -  Dotninus  Eugmius  de  sancto  Gcminiano  prò  pri- 
mis sex  mensibus. 

Pbilippus  de  Fortiuerris  de  Senis  Q)  prò  aliis  sex  mtnsUnis. 
Fuit  facta  gabella  die  xini  Aprilis  et  de  mense  marti]  fuit  in* 
ceptus  murus  (?)  comunis  in  carbonarìa  nona  juxta  pontem 
cauallum. 

De  mense  Nouembris  in  fine  fìiit  impositom  datium  i  den.  prò  libra. 

Mcccxxx.  -  Tillutius  domini  Baldinocti  de  Vulterra  prò  pri- 
mis sex  mensibus. 

Dominus    Raynerius   de  Morontis  (')  de  sancto  G eminiano 

prò  aliis  sex  mensibus.  Die  xvi  mensis   lulij  bora   diei   prope 

uesperum  sol  obscuratus  est  quasi  per  medium  a  latere   sep- 

tentrionis  et  stetit  obscuratus  quasi  per  horam  et  fuit  hoc  in 

renouatione  lune. 

De  mense  Augusti  fuit  impositum  datium  in  principio  mensis  ad  ra- 
tionem V.  fior,  et  VI  den.  prò  centonario. 

Mcccxxxi.  -  Predictus  dominus  Raynerius  prò  primis  sex  men» 
sibus. 

Dominus  Meliadus  (')  de  Esculo  prò  aliis  sex  mensibus. 

De  mense  Martij  fuit  impositum  datium  ad  rationem  XXX.  den.  prò 
centonario. 

Item  de  mense  Maij  dicto  anno  ad  rationem  lUJ  fl.  et  VI  den.  prò 
centonario. 


(i)  Pbilippus  Petri  de  Forteguerrìs  dnctor  copianun  Senensioffl  ano.  MCCCXLI. 
ac  Capitaneoi  Popoli  Perusinonim  an.  MCCCXLVII.  M. 

(i)Legerem:  de  Morontis.  Hic  Cooservator  Pads  Pistorii  extitlt  an.MCGCXXXVL 
M. 

{%)  Ab  aliis  scriptoribos  Meliadus  appellatur,  praecipue  vero  loqoeotibiis  de  Pbte- 
statib.  Floreotiae,  atque  Urbis  Veteris,  quo  duplici  munere  functns  est,  Meliadassmn, 
sed  male,  vocat  Io:  Vinceotius  Coppius  in  AnnaU  Geminianens,  mentionem  iaciens  de 
ipso»  utpote  qui  in  pariete  exteriori  palatii  Potestà t.  Florentiae  maximo  cum  dedecore, 
una  cum  Duce  Athenarum,  depictns  est.  M. 


CRONACA  DI  BÙONAVENTtRA  DI  BENVENUTO     ^57 

Item  de  mense  octubrìs  circa  prìndpium,  ad  rationem  i.  den.  prò 
libra. 

Mcccxxxii.  -  Dominus  Petrus  de  Bulsena  prò  primis  sex  meri' 
sihus. 

Nuccillus  de  Baschesibus  de  Vrheueteri  prò  àliis  sex  men* 
sihus. 

De  mense  Maij  (fuit  coUectum  datium)  ad  rationem  n.  fior,  prò  cen- 
tonario. 

Item  dicto  anno  de  mense  Nouembrìs  quasi  in  fine,  nij.  fior,  et  ix. 
den.  prò  centonario. 

ìAcccxxxìiu  '  Nellius  domini  lohannis  de  Esculo  prò  primis 
sex  mensibus. 

Putius  lohannis  de  Monte  sancto  prò  àliis  sex  mensibus. 

De  mense  Martij  (fuit  impositum  datium  ad  rationem  ),  xx.  den.  prò 
centonario. 

Item  dicto  anno  de  mense  Maij,  xij.  den.  prò  centonario. 

Mcccxxxiv.-Z)(7mmtt^  Hugolinus  de  Trincis  Q)pro  tribus  meth 
sibus  primis. 

Làllus  de  Aquila  prò  sex  sequentibus  mensibus. 

Puctius  Petri  de  Monte  sancto  prò  tribus  ultimis  mensibus. 
Die  IV  mensis  decembris  obiit  papa  lohannes  xxii  et  notum 
fiiit  Fulginei  die  xvi  dicti  mensis  et  die  xx  dicti  mensis  fuit 
electus  dominus  Benedictus  papa  xi. 

Fuit  impositum  de  mense  Marti!  datium  xxx.  den.  prò  centonario. 
Item  de  mense  Maij  dicti  anni  fuit  impositum  datium  vuij  den.  prò 
centonario. 

Item  dicto  anno  de  mense  Julii 
Item  diao  anno  de  mense  Septembris 
Item  dicto  anno  de  mense  Nouembrìs. 

Mcccxxxv.  -  Puctius  Petri  de  Monte  sancto  predictus  prò  sex 
mensibus  et 

Nicola  Nuctii  de  sancto  Augelo  in  Pantano  prò  aliis  sex 
tnensibus. 

Fuit  impositum  datium  de  mense  lanuarìj  vmj.  den.  prò  centonario. 
Item  dicto  anno  de  mense  Martij  fiierunt  imposita  datia  ad  rationem 
vmj.  den.  prò  centonario. 


(I)  D.  Ugoliniu  NaIIi  de  Trinciii  Eques,  et  Dominus  FuUgoii.  M. 


35^  MICHELE  FALOCI  PULlGNilNt 

Item  dicto  anno  de  mense  Maij. 
Item  dicto  anno  de  mense  lulij. 
Item  dicto  anno  de  mense  Septembris. 
Item  dicto  anno  de  mense  Nouembris  die  xxvj.  fuit  impositum   da- 
tium  ad  rationem  xn.  fi.  et  vi.  den.  prò  centonario. 

Mcccxxxvi.  -  Domintis  Raynerius  domini  Conradi  (')  de  Ma- 
telica  prò  sex  mensibus. 

Petrus  Petri  Comes  de  Montemarta  prò  aliis  sex  mensibus. 

De  mense  Maij  fuit  impositum  datium  ad  rationem  u  fior,  prò  cen- 
tonario. 

Item  dicto  anno  de  mense  August.  xvi.  den.  prò  centonario. 

Item  dicto  anno  de  mense  Septembris  die  xvi,  vn.  den.  prò  cento- 
nario. 

Item  dicto  anno  de  mense  Octobris  circa  principium,  vmj.  den.  prò 
centonario. 

Mcccxxxviu  -  Dictus  Petrus  prò  primis  sex  mensihus. 

Dominus  Porcellus  domini  Baronis  de  Rossis  de  Florentia  prò 

aliis  sex  mensibus. 

Die  ultima  lanuarij  fuit  impositum  datium  ad  rationem  v.  soldorum 
prò  centonario. 

Item  dicto  anno  die  xiu.  mensis  lulij,  xij.  den.  prò  centonario. 

Mcccxxxviii.  -  Nicolaus  domini  Guillelmi  de  Senis  de  Monte 
sancii  Sauini  prò  primis  sex  mensibus. 

Guidutius  domini  Farolfi  de  Monte  sancii  Sauini  prò  aliis 
sex  mensibus. 

Manusroccus  domini  Meliadi  de  Esculo  prò  aliis  sex  men- 
sibus ?  ? 

ucccxxxix.-Dominus  Bartholomeus  de  Barolis  de  Florentia  prò 
primis  sex  mensibus. 

Lectus  (')  domini  Ihoannis  de  Saxof errato  prò  aliis  sex  mensi- 
bus. Die  VII  mensis  lulii  fuit  renouatio  lunaé  in  bora  xvuii 
uel  circa. 

In  fine  mensis  lanuaril  fuit  impositum  datium  ad  rationem  octo  den. 
prò  centonario. 


(t)  Conradi  Domini  Mathelicae  filiut  inxta  Compagnooum  in  Reg.  Pie.  par.  L  et 
Potestatts  Urbis  Veteris,  ut  ait  Durantes  Dorius.  M. 

(9)  (/octam,  lego,  vel  Locteringum  D.  lohannis  de  Saxoferrato  Capitaneum  Populi 
Fiorentini  annis  MCCCXLVI.  et  MCCCXLVII.  nec  non  Poteatatem  t*  lorentiae  anno 
MCCCLXVll.  et  MCCCLXVIIl.  denique  Romae  Senatum  MCCCLXX.  M. 


CRONACA  DI  BONAVENTURA  DI  BENVENUTO  359 

hicccxL.  -  Dominus  Albanus  Q)  de  Friscobaldis  de  Florentia 

prò  primis  sex  mensibus. 

Manusroccus  (^)  domini  Meliaducis  de  Esculo  prò  aliis  sex 

mensibus. 

Die  X  mensis  Augusti  ftiit  impositum  datium  ad  rationem  vuii  soldo- 
rum  prò  centonarìo. 

McccxLi.  -  Dominus  Conradus  (')  Malli  de  Trinciis  de  Fulgineo 
prò  iribus  mensibus. 

Dominus  Mucata  (f)  domini  Gabrielis  de  Piccolomìnibus  de 
Senis  prò  nouem  mensibus. 

Die  xviiij.  mensis  Augusti  fiiit  imposimm  datium  ad  rationem  den. 
prò  libra. 

Item  dicto  anno  de  mense  Nouembris,  i  den.  prò  libra. 

Anno  Domini  Mcccxbj.  de  mense  Maij  circa  principium  iij  fi.  prò 
centonarìo.  ^-  Item  dicto  anno  de  mense  Augusti  circa  prìncipium  ni. 
fi.  prò  centonarìo.  —  Item  dicto  anno  de  mense  Nouembris,  iij.  fior,  prò 
centonarìo. 

Anno  domini  mcccxIuj.  de  mense  lulij  die  xx,  xij.  den.  prò  cento- 
narìo. 

Anno  domini  mcccxLuj.  de  mense  lunij  fuit  datium  xi  den.  prò  cen- 
tonarìo. -^  Item.  dicto  anno  de  mense  Augusti  fuit  collectum  datium  iiij. 
fL  prò  centonarìo.  —  Dicto  anno  de  mense  Nouembris  fuit  collectum  da- 
tium xviii.  den.  prò  centonarìo. 

Item  dicto  anno  mcccxIv.  de  mense  lanuarìj  fuit  colkcmm  datium 
ad  rationem  xviij.  den.  prò  centonarìo.  —  Item  dicto  anno  de  mense  Mar- 
tij,  xviij.  den.  prò  centonarìo.  —  Item  dicto  anno  de  mense  Mai)  xij.  den. 
prò  centonario.  —  Item  de  mense  lunij,  iij.  fior,  prò  centonarìo.  *-Anno 
domini  Mcccxlvi,  de  mense  Februarìj,  xlinj.  den.  prò  centonario. 


(i)  Forte  Dominus  Albertus,  vocatus  Bertusde  Frescobaldis,  qui  ana.  MCCCXLIII. 
fuit  Potestatis  Florentiae  Locumtenens.  De  eo  nonnulla  apud  Scipionem  Ammiratum 
in  Histor.  Fior.  M. 

(3)  Eius  pater  D.  Meladius  D.  Phtlippi  de  Trìbianis  de  Esculo  fuit  Capitaneos 
Populi  Fiorentini  an.  MCCCXIX.  ac  Potestas  Florentiae  anno  MCCCXLII.  tempore 
Gualterii  Ducis  Athenarum.  M. 

(3)  Anno  MCCCXXIIl.  electus  fuerat  Capitaneus,  et  ludex  Urbis  Veterìs.  anno 
yero  MCCCXXXVIII.  Vextllifer  lustitiae .Populi,  et  Partis  Guelforum  Fulginu.  M. 

{4)  Fuit  et  Dux  copiarum  Senensium  circa  annum  MCCCXXXII.  Potestas  Eugubii 
an.  MCCCXL.  atque  Capitaneus  Populi  Perusinornm  anno  MCCCXLVII.  M. 


FEDERICO  DUCA  D'  URBINO 
E  IL  VELTRO  DANTESCO 


L'  acquisto  che  i  Fiorentini  fecero  di  Volterra  ri- 
bellatasi nel  1472  fu  dovuto  al  senno  e  alla  prudenza 
di  Federico  da  Montefeltro  Duca  d*  Urbino,  che  seppe 
condurre  tale  impresa  per  guisa  che  a'  Fiorentini  par- 
ve  eh'  egli  avesse  fatto  quello  che  non  era  possibile, 
conosciuta  la  difficoltà  del  luogo  e  la  mala  disposi- 
zione de'  Volterrani. 

Al  suo  ri  tomo  in  Firenze  (  racconta  il  suo  bio- 
grafo Vespasiano  da  Bisticci  ('),  che  visse  per  qual- 
«  che  tempo  alla  corte  di  Federico  )  <  tutti  i  citta- 
«  dini  gli  andarono  incontro  e  fugli  apparecchiata  la 
e  casa  del  patriarca,  e  fatte  le  spese  a  tutta  la  sua 
«  famiglia.  Non  si  poteva  fare  uno  maggior  onore 
«  che  feciono  al  Duca.  Gli  donarono  due  pezzi  di 
«  broccato   d'  oro ,  e  dua  bacini  di  quegli   della  Si- 


(i)  Vite  di  uomini  illustri  del  secolo  XV  scritte  da  Vespasiano  da 
Bisticci y  stampate  nuovamente  da  A,  Bartoli.  Firenze,  Barberà,  i^S9t 
p.  86. 


FEDERICO  DUCA  D^  URBINO  3^1 

«  gnoria  che  valevano  mille  ducati  e  più.  Di  poi  in 
e  segno  di  questa  vittoria  gli  donarono  il  palazzo 
«  di  Ruscano,  con  tutte  le  possessioni  appartenenti 
«  al  detto  palazzo.  Tutti  i  cittadini  di  condizione 
a  r  andarono  a  visitare  a  casa.  Istato  alcuni  di ,  gli 
«  feciono  fare  le  spese  per  tutti  i  terreni  de*  Fioren- 
€  tini,  e  fu  accompagnato  da  tutti  i  principali  citta- 
«  dini  per  tutti  i  terreni  loro.  » 

Tra  coloro  che  vollero  in  singolare  modo  addi- 
mostrare gratitudine  ed  ammirazione  al  valoroso  Du- 
ca fu  un  Giovanni  di  Bartolomeo  Ciai  fiorentino  (*), 
che  gli  diresse  una  bella  lettera  accompagnata  da 
cento  versi  in  terza  rima ,  celebrando  V  acquisto  di 
Volterra  e  in  pari  tempo  le  virtù  del  Duca  d'  Urbi- 
no, nel  quale  egli  volea  ravvisare 

quel  veltro 

di  cui  fa  Dante  assai  chiara  menzione^ 
venuto  a  non  cibar  terra  né  peltro 

ma  sapienza,  giustizia  e  ragione, 

amore  e  gran  virtute 

Ciò  non  può  arrecare  alcuna  meraviglia  a  chi 
abbia  qualche  conoscenza  delle  lodi  amplissime  che 
di  Federico  da  Montefeltro  si  leggono  presso  i  suoi 
biografi,  i  quali  ce  lo  rappresentano  come  tale  che 
di   tutti   i   personaggi  che  illustrarono  nel  corso  di 


(r)  Potrebbe  esser  figlio  di  quel  Bartolomeo  d'  Agnolo  Gaj,  che  fii 
Priore  nel  settembre  e  ottobre  1431,  e  nel  marzo  e  aprile  1437  (  v.  Delizie 
degli  eruditi  toscani,  XIX,  96  e  x64  ). 


562  LODOVICO  FRATt 

tre  secoli  la  forte  stirpe  di  Montefeltro,  sopra  gli  al- 
tri come  aquila  volò;  vincendo  tutti  per  giusto  im- 
perio, benignità,  protezione  alle  lettere,  magnificenza 
e  maestria  di  guerra,  da  niun  capitano  de'  suoi  tem- 
pi superata.  (*) 

Ninno  vorrà  pertanto  attribuire  col  Ciai  ai  versi 
danteschi  una  virtù  profetica  che  non  possono  avere; 
ma  ciò  non  toglie,  a  mio  avviso,  che  questo  curioso 
documento  abbia  pur  qualche  valore,  siccome  tale  che 
può  aggiunger  fede  ad  una  osservazione  che  il  eh. 
prof.  D'  Ancona  molto  opportunamente  fece  (*)  a 
proposito  de'  seguenti  versi  d'  un  sonetto  di  Men- 
ghino  da  Mezzano  :  (') 

Già  voi  ^  credeste  (  Carlo  IV  ),  e  volsi  nominarlo^ 
Quel  veltro  a  dar  salute  a  Italia  umile  ^ 
Che  terra  o  peltro  non  dovea  cibarlo; 

Ma  veggiolo  rìmaso  ingrato  e  vile^ 
ecc. 

per  dimostrare  come  il  veltro  dantesco  fosse  sempre 
atteso  e  come  1'  appellativo  trapassasse  via  via  da  un 
personaggio  all'  altro. 

Lodovico  Frati 


(1)  Ugouni.  Storia  dei  Conti  e  Duchi  d*  Urbino.  Firenze,  1859, 
voi.  I,  p.  294. 

(2)  Studi  di  critica  e  storia  letteraria.  Bologna,  Zanichelli,  1880,  p.87 
nota  70. 

(3)  Fu  pubblicato  la  prima  volta  dal  signor  Adolfo  Borgognoni  nel- 
r  opuscolo  intitolato  Della  Epistola  aUo  Scaligero  tribuita  a  Dante,  Studio 
terzo.  Ravenna,  1866,  p.  8  e  9. 


FEDERICO  DUCA  D*  URBINO  363 

Inchotnincia  una  lettera  e  dento  versi  in  ter^^a  rima  che 
fecie  Giovanni  di  Bartolommeo  ciaj  cittadino  fiorentino  e  piando- 
gli al  nobile  e  llustro  chonte  d*  Urbino,  chomincia  chosi,  ('). 


Sentendo  io  o  nobile  e  illustro  chonte  d'  Urbino  e  singniore 
potentissimo  messere  federigho  da  mmonte  feltroongni  laide 
chantare  a  grandissimo  onore  delle  vostre  maravigliose  e  ssin- 
ghulari  virtù,  delle  quali  la  umanità  di  vostra  nobiltà  chopio- 
sissimamente  risprende  mi  doglio  che  io  non  sono  a  voi  di- 
mesticho  o  familiare  però  cheppiù  volte  òppensato  iscrivervi, 
ma  Ila  verghongnia  m^à  inpedito  che  non  vi  sendo  noto 
presumessi  lo  scrivere,  pure  intendendo  che  a  ongniuno  vi 
prestate  humanissimo  ò  preso  ardire  larvi  le  presenti  lettere 
e  appresso  insino  in  ciento  versi  in  terza  rima  a  vostra  chon- 
solazione  e  a  mmemoria  della  vostra  ottima  ettema  fama 
riducendovi  alla  mente  el  salutifero  riacquisto  della  città  di 
Volterra  alla  nostra  Repubrica  fiorentina  dalla  quale  merita- 
mente voi  ricievesti  il  bastone  sicchome  amantissimo  di  tutto 
il  popolo  suo  e  sicchome  sperto  e  pprudentissimo  chapitano 
di  grandissima  reputazione  di  elitta  (sic)  fortuna  e  cchostu- 
tissimo  in  tutti  i  vostri  portamenti  II  perchè  a  voi  dengnia- 
mente  si  può  attribuire  quel  nome  che  a  Scipione  africhano 
cioè  specchio  de'  romani  ma  voi  specchio  de'  fiorentini  e  delle 
Italiche  gienti  d'arme  e  pertanto  sendo  nemiei  versi  non  ri- 
spondo quanto  si  chonviene  alle  vostre  eccielse  virtù  inchol- 
patene  la  mia  debole  fachultà  che  a  tanta  altezza  non  può  le- 
varsi ma  in  quanto  mi  fia  possibile  cholla  mia  diritta  e 
ottima  intenzione  e  chon  fede  sinciera  e  ppura  me  afforzerò 
alle  più  dengnie  parti  sopprire  ch'io  potrò.  Deo  grazias. 


(1)  Debbo  It  copia  esatta  di  questo  documento  dal  cod.  Ambrosiano  C   35  sop. 
(car.  391  r  )  alla  cortesia  del  mio  caro  amico  prol.  Francesco  Nomati. 


3^4  LODOVICO  FRATI 

Inchominciano  i  dento  versi  in  ierT^a  rima 

Chorrendo  gli  anni  già  dì  Giesocristo 
nel  mille  quatrociensettanta  due 
firenze  di  Volterra  fé  racquisto 

Che  mmirabile  impresa  al  mondo  fue 
tanto  risiede  ben  sopr'alto  monte 
cinto  di  valle  e  schogli  in  su  e'  n  giue 

Talché  la  lupa  jnvan  v'  alza  la  fronte 

dappoi  eh'  ella  vi  vede  entrar  quel  veltro 
che  vi  mosse  veloce  el  nobil  chonte 

D'urbin  singnior  gientil  da  mmonte  feltro 
di  chui  fa  dante  assai  chiara  menzione 
venuto  a  nnon  cibar  terra  né  peltro 

Ma  ssapienza,  giustizia  e  ragione 

amore  e  gran  virtute  e  mmira  fiso 
lieta  fortuna  e  prender  suo  bastone 

A  rrifiorir  sua  fama  in  chanpo  eliso 
chonvienti  inllustre  floride  e  sserene 
e  ddi  quel  ch'apre  e  sserra  il  paradiso 

Le  quali  insieme  tutte  accholte  bene 
li  più  che  ventimila  per  marzoccbo 
di  subita  vittoria  aveano  spene 

Che  cchon  pregiati  arcier  da  pporre  in  broccho 
Bajardo  (')  chonduttor  d'ongni  pedone 
e  il  marchese  a  mmonte  il  fiero  stoccho 

Preson  subitamente  un  bastione 

fatto  da  volterran  che  v'eran  tratti 
pocho  avanti  alla  porta  onde  chagione 


(i)  Cosi  legge  il  codice.  Non  saprei  veramente  qual  capitano  possa  essere,  se  non 
forse  quel  Bernardo  Corbtnelli  che  rappresentava  la  signoria  de'  Fiorentini  su  Volterra 
quando  questa  si  ribellò  nel  1472. 


FEDERIGO  DUCA  d'  URBINO  3^5 

Fu  agi' uomini  drento  el  chieder  patti 
di  che  se  ne  cessor  le  gravi  offese 
e  cquei  ne  mandor  due  a  ccio  più  atti 

Da  quali  in  lungha  pratica  s'intese 

che  ssi  levassi  intomo  a  Uor  la  ghuerrra 
volendone  ei  paghar  fin  li  le  spese 

E  cche  racchomandata  anchor  Volterra 
restassi  chome  prima  era  a  Firenze 
a  cchonpangnia  eh'  un  sol  voler  disserra 

Che  non  v' acchonsentir  U' enntelligienze 
che  questo  pratichoron  perchè  tema 
avien  che  nnon  chiamasse  altre  potenze. 

Ma  cchonsiglior  che  dentro  ella  si  prema 

chon  gran  fortezza  a  trame  ongni  periglio 
che  Ha  schiuma  nettar  pingniatta  sciema 

Chosi  preson  que'  savi  esto  chonsìglìo 
dissono  agli  orator:  tornate  e  ddite 
che  marzoccho  le  vuol  ficchar  l'ardiglio 

E  per  tesser  le  tele  in  chanpo  ordite 
due  nostri  chommessari  fiorentini  (') 
chon  bellici  strumenti  e  cchon  pulite 

Cieme  di  molti  nostri  chontadini 
agli  essercizi  lor  parati  e  pronti 
che  ben  parean  possenti  paladini 

Dissono:  omai  chonvien  che  ssu  si  monti 
choUe  bonbarde  grosse  e  bbonbardelle 
palle  e  polvere  assai  che  le  raffronti 

E  mmolti  saettumi  e  spinghardelle 

chon  bricchole  e  trabocchi  e  gravi  pondi 
che  gli  ributtin  beq  l' anpie  scharseUe 

Si  dentro  alla  città  che  vi  si  sfondi 


(I)  Boogfanni  GUDfigliazzi  e  Iacopo  Guicciardini  furono  i  due  commias^rti  inviati 
da  Firenze  all'  assedio  di  Volterra. 


366  LODOVICO   FRATI 

tutte  le  torre  e  cchase  e  suoi  palazzi 
finché  tutta  Volterra  si  profondi 

O  cche  '1  popol  si  levi  e  cche  nn' ammazzi 
cholor  che  vi  si  fer  simile  a  ghano 
e  Ili  soldati  loro  fino  a  raghazzi 

E  voi  le  date  fuori  la  battaglia  a  mmano 
o  nobil  giente  d' arme  addoma  e  bbella 
ben  chonfortata  qui  dal  chapitano 

Che  ppar  cesere  armato  in  sulla  sella 
pien  di  buon  ardimento  e  ddi  valore 
chontr'a  cquesta  città  eh'  era  ribella 

Ma  ora  è  rriavuta  (')  inn  un  furore 

nel  qual  saria  tutta  ita  a  ssacchomanno 
se  nnon  che  '1  chapitano  ne  die  terrore 

Non  ch'ella  non  n'avessi  alquanto  danno 
di  che  son  fatti  esenti  i  volterrani 
chi  r  n  terzo  grado  e  echi  per  alchun  anno 

E  pponsi  alle  lor  doglie  anbo  le  mani 

chon  beningni  righuardi  e  dolci  effetti 
chome  mediho  sperto  a  ffargli  sani 

E  cchome  madre  a'  suoi  figli  diletti 
quando  gli  vede  o  ssente  tribulati 
che  ssi  rende  piatosa  a  loro  aspetti 

Chosl  la  mia  fiorenza  à  rrichiamati 

choloro  che  da  Volterra  eran  fuggiti 

per  nonn  essere  de'  primi  i  mal  (^)  trovati 

E  àglialla  lor  patria  riuniti 

e  chanciellata  loro  ongni  discordia 
e  ddi  novello  amore  gli  à  rivestiti 

E  a  tutta  la  terra  di  chonchordia 

renduta  al  modo  usato  la  salina  (') 
e  tutto  giorno  n'à  miserichordia 


(1)  Il  cod.  riauifta, 

(s)  Il  cod.  mali. 

(3)  É  noto  come  a  Firenze  fosse  doynti  nna  parte  delle  rendite  che  il  cornane  di 
Volterra  ritraeva  dalle  miniere  di  sale,  di  aliarne,  di  zolfo  ecc.,  e  come  le  eccessive 
pretese  de'  Fiorentini  a  danno  de'  Volterrani,  mossero  questi  a  ribellarsi. 


FEDERICO  DUCA  D*  URBINO  367 

Quest'alma  graziosa  fiorentina 

che  die  il  bastone  al  chonte  federigho 
chonfortandosi  in  suo  virtù  divina 

Ond'io  Giovanni  ciai  anchor  mi  brigho 
spieghare  al  mondo  Talta  sua  vittoria 
ben  dritta  chome  qui  miei  versi  righo 

A  pperpetua  laulde  e  gran  memoria 

del  suo  buon  nome  etterno  e  ddi  choloro 
che  cchon  filicità  e  ssomma  gloria 

Porton  le  palle  e  gigli  a  schudo  d'  oro 

Ftnts 

Vostra  humile  creatura  Giovanni  di  Bartolomnuo  ciai  cit" 
tadino  fiorentino. 

Al  nobilissimo  chonte  d  Urbino  e.  S.  potentissimo  messer  fe- 
derigho da  mmonte  feltro  specchio  delle  gienti  £  arme  ecc.  sopra 
deir  acquisto  di  Volterra. 


IL  LffiRO  DEI  DOCUMENTI 


DELLA 


CITTÀ   DI   ORVIETO    (") 


Dalie  sommità  deiia  coiiina  rocciosa  sopra  la  valle  del 
fiume  Paglia^  risplende  la  facciata  di  musaico  del  Duomo 
di  Orvieto^  come  uno  scudo  d'  oro  sopra  il  sottoposto  pae- 
saggio^ visibile  da  lontano^  come  il  Partenone  sopra  l'Acro- 
poli d' Atene.  La  prima  pietra  di  questo  nobile  monumento 
del  medioevo  fu  posta  dal  Papa  Nicola  IV  Panno  1290^  e 
la  fabbrica  durò  più  di  200  anni.  Grandi  pittori^  Luca 
Signorelli^  fra  Beato  Angelico^  Gentile  da  Fabriano^  Benozzo 
Gozzoli^  il  Perugino^  ornarono  l'interno  della  chiesa  con 
rinomati  affreschi^  e  maestri  esciti  dalla  scuola  di  Nicola  Pi- 
sano coprirono  i  pilastri  e  i  piani  con  rilievi  pieni  di  arte. 

Il  Duomo  è  stato  il  solo  importante  fatto  storico  di 
quella  piccola  repubblica  guelfa.  Tutta  la  sua  forza  vitale 
sembra  avere  fluito  in  quest'  opera  artistica^  così  che  in 
essa  si  esaurisce^  simile  all'Agave  la  quale  muore  quando 
ha  elevato  in  alto  la  sua  splendida  fioritura.  Anche  in  altri 
Comuni  di  Italia  vi  sono  catedrali  da  considerarsi  come 
sarcofagi  dove  sta  seppellita  la  loro  vita  artistica. 

Senza  la  Catedrale,  Orvieto  non  possederebbe  un  ran- 
go maggiore  di  Todi  o  di  Narni ,  di  Amelia  o  di  Bolse- 
na^  città  che  nessuno  visita^  se  non  sia  l'artista  che  os- 


(i)  Demmo  gii  in  questo  nostro  periodico  (I  753)  un  cenno  dell'  interessante  vo- 
lume del  Fumi  :  Codice  diplomatico  della  città  di  Orvieto.  Documenti  e  Regetti  dal 
tee,  XI  al  XV  e  la  carta  del  Popolo  ecc.  Firenze,  G.  P.  Vìesseux  ,    884  —  Ora  cre- 
diamo bene  far  conoscere  al  lettore  il  giudizio  che  teste  ha  recato  di  questo  libro  F. 
Gregorovius  nel  Zeittchrisft  fùr  Allgem*  Getchichte,  1885,  VI.  —  Af.  </.  i>. 


IL  LIBRO  D£I  DOCUMENTI  DI  ORVIETO  $6^ 

serva  le  nascoste  pitture  del  400,  e  il  sapiente  che  ricerca 
gli  antichi  documenti  degli  archivi  cittadini.  Orvieto  non  ha 
eoa  rimarchevoli  chiese  e  palazzi  come  Perugia  e  Siena, 
ma  offre  un  insieme  di  architettura  di  infinita  attrattiva  : 
antiche  basiliche  cristiane,  case,  strade  pittoresche  e  bizzarre, 
le  quali  anche  presentemente,  ciò  che  è  solamente  il  caso 
di  poche  altre  città,  hanno  conservato  tutta  l^  impronta  del 
medio  evo.  1/  origine  della  Città  è  oscura.  I  suoi  scogli,  se- 
parati, rapidi  e  larghi,  i  cui  ruvidi  precipizi  rendono  quasi 
non  necessarie  le  mura,  dicono,  come  quelle  di  Civita  Ca- 
stellana e  Volterra,  avere  portato  dai  tempi  antichissimi,  abi- 
tazioni etrusche,  ma  il  suo  nome  è  sconosciuto.  Dai  primi 
tempi  del  medio  evo  si  chiamava  Urbs  vetus.  Come  tale  è 
ricordata  fin  dalle  guerre  di  Goti,  e  questo  ci  insegna  non 
solamente  che  allora  passava  per  molta  antica ,  ma  ancora 
che  si  erano  conservati  grandi  gruppi  di  rovine  delle  sue 
acropoli  e  di  altri  antichi  i&bbricati. 

I  longobardi  vi  trovarono  già  queste  rovine,  quando 
nuovamente  colonizzarono  la  Tuscia,  dopo  che  la  maggior 
parte  delle  popolazioni  etrusco  romane  di  questo  paese  fu- 
rono scacciate  nella  terribile  guerra  dei  Goti,  La  Ùrbs  vetus 
che  già  nel  6  secolo  viene  indicata  come  vescovato,  appar- 
tiene alla  Tuscia  Longobardica  e  vi  comandarono  i  Conti 
di  questo  popolo.  Documenti  dei  suoi  archivi  cittadini,  spe- 
cialmente dell'  XI  e  XII  secolo  sono  pieni  di  nomi  longobardi, 
come  Benzo,  Bonizo,  Teuzo,  Rainero,  Farulfo,  Wircisi,  Wido, 
Udigo,  Ildibrand.  Il  vescovo  della  antichissima  catedrale  di 
san  Costanzo  nell^anno  1029  si  chiamava  Sigifriedus.  La  più 
ragguardevole  famiglia  de^  Signori  della  Città,  quella  dei  Mo- 
nald  (  Monaldi,  Monaldeschi  )  era  longobarda,  come  è  anche 
oggi  nel  suo  ereditario  palazzo  vivente  la  famiglia  patrizia  dei 
Gualtieri,  cioè  Walteri.  I  potestà  Udebrandi  dominavano  per 
lunghi  secoli  più  in  basso  nelle  tusche  marche,  e  vi  fondarono 
le  grandi  contèe  degli  Aldebrandeschi,  il  cui  dominio  si  estese 
da  Acquapendente  sopra  le  marittime,  fino  al  capo  Telamone. 

Nel  principio  del  XII  secolo  la  Città  colP  aiuto  del  Ve- 
scovo di  Bann  suo  conte,  si  mise  in  libertà,  e  vi  si  costituì 

Archivio  Storico  li.  34. 


570  FERDINANDO  GREGOROVIUS 

un  Comune  con  i  Consoli  alla  sua  testa^  del  quale^  fin  dal 
1137  sono  visibili  i  documenti.  Quantunque  il  Papa  20  anni 
dopo  ottenesse  il  dominio  sopra  Orvieto,  la  città  rimase 
tuttavia  anche  sotto  V  alto  dominio  della  Chiesa,  una  repub- 
blica autonoma  con  un  Potestà  elettivo  con  il  suo  grande 
e  piccolo  consiglio  delle  civiche  corporazioni.  Condusse  guer- 
re con  i  suoi  vicini  e  colle  republiche  di  Toscana  ed  Um- 
bria^ oppure  si  alleò  con  esse:  sottomise  i  castellani  e  i 
conti  al  suo  sistema  daziario,  e  colla  potenza  delle  armi  con- 
quistò tutta  la  feconda  valle  del  lago  di  Bolsena  (valle  del 
lago  ):  e  la  stessa  casa  degli  Aldebrandeschi  fu  sottomessa  do- 
po accaniti  combattimenti.  Anche  in  Orvieto  durarono  le 
civiche  guerre  dei  Guelfi  e  dei  Ghibellini,  dei  Monaldeschi  e 
dei  Filippeschi  per  luogo  tempo.  Devono  essere  anzi  state 
molto  violenti,  poiché  Dante  nella  celebre  apostrofe  di  Bor- 
dello citò  proprio  i  nomi  delle  fazioni  di  Orvieto,  insieme 
a  quelle  di  Verona,  per  stimatizzare  le  furie  dei  partiti  delle 
città  italiane 

Vieni  a  vede  Montecchi  e  Capuletti 
Monaldi  e  Filippeschi,  uom  senza  cura 
Color  già  tristi,  e  costor  con  sospetti. 

Per  queste  interne  querele,  e  per  molte  altre  guerre  fu 
la  città  poco  a  poco  rovinata  nella  sue  forze,  e  nelle  sue  fi- 
nanze. Le  sue  forme  libere  di  governo  caddero  sotto  la 
pressione  dei  vicari  Pontifici  e  dei  Tiranni,  già  alla  fine  del 
XIV  secolo.  Nel  principio  del  XVI  era,  la  già  potente  guelfa 
repubblica,  discesa  nella  più  grande  miseria,  ed  il  Papa  Ge- 
mente VII  lo  costatò,  quando  fuggito  da  Castel  S.  Angelo 
e  dalla  violenza  dei  Landstenetti  di  Carlo  V,  vi  prese  di- 
mora nel  deserto  palazzo  episcopale.  Clemente  non  era  il 
primo  Papa  che  cercò  asilo  in  questa  guelfa  Città.  Durante 
i  procellosi  secoli  del  medioevo  vari  altri  aveva  essa  ricove- 
rati dentro  le  sue  mura 

La  storia  di  Orvieto  è  stata  finora  imperfettamente  trattata. 
Molte  croniche,  gli  annali  medioevali  del  commune,  la  cro- 
nica dei  Podestà,  vari  Diari,  e  storie  manoscritte  della  Città 


IL  LIBRO  DEI  DOCUMENTI  DI  ORVIETO  37! 

del  secolo  XIV  sono  perdute,  e  di  quel  tempo  non  rimane 
altro  di  più  di  quello  che  hanno  pubblicato  Muratori,  e 
Gualterio.  Questi  public©  il  più  importante  di  tutti  i  Cro- 
nisti, Montemarte  di  Corbara  (  abbracciando  dal  1333  fino  al 
1400  ).  Quello  oltre  le  effemeridi  anonime  di  Orvieto  (  1342 
fino  a  1363  ),  disgraziatamente  anche  il  giornale  di  Ludovico 
di  Bonconte  Monaldeschi,  che  è  stato  riconosciuto  come  una 
falsificazione.  Io  ho  daprima  fatto  avvertire  la  non  autenti- 
cità di  questa  opera  spuria,  e  Labruzzi  lo  ha  dipoi,  in  un 
trattato  speciale,  interamente  messo  in  evidenza  :  ma  tutta- 
via si  riscontrano  ancora  qualche  volta  nei  libri  le  medesi- 
me invenzioni  per  le  cerimonie  nel  coronamento  del  poeta 
Petrarca,  e  del  gran  combattimento  dei  tori  nel  Colosseo  di 
Roma  nell^  anno  1332  —  Oltreché  V  opera  storica  dì  Cipriano 
Manente  (  Venezia  1561  - 1565  )  è  piena  d' invenzioni. 

La  storia  di  Orvieto  potrà  solamente  ora  essere  scritta 
dopoché  i  resti  dei  materiali  autentici  e  originali  sono  riu- 
niti, e  questo  é  stato  precisamente  fatto  nell'  importante  vo- 
lume che  mi  é  davanti. 

La  pubblicazione  di  un  libro  di  documenti  proprio  di 
questa  Città  sorprenderà  colui  che  ha  una  idea  dello 
straordinario  disordine,  nel  quale  é  stato  trovato  quello  ar- 
chivio comunale  fino  a  poco  tempo  fa.  Nel  1863  '^  stesso  lo 
vidi  nel  medesimo  stato,  nel  quale  T  aveva  lasciato  il  marchese 
Filippo  Antonio  Guaherio.  (*)  Questo  insigne  cittadino  dì 
Orvieto  e  patriotta  italiano  vi  lavorò  1'  anno  1843  ^  ^^  ^^ 
vette  disperare  di  porvi  ordine.  Nella  introduzione  a  Mon- 
temarte (  1846  )  lamenta  egli  1'  incredibile  confusione  di 
quei  lavori,  vergognosamente  lasciati  alla  putrefazione,  e  la 
dispersione  di  tanti  documenti,  ma  si  consolava  col  fatto  che 
erano  state  conservate  ancora  più  di  100 j  pergamene,  e 
più  centinaia  di  brevi,  mentre  che  il  protocollo  del  Con- 
siglio del  XIV  secolo  ,  (  come  generalmente  negli  archivi 
d' Italia  )  si  trova  quasi  senza  lacune.  Gualterio  alla  sua  edi- 


(1)  Io  ne  informai  allora  il  Ministro  della  pubblica  istruzione,  Aniari, 


37^  FERDINANDO  GREGOROVIUS 

zione  del  nominato  Cronista  premise  una  sene  di  impor- 
tanti e  inediti  documenti  ;  e  lo  stesso  aveva  fatto  già  prima 
di  lui  Guglielmo  della  Valle  nella  sua  storia  del  Duomo  di 
Orvieto.  I  lamenti  di  quelP  uomo,  ed  anche  del  Bonaini,  por- 
tarono i  loro  frutti,  appena  colla  nuova  Italia  si  risvegliò  lo 
zelo  per  la  conservazione  dei  Documenti  scritti  della  storia 
patria.  U  ordinamento  degli  Archivi,  tanto  quanto  potè  esse- 
re eseguito  fino  ad  oggi,  è  merito  di  un  giovane  cittadino, 
signor  Luigi  Fumi  il  quale  impiegò  diligenza  istancabile  di 
molti  anni  a  questo  onorevole  compito.  I  cittadini  delle 
città  italiane  sono  dunque  ancor  sempre  capaci,  per  amore 
della  loro  storia,  di  tali  opere  di  civile  sacrificio. 

Il  frutto  delle  fatiche  di  Fumi  è  1^  estesa  collezione  dei 
documenti  di  Orvieto,  un  volume  in  quarto  in  bella  edi- 
zione, di  857  pagine,  compreso  Vindice,  a  cui  ancora  si 
aggiunge  1^  introduzione  di  pag.  43. 

U  editore  ha  in  questo  osservato  che  la  raccolta  dei  do- 
cumenti cittadini,  nel  corso  del  tempo,  per  guerre  civiche, 
incendi,  e  negligenza,  è  divenuta  notevolmente  sottile.  U  ar- 
chivio communale,  e  quello  dei  nota)  hanno  perduto  quasi 
tutti  i  documenti  anteriori  al  XIII  secolo.  Il  più  antico  archi- 
vio del  Duomo  fu  nel  1154  da  un  incendio  distrutto.  L'ar- 
chivio del  nuovo  Duomo,  che  fu  fatto  fin  dal  132 1,  non  ha 
sofferto  perdite  minori.  Degli  archivi  dei  Conventi  della 
Città  non  è  rimasto  nulla. 

L'archivio  communale  ha  sempre  dato  il  più  grosso 
materiale,  nominatamente  dai  manoscritti  dei  nota)  i  quali 
per  ordine  dei  potestà,  o  pure  capitani  del  popolo  ai  suoi 
tempi  redigevano  i  Regesti  del  popolo.  Fumi  attinse  varie 
cose  dell'  archivio  del  Duomo  e  della  Cancelleria  Vescovile, 
e  utilizzò  ancora  gli  archivi  di  Todi,  Perugia,  Spoleto,  Vi- 
terbo, Firenze,  Siena  e  quello  del  Vaticano. 

Come  suo  scopo,  egli  indica,  per  mezzo  di  tutti  i  do- 
cumenti possibili,  dare  una  giusta  idea  della  costituzione  po- 
litica, della  giudiziaria  ed  economica,  e  le  relazioni  di  Or- 
vieto con  le  altre  Città,  in  particolare  colla  Santa  Sede.  Così 
spera  di  avere   gettati,   con   quest'  opera,  i   solidi  fonda- 


IL  LIBRO  DEI  DOCUMENTI  DI   ORVIETO  373 

menti  per  una  futura  storia  della  sua  nativa  Città  ;  ed  in 
questo  Egli  non  si  è  ingannato.  Noi  dobbiamo  attenerci  a 
questo  programma  e  non  dobbiamo  desiderare  altro  che  il 
possibile  complemento  dei  materiali.  Tuttavia  avrei  io  desi- 
derato, nella  introduzione,  un  colpo  d'occhio  della  storia 
politica  del  Commune  nelle  sue  •  fasi  più  importanti.  Per 
questo  mezzo  i  gruppi  dei  documenti,  che  sono  posti  in 
ordine  cronologico,  avrebbero  ricevuto  ancora  le  loro  ca- 
tegorìe storiche.  Io  desiderai  inoltre  una  lista  dei  Podestà,  e 
dei  capitani  del  popolo,  quantunque  questa  avesse  potuto 
riescire  incompleta,  e  qui  ricordo  P  utile  Catalogo  dei  Podestà 
di  Todi  di  Ottaviano  Nicolini.  I  documenti  della  Città  del 
XIII  ed  una  parte  del  XIV  secolo  offrono  sempre  una  serie 
rispettabile  di  Podestà  :  tra  questi  è  il  ben  notevole  gruppo 
di  quelli  che  si  ha  scelti  Orvieto  dalla  romana  nobiltà  dei 
Parenzi,  Colonna,  Annibaldi,  Orsini,  Cenci,  Stefaneschi.  I 
loro  nomi  si  trovano  nella  stessa  epoca  della  potenza  della 
Città  di  Roma  nelle  liste  dei  Podestà  di  vari  luoghi  dell'  Um- 
bria e  della  Toscana  col  pomposo  titolo,  Proconsules  Roma" 
norum. 

Disgraziatamente  tutto  il  tempo  delle  contee  longobarde 
non  ci  ha  lasciato  nessun  documento.  Fumi  comincia  la  se- 
rie dei  Regesti  con  una  donazione  dell'anno  1029,  e  tutto 
il  XI  secolo  è  rappresentato  con  soli  sei  documenti,  il  XII 
né  può"  mostrare  18,  in  seguito  se  ne  aumenta  il  numero  con 
notevole  progressione. 

U  anno  1157  tira  per  Orvieto  una  linea  di  demarcazione 
storica,  perchè  allora  il  Papa  ottenne  la  sovranità  sopra  que- 
sta Città.  La  Convenzione  tra  Adriano  IV  e  il  Commune 
fii  nel  febbrajo  1157  conchiusa  tra  due  Consoli,  due  No- 
bili, e  sette  Cardinali.  Questo  documento  manca  evidente- 
mente degli  Archivi  della  Città,  ma  l'editore  avrebbe  potuto 
farlo  ristampare  dal  Muratori  (Antiq.  It:  YV,  36  )  o  da  Thei- 
ner  (  Cod.  Dipi:  I,  17  ).  Non  ha  egli  peraltro  negletto,  là  dove 
mancavano,  importanti  documenti  e  bolle,  ricercate  in  Boh- 
mer  e  Ficker,  o  in  Baluzi  e  Theiner. 

I  documenti  raccolti  da  Fumi  non  potrebbero  pel  mo- 


374  FERDINANDO  GREGOROVlUS 

mento  offrire  un  completo  registro  della  storia  della  Città: 
presentano  tuttavia  una  massa  imponente  e  rischiarano  in 
molte  maniere  la  Costituzione  del  Comune^  la  sua  vita  di 
partiti^  le  sue  relazioni  colla  chiesa^  le  alleanze  e  le  guerre 
con  molte  Città  e  Signorie,  l' accrescimento  del  potere  della 
Città  con  la  conquista  e  la  sottomissione  di  Comuni,  e  Conti. 
Molto  copiosi  sono  i  documenti  che  riguardano  Orvieto  e 
gli  Aldebrandeschi.  Le  Geneologie  di  questa  celebre  casa 
potrebbe  con  essi  essere  completata.  Il  contratto  di  divisione 
deiranno  1216  dà  uno  schizzo  di  tutte  le  possessioni  terri- 
toriali di  questa  grande  contea. 

La  più  antica  bolla  papale,  del  17  ottobre  1156  è  una 
conferma  dei  beni  dei  capitolo  del  Duomo  di  san  Costanzo,  di 
Adriano  IV.  Con  Gregorio  IX  i  brevi  e  le  bolle  che  si  rap- 
portano ad  Orvieto  diventano  molto  numerose.  Una  gran 
parte  di  documenti  riguarda  la  persecuzione  degli  eretici 
nell^anno  1268,  nel  quale  Orvieto  era  pieno  di  Ghibellini 
Patereni.  Bonifacio  Vili  entra  come  suo  speciale  amico 
nella  storia  della  città  con  una  lunga  serie  di  bolle  e  brevi. 
Egli  la  conferma  nel  possesso  della  Valle  del  lago.  Dopo  la 
sua  morte  si  impossessò  benanche  della  contea  degli  Aldo- 
brandeschi. 

Dei  diplomi  imperiali,  solo  sei,  tutti  già  conosciuti,  sono 
stati  messi  nella  collezione.  Col  XIV  secolo  comincia  Orvieto 
a  declinare.  Nel  mezzo  dei  violenti  combattimenti ,  vi  en- 
trarono daprima  come  tiranni  i  Monaldeschi ,  quindi  se  ne 
impadronirono  i  prefetti  di  Vico ,  finché  il  gran  Cardinale 
Albomoz  la  ricondusse  di  nuovo  alla  chiesa.  Fumi  ha  stam- 
pato la  risoluzione  della  sottomissione  della  città  sotto  que- 
sto cardinal  legato  del  24  Giugno  1354^  che  manca  in 
Theiner.  Io  non  so  se  non  ancora  alcuno  degli  istrumenti 
relativi  ai  Prefetti  di  Vico  siano  stati  qui  raccolti.  In  una 
nota  per  la  storia  della  città  di  Roma  nel  medio  evo  (  VI 
5  344  )  ho  osservato  ciò  che  segue:  «  U  archivio  della  città 
di  Orvieto  possiede  più  pergamene  del  tempo  di  Giovanni 
di  Vico,  il  quale  vi  si  chiama  illustris  civitatis  comitatus 
ac  distnctus  Urbis  veteris  liberator  et  dominus   generalis. 


IL  LIBRO  DEI  DOCUMENTI   Dt   ORVIETO  375 

Anche  del  tempo  di  Albernoz  vi  sono  molte  pergamene, 
ma  questo  prezioso  materiale  trovai  io  in  uno  stato  dispe- 
rante, come  strami  affastellati  in  una  cesta.  » 

NelPanno  1368  Urbano  VI  tolse  la  città  dalle  ammini- 
strazioni del  Rettore  del  Patrimonio  di  S.  Pietro,  e  la  mise 
immediatamente  sotto  il  Vicario  papale.  Vi  fece  fabbricare 
la  rocca.  Neil'  anno  1377  decretò  Gregorio  VI  1'  erezione  di 
uno  studio,  o  di  una  università  in  Orvieto.  Di  tutte  queste 
relazioni,  come  ancora  dei  tempi  dello  scisma,  le  intraprese 
delle  bande  generali  e  del  re  Ladislao,  è  riunito  un  ricco 
materiale  di  documenti.  Fumi  si  servì  del  medesimo  per  la 
sua  monografia.  «  Braccio  in  Roma ,  lettere  di  Braccio  e 
del  Cardinale  Isolani,  Siena  18  jj.  » 

Il  volume  dei  Regesti  si  chiude  con  una  Bolla  di  Pao- 
lo II  del  13  aprile  1466.  Come  appendice,  vi  sono  stampati 
i  statuti  della  città,  o  piuttosto  la  carta  del  popolo ,  la  cui 
origine  rimonta  fino  al  1209.  Questo  codice  rimarchevole, 
giurato  da  quel  capitano  del  popolo^  è  una  magna  carta  di 
Orvieto,  ed  è  più  antico  dello  statuto  del  Comune  (Statu-- 
torum  Civitatis  Urbis  Veteris  Volumen.  Romae  1581  ). 

U  editore  ha,  con  questa  preziosa  coUezzione  di  sor- 
genti, reso  un  desiderato  servizio  alla  storia  del  medioevo 
italiano,  ed  innalzato  alla  sua  città  nativa  in  particolare,  un 
durevole  monumento.  Io  spero  che  Egli  tirerà  da  questo  la 
conseguenza,  e  scriverà  la  sua  storia.  U  suo  volume  dei  Re- 
gesti è  r  ottavo  nella  serie  de'  Documenti  della  Storia  Ita- 
liana, che  la  deputazione  dei  studi  della  storia  patria ,  per 
le  Provincie  di  Toscana,  Umbria  e  Marche  sotto  la  direzio- 
ne di  Marco  Tabarrini  ha  finora  publìcato,  e  questi  volumi 
rendono  questa  testimonianza,  che  Firenze  anche  dopo  la 
riorganizzazione  d^  Italia  è  rimasta  quello  che  essa^  a  sua 
grande  gloria ,  era  stata  nel  periodo  difficile  di  transizione , 
un  solido  focolare  e  punto  centrale  delle  ricerche  storiche 
italiane. 

Ferdinando  Gregorovius 


RIVISTA  BIBLIOGRAFICA 


CAVALCASELLE  G.  B.  t  CROWE  L  A.  iJa/- 
faello ,  la  sua  vita  e  le  sue  opere.  Edizione  originale 
italiana.  Voi.  I  con  io  tavole  d'  incisioni.  Firen- 
ze, Successori  Le  Monnier,  1884,  in  8.°  di  pagi- 
ne XII,  416. 

A  leggere  il  solo  titolo  di  questo  bel  volume,  si  ve- 
de facilmente  che  non  è  una  delle  solite  biografie  che 
vengono  tuttodì  compilate  dei  nostri  insigni  artisti  ;  e  neppu- 
re un  semplice  saggio  critico  delle  opere  loro.  Il  lavoro  del 
Cavalcasene  e  del  Crowe  è  V  una  e  1'  altra  cosa  :  comprende 
le  notizie  biografiche  e  le  notizie  critiche  ad  un  tempo.  Anzi 
queste  aiutano  quelle  in  modo  da,  non  dirò  ricostruire,  ma 
sibbene,  rifondere  la  vita  artistica  del  nostro  Urbinate.  È  vero 
che  i  capolavori  di  Raffaello  hanno  in  tutti  i  tempi  occupato 
gì'  ingegni  di  moltissimi  critici  e  artisti,  ma  nessuno  fino  ad 
oggi  aveva  saputo  abbracciare  con  tanta  maturità  di  senno  e 
con  tanta  competenza  tutto  V  intero  insieme  che  si  riferisce  a 
questo  sommo  scrittore.  Vi  fu  infatti  chi  pose  studio  a  fare 
rilevare  1^  influenza  esercitata  su  di  lui  dall'  Arte  classica  anti- 
ca e  contemporanea.  Altri  si  restrinse  a  giudicare  i  suoi  dise« 
gni  e   i   suoi  cartoni  per  rilevare  poi  sui  lavori  eseguiti  coi 


RIVISTA   BIBLIOGRAFICA  377 

quadri  e  con  gli  afireschi  la  maggiore  o  minore  connessione 
fra  di  loro.  Non  pochi  presero  ad  esame  le  sue  Madonne, 
poiché  Raffaello  in  questo  genere  apparisce  ed  è  eccellentis- 
simo. Ma  studiare  la  storia  del  progresso  che  fece  T  artista 
durante  la  sua  vita,  troppo  breve,  eppure  lunghissima  per 
r  arte,  era  riserbato  ai  nostri  due  autori,  dei  quali  cerchiamo 
dare  un  cenno  bibliografico,  più  che  una  rivista  critica. 

Non  può  negarsi  che  tanto  amore  per  l'Urbinate  non 
abbia  immensamente  giovato  alla  storia  sua  e  deir  ane.  In- 
fatti da  per  tutto  si  cercano,  e  assai  spesso  felicemente,  docu- 
menti e  notizie  che  valessero  a  dare  maggior  lume  alla  sua 
vita  d'  artista.  E  bene  spesso  un  non  nulla  è  bastato  per  riem-  ' 
pire  una  laguna,  e  cosi  dare  continuità  di  giudizi  e  di  critica 
a  quelle  produzioni  che  oggi  formano  V  ammirazione  e  sono 
il  più  splendido  e  pregiato  ornamento  delle  pinacoteche  di 
tutto  il  mondo  civile.  I  nostri  due  autori  (  va  da  se  )  si  sono 
mirabilmente  giovati  di  tutto  quanto  il  materiale  preparato 
in  un  modo  o  in  un  altro  da  scrittori  che  li  hanno  preceduti. 
Anzi  in  più  di  un  luogo  mettendo  a  confronto  i  pareri  per 
avventura  discordi  di  due  difierenti  autori^  con  severissima 
critica  hanno  saputo  cavar  fuori  la  luce  vera  della  questione, 
come  appunto  la  scintilla  da  due  correnti  elettriche  di  nome 
diverso.  Per  conseguenza  il  lettore,  specialmente  italiano,  vede 
con  compiacenza  verificate  inesattezze,  lumeggiate  circostanze, 
fissate  epoche  e  date  con  esattezza,  starei  per  dire,  matemati- 
ca, e  in  suo  cuore  ringrazia  T  opera,  veramente  degna  di  lode, 
dei  due  egregi  critici  dell'  arte  pittorica. 

Saremmo  quasi  tentati  di  riprodurre  Y  indice  dei  VII  ca- 
pitoli che  compongono  il  primo  volume,  affinchè  i  nostri  let- 
tori potessero  da  sé  stessi  formarsi  un  concetto  anche  più 
esatto  di  quanto  abbiamo  cercato  di  fare  noi,  intomo  alla 
importanza  di  questo  libro,  la  cui  edizione  italiana,  fissata  già 
per  la  ricorrenza  del  Centenario  di  Raffaello,  per  circostanze 
indipendenti  dalla  volontà  degli  scrittori ,  fu  ritardata  fino  al 
passato  anno  1884.  Accenneremo  però  soltanto  che  il  lavoro 
giunge  fino  all'  epoca  della  Fondazione  del  san  Pietro,  ed  alla 
venuta  a  Roma  di  Raffaello,  chiamato  dal  pont.  Giulio  II. 


378  RIVISTA  BIBLIOGRAFICA 

Come  sì  vede,  manca  ancora  la  parte  che  prende  ad  esa- 
me i  lavori  che  Raffaello  esegui  in  Roma  ;  periodo  splendidis- 
simo di  attività  e  di  maestria  insuperabili,  al  solo  rivolgere  il 
pensiero  agli  affreschi  della  Farnesina  e  delle  logge  del  Vati- 
cano. Ci  auguriamo  che  il  seguito  dell'  opera  dei  Sigg.  Caval- 
casela e  Crowe  non  tardi  più  oltre  a  venire  alla  luce.  In 
tal  modo  V  arte  possederà  compiuto  un  monumento  di  più,  e 
per  giunta  importantissimo,  di  critica  artistica. 

Antonio  Mancinelli 


MARCOLINI  CAMILLO.  Notizie  storiche  della 
Provincia  di  Pesaro  e  Urbino  dalle  prime  età  fino  al 
presente.  Seconda  edizione,  riveduta  ed  ampliata  dal- 
l'Autore  ed  illustrata  da  molte  incisioni.  Pesaro,  1883. 
Stabilimento  A.  Nobili,  in  fol.  di  pag.  472. 

Ci  è  grato  segnalare  il  nome  di  un  patrizio,  che  spende 
il  suo  tempo  scrivendo  notizie  storiche  della  sua  provincia 
nativa,  e  (quel  che  più  monta)  non  si  addormenta  sugli  al- 
lori acquistati  con  la  prima  edizione,  ma  studia,  cerca,  fruga 
dovunque,  perchè  il  suo  lavoro  raggiunga  tutta  la  perfezione 
possibile.  Tale  ci  si  è  dimostrato  il  conte  Camillo  Marcolini 
col  volume  in  8.^  grande  di  pagine  472  che  ora  ha  visto  la 
luce.  Egli  ha  diviso  1'  opera  in  cinque  capi  :  il  primo  va  dalle 
età  più  remote  all'  anno  av.  G.  C.  281 ,  in  cui  avvenne  la 
disfatta  Galli  Senoni  al  lago  Vadimone  :  il  secondo  dalla  di- 
sfatta dei  Senoni  alla  caduta  dell'  impero  romano;  il  terzo 
dalla  caduta  dell'impero  al  primo  sorgere  della  potenza  dei 
Signori  del  Montefeltro  :  il  quarto  seguita  tino  alla  devoluzione 
di  Urbino  alla  Santa  Sede  :  ed  il  quinto  ci  conduce  fino  al 
1867.  La  distribuzione  come  si  vede  non   poteva   essere  più 


RIVISTA  BIBLIOGRAFICA  379 

logica  e  razionale^  giacché  la  vicenda  stessa  degli  avvenimenti 
sembra  richiederla.  Seguono  infine  tavole  cronologiche  e  genea- 
logiche, e  fra  queste  ultime,  quelle  dei  Conti  poi  Duchi  di 
Urbino,  dei  Della  Rovere,  dei  Malatesti  e  degli  Sforzeschi  di 
Pesaro^  importantissime  perchè  si  collegono  con  la  Storia  ge- 
nerale d^  Italia.  Altra  cosa,  che  non  possiamo  non  lodare  ab- 
bastanza, si  è  quella  di  avere  intercalato  nel  testo  e  precisa- 
mente alla  prima  pagina  d'  ogni  fascicolo,  le  illustrazioni  dei 
personaggi  e  dei  luoghi,  dei  quali  1'  A.  si  è  dovuto  occupare 
nel  corso  dei  suo  lavoro.  E  per  citarne  alcune,  nomineremo 
il  passo  del  Furio,  il  ponte  Mallio  presso  Cagli  (  opera  Um- 
bra restaurata  dai  Romani),  la  facciata  della  Chiesa  di  san  Mi- 
chele in  Fano  (  an.  1493  ),  la  tribuna  del  Duomo  di  detta 
Città,  la  tomba  di  Bianca  moglie  di  Pandolfo  III  dei  Malate- 
sti (an.  1378),  la  fontana  nel  Palazzo  dei  Consoli  in  Gubbio, 
il  palazzo  Ducale  di  Urbino,  e  i  ritratti  di  Isotta  degli  Atti, 
dei  Duchi  Federico  e  Guidubaldo,  del  Commandino,  e  di  tanti 
altri  che  sarebbe  qui  troppo  lungo  enumerare. 

A  mettere  insieme  questo  libro  il  benemerito  Marcolini 
ha  dovuto  faticare  e  non  poco  per  raccogliere  notizie,  per  ret- 
tificare fatti,  per  fissare  date  certe,  e  per  raddrizzare  giudizi 
ed  opinioni.  Ce  ne  sono  prova  bastante  le  numerose  note  a 
piedi  di  pagina,  in  molte  delle  quali  si  accenna  ai  fonti  a  cui 
egli  ha  attinto. 

Dalla  lettura  che  abbiamo  fatta  del  libro,  ci  sia  permesso 
di  notare  che  talvolta  lo  stile  ci  è  parso  un  pò  troppo  studiato. 
Ciò  appunto  sta  ad  indicare,  secondo  quanto  abbiamo  accennato 
di  sopra,  che  V  amore  che  il  Marcolini  porta  alla  patria,  non  è  di 
quello  sterile  che  a  molti  empie  la  bocca,  a  pochi  il  core,  ma  è 
operoso,  intenso,  tale  in  una  parola  che  sarebbe  fortuna  d' Italia 
se  fosse  posseduto  da  maggior  numero  di  cittadini  che  real- 
mente non  sia.  Il  che  fa  conoscere  che  V  egregio  patrizio 
della  Prov.  di  Pesaro  e  Urbino  non  è  uno  di  quelli  che  si 
contenta  di  far  qualche  cosa,  tanto  per  dire  che  ha  fatto ,  ma 
procura  d' impiegarvi  tutte  le  sue  forze  e  tutto  lo  studio  di 
cui  egli  è  capace. 

Abbiasi   pertanto   il  conte  Marcolini   le  nostre  più  vive 


380  RIVISTA  BlBLIOGRAnCA 

congratulazioni  per  quanto  ba  fatto  finora,  quasi  a  sicuro  pre- 
sagio di  quant'  altro  sarà  per  fare  a  maggior  decoro  ed  illu- 
strazione del  suo  paese»  degli  studi  storici,  e  della  buona  eru- 
dizione. 

Antonio  Mancinelu 


ORLANDO  GENNARO.  Storia  di  Nocera  de'  Po- 
gani.  Voi.  I,  Napoli,  Casa  editrice  Tocco,  1884,  in 
S.""  di  pag.  XX -400. 

Una  storia  di  Nocera  de'  Pagani  può  interessare  anche  noi 
qui  neir  Umbria,  poiché  qualche  cosa  che  abbia  relazione  con 
Nocera  Umbra  vi  si  dovrebbe  certo  rinvenire.  Ed  è  per  que- 
sto che  neir  Archivio  nostro  facciamo  cenno  di  un  libro  che 
esce  dai  confini  impostici.  Noi  quindi  sul  valore  del  libro  non 
diremo  parola,  molto  più  che  i  meriti  e  i  difetti  del  medesi- 
mo sono  abbastanza  difiusamente  esposti  dal  prof,  de  Petra 
neir  Archìvio  storico  napoletano  (  an.  IX,  fase.  Ili  )  e  dal  si- 
gnor Schipa  nella  Rivista  storica  italiana  (  an.  II,  fase.  I.  )  ai 
quali  rimandiamo  il  lettore  che  volesse  conoscerli  particolar- 
mente. Per  dovere  di  giustizia  dobbiamo  avvenire,  che  agli 
appunti  mossigli  dal  primo  censore,  V  Orlando  rispose  in  uno 
scritto  intitolato  :  //  professore  De  Petra  e  la  mia  storia  di  Nocera 
(  Napoli,  Tocco,  1885,  in  8.®  di  pag.  96  ).  Premesso  questo 
veniamo  a  noi* 

Due  sono  i  punti  che  ci  riguardano.  Quale  è  V  etimolo- 
gia di  Nuceria  ?  Come  si  vede ,  questa  indagine  è  utile  anche 
per  noi,  e  certo  il  futuro  istorico  di  Nocera  Umbra  qualche 
buono  ed  utile  indizio  nella  storia  dell'  Orlando  ve  lo  potrà  ri- 
trovare :  peraltro,  se  la  nuova  etimologia  che  egli  propone 
(Nu-Kria,  cioè:  nuova  Criajy  è  ingegnosa  e  possibile,  non  sembra 
tale  però  che  possa  davvero  accettarsi  come  certa.  Aggiun- 
gasi che  è  monca.  Egli  crede  che  la  Nuceria  della  Campania, 
sia  la  Nuceria  Alfaternia  nominata  da  Tito  Livio  e  da  Diodoro 


RIVISTA  BIBUOGRÀFtCA  381 

Siculo,  e,  senza  sospettare  che  la  parola  Alfaternia  possa  appar- 
tenere ad  un'altra  Nocera,  trascura  afiatto  di  cercare  T  etimo- 
logia di  questo  nome.  E  pure  non  dovea  qui  trascurarsi  che 
anche  la  Nuceria  dell'  Umbria  pretende  chiamarsi  Alfateria^  o 
meglio  Alphathenia^  e  che  di  questo  nome  può  dare  una  giusta 
etimologia  dal  fatto  che  trovasi  edificata  presso  le  sorgenti  del 
fiume  Topino,  da  Strabone  e  da  altri  detto  Tinta  o  Theneas, 
onde  alpha  -  theneas^  origine  del  Tenea.  Noi  ci  baderemo  be- 
ne dal  risolvere  qui  la  quistione,  questo  diciamo  però,  che  il 
non  aver  toccato  e  discusso  questo  punto,  rende  incompleta 
e  difettosa  la  sua  ricerca. 

L' altro  punto  che  ci  riguarda,  è  il  martirio  dei  santi  Fe- 
lice e  Costanza  (a.  di  C.  54  )  che  egli  ritiene  accaduto  nella 
Nuceria  della  Campania,  ed  altri  nella  Nuceria  degli  Umbri.  Pre- 
mettasi che  egli  sugli  atti  di  questi  due  martiri  non  fa  alcuna 
critica,  e  crede  di  esser  giunto  ad  una  conclusione  certissima^ 
col  recar  solo  le  tesimonianze  dei  martirologi,  senza  esami- 
narne il  valore ,  e  senza  dividerli  in  famiglie  come  si  doveva. 
Quindi  la  storia  di  questi  santi,  sieno  essi  dell'  una  o  dell'  al- 
tra città,  poco  ha  guadagnato  dal  nuovo  studio  dell'  Orlando, 
il  quale  in  materia  di  erudizione  ecclesiastica  non  si  mostra 
gran  che  fondato.  Esaminando  poi  a  quale  delle  due  città 
appartengano  questi  martiri,  egli  ci  somministra  una  serie  di 
errori  abbastanza  notevole,  per  essere  autorizzati  a  credere  che 
il  soggetto  r  abbia  studiato  molto  leggermente.  Di  fatti ,  egli 
fa  umbro  1'  Ughelli  che  era  di  Firenze;  il  lacobilli  che  era 
di  Foligno  lo  fa  di  Nocera;  la  sua  morte  avvenuta  nel  1664 
anticipa  di  due  lustri;  vuol  vedere  fra  1'  Ughelli  e  il  lacobilli 
delle  contradizioni  che  non  esistono  punto,  ecc.  Noi  vorrem- 
mo esaminare  la  controversia,  e  vedere  come  la  risolva  1'  Or- 
lando ,  ma  considerando  che  egli  per  terminare  la  questione 
definitivamente  (  la  parola  è  sua  )  produce  come  argomento 
ineluttabile  un  decreto  della  Sacra  Congregazione  dei  Riti 
(5  settembre  1639  o  1739  )  emanato  in  materia  liturgica, 
si  perde  la  pazienza  per  discutere^  e  si  chiude  il  libro. 

Michele  Faloci  Pulignani 


382  BIVISTA  BfBUOGBAFICA 

PILA  CAROCCI  LUIGI.  Della  Zecca  e  delle  M(h 
fiele  di  Spoleto  in  relaiione  alla  storia  delle  Epoche 
Umbra^  Romana^  Ducale  e  Pontificia.  Camerino,  Tip. 
Mercuri,  1884,  in  8''  di  pag.  60,  con  sei  tavole. 

Di  questo  lavoro  di  Mons.  Pila  Carocci,  si  dette  gii  un 
cenno  sommano  nello  Spoglio  del  BulUttino  di  Numismatica 
t  Sfragìstica  a  pag.  178,  ora,  avendone  ricevuto  l'estratto  in 
fascicolo  separato,  torniamo  a  dire  sullo  stesso  poche  parole, 
o,  meglio,  ne  daremo  un  cenno  sommario.  Lo  scrìtto  del 
Pila -Carocci  fu  letto  alP  accademia  degli  Arcadi  il  4  Giugno 
1884,  e  certo  come  cosa  arcadica  potè  passare  e  meritare  be- 
nigna indulgenza:  non  cosi  come  dissertazione  erudita,  ove  si 
consideri  che,  all'  infuori  della  enumerazione  di  sessanta  mo- 
nete che  il  Pila  Carocci  asserisce  tutte  di  zecca  spoletina,  del 
resto  non  vi  è  nulla  che  illustri  il  suo  soggetto  che  pure  si 
presterebbe  tanto  ad  uno  studio  storico  artistico,  fecondo  ceno 
di  belle  ed  utili  scopene.  Veniamo  ai  fatti. 

Fino  alla  pag.  18  non  si  parla  mai  di  monete  o  di  zec- 
che spoletine.  Si  comincia  ab  ovo,  cioè  dalla  numismatica  in 
relazione  colla  mitologia,  poi  si  parla  delle  monete  degli  an- 
tichi popoli  italici,  umbri,  etruschi,  poi  delle  monete  romane, 
poi  si  fa  un  cenno  sommario  della  costituzione  politica  e  ci- 
vile dell'impero,  della  sua  caduta,  delle  invasioni  dei  barbari, 
di  quando  in  quando  si  nomina  Spoleto,  ma  di  zecca  spole- 
tina o  di  monete  spoletine  in  quanto  alle  prime  due  epoche 
non  si  fa  punto  parola  alcuna.  E  allora,  perchè  metterla  nel 
titolo  ? 

Di  monete  spoletine  il  Pila  Carocci  entra  a  parlare  quan- 
do viene  a  discorrere  dell'  epoca  ducale,  e  certo  produce  molte 
e  belle  monete  :  peccato  che  non  appartengano  tutte  a  Spoleto. 
Egli  infatti  aggiudica  a  Spoleto  le  monete  di  Guido  Re  d'I- 
talia, perchè  Guido  era  stato  duca  di  Spoleto  :  per  la  stessa 
ragione  gli  aggiudica  quelle  di  Lambeno  imperatore ,  e  cosi 
moltiplica  le  monete  che  è  una  meraviglia.  Giunto  con  que- 
ste monete  ducali  a  pag.  26,  fino  alla  pag.  34  fa  cenno  della 


RIVISTA  BIBLIOGRAFICA  383 

Storia  di  Spoleto,  basandosi,  non  mica  sulla  storia  recentissima 
del  Sansi  che  non  pare  che  conosca,  ma  bensi  sui  manoscritti 
compilati  da  lui  stesso,  che  cita  in  nota  con  una  frequenza 
ed  una  ingenuità  che  fa  piacere.  Segue  la  descrizione  delle 
monete  pontificie,  fino  alla  pag.  44  :  per  altro ,  questa  parte 
interessantissima  sulla  quale  era  cosa  facile  ed  ovvia  a  produrre 
documenti  dagli  archivi  pontifici  o  spoletini ,  non  dice  nulla, 
proprio  nulla  di  nuovo.  Per  giunta,  le  monete  sono  talvolta 
male  lette.  Difatti,  inesatta  è  la  lezione  del  num.  23  (una 
delle  più  interessanti),  quelle  dei  numm.  28,  30  e  forse  di 
altri  che  non  abbiamo  confrontati.  Quella,  cosi  pregevole,  se- 
gnata col  num.  25,  fu  edita  dallo  Strozzi,  perchè  non  dirlo  ? 
Di  tante  altre  monete  la  descrizione  è  inesatta,  o  incompleta, 
né  stiamo  a  constatar  altre  inesattezze,  per  es.  che  il  num.  43 
non  corrisponde  al  num.  36  del  Cinagli,  come  non  corrisponde 
al  num.  52  il  num.  44  ecc.  E  poniamo  che  sieno  sviste,  que- 
ste però  sono  tante,  che  la  dissertazione  del  Pila  Carocci,  da 
uno  scrittore  coscienzioso  non  si  potrà  accettare  senza  il  be- 
neficio deir  inventario.  E  poi,  perchè  non  indicare  sempre  gli 
scrittori  che  parlano  di  monete  spoletine?  per  esempio  il 
Fioravanti  ?  e  il  Cinagli  perchè  indicarlo  quando  si  e  quando 
nò?  Andiamo  ancora  innanzi. 

Da  Leone  X  a  Pio  VI  il  Pila  Carocci  non  trova  monete 
spoletine,  ma,  tanto  per  far  dissertazioni  arcadiche,  occupa  do- 
dici pagine  (44-56)  indovini  un  pò  il  lettore  ?  A  discorrere 
e  a  divagarsi  parlando  di  ceremoniali  pontifici,  di  istituzioni 
politiche  e  finanziarie  del  governo  papale  (di  numismatica 
nemmeno  una  parola  )  di  tribunali,  di  procedura^  insomma  de 
omnibus  rebus  et  de  quibusdam  aliisy  in  modo  da  far  ridere  i  cap* 
poni.  Ma,  Dio  buono  !  se  volete  discorrere  e  far  polemiche,  e 
cantare  apologie,  vi  ha  proprio  bisogno  di  impasticciare  con 
queste  frasche  una  dissertazione  di  numismatica?  E  mancano 
i  giornali?  Povera  numismatica! 

Il  Pila  Carocci  parla  ancora  di  poche  monete  di  Pio  VI, 
della  republica  romana,  e  poi  fa  fine,  augurando  alla  sua  na- 
tiva città  di  poter  aver  la  fortuna  di  trovare  altre  monete,  onde 
altri  possa  trattare  in  appresso  con  maggiore  erudizione   e  piA 


3^4  RIVISTA  BIBLIOGRAFICA 

completamente  lo  stesso  soggetto.  Anche  noi  facciamo  questo 
voto,  poiché,  malgrado  lo  scritto  del  Pila  Carocci  e  tutta  la 
sua  buona  volontà,  la  zecca  4i  Spoleto  è  ancora  un  campo 
inesplorato,  nessuno  ancora  avendoci  prodotto  il  nome  di  un 
zecchiere,  nessuno  avendo  publicato  un  documento  sulla  zecca, 
sui  suoi  dritti,  sui  suoi  pesi,  insomma  tutto  essendo  scono- 
sciuto, meno  gli  aridi  elenchi  dei  collettori,  per  esempio  dei 
Cinagli,  questo  del  Pila  -  Carocci  ecc.  Nella  seconda  metà  dei 
secolo  passato  si  occupava  a  Spoleto  a  rintracciar  notizie  su 
quella  zecca  V  abate  Antonio  Acqua,  il  quale  stava  in  relazione 
col  Bellini,  e  col  Mengozzi,  come  ricavo  da  alcune  lettere  che 
ne  possiedo;  gli  studiosi  spoletini  potranno  cercare  se  questo 
abate  Acqua  nulla  conchiuse,  e  in  caso  positivo  potranno  ve- 
dere quali  studi  e  documenti  su  questo  bellissimo  soggetto 
sieno  stati  per  avventura  adunati. 

Michele  Faloci  Pulignani 


SANTONI  MILZIADE.  Statuta  comunis  et  populi 
civilatis  Vissi  antiqui  et  fidelis,  iussa  vel  disposila  anle 
an.  MCDLXI.  Edidil  M.  SANTONI  camers,  IIII  vir- 
tnonumenlis  Provinciae  Maceralensis  adservandis.  Came- 
rino, Mercuri,  1884.  in  fol.  di  pag.  XVIII -140. 

L' ingegnoso  ed  eruditissimo  prof.  Milziade  can.  Santoni, 
membro  della  Commissione  provinciale  per  la  conservazione 
dei  monumenti,  raccoglitore  ed  illustratore  indefesso  delle  me- 
morie archeologiche  e  storiche  delle  Marche,  e  specialmente 
della  provincia  di  Macerata,  ci  à  dato  un  nuovo  e  prezioso 
frutto  della  sua  intelligente  ed  industre  operosità. 

È  da  poco  tempo  che  sono  venuti  in  onore  fra  noi  gli 
studi  critici  sulla  storia  del  nostro  diritto  intermedio,  ancora 
avvolta  in  tante  e  tanto  misteriose  incertezze.  Ci  manca  una 
storia  del  diritto  italiano,  e  quel  che  è  peggio,  ci  mancano  i 


RIVISTA   BIBLIOGRAFICA.  385 

materiali  per  farla.  Imperocché  gli  Statuti  dei  nostri  gloriosi 
Comuni  giacciono  per  la  più  parte  ignorati  nelle  tenebre  e 
nella  polvere  degli  Archivi ,  ed  aspettano  sempre  la  mano 
amorosa  e  sapiente,  che  li  salvi  dall'oblio  perpetuo,  e  li  re- 
stituisca alla  luce  della  pubblicità  e  della  scienza. 

Qualche  cosa  invero  si  è  fatta,,  ed  alcuni  di  tali  Statuti 
furon  dissepolti  e  divulgati  da  dotti  e  valenti  uomini.  Tra  i 
quali  va  ora  annoverato  il  (an.  Santoni ,  che  col  decifrare  e 
dare  alle  stampe  gli  Statuti  di  Visso,  antica  e  storica  città 
deir  alto  Appennino  Marchigiano ,  à  reso  un  segnalato  servi- 
gio alla  nostra  regione,  e  portato  un  cospicuo  contributo  alla 
futura  storia  del  diritto  italiano  medioevale. 

In  una  bella  prefazione,  sobria  di  parole  ma  densa  di  no- 
tizie e  d' idee,  V  A.  tocca  con  mano  maestra  delle  origini  e 
delle  vicende  di  Visso,  accenna  ai  più  notevoli  monumenti 
che  vi  si  ammirano  ed  agli  uomini  più  insigni  che  vi  nacque- 
ro, e  poi  scende  a  parlare  di  queste  leggi  statutarie,  descri- 
vendo il  codice  che  le  conserva,  narrando  il  come  e  il  quan- 
do vennero  compilate  e  promulgate,  esponendo  T  ordine  e  la 
partizione,  illustrandone  le  più  importanti  disposizioni,  e  di- 
chiarandone infine  le  voci  arcaiche  o  dialettali. 

Seguono  gli  Statuti,  preceduti  da  un  breve  proemio,  che 
dopo  le  solite  invocazioni  sacre ,  si  chiude  con  le  energiche 
parole,  in  cui  si  compendia  tutto  il  pensiero  del  legislatore, 
riportate  dal  Santoni  sul  frontespizio  a  modo  d'  epigrafe  :  Et 
ut  Vissani  vivant  sub  propria  eorum  lege. 

Sono  divisi  in  quattro  libri  o  parti,  che  portano  i  titoli 
seguenti  :  I.  De  offitio  dominorum  Priorum;  II.  Super  civilibus 
causisi  III.  Super  criminalibus  causis;\W.  Super  extraordinariis ^ 
et  damnis  datis.  Ogni  parte  o  libro  si  suddivide  in  Rubriche. 
ciascuna  delle  quali  à  in  fronte  T  enunciazione  dell'  argomento 
di  cui  tratta. 

Troppo  lunga  riuscirebbe  un'  esposizione,  anche  compen- 
diosa, delle  regole  di  diritto  pubblico  e  privato  e  di  proce- 
dura civile  e  criminale,  che  in  questi  Statuti  si  contengono. 
Oltre  di  che,  sarebbe  senza  scopo  di  pratica  utilità,  ove  non 
le  si  ponessero  a  raffronto  con   quelle   degli  altri  Statuti  ita- 

Archìvio  Storico  li.  35. 


386  RIVISTA  BIBLIOGRAFICA 

liani  deir  epoca.  Ciò  che  non  è  qui  il  luogo  né  il  tempo  di 
fare*  Diremo  solanto  che  la  lettura  ne  è  interessantissima,  e 
che  gli  studiosi  vi  troveranno  una  miniera  molto  ricca'  di  no- 
tizie e  di  osservazioni  della  più  alta  importanza. 

Al  merito  intrinseco  del  libro  si  accompagna  V  eleganza 
e  la  correttezza  dell'  edizione  (  di  soli  cento  esemplari  nume- 
rati )»  uscita  dalla  tipografia  C.  Mercuri  successore  Borgarelli 
in  Camerino.  È  un  ^bel  volume  in  4.®  grande ,  di  pagine 
XVIII  - 139,  impresso  su  carta  distinta,  con  nitidissimi  carat- 
teri elzeviriani,  curato  con  intelletto  d'  amore  e  con  squisito 
senso  di  arte. 

Luigi  Pacciarelli 


BULLETTINO  BIBLIOGRAFICO 


Antona  -  Traversi    Camillo.   //   Conte   Carlo  Leopardi. 
Roma,  tip.  Fratelli  Centenari,  1885,  in  16.**  di  pag.  16. 


Parliamo  chiaro  :  che  piacere  ci 
sia,  e  che  utilità  si  ricavi  dal  met- 
tere in  publico  i  difetti  di  Carlo  Leo- 
pardi, sul  quale  la  fama  del  fratello  Gia- 
como getta  appena  di  riverbero  un  po' 
di  luce,  non  si  comprende.  Imperoc- 
ché se  Carlo  Leopardi  non  avea  Gia- 
como per  fratello,  nessuno  invero  si 
sarebbe  curato  di  lui,  che,  trascurato 
e  ignorato,  sarebbe  rimasta  quale  è 
una  figura  abbastanza  comune,  e  non 
meritevole  certo  di  venire  studiata. 


È  dicasi  il  medesimo  della  vedova 
di  lui,  la  contessa  Teia.  Del  resto, 
se  r  Antona  -  Traversi,  che  de  micis 
leopardianis  è  collettore  diligentissi- 
mo,  con  questa  pubblicazione  ha  a- 
vuto  qualche  fine,  tanto  meglio  per 
lui:  noi  però  dichiariamo  di  non  co- 
noscerlo questo  fine,  se  pure  tale  non 
sia  il  voler  ricantar  per  la  centesima 
volta  che  il  paese  nativo  di  Giacomo 
fu  chiamato  da  lui  un  horgQ  selvag- 
gio ecc. 


BoNFiGLi  Clodomiro.   U  igiene  publica   nel  secolo   XV. 
Milano,  Stab.  Civelli,  1885,  in  8.°  di  pag.  8. 


Questo  breve  scritto  del  eh.  dot- 
tor Bonfìgli,  è  estratto  dal  Giornale 
della  R.  Società  Italiana  d'  Igiene 
(  an.  VII,  n.  3.)  e  ne  facciamo  breve 
ricordo,  perchè  contiene  tre  decreti  di 
Ferdinando  I.  Re  di  Napoli,  scrìtti 
nel  1487  e  segg.  dal  celebre  letterato 
umbro  Giovanni  Fontano^  che  fu  suo 


segretario.  Di  questo  si  fa  cenno  a  pa- 
gina 6,  dubitando  se  la  sua  patria 
sia  Spello  o  Cerreto,  il  che  fu  riso- 
luto dal  Si^.  C.  Fontani  di  Orvieto 
suo  discendente,  in  uno  scritto  sulla 
famiglia  di  lui  inserito  nel  Saggiatore. 
Roma  1845,  an.  II,  voi.  Ili,  pagi- 
ne 193  e  seg. 


Claricetti  Celeste.  //  ponte  aquedotto  detto  ponte  delle 
torri  di  Spoleto.  Milano,  tipo  -  litografia  degli  Ingegneri,  1884, 
in  4.^  di  pag.  16  con  una  tavola. 


È  questo  il  primo  lavoro  ben 
£atto  sm  celebre  ponte  spoletino, 
detto  delle  torri,  lungo   230   metri, 


alto  poco  meno  di  77.  Il  Claricetti 
fu  a  Spoleto,  esaminò  questo  ponte, 
e  il  risultato  dei  suoi  studi  ce  lo  co- 


3^8 


BULLETTmO    BIBLIOGRAFICO 


municò  in  questa  memoria,  nella 
quale,  misuratene  le  dimensioni,  mo- 
strati gli  errori  nei  quali  incorsero  i 
vecchi  scrittori  non  spoletini  che  né 
parlarono,  dimostra  come,  escluse  le 
congetture,  poco  o  punto  probabili, 
che  lo  attribuiscono  al  Re  Teodorico 
o  al  cardinale  Albemoz  o  ad  altri,  la 
sua  erezione  possa  riportarsi  al  se- 
colo XIII,  a  tempo  cioè  del  libero  co- 
mune. Veramente  questa  memoria 
non  ci  dice  nulla  di  nuovo,   piace 


però  di  trovar  radunate  tutte  le  te- 
stimonianze che  se  ne  hanno  in  un 
corpo  solo,  con  utile  evidente  di  chi 
vuol  conoscere,  almeno  in  parte,  la 
storia  di  questo  ponte.  Una  cosa  fa 
brutto  assai,  cioè  gli  errori  continui 
dei  nomi  propri.  Bonyinina  perPon- 
zianina:  Giaytolo  per  Giustolo:  Al- 
herna  per  Albemoz:  MonUlucco  per 
Monte  Luco:  Tampolino  per  Zampo- 
lino  ecc. 


Cherubini  Claudio.    Biordo   Michelotti   e  Bettona.   Tori- 
no, 1885,  stamp.  del  Unione  Tip.  editrice,  in  ^.^  di  pag.  8. 


Nelle  nozze  Bianconi -Morelli,  il 
sig.  Cherubini  ha  pubblicati  questi 
brevi  frammenti  storici  estratti  dai 
manoscritti  di  fra  Stefano  Tofì  scrit- 
tore Bettonese  del  sec.  XVII.  Questi 
frammenti  vanno  dal  1380  al  1390, 
ed  ha  fatto  bene  il  Cherubini  a  pu- 
blicarli:  però  a   nostro   giudizio,  a- 


vrebbe  fatto  meglio  a  indicarci  dove 
si  trova  il  manoscritto  del  Tofì,  e 
meglio  ancora  se  a  questa  notizia  bi- 
blio^afica,  una  biografica  ne  avesse 
aggiunta  suU*  autore,  il  cui  nome  non 
è  certo  notissimo,  nenuneno  nel- 
r  Umbria. 


Foglietti  Raffaele.  Storia  per  uso  del  popolo  di  san  Giu^ 
liano  V  ospitatore  patrono  principale  di  Macerata.  Macerata ,  tip. 
Bianchini,  1885,  in  16.^  di  pag.  16. 


La  leggenda  di  san  Giuliano  é 
abbastanza  curiosa,  e  il  eh.  sig.  av- 
vocato Foglietti  la  racconta  senza 
sforzo  di  erudizione,  contentandosi 
di  scrivere  un  libricino  popolare,  che 
tale  è  veramente.  Ma  è  singolare 
che  in  un  libro  popolare  si  trovi  an- 
che una  bibJiografiay  cosa  niente  af- 
fatto popolare.  Peraltro  ha  fatto  bene 
il  sig.  Foglietti  di  far  seguire  alla 
vita  del  santo  la  sua  biblic^rafia,  la 


quale  almeno  sarà  gradita  agli  studiosi 
che  la  leggenda  stessa  volessero  fare 
oggetto  01  ricerche  e  di  osservazioni 
di  vario  genere.  L*  opuscoletto  (  del 
quale  V  autore  ha  anche  dato  una 
versione  francese)  è  intitolato  parte 
prima,  promettendo  V  autore  fra  poco 
una  seconda  parte,  nella  quale  par- 
lerà del  culto  di  san  Giuliano  a  Ma- 
cerata. 


Fratini  P.  Giuseppe.  Spello  -Decimateria  pagina  di  storia 
Patria.  Foligno,  1884,  tip.  Sgariglia,  in  8.°  di  pag.  68. 


Questa  decimaterza  pagina  con- 
tiene settantacinque  similitudini  e- 
stratte  dalla  Francisciade  del  Mauri 
(  ®  1572  )  minorità  conventuale  di 


Spello,  con  la  versione  di  un  Acco- 
rimboni  sacerdote  anche  questo  di 
Spello  defunto  nel  secolo  presente. 
La  parte  letteraria  non  interessando 


BULLETTINO    BlBUOGRAFlCO 


389 


i  nostri  lettori,  accenneremo  solo  che 
alle  similitudini  del  Mauri  il  suo  cor- 
religioso  p.  Fratini  ha  fatte  precedere 
alcune  notizie  sulla  vita  di  lui,  ben- 
ché egli  stesso  ne  avesse  già  publi- 
cati  alcuni  cenni  bibliografici  (  Assisi, 
Sensi,  1880  ),  e  il  prof.  Urbini  ne 
avesse  stampate  poco  dopo  alcune 
ricerche  critiche  (  Foligno,  Campitelli, 


1881  ).  Il  ricordare  le  opere  e  le 
virtù  dei  nostri  concittadini  è  sem- 
pre opera  commendevole,  e  ben  fa 
il  p.  Fratini  a  publicare  di  tanto  in 
tanto  queste  pagine  di  istoria  patria, 
nelle  quali  riassume  notizie  storiche, 
artistiche,  letterarie,  religiose,  per  la 
patria  sua  di  molto  interesse. 


Giudici  Giacomo  Maria.  Vita  del  ven.  servo  di  Dio  Tom- 
maso Antonio  Arhuatti  dell'  ordine  eremitano  di  S.  Agostino. 
Roma,  tip.  della  pace,  1884,  in  16.^  di  pag.  256. 


Tommaso  Arbuatti  nacque  in 
Loreto  il  1673,  e  morì  in  Oslmo  nel 
1^46.  Egli  entrò  nell'ordine  agosti- 
niano, ed  esercitò  in  Ancona,  in  Li- 
vorno, in  Venezia  ed  altrove  molte 
virtù,  per  le  quali  godè  fama  di  san- 


to religioso,  ed  oggi  si  cerca  di  in* 
nalzarlo  ali*  onore  degli  altari.  Al 
caso  nostro  poco  interessa  parlare 
di  questo  libretto,  scritto  con  iscopo 
morale  nel  1748,  ed  oggi  ristampato 
con  notevoli  aggiunte. 


Guida  di  Ancona  descritta  nella  storia  e  nei  monumenti 
con  indicazioni  utili  al  forastiere.  Ancona,  Santoni  editore,  1884, 
in  8.°  di  pag.  I- Vili- 1,-336  con  due  tavole. 


Di  questo  pregevole  libro  po- 
co dobbiamo  dire,  non  essendo  esso 
che  il  volume  stesso  stampato  nel 
1870  del  Cherubini,  col  titolo:  An^ 
cona  descritta  nella  storia  e  nei  ino- 
numentiy  ed  al  quale,  tolto  il  vecchio 
titolo  e  sostituitone  uno  nuovo,  fu 
alla  fine,  per  circa  30  pagine,  ag- 
giunto dal  eh.  Ciavarìni  quanto  per 
parte  loro  aveano  scritto  fino  al  1870 


il  Ciavarìni  stesso,  il  Bevilacqua,  il 
Maroni,  ed  i  defunti  Gariboldi  e  De 
Bosis.  Non  è  quindi  un  lavoro  nuovo, 
ed  agli  anconitani  ed  ai  forestieri 
che  vanno  in  Ancona,  dovendosi  ra- 
gionevolmente supporre  che  sia  già 
noto,  non  occorre  dire  di  più,  le 
numerose  indicazioni  commerciali  ag- 
giuntevi in  fine,  non  essendo  cosa 
che  ci  riguarda. 


Monti  Vincenzo.  Un  sonetto  sconosciuto.  Recanati,  tip.  Sim- 
boli, 1885,  in  16.®  di  pag.  24*  ; 


In  occasione  delle  nozze  Cecca- 
roni -Voglia,  il  eh.  D.  Benedettucci 
ha  ripublicato  un  sonetto  sconosciuto 
del  Monti,  edito  già  in  Macerata  nel 
1791  per  nozze  Mazzagalli  -  Amici. 
Precede  una  erudita  notizia  del  Be- 
pedettpcci  sulla  relazione  fra  il  Monti 


e  il  Leopardi,  ove  si  nota  che  il  so- 
netto del  sig.  abate  Vincenzo  Monti 
fu  appunto  composto  per  le  nozze 
della  Marchesa  Isabella  Amici  so- 
rella maggiore  dalla  madre  di  Gia- 
como. 


390  BULLETTINO    BIBLIOGRAFICO 

MoRSOLiN  Bernardo.   La  ortodossia  di  Pietro  Bembo.  Ve- 
nezia,  Antonelli,  1885,  in  8.^  di  pag.  44. 


Il  eh.  prof,  abate  Morsolin  che 
da  qualche  anno  va  raccogliendo  i 
materiali  per  una  larga  monografìa 
del  cardinal  Bembo,  ha  esaminato  in 
questo  dotto  studio,  quanto  di  vero  e 
quanto  di  falso  si  trovi  nelle  antiche 
e  nelle  moderne  accuse  che  suir  or- 
todossia deir  insigne  letterato  hanno 
mosso  parecchi  scrittori.  È  con  un 
esame  accurato  e  minuto,  special- 
mente delle  sue  lettere,  ha  potuto  chia- 
ramente dimostrare  che  le  accuse  di 
opinioni   in   disaccordo   colle  dottri- 


ne cattoliche,  come  vennero  enun- 
ziate,  sono  talvolta  infondate,  spesso 
leggere,  e  formulate  sempre  da  spi- 
rito di  parte  che  non  ne  intaccano 
punto  la  fede.  Dell*  erudito  lavoro 
aeir  ab.  Morsolin  in  questo  Archivio 
facciamo  appena  questo  cenno,  e  certo 
non  avremmo  avuta  nemmeno  opportu- 
nità di  parlarne,  se  il  nome  del  Bembo 
non  si  collegasse  con  V  Umbria  no- 
stra e  più  specialmente  eoa  la  città 
di  Gubbio,  della  quale  fu  nominato 
Vescovo  nel  15  51. 


Nuova  guida  di  Ancona  e  suoi  dintorni  arricchita  da  ij  fo- 
tolitografie dei  principali  edifici  e  monumenti.  Ancona,  Santoni 
editore,  1884,  in  i6.°  di  pag.  92. 

publichi,  di  commercianti,  di  ban- 
che ecc.  La  vera  guida  è  una  cosa 
breve  assai,  e  certo  poca  fatica  ha 
richiesta  da  chi  V  ha  compilata,  poi- 
ché, per  dare  un  esempio,  collo 
scrìtto  solamente  del  Maroni  inserito 
neir  Ancona  descritta  ecc.  edito  nel 
1870,  ha  potuto  fornire  pressoché 
tutte  le  notizie  e  le  indicazioni  che 
somministra  ai  lettori. 


V  editore  Santoni  di  Ancona, 
oltre  la  Guida  di  questa  città  della 
quale  si  é  dato  cenno  nella  pagina 
precedente,  ne  ha  stampata  una  se- 
conda, minore  e  di  minore  interesse, 
scritta  a  preferenza  per  i  commer- 
cianti, a  quanto  sembra,  imperocché 
di  un  libretto  di  circa  90  pagine,  la 
metà  é  occupata  in  indicazioni  utili 
al  forestiere,  indicazioni  cioè  di  uffici 


Pagliari  Vittorio.  Età  della  pietra  in  Gubbio.   Firenze , 
tip.  Cooperativa,  1885,  in  8.°  di  pag.  22  con  tavola. 


Il  can.  Pagliari  ha  pubblicato 
questo  suo  lavoro,  per  le  nozze  Della 
Porta  -  Rossi  Scotti.  In  esso  pren- 
dendo le  mosse  dalla  sentenza  del 
Lanzi,  che  i  resultati  de^li  studi 
preistorici  non  saranno  mài  assolu- 
tamente generali,  se  ciascuna  città 
non  rechi  il  proprio  sussidio:  espone 
il  riassunto  delle  sue  osservazioni, 
per  r  epoca  della  pietra,  nella  plaga 
eugubina.  A  queste  prepone  alcuni 
cenni  generali  sulla  genesi  e  la  mor- 
fogonia  degli  oggetti  litici;  e  divide 
in  conseguenza  la  sua  esposizione  in 
due  parti.  Noi  ci  congratuUamo  col 


valente  paletnologo  dei  prìmi  passi 
che  tanto  arditamente  fa  a  traverso 
gli  oscuri  periodi  primitivi,  non  pos- 
siamo per  altro  pienamente  soscrìve- 
re  a  tutti  i  criteri  sintetici  teorica- 
mente esposti,  e  a  tutta  la  nomen- 
clatura speciale  degli  oltre  a  2000 
oggetti  litici  da  lui  raccolti  e  con- 
servati, così  com*egli  li  classifica  ; 
mentre  d*  altra  parte  riconosciamo 
r  utilità  di  questo  suo  contributo  agli 
studi  esosforici,  che  in  Italia  tanto 
rapidamente  vanno  progredendo  colle 
nuove  conquiste  dell*  osservazione. 


BULLETTINO  BIBLIOGRAFICO 


391 


Ràffàelli  Ftuppo.  //  iahernacolo  di  bronco  e  il  ciborio  in 
marmo  della  Chiesa  Metropolitana  di  Fermo.  Firenze,  tip.  della 
pia  casa  di  patronato,  1885,  in  8  di  pag.  16. 


Nel  secolo  XVI  fiorì  nel  Piceno 
una  scuola  di  fonditori  di  bronzo,  i 
quali  a  Loreto,  a  Camerino,  a  Reca- 
nati a  Fermo  ecc,  condussero  opere 
elegantissime,  e  di  gusto  artistico  assai 
penetto.  Il  marchese  Raifaelli  accen- 
nando il  merito  del  Vergelli  e  del 
Calcagni  fonditori  di  quel  secolo,  si 
ferma  a  rintracciare  le  notizie  della 
famiglia  Lombardi,  famiglia  di  arti- 
sti, la  quale  ci  lasciò  molti  e  bellis- 
simi monumenti.  Di  uno  di  essi,  fatto 


circa  il  1570  e  collocato  sull' aitar 
majzgiore  del  duomo  di  Fermo,  il  eh. 
Rattaelli  dà  un'esatta  descrizione,  fa- 
cendoci conoscere  questo  bellissimo 
tabernacolo  ricco  di  statuine,  di  scol- 
ture, di  fregi,  di  decorazioni  di  ogni 
genere.  Sotto  questo  tabernacolo  fii 
collocato  teste  un  ciborio  di  marmo 
e  di  metallo,  opera  di  Gaetano  Chia- 
ravalle  di  Servi^liano  presso  Fermo, 
che  dal  Raffaeli!  viene  del  pari  dili- 
gentemente descritto. 


•Rossi  Filippo  Maria.  La   5.   Angela  da  Foligno.  Cenni 
biografici.  Foligno,  tip.  Campitelli,  1885,  in  16.^  di  pag.  32. 


Sono  poche  paginette  estratte 
dal  libro  che  il  p.  Rossi  publicò  nel 
1856  in  Roma,  sulla  chiesa  di  san 
Francesco  in  Foligno.  L'  autore  ha 
estratto  il  suo  piccolo  lavoro  dall'  au- 
tobiografia di   questa   beata    france- 


scana del  XIII  secolo,  che  è  V  unico 
documento  isterico  che  di  Lei  si  co- 
nosca, né,  trattandosi  di  cosa  quasi 
puramente  ascetica,  fa  duopo  dire 
di  più. 


Santoni  Milziade.  Degli  Atti  e  del  Culto  di  S.  Ansovino 
V.  C.  compatrono  della  città  di  Camerino.  Commentario.  Came- 
rino, tip.  Savini,  1884,  in  8.^  di  pag.  160  con  una  tavola. 


Il  Commentario  è  dedicato  a 
Monsignor  Giuseppe  Maria  Costan- 
tini vescovo  di  Nepi  e  Sutri,  che  al- 
l' autore  fìi  cortese  di  aiuto  con  le 
copie  di  alcuni  documenti.  ^t\  Proe- 
mio si  dà  la  ragione  del  lavoro,  no- 
tando gli  scrittori  che  in  precedenza 
hanno  discorso  di  S.  Ansovino,  e  di- 
chiarando che  da  questi  si  tolse  la 
materia  della  narrazione.  Il  lavoro 
poi  è  diviso  in  due  parti,  la ,  prima 
intitolata  Degli  Atti,  la  seconda  Del 
Olito,  Questo  Commentario ,    con  il 


quale  1'  autore  ha  voluto  dare  un 
nuovo  saggio  della  sua  già  conosciuta 
erudizione  storica  ed  un  largo  argo- 
mento della  sua  religiosa  pietà,  non 
è  soltanto  una  semplice  opera  di  com- 
pilazione, come  si  potrebbe  credere 
dalle  parole  della  Dedica  e  del  Proè- 
mio, Senza  dire  che  una  semplice 
compilazione,  come  quella  che  avreb- 
be servito  a  raccogliere  notizie  sparse 
e  contenute  in  libri  non  facilmente 
leggibili,  sarebbe  stata  sempre  un  lo- 
devole contributo  alla  storia  religiosa 


592 


feULLETTlNO     BÌBLIÓCRAFICO 


di  Camerino  ed  una  non  lieve  utilità 
per  gli  amanti  degli  studi  agiografici. 
Ma  P  autore  trae  partito  dalle  noti- 
zie raccolte  per  correggere  alcune 
circostanze,  per  meglio  lumeggiarne 
altre,  e  per  metterne  in  sodo  altre 
ancora,  come  fa,  quando  discorre  del 
luogo  ove  Ansovino  giovinetto  fu  e- 
ducato  ed  istrutto,  se  in  un  mona- 
stero o  nella  cattedrale,  dell'  anno 
dell'avvenimento  al  vescovato,  del- 
l' anno  della  morte,  e  del  monumento 
sepolcrale  eretto  in  onore  di  lui,  del 
Quale  produce  il  disegno.  Laonde 
Fautore  ha  saputo   £ire  di   materia 


vecchia  un  lavoro  nuovo,  e  per  di 
più  scritto  cosi  bene,  che  con  molto 
diletto  può  leggersi  da  tutti.  A  cor- 
redo ed  a  complemento  del  Commerh 
tario  il  canonico  Santoni  ha  voluto 
con  opportuno  pensiero  arricchire  il 
libro  di  amplissime  ed  interessanti 
note,  dell*  Antiqua  Liturgia  in  Officio 
e  ad  Missam,  non  che  degli  Acta 
auctore  Egino  Monaco,  che  sono  la 
fonte  più  antica  e  più  copiosa,  a  cui 
hanno  attinto  tutti  coloro  che  hanno 
parlato  del  vescovo  e  santo  Came- 
rinese. 


Servanzi  CoLLio  Severino.  Descrizione  di  una  lampada  e 
di  un  turibolo  antichissimi  oggetti  di  orificeria.  Sanseverino  -  Mar- 
che, tip.  successori  Borgarelli,  1885,  in  8.°  di  pag.  8. 


La  diligenza  e  l'erudizione  del 
comm.  Servanzio  CoUio,  ha  illustrato 
onesti  due  interessanti  og|;etti  sacri, 
dei  quali  ci  dà  una  descrizione  mi- 
nuta ed  esatta.  Il  turibolo  rimonte- 
rebbe al  secolo  V,  se  a  quest'epoca 
rimonta  il  celebre  preconio  pasquale 


barberiniano  ove  se  ne  vede  uno  si- 
mile ;  della  lampada  poi  non  dice 
r  epoca.  Noi  pei^b,  che  ne  abbiamo 
veduto  un  bei  diserò,  non  crediamo 
andar  molto  lungi  dal  vero,  asse- 
gnando a  questo  oggetto  il  principio 
del  secolo  XVL 


Verna  Antonio.  Cenni  Storici  della  Nobil  Famiglia  Maur 
ru^i  Conti  della  Stacciola.  Faenza,  tipografìa  Sociale,  1885,  in 
8.^  di  pag.  32. 


A  commemorare  e  festeggiare 
la  prima  messa,  celebrata  in  Koma 
il  5  aprile  p.  p.  dal  Rev.  Sienor 
D.  Manano  Mauruzi  de' Conti  della 
Stacciola  di  Fossombrone,  il  Signor 
Bernardino  Seneca  ha  pubblicato  que- 
sti Cenni  Storici,  compilati  dal  Bi- 
bliotecario della  Comunale  di  Faenza 
Signor  D.  Antonio  Verna;  ne' quali, 
dopo  essersi  fatto  un  po'  di  storia 
della  nobile  famiglia  e  delle  sue  di- 
ramazioni, si  passa  a  discorrere  dei 
principali  personaggi  che  l' illustra- 
rono; tra  cui  è  famoso  quel  Nicolò 


Mauruzi,  valentissimo  capitano,  che 
nelle  storie  e  Cronache  italiane  è 
noto  sotto  il  nome  di  Nicoìò  da  To^ 
tentino,  o  semplicemente  detto  il  To- 
tentino.  Questi  cenni  sono  dettati  con 
bontà  di  forma;  e  se  nulla  o  quasi 
nulla  recano  di  veramente  importante 
che  prima  s'ignorasse  intomo  alla 
illustre  famiglia,  hanno  il  pregio  di 
raccorre  in  un' operucciuola  svariate 
notizie,  e  di  mettere  alla  portata  di 
molti  ciò  che  prima  non  era  che  a 
cognizione  di  pochi. 


BALLETTINO     BIBLIOGRAFICO 


393 


Weckerlin  I.  B.  Petruccù  Harmonice  Musices  Odhecaion. 
Avec  notice.  Paris,  librairie  de  Firmin-Didot  et  O*.,  1885,  in 
8.®  di  pag.  32. 


DeW  Harmonice  Musices  Odheca- 
ton  A,  prima  e  rarissima  stampa  dd 
Petrucci,  ^li  studiosi  della  storia  mu- 
sicale e  tipografica  non  aveano  fin 
qui  Ta^o  di  consultare  che  l'esem- 
plare mcompleto,  serbato  nel  Liceo 
musicale  di  Bologna.  Il  eh.  I.  B. 
Weckerlin,  Bibliotecario  del  Conser- 
vatorio di  Musica  di  Parigi  avendone 
pochissimi  anni  or  sono  ,  acquistato 
m  Ispagna  un  esemplare  che  ha  il 
pregio  d'  essere  in  oeni  parte  com- 
pleto, ne  dà  ora  1*  illustrazione,  con- 
dotta con  molta  perizia  e  diligenza. 
Al  volume  dell'  Oahecaton  vanno  uniti 
i  Cant,  B,  numero  Cinquanta  e  i 
Canti  C.  numero  cinquanta,  editi  dallo 
stesso  Petrucci  e  dal  Weckerlin  u- 
gualmente  illustrati.  Ove  si  tolga  a 
confrontare  V  esemplare  parigino  dei 
Canti  C.  con  quello  viennese,  unico 
fin  qui  conosciuto,  non  si  troveranno 
differenze  ;  non  cosi  è  a  dire  del  vo- 
lume dell*  Odhecaton  A.  e  de*  Canti 
B,  cioè  del  primo  e  del  secondo  della 
rarissima  e  bellissima  serie.  L*  Odhe- 
caton^  serbato  a  Bolo^a,  mancante 
di  vera  data,  è  tuttavia  con  buonis- 
sime ragioni  attribuito  al  1501,  anno 
che  pur  vedesi  a  pie  della  dedica 
posta  in  fronte  del  libro  :  l'esemplare 
parigino  invece  ha  in  fine  la  sotto- 
scrizione del  25  maggio  1504.  Cosi, 
mentre  i  Canti  B,  nell'esemplare  bo- 
lognese hanno  la  data  del  5  febbraio 
1501,  nel  parigino  portano  quella  del 
4  agosto  1503.  Ma  qualche  altra  dif- 


ferenza si  nota  ne' due  succitati  in- 
cunaboli, descritti  dal  Weckerlin.  I  no- 
mi di  alcuni  maestri,  come  losquin, 
Busnoys ,  Obrecht ,  Overbeck  che , 
per  alquante  composizioni,  veggonsi 
neir  esemplare  bolOCTese  dell*  Odhe- 
caton^ sono  ommessi  nel  parigino.  Né 
qui  sarà  fuor  di  luogo  l' avvertire  che 
a  constatare  con  più  fondamento  la 
diversità  dell*  edizione,  sarebbe  accon- 
cio r  osservare,  se  1*  aria  musicale  sia 
la  stessa  nei  due  esemplari.  Quanto 
ai  Canti  B,  alla  canzone  Basies  moy 
(  di  anonimo  musicista  nel  bolognese, 
fol.  4o  ),  il  parigino  ne  dà  per  au- 
tore Asel,  compositore  fin  qm  a  tutti 
ignoto  e  forse  da  aggiungere  alla 
schiera  de' musicisti  francesi  o  fiam- 
minghi del  secolo  XV.  A  chiudere 
1* illustrazione,  il  Weckerlin,  sugli 
esempii  dal  Kiescweter  e  dal  Gevaert, 
aggiunge  la  partizione  musicale  di 
due  canzoni,  tolte  da'  suoi  cimeli! 
Petrucciani  :  1*  ovame  arme  di  losquin 
e  un  franch  archer  d' anonimo  com- 
positore. E  alla  traduzione  musicale 
fa  seguire  le  parole  delle  canzoni, 
che  sono  date:  per  la  prima,  secon- 
do si  leggono  in  un  manoscritto  sulla 
musica  di  Tinctor  (  manoscritto,  che 
non  è  detto  dal  Weckerlin  ove  si 
trovi,  ma  probabilmente  alla  Biblio- 
teca del  Conservatorio  Nazionale  ); 
er  la  seconda,  quali  le  forniscono 
e  Chansans  Francoyses  par  Severin 
Cometa  JS8i. 


l 


VARIETÀ  E  NOTIZIE 


•  Nel  Marzo  di  quest'anno  fu  venduta  in  Roma  dalla 
ditta  Giacomim  e  Capobianchi  (  Via  Sistina  138  )  una  pre- 
gevole collezione  di  oggetti  di  arte  e  di  sigilli  medioevali. 
Dal  catalogo  dei  sigilli  trascriviamo  le  indicazioni  di  quelli 
che  possono  interessare  agli  studiosi  delle  Marche  e  del- 
l' Umbria,  e  che  pubblichiamo  col  numero  progressivo  che 
hanno  nel  catalogo. 

5.  Leonardo  G.  da  Amelia  h-  S'  •  LEONARDI  •  G  •  D' 

•  AMELIA.  —  Croce  coli'  estremità  ricurve  a  guisa  di 
pastorale. 

Br.  Diam.,  24  m. 

6.  Tresco  de  Plandis  da  Ancona,  dottore  in  legge.  -♦-  S' 

•  TRESEI  •  D'  •  PLADIS  •  DE  •  ACONA  •  LEGV  • 
DOCT.  —  Il  Dottore  seduto  in  cattedra  dinnanzi  ad 
un  leggivo. 

Br.  Diam.,  34  xn. 

22.  Angelo  di  Neri  da  Camerino.  -4-  S'  '  ANGELI  •  NE- 
RI •  CAMERINI.  —  Stemma.  Br.  Diam.  23  m.  Con- 
trosigillo colle  lettere  A.  F.  P.  formando  monogramma. 

Secolo  XIV. 

24.  Offreduccio  da  Campetto  ^  S'  •  OFFRODVTITI  • 
DE  CAMPLO.  Leone  Rampante. 

Br.  Diam.,  24  m. 


VARIETÀ  E  KOTIZIE  395 

25.  Benvenuto  Chierico  da  Campo  -  Longo  -4-  S^  •  B& 
VEVTI  •  CLCI  •  D'  CAMPO  •  V.  —  Figura  sedente 
dinnanzi  ad  un  leggivo. 

Secolo  XVI,  forma  ogivale.  Br.  Diam.,  34  —  20  m. 

26.  Rolando  da  Campolongo  -♦-  S'  •  ROLANDI  •  D'  • 
CÀPOLOG.  —  Castello  a  tre  torri. 

Secolo  XV.  Br.  Diam.,  21  m. 

32.  Sinibaldo  Arciprete  d  S.  Maria  di  Carsoli.  h-  S^  ' 
SINIBALDI  •  ARCHIPBRI  •  S  '  M  •  I  •  CASOLIS. 

L^ Annunziata:  sotto^  figura  genuflessa:  a  lato,  stemma. 

Secolo  XV,  forma  ogivale.  Br.  Diam.,  4$  —  24  m. 

41.  Frate  Boncompagno,  da  CesiOj  prete.  ■+•  S'  •  FRiS  • 
BCTlCOPÀGNI  •  PB'  RI  '  ly  C^  SIO.  —  Giglio. 

Secolo  XIV,  forma  ogivale.  Br.  Diam,  4i  —  26.  m. 

44.  Frate  Giovanni  da  Cingoli  delP  ordine  dei  predicato^ 
n^  ^  S'  •  F  •  IC^mS  •  jy  •  CIGVLO  •  ORDIS  • 
PDICTOR^  —  Santo  genuflesso  :  sotto ,  figura  genu- 
flessa. 

Secolo  XIV,  forma  ogivale.  Br.  Diam.,  4o  —  25  m. 

45.  Messer  Rinaldo  di  Baligano  de'  Cimes  (  da  cingoli  )  -4- 
S'D-RAINALDI  •  BALIG  ANI  •  DE  •  CIMIS. — Stemma. 

Secolo  XIV,  Br.  Diam,  31.  m. 

Messer  Rinaldo  figlio  di  Messer  Baligano  de'  Cimis  da  Staffolo,  fratello 
di  Ruggero  de  Cimis,  fu  capitano  del  Popolo  e  del  Comune,  difensore  delle 
arti  e  degli  artisti,  conservatore  di  pace  e  Capitano  Generale  per  la  custo- 
dia della  Città  di  Firenze  nel  semestre  principiato  il  i  Dicembre  mcccxliii, 
indizione  xn. 

AviccENNA  —  Memorie  della  Città  di  Cingoli  —  Jesi  i644,  Cap.  331. 

46.  Frate  Domenico  da  Città-della-Pieve.  h-  S'  •  FRIS  * 
DNiCI  •  \y  •  CASTROPLEB  •  LT'S'.  —  Agnus-Dei. 

Forma  ovale.  Br.  Diam.,  27  —  23  m. 

56.  Filippo  Miaeob  (sic)  da  Fermo  h-  S'  •  FILIPPI  •  MIA- 
EOB  '  DE  •  FIRMO.  —  Stemma. 

Br.  Diam.,  27  m. 

67.  Egidio  di  Giovanni  Canonico  Folignate  h-  S^  •  EGIDII  ' 
lOHIS  •  CANGICI  •  FVLGL  —  Agnello  Pasquale  : 
sopra,  stella  :  sotto  foglia  di  palma. 

Sigillo  ogivale  del  secolo  xiv.  Br.  Diam.,  35  —  22  m. 

6S.  Pelagio  da  Foligno ,  Canonico,  -t-  S'  •  PELAGHI  • 


39^  VARIETÀ   E   NOTIZIE 

FVLGINATI  •  CANONICI.  —  Palomba  tenendo  un 
ramo  d'olivo. 

Sigillo  ogivale,  Br.  Diam.,  37  —  28  m. 

88.  Partito  ecclesiastico  di  Castello  di  Marsciano  •+-  S'  * 
PARTIS  •  ECLESIE  •  ly  •  CASTRO  •  MARSCIA- 

NI.  Campo  bipartito^  mezzo  grifo  e  campo  di  Gigli  con 
Fastello;  sopra  le  chiavi  di  S.  Chiesa. 

Sigillo  del  secolo  xv.  Br.  Diam.,  36  m. 

97.  Giacomo  da  Montefalcone.  -4-  S  •  lACOBI  •  D'  •  MON- 
TEFALCONE.  —  Nel  centro^  croce  contornata  da  8 
raggi  formando  stella. 

Br.  Diam.,  27  m. 

100.  Iacopo  di  Saraceno  da  Montemelino.  h-  S'  *  lACOBI 
DNI  •  SARACENI  •  D'  •  MONTEMELINO.—  Stemma. 

Sigillo  della  fine  del  secolo  xiv.  Br.  Diam.,  39  m. 

loi.  Frate  Bartolomeo  da  Monte  Rubbiano.  -4-  S'  •  F  '  BA- 
TOLOMl  '  jy  •  MDT  •  RUBIANO.  —  Mezza  figu- 
ra della  Madonna  con  Bambino:  sotto^  figura  inginoc- 
chiata. 

Forma  ogivale.  Br.  Diam.,  4i  —  27  m. 

108.  Curia  Vescovile  di  Guglielmo  Vescovo  di  Nami.  •+- 
S'  •  CVRIE  •  EPPATIS  •  GVLIELMI  •  EPI  •  NAR- 

NIENS.  —  Figura  in  piedi  del  Vescovo,  entro  nicchia 
gotica:  sotto^  stemma. 

Sigillo  ogivale  del  secolo  xiv.  Br.  Diam.,  60  —  32.  m. 

109.  Abate  del  Monastero  di  S.  Cassiano  di  Nami  -♦- 
S  '  •  ABBIS.  MONASTERII  •  S' .  CASSIA^  •  D'  • 
NARGIA.  —  Mezza  figura  di  S.  Cassiano:  sotto  fi^ 
gura  genuflessa. 

Sigillo  ogivale.  Br.  Diam.,  43  —  30  m. 

113.  Guglielmo  di  Buccio  da  Nocera.  -h  S'  •  GVGLIELMI  • 
BVCZII  •  \y  •  NVCERIO.  —  Nel  campo,  due  cico- 
gne riguardandosi. 

Br.  Diam.,  29.  m. 

114.  Abbatessa  del  Monastero  di  S.  Maria  Maddalena  di 
Norcia,  h-  S^'  ABBATISE  •  MONASTERII  •  SCE- 
MARIE  •  MAGDALENE  •  NORSIEN.  —  Due  righe 
di  leggenda  in  caratteri  gotici:   nel   centro,  palomba 


VARIETÀ  E  NOTIZIE  397 

sopra   ramo   d^  olivo   tenendo   nel  becco  altro  ramo. 

Forma  ogivale.  Br.  Diam.,  48  —>  33  m. 

116.  Cervino  Monaco  di  S.  Maria  di  Offida.  -*-  S'^  •  DOP- 
NI  •  CERVINI  •  MONACHI  •  ^  •  M  •  IV  •  OFFI- 
DA.  —  Mezza  figura  della  Vergine  col  Bambino  entro 
edicola  gotica:  sotto^  il  devoto  genuflesso. 

Sigillo  ogivale.  Br.  Diam.,  26  —  24  m. 

120.  Frate  Orlandino  da  Orvieto  delV  ordine  di  S.  Ago^ 
stino.  ^  S'  •  FRIS  •  ORLANDINI  •  D'  •  VRBE  • 
VETI  •  ORDINIS  •  SCI  •  AVGl.  —  Mezza  figura 
della  Vergine  con  Bambino:  sotto^  figura  inginocchiata 
del  Frate. 

Sigillo  ogivale.  Br.  Diam.,  35  -^  22  m. 

121,  Meschiano  Piovano  della  Pieve  di  Pala.  -4-  S^  •  MEi- 
SCHIATI  •  PLEBANI  •  PLEB'  •  DE  •  PALA.  — 
Testa  nuda  di  profilo  a  destra. 

Bel  sigillo  della  fine  del  secolo  xv.  Br.  Diam.,  24  m. 

124.  Bernardino  di  Jacobello,  canonico  Perugino.  -»-  S^  • 
BERNARDINI  •  lACOBELLI  •  CAN  •  PERVSINI. 
Mezza  figura  della  Vergine  con  Bambino  entro  edicola 
gotica:  sotto  figura  genuflessa  e  2  uè  armette. 

Sigillo  ogivale  del  sacolo  xiv.  Br.  Diam.,  43  —  26  m. 

125.  Ugolino  Priore  della  Chiesa  di  S.  Fiorenzo  di  Peru- 
gia. -H  S'  •  DONI  •  VGOLINI  •  P  ORP  •  ECCE  • 
S  •  FLORET  •  D  •  PERVSIO.  —  Figura  in  piedi  di 
S.  Fiorenzo:  sotto^  figura  inginocchiata. 

Fine  del  secelo  xv,  forma  ogivale.  Br.  Diam.,  44  —  27  m. 

126.  Frate  Filippo  da  Pesaro,  h-  S'  •  FRATEE  •  FILIP- 
PVS  •  DE  •  PESARO.  —  Nel  campo^  stemma  olive- 
tano:  sotto^  zampo  di  leone. 

Br.  Diam.,  23  m.  G>ntrosigillo  avente,  testa  del  Nazzareno. 

142.  Bartolomeo  di  Aleano  Canonico  di  Rieti,  h-  B'  *  BAR- 
THOLOMEI  •  ALEANI  •  CAN  •  REATINI.  —  Mezza 
figura  della  Vergine  con  Bambino:  sotto^  figura  ingi- 
nocchiata e  stemma. 

Sigillo  ogivale  secolo  xrv.  Br.  Diam.,  42  — -  27  m. 

143.  Palmiero  di  Giovanni  da  Rieti ^  Dottore.  -+-  S^  •  PALr 


398  VARIETÀ  E  NOTIZIE 

MERII  •  lORiS  •  DOCTOIS  •  t)'  •  C  •  t  •  IVt  •  D'  -RE- 
ATE.  —  Il  Dottore  in  cattedra  leggendo. 

Forma  ogivale.  Br.  Diam.,  50—31  m. 

144.  Rinaldo  di  Placido  da  Ripatransone.  -♦-  S'  •  RAINAL- 
DI  •  PLAC  •  D'  •  RITRANSON.  —  Stemma. 

Secolo  XIII.  forma  di  targa.  Br.  Diam.,  27  —  23.  m. 

156.  Vanni  (Giovanni)  di  Orlando  dei  Vitelleschi.  -♦-  S'  • 
VANI  •  ORLANDI  •  ly  •  VITELLESGIS.  —  Stemma. 

Secolo  XV.  Br.  Diam.,  22  m. 

Questo  Vanni  di  Orlando  Vitelleschi  è  certamente  quegli  che  fu>  Segre- 
tario di  Tartaglia  di  Lavello  ed  acquistò  poi  tanta  celebrità  col  titolo  di 
Patriarca  Alessandrino  nel  pontificato  di  Eugenio  IV. 

174.  Gentile  di  Nicola  da  S.  Genesio.  h-  S'  •  GETILIS  • 
DNI  •  NICOLA  •  D  •  S'  •  GENESIO.  —  NelP  area, 
due  alberi  di  pino. 

Br.  Diam.,  30.  m. 

181.  Comune  della  Terra  di  S.  Anatolia.  -+-  S'  •  COMV- 
NIS  •  TERRE  •  SANTE  •  ANATHOL^  —  S.  Ana- 
tolia con  corona  in  testa  e  lunga  croce  nella  sinistra: 
nel  campo^  due  palme. 

Br.  Diam.,  36  m. 

183.  Francesco  di  Giovanni  da  Sanf  Angelo  di  Piove,  h- 
S'  •  FRANCISCI  •  lOHIS  •  SCI  •  ANGELI  •  D  • 
PEOLIO  •  —  Edicola  gotica,  nel  mezzo  della  quale, 
un  prete  che  incensa  un  altare:  sotto,  divoto  inginoc- 
chiato ('). 

Forma  ogivale.  Br.  Diam.,  4o  —  27  m. 

184.  Conrado  da  Scopolo.  ^  S'  •  CONRADI  •  DE  •  SCO- 
PL'O.  —  Castello  sopra  sette  monti. 

Forma  ogivale.  Br.  Diam.,  4o  —  25  m. 

195.  Francesco  di  Offreduccio.  h-  S'  •  FRANGISI  •  OFRE- 
DVSI  •  D'  •  SPOLET.  —  Stemma  entro  doppio  mean- 
dro di  semicircoli. 

Br.  Diam.,  25  m. 


(  1)  L' editore  ha  scritto  S.  Angelo  di  Piove,  ma  poiché  il  sigillo  dice  de  preolio, 
può  esser  che  debba  dire  santMn^e/o  di  pro/oglio,  nel  contado  di  Camerino  leggendo 
F  invece  di  E. 


VARIETÀ   E   NOTIZIE  399 

200.  Berarduccio  di  Brunaccio  da  Todi.  -♦-  S^  •  BERAL- 
DVTII  •  BRVNATII  •  If  •  TVD,  —  Stemma  con  2 
leoni  rampanti. 

Secolo  XIII,  forma  triangolare.  Br.  Diam.,  2$  —  22  m. 

201.  Petrucciolo  di  Rinaldo  da  Todi.  -^  S'  •  PETRVZOLI  • 
RAINALDI  •  D'  •  TVDERTO  .  —  Nel  campo,  fonte 
a  tre  sorgenti  alle  quali  si  abbeverano  due  buoi. 

Secolo  XIV,  forma  triangolare.  Br.  Diam.,  29  —  24  m. 

202.  Giacomo  di  Rinaldo  da  Todi,  -f-  S'  •  lACOBI  • 
RAINALDI  •  ly  •  TVDERTO-  —  Impresa  ignota  nel 
campo. 

Br.  Diam.  27  m. 

204.  Tommaso  di  messer  Pietro  da  Trevi,  Soldato,  h-  S^  ' 
THOMASSI  •  MILITIS  •  DNI  •  PETRI  •  D^  •  TRE- 
VIO.  —  Stemma  con  tre  rose,  entro  otto  mezzi  circoli. 

Bel  Sigillo  del  fine  del  secolo  xiv.  Br.  Diam.,  28  m. 

205.  Guidone  da  Trevi  -+-  S'  •  GVIDONIS  •  DE  •  TRE- 
BIS.  —  Nel  campo^  aquila  colle  ali  spiegate. 

Secolo  XIII,  forma  triangolare.  Br.  Diam.  34  —  34  m. 

213,  Abate  e  Capitolo  del  Monastero  di  S.  Maria  Fori 
Porta.  H-  S'  •  ABBiS  •  ET  •  CAPITVLI  •  MOlT  • 
§■  •  MARIE  •  FORISPORTA.  —  Vergine  col  Bam- 
bino  in  trono^  entro  edicola  gotica:  sotto ^  figura  ingi- 
nocchiata. 

Sigillo  ogivale  del  secolo  xiv.  Br.  Diam.  52  —  31  m. 

231.  Baldo,  Dottor  in  diritto.  -4-  S"  •  BALDI  •  VTRIVS- 
QVE  •  IVRIS  •  DOCT.  —  Stemma  entro  due  trian- 
goli formati  stella. 

Secolo  XIV.  Br.  Diam.,  27  m.  È  senza  dubbio   il  celebre  giureconsulto 
Perugino  discepolo  di  Bartolo. 

490.  Tommaso,  Abate  di  Sasso  Vivo,  -h  TOMAS  •  ABBAS 
•  SASSI  •  VIVI.  —  Figura  di  S.  Benedetto  benedicendo 
e  con  pastorale  entro  edicola  gotica:  sopra^  mezza  fi- 
gura della  Vergine  col  Bambino  :  sotto^  figura  dell^  A- 
bate  inginocchiato  e  due  stemmi. 

Sigillo  ogivale  della  fine  del  secolo  XV.  Br.  Diam.,  79  »  47  m. 


400  VARIETÀ  E  NOTIZIE 

*  11  marchese  Giovanni  Eroli^  autore  della  Miscellanea 
storica  namese,  della  vita  del  Gattamelata  e  di  tanti  altri 
lavori  storici  artistici  e  letterari^  ha  intrapresa  una  nuova 
edizione  dei  suoi  scrìtti  minori  raccolti  in  una  serie  di  vo« 
lumi  dei  quali  teste  si  è  pubblicato  il  prìmo^  che  contiene 
oltre  parecchi  studi  danteschi^  27  articoli  archeologici^  per  la 
massima  parte  relativi  alla  storia  antica  delle  Marche  e  del*- 
V  Umbria. 

"^  In  questi  giorni  si  è  publicata  una  vita  dell^  illustre 
storico  di  Assisi  Antonio  Cristo£smi  scritta  dal  pro£  Leto 
Alessandri  custode  della  biblioteca  comunale  di  san  Fran- 
cesco in  quella  città. 

*  La  seconda  dispensa  ààl*  Annuario  del  Club  Alpino 
Italiano  di  Perugia,  contiene  fra  gli  altri  scritti:  Monte  Co* 
rona  di  Z.  Marinelli  —  Leggoide  Umbre  (  i  capesciotti  di 
S.  Romualdo  —  la  sorgente  delP  Artino  )  di  G.  Bellucci  — 
LAiso  di  X  —  Leggende  Ispellesi  (  la  vecchia  della  Croce j 
il  muro  di  Orlando  )  di  F.  Accorimboni  —  Leggende  Eu" 
gubine  (  il  volto  di  S.  Ubaldo  )  dello  stesso^  ecc.  ecc. 

*  E  in  corso  di  stampa  il  L  volume  di  una  memoria 
storica  del  can.  Lorenzo  Giampaoli^  intitolata:  S.  Ubaldo 
canonico  regolare  Lateranense^  Vescovo^  Patrono^  cittadino 
di  Gubbio. 

*  n  dottor  Giuseppe  Bellucci  pubblica  un  primo  volu- 
me di  Materiali  paletnologia  della  Provincia  delt  Umbria 
nel  quale  illustra  le  antichità  primitive  rinvenute  in  tanta 
copia  in  questa  provincia. 


SANSI  ACHILLE 

STORIA  DEL  COMUNE  DI  SPOLETO 

DAL   SECOLO    XII    AL    XVU. 


Foligno,  parìglia,  1879- 1884.  2.  voL  in  8.0  di  pag.  332  ciascuno 
con  dieci  tavole.  Rivolgersi  all'  autore  in  Spoleto. 


SANSI  ACHILLE 


DOCUMENTI   STORICI   INEDITI 

IN   SUSSIDIO  DELLO  STUDIO 

DELLE    MEMORIE    UMBRE 


Foligno,  Sgariglia,  1879.  Voi.  in  8.0  di  pag.  380.  —  Lire  2,  50. 
Rivolgersi  in  Foligno  al  Sig.  F.  Pasquali  presso  la  Tig.  Sgariglia. 


BULLETTINO 

DI 

NUMISMATICA  E  SFRAGISTICA 

PER     LA    STORIA    D*  ITALIA 
COMPILALO  A  CURA 

DI  M.  SANTONI  E  O.  VITALINI 


CAMERINO 


Il  Bullettino  prosiegue  la  sua  pubblicazione  in  fascicoli  semplici 
e  doppi  ,  di  guisa  che  ogni  volume  costi  di  500  pagine  e  20  tavole. 
Ogni  volume,  Lire  20.  —  Del  voi.  I.  restano  pochi  esemplari,  riservati 
pei  prezzo  di  associazione  ai  nuovi  sottoscrittori. 


CODIGH  DIPLOMATICO 

DELLA   CITTÀ    DI    ORVIETO 

DOCUMENTI    E    REGESTI    DAL    SECOLO    XI    AL    XV 

E  LA  CARTA  DEL  POPOLO 

Codice  statutario  del  Comune  di  Orvieto 
con  illustrazioni  e  note 

ni     LUIQl     FUMI 


Firenze,  presso  G.  P.  Vìesseux,  coi  tipi  di  M.  Cellini  e  C.  alla 
Galileiana ,  i884.  Grosso  voluipe  in  4.o  di  pag.  LXXVI  -  880.  — 
Lire  quindici. 


SAINT 
FRANCOIS    D'  ASSISE 

/.  Vie  de  de  Saint  Francois 
IL  Saint  Francois  apres  sa  mort 


Paris,  libn^irìe  Plon,  E.  Plon,  Nourrit,  et  C.i«,  inaprimeurs  -  edi- 
teurs.  Rue  Garanciére,  io,  1885.  Grosso  volume  in  foglio,  di  pagi- 
ne 44o,  con  2$o  incisioni  e  ^5;  tavole.  —  Lire  quaranta. 


LEOPARDI 

SCRITTI  EjRITl  SCONOSCIUTI 

SPIGOlATimS 
CLEMENTE    BENEDETTUCCI 


In  Regnati,  pei.  tipi  di  BJnaldpi  Symbol},  (885.  Un  voU  in  16,0 
formato  Le  Mpnier,  4i  oltre  500  pag.  —  Lire  sette. 


Foligno^  Stab,  Tip.  Pietro  Sgariglia  10  Luglio  1885. 


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ARCHIVIO  STORICO 


PER 


LE    MARCHE    E   PER   L'  UMBRIA 


DIRETTO    DA 


M.  FALOCI  PULIGNANI, 
G.  MAZZATINTI,  M.  SANTONI. 


Volume  II.  Fascicolo  VII  e  \I1L 


SP  r:  lò'^- 


-■•^  * 


:^L;t..ujiv, 


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FOLIGNO 

PRESSO   LA   DIREZIONE 

iSSj. 


»i 


INDICE  DI  QUESTO  FASCKOLO  , 


MEMORIE  E  DOCUMENTI 

CASTELLANI  L.  Tradizioni  popolari  della    Pro- 
'•^     :vinda  di  Macerata     '     ,  ."   .    '7-    "  •    '-• 
ANiàsALDIG.  I  lesini  alla  battaglia  ài  tèpanto 
MAZZATINTI  G.  Cronaca   di  Ser  Guerriero  ecc. 

f  Continuajiione  e  fine  )  ^      ^ 
SANTONI  M.  Invenurio  della  Cattedrale   di  Ca- 
merino (  1528  )    

FALOCI  PULIGNANI  M.  L'  Odeporico  deìT  Ahh2i' 

te  di  Costanzo       .,       .       .     ^     . , 
FUMI  L.  Santa  Lucia  liberatrice  di  Orvieto 
MARONI  M.  Lettere  di  Benedetto  XIV   all'  Arci- 
diacono I.  Storani  di  Ancona 
VERNARECCI  A.  Stefano  Tomani  Amiani . 
RIVISTA  BIBLIOGRAFICA 

GIORGI  I.  e  BALZANI  U.  Il  Regesto  di  Farfa  di 
Gregorio  di  Catinp  (M.  Faìoci  PuUgnani) 

BULLETTINO  BIBLIOGRAFICO 

SPOGLIO  DEI  PERIODICI  pel  primo  semestre  1885  . 

VARIETÀ  E  NOTIZIE 

INDICE  ALFABETICO  ecc 

INDICE  DI  TUTTO  IL  SECONDO  VOLUME   . 


Pag.  4oi 
»  437 

»  463 
»  501 


» 


» 


SIC 
705 

715 
797 


»  279. 
n  808. 

822. 

836. 

845. 

851. 


» 


AVVERTENZA 


Con  questo  fascicolo  doppio  VII -Vili,  si  compie 
il  secondo  volume,  e  il  secondo  anno  del  nostro  Archi- 
vio. Secondo  le  condizioni  fatte  nel  nostro  Programma , 
ciascun  volume  dovea  contare  800  pagine  :  questo  inve- 
ce contiene  852  pagg.  ed  una  tavola,  onde  apparisce  aver 
noi  esuberantemente  mantenute  le  fatte  premesse. 


TRADIZIONI  POPOLARI 


DELLA 


PROVINCIA    DI    MACERATA 


I. 


Dei  dialetti  marchigiani  in  genere 

Diamo  anzi  tutto  un  cenno  degli  odierni  dialetti  delle 
Marche.  Diciamo  dialetti  e  non  dialetto,  perchè  notevoli  diffe* 
renze  '  fonetiche,  varietà  di  forme  sieno  pur  lievi  ed  accidentali, 
corrono  non  solo  fra  le  varie  province  marchegiane,  ma  anche 
spesso  fra  paesi  vicinissimi.  Cosicché  non  poche  cose  qua  si  no- 
minano in  un  modo,  là  in  un  altro.  Un  bimbo,  che  per  Pausula 
è  un  fricu  e  per  Mogliano  un  fricU^  per  Ancona  e  Jesi  è  un 
feto;  l'articolo  determinativo,  che  per  Macerata  e  provincia  è 
/»,  per  Ancona,  Jesi  ed  Osimo  è  ^/,  pel  Portocivitanova  è  lo  ; 
la  desinenza  dell'imperfetto  indicativo  della  x*  coniugazione, 
in  oa  a  Macerata  e  Pausula,  è  in  ta  al  Portocivitanova  (  s*  af- 
fogaa,  s' afioghia  -  magnaa,  magnla);  la  gutturale  tenue  inter- 
vocalica di  Macerata  e  Pausula  passa  nella  media  in  Ancona  e 
Iesi  (  facio,  fago-dico,  digo).  E  ci  sarebbe  da  continuare  non 
poco  ;  ma  di  tali  divergenze  lessicali,  grammaticali  e  fonetiche 
tratteremo  in  un  prossimo  studio.  In  mezzo  a  tanta  varietà, 

Archivio  Storico  U.  96* 


402  LUIGI  CASTELLANI 

pur  si  può  tentare  una  prima  e  grossolana  classificazione  dei 
dialetti  delle  Marche  in:  settentrionali  e  meridionali. 

Tracciare  i  limiti  precisi  degli  uni  e  degli  altri,  per  ora» 
con  gli  scarsi  materiali  che  possediamo,  non  è  possibile:  basti 
dire  che  questa  ripartizione  trova  anche  fondamento  neir  antica 
denominazione  popolare  delle  Marche,  di  pulite  e  sporche^  la 
parte  meridionale  quelle,  settentrionale  queste.  Ciò  risponde 
al  fisttto  che  nelle  seconde  il  parlare,  vero  e  proprio  vernacolo, 
è  più  rozzo  e  scorretto  ;  mentre  nelle  prime,  più  terso  e  for- 
bito ,  s'  avvicina  assai  più  alla  comun  lingua.  Difatti  nota  il 
D'  Ovidio ,  Q)  negli  Abruzzi  si  dà  T  epiteto  di  sporco  al 
parlare  scorretto  del  volgo.  Ma,  come  sopra  dicemmo,  di 
queste  differenze,  che  partono  le  Marche  in  due  regioni  dia- 
lettali ben  distinte,  tratteremo  altrove.  Fermiamoci  dunque 
senz'altro  alla  provincia  di  Macerata. 

QuaPè  la  letteratura  orale  del  volgo? 

Dove  possiam  trovarla  più  genuina  e  meno  alterata  da 
contatti  estranei? 

Macerata,  la  città  di  maggior  conto  delle  Marche  setten- 
trionali, è  diventata,  nel  nuovo  regno  italico,  albergo,  talvolta 
assegnato,  più  spesso  eletto,  di  non  pochi  del  settentrione  e 
del  mezzogiorno  d'Italia.  In&tti  le  province  napoletane  e 
piemontesi  riversano  continuamente  studenti  alla  sua  università 
ed  impiegati  a' suoi  uffici,  e,  in  mezzo  a  questo  flusso  e  ri- 
flusso di  gente  nuova,  al  vecchio  elemento  marchigiano  si  va 
soprapponendo  uno  strato  forestiero  facihnente  riconoscibile. 
I  Napoletani,  per  esempio,  v'  hanno  importato  V  uso  del  verbo 
tenere  per  avere^  che  va  estendendosi  nelle  classi  operaie ,  e 
que'  del  settentrione  il  ciao  (  latino  esdavus  )  ed  altre  simili 
forme,  ma  senza  produrre  alterazioni  degne  di  nota  nella  gram- 
matica e  nel  lessico. 


<i)  Archhio  glonologico.  VoU  IV.  ptg.  145  —  Romt  —  Locscber  1S78. 


TRADIZIONI  POPOLARI  DI  MACERATA  4O3 

Quindi  lasciamo  da  banda  i  signori,  gli  artigiani  (artisti 
come  là  con  elevazion  di  grado  si  chiamano  e  si  fanno  chia- 
mare )  e  occupiamoci  delle  campagne. 

Il  contadino  marchigiano  è  tenacissimo  nelle  sue  idee, 
ne'  suoi  usi,  nelle  sue  tradizioni  :  i  costumi,  gli  insegnamenti 
del  padre  son  leggi  al  figlio.  Cosi  faceva  mio  padre  è  il  canone 
sacrosanto  della  sua  vita,  quindi  è  ombroso  e  diffidente  verso 
tutto  ciò  che  è  nuovo  o  forestiero  :  ciò  che  è  antico  è  degno 
solamente  ed  in  ogni  modo  di  rispetto  e  venerazione  (').  Cosi 
vediamo  le  belle  e  fiorenti  campagne  delle  Marche  non  dare 
que^ frutti  che  potrebbero,  perchè  non  si  vuol  trarre  profitto 
degli  insegnamenti  della  progredita  scienza  agrìcola. 

In  quelle  terre  ondulate,  dalle  colline  verdi  di  viti  e  d' u- 
livi,  dai  piani  feraci  popolati  di  gelsi  e  d'olmi,  nella  limpi- 
dità azzurra  de'  cieli,  nella  mitezza  de'  verni,  benissimo  prova 
e  vigoreggia  la  vite,  che  dà  largo  prodotto;  ma  l'arte  di  fare 
il  vino  non  si  conosce,  e  però ,  eccellente  sul  luogo ,  perde 
bontà  e  vigore  dopo  un  lungo  viaggio. 

Le  famiglie  numerosissime  abitano  spesso  casipule,  impa- 
state di  paglia  e  di  loto,  (atterrati)  fitte  in  tutta  la  campa- 
gna: onde  i  campi  non  danno  loro  alimento  sufficiente  e 
traggono  numerosi  alla  maremma  romana,  dove  guadagnano 
pochi  danari  e  son  domati  e  stremati  dalle  febbri  malariche: 
tornati  a' loro  campi,  la  festa,  quando,  cinti  i  fianchi  di  una 
sciarpa  romanesca  a  smaglianti  colori,  si  pavoneggiano  ne'  loro 
vestiti  nuovi  di  lana,  sono  guardati  con  ammirazione,  specie 
dalle  belle,  ma  accolti  insieme  con  una  certa  diffidenza,  quasi 


(1)  A  questo  proposito  son  giustissime  le  seguenti  eonsidenzionii  che  fsceism 
«Mtre: 

H  La  regia  de  la  creeoza  del  volgo  es  la  posetion*  Sns  ascendlentes  son  sos  ori- 
tv  culos,  y  mira  con  una  especie  de  impiedad  no  creer  lo  que  creyeron  aquellos.  No 
cuida  de  esaminar  que'  origen  tiene  la  notida  ;  bastale  saber»  que  es  algo  aotigua  pora 
Tenerarla,  à  manera  de  los  Epipdos,  que  adoraban  el  Nilo,  ignorando  donde  o  corno 
nacia,  y  sin  atro  conocimiento  que  el  que  Tenia  de  lejos.  (Biblioteca  de  autoret  etpa» 
noiet  •  Rivedenerra,  1863,  Voi.  $6,  pag.  356  )• 


404  LUIGI    CA8TBLLAK1 

come  stranieri,  quasi  come  esuli,  che  hamio  portato  altrove  i 
loro  penati  :  cosi  de'  militari.  Un  contadino,  tornato  dalla  mi- 
lizia, è  tenuto  in  conto  di  un  quasi  sapiente:  un  uomo  che 
|ia  viaggiato,  vedute  città  e  genti  e  usi  diversi,  che  vi  pare  ?!... 
ma  de'  modi,  delle  espressioni,  de'  canti  che  riporta,  e  de' quali 
e'  si  fa  come  una  pompa,  non  vogliono  in  alcun  modo  sapere. 
€  QuiUu  ha  fatta  lu  sordatu  glie  sta  ve\  a  nu^  no  ».  Gli  arti- 
giani cantano  canzoni  imparate  nella  maremma,  negli  Abruzzi; 
U  contadino  continua  a  cantare  i  suoi  frusti  rispetti,  lunghi, 
monotoni,  che,  per  la  materia  che  trattano,  per  gli  accenni 
a  costumanze  cadute,  sono  al  certo  antichi.  Ora,  abbrutito  dal 
lungo  lavoro  e  dagli  stenti,  per  una  certa  decadenza  erediurìa 
di  secoli,  di  cui  qui  non  è  il  luogo  di  ricercare  le  cause,  in 
lui  ogni  spirito  poetico  s' è  spento,  e  si  contenta  delle  vecchie 
canzoni  fisse,  tradizionali  di  padre  in  figlio,  e  negli  incante- 
voli pleniluni  estivi ,  ritornando  al  lavoro  non  compiuto  nel 
giorno,  affida  all'  aria  immota  i  ritornelli  dalle  monotone  ca- 
denze, che  insistono  su  due  note  prolungatissime,  a  perdita  di 
fiato,  e  muoiono  nella  quiete  notturna  come  lamenti,  com'è- 
chi  di  un  mondo  passato. 

Considerata  l'incapacità  presente  a  larghi  prodotti  del 
pensiero  (  poiché  per  vero  nel  contadino  maceratese  oggi  né 
fantasia,  né  sentimento,  fattori  principali  della  poesia,  abbon- 
dano )  si  sente  tuttodì  da  alcuni  negare ,  non  pure  ai  volghi 
marchegiani,  come  a  quelli  dell'  Italia  centrale ,  ogni  attitudine 
all'  epica,  al  racconto,  ma  ancora  alle  liriche  manifestazioni.  Il 
che  é  addirittura  un'  enormità,  poiché  questa  poesia  la  e'  é 
stata  e  la  c'è,  e  ben  ha  detto  il  Fauriel  che  esiste  dunque^ 
sebbene  non  arrivi  dovunque  al  grado  di  sviluppo  che  suppone 
r  epopea  Q). 

E  il  signor  Giulio  Salvadori  ha  pubblicato  alcuni  canti  nar- 
rativi toscani  che  smentiscono  affermazioni  cosi  recise  (*)•  Il 


(1)  Hitioire  de  la  poi$U  pravenfoU  (Ptrit  -  I  Libittt  - 1846  )  ptg.  48.  Purlando 

dalle  condizioni  poetiche  d' Italia  prima  del  Xill  aecolo U  m*  y  avait  em 

ÌUUie  d' autre  poéiie  que  etUe  qa'  il  y  a  partoort  ei  gui  me  $'  écrit  pas,  ceik  de  la 
nsimre  et  do  pcaple  eee» 

(a)  Giornale  di  Filologia  Romania,  V«l.  IL  (Sooiat  1S79»  paf*  >94)« 


TRADIZIONI  POPOLARI  DI  MACERATA  4O5 

Gianandrea  Io  ha  fatto  per  le  Marche  Q);  ma  qui  vuoisi  notare 
che  alcuni  canti  eh'  e'  dà  per  marchigiani  nella  sua  raccolta 
di  poesie  popolari ,  vogliono  essere  accolti  con  certe  riserve 
e  non  senza  il  beneficio  dell'  inventario,  poiché  per  vero  for« 
se  nuli' altro  hanno  di  marchigiano  che  l'esser  cantate  da 
un  abitante  di  quelle  regioni* 

Spesso  si  sente  ancora  ripetere  :  i  Marchigiani  non  hanno 
storia,  la  loro  storia  è  un  silenzio  continuo.  Miti ,  tranquilli 
come  le  onde  de'  loro  piccoli  fiumi ,  il  Chiento ,  il  Potenza , 
il  Musone,  quale  grande  ingegno  possono  vantare  ?  Tutto  ciò 
è  Eliso,  ma  vale  se  non  altro  a  mostrare  una  delle  buone  doti 
del  carattere  marchigiano,  quella  di  non  cercare  di  mettersi 
in  vista,  di  salir  su  trampoli  a  trar  gente  d' attorno,  onde 
son  tenuti  per  o  poco  buoni  o  da  nulla. 

E,  invero,  per  dire  solo  d'  alcuni  e  alla  rinfusa,  da  Cecco 
d'Ascoli  e  dal  Filelfo  a  Sisto  V,  al  Caro,  al  Boccalini,  al  Ricci, 
al  Crescimbeni,  al  Lazzarini  (  1668,  1754)  al  Compagnoni,  al 
Lanzi,  al  Camerini,  al  Leopardi,  e  chi  più  ne  ha  ne  metta, 
d' uomini  illustri  non  v*  è  stata  in  nessun  tempo  penuria  (*)• 

IL 
Fiabe^  leggende  e  credente  popolari. 

A  due  fonti  attingono  le  fiabe,  leggende  e  credenze  po- 
polari: il  paganesimo  ed  il  cristianesimo. 

Queste  due  fonti  generano  due  larghe  correnti,  che,  tal- 
volta corrono  parallele  e  distinte,  talaltra  mescolano  siffatta- 
mente le  loro  acque,  generando  un  fiume  reale  e  maestoso, 
che  non  t^  è  dato  scernere  l' una  dall'  altra.  Difatti^  ciò  che  il 


fi)  A.  GuiTAiiDidu.  Canti  popolari  marchigiani  raccolti  ed  annotati.  Torino  Loeacher 
1885. 

(1)  Del  resto  una  sfiiTorevole  tradizione  pesa  fin  da  antico  an'  Marchigiani.  Il  Boo- 
cacdo  n  dire  a  FUostrato  :  (  Z^omieroM- Giornata  Vili,  novella  5)  ,,  nella  nostra  citti 
vengono  spesso  molti  rettori  marchigiani,  li  quali  generalmente  sono  uomini  di  novero 
cuore  e  di  vita  tanto  streme  e  unto  misera,  che  altro  non  pare  ogni  lor  fatto,  che  una 
pidocchieria  :  e  per  questa  loro  innata  miseria  et  avarizia,  menan  seco  ecc.  Co^  Ssl- 
vator  Rosa  :  (Sat.  I.  ). 

M  Mo  Itiplicato  è  il  marchigian  lignaggio  „  per  dire  il  lignaggio  degli  asini. 

jfi  Sacchetti  al  contrario  ne  la  ben  diversa  stima. 

H  E'  mi  conviene  pnr  tornare  nella  Marca,  perocché  di  piacevoli  uomini  semprt 
è  itata  piena  „  (  Novella  CXVI  ). 


406  LUIGI  CASTELLANI 

cristianesimo  non  potè  far  dimenticare  assimilò  ;  ciò  che  non 
potè  assimilare  accettò:  certi  enti  del  paganesimo  perdura- 
rono vivi  nella  fantasia  popolare  e  non  poterono  cancellarsi; 
altri  mutarono  forme  ed  aspetti  si  che  non  parver  più  quelli; 
altri  infine  di  nuovi  sorsero. 

«  Quel  sentimento  di  spavento,  che  si  estendeva  a  tutto 
«  il  culto  pagano,  e  da  cui  nacquero  tanti  riti  sinistri^  e  tutto 
ff  queir  apparecchio,  in  presenza  del  quale  il  poeta  Lucrezio 
a  potè  dire  che  il  solo  terrore  aveva  creato  gli  Dei  »  (') 
vivo  tuttora  nelle  campagne  marchigiane,  malgrado  gli  influssi 
del  cristianesimo,  che  non  è  valso  né  a  sradicarlo^  né  a  mi- 
tigarlo, trasforma  i  vecchi  enti  e  le  antiche  credenze  pagane, 
ma  è  sempre  potente  e  il  contadino  non  ha  mai  scosso  que- 
sta cappa  plumbea  e  funesta  del  terrore,  che  pesa  su  lui,  e 
spenge  in  lui  coraggio,  fede  vera,  che   sfida   ogni  perìcolo. 

Non  invocherà  più  la  dea  Pale  perchè  renda  miti  i  fonti 
ed  i  loro  numi,  perchè  gli  tolga  dinanzi  la  vista  di  Diana  che 
prende  il  bagno,  delle  Driadi  o  de'  Fauni,  o  perchè  gli  impe- 
tri il  perdono  se  fé' fuggire,  ignaro,  le  Ninfe  od  i  Satin;  (*) 
ma  con  orrendi  sortilegi  tenterà  allontanare  la  strega,  vecchia 
e  maligna,  che  passa,  stridendo,  su'  campi  e  l' immensa  tribù 
de'  folletti  (  farfarelli  )  ed  il  diavolo  stesso  :  deità  non  meno 
capricciose,  non  meno  violente,  placate  non  per  virtù  di  pre- 
ghiera, ma  per  mezzo  di  tetri  scongiuri,  di  strane  magie.  E 
se  «  gli  stessi  dei  infernali  e  le  anime  degli  antenati,  pallide 
e  smunte  intomo  alle  sepolture,  o  erranti  per  le  campagne, 
non  sono  più  sitibonde  di  sangue  »  (')  e  se  Mania,   madre 


(i)  OiANAM.  //  paganetimo  ed  il  crittiauesimo  nei  V.  ieeoh.  Voi.  I.  pag.  96. 
Trtd.  It.  di  A.  Carraresi  —  Firenze,  Le  Monier  1857. 

Negli  ultimi  tempi  del  Paganesimo  si  giunge  ad  onorare  il  Favor,  il  B»lhr  e  la 
Febrit.  (  Vedi:  Sanf  AgOMtino-De  Ovitale  Dei,  ^Llpsiae.  Tenta.  1878;  Ubro  IV. 
pag.  174  )•  E  al  libro  IH.  pag.  137  «  ...  Romae  etiam  Febri  sicnt  Saluti  templumco- 
stitntnm  ». 

(3)  Ovidio.  Fasti.  Biblioteca  degli  scrittori  latini.  Venezia,  Antonelli  1850.  Libro 
IV,  pagg.  1033.  Tu,  Dea,  prò  oobis  fontcs,  fontsnaqne  placa  Numina;  tu  sparsos  per 
nemus  omoe  Dcos  ecc. 

(3)  OzANAM,  Opera  citata,  pag.  96. 


TRADIZIONI  POPOLARI  DI  MACERATA  4O7 

de'  Lari,  non  chiede  più  sacrificio  di  fanciulli  ('),  tuttavia , 
sotto  altra  forma  e  figura,  non  cessano  di  atterrire  il  conta* 
dino.  Il  quale  anzi  in  suo  nome  cheta  ancora  i  fanciulli  stiz- 
zosi e  piangenti  :  te  se  tnagna  (  chi  ?  ). 

Noi  teniamo  che  da  Mania  si  sia  fatto  magna,  il  che  è 
foneticamente  regolare,  e  poi  si  sia  confuso  col  verbo  magnare 
(  m<ingiare  ),  che  altrimenti  questo  magnai  cosi,  nudo  d'  una 
personalità  qualsiasi,  non  avrebbe  senso. 

Anche  le  donne  romane  si  servivano  di  tale  divinità  co- 
me spauracchio  a'  bambini  ;  ad  essa,  come  ora  alle  streghe , 
fiicevan  sacrifici  ne'  crocicchi  delle  vie  (  compitalia  ). 

La  superstizione  tiene  il  luogo  della  religione,  che  è  in 
gran  parte  uno  strano  politeismo.  Il  contadino  non  sa  com- 
prendere un  dio  impersonale,  infinito,  senza  speciali  attributi, 
che  vegli  su  tutto.  Perciò  grandissimo  è  il  suo  culto  verso 
sant'Antonio,  che  protegge  i  porci,  verso  san  Vincenzo,  che 
manda  la  pioggia,  verso  sant'Emidio  che  scongiura  i  terre- 
moti ecc.  ecc.  ('). 

Il  contadino  maceratese  non  direbbe  mai  col  siciliano  : 
Mi  voglia  beni  Din  —  Cà  de  li  santi  mi  nni  joeu  e  rju  ;  per 
esso  i  santi  son  tutto.  Dio  una  personalità  astratta^  e  nel  più 
dei  casi^  vuota  di  senso  e  di  valore. 

Residuo  anche  questo  di  paganesimo,  poiché,  rappresen- 
tando ogni  divinità  una  forza  della  natura,  solamente  in  essa 
divinità  risiedeva  il  potere  di  placarla  e  renderla  propizia* 

Il  contadino  venera  più  e  più  Madonne,  in  alcune  delle 
quali  non  è  difficile  di  scoprire  le  sembianze  trasfigurate  di 
Venere,  il  cui  culto    durò  tenace  nelle  campagne   fin    oltre 


(t)  Sotto  Ttrqnlnio  Prisco  ti  stcrìfictTtoo  fondalli  t  Mtnit  »  madre  de'  Ltrì. 
(Ozanam).  od.  cit.  pag.  97. 

(2)  n  II  colto  de*^ santi ,  che  sono  come  tanti  mediatori  fra  il  cielo  e  la  terra.  » 
ff  agerolò  anch'  esso  potentemente  il  trapasso  dal  politeismo  al  cristianesimo.  Per  esn  „ 
„  il  cielo  si  ripopolava  io  certo  modo  di  semidei,  1  qaali .  non  soltanto  potevano  gio-  ,» 
„  vare  grandemente  aali  oomioi  come  intercessori  appo  la  Divinità  suprema,  ma  an-  >» 
tt  Cora  come  potenti  elargitori  di  grazie  per  proprio  conto  Essi  preQdevano  il  posto  ,p 
„  delle  singole  diviniti  proscritte ,  ne  ricevevano  ftli  attributi ,  ne  adempievan  gli  ,» 
tf  offici ,  e  fruivano  del  colto  ona  volta  ad  esse  tribotato.  Come  gli  antichi  dei  si  „ 
„  erano  distribuiti  gli  officii  molteplici  del  governo  delle  cose,  cosi  se  li  distribuirò-  „ 
fp  no  i  santi»  ed  ogni  santo  ebbe  on  particolare  compito  ed  esercitò  on  particolar  ,, 
M  patrocinio  .,•  (Graf.  Roma  nella  memoria  e  neir  immaginazione  del  medio  evo  (To- 
nno 1883  )  Voi.  II,  pag.  371  -  372  ). 


408  LUIGI   CASnLLANI 

il  secolo  V.  (')  o  di  qualche  altra  deità  femminile  del  paga» 
nesimo.  Usurpò,  per  esempio,  le  attribuzioni  di  Diana,  pro- 
teggendo i  parti  (  Madonna  del  Parto  )  (*)« 

L' idea  che  i  contadini  hanno  dell'  anima  è  di  cosa  pu* 
ramente  materiale:  esse,  diremo  col  Rialle  (')  ont  des  be- 
soins,  elles  ont  faim,  elles  ont  froid,  elles  se  £atiguent  sur  la 
longue  rome  hérissée  d'  obstacles,  qui  mene  a  la  région  des 
ésprits. 

Le  anime  male  si  chiamano  h  cattio.  Appaiono  sotto 
forma  di  cani^  che  poco  a  poco,  ingrossano  sino  a  divenire 
mostri  spaventevoli;  talvolta  assumono  anche  l'immagine  mite 
dell'  agnello  ;  ma,  preso  sulle  spalle,  aumenta  grado  a  grado 
di  peso  sino  a  non  poterlo  più  portare  ;  talvolta  son  vitelli  o 
buoi  neri,  dall'  occhio  sbarrato,  tetro  e  feroce,  che  trascinano 
catene  enormi,  risuonanti  cupamente  nella  notte. 

Le  streghe,  cavalcioni  ad  un  manico  di  scopa,  ogni  ve- 
nerdì, menano  orribile  tregenda  ne'  crocicchi,  e  fendono  1'  a* 
ria  rapidissime,  miagolando  come  gatte  in  amore,  ed  entrano 
nelle  stalle,  e  ne  menan  fuori  le  cavalle,  e  via  di  corsa  sfre- 
nata per  la  campagna,  bianca  del  lume  lunare.  Alla  mattina  le 
malcapitate  bestie  sono  stanche  (  sfido  io  !  )  colla  criniera 
scomposta,  tutta  a  treccioline  finissime,  difficili  a  distrigare 
più  che  nodi  gordiani.  Si  truccano  in  mille  modi,  e  son  ca- 
paci di  prendere  aspetti  varissimi  e  forme. 

Talvolta  si  cacciano  nel  corpo  di  una  gatta  affine  di  pò* 
tersi  introdurre  nelle  case  chiuse  per  la  gattaiola,  e  prendono 
i  bambini  e  li  portano  in  giro,  sciupandoli  in  ogni  modo. 
Questi  infelici  insecchiscono  e  muoiono  di  languore.  In  due 
o  tre  notti  dell'  anno,  tengono  riunione  plenaria  sul  monte 
d'  Ancona,  e  vi  colgono  certe  erbacce  avvelenate,  che  fan  mo- 


(i)  OftAT.  Roma  nelle  mewwrie e  neW  immaginazione  dei  medio •  epo  (Torino - 
Loetcher  - 188«  )  Voi.  11.  pag.  400  e  segg. ,,  M«  il  riscontro  più  curioso  allt  leg-  „ 
ff  geodi  nostra  lo  porge  un'altra  leggenda  del  medio -evo,  nella  quale,  rimantado  ,f 
„  molte  delle  altre  particolarità ,  alla  dea  Venere  si  sostituiace  la  Vergiof  Maria.  „  ecc. 

(s)  Tu  Lucina  dolentibus-Inno  dieta  pnerperia  -  Catullo  f  Lipsae  1880J  UXIi 
pag.  17. 

(3)  La  Mitkologie  comparse  (  Paris -C.  Reinwald  et  C,  1878;  Tome  I.  pag.  ii6« 


TRADIZIONI  P(HK>LAltI  DI  MACERATA  40^ 

rire  di  tisi  o  di  malattie  strane  molti  poveri  giovani,  e  intrec* 
ciano  e  combinano  gì'  innamoramenti  e  le  fatture. 

Una  di  queste  notti  è  quella  di  san  Giovanni,  su  cui 
han  £s&voleggiato  tutti  i  volghi  romanzi. 

In  Portogallo,  per  esempio,  si  crede  che  :  a  /'  acqua  de 
sete  fimtes,  colhida  na  tnanha  de  5.  lollo^  tetn  cerias  vertudes  ('). 

Nelle  Marche  invece  si  mette  dell'  acqua  in  secchielli, 
con  varie  erbe  odorose,  fuori  al  sereno,  sul  davanzale  della  fi- 
nestra, perchè  il  santo  la  benedica  :  quest'  acqua  tiene  lontane 
le  stregonerie. 

Esistono  anche  varie  formole  di  scongiuro  per  allonta* 
nare  le  streghe  e  le  aneme.  Per  esempio: 

lisù,  lise  e  Maria  -  fora  de  casa  mia  ; 

Spiritu  immunnu-ju  lu  sprofunnu. 

Questi  ed  altri  simili  enti  fantastici,  conservati  dall'  iner- 
zia della  tradizione,  perdurano  nella  coscienza  di  tutti  i  voi* 
ghi  e  non  son  meno  creduti  anche  qui  in  Roma  (*)  ed  al- 
trove, e  molti  hanno  una  paternità  assai  lontana  nella  fantasia 
degli  antichi  volghi  italici.  Solo  le  figure  della  vecchia  mito- 
logia, entrando  nella  nuova,  hanno  subito,  come  dicevamo, 
qual  più,  qual  meno,  varie  modificazioni. 

A  torto  crede  il  Celesia  (')  che  il  nome  di  strega,  e 
quindi  anche  quest'  ente  favoloso,  colle  superstizioni  che  lo  cir- 
condano, sia  un'  importazione  de'  popoli  tedeschi.  La  parola 
strix  non  è  una  tarda  formazione  del  basso  latino,  ma  la  si 
trova  in  Petronio  (^)  là  dove  racconta  d'una  madre,  cui, 
mentre  piangeva  la  morte  d'  uno  suo  figliuolo  »  striges  eoe- 
perunt  »  il  cadavere  non  guardato,  in  cui  luogo  si  trovò  un 
mucchio  di  lordure;  la  si  trova  in  Apuleio.  Filologicamente 


(i)  Lem  Dt  Vasconcsllob  -  Tradic6e9  papuìaret  de  FortugaU  -  Borio  -  IJ- 
iftaria  portuente  de  Clavel  et  C.  /^^s-pa^.  161.  Vedi  anche  ptg.  73  ptrg.  163.  E 
qui  e  là  altre  credenze  intorno  al  santo  ed  alle  sue  virtù. 

(a)  Vedi  Bertolotti  -  Ripista  Europea.  Voi.  XXXIII.  pag,  581  e  legir. 

(3)  Storia  della  letteratura  in  Italia  ne'  secoli  barbari,  (  Genova  i88s  ;.  Pag.  i68. 

(4)  SATiiacoN  Capitolo  XV.  pag  i6oa  -  Biblioteca  degli  scrittori  latini.  Veneiia* 
Antonelli-1850. 


410  LUIGI  CASTELLAMI 

poi,  strigem  dà  benissimo  strega,  la  quale  vive  nella  fantasia 
di  tutte  le  nazioni  latine,  (Porteghese,  estria  —  Francese, 
éstrie  —  Valaco,  strigue  ecc.)  ed  è  quella  stessa  che  ci  di- 
pinge Petronio,  colle  medesime  attribuzioni  e  superstizioni, 
senza  che  nulla  v'  abbiano  aggiunto  o  mutato  i  Tedeschi. 

Un'altra  cosa,  dirò  cosi,  si  studia  il  contadino  di  tenere 
lontana  :  il  malocchio.  Il  guardare  con  occhio  d' invidia  chec- 
chessia può  portargli  infortunio.  Il  buon  villano,  per  accertarvi 
che  è  esente  da  ogni  mala  intenzione,  nel  lodarvi  qualcosa, 
aggiunge  sempre:  gnt  noccia.  Oggi  ignora  il  valore  letterale 
di  questa  frase,  poiché  il  verbo  nuocere  non  è  più  vivo;  ma 
questo  sa  e  gli  basta,  che  essa  salva  dal  malocchio.  Se  vi  fa 
vedere,  puta  caso,  una  vitella,  perchè  il  malocchio  sia  intera- 
mente scongiurato,  vi  costringe  a  toccarla.  Anche  i  Napole- 
tani ed  i  Siciliani  hanno  i  jettaturi  e  nella  provincia  di  Bova 
e'  è  r  espressione  :  ton  aporummiai,  gli  han  fatto  il  maloc- 
chio C). 

Il  contadino  marchigiano  non  meno  del  Veneto  e  del 
Mantovano  (  pesarolo  o  pesante  ),  del  Sardo  (  ammuntadure  ), 
del  Siciliano  (mazzamareddu),  dell'  Umbro  (eneo)  (')  ecc,  crede 
air  incubo,  cui  nomina  fantasema.  Il  quale  conobbero  anche  i 
Latini,  ed  il  nome  da  in -cubare  chiaro  ne  rivela  l'ufficio: 
forse  più  tardi  si  trasformò  in  uno  spirito  che  custodiva  i 
tesori  nascosti  sotto  terra,  e  per  indurlo  a  dire  dove  si  trovas- 
sero, bisognava  togliergli  un  pileo,  che  aveva  in  capo  ('). 

Nelle  Marche  V  incubo  incombe  sul  dormiente,  e  lo  af- 
fanna per  modo  che  può  appena  trarre  il  respiro,  e  volendo 
scuotere  tale  insopportabile  fardello,  sente  le  membra  irrigi- 
dite e  la  voce  gli  esce  flebile  come  un  soffio,  quasi  soffocata 
nella  strozza.  Secondo  testimonianze  (^)  più  tarde  V  incubo  dei 


(I)  MoKOit   Areh,  ghU.  Voi.  IV.  pag.  7. 

(s)  Flvchia.   „         „       „     Il   ptg.  IO. 

(3)  PiTRomo  -  SatirieoH,  Bibliotect  degli  tcrìttori  latini  -  Venesit  -  AotonelU 
1850  Gap.  XI  pag.  1550  M  Sed.  nt  dicnnt,  ego  nihil  scio,  scd  audiri  qnomodo  ìdcu-m 
n  boni  pileum  rapniaset,  et  theaaarani  invenit.  „ 

(4!)  Non  è  estraneo  nemmeno  ai  Portoghesi  :  Fetadéh,  è  «n  bkko  qìie  vem  iapar 
a  bóca  a  qtum  ettà  dormindo  O  Diabo  que  vem  con  una  canpuea  e  am  una  mào 
muito  petada.  (  Leiie  de  Vaseoneelios,  Op,  ciL  pag,  ago  ). 


TRADlZlOKI  POPOLARI  DI  MACERATA  4tt 

nuovi  volghi  romanzi  non  sarebbe  l' incubo- onis  di  Petronio 
e  di  altri  Latini,  ma  i  Silvani  (')  ed  i  Pani. 

Difatti  sant'  Agostino  : 

«  •  •  •  Silvanos,  Panes  et  Faunos,  quos  vulgi  incubos 
«  vocant  »  (  De  Civitate  Dei  ). 

E  Gervasio  di  Tilburi  : 

«  Multi  testantur  se  vidisse  Silvanos  et  Panes,  quos  in* 
«  cubos  nominant  a . 

E  il  Ducange,  alla  parola  Fauni:  (*)  «  Vulgo  incuboni 
vel  incubones,  a  Romanis  vero  Fauni  ficarii  dicuntur  ». 

A  noi  pare  che  tutti  questi  dei  silvestri,  più  o  meno  si- 
mili fra  loro,  di  forma  e  d*  aspetto  tanto  da  essere  scambiati 
e  confusi,  offrano  piuttosto,  almeno  sotto  V  aspetto  materiale, 
che  più  colpisce  V  animo  del  contadino,  simigiianze  e  punti 
di  contatto  non  pochi  col  diavolo. 

E  si  potrebbe  pensare  se  i  Satiri  e  Fauni  (  questi  simili 
a  quelli,  meno  che  si  rappresentavano  senza  peli  dal  mezzo  in 
su  )  colle  loro  coma,  co'  piedi  caprini  e  colla  coda,  non  siano 
stati  per  avventura  i  precursori  e  prefiguratori ,  per  cosi  di- 
re ,  del  diavolo  alle  plebi  italiane ,  e  che  quindi  quest'  ente 
mostruoso  quale  se  lo  figurano  i  contadini,  non  sia  che 
una  trasformazione  del  vecchio  Satiro,  maligno  e  malefico. 

La  pittura  che  ne  fa  il  Piron,  la  quale  è  conforme  al 
modo  di  rappresentarselo  de^  volghi ,  s'  adatterebbe  benis- 
simo anche  al  Satiro  ed  al  Fauno  : 

•  Il  a  la  peau  d'un  rót  qui  brulé,  » 

«  Le  front  cornu,  » 

«  Le  nez  fait  comme  une  virgule,  » 

«  Le  pied  crochu  » 

« et  pour  comble  de  redicule  » 

La  queue  I 


(i)  M  É  il  SilTtno  de*  Romani  come  dÌTinità  di  carattere  botchereccio  pastorale  „ 
„  ed  agreste  fcfir.  Preller-R6m.  myth.p  366  e  segg.  ;  che  più  urdi  il  popolo  con-  „ 
„  Terti  in  ana  specie  di /alleno,  ecc.  „  (  Arch.  glott.  voi.  II.  pag.  10  nou  s.  ) 

(a)  Gloitarium  ad  9criptort$  mediae  et  injlmat  latinatatU.  (  ParUiU  -  XM- 
dot  1840). 


4tì  tUtGI  CASTELLAMI 

Nelle  Marche  custodisce  ^nche  i  tesori.  Non  v'ha  chiesa 
abbandonata,  non  v'  ha  grotta  recondita,  dove  il  volgo  non 
creda  sieno  stati  deposti  immensi ,  favolosi  tesori ,  ma  per 
giungere  a  po^ederli,  bisogna  tórli  al  diavolo ,  che  vigila 
su  di  loro,  poiché  lo  spirito  del  male,  dopo  cent'anni, 
s' impadronisce  di  qualunque  tesoso  giaccia  sepolto  nel  grem* 
bo  della  madre  terra.  (')  Qua  e  là  ne'  rialzi  di  terreno,  nei 
colli,  son  sepolte  enormi  rote  d'  oro  de'  carri  d' antichi  e  po- 
tenti imperatori,  ma  quello  dallìe  corna  li  tiene  in  custodia. 

Esistono  foschi  scongiuri ,  esorcismi  orrendi  per  renderlo 
impotente,  ma  oggi  chi  li  conosce  più,  se  non  forse  qualche 
vecchia  versiera,  qualche  bruna  ed  annosa  maliarda,  che  non 
rivela  i  suoi  segreti  ? 

Del  resto  il  diavolo  è  spesso  anche  un  buon  diavolo  :  co* 
struisce  ponti  a  beneficio  dell'umanità  e  si  lascia  ingannare  come 
un  mercante  poco  abile  ed  avveduto.  Ricorda  la  leggenda  di 
S.  Niccola  da  Tolentino  colla  famosa  forma  dì  cacio.  Il  ponte 
esiste  anche  oggi,  e  questa  è  la  migliore  prova  del  fatto. 

E  pare  che  anche  altrove  non  sia  meno  buon  diavolo , 
specie  se  1'  ha  da  fare  coi  villani.  In  Sicilia  dicono  :  Cu 
hi  viddanu  mancu  In  diavulucci  potti  (*)•  Ed  anche  nel  Por- 
togallo gli  è  saltata  in  mente  la  bizzarria  di  mettersi  a  br 
re  il  costruttore  di  ponti.  «  È  creenza  popular  que  o  Dia- 
bo  construiu  muitas  pontes.  (  Ponte  di  Val-Telhas  e  Abreiro» 
AUiviada  ecc.  ecc.  (')  È  co^i  messer  lo  diavolo  è  l' eroe  di  non 
poche  fiabe  più  o  meno  morali,  più  o  meno  tetre  od  allegre, 


(t)  Tnoot  di  qacsta  crcdenzt  pottono  tont  tnehe  trotini  la  altri  ftttl  del- 
V  antichità. 

Il  Plutone  dei  Greci ,  dio  infernale  e  però  sotterraneo  »  si  ricollega  a  plutos 
(rlccbesza/,  e  Dite  de' Latini  è  contrazione  di  dives  (ricco).  Onde  anche  pe* 
popoli  classici  le  deità  infernali ,  sotterranee  .erano  nel  medesimo  tempo  deità  della 
ricchezia. 

(a)  PiTat  —  Biblioteca  delle  tradizioni  popolari  siciUane.  (  Palermo  1880  )  VoU 
Vm.  pag.  348. 

(3)  Ldte  de  Vatoonodlia  •  Tradicoea  popularea  de  PortngaL  Porto-CkTcl  e  C. 
i88a.  pag.  80.  paragr.  177. 


TRADIZIONI  POPOLARI  DI  MACERATA  413 

vincitore  d  vinto,  sempre  cavaliere  e  gendiuomo  perfetto,  os- 
servatore scrupoloso  de'  patti.  Dalle  maggiori  deità  della  vec- 
chia mitologia  è  restato  assai  poco:  Bacco  e  Diana,  frequen- 
tissimi nelle  esclamazioni  ;  come,  dove  più  dove  meno ,  in 
tutta  Italia.  Tuttavia  qua  e  li  non  mancano  accenni  ad  anti- 
^e  divinità,  espressioni  generiche  di  cui  il  villano  ignora  oggi 
sino  il  .valore,  che  solo  si  discopre  allo  sguardo  dello  studioso. 
Per  esempio,  la  seguente  : 

Pioif  negne  e  martinpi 

A  casa  à*  atri  non  ce  se  sta  vi. 

Quel  martinpè  è  evidentemente  :  Mars  imperata  Marte  im- 
pera. Oggi  i  Marchigiani  né  Marte^  né  il  verbo  imperare  han 
vivi  nel  loro  dialetto,  né  sanno  che  si  dicano  con  queir  ada* 
gio  consacrato  dall'  usò.  È  desso  V  antico  Marte  italico,  che 
feconda  i  campi  (  limen  sali^  secondo  una  recente  ed  ingegno- 
sissima interpretazione  del  carme  Arvale  )  (')  e  che  invoca  al- 
ternativamente i  Semuni,  come  sta  nello  stesso  carme.  Nelle 
campagne  sono  in  uso  i  numeri  romani  :  invece  di  dire  io  ho 
settant'  anni  si  dice  per  esempio,  io  ho  sette  croci.  Anche  V  il- 
letterato li  conosce,  forse  come  quelli  che  offrono  un  modo 
di  rappresentazione  numerica  assai  semplice,  e,  direi,  primor- 
diale: un  segno  per  unità;  il  cinque  V  è  la  metà  del  dieci 
anche  graficamente,  poiché  il  dieci  X  non  é  che  due  V  con- 
giunti per  r  apice  :  più  oltre  di  queste  prime  cifre  non  van* 
no  (')•  Forse  la  bilancia  con  cifre  romane,  tuttavia  in  uso,  o 
é  valsa  a  conservarle,  ammesso  che  anticamente  conoscessero 
una  numerazione  tanto  semplice,  o  vale  a  farli  imparare  oggi 
ai  villani. 

Sarebbe  ridicolo  nella  meschina  letteratura  orale  di  que- 
sti volghi  marchegiani  il  volere  andar  rintracciando,  fuori  del- 
le due  grandi  correnti,  pagana  cristiana,  altri  influssi,  come 
nelle  invasioni  barbariche,  nel  feudalismo  ecc. 


(t)  Dìtgmittaiiicnte  non  Kst  di  pabbllca  ragione.  Qui  non  pOMiamo  eht  tteen- 
narla,solo  per  qmoto  riguarda  la  nostra  citazione.  Sali  f in  lenao  attj  Tarrebba 
mouia,  ftoonda  —  timen  dal  green  leimón,  leimén,  il  campo. 

(a)  Simili  e^retaioni  ricorrono  anche  nel  Siciliano ,  ae  dobbiamo  credere  che  il 
Meli  abbia  deannu  dal  popolo  la  maniera:  che  all'  x  ed  ai  suo  meuo  *'  avvicina,  per 
dira  ai  15  anni. 


414  LU'G^  CASTELLANI 

È  esclamazione  comune  e  ripetutissima  fra'  contadini: 
Dio  delP  Edda.  É  una  reminiscenza  del  tempo  in  che  si  tro- 
varono a  contatto  co'  popoli  tedeschi  ? 

Resta  anche  tenace  nella  fantasia  dei  volghi  marche- 
giani  la  figura  leggendaria  di  Carlo  Magno,  il  re  Carlone  del 
Pulci,  che  non  fa  mai  nulla  e  si  lascia  condurre  pel  naso  da 
tutti.  Ne  vorrebbe  fa  quante  lu  re  Carlu,  per  dire  :  vorrei  fame 
d'  ogni  colore. 

Di  superstizioni  speciali  a  questo  o  quel  fatto  ed  even- 
to naturale,  se  ne  potrebbero  raccòrre  a  iosa  ;  ma  troveranno 
luogo  fra  proverbi,  di  cui  hanno  gli  intenti  e  la  forma  (  di 
incitare  a  fare  una  cosa  oppur  no,  di  stare  sull'  avviso  ri- 
guardo ad  un'  altra  ecc.  ). 

A  questo  mondo,  determinato  più  o  meno  da  due  diver- 
si influssi  e  delineato  qui  alla  rinfusa,  attingono  le  fiabe  mar- 
chegiane.  Si  muovono,  fosche  e  fantastiche,  a  forti  tinte,  ra- 
pide di  pensieri  e  di  fantasmi,  convulse  e  slegate,  senza  nessi 
logici  come  narrazioni  di  un  allucinato,  monotone  ed  eguali 
quasi  stese  tutte  sur  una  stessa  falsariga.  Cominciano  e  fini- 
scono allo  stesso  modo,  colla  stessa  frase   sacramentale. 

Lo  spirito  si  dilegua  sempre,  sprofondando  e  striden- 
do, con  un  guizzo  vivo  di  fuoco  (dette  un  lampu  de  focu 
e  spari)  chiusa  obbligata  e  convenzionale  anche  quando  il 
contadino  vi  racconta  l' apparizione  come  veduta  co'  suoi 
propri  occhi. 

In  questo  genere  di  fiabe  si  esercita  oggi  unicamente  lo 
spirito  intorpidito  e  sbigottito  del  contadino  marchegiano. 

Ma  ve  n'  ha  d'  altro  genere,  puramente  morali,  antiche 
le  più;  veri  e  propri  apologhi,  ne  conservano  il  carattere 
primitivo. 

Chi  volesse  poi  investigare  più  addentro  questa  lettera- 
tura orale  de'  volghi  marchegiani,  potrebbe  avere  una  prova 
di  più  del  fatto  abbastanza  dimostrato  dell'  unità  delle  lette- 
rature orali  de'  volghi  dell'  Europa  latina.  La  simiglianza  di 
alcune  credenze  marchegiane  con  altre  portoghesi  accennam- 
mo qua  e  là  fuggevolmente  ;  il  paragone  potrebbe  essere  esteso 
alla  Francia,  alla  Spagna,  alla  Rumenia.  Per  citare  un  esempio 


TRADIZIONI  POPOLARI  DI  MACERATA  415 

qualunque  fra  mille,  nella  bella  raccolta  delle  «  Légendes 
chrètiennes  de  la  Basse  Bretagne  del  Luzel,  si  trova  nel  vo- 
lume primo,  seconda  della  raccolta,  una  leggenda  dal  titolo  : 
Le  Bon  Dieu^  Saint  Pierre  et  Saint  léan,  che  qui  poco  im- 
porta riepilogare  :  ma  giova  invece  notare  V  ammaestramento 
che  essa  racchiude,  cioè  di  non  fidare  sulle  sorti  di  un  evento, 
per  certo  eh'  e'  sia  o  che  tu  possa  tenerlo,  poiché  —  Dio  no- 
lente —  sfuma  come  nebbia  al  sole,  e  dire  perciò  ogni  volta, 
quasi  a  rendersi  propizia  la  divinità,  se  Dio  vuole  (')  Lo  stesso 
Luzel  nota:  Les  paysans  ont  san  cesse  cette  frase  a  la  bouche^ 
quand  ils  espriment  un  disir  ou  un  Ispoir. 

Tal  quale  come  nelle  Marche,  dove  il  contadino  non 
dimentica  mai  in  simili  casi  questa  frase  augurale.  Se  anche 
qui  viva  una  leggenda,  un  racconto,  che  mostri  la  necessità  di 
questa  propiziazione  e  il  danno  che  conseguita  dal  non  farla,  io 
non  so:  ma  ci  dee  essere  stata  perchè  questo  fatto  lo  si  ri- 
trovi cosi  costantemente  diffuso  fra'  contadini,  i  quali  si  tra- 
smettono sempre  verità  morali,  ammaestramenti,  risultati  di 
esperienze  per  mezzo  di  fiabe,  novelle,  proverbi  ecc. 

Le  pagine  del  romanzo  lèanne,  dove  la  Sand,  fedele  rac- 
coglitrice —  si  legga  la  prefazione  —  narra  le  superstizioni 
borbonnesi  sulle  fate,  sulle  lavandaie  notturne,  sembrano  fiabe 
marchigiane. 

Cosi  il  Sortilegio  del  Giusti  ad  un  buon  Marchegiano 
sembrerebbe  la  copia  fedele  d'una  delle  sue  tante  fiabe. 

m. 

Proverbi 

I  proverbi  hanno  molta  parte  nella  vita  de'  contadini  ma- 
ceratesi, i  quali  amano,  specie  se  vecchi^  di  dare  consigli  in 
forma  grave  e  sentenziosa.  Ad  ogni  poco  ne'  loro  discorsi, 
ne'  loro  ragionari,  ricorre  la  frase:  come  dice  lu  proverbiu  o  cch 


(1)  Si  e'  ett  la  vohnie  de  Dieu  -^  serait  bona  ajoater  —  fé  peoM  dit  notre  Sa- 
iiTcr.  —  LvziL.  Lègtndea  chrctiéniiet  de  la  BasM  Bretagoe.  (  Paris  -  MaisocaeiiTe  et 
C|  1881  ;  pag.  7. 


4li  LUtèl  CASTBLLAHI 

ffu  diu  quilltt  (  quillu  per  disegnare  quel  qualunque  siasi  au- 
tore dell'  adagio,  che  poi  non  esiste  —  è  equivalente  al  si 
diu,  uno  dice,  on  dit.  )  Ma  questa  ricchezza  è  più  apparente 
che  reale:  il  vecchio  contadino,  lu  vergaru,  personaggio  sem- 
pre grave  ed  autorevole,  spesso  inventa  motti  arguti,  consigli 
in  forma  di  sentenza,  ma,  come  a  questo  lavoro  partecipano 
qual  più  qual  meno  tutti  i  vecchi ,  cosi  di  rado  —  se  ne  togli 
il  caso  di  qualche  piccante  novità  —  vengono  raccolti  e 
diffusi. 

La  più  parte  de  proverbi,  di  patrimonio  comune,  non  of- 
frono nulla  né  di  caratteristico,  né  di  veramente  marchegiano: 
appartengono  al  gran  repertorio  comune  romanzo;  tutt'  al  più 
—  se  mancassero  altri  elementi  —  darebbero  non  piccolo 
sussidio  agli  studi  fonetici,  ma,  per  novità  di  pensiero  od  acu- 
tezza d'  osservazione,  importanza  letteraria  non  hanno. 

La  Sicilia  —  forse  la  più  ricca  in  questo  genere  di  pro- 
duzione, o  per  lo  meno  quella  in  cui  relativamente  alla  sua 
estensione,  ne  sono  stati  raccolti  in  copia  maggiore,  come  mo« 
strano  i  non  pochi  volumetti  pubblicati  dal  Pitré,  ne  ha  una 
quantità  comuni  colle  Marche. 

Cosi  la  Francia. 

Le  Roux  de  Lincy  nel  suo  «  Livre  des  Proverhts  FranfO^ 
iSf  (')  in  due  volumi^  ha  diviso  i  proverbi  in  quattordici  classi, 
le  quali  rispondono  assai  bene  ad  un'esatta  e  rigorosa  divi- 
sione per  materia;  per  noi,  che  ci  occupiamo  di  una  picco* 
lissima  regione  d' Italia,  molte  di  quelle  ripartizioni  tornerebbero 
inutili,  e  però  li  raccoglieremo  sotto  tre  classi. 

I*  Proverbi  morali^  comprendendo  in  questa  categoria  an- 
che quelli  d' ordine  religioso,  e  quelli  in  genere  che,  in  un 
modo  o  neir  altro,  racchiudono  un  certo  incitamento  al  bene. 

2*  Proverbi  intomo  alla  natura  fisica,  al  tempo,  all'  anno, 
alle  stagioni. 

3*  Insegnamenti,  osservazioni  in  generale  e  superstizioni. 


(i)  Le  IWre  dct  Prorerbet  Frtnfaii  (9vì%*  A.  DeUhajrt.  1859  j  Voi.  L  pig.  i< 
nota  I. 


TRADIZIONI  POPOLARI  DI  MACERATA  417 

E|  poiché  i  proverbi  sono  di  loro  natura  brevi,  possiamo 
dame  sin  da  adesso  qualche  saggio  aUa  rinfusa. 

i)  A  stu  munnu  chi  piagne  e  chi  rìde» 

2)  La  anga  ha  ponta  d'orm 

3)  Cosa  fatta  per  forza  non  va  na  scorza. 

4)  Va  più  pa  e  cipolla  a  casa  sua  che  ricchezza  a  casa  d'atri  (i). 

5)  Do'  so  più  galli  a  canta  non  se  ùl  mai  jomu  (2). 

6)  L*  occhiu  de  la  padrò*ngrassa  lu  campu. 

7)  Non  e* è  sawatu  sinza  sole,  non  c'è  donna  sinza  amore. 

8)  Campa  caallu  che  la  ierva  cresce. 

9)  Preti  e  pugli  ammazzili  do  trulli. 

io)  Hoe  e  dà  lu  sole -se  marita  le  cucciole  -  pioe  e  negne-se   marita 
le  fantelle  (3). 

11)  Capigli  rusd  e  capigli  canè-livera  nos  Domine. 

12)  L'amore  e  la  tossa  non  se  nasconne  (4). 

13)  Sinza  fatica  non.se  ùl  cosi  (5). 
i4)  Occhi  non  ede,  core  non  dole. 
iS)  Chi  se  loda,  se  sbroda. 

16)  Chi  se  contenta,  gode. 

17)  Megliu  passeru'  n  gawia,  che  turdu*  n  frasca. 

18)  Li  frichi  e  li  pugli  sporca  casa. 

19)  Le  pere  moscatelle  non  so  fatte  per  li  porci. 

20)  Chi  agnellu  se  fa,  lu  lupu  se  lu  magna. 

21)  A  caallu  datu  non  glie  se  varda  immocca  (6). 

22)  Acqua  ferma  gran  iermini  e  chi  la  pesca  è  na  gran  pena. 

23)  Come  dice  quillu  che  da  l' incenso  a  li  morti:  a  parte  de  sotto 
che  glie  fa? 


(I)  Val  meglio  esier  gaudente. 
Non  avendo  omo  niente. 
Che  aver  lo  leool  tatto 
Dimorando  in  corrutto. 

Guitton  d'  Arezzo  D'Ancona  e  Comptretti  —  Le  antiche  rime 
volgari  (Bologna  i88r).  Voi.  II.  pag.  152  verso  36-30. 
(a)  Il  Boveae  invece  :  'S  to  spidi  pa  tragadai  i  padda  deo  ganni  mai  imeni. 
Nella  casa  ove  canta  la  gallina  non  al  fa  mai  giorno. 

(3)  A  Homa;  Piove  e  esce  il  sole  qaalche  vecchia  ia  V  amore. 

(4)  All'opposto  il  Veneto: 

Ù  amor  el  se  soonde  anca  de  drio  a  un  pomolo  de  ago. 

Ma  trova  una  riconferma  nel  Pulci  :- ( Morgante  Maggiore  Canto  IV.  Ottava  M), 

,f  E  disse  :  vero  è  pur  clie  I'  uom  non  possa  — Celar  per  certo  l'amore  e  la  tossa. 

(5)  Rien  de  bon  ne  se  fait  dans  ce  monde  sans  trave  il  et  sana  peine  —  (LuzeI  — 
op.  cit.  La  vieille  qui  voulait  faire  comme  le  Bon  Dieu  —  Voi.  I.  pag.  19.  ). 

(6)  A  ch2val  donne  ne  luy  regarde  en  la  bouche  —  Le  Rouz  de  Lincy  —  oper. 
dt.  —  Tome  1.  pag.  160  e  ancora  (pag  64)  A  cheval  donne  ne  dolt-on  dens  re- 
garder. 

Archivio  Storico  il*  37. 


4X8  LUIGI  CASTBLLAKl 

24)  San  Vartolotnmè  -  la  mimola  va  e  la  palomma  ve. 

25)  La  madonna  de  la  Cannerola  -  de  T  inverno  scimo  fora. 

26)  Oli  velia  o  comparì,  -  muta  pena  gran  suffiri  (i)» 

27)  Lo  male  vocca  a  livre,  esce  a  once  e  con  gran  pena  (2). 

28)  Nebbia  vassa  -  come  troa  lassa. 

29)  Qpanno  edete  le  nespole  piagnete -eh' ade  l'utuma  fratta  de 
r  esute. 

30)  La  donna  ade  come  la  castagna:  velia  fora,  bratta  drenta 

31)  Qpattordici  ne  &  la  capinera,  sette  ne  lassa  e  sette  se  ne  mena. 

32)  Ragghia  d'asena  non  riga  in  celo. 

33)  De^e  la  sarda  -  senta  an  tarda  -  desse  la  ceca  -  )a  la  eca  -  desse 
la  zoppa  :  caminam